venerdì 27 aprile 2012

MTC MANIA: Frangipane con frolla al cacao amaro, crema di marroni al Brandy e pere alla vaniglia

The dark side of the moon - Pink Floyd live
Il mio primo MTC è stato quello degli Gnocchi al Semolino, lanciato dalla Stefania Araba Felice, vincitrice di quell'edizione. 
Non ricordo perché decisi di partecipare. Probabilmente ero curiosa e da piccola blogger di appena 3 mesi, decisi di mettermi alla prova. Naturalmente la ricetta che proposi fu una delle più brutte che la storia ricordi, e su questo stenderei un velo pietoso. 
Fatto sta che però successe: sentii il brivido. Tutto quello che non avevo capito in principio dell'MTC, dopo l'esordio mi fu immediatamente chiaro: quel gioco era una figata spaziale! 
Nessun premio, se non l'onore grandioso di poter scegliere la prossima sfida; nessun limite alla fantasia se non quello di rispettare le poche regole dettate dai giudici; nessuna vergogna di fronte alla meraviglia delle ricette altrui, da cui potevo tranquillamente imparare e stupefarmi. 
Ogni edizione successiva a cui ho partecipato è stata una ganzata pazzesca (scusate se mi lascio andare all'emozione), a partire dai Risi e Bisi: da quel momento decisi che avrei giocato senza ragionare troppo ma lasciandomi trasportare dall'istinto, dall'idea balenga arrivata nel dormiveglia o nella pace del primo mattino. Mi sono sempre divertita tantissimo: i Kaki Age (Kaki Ke?), il Soufflé Glacé, la pirotecnica Macedonia, Il paté. Ma nel cuore devo confessare che porto ancora le sfide sul Baccalà alla Livornese, I profiteroles e le Tagliatelle. Nonché le mitiche crepes di Giuseppina che hanno superato ogni record. 
Che l'MTC sia diventato un qualcosa che travalica la pura sfida, lo dimostra quello che accade dietro le quinte, dove un manipolo di pazze (scusate ma non riesco a trovare altra definizione) si incontra in gruppo su FB per confidarsi che ad oggi c'è chi e' arrivato a sfornare 7/8 Frangipane con cui ha nutrito non solo la famiglia ma tutto il condominio, che si entusiasma per l'ennesima meraviglia presentata dalla vicina di blog, che fa la ola quando in scena arriva la Francy Pane, signorina di dubbia provenienza che ha scatenato in rete risate ed ipotesi su un'identità fantascientifica ma ad oggi ancora sconosciuta. L'MTC sta diventando un caso di isteria collettiva benigna, con un improvviso ed imprevisto aumento dei partecipanti che rimpolpa e rinvigorisce l'MTC stesso e con una nuova sfida nella sfida: battere il record delle ricette pubblicate la volta precedente. Sfida che con la Frangipane vedrà saltare tutti i record. Ci potete credere Signore dell'MTC. E con questa son Frangi vostri! 
Per la mia seconda partecipazione alla sfida sulla Frangipane, pubblico oggi la mia prima preparazione. Questa è stata la mia prima idea, nata dalle informazioni che avevo sulla Frangipane scoperta anni fa in Francia in un dolce che non ho mai dimenticato: la tarte poire Bourdaloue. Dentro un guscio di friabilissima frolla, erano racchiuse delle pere aromatizzate con vaniglia e cognac (o Rum, non ricordo bene) e ricoperte di Frangipane. Questo dolce parte da lì, da quel ricordo, ma ovviamente non potevo pretendere di avere lo stesso risultato, per cui ho deliberatamente deciso di modificare questo ricordo inserendo alcuni elementi che amo, come la crema di marroni, preparata in casa con i marroni dell'Amiata raccolti questo autunno, un goccio di Brandy, e succose pere alla vaniglia da vestire con la Frangipane. La caratteristica più entusiasmante di questo dolce, è la frolla quasi amara. Non c'è zucchero se non 2 cucchiai scarsi, ed il cacao olandese fa il resto. L'assaggio della sola frolla è assolutamente amaro ma il boccone con pere e crema di marroni è davvero splendido e crea un equilibrio praticamente perfetto. 
Frolla al cacao amaro per uno stampo da pie di 22 cm. 
150 gr di farina bianca
50 gr di cacao amaro olandese
2 cucchiai di zucchero semolato
70 gr di burro
1 uovo grosso
sale
Pere alla vaniglia
2 pere William
1 bacca di vaniglia
250 ml d'acqua
100 gr di zucchero semolato
Per la finitura
250 gr di composta di marroni
50 gr di panna fresca
2 cucchiai di Brandy

100 gr di burro
100 gr di zucchero
100 gr di farina di mandorle
1 uovo intero
30 gr di maizena o fecola di patate
Setacciate la farina con il cacao ed il sale. Aggiungete lo zucchero. Unite il burro a pezzetti sabbiandolo con la punta delle dita quindi amalgamare l'uovo leggermente sbattuto e formate una palla che terrete in frigo avvolta nella pellicola non meno di un'ora.
Preparate le pere. Sbucciatele, tagliatele a metà e privatele del torsolo. Mettetele in acqua con lo zucchero e la bacca di vaniglia incisa lungo la metà e fate cuocere per c.ca 20 minuti, fino a che le pere non saranno morbide ma ancora al dente. Toglietele dal fuoco, fatele sgocciolare e raffreddare. 
Preparate la crema di marroni. Scaldate la panna senza farla bollire e versatela sulla in una ciotola con la crema di marroni ed il brandy. Mescolate bene fino ad ottenere un composto morbido. 
Stendete la frolla e foderateci uno stampo da pie di 22 cm, bucherellate il fondo e spalmateci la crema di marroni in uno strato di 5 mm. Tagliate le pere a fette non troppo sottili e distribuitele a raggiera sulla crema di marroni.
Preparate la frangipane come trovate qui, e mettetela in un sac a poche. Coprite completamente le pere con la frangipane distribuendola a cerchi concentrici dall'esterno verso il centro. Decorate il bordo ed i centro della torta con foglioline ricavate dalla rimanente frolla al cacao. 
Mettete in forno a 180° per 45/50 minuti, e comunque fino a quando la frangipane sarà ben gonfia e dorata. 


Con questa ricetta partecipo all'MTC di Aprile con la Frangipane di Ambra









giovedì 26 aprile 2012

Starbooks per Moreno Cedroni: Il Carpaccio tiepido di Palombo con purea al Lime

Energy Flow - R. Sakamoto
Puf puf, ce l'ho fatta. Quando la rogna o le legge di Murphy decide di farti girare gli zebedei, non c'è scongiuro che tenga: puoi star certa che ce la farà a darti del filo da torcere. Ma io sono una capa tosta e me ne frego. Sono in ritardo sulla pubblicazione e mi scuso con le mie amiche di avventura: problemi tecnici di trasmissione! 
Si torna anche oggi a parlare di Moreno Cedroni e della sua cucina attraverso l'omonimo libro. Io ho scelto una ricetta che credo lo rappresenti in pieno, visto l'utilizzo del pesce a crudo che a lui piace tanto. Per me preparare il pesce è una cosa veramente inusuale e ve ne sarete accorte frequentando questo blog. Non ci sono molte ricette e quelle poche sono di estrema semplicità. Purtroppo io sono una donna terragnola ed il mio bagaglio gastronomico è quello che arriva dalla terra, sia che parli della mia regione, che dell'estensione delle mie radici in giro per l'Italia. Ma è un mio grande cruccio perché io adoro il pesce, in tutte le sue forme e preparazioni, quindi questa per me è stata un'esperienza divertente e costruttiva. La prima avventura è stata quella di cercare il palombo, che ovviamente doveva essere freschissimo. Quando ho chiesto alla signora della pescheria se potesse lei tagliarlo a carpaccio, si è rifiutata platealmente, dicendo che "loro" non possono preparare il pesce per piatti da consumare a crudo(?) e che il crudo va prima fatto congelare e poi scongelare a norma di legge. Questa cosa la conosco bene anche io, ogni tanto mi capita di andare a mangiare sushi e so benissimo che il pesce non è mai servito "fresco" ma arriva da una preparazione post congelamento. Quello che non capisco è dove sta il problema di porzionarmi il palombo senza dovermi far combattere ore con una pelle dura come la carta vetrata? Mah. Prendo su la mia bella porzione di Palombo e passo la serata a pulirlo e tagliarlo a fettine sottili. Le metto poi in congelatore e le tolgo la mattina dopo, lasciandole scongelare il frigo. Il resto della ricetta è di estrema facilità, a parte la reperibilità della salsa di cocco e lime, che potrete in alternativa preparare con del latte di cocco addizionato al succo di lime. La sorpresa più esaltante è proprio il puré di lime: un sapore nuovo, diverso, freschissimo e dai sentori di tropico. Servito con il carpaccio di palombo è la morte sua. Io ogni caso lo userò anche come abbinamento per altri piatti etnici. Davvero fantastico. 
Quella di oggi è l'ultima pubblicazione Starbooks dedicata a Moreno Cedroni. Vi invito a non perdervi le ricette delle mie compagne di avventura che oggi hanno chiuso il viaggio in questo complesso libro di ricette veramente con il botto! Eccole qua:
Gelato di Toma con confettura di fragole a casa di Menu Turistico
Tonno Fucsia a casa di Ale Only Kitchen
Tataki di quaglia e tonno a casa di Poveri ma belli e Buoni
Spinosini alle vongole e limone a casa di Vissi d'Arte e... di Cucina


Ingredienti per 4 persone
Per la purea al lime
1 kg di patate
250 gr di burro salato di Normandia
150 gr di burro 
5 gr Salsa di cocco e lime
100 gr di latte
5 gr di succo di lime
5 gr di zeste di Lime
Per il salmoriglio
300 gr di olio extra vergine d'oliva
1 gr di aglio
10 gr di succo di limone
6 gr di sale
10 gr di acqua
12 gr di rosmarino
Per la salsa di rucola
45 gr di rucola
45 gr di Olio extra vergine d'oliva
100 gr di acqua
1 gr di sale


200 gr di Carpaccio di palombo
20 gr di rucola
Per la purea al lime lessate le patate e passatele nello schiacciapate. Poi aggiungete i dadini dei due tipi di burro, in seguito mescolando con la frusta a fuoco basso, aggiungete la salsa di cocco e lime, il latte, il succo di lime el seste di lime fino ad ottenere una purea cremosa
Preparate il salmoriglio mescolando in un recipiente l'olio extra vergine di oliva, un spicchio d'aglio tagliato a meta, il succo di limone, il sale e l'acqua. Alla fine aggiungete il rosmarino tritato.
Sbollentare la rucola e lasciatela raffreddare, poi mettete nel bicchiere del minipimer tutti gli ingredienti e frullate fino ad ottenere una salsa cremosa. Disponete le fettine di palombo sulla carta da forno, aggiungete un pissico di sale ed il salmoriglio ed infornate a 180° per non più di 2 minuti. A fine cottura aggiungete ancora del salmoriglio.
Disponete sul piatto il carpaccio di palombo e la purea, condite con la salsa di rucola ed olio extravergine di oliva. Decorate con qualche foglia di rucola. 


Con questa ricetta partecipo alla raccolta About Food sui Carpacci Golosi


lunedì 23 aprile 2012

L'Amore e la Paura: le fragole, la banana, la salsa di menta

Isn't she lovely - Stevie Wonder
La guardo al mattino, quando si alza tutta stropicciata, il pigiama nuovo che le sta già corto ed i capelli che sembrano usciti da una centrifuga. 
La osservo mentre fa colazione, un occhio aperto l'altro chiuso, mentre comincia a formulare i suoi pensieri con la faccia immersa nella tazza di latte fumante. 
L'aiuto a vestirsi mentre il conto alla rovescia dell'arrivo del pulmino trasforma ogni azione in una sequenza accelerata come le comiche mute di Ridolini e una volta pronta per uscire, mi chiedo chi sia questa puledrina dalle gambe infinite ed i piedi enormi che ha preso il posto della mia pupattola. 
Mi dico che è colpa di questa guerra ormonale scoppiata nel mio corpo da un paio d'anni e che mi trasforma in una macchina da paturnie, se ho sempre voglia di starle appiccicata, di abbracciarla, di sentirla ancora mia prima che scappi da me definitivamente. 
Ci sono periodi in cui credo di essere una mamma normale, che guarda sua figlia crescere senza troppa ansia e perfettamente consapevole del ciclo della vita. Ma ci sono anche momenti, come quello che sto passando, in cui sono vittima dell'emotività, dove il terrore di perderla mi insegue e mi bracca negli istanti meno opportuni. Mi sono svegliata la notte con il viso coperto di lacrime e la disperazione di averla persa. Un sogno così orribile e vero da farmi provare un dolore talmente profondo e indescrivibile, reale a tal punto da non voler più aprire gli occhi. 
Lo so. Sono una persona razionale. Sono consapevole che la paura si possa controllare con il buon senso, ma in certi momenti è difficile combattere contro la chimica del nostro corpo. E questa paura cresce proporzionalmente all'intimità ed alla complicità che riesci ad instaurare con tua figlia. 
Passi una serata con lei sul divano, a giocare e ridere fino alle lacrime, ma anche a litigare e scontrarti con lei regredendo alla sua età e finire la baruffa con un abbraccio stritolante. Tutto questo non può che intensificare un amore già di per se immenso. Ed alimentare la paura. 
Quale paura. Non devo spiegarlo a chi è madre o padre e vive i nostri giorni. E' una paura senza volto e senza margini, un sentimento latente che per fortuna non accompagna ogni momento della nostra vita, ma è lì, palpitante e forse ci aiuta  a restare vigili, ad osservare, a continuare ad essere presenti. E' ciò che ci costringe ad ascoltare i nostri figli, a lasciarli parlare per conoscerli meglio e poterli aiutare senza farglielo scoprire. Ora che ci penso, essere genitori senza paura è impossibile. Forse l'amore ha bisogno della paura per arrivare dove deve. E forse là dove c'è tanto amore, la paura non intimorisce ma sostiene l'amore stesso. 
Che pensieri sconclusionati. Che casino! Perdonatemi, vi prego. 
Tutta colpa di questo innamoramento. Sono perdutamente innamorata di mia figlia che ha dieci anni e si trasforma in fretta davanti ai miei occhi increduli. Mentre io entro in menopausa e devo ancora riprendermi dall'adolescenza! 

E’ la stagione delle fragole, un frutto goloso che mette allegria, che inebria con il suo inconfondibile profumo e che ci risparmia sensi di colpa grazie al suo scarsissimo contenuto di calorie. Buone “nature”, fantastiche con la panna o al limone, raffinate in dolci ed insalate, trovano un meraviglioso accordo con la banana e la menta in una versione elegante e freschissima proposta dal grande chef Alfonso Iaccarino.
LE FRAGOLE, LA BANANA E LA CREMA DI MENTA

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

320 gr di fragole
3 banane
2 limoni
100 gr di zucchero semolato
30 gr di foglie di menta fresca
1 arancia siciliana
Versare 80 gr di zucchero in un pentolino, unire 8 cl di acqua, portare a e bollizione e cuocere alcuni istanti in modo da ottonere uno sciroppo trasparente. Successivamente bollire per un attimo 25 gr di foglie di menta in 100 gr di sciroppo ottenuto e poi frullare il tutto. Tagliare 200 gr di fragole a fettine, metterle in un ciotola, aggiungervi 2,5 cl di sciroppo, il succo di un limone e le rimanenti foglie di menta tagliate a julienne. Lasciate marinare per un quarto d’ora. Tagliate 2 banane a rondelle sottili, metterli in una ciotola, aggiungere 1 cl di sciroppo ed il succo dell’altro limone e lasciate marinare per una decina di minuti.
Intanto frullare le fragole rimaste (tranne 4) con il succo d’arancia e 1,5 cl di sciroppo.
Formare sui piatti un disco di fragole, sovrapponendo le banane marinate e continuare con altri 2 strati. Potete aiutarvi con un coppa pasta di 20 cm di diametro. Decorare con una fragola intera.
Guarnire con la salsa di fragole ed il frullato di menta e servire. 
Troverete questa ricetta anche su "Donne sul Web" di questa settimana. 


Con questa ricetta partecipo al contest di Dani "Fragole a Colazione"


venerdì 20 aprile 2012

Giocando con la tradizione: Budino di riso alla senese, con amarene, frangipane e riso caramellato

YOU DON'T KNOW ME - Ray Charles - Diana Krall
Il tempo non aiuta l'ispirazione. La pioggia che batte sui vetri mi stimola pensieri di caminetti accesi, coperte sul divano, profumo di cannella e coccole. Coccole calde però. 
Ho sempre apertamente dichiarato il mio amore per i dolci di casa, le crostate con la marmellata, i dolci a base di mandorla o di mele, quelle torte che sanno di antico e familiare, che riempiono ogni stanza con il loro confortante aroma che comincia a sprigionarsi dal forno una decina di minuti prima di arrivare a cottura. 
Il brutto tempo non chiama cheesecakes, né torte cremose con frutta fresca, né semifreddi e bavaresi tremanti, né panne cotte e macedonie che devi togliere dal frigo per gustarle....brrrr...non ci penso nemmeno. Guarda, se proprio mi parte l'embolo, mi faccio anche una cioccolata calda, che mi frega? Fuori è così orribile e sono in casa sola, non ho niente da fare se non mettere a soqquadro la cucina e riscaldarmi al tepore del forno. E poi c'è Ambra che butta lì quella sfida così intrigante, una torta con un nome così bello che accarezza la fantasia: Frangipane. E' un nome melodioso, ha un che di musicale (ops, ritorno sempre lì), è affascinante se si visualizzano le parole che lo compongono "frangi-pane", ti immagini frangere, sbriciolare qualcosa di friabile come il pane. Lo so non ha niente a che vedere con il nome stesso che è il cognome del suo inventore, ma certi voli pindarici mi piacciono ugualmente e quando sento pronunciare Frangipane, la mia mente vola immediatamente a qualcosa di friabile, accogliente, profumato come può essere il pane appena sfornato. 
Che c'azzecca? Niente, però la mia prima Frangipane per l'MTC di aprile è una torta timida, modesta, schiva e basica come spesso è il pane, ed estremamente casalinga. Un dolce che parte dalla tradizione della mia città, dove in qualsiasi pasticceria che si rispetti, puoi trovare dei piccoli budini di riso spolverati di zucchero da mangiare a colazione ma non solo, e che, credetemi, sono una vera poesia. Involucro di frolla delicata riempito di riso cotto a lungo nel latte con un lieve sentore di limone. Improvvisamente ho voglia di budino di riso: lo voglio sposare alla frangipane e ad una confettura di amarene intere, fatta in casa, asprigna e vivace per risvegliare il riso, lì nascosto, timido e silenzioso. 
Budino di riso all'arancia, con amarene, frangipane e riso caramellato
Per uno stampo da 20 cm a bordi alti. 
Pasta sablée di Michel Roux
250 gr di farina 00
200 gr di burro, leggermente ammorbidito
100 gr di zucchero a velo setacciato
un pizzico di sale
2 tuorli
Versate la farina a fontana sul piano di lavoro. Mettete al centro il burro, lo zucchero a velo ed il sale e lavorateli con la punta delle dita, poi aggiungete i tuorli e incorporateli delicatamente, sempre con la punta delle dita. Pian piano unite la farina al composto nella fontana, lavorando delicatamente, sempre con la punta delle dita. 
Spingetelo lontano da voi con il palmo della mano, lavorando di polso per 3 o 4 volte finchè è liscio. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e mettete in frigo fino al momento dell'uso. 
Per il budino di riso (La ricetta di Juls) -
1/2 litro di latte
150 gr di riso originario
1 uovo medio
la scorza intera di una arancia non trattata (mia variazione)
3 cucchiai di zucchero di canna integrale
1 cucchiaino di essenza naturale di vaniglia
1 cucchiaino di lievito 
Mentre la pasta frolla riposa, versa il latte in una casseruola con fondo spesso e portalo a ebollizione con la buccia di arancia ottenuta con il pelapatate e l'essenza di vaniglia. Quando il latte inizia a sobbollire, versa il riso, mescola bene e portalo a cottura, ricordandoti di mescolare spesso affinché non si attacchi a al fondo. Dovrà essere morbido ed avere assorbito la maggior parte del latte (c.ca 20 minuti). Una volta cotto, spegni il fuoco ed aggiungi 1 cucchiaio e mezzo di zucchero e mescola bene. Lascia raffreddare.
Una volta freddo, elimina la buccia di arancia, aggiungi il tuorlo, il lievito ed il resto dello zucchero e amalgama bene. 
Monta l'albume a neve ferma ed incorporalo delicatamente all'impasto. 
Per il ripieno:
150 gr di confettura di amarene (io, fatta in casa con amarene intere)
2 cucchiaiate di riso caramellato (io, Caniparoli di Lucca)
Per la frangipane di Ambra
100 gr di burro
100 gr di zucchero
100 gr di farina di mandorle
1 uovo intero
30 gr di maizena o fecola di patate
Preparate la sabléé come indicato in ricetta e fatela riposare in frigo il più possibile, non meno di un'ora. Intanto preparate il budino di riso come indicato sopra. Fatelo raffreddare. 
Stendete la frolla con cura ad uno spessore di 5 mm e foderateci uno stampo di 20 cm. di diametro con i bordi abbastanza alti. Fate in modo di foderare i bordi lasciando un cm alla cima perché la frangipane tende a gonfiare ed il composto potrebbe colare. Bucate il fondo con i rebbi di una forchetta e versateci la composta di amarene che avrete ammorbidito con un paio di cucchiai di acqua tiepida. Stendete bene, non più di un cm. 
Successivamente, versate il budino di riso sulle amarene. Dovrete aiutarvi con un cucchiaio perché il composto non sarà molto liquido quindi cercate di livellarlo delicatamente.
Preparate la Frangipane e mettetela in un sac a poche. Coprite completamente il budino di riso facendo cerchi concentrici partendo dall'esterno fino all'interno. Una volta coperto il tutto, cospargete la superficie con il riso caramellato e mettete in forno a 170° per almeno 45 minuti, o comunque fino a quando la superficie sarà dorata e la frangipane bella gonfia. 
Lasciate raffreddare e servite. 


Non devo dirvi che il riso caramellato diventa croccante e ti sorprende all'assaggio, gioca con le consistenze morbide e cremose del budino di riso e con la delicata friabilità della sablée. La confettura di amarene è l'elemento che risveglia l'insieme con il suo tono asprigno e fresco e l'aroma di arancia nel budino amoreggia con le mandorle della frangipane. Questo è un dolce che ho molto amato e che rifarò sicuramente. 


Con il budino di riso e frangipane lascio il mio contributo all'MTC di aprile


Ed anche al bellissimo contest di Ely in collaborazione con Fisser




mercoledì 18 aprile 2012

Starbooks di Aprile: alla corte di Moreno Cedroni

Under pressure - Queen (live at Wembley)
Chi è l'uomo dell'Italian Sushi? o meglio "Susci" come lo ha intelligentemente ribattezzato lui per riportarlo ad una dimensione più territoriale e mediterranea? Perché effettivamente Moreno Cedroni ha inventato il susci mediterraneo e lo ha elevato a livelli di estrema creatività utilizzando solo e sempre prodotti italiani, spesso legati alla sua terra, Le Marche ed al suo mare, l'Adriatico. Trovarci faccia a faccia con questo artista della cucina per lo Starbooks di Aprile non è stata una passeggiata. 
Tutt'ora, dopo qualche settimana di consultazione del suo libro "Moreno Cedroni", ci rendiamo conto che l'approccio di Cedroni alla cucina è quella di uno chef in costante ricerca e sperimentazione, che utilizza tecniche a noi in buona parte sconosciute, ma anche difficilmente riproducibili in casa senza gli strumenti adatti. Ci troviamo di fronte ad un "Pittore della tavola" che ha una visione del cibo estremamente creativa, personalissima, che indulge in sprazzi di tradizione presente in tutte le sue ricette, ma completamente riformulata secondo una sensibilità ed esperienza estreme. 
Personalmente ho trovato la sfida di questo Starbooks di Aprile, molto accattivante ma estremamente complicata. Difficile a tal punto da mettermi in ansia pure nella scelta della ricetta perché non c'è piatto in cui almeno un passaggio sia temibile e di difficile interpretazione. Certo è che cimentandosi in queste ricette, nasce spontaneo il desiderio di poter almeno una volta godere di una sosta presso uno dei suoi ristoranti per sorprendersi di fronte ai suoi piatti. Cosa che ho già messo nella mia personale lista dei "must do" e che spero di depennare prestissimo. 
La scatenata cinquina dello Starbooks affronta quindi con reverenziale timore, un libro che non può essere considerato un manuale di cucina tout court quanto un vero e proprio "catalogo" di opere d'arte, come quelle che andiamo a vedere alle mostre e di cui ci beiamo senza per altro pretendere di riprodurre su tela semplicemente perché sappiamo disegnare. Qualcosa che ci ricorda che in cucina si può tentare con tutta la buona volontà di ricreare un sogno ma l'originale spesso è molto meglio. 


Dalle mie amiche dello Starbooks troverete queste spettacolari ricette:
Recensione del libro oltreché il Baccalà all'anconetana a casa di Menu Turistico
Rigatoni all'arrabbiata con alici fresche e melanzane a casa di Poveri ma belli e buoni
Gnocchi al Ragù con gamberi rossi al limone, salsa leggera di cacio e sentore di riccio a casa di Ale Only Kitchen
Mojito alla Lavanda a casa di Vissi d'Arte e di Cucina. 


Invece qui da me trovate questi:
TORTELLINI AL PARMIGIANO CON SALSA AL POMODORO E CARNE CRUDA:
Vi riporto la ricetta così come si trova sul libro, annotando mie considerazioni personali in rosso:
PER 4 PERSONE:
Per la pasta all'Uovo
gr 1000 farina 00 
gr 350 uova intere
gr 60 tuorli d'uovo 
NOTE - per 4 persone è sufficiente esattamente la metà di questa quantità 
Per la mousse al Parmigiano
300 gr di panna fresca
150 gr di parmigiano grattuggiato
Per la salsa di pomodoro 
250 gr di pomodoro Concassea (io ho usato pomodori Datterini perché non ho trovato Concassea decenti)
Olio extra vergine 25 gr
Cipolla tritata gr 12
Sale gr 3
Zucchero semolato gr 3
Per la marmellata al balsamico
150 gr di Sherry dolce
60 gr di Aceto Balsamico
60 gr di zucchero semolato
8 gr di pectina
1 gr Acido Citrico (io non l'ho usato perché non l'ho trovato)
Per la marinata di senape e basilico
60 gr di Olio extra vergine
gr 80 Salsa di Senape
gr 20 Soia liquida (io ho usato la Salsa di Soia)
gr 16 Pasta di Acciughe
8 gr di basilico fresco. 
80 gr di Carne trita (io filetto di Chianina)
Disponete a fontana su un piano di lavoro la farina, le uova intere ed i tuorli, impastate il tutto e lasciate riposare i n frigorifero
Mettete a bagnomaria la panna ed aggiungete il Parmigiano grattugiato, frullate con un minipimer e lasciate raffreddare (possibilmente in frigo). Montate la mousse al montapanna e mettetela in un sac a poche. 
Preparate la salsa di pomodoro mettondo a doffireggere in un pentola la cipolla tritata con l'olio e aggiungendo successivamente il pomodoro concassea, il sale e lo zucchero. Fate sobbollire la salsa e riducetela a 225 gr. Frullatela e setacciatela.
Per la marmellata, mettete tutti gli ingredienti in un tegame, sciogliete lo zucchero e la pectina con una frusta e mettete sul fuoco. Lavoratela con un leccategami fino a 105°- Toglietela dal fuoco ed aggiungete l'acido citrico.
Preparate la marinata di senape e basilico mescolando tutti gli ingredienti ed usatene gr 2,5 per ogni 20 gr di carne trita. 
Stendete la pasta all'uovo preparata in precedenza e tagliate dei cerchi di 10 cm. Al centro di ogni cerchio mettete una noce di mousse di Parmigiano e richiudete a forma di Tortello (sigillate bene la chiusura perché la mousse non solidifica, al contrario). Cuocete in acqua bollente salta i tortellini e scolateli, passateli in padella insieme ad un po' di mousse di Parmigiano sciolta con acqua di cottura. 
FINITURA DEL PIATTO
alla base del piatto spalmate la marmellata al balsamico, sopra coprite di salsa al pomodoro ed al centro mettete la carne. Intorno i tortellini irrorati di mousse al Parmigiano. 
NOTE PERSONALI:
Interpreto questo piatto come il gioco dei contrari, quello che è dentro è fuori e quello che è fuori è dentro, dove il tradizionale ripieno del tortellino la fa da splendido sovrano circondato da una corte di bianche damigelle il cui ripieno è così delicato da essere impalpabile. E' necessario quindi sposare obbligatoriamente all'assaggio, una piccola dose di carne cruda alla pasta ripiena, per armonizzare le due parti che da sole risultano ovviamente sbilanciate, l'una per la troppa delicatezza e l'altra per l'abbondanza dei toni, dal dolce all'acido, dal sapido e fresco. Il tutto è pensato per essere fuso all'assaggio in un accordo che sorprende per l'equilibrio finale. Molto divertente e l'idea e laboriosa ma di soddisfazione la realizzazione. 



lunedì 16 aprile 2012

Il ladro di biscotti e la Lasagnetta fresca con asparagi, mazzancolle e pomodorini confit

Cant' take my eyes off you - Damien Rice
Aspettava il treno che l'avrebbe riportata a casa dopo l'ennesima giornata da cancellare sul calendario della sua esistenza. Era seduta nella gremita sala d'attesa ed avrebbe atteso ancora mezz'ora perché, come al solito, il treno era in ritardo. Sentiva la rabbia montarle dentro ripensando alla faccia del suo capo mentre illustrava l'idea che lei stessa gli aveva presentato giusto una settimana prima e che questa mattina, chissà per quale spontanea magia, veniva generata in pubblico con sceneggiata da lampo di genio da quell'essere meschino dalla vaga parvenza d'uomo. Continuava a darsi silenziosamente della cretina mentre infilava la mano nella scatola dei Ritz che aveva appena comprato per placare la fame nervosa. Non avrebbe mai più condiviso le sue intuizioni con quel verme per vedersele soffiare così impunemente. 
Meno male che qualcuno aveva inventato questi salatini, così sfiziosi, così confortanti...Mentre si attardava su questo pensiero, l'uomo al suo fianco prese un Ritz dalla scatola appoggiata sul tavolino di metallo che collegava le due sedie. Stava leggendo e senza neanche guardare, infilava la mano con sicurezza nel pacchetto e si portava lentamente il cracker alla bocca. 
Non vide chiaramente il movimento e le sembrò di avere sognato. "Non è possibile, mi sto sbagliando". Aprì il libro che teneva sulle ginocchia e prese un altro biscotto. Lo sgranocchiava con piacere, sentendo che stava recuperando la tranquillità, ma nell'istante in cui abbassò gli occhi sul libro, vide con la coda dell'occhio l'uomo prendere un altro salatino. Questa volta lo vide chiaramente. Era vero allora! Il suo primo pensiero fu: sono dentro una Candid Camera! Strizzò gli occhi e si guardò intorno con estrema calma per capire se ci fosse qualcosa di strano e diverso all'interno della sala d'attesa che conosceva a memoria, chessò piccole telecamere malcelate, personaggi originali, stranezze. Le batteva il cuore e un po' le veniva da ridere. Niente. Tutto era uguale a sempre. L'unica stranezza era quell'uomo che le rubava i biscotti con la faccia tosta di un giocatore d'azzardo. Così si mise a fissarlo e quando lui alzò il viso dal giornale e la vide, le sorrise con grazia e tornò a leggere prendendo un altro cracker. "Oh, ma questo è davvero impunito. Eccheccavolo!!". Afferrò con stizza una manciata di Ritz e cominciò a mangiarli con voracità rumorosa, mugugnando tra i denti parole incomprensibili. Ma che sfacciataggine, pensava. Io non mi permetterei mai....ma che gli dico, che faccio? Adesso lo guardo male così magari capisce. E sfoderò il suo peggior sguardo da cerbero con sopracciglio interrogativo a mo' di "Su, riprovaci adesso?". L'uomo era tranquillo, immerso nel suo quotidiano. Sembrava che nulla potesse toccarlo e la sua mano destra si immergeva sinuosa nel pacchetto senza vergogna alcuna, con delicatezza e decenza. "Ma tu guarda se tutti i pazzi devono capitare a me!". Ormai shoccata dalla sfrontatezza dell'uomo, non sapendo più cosa fare, pensò bene di infilare la mano nel pacchetto e tenercela in segno di possesso, avvicinando la scatola il più possibile al suo fianco. 
L'uomo alzò lo sguardo verso il display sulla parete e piegò il giornale. Raccolse le sue cose ed esitò un momento di fronte alla ragazza. Poi sorrise in cenno di saluto e si diresse con passo spedito verso i binari. "Ahhhhh, finalmente! Se n'è andato se Dio vuole. Ma che cavolo di situazione, tu guarda se mi ci mancava il mangiatore compulsivo di Ritz." L'altoparlante chiamò il suo treno. Afferrò la scatola ed aprì la borsa per sistemare il libro e prendere il biglietto. Con orrore vide emergere un pacchetto di Ritz identico a quello che aveva saccheggiato pochi minuti prima. Sentì le gambe cederle ed il respiro mancarle, mentre tutto il sangue defluiva dal suo viso. Avrebbe voluto morire: era lei la maledetta ladra di biscotti!


Cara Sandra, eccola. Una storia piccola piccola che riassume una delle mie paure principali: quella di fare gaffes apocalittiche in pubblico. Io ci sono portata sai, ma tanto e ne ho fatte di alcune che chiunque al mio posto, preferirebbe dipingersi la faccia di blu piuttosto che comparire nuovamente in mezzo alla gente. La cosa più incredibile è che spesso là, dove noi manchiamo di decenza, infognandoci in situazioni gaffose che neanche la più sfrenata fantasia è in grado di partorire, c'è comunque qualcuno più intelligente, educato e gentile di noi in grado di far finta di niente ed aprirci il portone attraverso cui scappare a gambe levate. Questa piccola storia ha molto poco a che vedere con la mia ricetta ma molto con la mia vita ed è un tentativo un po' goffo di invitarci a vivere con leggerezza, con levità, come gli strati di questa lasagnetta fresca e terribilmente deliziosa. 
















Questa primavera pazzerella ha fatto una veloce apparizione, come le prime donne che vogliono essere acclamate e desiderate, e si è ritirata dietro le quinte in attesa di un nuovo applauso. 
In compenso ha lasciato una scia di vittime malconce ed acciaccate come la sottoscritta, che si riprenderanno con un po' di fatica e molto lentamente.
Ma la voglia di giornate tiepide, luminose e profumate è comunque forte e presente. E in un istante la voglia di primavera fa già l'occhiolino all'estate! 
Sono veramente felice ed orgogliosa di comunicarvi che da oggi potrete trovare le mie ricette anche su "Donne sul Web". Una collaborazione inaspettata ma che mi rende davvero entusiasta. 


Lasagnetta con asparagi, mazzancolle e pomodorini confit - per 4 persone
- 8 fogli di lasagna secca. 
- 300 gr di asparagi baby (asparagina)
- 28 code di mazzancolle
- 200 gr di pomodorini ciliegini
- un rametto di timo e una foglia di alloro
- sale - pepe - pepe bianco in grani
- olio extra vergine d'oliva
- 2 spicchi d'aglio 
- 1 bicchierino di brandy


Pulire e privare della parte fibrosa il gambo degli asparagi. Legarli e porli in una casseruola con bordo alto, in acqua bollente salata. L'acqua dovrà coprire gli asparagi solo fino a metà. Far cuocere per 10 minuti. Una volta pronti, toglieteli dall'acqua, conservando l'acqua di cottura, e tagliare le teste di asparagi che metterete da parte. Tagliare grossolanamente i gambi, metterli in un bicchiere da mixer a immersione con 2 mestoli di acqua di cottura, 2 cucchiai di olio d'oliva, sale e pepe. Frullare con il mixer fino ad ottenere una crema molto vellutata e fluida. Tenere in caldo. 
Preparate i pomodorini confit: Tagliate a metà i pomodorini e privateli dei semi. Scaldate 250 ml di olio d'oliva leggero in una pentola fino a 70°C, poi aggiungete i pomodori, uno spicchio d'aglio tagliato a metà, un pizzico di grani di pepe bianco schiacciati, un rametto di timo ed una foglia di alloro. Cuocete a fuoco dolce a 70° per 10/15 minuti finche sono teneri ma non molli. Più i pomodori sono maturi, meno tempo impiegheranno. Mettete da parte in caldo.
Cuocere i fogli di lasagna in abbondante acqua salata per 5 minuti. Scolare e fare asciugare su un canovaccio pulito. Con un coppapasta di diametro 12 ricavate da ogni foglio 2 dischi. Mettete da parte. 
Sgusciate le mazzancolle, privatele del filo intestinale se presente, quindi sciacquatele sotto acqua fredda. Versate un filo d'olio in una padella antiaderente e fatelo scaldare, buttateci le mazzancolle facendole saltare velocemente ed al termine fatele flambare con un bicchierino di brandy fino ad esaurimento della parte alcolica. Spegnete, coprite e tenete al caldo. 
Fate sciogliere il burro in una padella e saltateci le teste di asparago per qualche istante. Tenete da parte in caldo. Per finire, fate scaldare uno spicchio d'aglio in 2 cucchiai d'olio fino a profumarlo e passateci i dischi di lasagna per insaporirli e cominciate l'assemblamento del piatto. Per realizzare la lasagnetta potrete aiutarvi con il coppapasta con cui avete tagliato le lasagne: disponete il primo disco di lasagna all'interno del coppapasta, su cui verserete un cucchiaio di crema di asparagi, 2 mazzancolle e 2 asparagi continuando così fino all'ultimo disco, su cui disporrete una mazzancolla, un asparago ed un pomodorino confit con qualche goccia di crema d'asparagi. Eliminate delicatamente il coppapasta. Una macinata di pepe fresco ed a piacere un filo d'olio extra vergine. Continuare così per gli altri 3 piatti. Servire decorando i piatti con pomodorini confit, punte di asparago ed un po' di crema. 


Con questa ricetta partecipo alla raccolta About Food sul Crostacei e Molluschi






Ed al bellissimo contest di Lucy I Colori della Primavera 




venerdì 13 aprile 2012

Les Madelaines di Ladurée: e la vostra?

Over the rainbow - Eric Clapton
Qual'è il primo ricordo vero, forte, della vostra vita? Quello che potete descrivere elencando particolari che siano più di 2 e che non vi sfugge come un breve sogno che appare così incerto al risveglio? E' un ricordo che trascina con se anche sensazioni fisiche come odori o sapori? E' una "Madelaine" o un semplice ricordo? Spesso mi sconvolge la consapevolezza che il solo ritorno con il pensiero a quell'oggetto specifico, senza avere necessità di incontrarlo con lo sguardo, scateni questa reazione intensissima, potente e traboccante di tenerezza. 
Il cestino dell'asilo
Il cestino dell'asilo è la mia Madelaine. Quando mi capita di vedere un cestino dell'asilo, cosa ormai rarissima perché in molte scuole materne non si usa più, ho un fortissimo flash back che mi riempie di brividi fino alla punta dei capelli. Mi si chiude lo stomaco per l'emozione, vengo investita dall'odore della minestrina misto a quello dei pastelli, della carta del pane e della coccoina. Vedo il mio grembiulino color carta da zucchero con il colletto bianco ed io seduta ad arrotolare stelle filanti per farne dei fiori da appiccicare sul cartoncino e regalare alla mamma. Ho chiaro in mente il primo giardino dove ho trascorso ore giocando quando vivevo a Milano, i campi intorno casa ed i fili d'erba verdissima più alti di me, su cui stavano immobili minuscole ile verdi. Io le raccoglievo con delicatezza, le guardavo con curiosità e sorpresa: erano morbide e appiccicose e mi facevano il solletico sul palmo della mano. 
Il cestino dell'asilo scatena una sequenza di immagini e sensazioni che mi riportano sempre lì, a quei miei 3 anni di vita. Non ho foto di quel periodo, forse una decina in tutto purtroppo ed infilate in qualche scatolone ancora chiuso dall'ultimo trasloco. Posso quindi confidare che questi ricordi siano davvero fedeli a quello che ho vissuto e non una memoria indotta da foto o video, come vedo che invece spesso succede a mia figlia abituata a guardare spesso le sue foto e video di quando era piccola. Probabilmente sarà difficile per lei ricevere il dono di una "Madelaine" così intensa come la mia. 
Sono certa che molte di voi avranno avuto lo stesso regalo dalla vita, specialmente quelle più vicine alla mia generazione, quando la tecnologia non era così prepotentemente presente nelle nostre vite ed il ricordo era affidato a piccole foto preziose, spesso sovraesposte, sgranate e sbiadite dal tempo. 
Mi raccontate la vostra? Fermatevi sono un attimo, vi farà star bene. Ed io sono davvero curiosa. 
In cambio vi lascio la ricetta delle deliziose Madelaines di Ladureé (dal libro "Dolce"), facilissime da fare credetemi, ed assolutamente fedeli a quelle che potete mangiare in Francia. 
Per c.ca 24 madelaines grandi o c.ca 60 mini-madelaines:
2 limoni non trattati (io ho usato arance)
160 gr di zucchero semolato 
175 gr di farina 00 + la necessaria per lo stampo
10 gr di lievito per dolci
180 gr di burro + 20 gr per gli stampi
4 uova intere medie
35 gr di miele millefiori o acacia (non omettetelo)
Preparate l'impasto il giorno prima. 
Grattugiate la scorza dei limoni. In una grossa ciotola mescolate la scorza con lo zucchero. In un altro recipiente setaccia insieme la farina con il lievito in polvere.
Fai sciogliere il burro a fuoco lento in un pentolino (io a bagno maria).
Sbatti le uova con lo zucchero, il limone ed il miele fino ad ottenere un bel composto gonfio e spumoso (io ho usato la planetaria con la frusta). Incorpora delicatamente con una spatola la farina setacciata ed il lievito, e per ultimo il burro fuso ormai freddo, versandolo a filo. Amalgama tutto con cura e metti un un recipiente di plastica ermetico. Tieni in frigo almeno per 12 ore. 
Il giorno successivo fai sciogliere 20 gr. di burro e con un pennello imburra lo stampo che metterai per qualche minuto in frigo affinché il burro si rapprenda. In seguito infarinalo eliminando la farina in eccesso e riempi gli stampi per 3/4 della loro altezza. 
Inforna a 200°. Calcola da 5/6 minuti per le mini Madelaines e da 8/10 minuti per quelle normali. Per le mie ho avuto bisogno di 8 minuti esatti. Quando le Madelaines saranno ben dorate, toglietele dal forno, lasciatele raffreddare e sfornatele. Meravigliose tiepide, buonissime fredde, si conservano bene in scatole ermetiche per non deprimere la loro morbidezza. 
COLONNA SONORA: Scusate ma devo dire qualcosa sulla canzone che ho scelto per questo post e che è in assoluto non solo una delle più belle mai scritte, ma anche più "coverizzate" nella storia della musica. Parlo di Over the Raimbow, la canzone regina dal film "Il mago di Oz", portata al successo da una giovanissima ma struggente Judy Garland e potrei dire cantata almeno una volta da tutti i più grandi interpreti di ieri e di oggi. Ho scelto questa canzone perché il testo è magnifico e secondo me ha un significato profondo legato ai ricordi. I ricordi svaniti o sfumati, i ricordi che si trasformano in sogni. Il sogno di Dorothy, il suo desiderio di scoprire cosa esista al di là dell'arcobaleno non è che il desiderio di conoscere il suo passato perduto di ragazzina orfana e cresciuta con i nonni. Sia la musica che il testo hanno un profondo potere evocativo, in grado di calmare i battiti del nostro cuore, di cullarci, di trasportarci in una dimensione romantica ed estremamente malinconica. La versione che invece ho scelto è una delle mie preferite, realizzata da uno dei più grandi e virtuosi chitarristi viventi, il meraviglioso "Slow Hand" Clapton, che trasforma questo pezzo spesso interpretato con toni nostalgici ed fin troppo enfatici, in un bellissimo blues scanzonato e divertito. Ascoltatelo, vi darà grande gioia. Un bacio a tutte!

mercoledì 11 aprile 2012

Post Pasqua virulento: carciofi in crosta.

Tender Heart - Lionel Richie
Questo ritorno alla normalità è lentissimo. Ci si mette anche l'influenza a rompere gli zebedei e rendere tutto più incasinato. Lo prendo come un messaggio a rallentare un po', visto che mi sono trascinata questo virus da prima di Pasqua e adesso mi sta facendo vedere i sorci verdi. La realtà vera è che non ce ne rendiamo conto fino a che non ci ritroviamo a letto, noi convinte di essere indistruttibili. Così ho deciso per una buona volta di prendermela calma, di concedermi tutto il tempo che ci vuole per ritornare a stare decentemente, che nessuno è indispensabile ecc, ecc, ecc. 
Per altro sono molti giorni che non cucino, complice una Pasqua in trasferta molisana, dove mia suocera, come nelle migliori tradizioni, aveva già preparato l'impossibile da settimane ed io non ho voluto contribuire ad aumentare il già voluminoso quantitativo di cibo da lei programmato per i giorni di festa. Ho osservato e goduto dei suoi sempre splendidi piatti, svicolando accuratamente l'agnello che non mangio.
Sono però riuscita a tornare al negozio di articoli casalinghi scoperto a Larino, paese dei miei suoceri, facendo incetta di un sacco di caccavelle grandi e piccole, soprendendomi ancora una volta di come sia possibile che meravigliosi stampi per torte in alluminio o in materiale antiaderente costino da 1 a 5 euri e qui a Siena sia sempre un bagno di sangue. Esiste una ragione plausibile? O lo devo prendere come messaggio subliminale e darmi da fare per aprire una succursale del negozio molisano qui dietro casa? Potrebbe rivelarsi un'affare senza precedenti considerando che in giro sto conoscendo tipe toste molto più agguerrite di me nella sindrome da shopping casalingo compulsivo! 
Metterò questo proposito nella mia lista dei "must do" se il lavoro in agenzia continuerà ad essere una parodia del "deserto dei tartari" e gli italiani non ricominceranno a decidere di viaggiare. 
Non ho niente di eclatante da pubblicare, avevo in realtà pensato di lasciarvi con una meravigliosa torta di ricotta che però date le condizioni della sottoscritta, sarà postata prossimamente. Ma una ricettucola preparata qualche settimana fa, quando avevo dei piccoli carciofi da smaltire e che volevo vestire diversamente, magari si. Non sono completamente entusiasta delle foto e se la situazione fosse stata diversa, probabilmente non l'avrei postata, ma il risultato è molto buono e simpatico a vedersi, quindi why not?
Prima di lasciarvi con la ricetta, volevo solo condividere con voi la gioia di essere nuovamente "Strennina" per il mese di aprile grazie al post sulle Donne Str-Aordinarie dedicato ad Edith Piaf e che mi ha dato grande gioia scrivere. 
 Carciofi in crosta - per 4 persone
8 carciofi piccoli - tipo morelli
2 rotoli di pasta sfoglia confezionata
1 limone
un mazzetto di prezzemolo
un mazzetto di nipitella 
un mazzetto di mentuccia romana
2 cucchiate di pinoli
100 gr di pan grattato
4 acciughine sott'olio
sale - pepe
olio extra vergine
Pulite i carciofi preservando un pezzetto di gambo. Tagliate le punte e mettete interi a bagno nell'acqua acidulata con un limone.
Fate cuocere al vapore per 10/12 minuti, facendo attenzione che sia una cottura al dente. Fate raffreddare. Preparate il ripieno tritando bene le erbe aromatiche con i pinoli e le acciughe sott'olio quindi mischiate con il pan grattato. Allargate con delicatezza le foglie dei carciofi e farciteli con questo ripieno. Dalla pasta sfoglia ricavate dei cerchi con il coppapasta da 15 cm, 2 per ogni carciofo. Spennellate il carciofo con l'olio extra vergine ed un pizzico di sale quindi avvolgeteci la pasta sfoglia sui sue lati come se fossero dei petali che contengono un bocciolo. Sigillate bene la base. Preriscaldate il forno a 220 gr e fate cuocere per c.ca 20 min. fino a quando la crosta non risulterà bella dorata. Io non ho spennellato con uovo o latte, ma voi potete farlo a piacere. Servite caldi. 








venerdì 6 aprile 2012

BUONA PASQUA!


Nessuna ricetta, nessuna ghiottoneria, nessuna canzone e neanche una storia da raccontare, ma tanti auguri da lasciarvi per una serena e rilassata Pasqua. 
Sono in partenza. Perdonate la latitanza ma volevo comunque lasciarvi il mio augurio di cuore. Buona Pasqua carissime. Pat

mercoledì 4 aprile 2012

Le ricette degli Angeli: La zuppa di primavera

La vergine degli Angeli - M. Callas - La forza del Destino (G.Verdi)
Durante uno dei miei innumerevoli sopralluoghi in giro per l'Italia alla ricerca di strutture turistiche di carattere, ricche di storia e di fascino adatte alla mia clientela straniera, qualche anno fa ho avuto la fortuna di visitare l"Orto degli Angeli". Una casa patronale nel cuore della città di Bevagna in Umbria,  trasformata con amore e infinita cura in un piccolo Hotel di charme. La dimora storica appartiene alla famiglia Antonini da generazioni e l'ospitalità che si riceve arrivando all'Orto è quella di una casa vera e propria, con un calore speciale difficile da trovare in un normale Hotel. Se deciderete di programmare un week end in Umbria, non trascurate Bevagna e questo luogo così incantevole perché sono certa ne resterete conquistati. Perché vi dico ciò. La mia grande sorpresa è stata scoprire che oltre ad una storia familiare affascinante ed una struttura di vero incanto, le generazioni che hanno abitato questo luogo, hanno conservato con estrema attenzione centinaia di foto e decine di quaderni su cui Maria Angeli Nieri Mongalli, la trisavola del proprietario, scriveva e registrava appassionatamente ricette e consigli di cucina. Da questo incredibile patrimonio di memoria, qualche anno fa è nato un libro molto bello dal titolo "Le Ricette degli Angeli" . Ho avuto in dono questo libro a suo tempo e lo conservo con gratitudine perché è un bellissimo viaggio all'interno della memoria comune, quando ancora la cucina era un momento ed un luogo collettivo dove madri, figlie e nonne si riunivano a cucinare con lentezza, in un rito sempre uguale e perciò rassicurante ed intenso. 
Il libro contiene ricette della tradizione Umbra ma anche moltissimi riferimenti all'Artusi, a cui l'autrice dei quaderni faceva continuamente capo. Inoltre, siccome la famiglia Angeli Nieri Mongalli era una famiglia signorile dei primo '900, che poteva concedersi viaggi e soggiorni in giro per l'Italia, il libro contiene ricette di origine piemontese, veneta, emiliana/romagnola, laziale. Una meravigliosa ed accurata raccolta di piatti sontuosi e semplici per le più importanti festività ed occasioni della vita quotidiana. Il ristorante dell'Orto, "Redibis", propone periodicamente le ricette di famiglia ed una sosta in questo luogo è un'esperienza veramente indimenticabile.
La ricetta che vi propongo è estratta da questo libro ed è particolarmente adatta al menù Pasquale (ma anche alla mia influenza rognosa): una zuppa leggera e sostanziosa insaporita da cacio e pepe, il cui protagonista è l'uovo, simbolo principe se pur profano della Pasqua. 
Vi riporto la ricetta così come raccontata dal quaderno di Maria Nieri Mongalli:
Zuppa di primavera per 4 persone:
4 uova freschissime
8 fettine di pane
30 gr di burro
un ciuffetto di prezzemolo
ortaggi a piacere tagliati a julienne (carote e zucchine o altro)
2 cucchiai di parmigiano
sale, pepe
1/2 litro di brodo di carne (io di manzo)
"Si rompa rapidamente il guscio a 4 uova e si gettino ad uno ad uno dentro un pentolino d'acqua salata bollente. Appena il bianco si rapprende in modo da nascondere il tuorlo, si tiri su l'uovo intero colla schiumaiola e si posi pienamente nella terrina. Meglio far cuocere un uovo solo per volta. Così si avranno preparate le uova dette: in camicia. Disporre sopra le uova delle fettine di pane passate in padella con burro fresco, ben rosolate. Al momento di servire in tavola, versare nella zuppiera del buon consumé a cui si sarà aggiunto al quanto prezzemolo tritato finissimo. Se non piace il prezzemolo si può sostituire con due cucchiai di julienne ben cotta nel brodo. Si può rialzare il gusto con due cucchiai di cacio parmigiano ed un po' di pepe; ma si può ugualmente omettere senza che la zuppa ne scapiti. Coprire la zuppiera e recare in tavola".
Ovviamente la qualità del brodo e la freschezza delle uova è fondamentale. Vi posso garantire che il risultato è delizioso. Me la sono preparata oggi ed ho provato un sollievo stupendo per il mio mal di gola e raffreddore epocale. E poi è nutriente ma leggerissima e per me si è trasformata senza problema in un piatto unico. 
Qui di seguito vi lascio con alcune delle meravigliose fotografie d'epoca presenti all'interno del libro. Sono davvero affascinanti. Ho passato molto tempo ad ammirare i dettagli e ed immaginare la vita di quelle persone nel pieno della Belle Epoque italiana ed ogni volta che apro questo libro vivo lo stesso incanto.
La bella dama a destra è l'autrice dei quaderni di ricette, Maria Angeli Nieri Mongalli, e la bambina la nonna dell'attuale proprietario dell'Orto degli Angeli.
Altre scene di vita dell'epoca, al mare e a spasso in Sidecar con un ospite particolare.
E per finire, la grande festa della mietitura. Spero vi siano piaciute come piacciono a me. Tornerò con altre ricette da questo bellissimo libro. 


Con questa ricetta partecipo al Contest La Pasqua In Tavola di Fornelli Profumati

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