mercoledì 29 giugno 2011

Cherry Cobbler di Stefania.

The Sheltering Sky- R. Sakamoto
L'avventura del blog che per me è cominciata neanche 6 mesi fa, ha avuto un risvolto che mai mi sarei aspettata e cioè quello di incontrare e "conoscere" persone fantastiche. Quando mi sono decisa a partire, credevo che questa parentesi sarebbe stata assolutamente personale, una sorta di diario sentimental-gastronomico senza l'ambizione di una condivisione vera e propria. Stupidamente lo credevo, ma ogni blog per antonomasia, richiede condivisione per essere tale e sopravvivere e questo l'ho realizzato quasi immediatamente, quando mi sono resa conto che i commenti degli amici, le considerazioni sagaci ed i saluti sono il miglior viatico al buonumore e all'allegria.  Così, il mio vagabondare quotidiano nella blogosfera (ultimamente molto ridotto a causa di giornate lavorative impossibili) mi ha avvicinato a ragazze e donne incredibili di cui non mi metto a fare la lista perchè lunghissima e che, se potessi, vorrei avere sempre al mio fianco come amiche per la pelle. Questo aspetto non fa che salvare la mia giornata e rafforzare la considerazione che ho delle donne italiane, schiette, oneste, ironiche, versatili e meravigliosamente positive. Altro che signorine Minetti. 
Molti dovrebbero fare un salto su questo piccolo pianeta, che all'esterno appare come un mondo di maniaci forzati della cucina ed egocentrici gastronauti. In realtà troverebbero uno spaccato del nostro paese, così sincero e piacevole da restarne incantati. 
Questo post parla anche di Stefania, l'Araba Felice che voi tutti conoscete e che ogni volta che posta una ricetta, ci regala un momento di puro divertimento. I suoi post sono sempre ricchi di humor, storie affascinanti ed una viva intelligenza che rende il tutto assolutamente delizioso. I suoi personaggi ci sono ormai familiari e le sue storie dal deserto sono una piccola fiction/reality di cui ormai non possiamo fare a meno. Ho sentito doveroso partecipare al suo giveaway per farle un omaggio e per dimostrare come le sue ricette siano una garanzia di riuscita anche se preparate da cuochine in erba. Tra la sua titanica selezione, ho scelto una delle ultime ricette, questo Cherry Cobbler (da una ricetta di Marta Stewart), perchè fin dalla sua presentazione mi ha affascinato l'idea del contrasto tra questa crosta di frolla speciale e il cuore succoso delle ciliegie. Il risultato è stato strepitoso.



Riporto la ricetta di Stefania in maniera fedele anche se io ho utilizzato esattamente la metà delle quantità per ottenere un dolce per 3 persone visto che non avevo ospiti. Essendo poi avanzata una parte di frolla, ho preparato un paio di piccoli cobbler con l'albicocca, in un personale esperimento e devo confessare che l'agretto delle albicocche ha reso questo dolce ancora più intrigante al mio palato. 
Ecco gli ingredienti:
( per una teglia 25cm x 20cm ) 
per il ripieno
 mezzo kg circa di ciliegie, peso con il nocciolo
100g  di zucchero semolato
2 cucchiaini colmi di amido di mais
poco estratto di vaniglia 
per la crosta
260 g di farina
2 cucchiaini di lievito per dolci
30 g di zucchero
85 g di burro freddo
250 ml circa di panna liquida ( quella da montare!)
mezzo cucchiaino di sale
poca panna e poco zucchero, per spennellare

Snocciolare con santa pazienza le ciliegie e metterle nella teglia in cui il dolce verra' cotto e servito. Unire la vaniglia, lo zucchero e l'amido, quindi rimestare tutto con le mani e mettere da parte.
Preparare la crosta: mischiare in una ciotola farina, zucchero, sale e lievito. Ora sbriciolarci il burro freddissimo, magari grattugiandolo con una grattugia a fori grossi:
Ora, usando una forchetta e non le mani, aggiungere pian piano la panna liquida fermandosi quando il composto sta insieme. Alla fine, ma solo alla fine, sara' impossibile non metterci le mani, e compattare velocissimamente il tutto. Aiutandosi con un po' di farina stendere subito la pasta su della carta forno in uno strato di circa un centimetro.
Adagiarla sulle ciliegie, piegando i bordi sulle stesse.

Spennellare con poca panna, spolverizzare con zucchero semolato e cuocere in forno preriscaldato a 190 gradi per circa 45 minuti.
Se si colorisce troppo abbassare la temperatura a 180.
Servire a temperatura ambiente.

Preparate il dolce in una teglia carina, che possiate servire a tavola e servitelo a temperatura ambiente o anche lievemente tiepido, quando il succo della frutta sia ancora sciropposo al momento del taglio.  Meraviglioso se servito con una pallina di gelato alla vaniglia. Grazie Stefania! 
P.S La colonna sonora che ho scelto per questo dolce è la meravigliosa Sheltering Sky da "Il te nel deserto". Spero ti piaccia. 

lunedì 27 giugno 2011

Kaki Age all'italiana.

A flower is not a flower - R. Sakamoto

Leggendo il post di Acquaviva, la vincitrice del MTC di Maggio, le mie emozioni si sono alternate come i colori sprigionati da un caleidoscopio: sorpresa, curiosità, fascinazione, incanto, senso di inadeguatezza, timore e rassegnazione. Questo è l’ordine esatto in cui si sono prodotti i miei stati d’animo in un balletto totalmente improvvisato e come sempre accade quando devo affrontare una qualsiasi prova che la vita mi presenta, lascio per un po’ che gli ultimi sentimenti prendano il sopravvento su tutto il resto, per poi sedermi. E aspettare. 
Aspettare che l’ordine si ricomponga ed emergano dal caos, quelle sensazioni belle e stimolanti a cui mi aggrappo come un naufrago.
Ho letto molte volte lo splendido post di Acquaviva, ammirata per la ricchezza e la novità a cui mi trovavo davanti. Un viaggio in luoghi lontani, in cui non sono mai stata, raccontati con un amore ed una delicatezza così sinceri che non possono che esprimere la profondità e specialità di chi racconta.
Mi sono quindi avvicinata a questa prova con estremo rispetto e grande timidezza. Il mio lato buffone, che spesso fa capolino nelle mie manifestazioni quotidiane, è si è ritratto in silenzio ed ha lasciato posto ad una sorta di compostezza zen che forse la ricetta stessa mi ha trasmesso. Non so bene e non voglio capire.
Ho dedicato la mia mattinata libera del sabato a cucinare questo Kaki Age che ha molto di Italia e forse qualcosa d’Oriente e spero che Acquaviva mi perdonerà se non ho osato oltre e mi sono aggrappata fortemente al mio sentirmi italiana.
Ho deciso di preparare tre tipi di frittelle con tre ingredienti ciascuno, seguendo per la pastella, la ricetta di Acquaviva in maniera rigorosa. Non ho aggiunto salse perché ho accompagnato i miei Kaki Age in maniera diversa, come vedrete di seguito.
Come sempre mi accade lasciando sedimentare i pensieri, l’ispirazione mi è venuta poco a poco, forse anche pensando alla nostra tradizione del fritto all’italiana. Acquaviva ci ha invitato a pensare a delle alternative dolci, oltre che salate. Io ho pensato ad una frittella salata, una dolce ed una fusion.

Kaki age di fiori di zucca fritti destrutturati:
Il buon vecchio fior di zucca ripieno di mozzarella e acciuga, diventa adesso un Kaki Age con striscioline di fiori, acciughe fresche a pezzettini e piccoli dadi di scamorza secca.

Kaki age dolci
Qui ho citato il magnifico fritto alla Piemontese, dove tra bocconi salati si trovano spesso amaretti di Mombaruzzo e crema cotta. Io ho unito delle pesche mature, mele Granny Smith e dadini di amaretti morbidi sardi.

Kaki age fusion
Questo è nato solo dalla mia gola, perché amo il dolce con il salato e l’idea di utilizzare del freschissimo primo sale in frittura mi ha incuriosito parecchio. Così ho abbinato delle albicocche e pere abate a dell’ottimo primo sale vaccino. Sono nate delle frittelle deliziose e golose, grazie anche al fatto che il primo sale, come avevo immaginato, non si è sciolto ma ha mantenuto una consistenza morbida e cremosa all’interno della frittella.
Come dicevo anticipatamente, non ho preparato salse.
Ho spolverato il Kaki Age salato con dei fiocchi di sale nero di Cipro, intenso e aromatico.
Per il Kaki Age dolce, ho semplicemente spolverato dello zucchero a velo sulla frittella nella migliore tradizione popolare italiana.
Per il Kaki Age fusion, ho irrorato la frittella di miele di castagno molisano.
Ecco le quantità:
Per la pastella
(koromo):
125 gr. di farina 00 a basso contenuto di glutine + qualche cucchiaio per infarinare
circa 200 ml. di acqua ghiacciatissima (ideale è lasciarla in frigo con qualche cubetto di ghiaccio fino a che si è sciolto)
1 tuorlo d'uovo.
Per la pastella di solito si usa acqua in quantità doppia della farina, ma il segreto come ci insegna Acquaviva, sta nel setacciare un paio di volte con cura la farina e versarla in un contenitore trasparente, quindi disporre il tuorlo in un uguale recipiente e versarvi sopra tanta acqua ghiacciata quanta ne serve per raggiungere lo stesso livello della farina. La vera dose dell'acqua dipende dalla dimensione del tuorlo, quindi per c.ca 125 gr. di farina si avrà bisogno di c.ca180 ml. di acqua ghiacciata. Sbattere l'uovo con l'acqua (possibilmente con un paio di bacchette di bambù) e quando è ben amalgamato unirvi  in un solo colpo la farina setacciata.
Mescolare lentamente e per poco tempo per non rendere collosa la pastella e non facendo caso se   restano dei grumi. Io ho preparato la pastella e tenuta in frigo mentre preparavo gli ingredienti per le frittelle, quindi ha riposato circa un'ora. 
Per la Kaki Age salata:
-         4 fiori di zucca
-         10 acciughe freschissime
-         una piccola scamorza secca (c.ca 100 gr)
 Per la Kaki Age dolce
-         1 pesca non troppo dura
-         1 mela Ganny Smith
-         2 amaretti morbidi sardi

 Per la Kaki Age Fusion
-         4 albicocche
-         1 pera Abate
-         150 gr di primo sale
 I procedimenti li sapete: ridurre tutti gli ingredienti in piccoli pezzi, dadini o julienne come più preferite. Io ho fatto dei pezzi non troppo piccoli perché desideravo che all’interno della frittella si percepissero chiaramente tutti i sapori.
Ho cominciato a friggere con la Kaki age dolce, utilizzando dell’olio di arachidi nella antica padella di ferro della mia nonna Gina. Una padella che ho ereditato da mia madre che adesso avrà probabilmente più di 80 anni. Avete presente quelle padelle a bordi alti con i manici verticali in cui si infila il cesto per la frittura e che si può sollevare appoggiandolo sui manici per sgocciolare l’olio in eccesso? Si trovano ancora in giro ma questa è veramente antica e non ha mai conosciuto l’acqua. Una volta svuotata dell’olio utilizzato, va asciugata accuratamente con la carta e riposta. Io l’adoro, ogni volta che la uso faccio un viaggio nel tempo, ed il fritto esce perfetto!
Dopo le frittelle dolci, è stata la volta della Fusion, per poi finire con quella salata.
E’ stato un lavoro lungo e impegnativo. Ho assaggiato ovviamente le frittelle caldissime ma la necessità di fotografare non mi ha permesso di godermi il pranzo nei tempi canonici. Non ho avuto ospiti con cui condividere queste delizie; mia figlia mi ha aiutato nel “duro” lavoro di consumazione.
Posso solo dire che mi ha molto gratificato preparare questo piatto e sono certa che potrò riproporlo in altre versioni molto presto. Grazie Acquaviva e grazie alle ragazze dell’MTC che con questo gioco ci fanno sempre emozionare (e molto divertire). 

Naturalmente, per chi non avesse ancora capito, con questo post sono orgogliosa di partecipare all'MTC di giugno. 

giovedì 23 giugno 2011

Cuoricini di maizena e cioccolata Caniparoli: una love story

Love story theme - F. Lai
Ve lo ricordate Love Story? Ci sono incappata proprio due sere fa mentre mio marito ed io facevamo zapping su Sky e mestamente commentavamo il palinsesto della serata. Perchè poi siamo voluti restare lì e riguardare un film di cui si sa ogni cosa specialmente il finale - e non è che dopo 20 anni questo cambia lasciandoci il cuore allegro, no, finisce esattamente come ricordavo, con Jenny morta e Oliver su quella panchina al freddo e al gelo - questo solo Dio lo sa! Ebbene, ce lo siamo visto tutto, con tanto di musica struggente di Francis Lai (che vinse l'Oscar), e che io personalmente trovo quasi insopportabile (da ragazzina mi regalarono un carillon e tutte le volte che lo aprivo, mi veniva in mente 'sta povera crista che muore di leucemia!). Ed incredibilmente è stato come se lo vedessi per la prima volta. Questi due attori sostenuti dalla bellezza sfacciata ed invincibile della giovinezza, in particolare la Ely McGraw (ma ha fatto altri film oltre questo?) così intelligente, matura e fragile fin dal primo fotogramma, erano commoventi nella loro complicità. E' una storia d'amore troppo perfetta per durare tutto il film, viene da pensarlo dopo la prima mezz'ora, e infatti... Neanche la neve ed il freddo che notoriamente sono elementi di tristezza e cattivi presagi in molte storie, un genitore duro come un tavolo di legno massello ed insensibile quanto basta per auspicarsi al più presto una rottura familiare definitiva, riescono a sfuocare la luce di amore totalizzante di cui sono vestiti i due protagonisti. La malattia e conseguente morte di Jenny arrivano veloci, in neanche 10 minuti di film. Oliver probabilmente non ha il tempo di realizzarlo perchè non versa una lacrima, e quando riceve la notizia dal dottore, resta impassibile come se gli avessero appena comunicato che la moglie deve togliersi le tonsille. In questo, credo che la pecca stia nella sceneggiatura e nella minima plasticità del bel viso di Ryan O'Neal. In ogni caso ho provato tenerezza. Una tenerezza struggente nel pensare a come questo film abbia fatto piangere milioni di persone e come altrettanti milioni si siano identificati ed abbiamo sognato una storia d'amore assoluta come quella di Jenny e Oliver. Che ne dite, forse i nostri adolescenti potrebbero mettere da parte Moccia per un paio d'ore e regalarsi almeno una volta nella vita  la visione di questo film?
Io vi regalo invece dei deliziosi cuoricini di maizena ripieni di cioccolata spalmabile Caniparoli. Se vi capita di passare da Lucca, non dimenticate una sosta nella bottega di questa formidabile cioccolateria artigianale, situata proprio su una delle strade principali della città, Via S. Paolino. Un luogo di paradiso, come sempre è la dove si fanno le cose con l'arte di un tempo e la passione sconfinata per un prodotto.
Questi biscottini sono altamente friabili e vanno maneggiati con cura, lasciandoli raffreddare ben bene prima di accoppiarli. Ecco gli ingredienti:
Per una 40na di sandwichini a cuore
- 200 gr di burro 
- 200 gr di farina
- 300 gr di maizena
- 1/2 cucchiaino di bicarbonato
- 1 cucchiaino di lievito
- 150 gr di zucchero
- 3 tuorli
- 1 cucchiaio di cognac
- 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
- 1 cucchiaio di scorza grattuggiata di limone
- crema di cioccolata Caniparoli alla nocciola per il ripieno
- amaretti sbriciolati 
Setacciare le farine e mescolarle insieme al bicarbonato e al lievito.
Montare il burro a temperatura ambiente con lo zucchero e aggiungere uno alla volta solo quando ben amalgamati, i tuorli. Quindi aggiungere il cognac e l'estratto di vaniglia continuando a montare.
Incorporare gli ingredienti secchi a poco a poco con una spatola dall'alto in basso, delicatamente fino ad ottenere una massa omogenea. Lasciare riposare in frigo coperta con una pellicola per almeno 1 ora.
Accendere il forno a 180°
Stendere la pasta con delicatezza su una superficie infarinata per uno spessore di 1/2 cm e tagliare con la forma preferita. Mettere su una piastra coperta con carta da forno e cuocere per c.ca 15 min. Quando cominciano a dorare, togliere dal forno e lasciare raffreddare prima di muoverli (tendono a sbriciolarsi da caldi). Una volta freddi, preparate in vostri sandwiches con la cioccolata o con il ripieno preferito e ruotate i bordi in un piattino dove avrete posto gli amaretti sbriciolati per raccoglierne la granella. Se avete un goloso in casa, non li lasciate in giro. 


lunedì 20 giugno 2011

Spaghetti blues, ovvero il ritorno a casa

Ma che bontà - Mina
Stagione di partenze, fughe, ritiri in luoghi ameni, meritato riposo. 
Stagione di sbandati eserciti di orfani del carboidrato, di disperati ricercatori di trattorie italiane ai margini del deserto del Kalahari, di sperimentatori fallimentari dello street food nella periferia di Calcutta. Gli italiani lo fanno meglio di tutti: il lamento sul cibo è argomento di delirante conversazione dal ritorno dalle vacanze. Nella mia lunga e paziente precedente vita di accompagnatrice di gruppi, ho potuto constatare che tutto ciò che Severgnini racconta  sugli italiani in viaggio nei suoi spassosissimi libri, non solo è vero, ma spesso sottovalutato. Lo sappiamo benissimo noi foodblogger, che spesso decidiamo una destinazione sollevate dall'onda dell'emozione gastronomica. Siamo con tutta probabilità una delle poche "catogorie" di persone che non si spaventa di fronte a sapori misteriosi, piatti dal nome impronunciabile o localini "sordi", sbucati dietro l'angolo più improbabile del paesino più sconosciuto. Noi proviamo tutto ciò che sconfinfera la curiosità del nostro palato e non cataloghiamo i paesi tra "qui si mangia male" e "qui si mangia bene". 

La mia tristezza più grande è sentirmi dire dal cliente che si crede cosmopolita, che in Francia si mangia irrimediabilmente male, che in Inghilterra a parte il fish and chips uno potrebbe morire di fame, che in Grecia ti danno solo formaggio di capra e cipolle, che in Austria e Germania puoi chiedere solamente patate e salsicce, e così via andando verso la fiera dei luoghi comuni. Con questa gente non si combatte. Potete pur star tranquille che coloro che usano questi termini, sono quelli che all'estero vanno a finire nel peggior ristorante italiano nel raggio di 100 km e oltre a non averci capito nulla sul verbo "viaggiare", lasciano la metà del loro budget cercando di mangiare come a casa loro. 
In ogni caso, voglio confessarvi che di ritorno da un lungo viaggio itinerante o dall'intenso week end in qualche capitale, io ho il mio rito di rientro. Per sentirmi nuovamente a casa, mi preparo un bel piatto di spaghetti con semplice olio extra vergine e abbondante parmigiano. Questo piatto mi riconcilia con il mondo ed è il perfetto rientro a casina. 
Qual'è il vostro piatto welcome home? In attesa delle vostre risposte, vi lascio con la ricetta di questi deliziosi Spaghetti con fiori di zucca, zucchine e salmone, all'insegna della leggerezza. 
Ingredienti per 2 persone:
- 4 fiori di zucca
- 4 pomodorini piccadilli
- 1 bella zucchina fiore
- 200 gr di filetto salmone fresco
- 1 acciuga
- 1 spicchio d'aglio
- 190 gr di spaghetti Garofalo nr 9
- Olio extravergine (io ho usato quello ligure di Imperia)
- Qualche fogliolina di basilico
- Sale q.b.
Mettete l'acqua a bollire. Nel frattempo pulite i fiori di zucca eliminando il pistillo e la parte spinosa con un coltellino, quindi lavateli facendo scorrere l'acqua all'interno. Asciugateli con lo scottex e tagliateli a strisce non troppo sottili. Pulite e tagliate la zucchina a nastro con il pelapatate. Buttate i pomodorini per qualche secondo nell'acqua bollente quindi toglieteli ed eliminate la buccia. Tagliateli a metà, svuotateli dei semi e ricavate dei petali. Versate l'olio in una padella saltapasta con lo spicchio d'aglio ed il filetto ci acciuga. Scaldate l'olio e fate sciogliere il filetto, quindi buttate i fiori e la zucchina facendoli saltare ma mantenendoli croccanti. Togliete le verdure dalla padella lasciando il sughetto, quindi buttate il salmone tagliato a tocchetti. Fate cuocere per c.ca 5 minuti e salate. Spegnete quindi aggiungete le verdure ed i petali di pomodoro. Fate cuocere gli spaghetti al dente, quindi scolateli e buttateli nel saltapasta con le verdure. Aggiungete un mestolino di acqua di cottura, fate insaporire bene quindi servite irrorando il tutto con olio extra vergine di Imperia. Bon voyage!


P.S - Vi prego, guardatevi il video che accompagna la meravigliosa canzone di Mina, e ridete ascoltando il nostro monumento nazionale al canto. Non è portentosa?


Con questa ricetta partecipo alla raccolta del Giardino degli Aromi "Zucchine in Fuga"







venerdì 17 giugno 2011

A tango lesson: storia di una passione non troppo segreta

Gallo Ciego - O.Pugliese 
Se la conservazione del vostro spazio vitale è un argomento scottante, questo post non fa per voi. Se il contatto fisico con lo sconosciuto vi inquieta e vi intimorisce, saltate questa lettura a piè pari perché sto per raccontarvi di una passione che non tollera il distacco nè la timidezza e che può, in un istante, creare fortissima dipendenza: Tango!Dentro il mio corpo c'è uno spirito danzante che una coscienza pudica e fortemente razionale tiene imbrigliato e costretto. La musica è il pifferaio magico che tutto può. Amo ballare, è sempre stato così fin da  piccola. Non ho frequentato scuole di danza o cose simili...il mio spirito ballerino era lì, da sempre, e si è svegliato prepotentemente verso i sei anni, al primo valzer con papà in una caotica festa paesana. Nell'età della discoteca, ero forse l'unica del mio gruppo che andava a ballare solo per ballare. L'ultima a staccarsi dalla pista. Le tarantolate mi fanno un baffo! Il mio piedino si muove sempre di vita propria con la musica giusta e lo spirito si lancia quando nessuno vede. Questo fuoco che sonnecchia e veglia, odia però i balli di gruppo, le schiere di soldatini che ripetono i passi in trance come si ripete una lezione. Odia la costrizione e ama la sorpresa, l'invenzione. Dopo un'estenuante operazione a "goccia cinese", lo scorso anno sono riuscita a convincere mio marito ad iscriverci ad una scuola di tango argentino.
Fin dalla prima lezione mi sono innamorata senza rimedio del Tango. Sarà stato per gli insegnanti bravissimi, sarà stato perchè probabilmente questo tarlo mi vagava nella testa da anni ormai, ma  per mesi ho atteso il martedì sera solo per poter andare a lezione ed allacciarmi nell'abbraccio con mio marito per ballare. Il tango argentino è un ballo meraviglioso e terribilmente complesso. E la sua complessità non sta nell'imparare movimenti o coreografie (che in questa danza NON ESISTONO) ma nell'entrare in profonda comunione con il proprio partner. Il tango è una metafora della vita: l'uomo fa l'uomo e la donna si affida a lui. L'uomo conduce e la donna ascolta le sue indicazioni non senza intervenire con il proprio carattere. E' un dualismo intenso sostenuto dalla fiducia reciproca e dall'ascolto del linguaggio del corpo. Si può ballare solo se ci si abbandona all'altro e questo aspetto è fortemente terapeutico. Succede che molte coppie finiscono per litigare perchè in genere la donna è sostenuta da mania di controllo e spesso tende a voler suggerire al partner come ballare. Ma il tango è finalmente un ballo libero che nasce esclusivamente dall'ispirazione che arriva dalla musica, e che il ballerino interpreta insieme alla sua dama. E la musica è la vera protagonista come sempre. Perchè dico questo. 
Dimenticate per una volta tutto quello che avete visto in televisione. Il tango non è quello propinato da "Ballando con le stelle" o esibizioni spettacolari che si vedono in giro. Non sono gambe in aria, lanci vorticosi, spaccate e casqué repentini. Il vero tango argentino vuole i piedi per terra perchè nel tango argentino si cammina e sul cammino si disegna la musica. L'emozione più grande che ho avuto nel guardare la prima esibizione dei miei maestri in milonga è stato realizzare che questi due meravigliosi ragazzi allacciati con complicità, altro non facevano che raccontare la musica. Non erano voleo, nè ochos, nè spettacolizzazione: era il racconto di una melodia e nei loro movimenti dipingevano le note, le frasi già scritte da grandi musicisti. Tutto questo mi ha talmente affascinata che il tango è entrato nella mia vita come un terremoto. Nessuna di voi è una tango addicted? Ditemelo. Parlerò ancora di lui perchè c'è tanto da dire. Ma oggi mi sono dilungata già troppo. Vi regalo però un video stupendo: la qualità dell'immagine non è fantastica perchè la ripresa è amatoriale, ma potrete capire cosa intendevo con "dipingere la musica". Osservate questi due ballerini, ammiratene la grazia, abbandonatevi all'ascolto del tango e vedrete come il movimento non possa prescindere dalla musica. Emozionatevi con me. 
Perchè una Crostata di piselli e Taleggio con questo post? Perchè (e provatelo  è garantito) questa coppia ha un'intesa perfetta, come quella di due ballerini di tango. Equilibrata e decisa, accontenta chi ama delicatezza e sapore. 
Eccovi la ricetta per uno stampo da 22 cm.
Ingredienti:
Per la frolla salata:
- 250 gr di farina
- 125 gr d1 burro salato
- 1 uovo
- acqua fredda q.b.
Per il ripieno:
- 500 gr di piselli freschi
- 400 gr di taleggio
- 1 uovo
- 2 cipollotti
- 1 filetto di acciuga sott'olio
- 1 dl di latte
- erba cipollina
- olio evo
- sale pepe q.b.
- un tuorlo
Preparate la vostra frolla salata come qui e mettetela a riposare in frigo per un'ora.  
Preparate il ripieno: tagliate il taleggio a cubetti e frullatelo con l'uovo ed il latte. 
Tagliate a fettine sottili i cipollotti, fateli passire con il filetto di acciuga ed un filo d'olio evo e cuocete i piselli aggiungendo se necessario delle mestolatine di brodo. Una volta cotti, lasciateli raffreddare quindi versateli nella crema di Taleggio e mischiate. Tagliate con una forbice l'erba cipollina ed unitela al composto. Salate e pepate. 
Foderate il vostro stampo con la frolla stesa ad 1/2 cm. Bucherellatela e versateci la crema con i piselli. Con gli avanzi della pasta, fate delle losanghe o decorate come più preferite. Spennellate con il tuorlo e mettete in forno a 180°C per c.ca 50 minuti. Servite tiepida. 

lunedì 13 giugno 2011

Una sfida dispettosa: il gioco del vice-versa!

Canone in re Maggiore - Pachelbel
Per coloro che non fossero informati, da qualche settimana sto partecipando al primo “Reality contest” della blogosfera, organizzato e promosso dalle bimbe di Naso da Tartufo. Il gioco, che vede noi partecipanti suddivisi in squadre il cui nome è un omaggio a grandi chef internazionali, propone ogni settimana sfide al limite del possibile e gastronomicamente concepibile.
La compagine di ogni squadra viene via via decimata con il progredire delle prove e delle settimane, fino al “ne resterà soltanto uno” nel segno della migliore tradizione Ramsaeyana.
Siamo già alla terza prova e personalmente sento vicina l’eliminazione visto l’esito delle mie prime prove e che vede la nostra squadra “Pierre Hermes” all’ultimo posto della classifica, già pesantemente provata dalle prime eliminazioni.
Per questa nuova sfida, Benedetta e Martina ci hanno colpito a tradimento chiedendo ad ognuno il proprio cavallo di battaglia culinario. Fiduciose nel immaginare di poter eseguire il proprio piatto del cuore, tutte le partecipati si sono sbilanciate su piatti elaborati e importanti per poi sentirsi annunciare che la sfida di questa nuova prova sarà realizzare il proprio cavallo di battaglia “allo specchio”, cioè nella versione opposta di quello che è. In breve, se il vs. piatto di battaglia è la pizza margherita, dovrete realizzarla in versione dolce, come se fosse un dessert non snaturando completamente il piatto e far si che visivamente sia il più simile possibile alla versione originale. Se invece è un budino, boh, spero che nessuno abbia quest’incombenza.
Io mi sono vista assegnare d’ufficio la prova perché a causa dei capricci di blogger non sono riuscita a comunicare in tempo il mio cavallo di battaglia (e non so se questo sia stato un bene o un male in ogni caso non vi dirò neanche sotto tortura qual è il mio piatto del cuore). Così ho dovuto preparare dei biscotti.
Biscotti! Un tipo qualsiasi, quelli che amo preparare, quelli che preferisco. Si, però salati!


Frollini al burro salato con chèvre e confettura di cipolle di Tropea. 
Il tutto parte dalla mia passione per le frolle ripiene di marmellata che faccio spesso e che spesso regalo perché sono così carine da vedere. Sono biscotti semplici e schietti ma deliziosi quando la vostra frolla è ben fatta. Se poi usate una marmellata fatta in casa, diventano dei piccoli pezzi di pasticceria.
Così ho pensato di prendere come punto di partenza per la mia sfida, questo biscotto che potete vedere qui nella versione originale e la cui ricetta è la seguente:
- 300 gr farina
- 80 gr. zucchero
- 125 gr di burro
- 1 uovo
- 1 pizzico di sale
- Marmellata di albicocche q.b.
Lavorare il burro tagliato a tocchetti con la farina ed il pizzico di sale, fino ad ottenere un composto granuloso. Aggiungere l'uovo e ricavare una palla che dovrà essere messa a riposare in frigo per almeno un'ora. Stendere la vostra frolla in una sfoglia di  1/2 cm e tagliare con la vostra formina preferita, ricordandovi di fare un foro sulla frolla che coprià il vostro sandwich-biscotto. Cuocere per 15 minuti a 180°C. Togliere dal forno e fare raffreddare quindi assemblare i frollini farcendoli con la marmellata e a piacere spolverare con zucchero a velo.
Come renderlo salato senza usare il sale e conseguentemente mangiabile, questo è un altro discorso.
Facendo la spesa nel supermercato mi si è accesa la lampadina al banco delle verdure, di fronte a delle belle cipolle di Tropea. Mi è tornata alla mente una composta di cipolle che assaggiai una volta in un caseificio a Pienza, durante la degustazione di diverse stagionature di pecorino. Trovai questa alternativa al miele così deliziosa e perfetta che mi rimase impressa per molto tempo. Così, perché non preparare una composta di cipolla da abbinare al mio follino e farcirlo con un morbido e freschissimo chèvre? A risultato finale, la confettura di cipolle assomiglia moltissimo alla marmellata di albicocche che in genere uso per i miei frollini. 
Per il frollino, ho usato dell’ottimo burro salato che ha dato sapidità alla frolla senza aggredirla.
Ho pensato di proporre questi biscottini salati come aperitivo per la cena insieme ai miei suoceri ed ai miei genitori di questo sabato ed ho osservato con occhio attento le reazioni dei commensali: mio marito ha approvato con la riserva di aggiungere maggiore chèvre al ripieno. Mio padre ha esordito dicendo che non aveva voglia di biscotti prima di cena ed io ho insistito di assaggiare con un solo boccone il “biscottino”, al che, faccia circospetta, ciglio alzato, masticazione lenta e un sorrisetto sornione: che ci hai messo? E’ buono! Mia mamma ha arricciato un po’ il naso ma ha comunque approvato l’esperimento. Mia suocera si è finita il vassoio ed ha dichiarato: da rifare!
Penso quindi, in primo grado, di aver superato la prova. Adesso vediamo cosa diranno le Nasette ed i giudici incaricati. Ecco la ricetta.
Ingredienti per c.ca 20 biscottini salati.
Per la frolla salata:
-         250 gr di farina 00
-         125 gr di burro salato
-         1 uovo medio
-         uno o due cucchiai di acqua fredda (se necessario)
Per la confettura di cipolle
-         4 cipolle di Tropea di media grandezza
-         100 gr di zucchero di canna
-         100 gr di zucchero bianco
-         200 ml di acqua
Per il ripieno
-         200 gr di formaggio chèvre o se preferite robiolina di capra o similare
Lavorate velocemente con le dita, il burro tagliato a pezzetti con la farina fino ad ottobrere un composto granuloso. Aggiungere l’uovo ed impastare velocemente fino ad ottenere una palla. Se fosse necessario, aggiungere uno o due cucchiai di acqua fredda. Avvolgere nella pellicola e mettere in frigo per almeno un’ora.
Pulire e tagliare finemente le vostre cipolle e metterele in un pentolino antiaderente insieme allo zucchero ed all’acqua e fate cuocere a fuoco lento per c.ca un’ora mescolando ogni 10 minuti fino a che la marmellata avrà raggiunto un colore caramello ed una consistenza spalmabile.
Stendete la pasta in una sfoglia di ½ cm. quindi tagliate i vostri frollini nella forma che preferite, ricavando un buco nel frollino di copertura. Fate cuocere in forno pre-riscaladato a 180°C per 15 min, fino a che non saranno leggermente dorati. Raffreddateli e farciteli con lo chèvre. All’interno del foro sulla frolla, mettete un piccolo quantitativo di composta di cipolla. Servite con spumante secco o un Franciacorta come aperitivo.


Con questo post partecipo alla terza sfida del Constest Naso da Tartufo e al gioco di Fausta Ricette allo Specchio 


Ecco i miei compagni di squadra 

venerdì 10 giugno 2011

Toscana povera e golosa: la frittata con gli zoccoli.

Country Roads - J. Denver                                                                                                  
Nella mia valigia culinaria, la Toscana, mia terra di adozione, è entrata in punta di piedi piuttosto tardi. Potrei dire che mi sono avvicinata a lei con reverenziale rispetto perché tutto quello che so a livello gastronomico sulla “mia” regione, è stato acquisito per curiosità ed interesse personale e non attraverso la condivisione familiare o la trasmissione orale da parte di mamme, nonne, zie o amici vari.
Nessuno della mia famiglia così come quella di mio marito hanno origini toscane, tranne mia figlia che è nata a Siena e qui sta crescendo, e che spero assorba molto di questa meravigliosa terra.
Così in casa mia hanno fatto l’apparizione piatti come la ribollita, i pici, la panzanella o il condito, le pappardelle e la cacciagione, la bistecca chianina, la pappa col pomodoro  e via dicendo solamente dopo il mio matrimonio, quando ho avuto finalmente una cucina tutta per me. La ricerca di ricette fedeli alla tradizione e il pungolo di un marito particolarmente vocato all’assaggio, mi hanno aiutato ed incoraggiato a cimentarmi in piatti per me fino ad allora sconosciuti ma assolutamente deliziosi come questa “frittata con gli zoccoli”.
Generalmente la preparo come aperitivo e la servo come finger food insieme ad olive, dadini di pecorino di Pienza e se disponibile un’ottima flute di Spumante di Vernaccia di S. Gimignano (fantastico quello della Fattoria Cusona). In verità questo è un piatto molto antico ed arriva dalla tradizione contadina toscana, dove il riciclo e la necessità di sfamare famiglie numerose con minimi ingredienti era all’ordine del giorno. La ricetta originaria è assolutamente basic e vuole uova fresche e pancetta tirata, tagliata in una sola fetta e ridotta a dadini (ecco gli zoccoli), ma io mi sono lasciata tentare da una rivisitazione in cui aggiungo parmigiano e pan grattato trasformando questa deliziosa e ricca frittata in un tortino appetitoso da servire tagliato a losanghe.
Ingredienti per una frittata di 24 cm di diametro:
-         5 uova
-         100 gr. di pangrattato
-         100 gr. di parmigiano (o pecorino stagionato se vi piace)
-         200 gr. di pancetta in una sola fetta
-         Prezzemolo
-         2 cucchiai di latte
-         olio evo
-         sale, pepe q.b

Tagliate la pancetta in dadini e mettetela in una padella anti-aderente senz’olio. Cuocetela fino a diventare croccante e toglietela dalla padella. Sbattete le uova con tutti gli ingredienti quindi aggiungete un filo di olio evo al fondo della pancetta, scaldate e versate il composto di uova a cui avrete già aggiunto i vostri “zoccoli” raffreddati. Cuocete bene da entrambi i lati e togliete dal fuoco. Tagliate il tortino a losanghe e servitelo come più gradite.


lunedì 6 giugno 2011

Un weekend di emozioni.

Cry me a river - Ella Fitzgerald
Che emozioni, che lucciconi, che groppi alla gola. Per natura non sono mai stata una persona frignona, il che non vuol dire che io sia insensibile, tutt'altro. Ma ho delle lacrime una sorta di atavico pudore e mi imbarazzo di fronte alle lacrime altrui, figuriamoci per le mie. Io sono quella che al buio, di fronte ad un film lacrimevole, pur di non tirar su col naso e dare segno della frignata incombente, trattiene il fiato e rischia di soffocare. Difficilmente piango, ma da quando sono madre mi succede che le cose più insulse, quelle che prima mai e poi mai mi avrebbero mossa alle lacrime, adesso spalancano le cataratte e mi turbano inverosimilmente. Una delle cose che con più facilità riesce a chiudermi la gola e a fare tremare la palpebra sono i bambini e la musica. Quando poi ci sono le due cose insieme, la frignata è assicurata. Allora immaginatemi alla comunione di mia figlia ed al suo ingresso in chiesa con tutti i suoi amichetti, in fila due a due con le manine giunte e il faccino pallido tra l'imbarazzato e l'emozionato...Ecco, già lì avevo il blob all'altezza del pomo d'Adamo che saltellava su e giù, e due spilli che premevano dietro la palpebra. Ma io, stoica, che resisto e sorrido e respiro profondamente fino a che non ripristino la tranquillità. Ce l'ho fatta, penso, e continuo a godermi la messa. Alla preghiera dei fedeli, estratta a sorte per la lettura, mi arrotolo sulle prime parole...arghhh...ma poi arrivo in fondo e riprendo il mio posto. Alla comunione, il fiume in piena che fino ad allora, con una diga incerta e franosa ho trattenuto, si libera e le lacrime mi escono a fiumi. Mi copro, intorno a me sembrano tutti con un aplomb perfetto, ma io non trattengo i singhiozzi. Solo il pensiero del mascara che si scioglie e mi trasforma nella mamma del panda, mi impedisce dal lasciarmi andare completamente. Non so bene cosa sia successo,ma è stato più forte di me. La sensazione di stupidità se n'è andata completamente quando, voltandomi verso mio marito alla mia sinistra, ho visto tremare sulle sue lunghe ciglia, una lacrima solitaria....

Sabato pomeriggio, per tutto il parentado ed amici, ho preparato un rinfresco a buffet in terrazza e fortunatamente il tempo ci ha voluto bene perchè non ha piovuto come invece sta facendo ogni pomeriggio che si rispetti. Ho cominciato a cucinare il giorno prima e sul tavolo c'era il meglio della tradizione italiana ovvero piatti che io adoro che sono facili da preparare: dal gateau di patate, alla parmigiana di zucchine, passando poi per frittata di spaghetti, crostata di piselli e taleggio, una torta rustica in pasta fillo con bietole ricotta e feta, la toscanissima panzanella, crostate varie e chili di fantastiche ciliegie nostrali, una cui parte è finita in questa crostata di ricotta, di cui desidero darvi la ricetta. Ho tratto ispirazione dalla ricetta sul numero di Maggio della Cucina del Corriere, e l'ho leggermente modificata. 
Ingredienti per una teglia di 24 cm:
Per la frolla:
- 220 gr di farina
- 125 gr di burro
- 70 gr di zucchero a velo
- 1 uovo
- un pizzico di sale 
Per il ripieno:
- 350 gr di ciliegie sode
- 50 gr di zucchero
- 1dl di acqua
- un cucchiaio di maraschino
- 350 gr di ricotta vaccina freschissima
- 50 gr di zucchero a velo 
Preparate la frolla lavorando velocemente con le dita (o con il vostro robot - io ho usato il Kitchen perchè era molto caldo e la frolla si è fatta in un attimo) la farina mischiata con lo zucchero e sale, ed il burro freddo a pezzetti, quindi una volta ridotto il tutto in un composto granuloso, aggiungere l'uovo e amalgamare velocemente fino ad ottenere una palla che avvolgerete nella pellicola e farete riposare un frigo almeno un'ora. 
Denocciolate le ciliegie e mettetele in un pentolino con acqua, lo zucchero ed il maraschino e portatele ad ebollizione. Fate bollire almeno dieci minuti fino a quando non otterrete uno sciroppo e la frutta non sia  troppo cotta. Scolate le ciliegie e fatele raffreddare. Conservate lo sciroppo. Setacciate la ricotta e aggiungete lo zucchero a velo. Mischiate bene fino ad ottenere un composto cremoso quindi aggiungete le ciliegie. 
Nel frattempo avrete cotto la vostra frolla in bianco, foderando la teglia e coprendola con l'alluminio e legumi secchi, a 180 gr per c.ca 25/30 minuti. Una volta fredda riempite il guscio con il vs. composto di ricotta e completate la decorazione con ciliegie fresche e lo sciroppo al maraschino ottenuto. Servite fredda ed emozionatevi! Un bacio. 


Con questo post partecipo al Contest Una tira l'altra di Zampette in pasta 

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