mercoledì 28 dicembre 2011

Metti un'amica in cucina: tortellini!

Oh Happy day - Aretha Franklyn
Metti che due tipe completamente stordite s’incontrino casualmente on line. Metti che tra loro scatti una simpatia irresistibile. Metti anche che le stesse vivano a poco più di un’ora l’una dall’altra e condividano una serie di insane passioni, una delle quali è quella che ti inchioda alla sedia e ti invita alla ginnastica mandibolare…cosa mai potrebbe nascere da questa relazione? Una parola sola: Tortellini!
“Certo che ci vediamo prima di Natale, sennò come faccio a farti gli auguri? Eppoi non avevamo deciso insieme di fare i tortellini?” .
La Pami arriva a casa mia abbastanza puntuale. Io intanto ho già messo su il ragù e cominciato ad impastare la sfoglia e per le 10.00,  tutto è pronto per darci dentro con gli ombelichi di Venere. Ma perché quando siamo insieme mi passa la voglia di fare tutto tranne che di chiacchierare allo sfinimento? Ecco, io mi sarei piazzata di corsa sul divano con lei di fronte e giù a raccontarci ogni cavolata, a parlare per ore di cinema, di libri, di viaggi, di incasinamenti sentimentali (i suoi), di paturnie familiar-casalinghe (le mie), di ormoni ormai fuori controllo (i nostri) e di roba buona da mangiare che fa sempre allegria. Il tutto condito da cazzeggiamenti volanti e ragionamenti al limite del paradosso che ci fanno tanto ridere e che contribuiscono a trasformare 5 ore di tempo insieme, in pochi minuti scivolati via.
La Pami è una forza della natura però mi domando perché sia convinta che io debba insegnarle come fare i tortellini! Quando le ho detto "perché non ci troviamo prima di Natale e facciamo i tortellini" mica intendevo che li so fare! L’intenzione era quella di farsi due risate e di mangiare una cosa buona prima delle feste, invece lei è arrivata e mi fa: ma io pensavo che mi avresti insegnato tu! Infatti l'esordio della nostra opera è stato alquanto moscio poi, via via con il lavoro, i risultati si sono fatti vedere! 
Se devo dirla tutta, la sua è deformazione da “corso di cucina”. Tanto è rilassata e caciarona nella vita normale quanto è severa e “mastina” durante le sue lezioni di pasticceria! Questo ve lo dico perché l’ho appurato con mano!  Invece io sono caciarona sempre e la nostra seduta di tortellini si è trasformata in una risata continua, in pause chiacchierone ed in una piattata finale di radiosi tortelli con il ragù che ci hanno rappacificato con il mondo intero!  Ehi Pami,  che lo rifamo?

Ecco la mia ricetta del ripieno del tortellino alla bolognese, scovata su svariate riviste e credo piuttosto fedele alla tradizione:
Per c.ca 10/12 persone:
Ripieno:
-       100 gr di polpa di maiale
-       100 gr di prosciutto di parma
-       100 gr di mortadella di Bologna
-       100 gr di Parmigiano Reggiano
-       1 uovo
-       noce moscata
-       una piccola cipolla
-       mezzo bicchiere di vino bianco
-       una noce di burro
-       sale q.b.
   Per la sfoglia
-       350 gr di farina 00
-       3 uova intere
-       un pizzico di sale
-       un cucchiaio di olio evo
Fate cuocere la carne di maiale  nella cipolla tritata e passita nel burro in una padella antiaderente per c.ca 6/8 minuti coprendola con un coperchio. Dopo questo tempo, sfumate la carne con il vino bianco, salate e coprite nuovamente lasciando cuocere coperta per altri 6/7 minuti. Al termine, togliete la carne dalla padella conservando il fondo di cottura e fatela raffreddare. Tagliatela a tocchetti quindi passatela nel mixer con la mortadella ed il prosciutto e riducete il tutto in un composto sottile, utilizzando anche un po’ del fondo di cottura.
Una volta macinata bene la carne, toglietela dal mixer e mettetela in una ciotola. Aggiungete l’uovo, il parmigiano e la noce moscata (una bella grattugiata) e mescolate tutto accuratamente fino ad ottenere un composto morbido e setoso. Lasciate riposare e preparate la sfoglia lavorando a lungo la farina con le uova. Se tirate la pasta con il mattarello come abbiamo fatto noi, la pasta deve riposare almeno 20 minuti per riuscire a stenderla come si deve. Se invece userete la macchina, potrete cominciare immediatamente, passando la pasta più volte nel primo spessore così da lavorarla ulteriormente.

Una volta stesa la sfoglia sottile, con un coltello affilato tagliate ricavando dei quadrati di 3 cm di lato ciascuno. Ponete una pallina di ripieno al centro di ogni quadratino quindi chiudetelo facendolo combaciare 2 punte opposte come si piega un fazzoletto, ottenendo un triangolo ripieno. Mantenete la base larga del triangolo rivolta verso il basso e piegate la punta del triangolo in avanti verso di voi, facendo contemporaneamente ruotare i due lembi esterni dietro il vostro dito per chiudere poi il tortellino sul polpastrello. Non è un’operazione immediata né facilissima, ma non è nemmeno impossibile e se all’inizio la Pami ed io ci siamo imbranate alla grande, alla fine siamo riuscite ad ottenere un risultato onorevole. 
Il consiglio è quello di disporre i tortellini freschi su vassoi che passerete immediatamente in congelatore quindi in sacchettini porzionati (io faccio in genere sacchettini da 250 gr).  Lasciare i tortellini a lungo sulla spianatoia significa rovinarli, perché l’umido del ripieno tende a sciogliere la sfoglia. Con questa procedura avrete tortellini perfetti pronti all’uso quando vorrete. 






lunedì 19 dicembre 2011

Un regalo speciale per i vostri Piccoli Chef?

It's the most wonderful time of the Year - Andy Williams
Una parola il cui suono mi piace tanto ed il cui significato mi riempie profondamente è "condivisione". Credo che andrebbe usata più spesso in maniera sincera e soprattutto gratuita. Il Natale è forse il momento in cui quasi tutti noi (anche se sempre troppo tardi), ne riscopriamo l'importanza. 
Specialmente noi grandi, che non abbiamo mai il tempo per goderci a fondo i nostri bambini. Quello che mi auguro per questi prossimi giorni di festa, è proprio questo: condividere il maggior tempo possibile con mia figlia e mio marito e farlo nel miglior modo possibile. 
Come mamma cuciniera e foodblogger, mi si riempie il petto di orgoglio quando mia figlia mostra interesse in quello che sto facendo in cucina, però spesso non riesco a farla partecipare perché la maggior parte delle ricette hanno tempi e modalità complessi ed un bambino finisce inevitabilmente con l'esserne escluso. Ma una meravigliosa opportunità me l'ha data la Food Editore inviandomi un libro delizioso e molto ben fatto, con cui divertirsi in cucina con i nostri bambini: Piccoli Chef
Piccoli Chef è da pochissimo in libreria ed a mio avviso si presta ad essere un regalo splendido e "da grandi" per i vostri bambini. Basta aprirlo e sfogliarlo per restarne incantati: le ricette semplici, sane, accattivanti ed a misura di bambino proposte da Licia Cagnoni, spiegate in maniera divertente dalle bellissime illustrazioni di Ilaria Falorsi. Un passo passo dall'ingrediente al piatto finito, con immagini chiare, colorate, adatte anche ai più piccini che non sanno ancora leggere. L'introduzione inoltre, trasforma l'atto del cucinare in un vero e proprio gioco da fare con mamma e papà, con regole, modalità e finalità. 
Personalmente ho subito voluto mettere alla prova l'efficacia del libro facendolo testare alla mia asparagina, che dal momento in cui ha avuto Piccoli Chef tra le mani, ha detto: "questo è mio e guai a chi me lo tocca"! Alice si è divertita a leggerlo, con particolare attenzione all'introduzione (il che mi ha stupito moltissimo) quindi ha fatto una panoramica sulle ricette ed ha immediatamente scelto la sua preferita. Le ricette sono divise in tre sezioni:
"Tutti i giorni" - "Colazione e Merenda" - "Ricette delle feste". Quella scelta da Alice fa parte delle proposte per la Colazione e Merenda. 
Abbiamo trascorso il sabato pomeriggio in cucina, insieme a spadellare, lei da vero e proprio chef ed io a registrare la sua performance. Vi garantisco che le "Bombette alle Carote" che ha preparato tutte da sola erano squisite! 
Qui sopra trovate gli ingredienti mentre qui di seguito vi illustro le modalità attraverso l'impegno della mia piccola Chef:
In primo luogo pulite e tagliate le carote e bagnate la polpa con il limone mescolandola affinché non si annerisca. Riducetele in polpa nel mixer. Tritate le mandorle sempre nel mixer.
Montate le uova con lo zucchero nella planetaria fino a che non sono gonfie e spumose quindi aggiungete la farina con il lievito, le scorze di limone grattuggiate, ed un pizzico di sale e mischiate tutto in maniera omogenea. Aggiungere quindi le carote e mescolate con cura. Riempite dei pirottini da muffin per 2/3 quindi mettete in forno a 180°C per 20/25 minuti. Sfornate. Quando saranno freddi, spolverizzate di zucchero a velo.
Buon divertimento con i vostri bambini in cucina! 

giovedì 15 dicembre 2011

E' Natale, dobbiamo essere buoni (dove posso trovare un bazuka?):Muffin con olive di Kalamata

Have yourself a Merry little Christmas - Coldplay
Sono notoriamente una personcina educata e rispettosa. Mi arrabbio con difficoltà e mantengo stoicamente il mio self-control. Lavorando al pubblico si sviluppano capacità da Elastigirl:  ci si allunga e ci si accorcia alla comanda, si muta la faccia in una perenne espressione sorridente come The Mask, si impara a muovere il capino su e giù come i cagnolini che una volta ammiccavano dai vetri posteriori nelle macchine dei nostri papà. Insomma, per dirla alla senese "si ingolla" spesso l'amaro. Tutto posso, tranne quando qualcuno mi provoca con la sua protervia o stupidità ma anche lì, purtroppo, la reazione è sempre condizionata da un'educazione che mi impone rispetto e controllo.
Però a volte lo vorrei tanto: impazzire! Dare di balta, dare fuori di matto,  trasformarmi nella PatriziHulk che si nasconde pericolosa dentro di me, imbracciare un Bazuka di 40 kg, e fare fuori nell'ordine: quella deficiente che ha parcheggiato in mezzo al passaggio per l'accesso al piazzale dove lavoro e se ne sta seduta pacifica nella macchina a spippolare sul telefono, senza notare che sono lì a davanti a lei, a sfanagliare e suonare il clacson da 5 minuti e quando esco dalla macchina e busso al finestrino per chiedere cortesemente se si toglie dai maroni, mi dice incazzosa "ma poteva anche sfanagliare"...e mi manda cordialmente a fare qualcosa che dovrebbe fare lei per il resto dei suoi giorni; la donnina che si è segnata per la gita e che due giorni prima di partire, quando la chiami per venire a pagare, ti dice che in realtà lei non era sicura e che tanto, non avendo pagato non importa; l'omino che si crede furbo e cerca di passarti avanti nella fila alla posta  - che stai mortalmente facendo da 1 ora e mezza - usando penosi escamotage da Ispector Clouseau e del quale, per quanto ti sta addosso, riesci a sentire anche la terribile fiatella; tutti quelli che: guidano tagliando la strada, non rispettano la precedenza, suonano allo scattare del verde, sfanagliano prima di sorpassarti, guardano nel tuo abitacolo mentre aspetti al semaforo, guardano nel tuo abitacolo e fanno gesti coglioni mentre aspetti al semaforo, non hanno ancora capito  il funzionamento delle rotonde a scorrimento (se sono a scorrimento, devi scorrereeee), parcheggiano in modi creativi, ecc. ecc. Ecco, una strage insomma! Però io ne sento il bisogno, insomma, non dico di andare in giro ad ammazzare la gente, ma di un gesto liberatorio! Perché che la mamma dei cretini sia sempre incinta un po' mi ha rotto le balle! Ma la pillola noo? 

mercoledì 14 dicembre 2011

E i vostri film di Natale? Pie ricca natalizia

Das Himlische Leben (dal Des Knaben Wunderhorn) - G. Mahler
Tornando a parlare del Natale e della sua ritualità, questo è anche il periodo delle serate davanti alla televisione a godersi quei film pieni di magia, bontà e sentimenti meravigliosi che raramente ci capita di vivere nel quotidiano. Proprio per questo ci piacciono tanto e per una volta ci sentiamo sereni a guardare la televisione con i nostri bambini, senza il terrore di incappare in scene allucinanti di violenza o volgarità gratuita. Al di là del fatto che io adori visceralmente il cinema, e chi di voi ha imparato a conoscermi, lo sa, ci sono dei film che la mia famiglia riguarda puntualmente sotto Natale  e che ogni volta riescono ancora a divertirci, a farci sentire grati e ritornare piccini. Vi lascio il mio personale elenco di film di Natale. Voi mi regalate il vostro?

Per primo non può non mancare “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, del 1946, rigorosamente in un bianco e nero da commozione, con quello strepitoso doppiaggio che ci ricorda tanto la nostra infanzia e attori meravigliosi come James Steward. Un film mitico che tutti i nostri bambini dovrebbero guardare (ma anche qualche grande) sulla potenza dell’altruismo. Vi prego, vedetelo.
“Sette spose per Sette Fratelli”:  ahhhh, ma a voi non viene voglia di cantare e ballare non appena attacca “Bless your beautiful hide, whenever you may be” con il vocione dello strepitoso Howard Keel? Io non resisto. Mia figlia sa già a memoria tutti i nomi dei fratelli Pontepee e si diverte da matti quando c’è il gran ballo alla fattoria! Non so bene perché questo sia per noi un film di Natale, ma l’atmosfera è fantastica e la musica con le coreografie dei balletti hanno fatto la storia di questa forma cinematografica. Io lo adoro!
“Ricomincio da capo (Groundhog Day)”: un film divertentissimo, una scoperta di qualche anno fa che è diventata un must in casa mia. Il famigerato giorno della Marmotta diventa un incubo per il cinico e anafettivo Bill Murray (strepitoso!). Ambientato in un paesino ricoperto dalla neve, ti lancia un’inquietante domanda: cosa faresti se la tua vita ripetesse per sempre lo stesso identico giorno senza possibilità di scampo? Un film di grande comicità, sull’importanza del cambiamento (il proprio).
“Tutti insieme appassionatamente”: e che poteva mancare? Lo so che ve lo immaginavate già, ma  io sono dipendente da questo film. Ne conosco le battute a memoria, so tutte le canzoni, e mio marito mi accusa di avere contagiato anche mia figlia. Che ci posso fare, è un film magico, e poi la Julie/Maria è per me una delle attrici più fantastiche ancora viventi.
“Il monello” – Ultimamente mi è capitato di vedere la versione restaurata di questo capolavoro di Charlie Chaplin. Era moltissimo che non lo vedevo e l’ho trovato se possibile ancora più bello. Questo è un film da guardare con i vostri bambini e riguardare, perché solo un genio come Chaplin poteva creare dei momenti di così alta comicità e riso e farti precipitare nelle lacrime di commozione un attimo dopo. Un film veramente meraviglioso, commovente, tenero, pieno di sensibilità e dolcezza. Una pietra miliare.

Mi fermo qui. Cinque sono abbastanza per questo spazio ma aspetto i vostri così magari trovo qualcosa di nuovo o qualcosa comunque da rivedere con piacere. Aspetto con curiosità. 


lunedì 12 dicembre 2011

E se Babbo Natale.....Canestrelli!

Let it snow - F. Sinatra

La festa si avvicina a grandi passi. La velocità con cui passa il tempo in questi giorni mi riempie di ansia. Vorrei vivere al rallenty, vorrei che mancasse ancora un mese: In realtà quello che amo del Natale non è il 25 dicembre, ma tutto quello che c’è prima, l’attesa, la preparazione, la città che si trasforma e si illumina, la casa che si riempie di rosso e di lucine colorate. Il giorno di Natale nella nuda e cruda realtà, è un lungo, faticosissimo soggiorno intorno alla tavola ed il successivo tentativo di non sentirsi come un dinosauro in via d’estinzione per problemi gastrici. Quindi, nonostante sia il periodo delle cene e cenini di buon augurio, questo è il momento in cui il amo di più l’idea del Natale e vorrei che durasse il più a lungo possibile. Non è così anche per voi?
Così, se di magia natalizia dobbiamo parlare allora facciamolo alla grande, voglio immaginare che Babbo Natale per una volta decida di considerare caduta in prescrizione l’età under 12 per la consegna dei regali e nonostante il periodo di crisi, voglia accogliere tutte le letterine e le richieste di noi bambini un po’troppo cresciuti. Abbiamo la possibilità di scrivergli e di chiedere solo 3 cose e parlo di cose concrete, terrene, che si possano toccare e che siano realmente fattibili e non cambiamenti universali o situazioni ultraterrene. Però potete chiedere qualsiasi cosa vogliate, preziosissima o introvabile, il vostro desiderio segreto, proprio quello che sognate da sempre.
Vi dico fin da adesso che non sarà facile, in questi casi non si riesce mai a volare alto.
Eccovi la mia: “Caro Babbo Natale, non sono stata uno stinco di santo ed ultimamente ho combinato un bel po’ di pasticci, però spero di non essere sulla tua lista dei cattivi perché alla fine non credo di meritarmelo. Se vorrai, queste sono le cose che desidero da tanto:
1)      Un anno sabbatico per fare il giro del mondo con la mia famiglia.
2)      Un casale in Val d’Orcia con vista mozzafiato e tante camere per i miei amici, piscina panoramica, una cucina gigante e perfettamente attrezzata. Intorno un oliveto fruttifero ed una vigna generosa.
3)      Una settimana nella più prestigiosa beauty farm al mondo, magari sul mare, per essere rimessa a nuovo e partire alla grande con il nuovo anno. 
Allora, me la fate leggere la vostra letterina speciale?

lunedì 5 dicembre 2011

Pasta fresca time: farfalle di castagne, salsiccia e carciofi

Oh Holy Night - Luciano Pavarotti - Placido Domingo
Il mio periodo "pasta fresca" imperversa alla grande. Ho già parlato di fisse che mi vengono periodicamente. Per non smentirmi, vi comunico che questo è il periodo "sfogliesco", il cui mi sento tanto "rezdora", per dirla alla parmense, e ci do di mattarello all'ennesima potenza. Se non ho altre millanta cose a cui pensare, fare la pasta fresca in casa è un rito che ha un che di liberatorio. L'unica contro-indicazione per me che sono un po' più alta della norma, è il mal di schiena che ne deriva, perché stare chinata sul tavolo troppo a lungo, mi cementifica la colonna vertebrale ed al termine della sessione pastaiola, assomiglio pericolosamente ad una novantenne bisognosa di un trepiede per girare per casa. 
A parte la stesura della sfoglia, stavolta per fare le mie farfalle mi sono seduta. Consentitemelo, ma proprio non ce la facevo! Però questo formato di pasta è divertente e carino a vedersi e se avete gente a pranzo o a cena, sicuramente farete la vostra porca figura! 
L'idea mi è venuta perché qualche tempo fa ho comprato un sacchetto di farina di castagne, la farina di Neccio come si chiama qui da noi in Toscana, che avrei voluto utilizzare per fare un bel castagnaccio. Ci ho ripensato perché in casa odiano cordialmente questo dolce tradizionale, e di mangiarmelo in solitaria proprio non mi andava. Così ho pensato di usarla per delle tagliatelle però che noia, sempre la solita cosa....La farfalla è arrivata spontanea, come un'idea leggera e gentile, uscita dal mio vaso degli attrezzi di cucina, dove tra mestoli, leccapentola, fruste e pennelli vari, alberga inutilizzata una meravigliosa pinza d'acciaio. Ahhhhhhhhhhh.....la posso usare per fare le farfalle! E così è stato. Vi confesso che se possedete questo attrezzo, fare le farfalle in casa è di una facilità disarmante. Dovete dotarvi di un po' di gentilezza ed occhio, ma io sono riuscita a fare 3 etti di pasta in c.ca un'ora, e se lo possa fare io, lo fanno tutti! 

giovedì 1 dicembre 2011

Un compleanno in agenzia: crostata twix

All I want for Christmas is you - Mariah Carey

E' ufficiale: è il 1 dicembre e siamo ai blocchi di partenza. Comincia il conto alla rovescia e da oggi saremo bombardati da mane a sera di pubblicità, film, canzoni, immagini, e tutto quello che riuscite ancora ad inserire in questa lista, in tema natalizio. Ed io, lo confesso apertamente, ne sono contenta. Quindi scusatemi se sarò ripetitiva e fors' anche noiosa, ma se deve essere Natale, che Natale sia. Qui non si monda nespole! Le mie colonne sonore saranno in tema e sceglierò le mie canzoni preferite nelle versioni più strane o inconsuete, quindi spero che gradirete ed avrete pazienza fino al 7 gennaio, quando tutto tornerà di nuovo triste e grigiolino! 
Il 1 primo dicembre è anche un giorno speciale nella mia vita perché festeggia il suo compleanno la mia dolce e pazza cognata Rosa, con la quale condivido ogni giorno almeno 10 ore di follia in agenzia e una sorellanza senza confini. Per farle una sorpresa (chiamiamola così, perché in realtà ieri sera mi ha commissionato il suo dolce ideale per oggi), le ho preparato la meravigliosa Crostata Twix, che mi ha insegnato la mia cara Pami (Pami perdonami se non è venuta come Dio comanda), e che vi confesso, è una delle cose più indecentemente goduriose che abbia mai mangiato in vita mia. Le foto non le rendono giustizia, perché la torta avrebbe dovuto soggiornare in frigo per almeno un paio d'ore prima di essere servita, mentre io avendola fatta tra ieri sera e stamattina, non sono riuscita a far solidificare la ganache al cioccolato come avrei voluto e che al momento del taglio, ha cominciato a franare trascinando con se il mou nascosto al primo strato. 
Ora, non è che facesse schifo, intendiamoci, ma il taglio netto sulla cioccolata, che lascia intravedere lo strato di caramello mou sopra il guscio avrebbe avuto il suo bel perchè, ma non si può avere tutto dalla vita. E poi pare che gli ospiti, amici e clienti di passaggio, abbiano gradito. 
In ogni caso vi lascio qui di seguito la ricetta e soprattutto per chi ancora non 
la conoscesse, vi invito ad andare a trovare la Pami nel suo meraviglioso blog, paese dei balocchi per chi come me ama il dolce senza limiti si lascia sedurre dalle parole quando sono usate bene. E lei lo sa fare da Dio. 

domenica 27 novembre 2011

Un nuovo vestito, voglia di colore e non posso resistere: Mafalde con verza rossa e crema di zucca.

The way you look tonight - Tony Bennett
Le donne sono vanitose, lo sappiamo tutti, tranne che sorprendentemente a volte gli uomini ci battono. Alle donne piace cambiare d'abito, rinnovarsi, credere per un attimo di essere donne diverse. Anche quelle che portano da sempre lo stesso taglio di capelli sognano segretamente di cambiare e poi non trovano il coraggio. Ma lo vorrebbero tanto. Così anche io, spinta dalla voglia di cose nuove, ho scelto un nuovo vestito per questo mio piccolo spazio. Un po' minimal, un po' essenziale ma simile a me e la cosa mi da una lieve eccitazione come quando trovo un paio di scarpe comode ma anche carine. Però non è di vanità che voglio parlare oggi, ma del senso di attesa che percepisco nell'aria, del desiderio di novità ma paradossalmente di cose riconoscibili e confortanti. E' che nella mia testa il conto alla rovescia è già iniziato ed io non me ne voglio perdere neanche un istante. La causa è un Cd (come sempre la musica ci mette lo zampino) che mi ha portato mio marito la scorsa settimana, l'ultimo di Michael Bublé - It's beginning to look alot like Christmas - veramente delizioso e di cui vi consiglio di dotarvi per cominciare ad immergervi nell'atmosfera. Generalmente nella tradizione familiare, l'8 dicembre si fa l'albero e si addobba la casa ed il tutto avviene rigorosamente con colonna sonora adeguata. Credo di avere a casa circa 50 ore di musica natalizia raccolta in giro durante i miei viaggi, la maggior quantità proveniente da N.Y. e USA con versioni pazzesche, generi diversissimi, dal country al cajun, senza ovviamente dimenticare i grandi classici. Lo so, lo so che è presto, ma quest'anno ne ho una voglia pazzesca. Sarà che manca meno di un mese, sarà che ho l'impressione che se comincio l'8 dicembre poi tutto volerà in un attimo...allora chissene frega, non posso resistere al pensiero natalizio, così comincio con la musica. E voi? Non vi sembra che tutto cominci a sembrare Natale? 

mercoledì 23 novembre 2011

Coming out proteico e la mia prima Tajine

Zobi la mouche - Les Negresses Vertes
Oggi farò outing  coming out (grazie Marco!) anche se ormai questa cosa, dopo quasi un anno di post, è piuttosto palese: io sono una schiappa a cucinare la carne! Non è che non mi piaccia, tutt'altro, ma non mi viene mai come vorrei. Non ho mai avuto problemi con le carni bianche, che per altro sono quelle che cucino più spesso, ma con gli arrosti, gli spezzatini ecc., tutti quei bei sughetti e crosticine...dovrei stendere un velo pietoso. L'unica cosa in cui posso dire di riuscire decentemente, è il brasato o lo stracotto, insomma le cotture eterne, perché in questo caso metto tutto lì e lo lascio andare per esaurimento, fino a che stremato il pezzo di carne mi chiama dalla pentola e mi dice: "Oh nina, quando pensi di togliermi e darmi degna sepoltura?" - Ecco, solo allora lo tolgo dal fuoco ed mi rendo conto che è pronto ed anche buono. 
Un desiderio che ho sempre avuto è quello di possedere una Tajine e questo piccolo sogno è stato espresso da mio marito durante il suo ultimo viaggio in Marocco. E' tornato con questa meravigliosa pentola di coccio fatta a mano che potete  trovare in qualsiasi Suk nord-africano, insieme con 2 sacchettate di spezie di mille tipi e 3 pubblicazioni con ricette per tradizionali Tajine e cous cous. Esistono molti tipi di Tajine e le più belle sono indubbiamente quelle smaltate. Ma se vi capita e volete comprarle, assicuratevi di prenderne anche una di coccio, perché è in questa che le donne marocchine cucinano, mentre le smaltate sono per il servizio in tavola. 
Prima di mettere alla prova la suppellettile, ho letto e mi sono documentata sul suo uso. Quello di seguito è il primo esperimento, che nonostante l'aspetto modesto, aveva un sapore fantastico ed una consistenza tenerissima. 

lunedì 21 novembre 2011

Lunedì elefantiaco: funghetti sablé al cioccolato

Sono stanco - Mina 
Ossignur che stanchezza! Un lunedì che più peso non si può. Quando ha suonato la sveglia stamattina, non riuscivo neanche a ricordare dov'ero. Vi capita mai? I festeggiamenti di S. Cecilia hanno colpito: sono rientrata a casa che era mezzanotte passata e riuscivo a malapena ad infilare le chiavi nella toppa. Una volta a letto, sono praticamente svenuta e stamattina, quando sono riuscita a raggiungere lo specchio, la mia faccia assomigliava ad una slavina che precipita mortalmente a valle. Hai voglia a restaurare con  correttore e robe simili: qui ci vuole il cemento a pronta presa, ma per coprire definitivamente il tutto! Snort. Ho un umore che rasenta l'apocalisse. Purtroppo quando sono in deficit di ore di sonno, comincio a sdare di capo e ho reazioni improbabili che l'Idra a 3 teste in confronto sembra un gattino appena nato. E' veramente terribile. Io non so come facciano le persone che dormono 5 ore a notte: sinceramente, dopo un paio di giorni di questi ritmi io potrei morirne. 
Scusatemi se questo post è un po' bislacco, ma non sono propriamente lucida oggi. Però volevo comunque dare un piccolo contributo all'iniziativa promossa dalla Melagranata  per aiutare la Cooperativa Gulliver di Borghetto Vara. Sul blog di Patrizia, troverete tutte le informazioni ed immagini eloquenti più di mille parole. 
Potrete contribuire con un piccolo aiuto in denaro inviando il vostro pensiero ai seguenti dati bancari. Anche una piccola goccia fa grande il mare. 
E qui di seguito trovate la ricetta che ho pensato per i bambini di Rocchetta Vara

giovedì 17 novembre 2011

Quando il Maremmano incontra il Livornese: maremmani ripieni di Baccalà per l'MTC

L'inno del corpo sciolto - R. Benigni 
Prescrizione d’uso: Quando leggerete questo post si raccomandano alcune precauzioni: aspirate ogni C seguita dalle vocali A oppure O,  scivolatela quando è seguita da una I o una E. Stessa cosa fate con la G quando si accoppia con la I e con la E. Soffiate stancamente la T iniziale di parola (per questo esercitatevi su “Oh Tito, tu t’ha’ ritinto il tetto…ecc”). Allargate allo spasimo le E, e per un attimo, se ci riuscite, immaginate di essere toscani.

I Toscani so’ dei tipini un po’ complicati. La sapeva lunga Curzio Malaparte quando scrisse “Maledetti Toscani”, ed in quella “maledizione” c’è tutto l’amore che non ti aspetteresti. Avea ragione lui: per questi tipini ci si può anche perde’ il capo e ve lo dice una che toscana è diventata più per caso che per scelta.
Mi fa fatica però a slungagnarmi parlandovi di tutti i tipi Toscani, che sono un monte, e neanche mi par il caso visto che qui devo raccontarvi tutta un’altra storia.
Ci so’ du’ tipi in Toscana che vivono agli antipodi: il Maremmano e il Livornese. Così diversi che sfido chiunque a trovare punti di contatto tra queste belle gentine. Eppure non si parla di distanze geografiche siderali, ma di un par di cento chilometri di costa tirrenica. Però.
Il Maremmano somiglia alla su' terra: aspro, ruvido, parzialmente addomesticato ma schietto, piedi piantati ben a terra e sguardo diretto. Il Maremmano è abituato a combatte' contro la su' Maremma, contro l’acqua che per secoli ha coperto la su' terra, contro i boschi intricati e spaventosi che guadagnano terreno lontano dalla costa. Il Maremmano ha domato la natura come ancora doma i cavalli: con nerbo e determinazione, pazienza e volontà. Dal Maremmano non t'aspettà grandi parole. Il verbo non si spreca. E' l’atto affà la differenza e forse per questa tendenza alla chiusura, l’immagine che ti arriva al primo incontro, è quella di un tipo burbero, scontroso e grezzo. Nulla di più sbagliato. Il Maremmano è chiuso come il su' raviolo: sotto una sfoglia ruvida e grezza, è custodito un cuore morbido, lieve, avvolgente.
E il Livornese? Il Livornese è l’esatto contrario. La su' fortuna è il mare e del mare ha tutti i segni nei suoi geni. Il sale è spesso nelle su' parole e nella zucca. Becerone, schietto, sarcastico, bizzarro, l'è figlio dell’avventura. La su' città aperta sull’infinito lo ha reso libero, curioso e senza paura. Paura di dirti quel che pensa senza mezzi termini, con un senso critico intriso di sana ironia. Il livornese non si prende mai sur serio, ma prende seriamente la propria città e il proprio mare a cui è legato a triplo filo. Il Livornese ha il salmastro dentro a ir cuore ed è tosto, saporito e ricco come il su' baccalà, un piatto che lo rappresenta in toto.
E se du' tipini così si incontrano? Ma ve lo immaginate se un giorno il Maremmano si apre al Livornese? Di certo, son solo cose strepitose. La ricotta più fresca che abbraccia un pesce povero vestito di rosso e lo addolcisce, lo placa. E il cuore salmastro del baccalà che finalmente fa parlare un raviolo delicato, questa volta non accompagnato da un ricco ragù di carne tirato da lunga cottura, ma da un ragù di pesce che riempie la bocca ed i sensi al primo assaggio. Io ce li vedo bene insieme, il Maremmano e il Livornese!

martedì 15 novembre 2011

Una Santa Cecilia speciale: la crostata di mele di Michel Roux

Eine Kleine Nachtmusik - W.A.Mozart 
Per ogni musicista che si rispetti, amatoriale o professionista che sia, il 22 novembre è una data speciale: S. Cecilia, patrona della musica. Dal momento in cui ho cominciato a leggere le note, ad abbracciare uno strumento ed a fare musica d'insieme, l'esibizione più importante avveniva puntualmente a S. Cecilia, giorno più giorno meno ed era, per noi ragazzi innamorati persi dietro uno spartito, un po' come l'attesa del Natale.  Ricordo come fosse adesso l'emozione della preparazione, la prova di acustica in teatro qualche ora prima del concerto, la scelta degli abiti, la cura nel presentarsi al pubblico come al proprio principe azzurro. E ancora, l'attesa della cena, che avrebbe coronato la serata e dove inevitabilmente molte storie d'amore nascevano complice una passione comune. E poi lui, il Concerto, il momento così atteso e temuto, un'emozione palpabile e sensuale. Ho stampate nella memoria le parole di un caro amico che adesso non c'è più, al primo concerto della mia vita (avrò avuto 12 anni):"anche se suonerai insieme a 40 elementi, sarà come se tu stia suonando da sola e ti sembrerà che lo sguardo del pubblico sia solo su di te. Non ti perdere, non tremare, respira e fallo con gioia." Aveva ragione, sante parole. Ancora oggi è così e quanta emozione. Questa domenica sarà la nostra Santa Cecilia. Specialissima quest'anno perché la "mia" orchestra festeggia i 90 anni dalla fondazione. Un compleanno unico, pieno di storia come piena di memoria è la nostra sede: un piccolo museo di foto, cimeli, premi ed un patrimonio di oltre 900 spartiti e trascrizioni originali per Orchestra a Plettro. Domenica festeggeremo la nostra Santa Cecilia e spegneremo 90 candeline (io festeggerò il mio 20mo anno in orchestra). Una cosa più unica che rara nel paese della musica che non ha più orchestre.

domenica 13 novembre 2011

Nulla è certo, tranne il cambiamento: Cappellacci con cavolo nero

Alleluja - Haendel
Mi rifugio nuovamente qui. Questo spazio è catartico. Concentrandomi su quello che amo, il resto sembra lontano e in dissolvenza. Così, animata da nuova energia, mi lancio. Lo posso dire? Posso essere schietta? Avrei voluto essere lì, in quel coro, a cantare l'Alleluja di Haendel ed al termine, invece dell'inchino, esibirmi in una ola forsennata. Ragazzi, 17 anni sono un po' troppi no? Lo so che con questa dichiarazione mi attirerò molte inimicizie, ma quando ce vò ce vò. E per me quello che è successo sabato sera a Roma è qualcosa di epocale. Una notizia che mi sollevato lo spirito, che fa intravedere uno spiraglio, lontano, ma comunque uno spiraglio. Tutte le televisioni internazionali ieri ed oggi parlano dell'Italia e la cosa fa una certa sensazione. Probabilmente tutti i nostri problemi non svaniranno all'alba di queste dimissioni, ma un segno di volontà di cambiamento, quello almeno si può sperare. Non amo parlare di politica, anzi cerco quanto possibile di evitarlo perché sono una che si infervora facilmente e gli ultimi 17 anni anni ci hanno offerto tante di quelle occasioni per infervorarsi che ci abbiamo fatto il callo. Staremo così, con gli occhi e le orecchie ben aperte, con le dita incrociate (anche quelle dei piedi) ed assolutamente consapevoli che nulla è certo in questa vita, tranne il cambiamento. E speriamo che sia in meglio!

venerdì 11 novembre 2011

Doveva andare così. Una pausa e 7 links project

Crash - The primitives
Mercoledì 9 novembre, mentre guidavo tutta felice per andare a fare una sorpresa con torta all'ufficio di mio marito per il suo compleanno, sono andata ad infilarmi sotto un camion. Macchina distrutta. Io illesa. Nessun graffio, niente di niente, solo un discreto colpo di frusta che se ne andrà con il tempo, ma io sono qui. Non sto a raccontare dinamiche e ragioni o torti. E' successo tutto velocemente e la paura è tutt'ora dentro di me così spessa che si potrebbe affettare e probabilmente si diluirà solo quando riuscirò a farmi un bel pianto, cosa che non sono riuscita a fare al momento dell'impatto talmente ero gelata dallo spavento. Ho vissuto tutto lucidamente, ricordo la frenata, l'impatto e il tempo che ho avuto per dire a me stessa che non lo avrei mai evitato e che non potevo credere che tutto quello stesse succedendo a me. I secondi sono sembrati minuti, i metri centimetri. Quello che mi resta dentro in questo momento è la terribile consapevolezza che non posso riavvolgere il nastro, che non posso tornare indietro e scegliere di fare quella strada panoramica così bella che un istante prima avrei voluto fare. E' andata così, poteva andare molto peggio. Non se se potete capire il mio stato d'animo. In questo momento la casa è il solo luogo dove voglio stare. Mi affatica l'idea di uscire anche solo per andare dal dottore. Mi angoscia l'idea di salire in macchina. Dovrei essere grata al mio angelo custode eppure il senso di sollievo non sconfigge il senso di impotenza da cui adesso sono pervasa. Avrò tutto il week end per leccarmi le ferite e cercare di riprendere un po' di buonumore. 
Questo momento mi da l'opportunità di ricevere con gioia il testimone del 7 Links Project da Giulietta di Alterkitchen. Si tratta di un gioco che ultimamente sta imperversando nella blogosfera e che per prima volta ho visto da Juls, restandone immediatamente folgorata. Mai avrei sperato che qualcuno mi coinvolgesse nella catena. Bisogna individuare tra i propri post, i 7 che rispondono a determinate caratteristiche imposte dal gioco e spiegarne la ragione. Il che offre l'opportunità di fare un viaggio a ritroso nella propria blog-storia e rispolverare memorie e piaceri. Dopo di che, si passa ad altri amici (che non sono ovviamente obbligati a partecipare se non lo desiderano) la palla della scelta, facendosi conoscere meglio a chi li segue. E così, cominciamo:

lunedì 7 novembre 2011

Barcellona e la malattia del viaggiatore: Arroz con leche

Barcelona - Freddy Mercury e Montserrat Caballé
La malattia del viaggiatore è semplicemente la dipendenza dalla prossima partenza. Tutto il suo mondo gira intorno al desiderio di partire. Il profumo dell'aeroporto lo manda in visibilio; la fila al check in gli procura un lieve fastidio perché lo tiene lontano dalla carta d'imbarco che gli è più cara di un biglietto d'amore. Una volta seduto in aereo, anche se la paura lo incolla al sedile, chiude gli occhi e sussurra: sto arrivando. Una volta in viaggio, segue il suo programma ma lascia spazio ai contrattempi, alle avventure, ai percorsi sbagliati che gli regalano qualcosa da raccontare. O semplicemente beve con gli occhi tutto ciò che è possibile, poi li chiude e cerca di sognare quei luoghi ancora per una volta. La malattia di questa viaggiatrice è un po' la stessa. Ha il bisogno di lasciarsi spesso tutto alle spalle, dimenticarsi del suo mondo per scoprirne uno nuovo e ritornare nel suo mondo amandolo di più. 
Barcellona mi ha accolto piovosa questa volta. Una pioggia ostinata, un vento caldo insopportabile. Ma il suo cuore mediterraneo era lì, come sempre, vitale e aperto sul mare e sulla libertà. Barcellona mi fa pensare alla libertà, alla gioia. Mi fa pensare che non c'è poi bisogno di correre sempre e comunque, ma si può camminare o sedersi a tapear e lasciare che tutto passi intorno a te tranne la bellezza. Barcellona è sfacciatamente bella e uomini che l'hanno molto amata, come Antoni Gaudi, le hanno regalato il siero dell'eterna giovinezza. Anche se attraversate il Barrio Gotico, perdendovi dietro le viuzze strette ed animate intorno alla Cattedrale, sentite vibrare la vita ed un senso della storia tutto proteso verso il divenire. Barcellona è una donna fiera e libera che gode del suo essere provocante. Barcellona è piena di musica e anche per questo io la amo. E' piena di buon cibo e di gente che ama ben mangiare e per questo è una gioia viverla. 
Ci sono più ristoranti stellati a Barcellona ed in Catalunia che in tutta la Spagna, quindi è veramente difficile sbagliare. E 3 giorni sono pochi per non sentirne la mancanza ma sufficienti per innamorarsi perdutamente. 
Non sto a farvi una guida della città perchè avrebbe poco senso. Quello che posso raccontarvi sono sensazioni forti e piene di energia che spero possano farvi venire voglia di partire ed andarla a scoprire, anche se penso che molti di voi lo avranno già fatto e rifatto come un peccato inconfessabile e come non smetto di fare io. Per celebrare una città così bella ho pensato di lasciarvi con una ricetta non propriamente catalana ma nazionale, il celebre Arroz con leche, il riso al latte, di una semplicità e velocità di preparazione estrema come estrema e semplice è la sua bontà. 

giovedì 3 novembre 2011

Oddio mi sto rimpicciolendo! Crema di marroni dell'Amiata

Eye in the sky - Alan Parsons Project
Fresca di diploma di maturità al linguistico (la bellezza di c.ca 26 anni fa), una sparuta spedizione di 4 sgallettate piene di sogni ed illusioni, tra cui la sottoscritta, prese il bus per Firenze e si recò all'allora sede dell'Alitalia, situata proprio a due passi da Ponte Vecchio. Timide ma risolute, le quattro signorine di provincia, chiesero informazioni su come si potesse diventare hostess di volo e quali fossero i requisiti fondamentali. Venne loro consegnato un modulo da compilare per la richiesta di partecipare all'esame di selezione, e fu comunicato frettolosamente che oltre alla perfetta conoscenza di due lingue, i requisiti fisici erano chiari: altezza non inferiore al m 1.68 e non superiore al m. 1,74, 10/10 di vista e bella presenza. In un colpo solo, delle 4 potenziali hostess, ne vennero fatte fuori 2: la mia amica Laura e la sottoscritta, entrambe cecate come talpe, che dall'alto dei nostri m.1,76, secondo Alitalia avremmo potuto dedicarci a spolverare allegramente il soffitto della fusoliera con il solo utilizzo delle nostre code di cavallo.  In quel momento però uno dei sogni di gioventù si chiuse frantumandosi contro l'ingiusto destino che mi aveva tolto diottrie e dotata di lunga coscia! Non vi sembri strano: per anni ho sofferto il fatto di essere lunga o alta, chiamatelo come volete. A 12 anni con il 40 di piede e già alta come adesso, i nomignoli più gentili che mi son portata dietro per anni sono stati Piedone a Hong Kong o "La cavalla" e voi sapete bene quanto possano essere crudeli gli adolescenti. Ero alta e atletica, una sorta di maschiaccio. Stavo nella squadra sportiva per obbligo perché ero un mastino competitivo e per anni sono stata una promessa dell'atletica locale; promessa interrotta repentinamente quando ho scoperto la musica. Quando poi ho capito di essere una femmina ed ho cominciato ad andare alle feste, a fine anni '80, è stato ancora peggio. Le feste erano nel pomeriggio. Si ballava e il tutto finiva relativamente presto perché la musica disturbava il vicinato. Ricordo con angoscia quella volta che mossa da delirio di vanità decisi di mettermi i tacchi e restai tutta la sera appiccicata alla parete per la vergogna di sentirmi come la giraffa Carmelina in un parterre di Puffi. Purtroppo, come sempre accade, ci accorgiamo della nostra fortuna quando ormai è troppo tardi. Ultimamente durante una visita medica generale, alla misurazione dell'altezza, il dottore ha sentenziato: "Altezza m 1,74". A bocca spalancata ho chiesto: "Mi scusi sa, ma io ho sempre saputo di essere alta 1,76". Lui, di tutta risposta, ridendo mi fa: "lei ERA alta 1,76, non sa che con gli anni ci si riduce? Lei ha perso 2 cm." 
Gosh...mioddio sto rimpicciolendo! 

mercoledì 2 novembre 2011

Storie de paura: arrivederci Halloween

This is Halloween - A night before Christmas
Non credo mi passerà mai la voglia di giocare. Di comportarmi come una ragazzetta impertinente, di aver voglia di fare scherzi, dispetti, di non prendere mai troppo sul serio la situazione. Purtroppo l'altra parte di me, quella seriosa, la "maledetta Capricorno", quella sta sempre lì con la faccia un po' antipatica a dirmi: ma sono cose da farsi? Si, perché se non fosse stato per lei, io ieri sera me lo sarei messo il cappellone nero a punta orlato di meravigliose piume arancioni, il rossetto viola e l'ombretto nero come la pece e mi sarei nascosta dietro gli angoli bui del nostro piazzale con una pila flesciante sotto il mento a spaventare a morte quei nugoli di ragazzini urlanti. Lo avrei fatto eccome! E invece no. Mi è toccato restare seduta con le altre mamme a badare al buffet, a fare la brava signora composta, ad invidiare quei begli orridi travestimenti. Però, ad un certo punto, ho visto un cerchietto con un paio di sfavillanti corna da diavolo rosse come il corallo, tristi e abbandonate sul tavolino da qualche bambina distratta. Fino alle dieci sono state mie. Che soddisfazioneeeee...

domenica 30 ottobre 2011

Arriva Novembre: Pan co' Santi

Les Feuilles Mortes - E. Piaf
In un lampo è passato anche Ottobre. Mi spaventa e mi sorprende ogni volta. Questa parte dell'anno che scivola velocemente verso il Natale l'ho sempre molto amata ma Dio solo sa quanto vorrei che tutto non corresse così, senza neanche il tempo di un respiro.  Un passetto e siamo a Novembre, il mese di mia madre e di mio marito ma anche il tempo che celebra i nostri cari che ci hanno lasciato. Eppure Novembre non mi mette tristezza ma una soffusa malinconia già pronta alla speranza, un sentimento di attesa meditativa che guarda al passato ma pronto ad accogliere il futuro. Non so voi, ma a me le foglie secche che coprono i marciapiedi mi emozionano, gli alberi che risplendono di giallo oro o rosso fiammeggiante mi turbano con tutta la loro decadente bellezza. Ed anche i crisantemi secondo me sono fiori di una struggente bellezza forse anche per il loro doloroso significato. Pensare che negli Stati Uniti sono fiori che parlano d'amore. Incredibile quanto due culture possano essere lontane nelle piccole cose. 
Nella mia città, Novembre e la festività di Tutti i Santi, vengono accolti con un dono di estrema e fragrante semplicità: il Pan co' Santi. Dolce tipicamente senese, si può trovare comunque in tutta la provincia, fino al grossetano e già nella provincia di Firenze. 
Un pan co' Santi che si rispetti, deve essere adeguatamente peposo e ricco di Santi, ovvero uva sultanina e noci che conferiscono a questa pagnottella dorata, un sapore assolutamente irresistibile. In genere un panetto pesa c.ca 200/300 gr. ma dura il tempo di una chiacchierata, accompagnato ovviamente dall'immancabile Vin Santo o vino novello che ben si sposa con il tono rustico di questo dolce. 
Farlo in casa non è un'impresa impossibile, anzi vi dirò che dopo questa prima esperienza, mi cimenterò spesso nella preparazione anche perché 6 panetti sono spariti in un batter d'occhio grazie anche ai miei genitori e sorella che come me, ne sono ben ghiotti. Dopo una lunga ricerca in rete e confronti vari, ho trovato una ricetta che ritengo sia molto vicino alla tradizione ed è quella di Stefania. Io ve la riporto fedelmente indicando anche alcune note ed osservazioni che metterò in pratica alla mia prossima produzione per ottenere un risultato ancora migliore. 

venerdì 28 ottobre 2011

Le vostre scene d'amore: torta di zucca e mele.

La historia de un amor - C. E. Almaran
Oggi mi perdonerete se mi lascio andare al sentimentalismo. A volte mi capita. In realtà sotto questa scorza burlona c'è nascosto un animo svergognatamente romantico. Proprio ieri ho casualmente riascoltato una delle  canzoni d'amore più belle mai scritte e credetemi se vi dico questo. Intanto ve la faccio conoscere nella magnifica versione di Guadalupe Pineda  e poi prima di lasciare il post, rivedetevi la scena dal meraviglioso film di Ozpetek che voi tutte sicuramente conoscete ed amate in cui potrete riascoltarla: La finestra di fronte. Film stranoto a noi tutte appassionate di cucina e pasticceria (e di Ozpetek) non fosse altro perché la protagonista è ammalata della stessa nostra passione. In realtà la storia è molto più profonda e complessa e a chi non l'avesse ancora visto, invito a farlo perché non racconterò la trama in questa sede. Voglio invece parlare di scene romantiche da film, di quei fotogrammi che vi hanno strappato il cuore, vi hanno trasportato su una nuvoletta e vi hanno lasciato lì per un tempo indeterminato. Quelle scene in cui vi siete sentite scaldare le guance e stringere la bocca dello stomaco; in cui vi sareste lanciate come un coguaro addosso al vostro paziente compagno di visione, per duplicare l'azione appena passata sul grande schermo; in cui non siete riuscite a deglutire o lo avete fatto rumorosamente; in cui i lucciconi si sono precipitati pungenti sotto le vostre palpebre ed hanno vinto la partita nonostante la vostra lotta estenuante a mezzo Klinex. 
Ecco, volevo parlare proprio di questo, di quel film che ci ha tanto emozionato, in particolare quella scena. Non vi chiedo di indicarmi il solo film come fonte di emozione, ma la scena o le scene e se volete, anche le parole o il dettaglio che vi ha fatto impazzire e smuovervi il sangue. Ho voluto ricordare proprio la scena del ballo dalla Finestra di Fronte: due bellissimi giovani uomini si amano nel luogo e nel tempo sbagliato. Il loro gioco di sguardi, di sorrisi e di desiderio impossibile, sostenuto da una canzone struggente che dice " es la historia de un amor que no hay otro igual" è un concentrato di enorme sensualità. Una scena delicata e struggente che amo rivedere. Ne avrei molte altre ma non posso slungagnare questo post all'inverosimile. Adesso aspetto le vostre, che sono certa mi/ci faranno sognare un'altra volta. Facciamo una piccola classifica e magari andiamo a rivederci i film in questione. Un po' di zucchero, dopo tante amarezze, non fa mai male. 

martedì 25 ottobre 2011

I miei profiteroles d'autunno

Blue Velvet - Bobby Vinton
Stavolta è stata dura
Ho pensato pure di non farcela, di non essere in grado di postare questa ricetta. Chi mi segue sa già di cosa parlo, anche perchè la blogosfera in questo periodo gravita di palloccole farcite nelle maniere più disparate per rispondere all'invito/sfida lanciato da Stefania. Invito che al suo arrivo mi ha buttata nel panico più totale. Nella mia testa, il profiteroles è il dolce da pasticceria per eccellenza. Credo di non aver mai mangiato la classica piramide glassata fatta da qualcuno che conosco bene dicesi mamma, nonna o zia che si rispetti. Mai. Però mi è capitato di mangiare bigné casalinghi che spesso mi hanno fatto rimpiangere di non aver gentilmente declinato l'offerta. A casa mia il profiteroles si compra in pasticceria. Possibilmente in quella migliore, dove trovi bigné fragranti ripieni di una chantilly che ti fa cantare di gioia e coperti da una ganache al cioccolato che gronda lussuria da tutti i pori. Potete capire come per me fosse impossibile anche il solo pensiero di produrmi in questa sfida. E poi vedo che velocemente tutti i partecipanti dell'MTC presentano la loro versione, splendida, perfetta, scoraggiante...
Avrei dovuto cimentarmi nel week end. Sabato pomeriggio è volato in un attimo in meravigliosa compagnia di Loredana e della Pami e lì ho apertamente chiesto il loro parere. Nella mia testa questo profiteroles doveva essere ROSSO. Lo so, mi è partito l'embolo. "Già non lo sai fare e poi ti metti pure a dare di matto?" Eppure fin da subito mi gravitava nel lato malato del cervello, l'idea di preparare una ganache al cioccolato bianco con purea di frutti rossi (ed un tocco di colorante alimentare per non fermarmi al rosa), ma Loredana e Pami mi hanno ricondotto alla ragione e proprio grazie ad un suggerimento di Pami mi è venuta l'idea. Dopo aver trascorso la domenica sul Monte Amiata a raccogliere marroni (una decina di kg, bellissimi), la Pami mi ha dato dei consigli su come utilizzarli, in particolare trasformandoli in una meravigliosa purea da usare per alcuni dolci.
"Forse potrei utilizzare questa crema di marroni da aggiungere alla ganache al cioccolato per dare maggiore vellutatezza ed un sapore autunnale". 
Così sono rimasta sul classico. Con il classico  ci si salva sempre. Una bella ganache fondente con crema di marroni per un lieve tocco di "evasione", è come un tubino nero, che sta bene a tutte o, nel mio caso, jeans e camicia bianca (possibilmente di taglio maschile) per non sentirmi una cretina che si guarda continuamente l'orlo del vestito per vedere se è a posto. Ma non divaghiamo. 
Siccome non sono dotata di tecnica da pasticciere e da ex musicista posso dire che in musica come in qualsiasi campo, la tecnica aiuta l'improvvisazione, ho preferito mantenermi sul sicuro e non inventare più di tanto. Le indicazioni di Stefania sono state semplicemente perfette perché che mi sia riuscito il profiteroles alla prima, io in primis devo ancora crederci. Eppure. 

venerdì 21 ottobre 2011

Esorcismi per piccole fobie quotidiane: Ovis Molis

Bye Bye black bird - J. Coltrane e M. Davis
Rosa - Patty, c’è sempre la lucertolina nel bagno?
Patty - Ehhhhh…una lucertola nel bagno? E me lo dici così. Vuoi farmi smettere di fare pipì a vita?
R - Nooo, dai, è piccola, piccolissima, ma non l’hai vista?
P - Certo che no, altrimenti mi sentivi urlare fino a casa tua! Dove diamine è?
R - Adesso guardo. Dietro la porta….ma..oooh è morta…poverina.
P - Sarà morta dallo spavento quando è entrato Luca, ehehehe….
Conversazione casuale in ufficio, tra mia cognata Rosa (che è anche mia collega) ed io. L’unico maschio del club, Luca, ogni tanto subisce le nostre angherie di donne, ma puntualmente a parole vince lui tutte le partite. In quel momento non era presente. Io seduta alla scrivania, vivevo un momento surreale immaginando la lucertola che si passava la cipria alla toilette e Rosa piegata in due dal ridere. Ci piace giocare, altrimenti sai la noia? In questo periodo poi, che in agenzia si vedono passare solo corrieri che portano cataloghi e povere lucertole che si vanno a suicidare in bagno! Che tristezza!
Vabbè, la verità è che io odio i rettili. Mi terrorizzano a morte, mi annichiliscono e purtroppo mi tormentano anche nei sogni. Nei momenti della mia vita di maggiore tensione, ho sempre sognato serpenti: sul ciglio della strada, sulle maniglie delle porte, nel letto, arrotolati ovunque. Fin da piccola, sotto esame di maturità e all’università, non c’era periodo che ‘sti viscidi esseri si riproponessero nel mio subconscio. Vai poi a chiedere il significato e tutti a dirti: "ahh, sono problemi, preoccupazioni, cose brutte!" E tu come un’imbecille a crederci, a deprimerti e a sognarne ancora di più!
Adesso è tanto che non mi succede, grazie al cielo, ma l’effetto viscido = terrore non mi è mai passato. Con il tempo giganteggiano altre paure: mi annienta quella dell’altezza e del vuoto, mi angoscia quella per i luoghi stretti e chiusi, mi inorridisce Emilio Fede e tipi simili, ecc.
Per l’altezza ormai so come comportarmi, a parte agguati tesi a tradimento, come quello di due week end fa, quando con mio marito e mia figlia abbiamo fatto i turisti nella nostra città. Una sensazione meravigliosa visitare il Museo dell’Opera Metropolitana e restare estasiati di fronte alla Maestà di Duccio Boninsegna e al rosone originale del Duomo.
- Dai saliamo sul “Facciatone” (il Facciatone altro non è che la facciata incompiuta della Cattedrale, da cui si gode un panorama mozzafiato) - Una giornata che più bella non si poteva. Cielo color cobalto, luce bellissima, sottile, temperatura estiva. Mi sono detta: perché no, dai che ce la faccio! 
Ci arrampichiamo intorno ad una scala a chiocciola angusta che sale, sale, sale. Mi gira il capo. Ok, prima terrazza. Panorama splendido, vedo Piazza del Campo e tocco la Torre del Mangia con la mano - Dai mamma continuiamo - E sali, sali, fino al corridoio del facciatone. Ballatoio alto 60 cm. Mi da al ginocchio. Il passaggio è largo un metro e mezzo o poco più. Sotto di me, piccolissima, la città. Ho un capogiro. Dietro di me, un’orda di turisti che mi spinge per passare avanti e vedere per intero il panorama. Allora io mi faccio da parte, mi accuccio come una gallina (giuro) e mi metto a sedere su uno scalino con le braccia attorcigliate come liane al passamano. Non riesco più a muovermi, a respirare. Un terrore gelante, puro panico. Tengo lo sguardo basso e tento di fare l’indifferente e in quel momento arriva una ragazza che appena si affaccia al ballatoio, ha la mia stessa reazione: sbianca e si accuccia. Il suo ragazzo mi fa –“Anche lei signora?” – Adesso mi viene da ridere ma in quel momento gli avrei tirato un pugno. E accidenti a me che mi sono fatta convincere a salire quassù! Quando tutti i turisti sono entrati sul ballatoio, io mi alzo e di corsa scendo le scale a chiocciola riprendendo colore in faccia e circolazione agli arti. Mio marito e mia figlia arrivano dopo una decina di minuti, belli sorridenti. Hai avuto paura mamma? Grrrrrr!!!
E voi, piccole fobie quotidiane?

mercoledì 19 ottobre 2011

Se mi parte il trip: Pantacce con zucca, pistacchio e olive di Kalamata

You got personality - L. Price 
Quando mi piace davvero qualcosa, mi parte decisamente il trip. Per settimane, mesi o anni, mi focalizzo sull’oggetto della mia passione fino a conoscerlo in tutte le sue infinite sfaccettature. Dopo, quando sono soddisfatta (o probabilmente satura), cerco altro oggetto su cui concentrarmi, senza rimpianto alcuno. Per alcuni di questi “idoli”, non ho ancora raggiunto l’ora x  ma probabilmente non succederà mai proprio perché i loro campi di esplorazione sono infiniti mentre la mia, di vita, ha una data di scadenza. Mi riferisco ovviamente alle passioni che conoscete bene, la musica, la cucina, la lettura o il cinema…insomma, lì l’effetto saturazione è difficile. Ma se prendiamo singole piccole cose, come certi ingredienti in cucina, certi autori in letteratura, certi compositori, certi registi, ecc. , lì vivo innamoramenti momentanei e brucianti in cui la passione si concentra, si incatena ed esplode in episodi estatici, in batticuori ed attese emozionate. Sappiamo benissimo tutte come funziona. Passato il momento, resta il ricordo intenso, vivo ma la curiosità sposta l’attenzione e la giostra ricomincia verso una nuova scoperta.
Verso i miei 15/16 anni c’è stato il periodo “Fantasy” durante il quale non ho fatto che leggere libri sul genere, da Tolkien e tutti i suoi mallopponi, alla Bradley e affini, fino a che non ne ho potuto più e sono passata convulsamente e senza ricordare come, alla letteratura latino – americana, partendo dalla Allende (per la quale ho avuto un innamoramento caparbio che è durato anni) a Garcia Marquez e Jeorge Amado, e così via tra generi e autori, fino ad oggi. Con il cinema ho vissuto lo stesso e non sto a raccontarvi della musica, dove ho raggiunto il massimo quando ho scoperto Rachmaninov e non ho fatto altro che ascoltare i 3 concerti per piano ed orchestra per mesi. Avere una così in casa è quasi letale e la soppressione col gas più che giustificata! 
A causa della mancanza di tempo a disposizione, ovviamente crescendo mi sono ridimensionata, ma la tendenza di fondo rimane e purtroppo adesso si manifesta soprattutto in cucina. Questo è il mio periodo della zucca! Una verdura che in casa mia è sempre stata una sconosciuta. Mia madre, ad esempio, pur essendo nata sul lago di Garda e conoscendo benissimo la cucina Mantovana, non mi ha mai preparato nulla a base di zucca. Da parte di mio padre poi, figuriamoci, la cucina romanesca non ha poi così tanti spunti arancioni. La curiosità è partita leggendo ricette, assaggiando piatti deliziosi ed adesso il mio oggetto di appassionata sperimentazione è lei, questo testone arancio o giallo che in questo periodo riempie i supermercati ed i giardini e che al solo sguardo mette allegria. Finché dura il suo periodo, io mi divertirò a cucinarla. Dopo la vellutata, una pasta che è nata dalla casualità della sperimentazione e che vi consiglio vivamente perché è assolutamente inaspettata, deliziosa e la dolcezza della zucca viene messa a dura prova da due ingredienti tosti e pieni di personalità. 

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