venerdì 31 maggio 2013

Brownies alle nocciole: comincio sempre e mai finisco.

Creep - Radiohead

La porzione di pizza fumante si avvicina lentamente alla bocca. 
La sostengo con delicatezza, con entrambe le mani, per evitare che il peso della farcitura la faccia piegare su se stessa e la mozzarella lucida e filante si rovesci senza rimedio sulla mia camicia.
Ne sento il sapore ancor prima di addentarla. 
Gli incisivi sprofondano nella passata di pomodoro e recidono di un taglio netto la pasta croccante. Mentre mi appresto a masticare, gli occhi chiusi in un moto di estremo godimento, avverto sulla lingua la presenza di un piccolo corpo duro – un sasso – penso, e interrompo repentinamente il movimento mandibolare.
Frugo con la punta della lingua tra la pizza masticata, cercando di isolare la cosa e sputarla velocemente, ma nell’operazione sfioro un premolare superiore che senza preavviso si stacca dalla gengiva, intero, con tanto di radice. 
Mi cade la pizza di mano per la sorpresa.
Ho la bocca aperta, il premolare sulla lingua, nessun dolore nè una goccia di sangue. Sputo l’intero contenuto della bocca laddove un secondo prima fumava una meravigliosa Margherita. 
Chiudo la bocca e mi rendo conto che i miei denti, uno dopo l’altro, stanno abbandonando il proprio alveolo e sono tutti li, sulla mia lingua e scivolano piano in fondo alla gola, lisci come sassolini di fiume ....
Ahhghhh!!
Ci risiamo. Mi tiro su di colpo, seduta nel mio letto.  
Ho il cuore che mi martella nel petto, la testa che gira per la pressione bassa. Accendo la luce per vedere che ore sono. Le tre e un quarto. Cazzo! 
Sono mortalmente stanca. Richiudo la luce e mi ributto giù di peso con la volontà rabbiosa di dormire, ma la testa per il momento non ne ha alcuna intenzione. Quante volte ho fatto questo sogno nelle ultime tre settimane? 2, 3, 4 volte?  Almeno quattro direi. Devo parlarne con qualcuno. See: mi prendono per scema se racconto una cosa del genere, se racconto l’ansia che mi genera. E’ un sogno porca miseriaccia, e i miei denti sono tutti qui, sani ed al loro posticino, grazie a Dio...mmm...ok...domani lo racconto alle bimbe, si faranno due risate.....


Niente. 
Ogni tanto mi viene una voglia malata di scrivere e comincio qualcosa che non finirò mai. Di incipit ne ho mille, di fine neanche una. 
Ovviamente parto da quello che mi succede, dalle mie paure, dalle manie. Ho l'idea in testa che esce di botto e poi resta lì. Come è restato lì l'inizio di un racconto che avevo cominciato forse cinque anni fa. Scatenato da un brutto sogno. Il seguito mi sarebbe piaciuto, c'era un' idea di storia, ma poi mi autoinibisco e lascio perdere. 
Quello che non lascio mai perdere invece, è il richiamo suadente di una ricetta dolce, specialmente se tra gli ingredienti c'è una lucida e scura tavoletta di cioccolata.
Ingredienti per c.ca 16 brownies
150 gr di farina bianca 
100 gr di nocciole tostate
1 cucchiaino di lievito in polvere
150 gr di cioccolato fondente al 70%
180 gr di burro
300 gr di zucchero semolato
1 cucchiaio di essenza naturale di vaniglia
3 uova grosse
un pizzico di sale. 
Riscaldate il forno a 180°.
Setacciate la farina ed il lievito con il sale e metteteli in una ciotola.
Sciogliete il cioccolato con il burro a bagnomaria facendo attenzione che l'acqua non tocchi la base della ciotola. Fate sobbollire lentamente.
Una volta sciolto togliete e fate raffreddare leggermente. 
Versate lo zucchero nel composto di cioccolata e la vaniglia quindi un uovo alla volta mescolando bene prima di incorporare il successivo. 
Unite gli ingredienti secchi senza mescolare troppo. Finite aggiungendo le nocciole tritate grossolanamente.
Versate tutto in una teglia 20X20 foderata con carta da forno e fate cuocere per 25/30 minuti. Fate la prova stecchino.
Prima di porzionare i brownies, fate raffreddare su una griglia almeno 1 ora. 
Fate bei sogni! 

martedì 28 maggio 2013

Se vuoi fare il figo, segui Lorraine

Is it 'cos I'm cool - Mousse

Io non vi dico nulla....questa ricetta è così magnifica che per saperne qualcosa dovrete per forza fare un saltino qui....non ve ne pentirete! 

lunedì 27 maggio 2013

Carbonade Flamande....per un viaggio che profuma di malto e luppolo.

All around the world - Lisa Stanfield
Mi sono chiesta tante volte perché non vi parlassi dei viaggi che via via organizzo per i miei clienti. 
Dentro di me una vocina stizzita ed un tantino isterica ha continuato a ripetermi "ma che fai, pubblicità? E' il tuo blog di cucina, che c'azzecca con il tuo lavoro"? 
In effetti questo è il mio blog di cucina, ma il blog sono io ed alla fine io sono anche il mio lavoro, visto che in agenzia ci campo dalle 9.00 alle 19.00 tutti i giorni. 
Vale a dire i due terzi della mia vita. 
Così, ai ciufoli la vocina isterica, perché questa volta ho voglia di raccontarvi di un viaggio a mio avviso bellissimo, che ho lanciato per questa estate per i viaggiatori più fantasiosi: un Tour delle abbazie e birre trappiste in Belgio
E' da un po' che avevo voglia di spingere la destinazione perché sono certa che moltissime persone non la conoscano affatto. 
Ma se parlo di Fiandre o Vallonia a me vengono immediatamente alla mente le atmosfere di un quadro di Bruegel e sono certa che anche per qualcuno di voi è lo stesso.
L'amore per la cucina e per il cibo condiziona anche la mia impostazione professionale, per cui finisco ogni volta a cercare e valorizzare quelli che sono gli aspetti gastronomici nella cultura di un luogo, ed anche in questo caso ciò che mi ha spinto a studiare la destinazione è stata la mia passione per la birra. 
Nella mia scala di preferenze "birresche", il top va alle birre trappiste, in particolare a quelle rosse o a doppio malto, insomma: birre strutturate e cosiddette "da meditazione". 
Lo so, dopo rischio di non alzarmi dalla sedia, ma volete mettere il meraviglioso sapore tostato e lievemente alcolico, con fondo dolce e vellutato che ti lascia in bocca una Chimay o una Leffe? 
In ogni caso, il viaggio di cui vi parlerò oggi va bene per chi ama la birra e per chi la detesta, perché non solo di birra si tratta: meravigliosi borghi dimenticati, abbazie perfettamente conservate, canali romantici e strade con selciati antichi, formaggi magistrali e cioccolata da sogno.
Insomma, il Belgio riserva delle sorprese e con questo itinerario ne avrete molte.
Prima di passare al racconto ed alle immagini, sono molto emozionata e felice di informarvi che Babs condividerà sul suo post di oggi, il viaggio di cui sopra. 
Nella sua splendida rubrica sulla birra, troverete anche aria di viaggi e magari vi verrà  la voglia di partire. Andate a leggere cosa vi riserva il suo post saporitissimo. 

Un ringraziamento speciale va alla cara Donatella di Cucina Abitabile, che mi ha messo a disposizione le sue magnifiche foto, scattate proprio durante il suo ultimo viaggio in Belgio. Foto davvero suggestive, che mi hanno rubato il cuore. Grazie Donatella, ti abbraccio forte. 
Il tour delle birre Trappiste va fatto da soli, in macchina ed in completa libertà. Il nostro infatti è un tour fly and drive da condividere con amici o con il compagno della vostra vita. Non mancano ovviamente gli spazi per i bambini! 
Si arriva su Bruxelles con voli diretti dai principali aeroporti. Qui trascorrerete la vostra prima notte. Bruxelles è una capitale e come tutte le capitali merita del tempo per essere scoperta. 
Una visita dettagliata potrete concedervela alla fine del vostro viaggio, con la calma necessaria. 
Adesso invece si comincia. Via, alla scoperta della Vallonia.
La mattina del secondo giorno ritirerete la vostra auto prenotata e a disposizione per seguire come più vi piace l'itinerario consigliato. 
Il nostro itinerario si sviluppa nella regione della Vallonia, situata a sud del Belgio e considerata una delle regioni più verdi d'Europa. Il suo territorio è coperto per il 90% da foreste secolari come quella delle Ardenne. E' una regione che ha mantenuto integre le sue tradizioni e il patrimonio artistico e culturale è ricchissimo. 
La concentrazione di Abbazie sul territorio è altissima e va di pari passo con gli antichi birrifici gestiti dai monaci Trappisti. 
Le prossime 3 notti verranno trascorse con base a Dinant, piccolo gioiello incastonato fra i massicci della Mosa, uno dei luoghi più suggestivi di tutto il Belgio. 
Da lì, vi sposterete con facilità alla scoperta del territorio. 
Nel vostro terzo giorno di viaggio sarà tappa obbligata la visita alla famosa Abbazia di Notre Dame d'Orval, che riserva splendide sorprese, tra cui il giardino delle piante officinali, l'Antica farmacia ed il museo della celebre omonima birra trappista. Non potrete mancare una degustazione della birra e degli eccellenti formaggi prodotti dall'abbazia. 
Vi dice nulla il nome Goffredo di Buglione? Ebbene, il grande condottiero crociato era originario di Bouillon, delizioso borgo sormontato da un maestoso Castello risalente al 958 d.C. poco distante da Orval. In estate vi si tengono indimenticabili spettacoli di falconeria. Una sosta qui è ovviamente di rito.
Il viaggio prosegue onorando una delle più famose birre trappiste, che prende ovviamente il nome dal luogo in cui è prodotta, la Chimay
Nel quarto giorno raggiungerete l'Abbazia Notre Dame di Scourmont e qui avrete il piacere di effettuare una visita guidata a l'Espace Chimay ed agli esterni dell'Abbazia. Notre dame de Scourmont è tutt'ora abitata da c.ca trenta monaci benedettini.
La giornata include un pranzo in ristorante locale con degustazione guidata delle birre e dei formaggi Chimay. 
Namur è la capitale della Vallonia. Città tranquilla come il fiume che la attraversa, ha un centro storico piccolo e ben conservato, e si gira a piedi con estrema facilità. Da non perdere il panorama mozzafiato che si può ammirare dalla Cittadella. Il vostro quinto giorno potrà essere trascorso alla scoperta di questo delizioso borgo, per poi proseguire per Bruxelles dove riconsegnerete l'auto.
Bruxelles è una città multiculturale dai mille volti con un passato ricco di storia ed un presente al passo con i tempi. E' il cuore brulicante del Belgio ed un luogo dove è facile divertirsi grazie alla moltitudine di attrazioni. 
Non perdete assolutamente la tappa ad uno dei Café della maestosa Grand Place, per assaggiare la migliore cioccolata della vostra vita ma anche per pranzare a base di cozze e patate fritte, accompagnate ovviamente dalla vostra birra preferita. Questa è la vostra ultima notte in Belgio, quindi godetevela.
Se vi ho detto che pensare al Belgio mi fa venire in mente un quadro fiammingo, nulla può eguagliare questa immagine scattata da Donatella ricca di suggestione quanto e più di un dipinto
Rientrati dal vostro viaggio, potrete finalmente tentare di riprodurre uno dei piatti più celebrati della cucina fiamminga, la celebre Carbonade o Carbonnade Flamande
Un succulento ed importante piatto a base di manzo e cipolle cotti a fuoco lentissimo nella migliore birra belga. L'attesa ripagherà. 
E con il clima di questo maggio novembrino si presta alla grande!
Non dimenticate di accompagnarlo con croccanti patatine fritte o al forno.
Prima di passare alla ricetta, se volete scoprire di più su questo viaggio, potrete andare a dare un occhiata qui, o scrivermi qui e sarà mia grande gioia darvi tutte le informazioni del caso. 
Vi dico solo che è un viaggio bellissimo e a portata di tutte le tasche! 
Carbonade Flamande 
ingredienti per 4 persone
1 kg di spezzatino di manzo a pezzi non troppo piccoli (possibilmente spalla non troppo magra)
600 gr di cipolle bianche o gialle
1/2 litro di birra scura (io ho usato la Leffe 9, la più alcolica della gamma)
120 gr di burro chiarificato (migliore per rosolature come in questo caso)
farina 00
2 foglie di alloro
timo fresco 2 o 3 rametti
1 cucchiaio di zucchero di canna (io ho usato il Muscovado)
2 cucchiaini di senape forte
1 cucchiaino di misto spezie (noce moscata, cannella, chiodo di garofano, zenzero)
sape - pepe nero macinato fresco
Mettete la carne in una ciotola e versateci sopra un paio di cucchiaiate di farina. Coprite la ciotola con un piatto tenendo ben chiuso e shekerate bene con energia. I vostri pezzi di carne si infarineranno in maniera omogenea velocemente. Eliminate la farina in eccesso.
Un una casseruola antiaderente fatte fondere la metà del burro e in base alla larghezza della casseruola, rosolatevi la carne suddivisa in porzioni, per far si che i dadi di carne stiano tutto comodamente sulla base e si possano rosolare uniformemente. Fate questa operazione in due o tre tempi se necessario. Trasferite la carne rosolata in una ciotola e proseguite con il resto. Non eliminate i liquidi che verranno rilasciati dalla carne ma teneteli da parte. 
Se necessario, deglassate il fondo della casseruola con mezzo bicchiere di birra.
Pulite le cipolle e tagliatele a rondelle dallo spessore di 5 mm.

In una larga pentola dal fondo pesante (di ghisa sarebbe perfetto), sciogliere il restane burro chiarificato quindi una volta caldo, versatevi le cipolle e cuocete a fiamma media, rosolando le cipolle ma stando molto attenti a non bruciarle. Abbassate la fiamma, salate leggermente, aggiungete uno o due cucchiai d'acqua e proseguite la cottura coperta per c.ca 15 minuti. 
Passato questo tempo, aggiungere un cucchiaio raso di farina e mescolate bene con un cucchiaio. Aggiungete se necessario un goccio d'acqua.
Aggiungete la birra, la carne ed i suoi succhi, l'alloro, il timo, le spezie, sale e pepe. Alzate la fiamma e portate a bollore.
Dal momento del bollore, abbassare la fiamma al minimo, coprite con il coperchio e cuocete per almeno 3 ore. Mescolate ogni tanto ed aggiungete birra se necessario.
Nella versione tradizionale al momento dell'abbassamento della fiamma, si aggiungono delle fette di pane fresco spalmate di senape con il lato condito sullo stufato e si lasciano fino a fine cottura. Naturalmente il pane via via si frantuma contribuendo a creare un intingolo cremoso e golosissimo.
Mezz'ora prima della cottura va aggiunta la senape e lo zucchero.
Il muscovado con il suo tono aromatico, è perfetto per questa preparazione.
Prima di servire, eliminate l'alloro e servite con le patate e se vi piace, con crostini di pain d'épice tostati in padella con una noce di burro. E naturalmente con un buon bicchiere di birra!


sabato 25 maggio 2013

Taieddhra blues per l'MTC.

Azzurro - Stefano Bollani
Sono cresciuta con la musica.
A 14 anni detestavo cordialmente Miguel Bosè che all'epoca faceva furore con Super Superman, e passavo i pomeriggi ad ascoltare I Vespri Siciliani, Don Giovanni o Traviata. 
Un po' sfigata, lo ammetto, ma io mi galvanizzavo tantissimo ed un po' mi piaceva sentirmi un'intellettualoide fuori dal mondo.
Sono sempre stata molto esigente nella scelta delle cose da ascoltare: ero una ragazzina, studiavo al Conservatorio ed ero convinta che sarei diventata una musicista. 
La cosa bella di quei tempi era il fatto che noi ragazzi del conservatorio, fossimo immersi nella musica completamente, parlassimo di lei come qualcosa di sacro, puro, non profanabile. 
Fatta questa premessa, immaginate la mia reazione quando mi capitava di sentire casualmente la Quinta di Beethoven in versione disco, con tanto di rullanti a tutto fuoco ed effetti da Studio 54, oppure All by Myself scritta sul tema portante dell'Adagio del Concerto per piano nr 2 di Rachmaninoff...Anatemaaaa...
Ma avevo 14 anni, e a quell'età quando si prendono sbandate, sappiamo benissimo che non ci sono mezze misure, non si scende a compromessi. 
Tutto quel genere di musica era per me un offesa ai geni immortali che l'avevano creata.
Si cresce, fortunatamente e si scoprono nuove prospettive, si sviluppano nuovi gusti e si realizza che però il Bach swingato da les Swingles Singers, è una gran figata, che i Beatles eseguiti dalla London Simphony Orchestra fanno venire i brividi, che le divagazioni jazz di Stefano Bollani su temi classici da Mozart a Verdi hanno il potere di  mandarmi in estasi, ma anche che Marilyn colorata come una scatola di pastelli a cera da Andy Warholl ha il suo perché. 
Ho scoperto il significato di cover: non smetto mai di sorprendermi di come certe canzoni meravigliose siano state così bene ed intensamente rilette da abili esecutori, da aver perso mordente nella loro versione originale. 
Avete presente "Knockin' on Heavens door" dei Gun N Roses o la meravigliosa Over the Raimbow dall'ukulele di IZ Kamakawiwo'ole, giusto per citarne un paio?
La libera interpretazione così come la rilettura personale in musica è una pratica abituale, comunissima, che io ammiro moltissimo. 
La mia convinzione è che in musica nulla si possa più inventare o scrivere (a parte roba dodecafonica inascoltabile ed incomprensibile) e che tutto ormai sia stato già scritto. 
Alla fine le note sempre 7 sono
Così ben vengano tributi, libere interpretazioni e riletture dei grandi classici fatti con il cuore, in un omaggio sentito e sincero agli autori originali.
Stessa cosa penso della cucina. 
Mi capita spesso di vedere la ricetta come uno spartito su cui sono scritte molte note. 
Che c'è di male se presa dal trasporto, mi escono trilli, abbellimenti, acciaccature o glissati? Il cibo e la musica, sono fatti per trasportarci in un altro luogo, per accarezzarci lo spirito, consolarci e divertirci. Lasciamoci portare.
La vita non è già troppo seria così?  
Allora io mi preparo una Taieddhra Blues! 
Christian, mi rivolgo a te vincitore del tuo primo MTC. 
Ma che buglione mi hai scatenato? E proprio la Taieddhra dovevi scegliere? Naturalmente scherzo! ;) 
Su questo blog non è un segreto il mio amore sincero per la Puglia che considero la mia seconda casa. 
Tutto grazie a mio suocero, di Palo del Colle, che non ha mai smesso di trasmettere a sua moglie, molisana ed ai figli, il suo attaccamento alla terra di Puglia. 
E di questo amore ne parlo qui, e qui, e qui, e qui, e qui.......
Insomma, l'idea di preparare la Taieddhra o Tiella come la conosco io, mi procura grande gioia. 
Una ricetta monumentale che racconta molto di un popolo. 
La mia libera interpretazione segue passo passo l'originale e ci infila alcune svisature blues come le erbe aromatiche di stagione, un meraviglioso caciocavallo podolico del Gargano, una manciata di agretti per uno spunto di freschezza ed una buona dose di predisposizione alla risata tipico della bella gente di Puglia. 
Ingredienti per 6 persone:
300 gr di riso Roma
2 patate medie (io ho usato patate novelle)
6 pomodori Piccadilly 
mezza cipolla di Tropea
800 gr di cozze (peso senza guscio)
un mazzetto di agretti ( o Barba di Frate - c.ca 100 gr puliti)
un ciuffetto di origano fresco
un ciuffetto di basilico
qualche rametto di timo limoncello
mezza zucchina (per decorare)
40 gr di caciocavallo podolico fresco grattuggiato 
40 gr di parmigiano grattuggiato
Olio extra vergine Terre d'Otranto
1 litro di fumetto di pesce 
Pulire bene il guscio delle cozze con un raschietto ed eliminare il bisso come spiega chiaramente Christian qui, e aprirle secondo la sua procedura. Raccogliere l'acqua delle cozze in una ciotola in cui depositerete anche il frutto di mare eliminando i gusci. 
Pelate le patate ed affettatele sottilmente a mano o con una mandolina.
Lavate i pomodori ed e affettateli. 
Pulite e lavate gli agretti. 
Pulite ed affettate la cipolla. 
Condite tutte le verdure con un filo d'olio.
Versate un filo d'olio nella Tiella o nella pirofila quindi disponete la cipolla a coprire il fondo. Successivamente disponete garbatamente le fettine di cipolla seguite da i pomodori. Cospargete i pomodori con le foglioline di origano fresco e basilico.
Disponete gli agretti in uno strato sottile e spargete sugli agretti il timo limoncello. 
Fate uno strato sottile di riso, precedentemente sciacquato in acqua fredda, e non preoccupatevi se vi sembrerà poco perché il riso crescerà in cottura. 
Sul riso disponete un altro strato di pomodorini con il basilico e l'organo, quindi copriteli con le cozze disposte ordinatamente su uno strato.
A questo punto io ho versato il fumetto di pesce (ho utilizzato il brodo di pesce preparato in abbondanza per la Fideuà e conservato in congelatore) miscelato con metà dell'acqua delle cozze. 
Ho tenuto una metà di questo liquido da parte.
Spolverare la superficie con metà parmigiano e metà caciocavallo quindi proseguire con un altro strato sottile di agretti, coperto dalle fettine di patate.
Per decorate ho tagliato a fettine sottili una mezza zucchina e l'ho disposta sulle patate. 
Una spolverata generosa dei due formaggi ha completato il tutto. 
Versare il resto del liquido a filo dell'ultimo strato di verdure e irrorare generosamente con olio extravergine Terre d'Otrano. 
Fare cuocere a 160° per 1h30, alzando la temperatura a 200° gli ultimi 15 minuti per dorare la superficie. 
Fate riposare la tiella almeno 10 minuti prima di servirla. In questo modo sarà più compatta e potrete porzionarla meglio. 
Personalmente trovo che calda sia buona ma tiepida assolutamente irresistibile. 
Con questa ricetta sono felicissima di partecipare all'MTC di maggio con la Taieddhra di Christian

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lunedì 20 maggio 2013

Torta di pan grattato, amaretti e cioccolata: odio il cambio di stagione!

Changes - D. Bowie
Vorrei riuscire a postare ricette ispirate dal sole, dai colori, dalla leggerezza che chiama l'estate. 
Ma se questa è una primavera, io sono quella figa di Gisele Bunchen!
Ieri ho finito il cambio di stagione. 
Alle 19.00 ero piegata come l'Arc de Triomphe e fuori si stava scatenando un diluvio con tutti crismi. Roba che mi sarei messa a piangere.
Ho cercato di trovare almeno un lato positivo a questa operazione allucinante che va compiuta due volte l'anno ma ne ho trovato uno solo, e neanche quello è poi tanto positivo: trovarsi tra le mani quel delizioso vestitino di cui ti eri completamente dimenticata, che ti sei comprata alla fine della fine dei saldi, quindi anche alla fine dell'estate, e che hai indossato praticamente una volta sola e gioire all'idea che potrai metterlo presto. 
Se solo ti entrasse. 
Si, perché tra un cambio di stagione e l'altro cambiano anche molte prospettive, la prima delle quali è quella del tuo giro vita/fianchi, il quale nel frattempo ha avuto un moto di orgoglio ed ha deciso che le donne di Rubens gli piacciono assai e che tu devi per forza assomigliare ad una di loro.
Se il cambio di stagione mi terrorizza e mi distrugge c'è una ragione molto semplice. 
Io abito nella casa dei Puffi. 
69 mq di superficie abitabile, compreso locale accessorio. 
Il tale spazio viviamo in 3: un uomo viaggiatore, un'adolescente con tripudio di feromoni ed una donna cronicamente disordinata. 
Ovviamente pensare di avere un armadio quattro stagioni in cui infilare tutto il necessario a coprire i tre personaggi di cui sopra, è un sogno impossibile. 
Nella mia cameretta mansardata, che fa tanto Mimì di Bohème, ho una minuscola cabina armadio dove posso permettermi di sistemare solo il necessario per una stagione. 
E il resto direte voi? 
Il resto è inscatolato, invaligiato, imbustato e sottovuotato. E per ultimo, soppalcato! 
Cosi, come direbbe Verdone dei tempi migliori, e pija 'a scatola, e scendi 'a scatola, e svuota 'a scatola, e riempie 'a scatola e risali 'a scatola....io la farei volà dal balcone 'sta scatola! 
Alla fine dei giochi, avresti bisogno di una vacanza. 
Poi guardi il comodino dove hai appoggiato i 10 euro trovati nella tasca della giacca di cotone e ti viene da ridere. 
Forse è meglio che controlli tutte le tasche! 
Per questa ricetta favolosa, devo ringraziare Mariabianca ed il suo blog su cui puntualmente arrivano ricette che mi stendono! 
Se pensate che sia il solito dolce di pane, vi sbagliate alla grande. 
La ricetta pare sia molto antica e lei l'ha recuperata da una rivista dei primi anni '90 ma da oggi è una di quelle ricette che tirerò fuori quando voglio sorprendere. 
Non c'è farina, non c'è burro. La parte grassa è sostituita da panna fresca che conferisce umidità e morbidezza al dolce.
Poi c'è l'amaretto che io amo, sposato con la cioccolata fondente ed un tutto dalla consistenza morbida e a tratti croccante (se farete come me, lasciando alcune briciole di pane un po' più grandi). 
Vi invito a provarla. 
Aiuterà lo smaltimento del vostro pane secco e la preparerete in 10 minuti di numero. Ma durerà meno di 10 minuti!
Ingredienti per uno stampo da 20 cm di diametro.
200 gr di pangrattato
200 gr di amaretti sbriciolati
200 gr di zucchero
250 gr di panna da cucina fresca
100 gr di cioccolato fondente tritato grossolanamente
3 uova (tuorli e albumi separati)
una bustina di lievito per dolci
un cucchiaino di estratto di vaniglia
zucchero a velo per finire
Mettete la panna in una ciotola, aggiungete lo zucchero e mescolate con un cucchiaio.
Aggiungete uno alla volta, i tre tuorli e mescolate con una frusta per amalgamare bene.
Aggiungere il pangrattato, gli amaretti sbriciolati, il cucchiaino di essenza di vaniglia ed il lievito setacciato. Mescolate con cura con un cucchiaio.
Montate gli albumi a neve e poi con estrema delicatezza uniteli al composto, mescolando sempre dal basso verso l'alto, utilizzando una spatola di gomma.
Per ultimo aggiungete il cioccolato e date un'ultima mescolata.
Versate in una teglia imburrata e coperta da carta da forno e cuocete a 180° per c.ca 40 minuti. Fate sempre la prova stecchino.
Lasciate raffreddare, cospargete abbondantemente con zucchero a velo quindi servite. Meravigliosa accompagnata da crema inglese o al mascarpone! 

giovedì 16 maggio 2013

Oggi non sono qui, ma di là, con Lorraine Pascale!

Follow me - Muse

Si, proprio così, dovete andare qui per leggere la strepitosa ricetta di questi fagottini croccanti e farciti del ripieno più buono del mondo! 
Non vi dico altro: chi mi ama, mi segua! 

mercoledì 15 maggio 2013

"Mi porti quello che ha portato alla signorina": Zuppa di ceci, pane e pomodori di Ottolenghi

Where or When - Harry Connick Jr
Siamo vicini al Festival di Cannes. 
Prossimamente le news alla televisione ci mostreranno passerelle di star e registi guru.
Quando si pensa al cinema, molti di noi non si staccano dall'idea che il successo di una pellicola sia legato ad una regia particolarmente ispirata o ad un interprete in stato di grazia. 
Ci ricordiamo volti, situazioni, momenti di magia e frasi che diventano immediatamente citazioni. 
Oggi voglio parlare proprio di questo. 
Delle parole dietro ad un film, ma in particolare di una donna che le parole le sapeva usare bene e che grazie alla sua scrittura ironica, intelligente, profondamente divertente, ha saputo regalarci alcuni dei film più belli degli anni  80/90. 
Parlava di donne, Nora Ephron, e lo ha fatto così bene da riuscire a dire quello che molte di noi (orgasmo incluso) non oserebbero dire. 
Questa incredibile scrittrice è morta poco meno di un anno fa e la notizia della sua scomparsa a suo tempo mi addolorò profondamente. 
Ho sempre avuto desiderio di parlare di lei in uno dei miei post ma fino ad oggi non ne ho avuta l'occasione. 
Mi è ritornata in mente rivedendo uno dei suoi film recentemente, pensando a quanto siano perfetti certi dialoghi, certe battute ad effetto, l'intelligenza nell'analisi caratteriale dei personaggi e lo sguardo leggero e disincantato sulla realtà in cui si svolge l'azione. 
Tutt'oggi penso che il mondo del cinema abbia perso una grandissima autrice.
Tutte voi conoscete almeno uno dei suoi film, dal meraviglioso Harry ti presento Sally, al romanticissimo Insonnia d'Amore, dall'amore ai tempi di internet in C'è posta per te, ad una commedia sovrannaturale, Michael, con un John Travolta nei panni di un angelo sovrappeso goloso di zucchero. 
L'ultimo, che tutte noi blogger abbiamo amato senza compromessi e che ha creato l'immagine icona della foodblogger, è Julie & Julia. Lo sapevate?
Questi sono solo alcuni. 
Mi rendo conto però che mentre questi film resteranno nella memoria di tanti, Nora è ancora sconosciuta ai più. 
Come spesso succede, la professione dell'autore di film o di sceneggiatore che dir si voglia, gode di fama solo nel suo ambiente ma il mondo finisce con l'ignorare che se certe storie sono così immensamente belle da farci sognare, dietro c'è la mano di chi la storia l'ha scritta. 
Nora ha vissuto la sua vita con la stessa ironia che riportava nei suoi film. Voglio condividere con voi una deliziosa intervista rilasciata al NY Times non tanto tempo prima di morire, in cui emerge la personalità di una donna che sinceramente avrei voluto avere come amica.
Vi segnalo anche un suo libro, divertente e sagace, scritto nel 2007 ed edito da Feltrinelli: "Il mio collo mi fa impazzire. Tormenti e beatitudini dell'essere donna" 

Ingredienti per 4/6 persone
1 cipolla grande a fette
1 finocchio di media grandezza a fette
120 ml di olio extra vergine
1 carota grande tagliata a rondelle
3 gambi di sedano
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
250 ml di vino bianco 
400 gr di pomodori pelati
1 cucchiaio di origano fresco tritato
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
1 cucchiaio di foglie di timo fresco
2 foglie di alloro
2 cucchiaini di zucchero
1 litro di brodo vegetale
160 gr di pane raffermo senza crosta
400 gr di   ceci freschi cotti (vanno bene anche quelli in scatola)
4 cucchiai di pesto 
una manciata di foglie di basilico
sale e pepe nero per servire.
Scaldate il forno a 180°
Mettete la cipolla ed il finocchio il una larga casseruola, aggiungete 3 cucchiai di olio e saltate a temperatura media per cic.a 4 minuti.
Aggiungete la carota ed il sedano e continuate a cuocere per 4 minuti, giusto per ammorbidire le verdure, mescolando occasionalmente.
Aggiungete il concentrato, mescolate e cuocete per un altro minuto.
Aggiungete il vino e fate sfumare per un paio di minuti.
Successivamente aggiungete i pomodori pelati con il loro succo, le erbe aromatiche, lo zucchero, il brodo vegetale ed un po' di sale e pepe. Portate a bollore quindi abbassate la fiamma, coprire e fate sobbollire per c.ca 30 minuti.
Mentre aspettate, mettete il pane in forno spezzato grossolanamente con le mani e spruzzato con un po' di olio e sale. Fate tostare per 10 minuti fino a che croccante.
Dieci minuti prima di servire, mettete i ceci in una ciotola e schiacciateli un po' con un batticarne. Se vi piacciono interi, potete lasciarli così. Aggiungete alla zuppa e fate cuocere per 5 minuti.
Aggiungete il pane e fate cuocere per ulteriori 5 minuti.
Servite la zuppa in ciotole con un po' di pesto a parte e irroratela con ottimo extravergine. 


lunedì 13 maggio 2013

Una vera merenda toscana...o quasi: Torta di nocciola tonda gentile delle Langhe

Let's face the music and dance - (Irving Berlin) - Nat King Cole
Mi dimentico sempre di quanto sia bello il luogo in cui vivo. 
E di come spesso, frequentando case di amici, ci si trovi faccia a faccia con la toscanità più schietta, verace, e non con noiosissime invenzioni "finto povero" che imperversano nei "mercatoni" e in agriturismi acchiappaturisti. 
La bellezza emerge proprio dalla spontaneità, dal disinteresse nello styling, dalla casualità. Molti hanno ancora la fortuna di vivere nella casa dei propri nonni, dove sembra, anzi è così, che il tempo non sia mai passato. 
Succede che ci si trovi un sabato pomeriggio con gli amici orchestrali, una volta tanto senza strumenti e spartiti. 
Oggi la musica saranno le voci e le risate di una compagnia affiatata che ha condiviso moltissime emozioni negli anni.
Arrivo a casa di Angela, la fortunata proprietaria del casale alle porte di Siena, quando la luce del sole sta calando riversandosi come un fiume di lava dorata su tutto il paesaggio, e quello che riesco a provare è un infinito senso di gratitudine e di privilegio. Ma evito di parlare. Mi godo ogni istante, e se posso, cerco di immobilizzarlo con un clic.





Come in ogni merenda cena-toscana che si rispetti, non può mancare la brace,  succulenti salsicce e saporito costoleccio preparati dalle mani esperte di abili barbecue men.
Mentre qualche coraggioso sfida il fumo sulla brace, la compagnia apre le danze con ottimo pecorino e salame da sposare a delle fresche favette già pronte in rustici certi sulle tavole
Intorno alle numerose tavolate che la nostra ospite ha allestito con cura, c'è anche chi spera di ricevere un assaggino delle bontà che gli sfilano sotto il naso.
Io mi guardo intorno, e non smetto di pensare a voi, alle mie amiche foodblogger, che in questo capanno degli attrezzi, approntato per l'occasione in sala ricevimenti, perderebbero la testa per gli incredibili oggetti appesi e disposti ovunque in maniera casuale. 


Mia figlia ha trovato compagnia e preferisce fare spedizioni alla ricerca di papaveri, che ascoltare i racconti di musicisti nostalgici
La cena si conclude con un carosello di dolci perfetti per l'occasione: crostate, torte di mele, deliziosi cookies al cioccolato preparati da Anna, la nostra arpista americana, ed un dolce che ho preparato per l'occasione, facilissimo e davvero stupendo, e che vorrei poter mangiare proprio adesso (perché ero troppo sazia per gustarmelo a dovere). 
Non ho potuto fotografare la fetta per ovvie ragioni, ma voglio ringraziare Ambra per aver condiviso la ricetta, perché posso giurarvi che è una delle torte più buone che abbia mai assaggiato in vita mia. 
Non è propriamente un dolce primaverile ma ho cominciato l'operazione svuota dispensa e mi sono resa conto di avere ancora tantissime nocciole piemontesi già sbucciate e tostate, in più quelle che mi ha regalato Ale, e che con il caldo incombente rischiano di irrancidire, quindi dovrò dar fondo a tutta la frutta secca che stanzia sui miei scaffali. 
Ingredienti per 10/12 persone
350 gr di nocciole IGP Piemonte, sgusciate e tostate
150 gr di burro
250 gr di zucchero
100 gr di farina
3 uova
un pizzico di sale
una bustina di lievito
Tritate le nocciole finemente. Io le ho messe ne cutter con 100 gr dello zucchero previsto in maniera da non far rilasciare l'olio durante l'operazione. Cercate di tritarle con il pulse.
Mescolatele quindi con il resto dello zucchero, della farina setacciata con il lievito.
Separate le uova. Sbattete i tuorli leggermente ed aggiungeteli al composto cercando di ammorbidirlo con un cucchiaio di legno.
Fondete il burro ed aggiungetelo alla farina di nocciole con il sale. Io ho aggiunto a mio gusto, un cucchiaino di estratto di vaniglia.
Montate a neve ferma gli albumi ed aggiungeteli con estrema delicatezza al tutto.
Sistemate il composto in una teglia da 26 cm imburrata e coperta da carta da forno.
Cuocete in forno preriscaldato a 200° per 35/40 minuti. 
Fate attenzione alla cottura. Non deve seccarsi troppo.
Se vi piacciono i Brut ma bon, questa torta vi farà impazzire. Il profumo delle noccioli è inebriante e si sposa meravigliosamente con del moscato naturale o dello Spumante d'Asti. 

venerdì 10 maggio 2013

La cucina dell'Extravergine: L'olio Campano ed un uovo poché into the wild!

Society - Eddie Vedder - Into the Wild Soundtrack
Ci eravamo lasciati con un delizioso Olio Umbro ed una cacio e pepe incarciofata! 
Adesso proseguiamo il nostro viaggio in collaborazione con l'Associazione Nazionale Città dell'olio, alla scoperta dei meravigliosi oli extravergine italiani scendendo nuovamente verso sud, in una regione che riserva notevolissime sorprese circa la produzione olivicola.
E' il turno dell'Olio Campano, in particolare di un olio che arriva dalla provincia di Benevento. 
Con mia grande sorpresa, ho scoperto che la Campania è una delle regioni a maggiore produzione olivicola, circa il 9% del totale nazionale anche se per la maggior parte questo è destinato all'autoconsumo ed alla vendita all'ingrosso. Sul territorio sono presenti la bellezza di 80 cultivar autoctone e pare che molte di queste siano state introdotte dai Fenici e dai Greci. 
Gli oli campani hanno un dolcezza di base ed un flavor molto delicato ma con la sempre più profonda attenzione alla produzione, si stanno ottenendo oli più intensamente aromatici. 
L'olio della zona di Cerreto Sannita, che ho avuto la fortuna di assaggiare oggi (e che lo scorso anno ha vinto il prestigioso premio Ercole Olivario), è veramente speciale. Estremamente fruttato, con un lieve piccante e l'amaro tipico delle erbe spontanee, dell'ortica e degli asparagi, ed è per questo che ho voluto provare questa ricetta estremamente primaverile, frutto di una recente scorribanda in un bosco vicino. 
Ho trascorso il 1 maggio frugando nel sottobosco di un Eremo che si trova vicino a casa mia, dove so che crescono numerosi asparagi selvatici. Ovviamente qualcuno era già passato prima di me, ma ho un occhi allenato, frutto di anni ed anni di esperienza di vita selvatica, e posso vantarmi di essere una brava cercatrice di asparagi e funghi! 
Sono riuscita a trovarne un mazzetto, che qui chiamano anche "asparagina", e delle giovani e fresche foglie di ortica. 
In origine pensavo di  utilizzare l'ortica per farci un risotto ma poi ho seguito l'istinto e il magnifico aroma dell'olio a disposizione.
Ne è venuto fuori un piatto senza falsa modestia davvero gustoso, che ho molto amato per semplicità ed intensità di sapore, grazie anche alla nota importante conferitagli dall'Olio Racioppella.
Ho aggiunto un tocco di sapidità e croccantezza con del rigatino di Cinta Senese (perdonatemi, ma indulgo sempre nell'amor Toscano). 
Prima di passare alla ricetta, ecco di seguito le stupende ricette che hanno pensato per voi le mie amiche d'avventura:
FRISELLE di Fausta - Caffè col cioccolato
'A ZUPPA E STAGGIONE DI EDUARDO di Sabina - Cookn'book
INVOLTINI DI RISO CON POLLO TACCHINO E CAROTE di Stefania - Cardamomo and Co.
Uovo Poché su vellutata di asparagi selvatici e ortica e rigatino di Cinta croccante
Per 2 persone 
2 uova freschissime
un mazzetto di asparagi selvatici (c.a 150 gr)
un mazzetto di foglie d'ortica giovani (c.ca 50 gr)
mezzo gambo di sedano
una piccola patata
1 spicchio d'aglio
1 piccola cipolla
30 gr di rigatino di Cinta Senese tagliato sottile
2 fettine di pane napoletano o toscano tagliate medie
500 ml di brodo vegetale fatto in casa
Olio Extravergine Racioppella
Fiori di rosmarino per decorare
Sale e pepe qb
Preparate il vostro brodo vegetale in anticipo e portatelo a ebollizione.
Pulite gli asparagi, tagliate le teste e tenetele da parte. 
Pulite con grande attenzione le foglie d'ortica passandole ripetutamente sotto l'acqua.
Sbucciate uno spicchio d'aglio, pulite la cipolla e tagliatela a spicchi, e versate 2 cucchiaiate di olio extravergine Raciopella in una casseruola con aglio e cipolla. Aggiungete una fettina di rigatino e accendete la fiamma. Fate rosolare molto dolcemente.
Pulite la patata e tagliatela a fette. Pulite il sedano e tagliatelo a dadini.
Dopo cinque minuti che gli odori sono in cottura, aggiungete la patata, il sedano, l'ortica e le gambe di asparago. Alzate leggermente la fiamma e aggiungete il brodo giusto per coprire. Non deve essere troppo perché dovrete ottenere una crema vellutata. 
Aggiustate di sale e fate cuocere a fiamma media fino a che le verdure non saranno morbide. 
Nel frattempo preparate l'uovo poché con un abile trucco.
Prendete due rettangoli di pellicola trasparente e spennellateli con un goccio d'olio quindi sistemateli con la parte oleata verso l'alto, in 2 ciotoline. 
Rompete le uova e versatele con delicatezza ognuna in una ciotola. 
Chiudete i lembi della pellicola ed arrotolatela su se stessa sigillando bene con un pezzettino di spago. 
Portate a ebollizione l'acqua in un pentolino.
Appoggiate delicatamente i pacchettini con le uova nell'acqua (che non dovrà bollire ma solo sobbollire) e fate cuocere per c.a 2 minuti e mezzo.
Togliete i vostri pacchettini e tenete da parte. 
Saltate le punte di asparago con un filo d'olio ed un goccio di brodo fino a che non saranno cotte ma al dente. Tenete in caldo  
Fate scaldare una padella con fondo antiaderente a fiamma media ed appoggiatevi 4 fette di rigatino. Fate asciugare per un paio di minuti, girandole regolarmente con una pinza. Diventeranno croccanti. Asciugatele dal loro grasso con della carta assorbente e tenete da parte. 
Eliminate l'aglio e la fettina di rigatino dalle verdure quindi frullate bene con un mixer a immersione sino ad ottenere una crema molto vellutata e non troppo densa. 
Versate la crema sul fondo di una scodella.
Tostate le fette di pane e date loro la forma rotonda con un coppapasta di c.a 8 cm.
Versate l'olio sul pane e siate generosi. 
Sistemate il pane sulla vellutata quindi, con estrema attenzione e delicatezza, liberate le uova dalla pellicola (dovrebbero scivolare via facilmente) e sistematele sul pane. 
Decorate il tutto con le cime di asparagi e le fettine di rigatino. 
Irrorate abbondantemente con l'Olio Raciopella e decorate con fiori di rosmarino. 
Finite con una spolverata di pepe nero macinato fresco e servite subito.
Con questa ricetta, partecipo ancora e con grande piacere al contest di Ambra del Gattoghiotto in collaborazione con Il Rifugio Meira Garneri 




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