lunedì 29 agosto 2011

Cake con farina di riso agli agrumi e il destino di Cio Cio San

Madama Butterfly - Coro a bocca chiusa - G. Puccini
Mi sono resa conto solo adesso che in questi quasi 8 mesi di bloggitudine non ho mai parlato di una persona molto speciale nella mia vita. Si tratta della mia sorellina Alessandra, meglio detta "Jaia" da piccola o "Dinda" nel crescere, e adesso "Zia Luciana" da mia figlia, secondo un gioco scherzoso e un po' presa di giro che utilizza il suo secondo nome da lei non molto amato. Mia sorella ed io abbiamo 11 mesi di differenza. Appena sposata, mia madre si disperava perché non arrivavano bambini. Poi circa un paio di anni dopo sono nata seguita a ruota da lei: a quel punto mia madre sì che si disperava, con il timore che da quel momento in poi sarebbero arrivati bambini a ritrecine! In realtà poi si è fermata a due, con due figlie quasi coetanee (bastava che mia sorella nascesse il 31 dicembre invece che il 2 gennaio, ed oggi avremmo la stessa età!). Ma lei per me è sempre stata "la mia sorellina" e probabilmente sempre lo sarà. Non le ho mai palesemente detto quanto io di lei sia orgogliosa e quanto l'ammiri per le cose che fa. In particolare per non avere abbandonato una passione, quella del canto, con cui sta avendo grandi gioie, la prima delle quali è quella di essere entrata a far parte del coro del Festival Pucciniano di Torre del Lago dopo una dura selezione. Ha cominciato a studiare canto relativamente tardi e si è sacrificata tantissimo, tra momenti di sconforto che l'hanno quasi portata a smettere. Eppure da buon Capricorno testa dura, ce l'ha fatta ed io non posso che ammirarla fosse solo per questo. Sentirla cantare è sempre un momento di enorme emozione per me, che razionalmente non riesco a spiegarmi dove nasconda quel vocione uscendo da un corpicino minuto come il suo. Non è facile celare l'emozione. Le uniche lacrime che ho versato al mio matrimonio, sono state quando l' ho sentita cantare "The sound of music" al termine della messa.  
Ogni estate ho la fortuna di andare ad ascoltare almeno una rappresentazione della vasta produzione Pucciniana a Torre del Lago e grazie a lei, che mi racconta le magagne, le curiosità e i pettegolezzi che ruotano intorno alla messa in scena, mi godo come non mai lo spettacolo. Quest'anno in particolare, è stata rappresentata una nuova edizione della Madama Butterfly, con la presenza di costumi originali giapponesi e solisti provenienti dal Sol Levante, in una scenografia incantata fatta di cieli azzurri e fiori di ciliegio. Ho rubato una piccola foto di lei, che trovo bellissima, in un momento di relax dietro le quinte. 
Madama Butterfly è un'opera che molte di voi conosceranno, in particolare per la triste fine che fa la protagonista. In verità, tra le molte figure femminili della produzione Pucciniana, questa giapponesina è quella che forse amo meno proprio per il drammatico destino a cui si piega: quello di togliersi la vita per il disonore di essere stata abbandonata dall'uomo che ha amato e ritrovarsi sola e ragazza madre. Non è una cosa totalmente anacronistica? Ogni volta mi aspetto che cambi il finale, invece questa povera crista sarà costretta a fare harakiri per l'eternità. 

mercoledì 24 agosto 2011

Francis "Blue Eyes" e piccoli gattò estivi my way.

My Way - F. Sinatra 
Francis era un ragazzino secco secco e piuttosto minuto. Proprio bruttino in verità. Decisamente segaligno durante l'adolescenza ma non timido, questo no. Poteva assomigliare ad uno di quei nostri compagni di classe un po' insulsi, acneici e taciturni.  Ma avresti cambiato immediatamente idea osservandolo, perché quel ragazzino dai luminosi occhi di un blu surreale incastonati in un viso tutto pelle e ossa, era dannatamente forte, sostenuto dalla certezza che nella vita avrebbe fatto grandi cose. E fu così. Francis, per gli amici Frankie, aveva ricevuto dalla natura  un dono gigantesco e potente: la voce di un angelo. In famiglia tutti amavano la musica e lui crebbe nutrito di note, sognando all'ombra di un mito di allora come Bing Crosby, del quale conosceva a memoria tutte le canzoni. I parenti, gli amici e i conoscenti che sapevano il suo segreto, gli dicevano "Canta Frankie, canta", e lui cantava.  Ammutolendo, incantando, seducendo, e commuovendo chi aveva la fortuna di ascoltarlo. Con un simile tesoro nascosto ben bene tra le corde vocali, ma distribuito generosamente a chi gli voleva bene, Frankie prese la sua strada. Divenne un uomo affascinante e potente e la sua voce, che lui non smise mai di trattare come si tratta un gioiello o una donna che si ama, grata lo portò lontano. Con le sue canzoni, fece innamorare milioni di persone. Tutt'ora che non c'è più, la magia di quello strumento divino, è ancora viva e tangibile ed ognuno di noi potrà goderne per sempre. The Voice, così finì per chiamarlo il mondo intero, adesso canta per gli angeli.  
Parlo di lui, ma non c'è bisogno che lo chiami per nome. Se qualcuno mi chiedesse "Scegli solo 10 Cd da portare con te su un'isola deserta" - Dio, sarebbe così difficile, anzi allucinante a pensarci bene - insomma, di fronte ad una domanda così assoluta ed estrema, credo che insieme a Mozart, Mina, De André, Tchaicowski, I Queen, Piazzolla e pochi altri ancora, ci sarebbe il CD dei grandi successi di The Voice. Le sue canzoni raccontano di mondi romantici, soffusi, pieni delle luci delle grandi città americane, di abiti di chiffon e balli chick to chick. Ma anche di bicchieri di whiskey e sale fumose intorno ad un tavolo da gioco, di macchine veloci, di cocktail party e ville hollywoodiane. Insomma, tutto il sogno americano è sintetizzato nella sua voce e nelle sue canzoni. Nessuno meglio lui, ha dimostrato che la voce è uno strumento musicale vero e proprio. Ha saputo usarla in maniera totale raggiungendo vertici di difficoltà tecnica che solo i veri cantanti potranno ammettere, senza mostrare però il minimo sforzo o incertezza. I suoi fraseggi, i suoi respiri, i suoi salti di ottave sono rimasti nella mitologia della musica. Quando lo ascoltiamo, le sue note sono morbide, liquide come l'oro colato, la perfezione. Nessuno ad oggi è riuscito ad eguagliarne la bellezza. Frankie, I've got you under my skin!  
Spero che i puristi non me ne vogliano. Io adoro il gattò di patate. Lo so che è un piatto tipicamente autunno/invernale, ma a me piace tutto l'anno e non perdo occasione di prepararlo, specialmente quando ho ospiti o devo pensare ad un buffet. Mio marito e mia figlia ne vanno pazzi e nel mio congelatore ci sono sempre un paio di vaschette pronte ad essere messe in forno. Io seguo abbastanza fedelmente la ricetta tradizionale, con alcune piccole varianti, ed ecco qui che entra il Gattò my way versione estiva. Devo premettere che faccio questa ricetta ad occhio quindi la quantità degli ingredienti che elenco è puramente indicativa ed ognuno di voi potrà gestirli come meglio crede.
Ingredienti per 6 persone:
- 2 kg di patate
- 200 gr di mortadella di Bologna (al posto del salame)
- 400 gr di mozzarella
- 2 uova
- 200 gr di Parmigiano grattuggiato
- 120 gr di panna acida
- 80 gr di burro salato (più quello per imburrare)
- Un ciuffo di prezzemolo
- Una bella spolverata di noce moscata
- Sale e pepe q.b.
- Pan grattato q.b. 
Per la guarnizione:
- 200 gr di pomodorini datterini
- Origano secco
- 2 piccole mozzarelle fiordilatte
- Olio extra vergine d'oliva
- Un ciuffo di basilico fresco
- Sale grosso
Sbucciate, lavate e fate lessare in pentola a pressione le patate. Nel frattempo tagliate a striscioline sottili la mortadella, riducete a cubetti la mozzarella, grattugiate il parmigiano e sminuzzate il prezzemolo con la mezzaluna. Quando le patate saranno pronte, riducetele in purea con il passapatate e lavorate bene il composto con la frusta. Se preferite ,  per conferire una texture ancora più soffice al vostro gattò, usate il minipimer ad immersione e frullate le patate a cui avrete aggiunto il parmigiano, il burro e la panna acida. Di seguito, quando il composto sarà tiepido, aggiungete le uova, il prezzemolo, la mortadella e profumate ed insaporite il tutto con la noce moscata, il sale ed il pepe (se vi ci piace). Preparate 6 stampini monoporzione da muffin o creme caramel (meglio di metallo), imburrateli e cospargeteli di pan grattato. Con un cucchiaio prendete una quantità di composto di patata e riempite lo stampo fino a metà, facendo una piccola conca al centro in cui metterete una generosa quantità di mozzarella. Quindi coprite il tutto fino al bordo con altro composto e cospargete di pan grattato e fiocchietti di burro. Mette gli stampini su una teglia ed infornate a 180° per c.ca 40 minuti, fino a che non saranno ben gonfi e dorati in superficie. 
Mentre i gattò cuociono avrete ridotto i vostri pomodorini in dadini, conditi con olio, sale e origano profumato. Preparate un'emulsione con una decina di belle foglie di basilico e 2 o 3 cucchiai di olio evo, un pizzico di sale grosso frullati con il minipimer a immersione. Mettete le 2 mozzarelle a pezzetti dentro il bicchiere del minipimer e versate un goccio di olio evo e un pizzico di sale e frullate il tutto fino ad ottenere una crema non troppo liquida. Sfornate i vostri gattò, decorateli con i pomodorini, l'emulsione di basilico e serviteli con una quenelle di mozzarella a fianco. 

lunedì 22 agosto 2011

Il tempo delle prugne: torta allo yogurt con prugne al vino rosso.

Fever - Peggy Lee
Ci sono dei momenti in cui uno si rende conto della follia latente solo  quando ci casca dentro con tutte le scarpe. 
E' estate, tempo di gelati, sorbetti, macedonie, frutta ghiacciata e mai come in questi giorni ci rifugiamo nella freschezza per proteggerci dalla grande mano sudaticcia del solleone. Però, e io ve l'ho detto, la follia incombe ed io ieri, ci sono andata a nozze. Giornata rovente su tutta la penisola, già alle 9.00 in casa mia 27 gradi di calore se ne stavano sbracati sul divano e gironzolavano svogliati per le stanze. 
Non ho trovato idea migliore che accendere il forno per preparare un dolce. Non ce l'ho fatta davvero a resistere. Desideravo da tempo preparate questa torta morbidissima, profumata e particolare e ieri non ce l'ho fatta più. Mi sono chiusa in cucina e ho sistemato in bella fila tutti gli ingredienti sul tavolo, ho allestito il mio Titti (il Kitchen giallo canarino) e via. Purtroppo, nello stesso momento il forno contribuiva a riscaldare l'atmosfera in tutti i sensi. Mio marito ha chiuso la porta scorrevole che separa la cucina dal salotto a mo' di taglia fiamme e nell'unico momento in cui ha osato affacciarsi mi ha lanciato lì un "tu sei da ricovero", mentre io in mutande e canottiera continuavo concentrata il mio lavoro.  A cottura ultimata, in cucina c'erano circa 38 gradi che battevano la temperatura esterna di un palmo. Sono uscita vincente con il mio trofeo per farlo raffreddare in terrazza. Il profumo meraviglioso ha messo a tacere la mia coscienza: ebbene si, sarò pure matta, ma che soddisfazione! 

Ho trovato questa ricetta su un piccolo libro acquistato di recente, "Torte e biscotti" della Food editore, ed ho voluto testarne immediatamente l'affidabilità. Questo dolce, semplice e fragrante vede la sua ricca dolcezza armonizzata dall'acidità e freschezza delle prugne rosse. 
Ecco la ricettina per 8 persone:
- 280 gr. di farina bianca 00 (io ho usato una miscela di farina e amido)
- 5 uova
- 180 gr di burro
- 250 gr di yogurt (io ho usato 170 gr di yogurt greco e 80 gr di panna acida)
- 250 gr di zucchero
- 2 limoni non trattati
- 1 bustina di lievito
- un pizzico di sale
- 4 prugne rosse 
- 2 bicchieri di vino rosso (ottimo il Lambrusco o un vino leggermente abboccato)
- 3 cucchiai di zucchero
- 1 anice stellato
Portate a ebollizione il vino con lo zucchero e l'anice, facendolo restringere quindi immergetevi le prugne tagliate a spicchi non troppo piccoli. Fate riposare 30 minuti.
Montate il burro ammorbidito e lo zucchero con la foglia fino ad ottenere una crema spumosa bianca e leggera, quindi aggiungete i tuorli 1 alla volta. Non aggiungete il successivo fino a che il precedente non sarà ben amalgamato. Al termine aggiungete lo yogurt (nel mio caso anche la panna acida) e mescolate bene profumando il tutto con la scorza grattugiata dei due limoni. Setacciate la farina con il lievito ed aggiungetela in tre tempi, mescolando il tutto con cura. Per ultimo, montate gli albumi a neve ben ferma ed amalgamateli al composto mescolando dal basso verso l'alto con una spatola. 
Preparate uno stampo a cerniera di 26 cm. foderato con carta da forno e versate il composto. Ponete i vostri spicchi di susina ben sgocciolati sulla cima della torta con la buccia in basso e il vertice in alto, cercando di creare una raggiera fino al centro. Non li immergete nel composto: verranno inglobati dal dolce durante la cottura e si posizioneranno sulla base della torta ordinatamente. Mettete il tutto in forno a 180 gr. per 45/50 minuti, verificando la cottura con uno stecchino. Servite spolverando con zucchero a velo ed irrorando la fetta con gocce di ristretto della marinata al vino. 


Credo che, nonostante la sua perfetta adattabilità alla colazione, questa ottima torta sia molto versatile e possa essere servita senza indugio al termine di una cena, accompagnata da un cucchiaio di panna acida o yogurt greco irrorati con la marinata al vino . 


Con questo dolcino, partecipo con piacere al Contest "Yogurtando" di Silvi's Kitchen



giovedì 18 agosto 2011

Ciambotta, la Ratatouille de noantri

Ratatouille - Main theme
Cosa abbiamo noi in meno dei francesi? Niente, nemmeno la Ratatouille, originaria del sud della Francia e che invece è diventata universalmente nota grazie ad un petit chef con tanto di coda e grosse orecchie! Ve lo immaginate il film della Disney con il più esotico titolo "Ciambotta" ? Eheh, non molto charmant, vero? Eppure se osserviamo bene, si tratta proprio dello stesso piatto: profumatissime verdure estive stufate con poco olio a freddo o, nel caso della ciambotta Lucana e Pugliese, voluttuosamente fritte. Però non chiamatela peperonata o caponata perché si tratta di ben altro. La Ciambotta è una cosa seria, chiedetelo a chi la prepara seguendo la tradizione di famiglia. E' impossibile trovare una ricetta uguale all'altra e da regione a regione, parlando di Meridione, vi sono delle differenze che rendono questo piatto significativamente unico ovunque lo si assaggi. Io vi sto presentando la ciambotta Molisana, detta anche "Ciabbotta", che non manca mai sulla tavola estiva e che a mio avviso è uno dei piatti più maledettamente semplici ed appetitosi che mi sia capitato di mangiare. Io lo adoro per la sua essenzialità. Fa caldo? Siete inappetenti? Cucinare vi ha stufato? Preparatevi una bella ciambotta e servitevela tiepida o a temperatura ambiente su un bel crostone di pane abbruscato: ecco il pranzo perfetto! Mia suocera me l'ha insegnata sottolineando che la ricetta originale prevede la frittura delle verdure, ma lei da tempo ha abbandonato questa procedura, per una più semplice e leggera cottura stufata. Il meraviglioso odore che riempirà la vostra casa a fine preparazione, vi regalerà la stessa estasi di Ego' all'assaggio della sua Ratatouille. 

Ingredienti per 3/4 persone
- 4 patate medie 
- 2 bei peperoni (rossi o gialli)
- 2 melanzane di media grandezza 
- 2 zucchine (variante alla ricetta originale che non vuole zucchine, ma a me piacciono assai)
- 4 pomodori medi maturi
- 1 grossa cipolla, magari di Tropea
- un generoso mazzetto di basilico fresco
- olio evo (Gentile di Larino - Molise)
- sale grosso q.b.


In una larga padella antiaderente o casseruola larga e alta, versate una buona quantità di olio (4/5 cucchiaiate) e cominciate a posizionare le vostre verdure precedentemente ben lavate: in primo luogo la cipolla tagliata a rondelle non troppo sottili. Posizionerete le vostre fette di cipolla coprendo la base della casseruola. Successivamente le verdure che cuociono più lentamente, a partire dalle patate, a tocchetti o fettine non troppo piccole per evitare che si rompano durante la cottura; successivamente i peperoni, le melanzane a tocchetti di media grandezza, le zucchine a rondelle e per finire i pomodori tagliati a fette di c.ca 1 cm di spessore. Mentre realizzate i vostri strati di verdure, alternate generosamente foglioline spezzettate del vostro basilico a profumare il tutto. Salate con una manciatina di sale grosso e versate ancora un goccio d'olio, quindi coprite con un coperchio tenuto leggermente sollevato da un cucchiaio di legno, e cuocete a fiamma moderata per c.ca 30/45 minuti. Potete mescolare durante la cottura ma con estrema cautela per evitare di rompere le verdure. Io non mescolo mai. Le verdure si cuociono con facilità grazie all'acqua di vegetazione. Lasciate raffreddare e servite. Potete usare la ciambotta anche come condimento di un piatto di pasta fredda o come cuore a sorpresa dentro piccole cupolette di riso basmati. Se andate al mare, sarà il vostro piatto freddo di verdure per accompagnare una schiacciata bianca o un riso freddo. In ogni caso, farete un figurone. 
Con questa ricetta partecipo al Contest di Menta Piperita l'Estate è servita 


lunedì 15 agosto 2011

Prigionieri del Ferragosto!

Slave to the rhythm - G. Jones
Vi siete mai sentiti prigionieri del Ferragosto? Si, gli impotenti ostaggi di una giornata di totale abrutimento alimentare dove, nella maggior parte dei casi, si comincia a mangiare alle 10.00 del mattino senza soluzione di continuità fino alla mezzanotte? Credetemi, non sto esagerando per amore di una certa vis comica con cui spesso amo giocare. Durante la mia infanzia e tarda adolescenza, ricordo il Ferragosto trascorso al mare con tutto il parentado di Roma oppure sul Lago di Garda a casa dei miei nonni materni, ed in entrambi i casi il cibo la faceva da padrone. Per il Ferragosto al mare, partivano da casa  macchinate di borsoni e sacchetti di plastica (non esistevano allora le comode borse frigo) stracolmi di cibo, per lo più cucinato in forno (vattele a sognare insalate di riso o macedonie di frutta). E giù a mangiare sotto l'ombrellone incartapecoriti dalla salsedine e dal sole, con un'anguria di almeno 10 kg che aspettava in agguato sotto la sabbia del bagnasciuga...E poi le mamme ad urlare che non potevi fare il bagno prima di 4 ore. E tte credo! Dopo che ti eri mangiato l'impossibile, il rischio congestione non solo era una possibilità concreta, ma quasi auspicata affinché la zia della situazione smettesse di ripetere "e mangiati un'altra polpetta!". Sul lago di Garda invece c'era il rito dello spiedo. Dalla mattina presto, 4 spiedoni lunghi almeno un metro venivano farciti con un'alternanza di pollo, coniglio, maiale, superbamente intervallati da fette di patate e foglie di salvia e fatti rosolare lentissimamente per ore sul fuoco, irrorati ininterrottamente da burro fuso aromatizzato con erbe. Riuscite a focalizzare? Una delle cose più buone in assoluto mai mangiate e che tuttora mi risogno perchè in casa mia lo fa solo mia madre, ma vista la laboriosità della preparazione, spesso passa la mano! Per farla breve, anche qui la tavola veniva attaccata dalla ciurmaglia intorno a mezzogiorno e abbandonata la sera verso le 20.00, perchè poi cominciavano i festeggiamenti che terminavano con i fuochi d'artificio sul lago. 

Da quando invece sono sposata, il Ferragosto si passa in Molise. E pare che non ci sia cosa più sacra, perché se nel resto d'Italia la giornata in questione si celebra gozzovigliando ma anche no, da Roma in giù il Ferragosto è sinonimo di piedi sotto la tavola e di  "strafogata da urlo." Non che non vi fossi abituata visti i precedenti, ma le prime volte a Larino, ho avuto degli shock seri: non mi capacitavo della quantità di cibo che mia suocera - da sola! - è in grado di produrre. Notoriamente comincia a cucinare 3 giorni prima e mette tutto nel congelatore. Quest'operazione ha un'unica conseguenza: che il 15 di agosto, con una temperatura media esterna di 30 gradi, in casa si sta con 40 gradi e forno acceso dalla mattina alle 2 del pomeriggio. Sulla tavola si alternano pietanze che stenderebbero di stupore e godimento il più severo dei gastronomi, ma che io non riesco mai ad assaggiare nella totalità perché dopo i primi 3 primi in genere comincio a rantolare e do' forfait. 
Cavatelli, cannelloni, lasagne rosse o con verdure, mezzi ziti perché sono una tradizione, tagliatelle se c'è avanzato tempo...e poi parmigiana di melanzane o zucchine, pesce al forno o arrosto, carne in umido, melanzane ripiene ricetta di famiglia...e se si è trovato il pesce buono, cozze ripiene o arraganate, totani ripieni, sarde fritte il tutto costellato da fiordilatte freschissimi, mozzarelline e bocconcini. Chiusa finale: cocomero. Ovviamente la lunga lista non compone per intero il menù che varia ogni anno, ma molte delle cose citate sono presenti. Quest'anno con mia cognata Rosa stiamo cercando di boicottare la cosa, organizzando un pranzo fuori con tutta la combriccola, anche per impedire a mia suocera di massacrarsi (e massacrarci) con il cibo, ma sarà un'impresa ardua. Vi dirò al mio ritorno. Qualcuna di voi si è rivista? Vi prego ditemi che non sono l'unica prigioniera del Ferragosto


Per consolarmi, vi lascio con una pasta appetitosa e veloce da preparare al volo e con cui fare degna figura. Pochi ingredienti, semplici e saporiti. Il tutto realizzabile in 15 minuti! 
Ciriole con simil pesto alla sarda:
Per 2 persone:
- 1 scatoletta piccola del vostro tonno preferito (sceglietene uno di buona qualità)
- 6/7 pomodori datterini 
- 2/3 bei cucchiai di pesto possibilmente fresco e fatto in casa 
- 180 gr di Ciriole (pasta di grano duro tipica della zona di Terni) o la vostra preferita
- sale q.b
Mettere a bollire l'acqua. In una ampia ciotola di vetro versare la vostra scatoletta di tonno privata dell'olio e mischiarla con il pesto. Aggiungere i pomodorini tagliati a cubetti e mischiare bene. Se necessario, aggiungere una mestolatina di acqua di cottura per rendere la salsa cremosa. Cuocere la vostra pasta in abbondante acqua salata quindi scolarla, versarla nella ciotola e condirla. Impiattare e decorare con basilico fresco. 
Con questa ricetta partecipo al contest di Archook 
Fotografoodiamo

venerdì 12 agosto 2011

Di necessità virtù: crostata rustica con grano saraceno e mandorle

Breakfast in America - Supertramp:
Domenica. Voglia di dolce. Anzi, dalla regia mi arriva una richiesta specifica, tassativa: crostata con confettura di albicocche!  Ok ok, ho una marmellata fantastica di Marillen comprata durante il mio ultimo viaggio in Tirolo che verrà subito messa alla prova. Onestamente ne ho voglia anche io (e poi non ho niente per colazione domani). Perfetto! Burro, zucchero, uova, fari...eh? Guardo la dispensa e il sacchetto della farina 00 è afflosciato come un soufflè. Lo afferro ansiosa, lo peso...170 gr. 
Ahhhgggh....Tiro fuori tutto quanto, guardo dietro i vari sacchetti: grrr, solo manitoba, semola, farina di grano duro e saraceno...e un quintale di farina di mandorle protetta dentro un vaso di vetro super sigillato. Noooo, non posso rinunciare. Ormai le papille gustative  sono lì che lavorano come disperate e il l'uomo di casa mi guarda con occhi da bastardino abbandonato...come si fa? Sperimentiamo!
In realtà non ho bisogno di molto, almeno di 220 gr di composto secco. 100 ne metto di farina bianca, 50 di grano saraceno e tutto il resto di farina di mandorle. Di sicuro avrà un aspetto rustico. Aggiungo 70 gr di zucchero a velo per compensare la ruvidità dell'impasto farinoso e mischio velocemente tutte le polveri con un pizzico di sale, quindi aggiungo 110 gr di burro freddo a pezzetti e faccio sabbiare il tutto nella planetaria con la foglia. Quando il composto è granuloso, aggiungo l'uovo e in un attimo ho la mia bella palla pronta per essere messa a riposare in frigo, dove la tengo 2 ore perché è caldo ed il burro ha bisogno di riprendersi. 
Stendo la frolla con il mattarello e fodero il mio stampo di 22 cm, quindi lo buco con una forchetta e lo copro con un bello strato di confettura di albicocche lievemente diluita con acqua tiepida. Aggiusto il bordo aggiungendo un cordolo di pasta (a me piace il bordo bello spesso, in casa mia è la parte più ambita!) quindi, non avendo più molta pasta a disposizione, decoro la torta con piccole margherite. Via in forno, a 180° per 45 minuti e poi sul terrazzo, a spandere il suo buon aroma nell'aria fino a freddarsi. 
Il risultato è eccellente: diverso dal solito, lievemente ruvido, schiettamente rustico ed eccezionalmente friabile. La dolcezza delle albicocche armonizza l'insieme e con il passare delle ore emerge l'aroma delle mandorle che a mio avviso danno una nota elegante e preziosa alla torta. Si, mi è piaciuta, e a colazione si è rivelata perfetta! 


Riepilogo brevemente gli ingredienti:
- 100 gr di farina 00
- 50 gr di farina di grano saraceno
- 70 gr. di farina di mandorle
- 70 gr di zucchero a velo + un po' per lo spolvero finale
- 110 gr di burro
- 1 uovo
- 1 pizzico di sale
- marmellata di albicocche (c.ca 200 gr). 


Vi lascio con questa dolce ricetta e desidero augurare a tutte un fantastico Ferragosto, sicuramente godereccio e gastronomico come sarà il mio Molisano, ma anche rilassato, lento e nullafacente come deve essere un Ferragosto verace. Un caro abbraccio a tutti. Pat 


Con questa ricettina improvvisata, sono felice di partecipare al contest "Crostate e Crostatine" del Molino Chiavazza. 

mercoledì 10 agosto 2011

La città aromatica: sablé alla lavanda.

Music (was my first love) - J. Miles

Ritorno a parlare della mia città, Siena, con il pretesto di parlare di musica. Chi mi segue sa benissimo che sono una grande appassionata della musa Euterpe ed ogni scusa è buona per infilarmi nell’argomento.
Da qualche anno (credo che ormai si festeggi il decennio),  il Comune di Siena  ha prodotto degli eventi splendidi che hanno visto avvicendarsi grandissimi musicisti. Il contenitore che racchiude questi spettacoli unici, si chiama “La città Aromatica: Artisti che si trovano d’accordo”. Durante l’ultima settimana di agosto, la città è invasa da concerti all’aperto con interpreti di calibro e si chiude con un grande concerto in Piazza del Campo, sotto le stelle. Il tutto è assolutamente gratuito. Il solo ricordo dei concerti passati mi procura un brivido di emozione. Solo per citarvi alcuni dei nomi che si sono alternati in quella incredibile cornice: la PFM, Lucio Dalla, Ivano Fossati, I Manhattan Transfer (da urlo), Fiorella Mannoia, Gianna Nannini (naturalmente a casa sua), Pino Daniele, I Negramaro, Elisa, Roberto Vecchioni, gli Avion Travel, Miriam Makeba….la lista è lunghissima, credetemi, e per chi ha voglia e la possibilità di venire, l’emozione è garantita. Quest’anno il concerto finale sarà tenuto da Massimo Ranieri il quale, sono certa, proporrà uno spettacolo poliedrico e pieno di sorprese. 
Così, care amiche che siete in vacanza e che magari non vi trovate tanto lontano da Siena, ma anche voi che vivete in Toscana e cercate qualcosa da fare nel week end, fate un salto qui e respirate un po’ di questa notte aromatica che sicuramente chiuderà la vostra estate con un magnifico ricordo.

lunedì 8 agosto 2011

Raptus "libera tutti" e bio-pesto per Alice

La banda - Mina
Week end di lavori forsennati. Avete presente i raptus "libera tutti" ovvero quelle giornate in cui vi assale l'irrefrenabile voglia di svuotare mezza casa di tutto l'inutile ciarpame accumulato giorno dopo giorno, anno dopo anno?  Abitualmente questi momenti si presentano con l'arrivo della buona stagione, come se la rinascita della natura corrispondesse ad una sorta di catarsi individuale, ed invece di un cambio pelle, cambiamo l'ordine dei mobili, svuotiamo cassetti, scarichiamo pensili, ritroviamo oggetti che pensavamo perduti...insomma ci facciamo un mazzo tanto e alla fine ci sentiamo leggere e felici. Il mio week end è stato così e con mia grande soddisfazione sono riuscita a liberarmi di una gran quantità di cose assolutamente inutili e fare spazio là dove pensavo non sarei mai più riuscita a fare entrare uno spillo. Non sono queste soddisfazioni? Lo so, lo so, vi vedo lì a fare si con il capino. E' difficile staccarsi dalle cose, alcune hanno valore perchè ci ricordano un momento, una situazione. Ma poi, finiamo con il riporre tutto in una scatola e non lo guardiamo più. Non ci rendiamo conto che in realtà tutto è già dentro di noi, quel momento, quella situazione; a cosa ci serve dunque accumulare ricordi se questi sono già parte di noi? Poi spesso le cose finiscono con il riempire la nostra casa solo per pigrizia. Ci diciamo: oh, forse questa potrebbe essermi utile; oh, ma che cosa carina, potrei usarla....maddove? Non la userete mai, starà lì a prendere polvere e la sposterete da un luogo all'altro senza sapere cosa farne. Questo è il segno: buttare, via, via...non vi servirà mai! Ho scoperto che liberarsi delle cose è una terapia fantastica. Rimettere in ordine intorno a se è fare ordine dentro di se. Ogni volta che lo faccio, mi sento bene, sono felice e stranamente mi riempio di un'energia incredibile. Succede anche a voi? 
Al termine di queste giornate frenetiche, ho avuto anche il tempo per preparare il pesto per la mia asparagina. Rigorosamente bio, come potete notare. Quest'anno il mio basilico ha avuto uno sviluppo esagerato. Le piantine hanno raggiunto un'altezza tale che per questa prima mandata di vasetti, ho sfoltito mezzo cespuglio, ma come potete vedere, ho ancora un bel po' di basilico a disposizione per una seconda mandata. Non ne so neanche io la ragione, ma tutte le erbe aromatiche sono cresciute e prosperano felici nella mia fioriera: l'origano già in fiore, verrà presto tagliato per metterlo a seccare; il timo limoncello e la maggiorana sono lì che si danno la manina e ogni tanto vedo che ondeggiano a ritmo di musica; la salvia ha messo su dei muscoli che fa impressione. Dovrò quanto prima ridimensionarla e penso che la farò fritta (la adoooooroooo) anche se mio marito mi guarda male quando sente la parola "fritto" (perchè poi se ne mangia uno scatafascio). Se avete altre idee di come utilizzarla, sono tutt'orecchi. Un po' defilato se ne sta il rosmarino, perché dopo che l'abbiamo ridotto ai minimi termini (era diventato un cespuglio di quasi un metro), forse si è un po' offeso e cresce circospetto, sia mai che gli ritocchi subire lo stesso trattamento. 
Qualcuna di voi griderà allo scandalo ma io faccio il pesto senza aglio. Lo so, è come entrare in chiesa con i pantaloncini corti, ma sia io che mia figlia non andiamo molto d'accordo con l'aglio crudo. Così anni fa, dopo un primo esperimento con ricetta modificata, ho portato a tutti i miei colleghi un vasetto di pesto per averne un'opinione e mi sono sentita dire: ma non è che ne avresti ancora? Così ho continuato sulla mia strada ed il mio pesto adesso arriva in casa dei miei, di mia sorella e mia cognata ed io non mi vergogno più tanto di svelare la mia colpa. In più mia figlia lo adora e lo mangerebbe praticamente tutti i giorni. Ecco gli ingredienti:
Per 2 vasetti piccoli come quelli in foto:
- 200 dl di olio extra vergine d'oliva (io uso il delicatissimo "Gentile" di Larino, eccellente olio Molisano)
- 50 gr di basilico (rigorosamente bio-mio)
- 50 gr di pinoli
- 30 gr. di parmigiano grattugiato
- 30 gr. di pecorino sardo (o romano se preferite)
- un pizzico di sale grosso
Se avete un mortaio di marmo, potete farlo a mano, pestando le foglie con i pinoli, il sale ed il formaggio, ed aggiungendo a filo l'olio fino ad ottenere un composto cremoso, altrimenti usate il minipimer frullando insieme tutti gli ingredienti e facendo molta attenzione che le lame non si surriscaldino. In realtà ci vogliono pochi secondi ed il vostro pesto sarà perfetto. Si conserva qualche giorno in frigo e per lungo tempo in congelatore. 







martedì 2 agosto 2011

Un matrimonio speciale: le cozze sposano i fagiolini!

Dancing in the dark- B. Springsteen
Lievemente stonata dalle ultime cinque ore di macchina per rientrare alla base, cerco di sedare il magone post ultimo abbraccio (mentre lei se la dormiva della grossa e nemmanco mi ha sentita). Cheddire! Mi manca da matti ma devo fare la mamma consolatrice e non colei da consolare, per cui mi ricompongo, inghiotto il blob amarognolo e resetto il sorriso. Tanto fra 15 giorni scapperemo là nuovamente per trascorrere insieme il Ferragosto. 
Mentre viaggiavamo silenziosi in auto per il rientro, il resto del mondo si svegliava. Ammutolita, guardavo scivolare mezza Italia da dietro il finestrino e più di una volta mi è capitato di pensare "che bella la mia terra". Campagne ordinate, pettinate, vestite a nuovo dei colori dell'estate. L'azzurro del mare ad incalzare sul verde. E poi più avanti, montagne rotonde, brulle e severe, borghi arrampicati su pendii improvvisi, paesi fantasmi, castelli, abbazie seminascoste da alberi secolari, valli ricoperte da boschi aggrovigliati....E' stato come se guardassi per la prima volta un paesaggio già scorso davanti ai miei occhi per mille e mille volte. Non so se l'emozione fosse frutto della predisposizione d'animo malinconica, però tutto mi sembrava sorprendente e bellissimo. Adesso sono di nuovo qui, dietro la mia scrivania a mettere in ordine i pensieri e sperare che il tempo passi in fretta. 

In questo breve week end molisano, ho mangiato un piatto meraviglioso, nato dalla fantasia golosa e palato eccelso di zio Pasquale , il quale tempo fa, avendo a disposizione cozze freschissime ed il triste avanzo di un pugno di fagiolini, si improvvisò sensale e portò al matrimonio due perfetti sconosciuti, una cozza con ambizioni da single e un fagiolino desideroso di metter su famiglia. 
Al loro primo incontro, i due crearono una coppia così armoniosamente  assortita che da allora questo piatto è diventato di casa e quando arriva lui, è sempre festa! Il formato di pasta perfetto che accompagna questa coppia vincente, sono Le Pantacce, ovvero ritagli di pasta di grano duro con i bordi ondulati, ma confesso che mi stuzzicherebbe usare delle conchiglie o lumache rigate che raccolgono il sugo generosamente e imprigionano con gusto i fagiolini. 
Vi prego, se riuscite a trovare delle cozze freschissime e degne di questo nome, provatelo e non lo lascerete mai più. 
Ingredienti per 4 persone:
- 400 gr di cozze (pesate senza guscio)
- 300 gr di fagiolini 
- 4 bei pomodori maturi
- 1 spicchio d'aglio
- una manciata di belle foglie di basilico
- 300 gr di Pantacce Toscane (formato di pasta La Molisana)
- sale, olio extra vergine d'oliva.
Lavate i fagiolini e tagliateli in tronchetti di 2/3 cm. Lavate con cura e fate spurgare le vostre cozze sotto acqua corrente per un po' di tempo quindi, quando saranno pulite, mettetele in una pentola capiente, accendete il fuoco e fatele aprire. 
In una larga padella di ghisa (o antiaderente), coprite il fondo con uno strato di olio d'oliva e scaldatelo con uno spicchio d'aglio quindi aggiungete i pomodori tagliati a pezzetti ed i fagiolini (se preferite, potete eliminare la buccia dei pomodori sbollentandoli in acqua calda per qualche secondo). Mescolate con un cucchiaio di legno, salate quindi fate cuocere per 5 minuti. Intanto sgusciate le vostre cozze. Filtrate con un panno di lino l'acqua rilasciata dai mitili e tenetela da parte. Portate a ebollizione abbondante acqua salata in una pentola capiente e fate cuocere la pasta per cinque minuti. Aggiungete nella padella le cozze sgusciate e la loro acqua e alzate la fiamma. Quando la pasta è ancora al dente, scolatela e versatela nella  padella di ghisa, e continuate la cottura direttamente nella padella. Ad un minuto dalla cotture, aggiungete il basilico spezzettato con le mani. Il condimento dovrà essere non troppo asciutto. A piacere potrete aggiungere del peperoncino, ma il gusto delicato e pieno di questo sughetto a mio avviso basta a se stesso. 
Con questa ricetta partecipo con piacere al contest di Un Cuoco per Caso  


Desidero inoltre ringraziare la carissima Esme per questo riconoscimento. Vi invito ad andare a trovarla, ha un giovane blog molto carino. Un abbraccio Esme.



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