venerdì 20 giugno 2014

Oggi un tuffo nei profumi dell'India con lo Starbooks di giugno


Se vi siete persi le ricette del nuovo Starbooks del mese sulla cucina Indiana, avete fatto male.
Perché la ricchezza di varietà che riserva questa cultura gastronomica è impressionante.
Io mi sono cimentata non senza qualche preoccupazione, in due ricette molto facili.
Se siete curiose, andate qui, e poi sappiatemi dire.
Buon week end e buon sole!

martedì 17 giugno 2014

Piada blues: la dura vita del soccorritore di naufraghi.

Sono stanco - Mina
Arrivo a questa nuova sfida MTC con la lingua a penzoloni, trascinandomi sui gomiti come un marines in azione, solo che non ne ho né la dignità né il fisico e soprattutto non sto passando sotto il filo spinato ma sotto il tavolo della mia cucina.
Che ultimamente non è più un tavolo ma un ricettacolo di qualsiasi roba dato che ho smesso di mettere a posto quel che tiro fuori.
Spero che luglio finisca in fretta e l'MTC si conceda una meritatissima vacanza perché le ultime prove sono state davvero provanti!
La mia situazione nelle ultime settimane è la seguente: figlia dodicenne in vacanza, marito spesso via per lavoro. Io che lavoro in cucina!
La preadolescente ha preso ormai definitiva residenza sul divano.
Si alza all'alba di mezzogiorno, scende con portamento da "nonmorto" priva dell'uso della parola e si lancia con peso da "nonmorto" sul divano.
Come un naufrago che si tiene aggrappato alla sua zattera, resta lì tutto il giorno con sguardo che vagola da cellulare a televisione.
Parla. Anche. Ogni tanto, per dirmi "mamma vieni che devo farti vedere questo" e mi mostra l'ennesimo video ad alta densità ormonale dei suoi 1D, uno di quelli che ho già visto una quarantina di volte.
Dopo ricevuta la mia approvazione, ritorna in standby e ripiomba nel silenzio delle sue cuffiette.
Non si alza neanche per mangiare.
Tanto il tavolo è occupato.
Le porto il cibo sulla zattera...i piatti li lascia sul mare del tappeto in attesa che il passaggio della corrente se li porti via.
Quando il silenzio è troppo, mi affaccio dalla cucina per guardare che non sia passata dallo stato di "nonmorto" a quello catalettico e le chiedo se almeno è andata in bagno.
Che per una preadolescente è come chiedere se ha detto le preghiere.
Perché il bagno è la stanza della casa utilizzato solo in caso di reale emergenza. Quindi praticamente mai.
Per cui potete anche immaginare, in questa estate precoce, quali fragranze si librino nel mio salotto.
Ogni tanto mi vengono dei magoni, perché la memoria purtroppo non mi impedisce di ricordare com'ero io alla sua età: una cavalla impazzita che viveva in cortile dalla mattina alla sera, costruiva rifugi "antibabbo" dentro cespugli inespugnabili, si maciullava ginocchia ed altre parti del corpo sfrantumandosi con i pattini sull'asfalto e quando finalmente l'energia cominciava a lampeggiare, si piazzava con un libro in cameretta. Noia era una parola che non esisteva nel vocabolario.
Mentre lei me lo dice almeno 5 volte al giorno. Una novella "chebarbachenoia".  Fino a che non mi comunica che fra un'oretta viene la sua amica taldeitali a giocare con lei.
Domino la mamma malmostosa che gradirebbe essere preavvisata 24 ore prima e cerco di vedere il lato positivo della cosa: almeno esce un po'.
Invece adesso i naufraghi sulla zattera sono due, entrambi con pollici opponibili attivissimi su tastiera touch screen, tutti e due con cuffiette condivisibili, tutti e due silenziosi e amorfi.
Mi chiudo in cucina a lavorare lasciando due "nonmorti" a decomporsi sul mio divano rosso vermiglio e mi consolo: fra due anni sarà peggio!
Non vi aspettate nulla di che dalle mie piade.
Mai come questa volta gioco solo per partecipare.
Per me la piadina è sinonimo di fast and easy.
Veloce e semplice. Non per niente in Italia abbiamo la più grande varietà di insaccati e formaggi del mondo.
Quindi il leit motiv delle mie piadine è un formaggio, un insaccato, un vegetale.
Buttati dentro in ordine rigorosamente sparso.
Che è quello che io mi aspetto da una piadina. Possibilmente veloce, possibilmente facile, possibilmente saporita.
E siccome devo produrre queste cose per i naufraghi di cui sopra, l'impegno è stato minimo e lo sforzo neuronico identico.
Per la piadina - Ricetta meravigliosa di Tiziana l'Ombelico di Venere
500 g di farina 00
125 g di acqua
125 g di latte parzialmente scremato
100 g di strutto a temperatura ambiente
15 g di lievito per torte salate
10 g di sale fine
1 pizzico di bicarbonato di sodio
Vi riporto fedelmente la ricetta di Tiziana perché è chiarissima e molto ben spiegata:
Fate scaldare al microonde il latte e l'acqua per pochi secondi in modo che siano tiepidi. Lasciate ammorbidire lo strutto mezz'ora circa fuori dal frigorifero. Su di un tagliere disponete la farina e fate un buco al centro con la mano. All'interno mettete lo strutto a pezzetti con il lievito, il bicarbonato e il sale, schiacciatelo con la forchetta per ammorbidirlo, aggiungete l'acqua e il latte. La consistenza inizialmente potrebbe essere un pochino appiccicosa e la pasta si attaccherà al tagliere ma impastando per una decina di minuti, cambierà staccandosi e diventando molto morbida e liscia. Se il liquido è troppo poco si sfalda e risulta un po' dura. Mettete l'impasto in una ciotola e coprite con la pellicola per alimenti. Lasciate riposare 48 ore al fresco, massimo 20°C, se fosse più caldo potete lasciare riposare la pasta in frigorifero e metterla a temperatura ambiente 2 ore prima dell'uso. La pasta ottenuta sarà circa 850 grammi, dividetela in 6 pezzi da 140 grammi circa e formate delle palline, lasciatele riposare almeno mezz'ora. Infarinate appena il tagliere e disponetevi una pallina d'impasto, schiacciatela con la punta delle dita, stendete la piadina con il mattarello girandola spesso in modo che rimanga rotonda. Avrà un diametro di circa 20 centimetri e uno spessore di 0,5 centimetri. Scaldate il testo o l'apposita teglia di terracotta, su un fornello a doppia fiamma, con sotto uno spargifiamma. Se non avete nessuna di queste teglie utilizzate una padella antiaderente piuttosto larga. La temperatura non dovrà essere troppo alta altrimenti la piadina si brucia fuori e rimane cruda all'interno, ma nemmeno troppo bassa. Potete fare una prova con un piccolo pezzetto di pasta per regolare la giusta temperatura. Cuocete pochi minuti per lato, controllate sempre alzando la piadina con una paletta. Disponete le piadine una sull'altra in modo che rimangano calde mentre le cuocete.
L'impasto può essere preparato con l'impastatrice, viene benissimo, basterà mettere tutti gli ingredienti assieme  e lavorarli con il gancio impastatore per 7/8 minuti fin quando il composto risulterà omogeneo.


NOTE PERSONALI: fate riposare assolutamente la pasta 48 ore. Io ho fatto così, non ho avuto fretta. 
Togliete dal frigo come raccomanda Tiziana e cercate di tirare le vostre piade il più sottile possibile. Non sarà mai troppo sottile, credetemi, perché la pasta sulla piastra tende a ritirarsi ed a crescere quindi a diventare troppo spessa. Cercate con estrema pazienza di ottenere delle piadine di un paio di millimetri , massimo 3 di spessore. Le immagini che vedete, sono ottenute con uno spessore ridicolo, ma sono cresciute in cottura. Quindi vedete voi.
Non le cuocete mai troppo altrimenti non si piegano più. E comunque se si dovessero rompete, cosa non impossibile, sono buone uguale! 
PIADINA CON NODINI DI FIORDILATTE, PROSCIUTTO ARROSTO IN CROSTA DI PANE E POMODORINI CONFIT
Per 2 piadine
- 250 g di pomodorini pachino
- un mazzetto di timo - origano fresco - basilico
- 1 spicchio d'aglio
- Olio extravergine Nocellara del Belice
- Sale - Pepe a piacere
- un cucchiaio di zucchero
- 4 nodini di firodilatte
- 100 g di prosciutto arrosto nostrale, cotto in crosta di pane
Preparate i pomodorini confit, tagliandoli in senso longitudinale e posizionandoli su una placca rivestita con carta da forno. Tritate bene le erbe aromatiche e fate delle fettine con l'aglio quindi cospargete prima i pomodorini con lo zucchero, distribuite le erbe sui pomodorini, irrorate bene con olio extravergine quindi salate e pepate se vi piace.
Fate cuocere a 140° per c.ca 1h30 o fino a che i pomodorini non saranno caramellati e disidratati ( a me piace che conservino ancora un po' del loro cuore morbido).
Fate raffreddare sulla placca.
Tagliate i nodini ottenendo delle fettine non troppo sottili,  sistemate il prosciutto arrosto sulla base della piadina, aggiungete i nodini, i pomodorini confit, un filo d'olio di Castelvetrano (Nocellara mon amour) e servite immantenente.
PIADINA CON BRIE, FINOCCHIONA E MELANZANE CASALINGHE SOTT'OLIO
Per 2 piadine
100 g di brie
100 g di finocchiona di Cinta
50 g di melanzane sott'olio fatte in casa con la seguente ricetta:
(per 500 g di melanzane)
Tagliate le melanzane a fette sottili, mettetele in uno scolapasta ricoperte con sale grosso e lasciatele spurgare per c.ca 1 ora.
Lavatele sotto acqua corrente. Asciugatele bene tamponando con energia.
Tagliatele a julienne sottilissima.
Immergetele in abbondante acqua bollente (2 parti di acqua, 1 di aceto di vino bianco ed un pizzico di sale),  e fatele cuocere per c.a 5 minuti.
Scolatele bene, disponetele su ampi canovacci allargandole bene per facilitare l'asciugamento, e tamponatele con un canovaccio.
Lasciate così per tutta la notte ed il giorno dopo.
Quando saranno perfettamente asciutte, conditele con aglio tagliato a pezzettini, peperoncino fresco  tritato grossolanamente e se vi piace un pizzico di origano, e  riempite dei vasetti di vetro precedentemente sterilizzati.
Pressatele bene e copritele con olio extravergine (io uso il mio olio Gentile di Larino DOP). Spingete ancora le melanzane nel vasetto e lasciate i vasetti aperti per una mezza giornata, in modo che lolio penetri bene e se necessario rabboccate con olio.
Chiudete i vasetti in maniera ermetica e conservate al buio. Si conservano da 6/8 mesi ad 1 anno, se durano!
Farcite le piadine con il brie tagliato a fettine, seguito dalla finocchiona e completate con le melanzane.
Questa è la mia piada da supergolosi.
Finisco con la piada super light e molto estiva. Direi anche molto banale.
PIADINA CON PRIMO SALE, MELONE E CRUDO DI NORCIA.
La trovo una piada da spiaggia e anche se ai miei è quella che è piaciuta di meno per il sapore dolce del melone, a me invece è piaciuta assai e la frutta la metterei in molte alte versioni.
Per 2 piadine
100 g di melone giallo
100 g di prosciutto crudo di Norcia, bello salato
50 g di primo sale
Olio extravergine Spello Dop
Sale - Pepe necessario
Farcite la piadina con prosciutto seguito da primo sale condito con olio, sale e pepe per terminare con fettine sottilissime di melone.
Chiudere e servire tagliata a spicchi!

Ecco la mia Piada Blues per l'MTC di giugno con Tiziana dell'Ombelico di Venere.





martedì 10 giugno 2014

It's cherry time: irrinunciabile pizza di ciliegie!

Summer kisses, winter tears - Elvis Presley
Arriva giugno, glorioso, che per me ha pochi elementi di certezza.
Pochi e semplici: cene in terrazza, ciliegie, luce luce luce, tutta l'estate davanti, felicità.
Mi sono rifiutata di assaggiare le ciliegie fino a che mio marito non me ne ha portato un sacchetto proveniente dai miei omini di fiducia, quelli di cui spesso parlo in questo blog, ovvero i contadini da cui spesso faccio spesa.
Le ciliegie insieme ad albicocche e meloni, sono i miei frutti del sole.
Con l'unica eccezione che le ciliegie durano lo sprazzo di un attimo e per quanto mi è possibile, cerco di farne scorpacciate finché ci sono.  
Peccato che devo cercare di contenermi perché ci sono sempre dei piccoli effetti collaterali: evidentemente il mio intestino non condivide la mia stessa passione e mi regala momenti di vero panico.
Problemi superabili no?
Così con un parte delle prime meravigliose ciliegie, ho deciso che avrei provato un dolce da urlo, che probabilmente molte di voi conoscono, per lo meno le amiche pugliesi.
Una torta che è un misto fra bocconotto e pasticciotto, dove lo scrigno friabile e profumato svela un cuore fondente e delizioso.
Crema pasticciera fatta come Dio comanda e ciliegie ancora croccanti ed insanguinate che vi strapperanno più di un sorriso.
Lo so, sono le ultime volte che accedete il forno.
Qui da me si viaggia già tra il 28 e 30 gradi e la cucina è diventato il luogo meno divertente della casa.
Ma uno sforzino potete pure farlo.
E non dimenticate: la frolla di questa torta non vuole il burro.
E' lo strutto che regala una friabilità indimenticabile.
Provare per credere.
Ingredienti per uno stampo a cerniera da 20 cm

Per la pasta frolla:
350 g di farina 00
175 g di strutto 
175 g di zucchero semolato 
3 tuorli piccoli
ammoniaca per dolci (la punta di un cucchiaino) 
La scorza di un limone bio grattugiata sottilmente.
Per il ripieno:
250 ml di latte intero
2 tuorli
75 g di zucchero semolato
20 g di amido di mais
La scorza di un limone bio o una bacca di vaniglia
200 g di ciliegie denocciolate
Preparate subito la crema in modo che abbia tempo di raffreddare ben prima di esser utilizzata.
Portate il latte ad ebollizione in una casseruola con fondo spesso, insieme alla scorza di limone o la vaniglia (a tuo piacimento) quindi spegnete e lasciate in infusione almeno 1 ora.
Sbattete bene le uova e lo zucchero miscelato alla farina fino a che non saranno pallide e gonfie. 
Rompete la crema con un paio di cucchiai del latte intiepidito ed mescolate con una forchetta.
Accendete il fuoco sotto il latte e versateci il composto di uova e zucchero quindi con una frusta, mantenendo la fiamma bassa, non smettete di mescolare. Quando la crema comincerà a sobbollire, controllate la densità preferita e spegnete senza superare i 3/4 minuti dall’inizio dell’ebollizione, per non rischiare di stracciarla. Una volta pronta, versatela velocemente in una ciotola di metallo. Appoggiate la ciotola in una ciotola più grande, piena acqua e ghiaccio e cercate di raffreddare velocemente la crema mescolandola con la frusta. Quando sarà intiepidita, copritela con una pellicola trasparente a contatto, per evitare che si formi la “pellicina” e mettetela al fresco fino all’utilizzo. 
Preparate la frolla. Disponete la farina a fontana, mettendo al centro lo zucchero, lo strutto a temperatura ambiente, le uova e gli aromi. Amalgamate tutti gli ingredienti con una forchetta senza intaccare la farina. Fatto questo, portate la farina sopra gli ingredienti umidi e lavorate il tutto velocemente cercando di non farlo riscaldare . Otterrete una pasta liscia ed omogenea. Fatela riposare in frigo almeno per un’ora o se preferite per tutta la notte (poi ricordatevi di toglierla almeno mezz’ora prima di lavorarla altrimenti sarà troppo dura).
Su una spianatoia stendete 2/3 della pasta con un mattarello allo spessore di 4 mm. Rivestite lo stampo precedentemente imburrato facendo fuoriuscire la pasta dai bordi. Non tagliatela. Bucate la pasta con i rebbi du una forchetta. Riempite il guscio con metà della crema e stendetela coprendo bene la base.
Versateci sopra le ciliegie snocciolate quindi ricopritele con la restante crema. 
Stendete la pasta rimasta quindi coprite il ripieno e con la pressione delle dita, saldate bene tutto intorno ai bordi. Una volta sigillato il ripieno, tagliate la pasta eccedente con un coltellino affilato quindi abbellite i bordi come preferite, pizzicando la pasta per ottenere dei piccoli decori. 
Praticate dei fori sulla superficie per impedire alla pasta di gonfiarsi e far uscire il vapore. 
Cuocete a 200° per c.ca 45 minuti e non prima che il guscio sia bello dorato. Considerate che la crema tende ad ammorbidire il guscio quindi meglio tenere il dolce qualche minuto in più in forno, coprendolo con la carta argentata per impedire che scurisca troppo la parte superiore. 
Fare raffreddare bene prima di sfornare e servire cosparsa di zucchero a velo. Meravigliosa! 


venerdì 6 giugno 2014

Bulgur speziato vegetariano per la Cucina dell'Extravergine.

The best is Yet to come - F. Sinatra
Mentre la voglia di cucinare lascia campo ad attività di altro genere, come il sognare le vacanze, io cerco modi veloci per portare qualcosa a tavola senza faticare troppo e con mio grande piacere ho scoperto la versatilità del Bulgur che avevo già assaggiato a Cagliari, in occasione del Med Diet Camp, quando lo chef libanese ci servì un meraviglioso Kebbeh tradizionale (prima o poi mi appresterò a rifare).
Questo alimento sembra una semola più grossa del tradizionale cous cous, ma non è una semola.
In verità si tratta di chicchi di frumento integrale trattati in maniera particolare: prima vengono cotti al vapore, quindi fatti asciugare e seccare. In alcuni casi il Bulgur ha un aroma affumicato che deriva dal modo in cui viene effettuato il secondo passaggio, quello dell'essiccatura.
Quando poi i chicchi sono belli secchi, vengono passati alla macina e ridotti in piccoli pezzi.
La cosa importante di questo prodotto, è che contiene una grande quantità di vitamina B e di potassio, che per una persona come la sottoscritta, in totale carenza, diventa una mano santa.
Altro fatto molto positivo è che non scuoce.
Una volta cotto in acqua come indicato sopra, non c'è bisogno di sciacquarlo in acqua fredda per interrompere la cottura. Resta bello al dente e piacevolissimo al palato. Per trovarlo, non dovete fare i salti mortali girando tutti i negozi di bio della vostra città, perché si trova anche nella grande distribuzione, senza alcuna difficoltà. Non avete scuse quindi per provarlo.
Per la Cucina dell'Extravergine, ho pensato di prepararci un'insalata leggera e speziata utilizzando l'Olio extravergine Pastorella che arriva da una terra splendida, il Gargano.
Un olio biologico dal caratteristico colore verde che tende a riflessi dorati e che ha pochissima nota amara e prevalenza di dolce e fruttato.
Che si sposa benissimo con le verdurine e le spezie della mia ricetta.
La cultivar da cui si ottiene è la Ogliarola Garganica.
Una nota sulle spezie: io ho utilizzato una miscela marocchina composta da 25 spezie che viene abitualmente utilizzata nelle tajine di verdure. Non ho idea di che spezie siano presenti, ma non è piccante. Ovvero, ha una nota lievemente piccante ma per il resto sono evidenti curcuma, coriandolo, cumino, zenzero, zafferano, noce moscata, paprika dolce...credo che possiate inventare la vostra miscela a piacimento. Per esaltare le spezie, provate a scaldarle lievemente nell'olio con cui preparerete la citronette. L'aroma sarà molto fragrante.
Prima di lasciarvi alla ricetta, vi invito come sempre a visitare le ricette delle amiche che con me animano questa rubrica:
Spaghetti ai peperoni di Cracco - di Teresa Scatti golosi
Sgombro con olive e cipolle  - di Stefania Cardamomo & co
Crema fredda di melone al profumo di menta con scampi di Sabina Cookn'book
Ingredienti per 4 persone
220 g di Bulgur
4 zucchine fiore
1 piccola melanzana
12 pomodorini pachino
200 g di primo sale
un mazzetto di basilico
il succo di mezzo limone
miscela di 25 spezie per tajine vegetariana
Olio Extravergine
sale
Mettete il bulgur in una casseruola con il doppio del suo volume di acqua fredda.
Fate cuocere a fiamma bassa per 20/25 minuti. Il bulgur assorbirà l'acqua e si cuocerà. Controllate via via che non si attacchi al fondo mescolando con delicatezza.
Una volta pronto, scolatelo e mettetelo in una ciotola ampia con un cucchiaio di olio extravergine e mescolate bene. Lasciate raffreddare.
In una larga padella antiaderente, scaldate 3 cucchiai d'olio e cuocete le zucchine e la melanzana tagliate a dadini piccoli, saltandole a fuoco medio, per una decina di minuti, tenendole croccanti. Salate.
Lavate e tagliate i pomodorini in 4 spicchi.
Tagliate il primo sale a dadini grandi come le verdure.
Mescolate le verdure, il formaggio ed il bulgur, aggiungete il basilico spezzando le foglie grossolanamente con le dita.
In una ciotolina, sbattete 3 cucchiai di olio extravergine, il succo del limone, un cucchiaino di sale ed un cucchiaino di spezie fino ad ottenere una citronette densa con cui condirete il bulgur.
Mescolate bene ed assaggiate, quindi aggiustate se necessario, di sale ed olio.
Servite a temperatura ambiente.
E' un ottimo piatto unico ma anche un piccolo antipasto o un contorno originale.



martedì 3 giugno 2014

Giugno è un soffio di libertà e bellezza con ThreeF #6

Magic - Coldplay
Avete aspettato e forse ve ne siete anche dimenticati.
Ma alla fine il 1 giugno è arrivato e con lui, su una brezza leggera, è approdato il nuovo numero di ThreeF.
Che senza falsa modestia è una delle cose più belle presenti nel web in questo momento.
Lo dico in maniera molto obiettiva e non perché ci sia anche un piccolo contributo della sottoscritta. Perché, veramente, ogni sua pagina trasuda bellezza, emozione, poesia e amore per il bello.
Dentro ThreeF, siamo oltre le ricette, oltre la cucina, oltre il cibo.
Sfogliare ThreeF è fare un viaggio.
L'ho già detto e non mi stancherò di ripeterlo. Una rivista senza parole perché a parlare bastano le immagini.
Immagini sognate, rubate e raccolte da uomini e donne con uno sguardo così vivo e curioso da inventare ogni volta una storia indimenticabile.
Trovate qualche minuto del vostro tempo per scoprire la storia raccontata in questo numero.
Che ha anche fare con la strada, con la libertà, con l'ancestrale uso delle mani che portano generose il cibo alla bocca e lo fanno con allegria e sfrontatezza. Di fronte al mondo.
Il cibo della strada è il cibo dell'anima.
Che si abbandona all'esperienza come dovete fare voi leggendo questo nuovo numero (potete sfogliando direttamente dalla sidebar del mio blog).
Prima che l'estate arrivi, tanto la troverete tutta qui dentro.
Sono molto felice di condividerlo con voi.
Un bacio


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