lunedì 28 maggio 2012

Budini di cicorietta di campo con salsa di fagioli cannellini, salvia e mazzancolle in tempura di riso per l'MTC di maggio

The long and winding road - The Beatles
Ragazze che flosceria. 
Sono arrivata alla fine del mese di maggio a pelle di leopardo. Tanto per non farmi mancare niente, ho passato il sabato e la domenica di questo week end appena svanito, a fare una delle cose che odio di più dal profondo, superata solo dai periodici appuntamenti dal dentista: il cambio di stagione! Sono certa che se indicessi un sondaggio nel mondo femminile, almeno il 90% mi confermerebbe la stessa cosa. Perché? Come mai? Eppure non è una cosa così complicata! 
Si, se sei un uomo e quello che devi fare è giusto togliere e riporre le scatole al loro posto una volta terminata l'operazione, avendo appena superato lo sforzo di scrostarti dal divano. Ma cosa ne dici di 6 lavatrici in due giorni, e conseguente operazione di stiratura per mettere via panni e pannucci puliti e profumati? Senza togliere che chi lavora tutta la settimana, lava, asciuga e impila la sera dopo cena piramidi di roba, che si accatastano fino al momento in cui inorridite, riusciremo a mettere mano alla piastra arroventata, e che in genere si riduce al sabato o la domenica! Fino a quel momento la nostra casa assomiglia ad una di quelle puntate di "Sepolti in casa" trasmessi da Real Time TV, dove uno si domanda come si possa ridursi in tale stato: si può, credetemi, si può! 
E siccome per mettere in ordine bisogna prima fare casino, è molto facile che una casa di 67 mq distribuita su due piani, durante il cambio di stagione finisca con l'assomigliare pericolosamente ad un campo minato dove siano appena esplose tutte le mine! 
Dato che gli ultimi 4 week end mi hanno visto girare in lungo e in largo per Italia ed oltre, dovevo prima o poi scontare il gozzoviglio e questa volta non ho potuto sottrarmi. Fortunatamente 2 giornate calde e di sole hanno aiutato non poco e il grosso dei lavori è quasi finito. 
Adesso riesco anche a trovare il letto!
Acquolina mi scuserà. E spero anche Ale e Dani perché voglio ammettere con completa onestà che a questa tornata non volevo partecipare. 
Se posto praticamente allo scadere del tempo è perché alla fine ho capitolato e raccogliendo le poche energie rimaste, ho deciso di provarci.
Sia chiaro: adoro la proposta di Francesca, ed il budino salato è stata una scoperta che farà da adesso in poi parte dei miei menu per cene o pranzi da porca figura. Ma onestamente non ho avuto tempo un solo istante di concentrarmi sulla sfida. Mentre nelle precendenti edizioni, non è passato giorno in cui non avessi in mente almeno due o tre idee su cui lanciarmi, questa volta nulla. Il vero budino era il mio cervello, stramazzato dal lavoro e dalla stanchezza fisica. E un po' anche dalla fatica della sfida (sono alla mia 12 partecipazione...un calo di prestazione ci sta, vero?)
Se adesso sono qui a postare questa roba ignobile, è perché lo scorso fine settimana sono andata in Molise e mia suocera mi ha fatto trovare una sacchettata di meravigliosa cicorietta di campo, bella pulita e pronta per essere cotta. Una gran parte se ne è andata così, saltata in padella con uno spicchio d'aglio. Buona da far paura. Solo dopo averla assaggiata, mi è balenato un "forse potrei farci il budino". Un rigurgito di orgoglio mtchallengesco si faceva sentire, anche se flebile. 
Ho congelato la cicoria ed ho aspettato la domenica successiva per prepararlo. 
Sugli abbinamenti invece ho avuto difficoltà. La salsa di cannellini è arrivata praticamente subito: l'elemento dolce e morbido a bilanciare la naturale amarezza della cicoria. Una salsina semplicissima, aromatizzata con salvia, rosmarino e aglio che è davvero deliziosa e molto toscana. 
Il terzo elemento richiesto dalla sfida invece, è stato un patimento. L'ho buttato lì senza pensarci troppo. Niente lievitati o frolle o crostini...troppo tempo e poca voglia. Il fritto mi sembrava la soluzione più veloce e facile. 
In più ho una pianta di salvia gigante in terrazza e me la salvia fritta mi garba un monte! Vada per la tempura di salvia e....mazzancolle. Si, un altro elemento dolce per contrastare il budino. 
Questa volta per friggere ho usato una pastella con farina di riso. Ho letto da qualche parte che la farina di riso conferisce maggiore croccantezza alla tempura in quanto assolutamente priva di glutine. 
Si amalgama con difficoltà ma il risultato è davvero sorprendente. 
Ingredienti per 6/8 budini
- 500 gr di cicorietta di campo già lessata
- 100 gr di panna fresca
- 40 gr di pecorino di Pienza grattuggiato
- 2 uova
- 1 spicchio d'aglio
- olio extravergine d'oliva
- sale - pepe 
Per la tempura di riso
- 200 gr di farina di riso
- 200 ml birra ghiacciata
- 50 ml acqua ghiacciata qb
- 2 cucchiai di olio evo
- sale
- 100 gr di salvia con foglie grandi
- 24 mazzancolle
- olio extra vergine d'oliva per friggere
Per la salsa di fagioli cannellini
- 250 gr di fagioli cannellini già lessati e con la loro acqua
- 2 rametti di rosmarino
- 2 foglie di salvia
- 1 spicchio d'aglio
- olio evo
- sale - pepe
Preparate la pastella per la tempura. Versate la farina in una ciotola di acciaio. Potete mettere la farina in frigo la sera prima così sarà fredda. Aggiungete la birra e l'acqua e mescolate con una frusta fino ad ottenere un composto grumoso. Aggiungete l'olio ed il sale, date un'ultima mescolata, ma non troppo, quindi coprite con la pellicola e mettete in frigo almeno mezz'ora.
Preparate i budini. Non avendo mai preparato un budino, ho seguito pedissequamente le indicazioni di Acquolina e le sue proporzioni, aumentando leggermente la quantità di formaggio perché l'amarezza della cicoria richiede elementi che la bilancino. La panna aiuta ed il formaggio deve essere un po più presente. Saltate la cicoria in una padella antiaderente con uno spicchio d'aglio. Quindi salate e mettete in un bicchiere per mixer ad immersione con il suoi succhi. Aggiungete la panna, il formaggio e frullate fino ad ottenere un purè vellutato. Versate in una ciotola e lasciate intiepidire, quindi unite le 2 uova ed amalgamante bene. Imburrate degli stampini (io ho usato quelli di alluminio per il  babà) e riempiteli con il composto battendo la base sul tavolo al termine dell'operazione, per evitare che restino bolle d'aria (come invece è successo a me!). Metteteli in una teglia dove avrete posto sulla base un paio di fogli di carta scottex e 2 dita d'acqua. In questo modo gli stampi aderiranno bene alla base della teglia Mettete in forno preriscaldato a 180° e fate cuocere per 30/35 minuti. 
Preparate la salsa di fagioli cannellini: fate insaporire un filo d'olio con uno spicchio d'aglio quindi mettete in un pentolino i fagioli cannellini con la salvia e il rosmarino. Se i fagioli non avessero il loro liquido, aggiungete uno o due mestoloni d'acqua. Fate insaporire per una decina di minuti, salate e pepate. Eliminate l'aglio quindi frullate tutto con il mixer ad immersione ottenendo una salsa vellutata. Mette da parte tenendo in caldo.
Friggete la salvia e le mazzancolle: Friggete per prima la salvia. Passate la salvia nella pastella e immergetela nell'olio caldo. Friggetela fino a quando la pastella non sarà bella croccante ed i bordi cominceranno a dorarsi. Fate scolare su carta assorbente. Continuate fino ad esaurimento poi friggete i crostacei. 
A questo punto i budini dovrebbero essere pronti. Preparate il piatto con uno specchio di salsa di cannellini su cui posizionerete il budino di cicoria. Versate una cucchiaiata di salsa sul budino, quindi decorate il piatto con la salvia e le mazzancolle. Decorate con qualche goccia d'olio d'oliva extra vergine. 
Servite il tutto ben caldo. 


Con questa ricetta partecipo all' MTC di maggio sul Budino Salato di Acquolina



venerdì 25 maggio 2012

Bisogno di dolcezza. Delirio ipoglicemico: Torta di Ciliegie

Cherry Pie - Sade (live)
Ho bisogno di dolcezza
Ho bisogno di affondare nel miele, di leggere notizie felici, storie d'amore melense al limite dell'Armony, spiare coppie che si baciano. Ho bisogno di giornate piene di sole e di affondare la faccia tra le rose per aspirarne tutto il profumo.  
Stamattina quando sono uscita di casa ho attraversato un refolo d'aria e mi è sembrato di respirare il mare. Salmastro? Dio, abito a 50 km dal mare: ho le traveggole sensoriali. O forse è solo un eccesso di desiderio. 
Devo riguardarmi "Orgoglio e Pregiudizio", quello con la Kiera Knigtly e la meravigliosa musica di Marianelli. Forse se lo guardo per la ventesima volta mi verrà la nausea e mi passerà questa crisi ipoglicemia. 
Che dite? E' la primavera? Ah si, quel famoso periodo dell'anno dove tutti diventano "rincitrulluliti", come dice il vecchio gufo saggio in Bamby. 
In effetti fino ad oggi primavera non lo è stata neanche un po'. 
Siamo tutti dei leoni isterici in gabbia e non vediamo l'ora di uscire di casa e dai nostri vestiti. Basta il primo raggio di sole e gliela facciamo vedere noi. 
Non che la cosa mi esalti. Fare vedere sprazzi di pallide membra e polpacci che assomigliano a due burratine non ci tengo neanche un po'! Il jeans o il gonnellone lungo lascerà posto al pareo solo quando sarò ufficialmente al mare. Ecchè sono sulla battigia per indossare pantaloncini più corti del mio fiato quando salgo le scale? No, no, quello lo lascio alle turiste intrepide che  si spiaggiano su Piazza del Campo convinte di essere al Forte. I vigili hanno il loro bel da fare nel tentare di scrostare questi corpi al sole dalla verbena di piazza. Un po' però, li invidio: sono in una delle città più belle del mondo in vacanza e prendono il sole sotto la Torre del Mangia! Mi ci metterei anche io, vestita però! 
Come al solito sono zompata fuori tema: qui la voglia di dolcezza non se ne va! Ho lavato una vaschetta di fragole, le ho tagliate ben bene e le ho vestite con un mantello di gelato alla vaniglia. Me ne sono scofanate due ciotole. Eppure questo velo di "saudade" non se ne va! Consigli? 
Quelle che vedete sono le prime ciliegie dell'anno. Le ha raccolte mio marito lo scorso week end dagli alberi della campagna molisana dei miei suoceri. Alcune erano già pronte, altre lievemente arrossite. Non sono ciliegie molto grandi ma sono biologiche ed io non vedevo l'ora di usarle per questa torta. E' dallo scorso anno che conservo la ricetta per giorni migliori e adesso, dopo infiniti post di pastasciutte, torte salate, piatti vegetariani, antipasti vari, è arrivato il suo  momento. Forse la mia voglia di dolce è anche questa. 
La ricetta è del Cavoletto più famoso del web. Una ricetta molto semplice ma come sempre, proprio per la sua semplicità, mi ha conquistato alla prima lettura. Io l'ho eseguita alla lettera e concordo con Sigrid: è davvero buona. 
Ingredienti per uno stampo da 18/20 cm
500 gr di ciliegie
100 gr di farina 00
100 gr di zucchero
100 gr di farina di mandorle
80 gr di burro
2 uova
2 cucchiai di maraschino
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di sale
zucchero di canna per la tortiera
Lavate con cura e snocciolate le ciliegie. Lavorate il burro morbido con lo zucchero. Io l'ho montato con la foglia nel Kitchen aid ed ho fatto tutto l'impasto con la planetaria. Aggiungete la farina di mandorle e mescolate bene. Uno alla volta aggiungete le uova. Aspettate che il primo sia ben amalgamato prima di aggiungere il secondo. Aggiungete infine la farina setacciata con il lievito ed i 2 cucchiai di maraschino per aromatizzare. Versate il composto nella tortiera precedentemente imburrata e spolverizzata con zucchero di canna. Aggiungete disponendo a cerchi le ciliegie e premendo leggermente per incorporarle. Infornare il tutto a 180° e cuocere per 45/50 minuti, fa fede la prova stecchino. E' stupenda tiepida ma assolutamente perfetta uno o due giorni dopo (se non la sterminate prima). 


Con questa ricetta partecipo al Contest di Patrizia " Oggi pranzo fuori"







mercoledì 23 maggio 2012

Tomato party: una festa in rosso per salutare Plenty e Ottolenghi

Lets call the whole thing off - George and Ira Gershwin
Quale cosa migliore di un party per chiudere la celebrazione del nostro Starbooks del mese, Plenty ?
Un party tutto rosso, succoso, acidulo e fresco come il sapore dei pomodori che Ottolenghi esalta in questo semplice piatto super estivo. 
"Tomato party", questo è il nome della ricetta che ho scelto oggi per chiudere il nostro ultimo appuntamento con questo libro meraviglioso. Ne ho già vantato la splendida accessibilità con le proposte precedenti ed a malincuore confesso il mio dispiacere nel riporlo. C'erano sicuramente almeno altre 5 ricette che avrei voluto raccontarvi, anzi prometto ritornerò presto sui miei passi, visto che l'estate chiama leggerezza e sapore e Ottolenghi in questo è un maestro
Mi è piaciuta immediatamente l'idea di utilizzare il couscous e la fregola per realizzare un'insalata inedita, un piatto che può diventare un perfetto contorno ad un piatto di pesce, penso ad una bella grigliata di spada o tonno, oppure ad essere arricchita trasformandola in un piatto completo con l'aggiunta di olive di Kalamata, feta sbriciolata e a chi piace, cipollina fresca tagliata sottile. Un connubio di mediterraneità che incontrerà il favore di molti palati. 
Per una conclusione davvero in bellezza, non perdetevi assolutamente i post delle altre Starbookers:
Socca a casa di Menu Turistico
Green Pancakes a casa di Ale Only Kitchen
Black Pepper Tofu a casa di Vissi d'Arte e di Cucina
Green Been Salad with Mustard seeds and Tarragon a casa di Insalata Mista
Ingredienti per 4 persone
- 125 gr di couscous
- 150 gr di Fregola
- Olio extra vergine d'oliva
- 150 ml di acqua bollente
- 300 gr di pomodori di tipo Perino tagliato in quarti per lunghezza
- 1 cucchiaio raso di zucchero
- 1 cucchiaio di aceto balsamico
- 150 gr di pomodori ciliegia gialli tagliati a metà
- 1 piccolo pomodoro verde tagliato in fette sottili
- 100 gr di pomodori ciliegino (io ho usato pachino e datterino)
- 2 cucchiai di origano fresco sminuzzato grossolanamente
- 2 cucchiai di dragoncello sminuzzato grossolanamente
- 3 cucchiai di menta sminuzzata grossolanamente
- 1 spicchio d'aglio schiacciato
- sale e pepe
Preriscaldate il forno a 170°. Mettete il cous cous in una ciotola con un pizzico di sale ed un goccio d'olio quindi versatevi sopra l'acqua bollente, mescolate e coprite la ciotola con una pellicola. Lasciate riposare per 12 minuti quindi togliete la pellicola e sgranate i chicchi con una forchetta e lasciate raffreddare. 
Buttate la fregola in una pentola di acqua salata in ebollizione e lasciate cuocere per c.ca 18 minuti, e comunque al dente. Scolate quindi sciacquate sotto l'acqua fredda. Lasciate asciugare completamente.
Nello stesso tempo sistemate i pomodori perini divisi in quarti, su una placca da forno rivestita di carta e cospargeteli con lo zucchero, il sale e pepe. Spruzzate un po' di aceto balsamico e olio sui pomodori e passate in forno. Dopo 20 minuti toglieteli dal forno, aumentata la temperatura a 200° ed aggiungete sulla placca i pomodorini gialli tagliati a metà. Continuate la cottura per altri 12 minuti.
Togliete il tutto e lasciate raffreddare. 
Mescolate cous cous insieme alla fregola su un piatto di portata. Aggiungete le erbe, l'aglio, i pomodori cotti con il loro succo, il pomodoro verde, i ciliegini o pachino. Mescolate con delicatezza usando le mani . Assaggiate per aggiustare aggiungendo a piacere olio, sale, pepe. 
NOTE PERSONALI:
- Ricetta assolutamente super estiva. Tenetela a mente per quando potrete disporre di una infinita varietà di pomodori succosi, e più ne userete, meglio sarà. Lo scopo di Ottolenghi è proprio quello di poter sfruttare il maggior numero di varietà per dare mille sfumature al sapore del sole. 
- Ho usato fregola sarda fatta a mano ed aromatizzata allo zafferano. Non si riesce a vedere dalle foto...immaginatela nei pallini grossi coperti di cous cous. Il contrasto tra le consistenze della granella di cous cous e la fregola è davvero molto piacevole all'assaggio.
- Non trovando i pomodorini gialli, ho usato i Majora sardi che hanno un consistenza molto morbida una volta cotti e sono estremamente succosi e dolci. Non ho resistito nell'aggiungere datterini e pachino alla festa in rosso, ma io li adoro.







lunedì 21 maggio 2012

Quando scivola la torta: Tatin integrale (non integra!) di pomodori ripieni a sorpresa!

Crush - Jennifer Paige
Lo so, lo so, non è roba da presentare ma io non sono poi così pignola. 
Cioè, da buon Capricorno testa dura, un po' lo sono ma su certe cose riesco pure a sorvolare. Perché può capitare a tutti di avere le mani di ricotta e far scivolare la torta dal piatto proprio nel momento in cui la stai capovolgendo. Ci sono precedenti per la sottoscritta ma anche per chef con tanto di stelle sulla testa. Quindi perché affliggersi? Semmai guardare sempre il lato positivo: meno male che il piatto era sopra la tavola perché se l'ispirato prodotto di tanto amore si fosse catapultato sul pavimento, adesso starei raccontandovi un'altra storia. 
La potevi rifare, direte voi! Ehhhh? Macchessiamo tutti matti? 
Ma che stiamo qui a curare l'otite a Dumbo, come dice il mitico Crozza imitando Bersani? 
Qui, ogni roba che passa su questi schermi, esce senza rete e senza prova generale. 
Qui si suona dal vivo e se sul più bello viene fuori una stecca, la sentono tutti, e lo spettacolo continua. Show must go on, con le sue stecche e le sue imperfezioni. Lo sottolineava anche la meravigliosa Julia Child, quando durante i suoi cooking show, faceva volare la frittata ovunque tranne che sulla padella o combinava altri disastri. Lei semplicemente, risistemava il cibo sul piatto e lo ricomponeva alla bell'e meglio e andava avanti dicendo: In cucina ci siete solo voi, non vi ha visto nessuno....Che meraviglia. Non è questa una stupenda rete di protezione? 
La mia Tatin sconocchiata è risalita faticosamente sul piatto, si è data una sistemata e si è messa in posa. Quel vestito rosso era così tentatore e sensuale che non potevo rinunciare a farvelo vedere. Quelle cupolette perfette e lucide, carnose...una vera golosità. Si, lo so, non è bellissima, ma quanto a bontà, potete credermi sulla parola: è buonissima! 
 

Il riso non manca mani nella mia dieta settimanale. Lo adoro perché è versatile e spesso lo utilizzo per accompagnare anche piatti di carne, semplicemente bianco, magari cercando qualità inusuali come il “long and wild” che ben si adatta alla carne alla brace, o il basmati che adoro per accompagnare la fondue bourguignonne al posto del pane.
Per questa ricetta ho invece pensato al riso come complemento a sorpresa, per una Tatin di pomodori. Il sapore è veramente irresistibile. Pomodori svuotati e riempiti di riso bianco, condito con erbe aromatiche, olio e scamorza di bufala grattugiata, avvolti da un guscio di brisé preparata con farina integrale e burro salato (lo so che non è il massimo della leggerezza, ma ci stava troppo bene). Da servire ancora calda, per godere al massimo del cuore filante dei pomodori e della fragranza della brisé. 
Scusatemi: tale era l’entusiasmo che non ho saputo evitare la caduta miseranda.
Come ogni lunedì, questa ricetta è anche su "Donne sul Web", questa settimana con un capitolo tutto dedicato al riso. Buon lunedì! 
Ingredienti per una tortiera da 24 cm
Per la brisé (dalla ricetta di Michel Roux)

250 gr di farina integrale macinata in pietra

150 gr di burro salato
1 pizzico di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di latte freddo
Per il ripieno
15 pomodori a grappolo non troppo maturi
150 gr di riso (va benissimo il parboiled)
100 gr di provola di bufala non troppo morbida
un mazzetto di basilico
un mazzetto di maggiorana
un mazzetto di origano fresco
alcune foglioline di menta
olio extra vergine d’oliva
sale e pepe
un cucchiaio di zucchero di canna 
Preparate la brisé . Mescolate velocemente tutti gli ingredienti, cominciando con il burro, lo zucchero e l’uovo al centro della fontana di farina e utilizzando la punta delle dita. Incorporate piano piano la farina ottenendo una consistenza granulosa. In fine aggiungete il latte e formate una palla. Avvolgetela nella pellicola e mettetela in frigo per almeno 1 ora. Io ho fatto tutto con la planetaria utilizzando la foglia ed ho impiegato 2 minuti.
Lavate i pomodori, incidete una croce sul dorso e metteteli qualche istante in acqua bollente. Scolateli e passateli sotto acqua fredda quindi pelateli.
Eliminate la calotta superiore e svuolateli, quindi salateli dentro e fuori e metteteli su uno scolapasta rovesciati per almeno una 10 di minuti.
Nel frattempo lessate il riso e cuocetelo al dente, quindi scolatelo e passatelo sotto acqua fredda. Tritate le erbe aromatiche in maniera grossolana ed unitele al riso. Grattuggiate la provola con la grattugia a fori grandi e mischiatela bene al riso. Condite con abbondante olio d’oliva e regolate di sale e pepe.
Riempite i pomodori con il riso quindi sistemateli sulla tortiera dove avrete versato un filo d’olio ed il cucchiaio di zucchero, con la parte aperta verso l’alto, facendo in modo che stiano più compatti e stretti possibile, riempiendo bene  in maniera armoniosa tutto lo spazio. Copriteli con la pasta brisé, inserendo i bordi della pasta all’interno della teglia e spingendoli delicatamente verso il basso.
Mettete in forno preriscaldato a 200° per c.ca 40/50 minuti quindi sfornate. Attendete 5 minuti, quindi capovolgete la tatin sul piatto di portata facendo attenzione all’eventuale liquido che dovesse rilasciare. Servite calda.




CON QUESTA RICETTA partecipo al Contest di Dauly "Ricette Ripiene"


mercoledì 16 maggio 2012

Amo la semplicità: Starbooks e Sauté di ceci con yogurt Greco

Cheek to Cheek - Ella Fitzgerald and Louis Armstrong
Ahhh, ma quanto è bella la semplicità? Quanto ci tranquillizzano le linee pulite, i colori armoniosamente fusi, quel piatto dove puoi riconoscere uno dopo l'altro tutti i sapori, che non per questo sono scollegati tra loro ma si uniscono in una sola perfetta armonia? Quanto è rassicurante il meno invece del più...
Per quanto mi riguarda, se mi osservo allo specchio prima di uscire, trovo sempre qualcosa da togliere piuttosto che da aggiungere. Sarà la mia atavica timidezza o il mio desiderio di passare inosservata. O forse semplicemente perché non amo gli orpelli. Amo il meno sul più. Amo la semplicità. 
Di conseguenza amo Plenty, questo incredibile libro protagonista di Starbooks di Maggio, scritto da Yotam Ottolenghi e che sta riservandomi delle entusiasmanti sorprese. Credo che sarà il mio libro dell'estate, il mio inno alla natura nel piatto, il mio asso nella manica per qualche cenetta speciale. Ed intendiamoci bene: essere semplici non significa "essere insipidi". Ognuna delle ricetta inserite nel libro, anche quelle più complesse, non richiede più di un'ora tra la preparazione e la cottura. Ma un'ora è già un record perché l'amore che Ottolenghi dimostra alle verdure, si esprime con cotture semplici, brevi, con pochissimi grassi e spesso secondo le tecniche di cottura orientali atte a preservare i vegetali belli croccanti e pieni di colore. Ogni ricetta ha una ricchezza di sapori ed aromi che le arriva da un sapiente uso delle spezie e delle erbe aromatiche e che Ottolenghi dimostra di conoscere in maniera magistrale. Ve lo prova il piatto che ho preparato per questo post: un'insalata di ceci, carote e bietole, saltati e serviti caldi o a temperatura ambiente. Tre sapori estremamente basici e votati al dolce che però vengono esaltati ed armonizzati dalla presenza del cumino, del coriandolo fresco e della menta. Il tocco dello yogurt finale, miscelato con l'olio d'oliva ad ammorbidirlo, è strepitoso. Abbraccia tutti i sapori e li seduce, li sposa in un impeto di freschezza. 
Non tralasciate lo yogurt greco e non usate un semplice yogurt bianco, non avreste lo stesso risultato. Questo è un piatto che potete preparare in esattamente 20 minuti se avete dei ceci già pronti. Io ho usato la mia scorta personale surgelata di ceci giganti che ho comprato in Molise e che ho preparato in giornate meno frenetiche. Provatelo, è veramente un piacere di leggerezza e semplicità. 
Proseguendo nella scoperta di Plenty, potrete trovare altre 4 meravigliose ricette testate dalle mie compagne di avventura e che trovate qui di seguito:
Melanzane Tricolori e pomodorini alle Erbe - a casa di Menu Turistico 
Cous cous verde - a casa di Ale Only Kitchen
Itamar's Bulghar Pilaf - a casa di Insalata Mista
Crostini di pere - a casa di Vissi d'Arte e di Cucina
Ingredienti per 4 persone
300 gr di bietola
75 ml di olio extra vergine d'oliva più un goccio per finire
4 carote medie pelate e tagliate in dadini di 1 cm di lato
1 cucchiaino di semi di cumino
250 gr di ceci preparati freschi (oppure in barattolo)
1 spicchio di aglio
1 cucchiaio di menta sminuzzata
1 cucchiaio di coriandolo fresco sminuzzato
1 cucchiaio di succo di limone
sale e pepe nero
Per la salsa
100 gr di yogurt Greco 
1 cucchiaio di olio d'oliva
Separate i gambi bianchi dalle foglie della bietola. Eliminate i fili e riduceteli in bastoncini quindi buttateli in acqua bollente salata e fate cuocere per 3 minuti. Aggiungete le foglie e continuate a cuocere per altri 2 minuti. Al termine scolate il tutto e raffreddatela sotto acqua corrente. Strizzate bene e sminuzzate grossolanamente. 
Scaldate l'olio d'oliva in una larga padella dal fondo spesso. Aggiungete le carote e fate saltare per 5 minuti a fuoco medio. Aggiungete la bietola ed i ceci e continuate a cuocere per altri e 6 minuti almeno. Adesso aggiungete l'aglio, le erbe aromatiche, il succo di limone, sale e pepe. 
Rimuovete dal fuoco e lasciate raffreddare un po'. Assaggiate ed aggiustate di sale e pepe. 
Per servire, miscelate bene l'olio con lo yogurt ed un pizzico di sale e pepe. Sistemate le verdure nei piatti da portata e versate con un cucchiaio lo yogurt sulla cima. Spargete del pepe macinato fresco e versate un filo d'olio per completare. 
NOTE PERSONALI:
- Semplice, semplice, buonissima. Io non avendo a disposizione il coriandolo fresco, ho passato nel mortaio alcuni semini di coriandolo e li ho polverizzati cospargendoli sul piatto. Sicuramente il risultato è diverso, ma a me non è dispiaciuto assolutamente. Anzi, la nota dolciastra del coriandolo si sposa perfettamente con le verdure del piatto. 
- E' un insalata che non si apprezza completamente se fredda di frigo. Un piatto estivo molto rinfrescante e nutriente grazie alle proteine del mio legume preferito, il cece. Ma servirla fredda significa mortificare i sapori e svilirli. Tiepida o a temperatura ambiente sarà perfetta. 
- Seguite i tempi di cottura della bietola. Deve poter mantenere una certa croccantezza. 
- Può senza problemi essere un perfetto piatto unico da portarsi nella schiscetta in ufficio. 
- La nota in rossa nella ricetta è una mia aggiunta. 
 E con questa deliziosa ricetta vi invito a seguirci mercoledì prossimo con l'ultima ricetta dello Starbooks di maggio dedicato a Plenty.


Con questa ricetta partecipo al contesti di Patrizia " Oggi pranzo fuori"


lunedì 14 maggio 2012

Mini Quiche di focaccia con fave, pecorino e Finocchiona Toscana

All of me - Billie Holiday
Per ancora qualche puntata niente dolci su questi schermi! 

Lo so, lo so che nella dinamica del mondo blogger, la pubblicazione di un dolce attira quanto il miele le api, ma la mia vita in questo periodo è incasinata, girovaga e soprattutto tende al frettoloso. Non ho tempo di stare lì a vedere lievitare, montare a neve, assemblare, farcire e tutto quello che viene dopo. 
In più ho ricevuto l'aut aut dalla regia per cui il prossimo dolce che riuscirò a postare (quando, non lo so), sarà assolutamente innocuo (ma non faccio promesse da marinai). 
In compenso vago su altri tipi di ghiottonerie ed in questo ci mette lo zampino la Redazione di Donne Sul Web che da qualche settimana mi ha amorevolmente adottata, chiedendomi di pensare ad una ricetta con i salumi. 
I SALUMIIIII? Ma tu mi inviti a nozze! 
Quando si parla di salumi, in Toscana si apre un mondo. 
Non c’è piccola trattoria, vinaio o osteria che si rispetti che non abbia pronto un ottimo tagliere di affettati e formaggi per ingannare l’attesa della portata principale in maniera golosa e spesso fin troppo generosa. 
Salame e prosciutto nostrali, la preziosa Cinta Senese regina della norcineria della mia provincia, salsicce fresche e secche, rigatino, capocollo e buristo e su, su, fino ad arrivare alla rinomata Mortadella di Prato ed al sublime lardo di Colonnata.
Devo ammettere con un certo imbarazzo che di fronte a si tanta varietà meravigliosa, io ho decisamente la mia preferita. Quella che spesso compro se ho voglia di una cena veloce, che mi piace da sola ma mi fa morire tra due fette di pane di Altopascio e per la quale mio marito è capace di assalti notturni al frigorifero (sempre giustificati). 
E’ lei, la Finocchiona Toscana. Per me è la regina dei nostri insaccati, il perfetto equilibrio tra sapidità ed aromi, tra il pepe nero e quei semi di finocchio selvatico che la rendono elegante e perfetta per ogni occasione ed il cui profumo è in grado di riempire una stanza in un attimo. Quell'impasto morbido, quella grana vellutata...ora che ci penso, me ne sono avanzate un paio di fette. Scusate, io vado! 
E’ tempo di fave e pecorino. Da noi si servono con alcune fettine di salamino e pane ovviamente non salato. Io ho pensato di metterle in un guscio di focaccia con dadini di Pecorino di Pienza fresco, sposandole alla Finocchiona per dare un aroma più intenso al ripieno. Servite calde su un letto di insalatina di misticanza, sono assolutamente irresistibili. Una ricettina facile e velocissima, credetemi! 
RICETTA PER 4/6 MINI QUICHE
1 rotolo di pasta per focaccia confezionata
300 gr di fave sgranate
2 uova medie + 1 tuorlo
200 gr di pecorino di Pienza fresco
100 gr di Finocchiona tagliata a fette
4 foglie gradi di salvia
100 ml di latte
un rametto di foglie di origano fresco
olio extra vergine d’oliva
sale e pepe
Sgranate in baccelli e mettete le fave in acqua bollente salata per 5 minuti. Fate raffreddare e togliete la pellicina a quelle grandi. Le piccole saranno ugualmente tenere. Tagliate il pecorino fresco a dadini piccoli. Tagliate la finocchiona a strisce larghe 3 cm.
Stendete la focaccia e con un mattarello. Assottigliatela (3/5 mm). Con un pennello da cucina, oleate bene 6 stampi da tortina quindi con un coppa pasta da 10 cm tagliate la pasta e sistematela negli stampi tirandola come si fa con la pizza, lasciando il bordo che fuoriesca un po’ dai lati. Versate uno strato di fave sul fondo degli stampi, quindi copritele con il pecorino a dadini. Aggiungete delle striscioline di salvia e qualche fogliolina di origano. Arrotolate una striscia di finocchiona a formare una rosellina e sistematela nel centro degli stampi, sostenuta dalle fave ed dal pecorino. Aggiungete pezzettini di finocchiona a coprire il tutto. Con un mestolino versate il composto di uova sul ripieno, lasciando qualche millimetro dal bordo. Spennellate i bordi con il tuorlo appena sbattuto con un goccio di latte.
Mettete le quiche in forno preriscaldato a 180° per almeno 30 minuti o fino a quando non saranno belle dorate. Servirle calde.


Con questa ricetta partecipo al contest di Patrizia "Oggi pranzo fuori" 



venerdì 11 maggio 2012

60 ore a Parigi: una fuga per amore.

NUAGES - DJANGO REINHARDT

Questo mese di maggio sta volando senza che me ne renda conto. Forse la ragione primaria è che sarò in viaggio tutti i week end del mese, a partire da quello scorso che purtroppo è già lontano. 
Mentre voi starete leggendo queste brevi righe io sarò in viaggio per la Baviera, dove sono stata invitata con l'orchestra in cui suono per un concerto e sarò di rientro domenica notte. 
Lo scorso week end invece, ero in fuga con marito e pargola a Parigi.
Il secondo post nella breve vita di questo blog è stato dedicato a Parigi. Questo dovrebbe dire tutto o almeno un po' dell'amore che nutro per questa città. 
La mia prima volta con lei è stata all'età di 17 anni, durante uno di quegli scambi interlinguistici che si fanno a scuola e da allora fu devozione totale. 
Ormai non saprei dire le volte che ci sono stata, decine per lavoro, molte di più per nostalgia. Fatto sta che ho contagiato un'intera famiglia, tra cui anche mia madre che non fa che ripetermi che deve tornarci prima o poi. 
Parigi è Parigi, è difficile da spiegare. 
E' la sua luce che si allunga all'infinito nei primi giorni d'estate; il senso di immenso e grande e perfetto che provi quando ti affacci per la prima volta da Trocadero ed oltre la poderosa torre di ferro, il tuo sguardo corre lungo gli Champs de Mars, giù fino a Les Invalides e ancora più avanti fino agli Champs Elysées senza riuscire a fermarsi. 
E' il fiume che si ripara sotto mille ponti ed il verde dei giardini aperti al mondo e curati come salotti. 
Parigi per me è un tavolino "à la terasse", la casualità di sedersi stremati dopo tanto camminare nella "brasserie più bella del mondo", quella che ti sceglie e ti chiama e ti dice "aspetta, siedi, mangia, guarda". 
Parigi è il profumo del pane che esce da una boulangerie gremita di gente, un trancio di pain de pays su cui spalmare del semplice burro o una terrine de campagne seduti nei giardini del Palais Royale, quando la luce della sera fa sembrare tutto rosa. 
Parigi ti confonde, ti incanta, ti incute soggezione facendoti credere di essere in una immensa città mentre, appena giri l'angolo, ti trovi in un paesino con le sue viuzze, dove tutti si conoscono e la gente gira in bicicletta e c'è ancora il fruttivendolo con le fragole più belle che abbia mai visto. 
Per non dimenticarsi di quanto si può amare questa città, bastano anche solo 60 ore insieme alle 2 persone più importanti della mia vita in un week end rubato all'insaputa di tutti, fregando anche il meteo che ostinatamente mette pioggia! 


Amo i tetti di Parigi. La metà del tempo la passo guardando in aria. Si scoprono cose incredibili con il naso tra le nuvole! 


Il mercatino dei fiori dietro Notre Dame ti ricorda che è finalmente primavera e che il tuo giardino vuole colori. Anche se la giornata è uggiosa ed il sole non vuole saperne di darci il benvenuto! 
Lei però si fa riconoscere nonostante si nasconda tra folti alberi. Nostra Signora di Parigi è il cuore gotico della città e per me un luogo di grande emozione. 
Per ammirarla devi alzare gli occhi al cielo. Non c'è segnale di devozione più grande. 
E se Quasimodo si nascondesse ancora qui tra questi archi acuti e tra le luci delle candele? 
A Parigi puoi ascoltare concerti stupendi in ogni angolo della città. La perfetta colonna sonora per un sogno a cielo aperto. 
Lungo la Senna ci sono spazi per gli innamorati....ma anche per chi ha voglia di mettersi in posa. 


Spesso il bianco e l'azzurro sono così accecanti da costringerti a strizzare gli occhi. Ma a Montmartre questi colori ti commuovono ed incantano.  
Ci si nasconde dalla Place du Tertre, dove la folla di turisti si accalca intorno agli artisti e dai caricaturisti che ti inseguono per poterti ritrarre. Quale luogo migliore di questo per un bicchiere di vino e qualche assaggio di delizie?
Se poi è una mattinata brumosa e un po' malinconica, il Jardin de Luxembourg è il posto adatto per una passeggiata scacciapensieri. Anche se non c'è nessuno........
....ma si può almeno sorridere seguendo con gli occhi l'unica barca italiana che ancora veleggia senza indugi..
A Parigi  è facile scacciare i cattivi pensieri....
...per dare spazio a quelli più buoni

Nessuna ricetta oggi, solo un piccolo spazio per sognare. 
Se siete in partenza per Parigi, o progettate di andarci, scrivetemi! Sarò felice di darvi consigli, suggerimenti e dritte golose sulla mia città del cuore. Un buon week end a tutte voi ed un gros bisou! 

NOTA MUSICALE: Ho inserito su questo post una colonna sonora perfetta a ricordarmi l'armosfera di Parigi. Un Django Reinhardt struggente, in uno swing lento che molte di voi avranno già sentito perché spesso usato in film o passaggi pubblicitari. Questo meraviglioso artista belga, naturalizzato francese, ha vissuto il pieno del suo successo e della sua incredibile produzione musicale negli anni '40, morendo nel pieno della sua notorietà a soli 43 anni. 
Il genere musicale per cui è conosciuto è il "Jazz manouche", genere tipicamente francese con sonorità legate alla presenza di strumenti particolari come il banjo, chitarre e violini usati nei gruppi tzigani. Un genere che fa il verso allo swing americano del dopoguerra, ma con uno stile decisamente più elegante e ricercato, con grande virtuosismo e con la ricerca di atmosfere fortemente caratterizzanti. La produzione di Reinhardt è impressionante e potrete ascoltare molti dei suoi pezzi su youtube, tra cui la celeberrima Swing Minor utilizzata qualche anno fa come colonna sonora del fil Chocolat. Buon ascolto. 




mercoledì 9 maggio 2012

Starbooks di maggio: semplicemente PLENTY

Evergreen - B. Streisand
 9 maggio. Lo sguardo di molte di noi si sofferma sul calendario e fa mentalmente il conto di quanti giorni separano oggi dal momento in cui dovremo toglierci il prendisole e mostrare al mondo le nostre pallide imperfezioni, distribuite come dune mobili sull'orizzonte della nostra persona. 
Panico. Ma come fa una food blogger che si professa tale a resistere alle tentazioni culinarie? Come fa una come me, che adora il cibo, celebra il piatto di pastasciutta come se fosse un avvenimento, idolatra la bistecca al sangue affogata nell'olio d'oliva e di fronte ad un buffet comincia dal lato del dolce per non correre il rischio di perdersi qualcosa? Semplice: siamo rovinati!
Le soluzioni sono 2: o vi fate rinchiudere in una di quelle cliniche fantozziane dove a pranzo vi danno una fetta d'insalata ripiena d'aria e durante la notte vi trasformate in un essere spietato armato di coltello che saccheggia le dispense, o... seguite lo Starbooks di Maggio! Semplice no?
Si perché questo mese il libro protagonista della nostra perlustrazione è un meraviglioso prontuario di ricette strepitosamente VEGGY come tanto piace a noi blogger. Ricette che trasformano le verdure e le incoronano regine della tavola, per la gioia del nostro palato e perché no, per il sollievo dei nostri fianchi burrosi. Lo so, parlo per me, ma lasciatemi consolare no?
Il libro dello Starbooks di Maggio è PLENTY - di Yotam Ottolenghi - giovane e celebrato chef israeliano, di madre tedesca e padre italiano. Il libro in questione nasce da una collaborazione dello chef con la rivista The Guardian, per la quale dal 2006 tenne una rubrica di cucina vegetariana (lui che vegetariano non è) e che ha finito per entusiasmarlo a tal punto da dar vita a questo splendido volume, ricco di originalissime ricette e foto assolutamente incantevoli. La mia unica frustrazione, se così posso chiamarla, è che spesso in Italia (a parte nelle grandi città), non si riesca a reperire una tale ricchezza di vegetali, legumi e cereali di cui invece il libro è saturo. E questo, se posso dirlo, è il suo immenso vantaggio ma anche, purtroppo per noi, unico limite. 
Le ricette sono di estrema semplicità e la magnifica presentazione sulle foto vi invoglierà irresistibilmente a provare. Questa settimana il quintetto dello Starbooks vi propone una selezione di ricette sul tema "Il Giardino di Primavera". Non vi perdete per nulla al mondo i piatti preparati dalle mie splendide compagne di squadra:
Torta di aglio caramellato a casa di Menu Turistico, insieme all'immancabile recensione
Burgers di Fave a casa di Insalata Mista
Insalata di avocado, quinoa e fave a casa di Vissi d'arte e di Cucina
Asparagi Vichyssoise Ale Only Kitchen
Qui da me invece trovate un ultimo assaggio di carciofi, visto che la stagione si sta chiudendo, in un bel GRATIN DI CARCIOFI con ricotta.

Ingredienti per 4/6 persone

800 gr di cuori di carciofo surgelati oppure 20 carciofi di media grandezza

la buccia grattugiata ed il succo di 4 grandi limoni
2 cipolle medie, affettate sottilmente
60 ml di olio extra vergine d’oliva
3 cucchiai di timo
6 cucchiai di prezzemolo
150 gr di ricotta
6 cucchiai di parmigiano grattugiato
sale e pepe bianco
Per la besciamella
50 gr di burro non salato
50 gr di farina 00
200 ml  di acqua
200 ml di latte
¾ di cucchiaio di sale
Se usate carciofi freschi, preparateli per primi. Togliete le foglie più dure fino a che non raggiungerete le foglie più tenere. Strofinate mezzo limone sui carciofi per pulirli ed evitare l’ossidazione e con un coltello dalla lama stretta ed affilata eliminate la “paglia” dal centro. Tagliate i cuori di carciofo a metà quindi ricavate delle fettine di 5 mm di spessore.
Mettete i carciofi in una pentola con acqua ed il succo di limone rimasto e fate bollire per c.ca 5 minuti o fino a quando i carciofi non saranno teneri. Quelli congelati ci metteranno meno tempo. Scolate.
Mentre i carciofi cuociono, mettete la cipolla affettata in una padella antiaderente con l’olio, un po’ di sale e pepe, e cuocete a temperatura media per c.ca 10 minuti fino a che non saranno dorati. Mescolate di tanto in tanto. Aggiungete la cipolla ai carciofi con il suo olio e la scorza di limone, il timo ed il prezzemolo e mescolate il tutto con delicatezza. Assaggiate e regolate con sale e pepe.  Tenete da parte.
Preriscaldate il forno a 190 °. Preparate la besciamella facendo sciogliere il burro in un pentolino  a fondo spesso. Aggiungete la farina e cuocete a temperatura media senza smettere di mescolare, per c.ca 2 minuti, stando attente che non scurisca troppo. Miscela il latte con l’acqua ed aggiungetelo lentamente al roux e continuate a mescolare con una frusta. Aggiungete il sale e proseguite la cottura per c.ca 10 minuti fino a che la salsa è spessa e cremosa.
Mescolate gentilemente i carciofi con la besciamella e metteteli in una pirofila oleata  precedentemente. Ricavate dei piccoli buchi tra i carciofi e riempiteli con un cucchiaino di ricotta. Coprite la pirofila con un foglio di alluminio e cuocete per 30 minuti.
Rimuovete l’alluminio e distribuite il parmigiano sui carciofi. Aumentate la temperatura a 210° e continuate a cuocere per 15/20 minuti o fino a quando il formaggio si è dorato e la besciamella ribolle. Togliete la pirofila dal forno e servite ancora caldi.
NOTE PERSONALI:
Ricetta di una facilità quasi vergognosa.
Io non uso carciofi surgelati, non li amo molto, ma credo che con questa preparazione il risultato possa essere ottimo.
Personalmente al posto del timo avrei messo della maggiorana, o nipitella o menta fresca di cui i carciofi sono innamorati, ma la parte aromatica della ricetta non ne perde.
Non omettete la buccia di limone grattugiata ed usate un bel po' di parmigiano. Il tutto è assolutamente delizioso. 

Vi aspettiamo alla prossima proposta dal libro Plenty mercoledì prossimo con le amiche di Starbooks


lunedì 7 maggio 2012

Il terrore corre sul taxi: Spaghetti al "mio" pesto

I'm scared - Duffy
In tanti anni di viaggi per piacere e per lavoro, non ricordo di essermi trovata mai davanti a situazioni complicate o spiacevoli sorprese, se non vogliamo considerare come tali l'aver perso il bagaglio enne volte, l'aver visto cancellare il proprio volo ed essere stata riprotetta su un aeroporto a 2 ore di distanza da quello previsto, l'aver dovuto attendere oltre 9 ore in un minuscolo terminal la partenza del volo bloccato per una tempesta di ghiaccio, ecc, ecc, ecc,
Beh, tutte queste situazioni fanno parte del vissuto di chi viaggia molto, ma anche di chi viaggia una tantum. Io mi riferisco a situazioni complicate o in cui vi siete spaventate un tot, incontrate nella destinazione prescelta. 
Non ricordo nulla che mi abbia davvero messa in difficoltà o fatta sentire in balia del pericolo come quella corsa in un taxi Parigino nel novembre di un anno fa. Finchè viaggio da sola non me ne importa nulla, ma mia figlia era con me e questo ovviamente cambia tutto.
Ho raccontato più volte che Parigi è la mia città del cuore e che con mio marito dobbiamo tornarci almeno una volta l'anno, foss'anche solo per 3 giorni rubati, così, per devozione! Stessa cosa abbiamo fatto un anno fa ed il week end appena trascorso.
"Uffa piove mamma, dai prendiamo un taxi, noooo, la metro noooo" - 
Mia figlia non ama la metropolitana. In compenso adora il taxi e dopo una giornata di cammino estenuante sotto la pioggia, l'idea di ritornare in Hotel in taxi non dispiace neanche a me. Chiamiamo il nostro taxi che ci raggiunge in un baleno. Saliamo di corsa, sotto la pioggia inclemente, e ci sistemiamo su questa Mercedes bianca, alla cui guida sta un franco-cinese. Mia figlia si mette in mezzo tra me e mio marito ed appoggia i piedi su quella specie di gradino che si rialza tra i sedili posteriori. Il tassista si gira di scatto e le intima con stizza di togliere i piedi da lì. Io invito immediatamente mia figlia a mettersi composta e lei in silenzio ubbidisce. Al che, improvvisamente ho un colpo di tosse violento e mentre cerco di farmelo passare frugando nella borsa in cerca di una qualche caramella, sento il cinesino mormorare qualcosa. Penso che si rivolga a me così alzo lo sguardo e sento che ripete come un mantra " Reste tranquille, reste tranquille, reste tranquille"....Ora, io il francese l'ho studiato ed amato per anni e lo capisco anche molto bene e questo "reste tranquille" non mi piace per nulla. Guardo mio marito con gli occhi più grandi di quelli che già sono al naturale  e senza dire nulla, gli faccio gesto di ascoltare. "Reste tranquille....pas d'agressivité dans la volture....".  Il cinesino continua il suo mantra ipnotico con voce atona e meccanica, ma stavolta aggiunge un elemento che, se un minuto prima mi faceva sentire lievemente inquieta, adesso mi fa entrare nel più totale panico. Comincio a scivolare sempre più in basso nel sedile e con il braccio cingo le spalle di mia figlia tirandola a me. Intanto prego il Signore che non mi faccia tossire perché se il tipo soffre di psicosi da malattia contagiosa, io sono finita! Guardo mio marito che adesso ha una faccia da "vendicatore della notte" e fissa tutti i punti chiave dell'auto pronto ad una fuga estrema. Io sono già lì che penso ai titoli dei giornali "famiglia italiana sterminata da taxi driver impazzito con la sindrome da Sars" e nell'abitacolo piomba il silenzio più assoluto. Sento solo il mio cuore battere come un martello pneumatico! 
"Vous savez messieurs, que le chauffeur de taxi est subjet au stress le plus total"! Il cinese non mormora. Il cinese adesso parla. E dopo un attimo di silenzio, mio marito risponde e parla pure francese, lui che il francese non l'ha mai neanche studiato! Ma lo parla e bofonchia e sbuffa come fanno tutti i francesi da che mondo è mondo e tiene il cinesino sul pezzo conversando allegramente di crisi, di tasse e pensioni e anche della pioggia,("il pluve, il pluve!!!" - già, proprio così) fino a che non arriviamo a destinazione. Alla fine, il nostro Taxi Driver in astinenza da Valium, ci guarda mortificato ripetendo "scusatemi, scusatemi", essendosi accordo chiaramente di aver tolto qualche anno di vita a quella stranita famiglia italiana. 
"Io avevo già un piano: con la sciarpa lo immobilizzo, gli do una golinata con il gomito e gli sbatacchio la testa sul volante. Lui per forza si ferma, tu prendi Alice e usciamo di corsa dalla macchina". Mio marito ed io ci guardiamo: io con qualche capello bianco in più, lui con gli occhi ancora spiritati. Penso che è bello avere un marito in grado di trasformarsi in un super-eroe alla bisogna e comincio a ridere come una pazza. Seguita a ruota da lui. Ridiamo per 10 minuti, ma forse stiamo piangendo, non ci capisco più niente. E Alice in silenzio fino ad allora, che in un fil di voce ci fa: "Basta taxi, eh mamma?"


E voi, mi raccontate qualche vostra disavventura viaggiante finita bene? Spero di non avervi terrorizzate, in genere i tassisti sono persone carine e disponibili quando gli gira bene, ma se potete, non tossite! 
"Maccherone, tu m'hai provocato e io te distruggo, me te magno!" Questa frase è la mia ispirazione, il mio mantra inespresso, e mentre dentro, ogni volta che la sento, rido come una bambina, al momento giusto mi ricorda che gli spaghetti, o "maccheroni" come frequentemente li chiamano al sud, sono la perfetta tela bianca su cui dipingere i nostri gusti ed azzardare gli abbinamenti di sapori più arditi. Evviva dunque gli spaghetti, il nostro simbolo, il nostro passaporto e direi anche il nostro alter ego. Italiani "mangiaspaghetti"? Si, e con orgoglio! 
Potrete trovare questa ricetta anche su "Donne sul Web" per tutta la settimana, con una stupenda collezione dedicata agli spaghetti in mille gusti diversi! 
Ingredienti per 4 persone:
360 gr di spaghetti Garofalo
2 uova 
un ciuffetto di origano fresco
un ciuffetto di basilico
un ciuffetto di maggiorana
2 cucchiai di mandorle sgusciate e tostate
12 olive di Kalamata
8 fiori di cappero di Pantelleria
un cucchiaio di Colatura di Alici di Cetara
4 cucchiai di Olio Extra vergine d'Oliva di Taggiasca 
Sale
Mettete a bollire abbondante acqua salata. Nel frattempo mettete le uova in un pentolino con acqua fredda, portate a ebollizione e fate cuocere 6 minuti. Una volta pronte, sgusciatele e mettetele in un bicchiere da mixer ad immersione insieme alle mandorle, alle erbe aromatiche, ai capperi, la colatura di alici, l'olio extra vergine ed un cucchiaio di acqua di cottura. Frullate bene il tutto, aggiustate di sale e mettete nella ciotola dove scolerete gli spaghetti. Fate cuocere la pasta e nel frattempo denocciolate le olive e tagliatele a striscioline larghe come un petalo. Scolate la pasta e conditela con il pesto d'uovo, aggiungete le olive e mescolate bene aggiungendo un po' d'acqua di cottura se necessario. Servite subito decorando con qualche rametto di origano fresco.  






Con questa ricetta partecipo al contest di Sississima "Te li fai DUSPAGHI"?





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