lunedì 30 novembre 2015

Piccoli sablé salati al pistacchio: le smanie per il Natale.

Celebration of love - Steve Wonder
Ecco che comincia il conto alla rovescia per Dicembre.
Abbiamo da poco assaggiato il primo freddo (e finalmente direi).
Si avvicinano cene e cenini che ci porteranno a sederci intorno alla tavola natalizia con quei due o tre chili in più strategici (servono a mascherare i successivi rotolini festaioli); si comincia a pensare al pranzo più importante dell'anno con ambizioni sempre più impegnative; ci facciamo travolgere dal desiderio di produrre regalini e doni con le nostre mani e in meno di una settimana in migliaia di case riapriranno i biscottifici di Natale.
Insomma, finisce Novembre con le sue ultime adulazioni autunnali e si apre trionfante Dicembre, un mese che per me è davvero il più bello ed il più veloce dell'anno.
Pensavo che con la vecchiaia, il cinismo incombente mi avrebbe finalmente svelato la natura opportunistica e veniale del Natale, invece credo di essere irrimediabilmente malata, vittima di una patologia incurabile che peggiora col tempo: Dioquantomipiaceilnatale!
Mi piace talmente tanto che da tempo ho scardinato la tradizione che vuole l'albero preparato l'8 Dicembre: io lo faccio immancabilmente il 1 Dicembre, complice la festa patronale della mia città. Così mi posso godere per più tempo la casa piena di lucine, di colori e decorazioni.
Per quanto sono eccitata e piena di allegria nel mettere in subbuglio la casa con milioni di oggetti riposti ogni anno con cura in due scatoloni giganteschi, tanto sono nervosa e malinconica quando devo smontare il tutto alla fine delle feste.
Altro elemento che segna l'intero periodo delle "mie" feste è la musica.
La colonna sonora immancabile delle carol Natalizie, delle millanta versioni di Jingle Bells, delle cover realizzate dalle grandi pop star mondiali, delle versioni orchestrali. Insomma, se musica si ascolta in questo periodo, è musica natalizia.
Sono monotematica lo so, e mi dispiace per coloro che detestano questo periodo.
Posso capire che per tante persone sia un motivo di profondo stress e nervosismo, nonché tristezza.
 Io sono una persona soggiogata dalla bellezza di tante piccole cose che succedono solo in questo mese.
Basterebbe anche solo una spolverata di neve e tutto sarebbe assolutamente perfetto.
Per rompervi le scatole ulteriormente, vi informo che le ricette del mese di Dicembre saranno esclusivamente piatti perfetti per il Natale.
Non lamentatevi e non mi date della fissata, perché stavolta ho bisogno di sfogarmi!
Oggi comincio sottovoce con dei meravigliosi sablé al pistacchio ispirati da una ricetta di Delia Smith nel suo libro Happy Christmas, così friabili e profumati che dureranno il tempo di un attimo.
Il pistacchio è uno dei miei ingredienti preferiti. Su questo blog troverete veramente tante ricette in cui lui fa capolino, basta avere la pazienza di cercarle.
Ma le tendenze dell'anno ormai concluso vedono anche la presenza di altri ingredienti molto particolari che vi invito a scoprire su questa pagina , e mi saprete dire.

Intanto vi lascio la ricetta, facilissima e veloce.
Ingredienti per c.ca 30 salatini
40 g di farina forte setacciata
40 g di burro freddo a cubetti
40 g di parmigiano grattugiata
25 g di granella di pistacchio di Bronte
un pizzico di pepe nero grattugiato fresco

Miscelate farina, parmigiano e granella di pistacchio e formate una piccola fontana su una spianatoia.
Al centro mettete il burro a cubetti e con la punta delle dita cominciate a sabbiare il composto fino ad ottenere delle grosse briciole.
Aggiungete un cucchiaio di acqua gelata ed impastate velocemente fino a che il composto non stia insieme.
Infarinate leggermente la spianatoia e rollate l'impasto ad ottenere un cilindro di c.ca 5 cm di diametro. Avvolgetelo nella pellicola e passatelo nel congelatore per 30 minuti almeno.
Una volta indurito, tagliatelo a rondelle di 5 mm di spessore con un coltello ben affilato e posizionate i vostri salatini su una placca coperta di carta da forno.
Fate cuocere per 10/13 minuti a 180° fino a che non saranno lievemente dorati.
Fateli raffreddare bene quindi serviteli con il vostro aperitivo preferito.
Il solo difetto è che non vi basteranno, indipendentemente da quanti ne farete.
Sono bellissimi anche come piccolo cadeau di Natale.
Si conservano per 5/6 giorni in scatole di latta o ermetiche e migliorano nei giorni successivi.

mercoledì 25 novembre 2015

Pancakes alla cannella con mele caramellate

Breakfast in America - Supertramp
Siamo già proiettati al Natale, noi Starbookers.
Il protagonista del mese di Novembre è il bellissimo "Natale con Gordon", dove Gordon non può che essere lui, il fumino dei fornelli, il diavolo delle cucine infernali, il biondo con carattere...in a short, il mio preferito!
Oggi la ricetta perfetta per la mattina di Natale: pancakes soffici, speziati, spugnosi e pronti ad inzupparsi di sciroppo alla mela, accompagnati da succulenti mele caramellate...
Cosa sognare di più per il risveglio della mattina più bella dell'anno? Cento altre colazioni così!
Per saperne di più vi invito a leggere qui.
Non perdetevela!

lunedì 23 novembre 2015

Ravioli di magro con ragu bianco alla mia maniera per l'MTC #52

Solo tu - Matia Bazar
Cara Monica, devo farti una confessione: questi ravioli non li ho preparati per te!
Spesso succede che per l'MTC siamo tutti tesi a trovare l'idea stupefacente per intrigare lettori e giudici e ci si spinga verso limiti di cui non conoscevamo l'esistenza.
A me accade quasi sempre: diciamo che non vorrei pensarci e poi sto lì a ruminare idee, possibilità. Me le scrivo sul notes, faccio la lista degli ingredienti papabili, vado alla ricerca di novità come un assetato nel deserto.
Quando mi stendo sul letto, prima di entrare finalmente nel buio dell'incoscienza, mi balenano le idee migliori, frutto di giornate di arrovellamento.
Il che non è molto normale in verità.
Stavolta non mi riesce. Non ce la faccio.
La pasta fresca, in particolare quella ripiena, sta accovacciata nella mia testa come un ricordo prezioso di cui non voglio privarmi.
Le posso tentare tutte, come quei tortelli di olio preparati "un po' per celia e un po' per po' per non morire", ma come hai potuto notare sempre a casa resto.
Questo tema mi parla di casa e di famiglia, di una vita di occasioni in cui mi sono ritrovata a gioire, ridere e scherzare davanti ad un piatto di ravioli.
Facendo a gara con i cugini a chi ne avrebbe mangiati di più, scommettendo su quanti ne avrebbe preparati nonna senza stancarsi (a tavola nei giorni di festa, finivamo con l'essere anche in 30), osservandoli venire a galla nell'immensa caldaia in cui cuocevano.
Adesso che mia nonna non c'è più, mia mamma ne prepara sempre qualcuno in più e me li porta a casa di nascosto "così hai già la cena pronta".
I ravioli sono un mio feticcio, un simbolo forte di unità familiare che ogni volta mi emoziona.
Se con questa ricetta devo accontentare qualcuno, queste sono le persone che amo.
Oggi i ravioli li ho preparati per loro, senza alcuna ambizione competitiva, senza pretesa che non sia quella della bontà umile, diretta a fare festa insieme.
Anche il ragù è quello che preparo per i momenti di convivio, se vengono amici da lontano e quando voglio "avvolgere" l'ospite con una attenzione speciale.
Così, a meno che tu non venga alla mia tavola, e ne sarei davvero felice, oggi questi ravioli sono solo per me.
RAVIOLI DI MAGRO CON RAGU BIANCO ALLA MIA MANIERA
Ingredienti per il ragù bianco - per 4/6 persone
150 g di macinato di maiale
150 g di macinato di manzo
1 salsiccia fresca di maiale speziata
50 g di fegatelli di pollo
1 carota
1 cipolla rossa
1 gambo di sedano
1 rametto di rosmarino
2/3 foglioline di salvia
1 foglia di alloro
qualche rametto di timo
mezzo bicchiere di birra rossa
1 cucchiaino di misto spezie “Saporita”
1 litro 1/2 di brodo vegetale (fatto in casa con la ricetta che preferite)
olio extravergine
sape – pepe

Ingredienti per la sfoglia - per 4 persone
300 g di farina 00
100 g di semola di grano duro Senatore Cappelli
4 uova medie a pasta gialla
2 cucchiaini di polvere di spinaci
un pizzico di sale
1 cucchiaio di olio extravergine

Ingredienti per il ripieno - per 4 persone
400 g di ricotta fresca di pecora
250 g di cime di rapa lessate
40 g di caciocavallo Ragusano Dop grattugiato 
una generosa macinata di noce moscata
olio extravergine
sale q.b. 
PREPARATE IL RAGU
In una larga casseruola con fondo spesso scaldate 3 abbondanti cucchiai di olio extravergine.
Quando è caldo aggiungete la carota, la cipolla, il sedano tutti tritati finemente, il rametto di rosmarino e la salvia.
Fate cuocere a fiamma dolce per almeno 15 minuti mescolando via via ed aggiungendo un mestolino di brodo via via per far passire bene tutti gli odori.
Una volta morbidi eliminate il rametto di rosmarino e l’alloro ed aggiungi le carni, la salsiccia privata di pelle e sbriciolata, i fegatini di pollo tritati al coltello. 
Mescolate bene e fate cuocere a fiamma media mescolando costantemente, fino a che tutte le carni saranno rosolate ed i succhi rilasciati si saranno asciugati. 
Ci vorranno c.ca 15 minuti.
Alzate la fiamma a fuoco vivo quindi versate la birra sulla carne e fate sfumare mescolando bene per 1 minuto.
Abbassate la fiamma ed aggiungete la spezia. 
Aggiustate di sale e pepe e versate un paio di mestoli di brodo sulla carne.
Coprite e cuocete mescolando via via per c.ca 1h30, aggiungendo il brodo fino ad esaurimento.
Il ragu si presenterà morbido e succoso. Non fatelo asciugare troppo. Tenete in caldo.
PREPARATE IL RIPIENO 
Il mio ripieno non prevede l'uovo perché mi piace che abbia una consistenza cremosa e non troppo legata. 
Tritate grossolanamente al coltello le verdure. Non dovranno essere troppo fini per conferire una consistenza rustica all'impasto. 
In una larga ciotola raccogliete tutti gli ingredienti tranne il sale, e mescolateli bene fino ad ottenere un composto omogeneo. 
Assaggiate ed aggiustate di sale. Il caciocavallo ragusano è piuttosto sapido e dà molto sapore all'intero ripieno. 
Tenete da parte al fresco. 
PREPARATE LA SFOGLIA
La premessa da fare in questo caso è sullo spessore della sfoglia.
Lo spessore è a piacere personale ma in genere più il raviolo è grande e maggiore è la quantità del ripieno, maggiore deve essere la struttura della sfoglia. 
Se poi l'accompagnamento è un bel ragù di carne, la sfoglia si deve sentire sotto i denti e tenere testa a ben 2 elementi importanti. 
Quindi quando tirerete la sfoglia, a mano o con la macchina, non dimenticate che una sfoglia sottile è indubbiamente delicata e piacevole, ma a volte deve poter parlare. 
Mischiate le farine e versatele su una spianatoia formando la fontana.
Al centro versate le uova, la polvere di spinaci, il sale e l'olio e cominciate a sbattere con una forchetta, incorporando piano piano la farina fino ad avere una pastella densa. 
A quel punto cominciate ad impastare con le mani seguendo le indicazioni che ho già dato qui.
Lasciate riposare la pasta per almeno 30 minuti, avvolta in una pellicola trasparente.
Con il matterello cominciate a tirare la sfoglia cercando di ottenere uno spessore intorno al 1mm1/2, quindi non troppo sottile. 
Una volta pronta, ricavate delle strisce larghe 6/7 cm e mettete dei mucchietti di impasto su una delle strisce distanziando i mucchietti di 2/3 cm. 
Con delicatezza coprite il ripieno con un'altra striscia e schiacciate bene con le dita intorno al ripieno evitando di incorporare aria, quindi rifinite con una rotella dentata. 
Sistemate i ravioli pronti su un canovaccio pulito infarinato e completate il lavoro. 
Cuocete i ravioli in abbondante acqua salata per c.ca 10 minuti (la cottura dipende dallo spessore della sfoglia). 
Scolateli con cura (appoggiateli prima su un piatto di servizio in modo che l'acqua in eccesso venga rilasciata) quindi componete i piatti e guarnite con una generosa dose di ragù.
Spolverate con Ragusano grattugiato e servite immediatamente. 
Questa è la mia seconda ed ultima ricetta per l'MTC #52 dedicato ai Raieu co-u Tuccu di Monica. 


venerdì 20 novembre 2015

Mes-ciuà: un piatto che celebra la diversità meravigliosa.

Let's stay together - Tuck & Patty 
L’Autunno arriva sulle nostre tavole come una sorta di malinconica nostalgia.
Ha i profumi della terra, del bosco, della prima pioggia sulla terra secca e ci costringe a ricercare la casa come viaggiatori in cerca di un rifugio.
Però l’Autunno è anche il momento più amato da chi il cibo lo celebra con passione: è l’arrivo dell’olio nuovo, del vino novello, del tartufo e dei funghi; è il ritorno della carne in tavola, dal sacrificio del maiale all’abbondanza della selvaggina.
Finalmente è il momento delle zuppe: calde, dense, confortanti. 
E’ la celebrazione del cece, dei fagioli, dei legumi e cereali nella loro pienezza e semplicità. 
Per me è l'occasione per ritornare al rito dell'ammollo: la sera, all'ora di cena, riempire una grande ciotola d'acqua con un pizzico di sale e lasciare questi semi della terra rinvenire nell'elemento più prezioso. 
Attendere che siano pronti al secondo passaggio, quello della bollitura, grazie alla quale manifesteranno in pieno il loro straordinario sapore e consistenza. 
La Mes-ciuà, che in italiano significa semplicemente "mescolanza", fa capire immediatamente di cosa stiamo parlando: l'insieme di molti legumi e cereali diversi che finiscono per essere serviti tutti insieme previa cottura separata. 
L'origine di questo piatto pare sia Tosco-Ligure, esattamente dell'area al confine fra le due regioni (Lunigiana e La Spezia) e secondo quanto si narra, pare che nasca dalla parsimonia delle donne che si prodigavano a raccogliere quanto perso o versato dai sacchi che dalla campagna venivano poi imbarcati sulle navi per il trasporto in altre destinazioni. 
La cosa interessante è notare come anche in altre aree si possano trovare preparazioni che prevedono questa mistura di diversi semi: pensiamo alla Mescola Garfagnina (per altro poco lontano dalle zone di origine della mes-ciuà, oppure alla Capriata lucana che al suo interno vede anche fave secche e cicerchia. 
Il principio è esattamente lo stesso: non si butta via niente. 
Radunano i piccoli avanzi di cereali, si mischia tutto insieme e si mangia con grande soddisfazione. 
Voglio considerare la Mes-ciuà un piatto di grande potenza simbolica: tante diverse tipologie di legumi e cereali che convivono in una stessa preparazione in perfetta armonia, portando come unico risultato una bontà innegabile. 
Ingredienti per 4/6 persone
250 g di facioli cannellini
100 g di grano/frumento
250 g di ceci piccoli
2 foglie di alloro
1 piccola cipolla
2 foglie di salvia
olio extra vergine d’oliva Riviera Ligure Dop
Sale
Pepe nero macinato fresco
Mettete in ammollo i cannellini, i ceci ed il grano in ciotole diverse, per almeno 12 ore.
L’indomani sciacquate bene i legumi ed il grano che avrà perso parte della pellicina.
Mettete i ceci ed il grano insieme in una larga casseruola e copriteli con almeno 3 dita acqua fredda. Aggiungete le foglie di alloro.
Fate lo stesso con i cannellini in una casseruola a parte. 
Aggiungete la piccola cipolla pulita ed intera, e le foglie di salvia.
I ceci ed il grano hanno più o meno lo stesso tempo di cottura che si aggira intorno alle 2 ore, mentre i cannellini cuociono più velocemente.
Contate il tempo di cottura dal momento dell’ebollizione dell’acqua.
Via via che i legumi cuociono, eliminate la schiuma che si formerà usando una schiumarola.
Quando non faranno più schiuma, aggiungete il sale e proseguite la cottura sempre a fiamma dolce.
Assaggiate per verificare il grado di cottura. Il grano avrà sempre una consistenza piuttosto croccante anche quando ben cotto.
Quando gli ingredienti saranno cotti, scolate i ceci ed il grano, eliminate le foglie di alloro ed aggiungete legumi ai fagioli.
Mescolate con delicatezza con un cucchiaio di legno e fate cuocere per altri 20 minuti in maniera che i sapori si amalgamino.
Servite in scodelle con abbondante olio extravergine ed una generosa manciata di pepe nero. 
Profumate con rametti di rosmarino.

mercoledì 18 novembre 2015

Tortelli di olio con colatura di alici, capperi di Pantelleria e sugo finto per l'MTC #52

Quando men vo - Anna Netrebko - G. Puccini. 
Mi è mancato partecipare all'MTC lo scorso mese. 
Cioè, la realtà è che ci sono stata fin troppo, ma non per cucinare che è la cosa che mi piace di più.
Così sono grata alla vincitrice (toh, guarda, l'ho scelta io :) ), la bravissima Monica, che per questo mese non poteva farmi più felice scegliendo per tema la pasta fresca, oltretutto ripiena con la celebrazione del ragù fatto come Dio comanda.
La mia prima ricetta (ebbene si, la seconda è già pronta), è un esperimento e l'idea non è mia.
Questo piatto è il cavallo di battaglia di un ristorante meraviglioso che sogno da una vita di poter visitare: Da Caino a Montemerano in Maremma.
Perché questa ricetta?
Dopo un anno nero, quello appena passato, per l'agricoltura ed in particolare per l'olivicoltura, tra penuria di extravergine, mosca, xylella e scandali a dare il colpo finale, ho pensato di dare il benvenuto al nuovo extravergine con un piatto tutto dedicato a lui.
Il nuovo extravergine annuncia di essere straordinario un po' ovunque nelle nostre regioni, grazie ad una primavera gentile ed un estate calda. L'autunno ha concluso al meglio un ciclo produttivo praticamente perfetto ed i primi risultati si possono già gustare con meritata soddisfazione.
Per svariate ragioni, ho la fortuna di poter assaggiare i migliori extravergine da nord a sud della penisola ed in casa mia questo prodotto è praticamente il Re della cucina.
Mi sento un po' paladina della difesa e consumo dell'extravergine così spero che tutti voi comincerete a farvi delle domande, privilegiando i piccoli produttori schiacciati dalle multinazionali, le Dop ed Igp dei vostri territori e la prima di tutto, la qualità.
La vostra salute ed i vostri piatti ringrazieranno.

Mettere dell'olio dentro un raviolo è un'impresa piuttosto complicata, ma si può fare.
Senza utilizzare gelatina o agar agar (che rovinerebbe l'olio dovendolo scaldare per incorporarvi l'alga addensante). Si usa semplicemente della maizena.
E poi ci vuole come sempre, tempo, pazienza e fiducia.
Mi scuso qui con il ristorante Da Caino per aver tentato di riprodurre un capolavoro inarrivabile, ma mi posso considerare soddisfatta per il risultato, che mi ha stupito ed emozionato.
L'idea di partenza è stato il sugo finto.
In Toscana il sugo è il ragù.
Non c'è possibilità di sbagliarsi quando lo si tira in ballo.
Nel sugo c'è la ciccia.
Però si sa bene che la necessità aguzza l'ingegno ed ovunque in Italia abbiamo ricette in cui l'ingrediente principale "è fuggito" per chissà quali lidi.
Nel nostro caso, se "senza lalleri 'un si lallera", senza ciccia il sugo si fa uguale, ma finto!
Non ho conoscenza di ricette simili in altre regioni. Spero saprete raccontarmele voi.
TORTELLI DI OLIO CON COLATURA DI ALICI, CAPPERI DI PANTELLERIA E SUGO FINTO
Per il sugo finto 
Ingredienti per 4 persone:
1 carota grande
1 cipolla grande
1 gambo di sedano
1 ciuffo di prezzemolo
1 rametto di rosmarino
500 ml di passata di pomodoro (nel mio caso fatta in casa)
20 ml di vino rosso non troppo corposo
Olio extravergine (nel mio caso Toscana Igp ma potete usare il vostro preferito, magari non di nuova spremitura)
Sale
Fate un battuto con gli odori e le erbe aromatiche avendo cura di non sminuzzarle troppo finemente.
Prendete una casseruola a fondo spesso e coprite il fondo con olio extravergine senza risicare.
Versatevi il battuto e fate passire dolcemente a fiamma bassa, mescolando di tanto in tanto per almeno 20 minuti.
Aggiungete via via dei mestolini di acqua per evitare che gli odori brucino.
Salate.
Quando le verdure saranno cotte e la cipolla trasparente, alzate la fiamma e versatevi il vino facendo sfumare.
Aggiungete la passata di pomodoro ed abbassate la fiamma.
Fate cuocere a fuoco bassissimo per almeno 45 minuti, mescolando periodicamente.
La salsa dovrà tirare ed addensarsi bene.
Una volta pronto, tenete da parte in caldo.
Per la sfoglia:
Ingredienti per 4 persone
150 g di farina 00
150 g di semola rimacinata Senatore Cappelli
3 uova a pasta gialla
un cucchiaio di extravergine
1 pizzico di sale
Miscelate le farine e fate una fontana.
Con una forchetta sbattete le uova al centro quindi piano piano incorporate la farina fino a che non otterrete una pastella soda.
A questo punto cominciate ad impastare con le mani con energia, avvolgendo la pasta su se stessa e spingendola in avanti con gli avanpolsi (si chiamano così?).
Ricordate sempre che impastare non significa stressare la pasta e sfibrarla.
Deve essere un massaggio che rende la pasta morbida e liscia.
Lavoratela con energia per almeno 20 minuti.
Al termine copritela con una pellicola e fatela riposare da 30 minuti in su.

Per il ripieno: 
Ingredienti per 4 persone
2 dl di olio extravergine nuova spremitura Gentile di Larino "Olio di Flora"
40 g di maizena
80 g di acqua
1 cucchiaino di colatura di alici di Cetara
20 bei capperi di Pantelleria sotto sale
1 fettina di aglio
1 filetto di alice (o acciuga) sotto sole
Sciacquate bene i capperi quindi lasciateli a mollo in acqua fredda per una decina di minuti.
Versate l'acqua in una casseruola e scioglietevi la maizena facendola cadere da un setaccio e mescolando senza interrompere. Portate a ebollizione la pastella.
Se necessario, aggiungete altra acqua se la pastella dovesse indurirsi e mescolate.
Lasciate raffreddare.
In un bicchiere da mixer a immersione versate l'olio ed aggiungete i capperi ben strizzati, l'aglio, l'alice e la colatura.
Aggiungete la pastella e frullate per 3/4 minuti fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo.
Versate il composto in un contenitore che lo contenga formando uno strato di c.ca 1cm1/2.
Chiudete ermeticamente e mettete in congelatore per minimo 3 ore (o tutta la notte).
Quando il ripieno sarà indurito, prima di estrarlo dal freezer, tirate la sfoglia il più sottilmente possibile. Con la macchina sarà più facile.
Io l'ho tirata con il matterello quindi non sono riuscita a tirarla più sottile di un millimetro.
Evitando di fare seccare la sfoglia, ricavate immediatamente dei cerchi con il coppapasta e cominciate a scavare delle palline di ripieno congelate e mettetele al centro.
Chiudete i cerchi a mezzaluna sigillando bene con la punta delle dita.
Fate questa operazione molto velocemente perché il ripieno si scioglie con un battito di ciglia.
Piegate il bordo verso il ripieno e tenendo un'estremità tra pollice ed indice della mano sinistra, girate il ripieno intorno al dito indice e chiudete le due estremità sigillando il tortello.
Via via che sono pronti i tortelli, metteteli di nuovo in congelatore per altri 20 minuti.
Portate ad ebollizione abbondante acqua salata.
Versate i tortelli e fate cuocere per c.ca 2/3 minuti.
Scolateli bene.
Coprite il fondo di una fondina con il sugo finto ben caldo e sistematevi i tortelli con delicatezza.
Rifinite con un filo d'extravergine e servite immediatamente.
Non sono stata in grado di fotografare il ripieno.
Tagliando il tortello, il ripieno fuoriesce completamente quindi i tortelli vanno mangiati interi accompagnandoli dal sugo finto.
Una volta cotto, il ripieno si scioglie ed in bocca l'effetto è quello di una piccola esplosione di intensissimo sapore
Un concentrato di estate, di mare, di Mediterraneo.
Da Caino questi tortelli vengono serviti su semplice polpa di pomodoro quasi al naturale, ma questo sugo finto si sposa con grande armonia al tortello di olio.
La scelta dell'extravergine Gentile di Larino (Molise) è essenzialmente dovuta ad una sua caratteristica di base di questa cultivar: la sua dolcezza fruttata.
Volevo un olio "dolce", poco erbaceo e di piccantezza leggera per contrastare la punta di amaro rilasciata dai capperi ed il salmastro della colatura.
E questo è tutto.

Con questa ricetta partecipo all'MTC #52 dedicata ai Raieu Co-u Tuccu di Monica Di Fotocibiamo. 

lunedì 16 novembre 2015

Brown Bread: non arrendersi al terrore.

Imagine - J. Lennon
Torno a scrivere ma con il cuore a pezzi.
Non voglio spendere ulteriori parole su ciò che è successo a Parigi solo poche ore fa perché ovviamente e giustamente come deve essere, ne sono già state dette molte.
Forse anche troppe e non sempre lungimiranti.
Penso solo a quello che mi ha detto una mia cara amica parigina proprio questa mattina, quando ho trovato il tempo ed il coraggio per chiamarla e sapere come stesse: "Les cafés à la terasse sont plein de monde". 
I parigini reagiscono, tengono la testa alta ed il cuore nascosto, e continuano a vivere com'è giusto che sia.
E' quello che farò io nel rispetto di tante vite spezzate nel momento della gioia, dell'allegria, del divertimento.
Vite spezzate vivendo.
Continuerò ad essere fatalista e farò esattamente ciò che ho sempre fatto: viaggiare, stare fuori in mezzo alla gente, cercherò di non avere paura (se posso). Vivrò e lo insegnerò a mia figlia.

Avrei dovuto postare questo scritto tempo fa, a seguito di una prima parte già pubblicata.
Rischierò di essere ormai fuori tempo. Pensandoci bene non è mai tardi per parlare di viaggi, specialmente adesso che qualcuno vuole impedirci di la libertà di sentirci cittadini del mondo.
Ma è anche il tempo di preparare un pane, buono, facile, bello. Ed usarlo per ricordare una parola di cui non dovremmo avere bisogno perché dovrebbe essere una condizione universale: PACE.

Questa è la seconda parte del mio (ormai datato) viaggio in Irlanda.
Datata sarà pure l'azione ma lei, la magnifica isola verde è sempre lì, e sono certa che mi aspetta ancora.
Dopo il Connemara, di cui potrete leggere qui, mi sono potuta affacciare sull'Oceano dalle grandi scogliere di Moher.
Per arrivarci da Galway, non è un viaggio impossibile.
Si attraversa il Burren viaggiando lungo la R479 fino a giungere a Black Head e quindi alle scogliere.
Quello che non ci si aspetta è il paesaggio che si andrà ad incontrare, molto molto diverso da ciò che ognuno immagina dell'Irlanda.
La faccia "morbida" del  Burren
E quella aspra
Attraversando il Burren, nella Contea di Clare, si resta sopraffatti dal paesaggio quasi lunare caratterizzato dalla vastissima lastra calcarea creatasi sul suolo oltre 250 milioni di anni fa.
Le spaccature nella roccia rendono il tutto simile ad un grande puzzle naturale ma quello a cui non si può credere è che tra le fessure crescano una quantità di fiori di tutte le specie, da quelle alpine in inverno a meravigliose orchidee selvatiche in estate, rendendo quest'area amata e studiata dai botanici di tutto il mondo.
Una curiosità: Tolkien trascorse una buona parte della sua vita nel Burren dove amava passare le sue vacanze.
E pare che proprio qui trasse ispirazione per alcune delle vicende narrate nella sua celebre produzione. La cosa non sembra impossibile!
Black Head è un luogo in cui bisogna fermarsi anche solo per ascoltare il silenzio rotto solo dal sibilo del vento che soffia dall'Oceano.
Il nome glielo danno le rocce scure che caratterizzano la scogliera e le piccole falesie sembrano anticipare lo spettacolo che vi aspetta solo poco più avanti.
Questo è un luogo pieno di suggestioni: alle vostre spalle il Burren solcato da rocce calcaree ed erica, di fronte a voi l'oceano sconfinato.
Nessuna traccia umana. Forse qualche mucca.
Se si è fortunati in un giorno di sole, si possono anche scorgere le isole Aran.
Ma se non accade, non è importante perché sarete già abbastanza emozionati così!
La paura è stata quella di arrivare e non vedere nulla.
La nebbia è il primo nemico di quest'area ed è frequente.
Da Doolin si arriva a queste impressionanti scogliere...oddio, onestamente non trovo le parole per descrivere quello che si prova una volta arrivati.
E' un po' quello che succede in luoghi come il Grand Canyon o nei deserti, dove si percepisce immediatamente l'eternità della natura, la sua potenza e di conseguenza il nostro essere minuscoli e mortali.
La traduzione di Cliffs of Moher è letteralmente "Scogliere della Rovina".
Otto chilometri di costa frastagliata a strapiombo sul mare, rifugio di migliaia di Pulcinelle di mare e soluzione estrema alla disperazione umana.
Addentrandosi lungo il percorso camminabile che sfiora il baratro, si intuisce che più di un fatto drammatico sia accaduto qui.
La bellezza di questi luoghi lascia letteralmente senza fiato.
Io ho cercato di spaziare con gli occhi lungo la costa non avvicinandomi al baratro perché sono terrorizzata dal vuoto e qui non esistono parapetti a protezione, solo il buonsenso.
Certo è che molti riescono pure a sdraiarsi lungo il ciglio per fotografare (dei pazzi ovviamente).
La prima cosa che noterete arrivando è una deliziosa torre circolare che domina la scogliera.
Si tratta della Torre O'Brian, fatta costruire nel 1835 da Sir Cornelius O'Brian come luogo di avvistamento per le isole Aran.
Il gossip dell'epoca vuole invece che il nostro eroe grandemente benestante, avesse voluto costruire il luogo ameno come personale garconniere ed usasse invitare qui le dame in visita alle scogliere, a "bere il te".
Se vi capiterà di passare da queste parti accompagnati dal vostro amore, ricordate di fare il giro intorno alla torre e baciarvi sotto l'archetto perché porta fortuna (dice).
Non dimenticate di spendere un po' di tempo all'interno dello splendido centro di accoglienza costruito esattamente sotto la collina che precede le scogliere.
Un complesso enorme completamente integrato nell'ambiente ed invisibile, che contiene un percorso didattico che racconta le scogliere, dei ristoranti, coffee bar, le toilette e l'immancabile fornitissimo book shop.
Il viaggio si è concluso con una toccata e fuga a Dublino.
Nel percorso di ritorno ancora un assaggio di meravigliosa Irlanda.
Piccolo coffee break con immancabili scones ancora caldi e marmellata 
Certe zone sono territorio privato dei corvi, neri, giganteschi. 
Tramonto a Dublino
A Dublino sono arrivata che il sole stava tramontando e dopo una giornata di vento e cielo azzurro, lo spettacolo è stato davvero unico.
Su Dublino non posso spendere molte parole se non che ho trovato la città incantevole e meritevole di essere scoperta con calma. Purtroppo ho potuto trascorrervi una sola notte e non ho avuto quindi il tempo di "perdermici" da sola.
La quantità di giovani che l'attraversano e la popolano è un volano di grande energia e vitalità, sia di giorno che di notte.
Emozionante è una sosta al Trinity College ed ascoltare la guida elencare la lista dei monumentali autori che hanno studiato in questo luogo. Gli studenti parcheggiati sulle panchine nei giardini non sembrano farci molto caso. Ed anche questo è bellissimo.
Poco lontano dal Trinity College, nel giardino di Marrion Square, si trova la celebre statua dedicata a Oscar Wilde, che a Dublino ha lasciato grandi tracce della sua presenza. Se avete voglia, al nr 1 di Marrion Square si trova proprio la casa in cui è nato e vissuto.
Le strade intorno a Marrion Square sono un caleidoscopio di colori grazie alle celebri porte dipinte che non smettereste di fotografare.

Non è mancata ovviamente una religiosa tappa a Temple Bar, un saluto veloce alla Molly Brown così come una cena e musica in un tradizionale Pub.
Posso quindi affermare senza paura di essere smentita, di non conoscere affatto Dublino.

La ricetta di questo pane è super facile e fattibile in un attimo, anche quando vi rendete conto di non avere pane in casa o di voler preparare un qualcosa di speciale per un aperitivo. 
Provatelo perché vi garantisco che è davvero eccezionale e potrete aggiungere frutta secca (ottime le noci) o semi oleosi a vostro piacere, per arricchirlo. 
Si accompagna meravigliosamente al salmone selvaggio con cream cheese o panna acida, affettati non troppo stagionati e formaggi freschi. Ovviamente con i paté è sublime. 
Io lo adoro letteralmente. 


BROWN BREAD - per un pane di c.ca 800 g (stampo da plum cake da 1 litro) 
350 G di farina integrale macinata a pietra
50 g di farina 0
1 cucchiaino raso di bicarbonato di sodio setacciato
1 cucchiaino raso di sale
1 cucchiaino raso di brown sugar (in alternativa protrai usare il Muscovado)
1 bel cucchiaio colmo di melassa
2 cucchiai di semi di girasole (a piacere)
1 uovo grande sbattuto
400 ml di latticello

Preriscaldate il forno a 200°C
Mettete tutti gli ingredienti secchi in una larga ciotola e mischiateli bene con una frusta per rimuovere eventuali grumi.
In una ciotola più piccola mescolate uovo, latticello, e melassa fino a che non saranno ben amalgamati.
Fate una fontana nella ciotola degli ingredienti secchi e versate al centro il composto liquido.
Mescolate con un cucchiaio di legno fino a quando non saranno ben combinati.
Versate il composto in uno stampo da plumcake da 1 litro che avrete foderato con carta da forno.
Livellate il tutto con una spatola e con un coltello affilato incidete l’impasto al centro per tutta la lunghezza.
Cuocete per un’ora fino a che la base del pane non suonerà a vuoto ed uno stecchino inserito al centro uscirà perfettamente pulito.
Fate raffreddare su una griglia e conservate avvolto in una pellicola trasparente.




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