venerdì 31 agosto 2012

Giovedì gnocchi! Gnocchi con burro nocciola, limone sotto sale e ricotta

Lean on me - Bill Withers
Lo so, posto venerdì ma gli gnocchi vi garantisco che sono stati mangiati con grande soddisfazione proprio ieri, giovedì. 
L'ispirazione è arrivata dal numero di agosto della Cucina Italiana, dopo essere stata fulminata dalla ricetta della chef Alice Delcourt. Non ho letto neanche gli ingredienti che già, perdonatemi la licenza poetica, la bava mi colava senza ritegno. Di questo piatto mi ha incantato l'idea di gnocchi appena fatti, voluttuosamente avvolti a del burro nocciola reso fresco dal limone sotto sale, il tutto ingentilito da ciuffi di ricotta freschissima. 
Erano mesi che non mangiavo gli gnocchi. 
Per me la parola gnocchi ha sempre fatto rima con "nonna Emma", la mia adorata nonna paterna di cui tante volte ho già parlato in queste pagine. 
Era lei che li preparava spesso, ogni volta che scendevamo a Roma e li faceva belli grossi, scavandoli con un dito all'interno della grattugia per decorarne il dorso. Riusciva ad impastare 2 chili di patate con la facilità con cui sbucciava una mela. La sua velocità nell'arrotolare la pasta e ricavare piccoli cilindri che poi metteva a riposare qualche minuto sulla spianatoia era impressionante. 
Una volta nel piatto, ti riempivano la bocca, così fondenti e gustosi che ne avresti mangiati fino a sentirti male. Lei li serviva con un sugo di pomodoro fresco e lievemente piccante, ed una generosa grattugiata di pecorino romano secondo tradizione. 
Ne ricordo chiaramente il sapore ma nessuno gnocco mangiato fin d'ora ha saputo replicare quell'emozione. 
La ricetta è semplice ma richiede il suo tempo. Però il gusto così francese ma al contempo mediterraneo, vi lascerà piacevolmente sorprese. 
Ingredienti per 6 persone:
2 kg di sale grosso
1 kg di patate (a pasta gialla tipo quelle di Avezzano, perfette per gli gnocchi).
200 gr di farina (più un po' per la lavorazione) 
100 gr di ricotta di pecora fresca
75 gr di burro
4 tuorli
1 limone sotto sale 
2 cucchiai di grana grattugiato
basilico
sale - pepe 

Lavate le patate e mettetele in un pirofila con la buccia, coprendole bene con il sale. Infornate a 200° per un'ora
Togliete le patate dal sale, sbucciatele, schiacciatele sulla spianatoia, lavoratele con i tuorli, la farina ed il grana. Non lavorate troppo ma appena l'impasto è omogeneo mettetelo a riposo nella pellicola per almeno 10 min. 
Tirate dei cordoncini e tagliate dei cilindretti della grandezza che preferite (io le ho fatti piccoli, come delle caramelle). Potete cospargerli con della farina di semola affinché non si appiccichino. 
Sciogliete il burro in una larga padella fino a che non raggiunge un colore nocciola. Toglietelo immediatamente dal calore una volta ottenuta la noisette e versatevi il limone sotto sale tagliato in brunoise (dadini minuscoli). Buttate gli gnocchi nell'acqua bollente salata e non appena saliranno a galla, scolateli con delicatezza e versateli nella padella con il burro fuso. Insaporite facendo saltare delicatamente. 
Impiattate quindi decorate con piccoli ciuffi di ricotta e foglioline di basilico. Una spolverata di pepe per aromatizzare il tutto. 



lunedì 27 agosto 2012

Les Navettes. E le strane voglie di fine stagione.

Nuages - (Nocturne) - Debussy
Io so che succede anche a voi. 
Ad un certo punto, improvvisamente, ne sentite il bisogno. 
Fino al giorno prima ve ne stavate là, con i vostri vestitini leggeri, i piedi scalzi, i jeans nascosti nell'ultimo cassetto perché la sola idea di indossarli vi provoca l'orticaria. 
A pranzo e a cena insalatine rinfrescanti, frutta succosa e bibitoni gelati. Passeggiate la sera, fino a tardi, in canottiera senza la minima traccia di golfino, con un aria tiepida che ti accarezza la pelle. La voglia di mare sempre e comunque. 
E poi PAM! Ti svegli una mattina e non ne puoi più. 
Al passaggio della prima nuvola, ti innamori della sfumatura di blu che prende il paesaggio. Guardi gli alberi sperando di scorgere toni gialli e arancio e guidando, rallenti incantata di fronte alle vigne cariche di uva pronta ad essere vendemmiata. Ma la cosa che rasenta il paradosso, è il piacere che provi quando, nella prima ora del mattino, proprio quando il sonno è più dolce e speri che la sveglia sia dimenticata il suo dovere, senti il brontolio di tuoni in lontananza ed il vento che smuove le foglie. E preghi che piova. 
Ma quando mai io ho amato la pioggia? 
Questo è il segno. La voglia di autunno è arrivata. 
Speravo di passare la mia domenica solitaria in casa, ascoltando le melodie dodecafoniche di un temporale estivo e invece, dopo il primo scroscio, piuttosto imperioso direi, il sole è tornato a splendere allegro e indisturbato. 
Il cambio programma non mi ha però impedito di preparare questi biscotti, di cui mi ha parlato in maniera entusiastica quella pasticciera seriale della Pami. 
Li ho fatti perché avevo bisogno di una coccola e di un anticipo di autunno. Forse dovremo ancora aspettare. O forse no. 
Intanto io mi mangio le Navettes. 
Le Navettes sono dei biscotti da forno tradizionali della Costa Azzurra, più propriamente di Marsiglia, ma si trovano senza difficoltà in qualsiasi boulangerie e patisserie della costa. Ho fatto una ricerca in rete perché non ne avevo mai sentito parlare, e si favoleggia di biscottini irresistibili caratterizzati dal tradizionale aroma di fiori d'arancio. Il nome Navette ricorda la loro forma simile ad una barchetta, con un'incisione nella parte centrale. In alcune località la loro forma è quella di un cilindro lungo 6/8 cm con un taglio centrale che si apre nella cottura e che li fa assomigliare ad una piccola canoa, mentre quella più classica è quella ovale, con le due estremità appuntite e l'incisione centrale. 
La ricetta che vi propongo io è molto diversa da quella tradizionale. E' stata tratta da una raccolta francese sulla pasticceria da tea, e mi ha incuriosito perché rispetto a quella che potete trovare in rete, NON CONTIENE UOVA. 
Prossimamente proverò anche quella tradizionale, ma questa posso garantirvi, vale la pena.
Ingredienti per c.ca 30 biscottini:
- 250 gr di farina 00 setacciata
- 100 gr di zucchero a velo
- 125 gr di burro morbido 
- 1 cucchiaino di acqua di fiori d'arancio (vi prego non usate l'essenza!)
- la buccia grattugiata di un limone non trattato
- 8 cucchiai di acqua
- 1 pizzico di sale
Preriscaldate il forno a 170°. Tagliate il burro a dadini e mettetelo in una ciotola. Aggiungete lo zucchero a velo setacciato e lavoratelo con le punta delle dita mischiandolo con il burro fino a che non sia completamente assorbito dal burro. Successivamente aggiungete la farina gradatamente, alternandola con i cucchiai di acqua, il sale, la buccia di limone e l'acqua di fiori d'arancio. Lavorate il composto sufficientemente ad amalgamarlo. Otterrete un composto molto soffice e leggero. Se necessario, passatelo 30/45 minuti in frigorifero.
Tagliate il composto in 4 parti e ricavate da ogni parte dei cilindri lunghi di c.ca 2,5 cm di diametro. Tagliate ogni cilindro in pezzetti di 6 cm di lunghezza. Pizzicate gli estremi a creare le punte e con il pollice premete il centro del cilindro scavando le "navettes". Disponetele su una placca rivestita di carta da forno ad almeno 3 cm di distanza l'una dall'altra e fate cuocere per 20/25 minuti o fino a quando i bordi non saranno dorati. 
Fate raffreddare su una griglia e conservateli una volta freddi, in scatole di metallo. 
Io li ho gustati con un te verde giapponese aromatizzato al gelsomino. 


giovedì 23 agosto 2012

La frittata 'e maccarune. E' di nuovo Cinegustologia

The Party - Harry Mancini 
La vita procede al rallenti come in ogni buon agosto che si rispetti. 
In più siamo aiutati ed incentivati al "mexican mood" da un caldo forsennato che non accenna a placarsi. Giungono notizie da radio e televisione che una certa "Beatrice", dispensatrice di pioggia e fresco, busserà alle nostre porte nel fine settimana, giusto in tempo per coloro che avevano programmato di farsi l'ultimo bagno a mare prima di Settembre. 
In ogni caso non mi posso lamentare. Vivo chiusa nella mia agenzia, coccolata dall'aria condizionata che ogni tanto decide di prendersi una pausa, e rientro a casa la sera, giusto in tempo per spalancare qualsiasi fessura possibile e far entrare aria ma non il caldo. 
Visto che molte di voi sono ancora in vacanza e qualcuna rientrerà presto, ho pensato di darvi ulteriore incoraggiamento a giocare con la Cinegustologia di Marco Lombardi, proponendo un nuovo piatto/film secondo il mio sentire personale. 
Vi invito nuovamente a partecipare al mio Contest dedicando la vostra ispirazione e particolare attenzione soprattutto alla parte relativa all"analisi cinegustologica". 
Un'altra commedia che ovviamente è tra le mie preferite e che non smette di farmi ridere fino alle lacrime ogni volta che ho occasione di rivederla. 
Parlo di "Hollywood party" di Blake Edwards (ancora lui? essì, mi piace assaissimo). Con Colazione da Tiffany, questo film è probabilmente il capolavoro di Edwards, esaltato dalla presenza potentissima di un Peter Sellers in stato di grazia, che dà vita ad un personaggio indimenticabile, il goffo, ingenuo ed educatissimo indiano Hrundi V. Bakshi. 
Comparsa con ambizioni cinematografiche, Bakshi distrugge il set di un film facendolo esplodere involontariamente una carica dinamitarda. Scacciato malamente e depennato dalla lista comparse in qualsiasi set futuro, si ritrova per uno strano caso invitato ad un party Hollywoodiano tenuto in una spettacolare villa, dove suo malgrado, ne combinerà di tutti i colori, mantenendo un aplom spettacolare. L'umilissimo indiano si aggira sperso nella grande dimora, metafora della vacuità di un certo mondo dello spettacolo; tenta l'approccio, sorride, fa strani giochi con le fontane e finisce col perdere una scarpa nella vasca; distrugge un bagno, si ritrova seduto su uno sgabello intorno alla tavola per la cena con tutte le difficoltà del caso, fa volare un pollo in testa ad una distinta signora (che non si accorge di nulla...ricordate il party in Colazione da Tiffany e l'incendio del cappello?), insomma, nella sua incapacità di gestire la propria presenza in un ambiente a cui non appartiene, finisce col mostrare una vulnerabilità ed una tenerezza che coinvolge lo spettatore a tifare per lui sempre e comunque. Diventa esempio di semplicità e purezza naive in un mondo superficiale e finto. 
L'intero film è caratterizzato da pochissimi dialoghi ma da centinaia di gag indimenticabili e personaggi di sfondo che restano nella leggenda, come il cameriere ubriaco assolutamente esilarante. 

Hollywood party è una frittata di spaghetti, un piatto di recupero della nostra tradizione meridionale. Tutti gli ingredienti capitano casualmente nell'insieme da quello che la dispensa in avanzo è in grado di offrire e nella casualità contribuiscono a creare un piatto che mette gioia e allegria al solo sguardo. Un piatto pasticciato, risolto, buono caldo e meraviglioso freddo. Fondente al suo interno ma magistralmente croccante all'esterno, come questa commedia di Edwards, che offre la croccantezza delle risate che vi troverete a fare per buona parte della proiezione, ma l'intensità dell'insieme, dolce e sapido dato dalla scamorza filante, i pomodorini secchi e se volete, l'immancabile salame napoletano, ricordano l'atteggiamento rassegnato e tenero del protagonista, la sua semplicità naturale, la sua mancanza di sovrastrutture. 
Il pasticcio generale con cui si risolve la storia e da cui emerge l'indubbia semplicità e bontà del protagonista, ovvero tutto quello che offre una perfetta frittata di spaghetti. 
Ingredienti per 4 persone della frittata di spaghetti alla mia maniera:
- 300 gr di spaghetti (io ho usato anche delle fettucce) Garofalo
- 3 uova grandi
- 50 gr di parmigiano
- 100 gr di scamorza di bufala
- 30 gr di pomodorini secchi sott'olio
- 50 gr di salame a dadini 
- un bel mazzetto di basilico fresco
- un goccio di latte
- sale, pepe, 
- olio extra vergine per cuocere
Rompete e sbattete le uova non troppo, in una ciotola grande con il parmigiano, il sale, il pepe, il basilico tritato grossolanamente, il latte. 
Prendete la pasta fredda che potrete avere cotto in precedenza o naturalmente avanzata (anche se condita con pomodoro va benissimo) e mettetela nella ciotola del composto di uova insieme ai pomodorini tagliati a striscioline ed al salame a dadini, mescolando bene con una forchetta affinché il tutto non sia molto ben amalgamato.
Tagliate la scamorza a dadini.
Fate scaldare l'olio in una padella antiaderente (io ho usato una padella della Risolì che ho vinto con il contest di Lucy, del diametro di 18 cm e che da risultati fantastici) quindi dividete il composto formando una base di pasta su cui verserete i dadini di scamorza spargendoli su tutta la superficie. Coprite il formaggio con il resto della pasta ed alzate la fiamma. Compattate la pasta con una forchetta aiutando a prendere la forma di un tortino. Fate cuocere fino a che non noterete il formarsi di una bella crosticina, quindi con l'aiuto di un piatto, girate la frittata e continuate la cottura sull'altro lato. In genere sono 5 minuti per lato ma il vostro occhio è il giudice migliore. 
Servite calda, tiepida, fredda, come volete, e gioite! 
Partecipate, partecipate, partecipate! Il mio contest scade il 30 Settembre. 



martedì 21 agosto 2012

Ritorno.

Il ballo di San Vito - Vinicio Capossela
Sappiamo tutti benissimo, e lo abbiamo imparato a nostre spese, che tutte le cose belle e buone prima o poi inevitabilmente finiscono. Certo è che la fine di una vacanza non è mai un dramma, se i ricordi che ti ha lasciato ti accompagneranno per buona parte dell'inverno. 
Non ho da dire molto, se non che ho trovato quello che mi aspettavo, e forse anche di più, tra cui un carnaio di gente inenarrabile e spiagge più simili a dei grill umani che ad oasi paradisiache
La mia fortuna ha voluto che avessimo una casa bellissima, affacciata sul mare, con una veranda in cui avremmo potuto pattinare o ballare (questo lo abbiamo fatto), e che ha costituito il nostro "buen retiro" per una settimana. Mare incantevole, sorprendente e cristallino, paesini deliziosi e persone di un'ospitalità unica. Ma NON ci andate d'agosto. Pensateci bene prima. I lati negativi sono molti e non sto qui ad elencarveli altrimenti da buona agente di viaggio, non la finirei più. Giugno, luglio, settembre e tutto il resto dell'anno...lanciatevi senza rete. Ma MAI ad agosto. E' il mio spassionato consiglio.
Ciò non toglie che il Salento è e resta una terra meravigliosa, figlia di una natura ingrata e difficile e la sua commovente bellezza sta proprio nello sforzo che l'uomo fa per restarle fedele invece di fuggire altrove. 
Questo rientro svogliato parlerà solo attraverso le immagini di un innamoramento che non accenna a passare. Spero che capiti presto anche a voi.

Del Salento ti colpisce la rudezza del suolo, la terra rossa, rocciosa, ingrata. Eppure la natura sorprende con colori e grazia inaspettata.
Tanti, enormi, ovunque. Mai visti così belli e rigogliosi in vita mia. Mettono in una strana soggezione timorosa. Vorresti toccarli e senti già il dolore delle spine traditrici. Ma la loro bellezza è indubbia ed il loro fascino ipnotico.
Il re del Salento: l'olivo. Secolare, intrecciato dalle mani del tempo con arte e pazienza. Tronchi che sembrano magiche abitazioni. Fronde immense. L'olivo è l'albero saggio della nostra terra. La sua sacralità e bellezza non si discute: si ammira e si ama. Il Salento è terra d'olivo.
E c'è anche chi ha deciso di allungarsi sulla terra rossa....in attesa.


Pietre. Sulle case, nei muretti, lungo le strade. Pietre bianche e gialle che catturano la luce e la lanciano verso il mare. L'eleganza della semplicità.
Per una volta tanto nella mia vita, ho trascorso più tempo in acqua che sulla spiaggia. Una ragione c'è! 
E dopo, sulla tavola, tutto il sapore ed i colori dell'estate: di rosso, di bianco, di blu! 
Ultimo giorno rientrando a casa: Lecce. Deserta e magica. 
L'arte di trasformare la carta in piccoli miracoli...
e la pietra in capolavori.

Con questo post partecipo con piacere al Contest "Colors and Food what Else" di  Agosto 

venerdì 10 agosto 2012

SALENTO ARRIVO: buone vacanze!

Onda su onda - Bruno Lauzi
Parto! 
Ritorno in uno dei miei luoghi del cuore e non sto più nella pelle. Lo so, lo so che Ferragosto è il periodo meno indicato e che troverò la bolgia assoluta, ma che ci posso fare: a volte la perfezione è impossibile. 
Dai, però ci vado vicina: intanto ritorno a Finibus Terrae, uno dei posti più incredibili del nostro paese, dove sono già stata in due stagioni diverse, primavera e autunno, e adesso potrò osservare l'incontro di due infiniti con il sole negli occhi. 
E poi tutto il resto: un mare da turbamento, gente con sorriso nel sangue, una cucina irresistibile e non ultima...la pizzica! 
Una settimana. Non molto ma non mi lamento. Poteva essere anche niente e sarebbe stato molto peggio.
Mi preparo. Intanto non c'è nulla di meglio di una Frisella salentina per predisporre all'allegria ed al buon appetito. Solo pane essiccato lentamente in forno ed ammorbidito in acqua, pomodorini dolcissimi profumati da un'olio fruttato e giovane. Suadente origano e l'immancabile aroma della mia piantina del cuore: basilico. 
Questo è il mio assaggio di Salento per voi. 
Vi abbraccio forte e vi auguro il miglior Ferragosto possibile. Pat

Nel frattempo vi ricordo il mio Contest sulla Cinegustologia "La Commedia è Servita!". Scade il 30 Settembre quindi avete ancora tempo.
Fatemi trovare delle belle sorprese al mio ritorno! 
Sono certa che avete delle strabilianti idee che ronzano in quelle testoline! Bacione a tutte



martedì 7 agosto 2012

I quattro elementi di un'amicizia: Quattro quarti al limone e vaniglia

You've  got a friend - Carole King & James Taylor - 
Quattro è un numero perfetto. 
Quattro sono i petali del quadrifoglio, le pareti che sostengono una casa, le ruote dell'auto che ci porta lontano. Quattro sono le lettere di una parola semplice ma calda come il sole: Ciao. 
Quattro erano i Moschettieri e quattro siamo noi, amiche da una vita. 
Non so se sia vero che le grandi amicizie hanno radici nel passato, però nel mio caso è così. Se provo a fare una lista dei così detti "veri amici, forse riesco a completare le dita di una mano. E dal pollice al medio ci sono loro, le mie amiche di scuola, di adolescenza e di futura senilità. 
Ci siamo incontrate e conosciute al Liceo: 3 anni di panico da interrogazione, compiti inevasi, suggerimenti trasversali e "salatini" condivisi. 
Tre anni indimenticabili, registrati su diari di scuola e memorie che ogni volta puntualmente ritornano. Ma se posso essere sincera, la nostra amicizia, quella vera, è nata proprio fuori dalla scuola. Dopo. Da una promessa. Quella di continuare a vederci a cena almeno una volta ogni 2 mesi. Nonostante la vita, nonostante le distanze e i casini di ognuna.
All'inizio, questi appuntamenti serali ci vedevano riunite in un gruppo più cospicuo perché altre compagne ci raggiungevano per ricordare insieme avventure comuni. 
Poi il gruppo si è "asciugato", e siamo rimaste noi quattro. Le stesse che nel frattempo avevano continuato a condividere sprazzi di vita, vacanze, matrimoni, pancioni, battesimi e funerali, cene in famiglia e tombole con i bambini. 
Ci siamo osservate cambiare, crescere, cercare di diventare le donne che avevamo in mente. Ci siamo riuscite? Non importa. Nessuna tra queste otto braccia giudica il risultato. Ognuna tra questi otto occhi protegge e difende l'altra. Intelligenza, ironia, schiettezza. L'onestà ed il coraggio nel mostrare le proprie fragilità e debolezze alle altre, senza pudore, senza filtri. Quando guardo le mie amiche, vedo donne meravigliose che sono orgogliosa di tenere nella mia vita. 
Non so cosa voglia veramente dire "amicizia", ma quello che provo per loro nonostante le telefonate siano rare e gli incontri centellinati, è qualcosa di molto grande e sincero, un sentimento highlander
Citte, avremo i capelli bianchi, i figli sposati, un guardaroba old fashioned e parecchie diottrie in meno, ma continueremo a trovarci per la nostra pizza fatta di chiacchiere e risate, sfoghi e  magoni. In quattro attorno a un tavolino, solo noi e le nostre vite. Caterina, Laura, Simona: e' una promessa. 
Questa amicizia, l'amicizia come la vedo io, è un semplice Quattro Quarti. Quattro come le parti che lo compongono. Quattro come le donne che celebrano questa amicizia. 
Il Quattro Quarti è una torta di casa, la più semplice che possiate preparare quando vi ritrovate con solo uova, zucchero, burro e farina e volete qualcosa che vi conforti il cuore con morbidezza e modestia. 
Il Quattro Quarti o Quatre Quarts "alla francese", è nonostante tutto un dolce versatile, che ben si adatta ad ogni occasione attraverso l'aggiunta di aromi o frutta o cioccolata. Quello che vi piace. Quello che vi va. E' anche la base di molti Sponge cake inglesi, quindi è il dolce perfetto per l'ora del te. Con le amiche ovviamente.
Non riesco a pensare ad altro dolce che possa così ben rappresentare le nostre diverse peculiarità fondersi armoniosamente insieme creando un rapporto tanto forte e longevo. Solo un impasto lavorato senza fretta e con attenzione vi può regalare il Quattro Quarti perfetto. Perfetto come un'amicizia.



Quattro Quarti al limone e vaniglia con more e lamponi 
Ingredienti per 6/8 persone
4 uova fresche (nel mio caso erano gr 263) a temperatura ambiente
Lo stesso peso delle uova (con il guscio) di:
- farina
- zucchero 
- burro (a temperatura ambiente - molto morbido)
- La scorza grattugiata ed il succo di un limone non trattato
- I semi di una bacca di vaniglia
- un pizzico di sale
- 8 gr di lievito per dolci (il lievito in ogni caso si può anche omettere perché il volume e la morbidezza del dolce sono conferiti dagli albumi)
- Una vaschetta di 80 gr di lamponi
- Una vaschetta di 80 gr di more
- Poco zucchero a velo 
- Yogurt greco con un cucchiaino di miele di acacia (per servire)
Grattuggiate il limone quindi spremetelo e mettelo in un ciotolino. Tagliate a metà una bacca di vaniglia e con la punta di un coltello raccogliete i semini e metteteli in infusione nel succo di limone. 
Separate tuorli da albumi. Montate con l'impastatrice elettrica i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un impasto bianco, ben gonfio e spumoso. Cominciate ad aggiungere il burro a fiocchetti, facendo attenzione che venga ben amalgamato. Volendo potete anche fonderlo e farlo raffreddare per poi versarlo a filo, ma con il burro morbido non si rischia di smontare l'impasto, che risulta più armonico ed in cottura il burro non tende a scendere alla base del dolce. 
Aggiungete la scorza di limone ed il succo con la vaniglia continuando ad impastare. Setacciate il lievito e la farina e versatela lentamente a cucchiaiate nell'impasto, continuando a mescolare, insieme al pizzico di sale. 
Per ultimo, montate a neve ben ferma gli albumi quindi incorporateli con una spatola nel composto, mescolando lentamente fino a che non otterrete un composto ben amalgamato.
Versate il tutto in uno stampo per plum cake imburrato e infarinato o in uno stampo da 26 cm, e fate cuocere in forno a 160/170° per 45 minuti. Fate comunque la prova stecchino. Al termine della cottura, lasciate stabilizzare il dolce nel forno per 5 min. prima di toglierlo.
Una volta freddo, decoratelo con more e lamponi e cospargete con poco zucchero a velo. Potete servirlo con dello yogurt greco addolcito con miele di acacia. E' ottimo anche a distanza di giorni. 

Con questo post sono felice di partecipare al bellissimo contest di Monica di Dolcigusti "L'amicizia, se fosse una ricetta, sarebbe..." 


Alle mie amiche, in previsione di quel viaggio tanto sognato e ancora in cantiere, regalerei una shopping bag (Zalando) da usare per il bagaglio a mano. 

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