lunedì 19 dicembre 2016

Chocolate meringue cake: ho già dato, adesso basta però.

The Christmas Waltz - Doris Day
Per la prima volta dopo non so più quanti anni, forse una trentina, arrivo alla settimana di Natale senza avere pronto niente.
Non un regalo fatto, non una cena realizzata, biscotti di Natale fatti solo in parte, tortellini manco a parlarne.
Il caro colpo della strega ha portato con se un'amica, perché alle feste ovviamente non si va mai da soli: la cara influenza che non veniva a trovarmi da 3 anni.
Riemergo oggi da 4 giorni di riposo drogato e dolorante e guardo a questi giorni che mi separano dalle feste con un senso di fastidio.
Mi sento confusa, frastornata e soprattutto non ho più voglia di fare nulla.
L'idea di entrare adesso in un negozio alla ricerca di non so bene cosa da impacchettare, mi terrorizza oltre che nausearmi.
Non saranno giorni facili, così come non sarà il Natale che avrei voluto, fatto della vera serenità che ti pervade quando hai intorno a te le persone che ami e che stanno bene.
Pare che tutto abbia deciso di ricordarmelo ancora una volta.
Abbasso la testa annuendo: "si, ho capito. Adesso però ti prego basta. Se la strategia era quella di mettermi a tappeto e per farlo hai dovuto piegarmi fisicamente,  te lo confermo: ci sei riuscito!
Direi che puoi anche smettere adesso. La mia dose l'ho già avuta. Maledetto 2016."
Una torta stupenda, decadente, elegante, che ha nella sua delicata fragilità collassata, la sua vera bellezza.
Non vorrei dire che è un po' la metafora di come mi sento io adesso, ma ci vado vicina.
Mi dispiace non aver potuto mostrare una fetta, ma l'avevo preparata per una cena con amici qualche tempo fa e la trovo perfetta per questo periodo.
Una raccomandazione: rispettate i tempi di cottura.
Se conoscete bene il vostro forno, fate in modo di non tenercela più del necessario perché il rischio di seccarla è molto alto.
Se come me, utilizzerete uno stampo leggermente più grande (io 26 cm), allora avrete bisogno di minor tempo: togliete almeno 5/7 minuti sia dalla prima che seconda cottura.
Inoltre evitate di finirvi la meringa prima ancora di spalmarla sul dolce, perché quando l'assaggerete, la tentazione sarà irresistibile.
L'autrice di questa torta è la maestra indiscussa della meringa: chi se non Donna Hay?
Quando la servirete, sentirete gridolini di estasi, perché questa crosta di zucchero leggero che frana indecorosamente, è una delle cose più irresistibili contro cui combattere.
La panna è un perfetto complemento, ma se preparerete un coulis di lamponi, farete un BAM interstellare!

Chocolate meringue cake di Donna Hay 
Ingredienti per uno stampo da 24 cm
240 g di cioccolato amaro 50% tritato
180 g di burro a dadini
2 uova medie a temperatura ambiente
4 uova medie, separate a temperatura ambiente
90 g di brown sugar
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
50 g di farina 00
1/2 cucchiaino di lievito in polvere per dolci
40 g di farina di mandorle

Per la meringa 
220 g di zucchero semolato finissimo (tipo Zefiro)
1 cucchiaino di aceto di vino bianco
3 cucchiaini di maizena setacciata
25 g di cacao olandese setacciato + extra per rifinire

  • Preriscaldate il forno a 160° ed imburrate uno stampo a cerniera da 24 cm di diametro, rivestendo poi il fondo con carta da forno. 
  • Mettete il burro ed il cioccolato in una casseruola a fondo spesso e fate sciogliere a fiamma dolce mescolando di tanto in tanto, fino a che tutto non sia sciolto e cremoso. Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare mentre preparate il resto. 
  • Mettete le 2 uova intere + 2 tuorli, il brown sugar e la vaniglia nella ciotola della planetaria e montate con la frusta a velocità sostenuta per 5 minuti, fino ad ottenere una montata densa e chiara. 
  • Versate a filo la cioccolata fusa nella montata di uova, quindi aggiungete la farina setacciata, il lievito e le mandorle e con una spatola di silicone, amalgamate tutto mescolando dall'alto in basso fino a che l'impasto non sarà perfettamente omogeneo. 
  • Versate il composto nello stampo e cuocete per 35/40 minuti. Non cuocete oltre. 
  • Togliete dal forno ed alzate la temperatura a 180° 
  • Si passa alla meringa: mettete i rimanenti 4 albumi in una ciotola d'acciaio pulita e montateli con la frusta elettrica o la planetaria a velocità sostenuta fino a che non si formino dei picchi morbidi. A questo punto cominciate ad aggiungere lo zucchero a cucchiaiate, senza aggiungere la successiva se lo zucchero non sarà completamente dissolto. Ci vorranno c.ca 18 secondi per ogni cucchiaio.  
  • Quando avrete terminato lo zucchero, assaggiate se potete percepire dei cristalli di zucchero. Se la meringa sarà perfettamente setosa, aggiungete l'aceto e fate montare per altri 2/3 minuti a velocità fino a che la vostra meringa non sarà lucida e spessa. 
  • Adesso potete togliere la ciotola dalla braccio e spargete la maizena miscelata con il cacao sulla meringa, utilizzando un setaccio. Con una spatola incorporate con delicatezza facendo attenzione che non restino dei grumi farinosi. 
  • Adesso versate tutta la meringa sul dolce e stendetela con una spatola in maniera armoniosa ma non troppo regolare. 
  • Rimettete il dolce in forno per 20/25 minuti al massimo fino a che la meringa non sia bella gonfia e croccante. Non sovracuocete. 
  • Lasciate raffreddare il dolce a temperatura ambiente per almeno 20 minuti prima di passare la lama del coltello con delicatezza intorno all'anello dello stampo. Una volta tolto l'anello, fate terminare il raffreddamento poi passate in frigo 2 ore prima di servire. 
  • Togliete dal frigo almeno 1 ora prima di servire, e spolverate con il cacao al momento del servizio. 
  • Servite con panna semimontata o se vi piace, con del coulis di frutti rossi. 


giovedì 15 dicembre 2016

Pollo in cocotte: maledetta stanchezza!

Blue Christmas - Elvis Presley live
Ed eccoci qua, messa a ko dal un bel colpo della strega ad un attimo dal Natale.
Tutto perché uno si ostina a credersi Superman e non si da una calmata quando il corpo comincia a mandare messaggi inequivocabili.
Attenzione...si sono accese le lucine d'emergenza. Slow down!
Invece figurati.
Vai con il borsone della spesa che pesa millanta chili, cassa da sei di acqua minerale e tracolla con il computer e fatti sti bei tre piani per arrivare a destinazione.
E se a metà della strada, si spegne anche la luce, ecco che comincia lo spettacolo.
Evito di raccontare il resto, che è fatto di lacrime, smadonnamenti e deambulazione alla Frankenstein.
Sdraiata sul divano con la testa obnubilata da un anti dolorifico, penso a domani, alla cena programmata con le mie adorate amiche "quattroquarti" proprio a casa mia, perché desideravo da una vita cucinare per loro, e mi ribolle il nervoso.
Non so credere se sia sfiga, smalocchiamenti o soltanto la conseguenza di una stanchezza mai addomesticata, fatto sta che mi sento una vecchia di 90 anni.
Avete rimedi? Consigli? Un trapianto di carne giovane?
In queste condizioni credo a tutto: pur di stare meglio sono disposta ad ingurgitare qualche mistura di polvere di insetto e ali di pipistrello!
Nell'attesa mi bevo un litro di infuso bollente di acqua e zenzero con limone e miele...almeno mi stasa tutto e mi coccola un po'!
Perché non si vive di soli dolci.
Il mio tanto amato e versatile pollo, stavolta cotto in cocotte, al sapore di arancia ed estremante succoso grazie ad una cottura ricca di liquidi, che si presta perfettamente a rallegrare la tavola delle feste.
Da servire con le vostre verdurine preferite, nel mio caso carote e finocchi e qualche bello scalogno, prima saltati e poi cotti insieme al vostro pollo. Facile, veloce e da provare.

Ingredienti per 4 persone
1 pollo intero di cc.a 1 kg
6 carote
3 finocchi
4 scalogni
mezzo bicchiere di succo d'arancia spremuto fresco + 1 metà arancia
mezzo bicchiere di birra rossa (doppio malto)
2 spicchi d'aglio in camicia
1 bouquet guarni con rosmarino, salvia e timo
Olio extravergine
Sale e pepe

  • Pulite con cura le verdure, affettate le carote in diagonale e i finocchi a fettine spesse un paio di cm.
  • Massaggiate il pollo con un cucchiaio d'olio e una miscela di sale e pepe, cospargendolo bene su tutta la superficie. Inserite uno spicchio d'aglio e la metà dell'arancia all'interno della cavità del pollo e richiudetela con uno stuzzicadenti. 
  • Nella cocotte che utilizzerete per la cottura in forno (io ho usato una pirofila con coperchio in vetro pirex) fate scaldare 3 cucchiai d'olio extravergine e saltateci le verdurine a fiamma allegra fino a che non saranno rosolate. Toglietele e sistematele in una ciotola lasciando nella pirofila il loro succhi. 
  • Se necessario, aggiungete un altro cucchiaio d'olio e a questo punto fate rosolare bene il pollo su tutta la superficie, ponendo la massima attenzione a non bucare la pelle che altrimenti si ritirerebbe in cottura dando un risultato antiestetico. 
  • Riposizionate il pollo con il petto in alto e sistematevi intorno le verdurine quindi alzate la fiamma e versate il bicchiere con la miscela di arancia e birra e fate riprendere il bollore. Coprite con il coperchio.
  • Mettete in forno che avrete preriscaldato a 180° e cuocete per c.ca 40 minuti. 
  • Dopo questo tempo cuocete ancora una 20na di minuti, irrorando via via il pollo con il sughetto e attendendo che sia ben rosolato. 
  • Una volta pronto, toglietelo con delicatezza dalla cocotte e avvolgetelo nella stagnola, mentre vi occupate del fondo. 
  • Scolate le verdurine e tenetele in caldo. Addensate i succhi a fiamma vivace fino a che non otterrete una salsa mediamente densa. Nappatevi il pollo e servite su un piatto con le sue verdure. 
  • Resta succoso e morbido ed è buono anche riscaldato. 

lunedì 12 dicembre 2016

Treccia russa di Natale: una brioche che crea dipendenza.

Driving home for Christmas - Chris Rea 
Poteva mancare un lievitato in questo periodo?
Purtroppo non sono in grado di preparare i grandi lievitati natalizi, vedi panettone e pandoro che imperversano in rete da un mese a questa parte.
Non ho il lievito madre, non ho ancora preso il coraggio di buttarmi e non so se sarei in grado di addomesticare la belva.
Al momento mi accontento di un panetto di lievito di birra che a dirla tutta, dà sempre delle belle soddisfazioni.
Corteggio questa treccia da una vita.
L'ho già fatta 2 volte, la prima con un mezzo disastro per non avere ascoltato la testa che mi continuava a ripetere: non ci sta tutto l'impasto nello stampo da un litro!
Ed in effetti!
La seconda, non c'è stato modo di fotografarla, sparita alla velocità della luce.
Stavolta ho aspettato di essere sola in casa, per non ricevere agguati dai golosi residenti e mi sono rimessa al lavoro.
L'ispirazione è arrivata dalle mani stupende di Manuela e dal suo blog Profumi e Colori, ricco di lievitati favolosi.
La sua esperienza in fatto di arte bianca è un vero bagaglio di consigli e piccoli trucchi che sicuramente aiutano anche il meno scafato nell'argomento, ad avere risultati incoraggianti.
Ho seguito pedissequamente la ricetta apportando una piccola variazione tematica.
In questa treccia avevo voglia di trovare il profumo del Natale, quindi ho pensato di aromatizzarla con un misto spezie per Speculoos e cramberries disidratati, dal sapore dolce e acidulo e dal colore festoso.
Per il resto, è una brioche che non smette di incantarmi, soffice, fragrante, leggera e bellissima nella presentazione.
La sua caratteristica sono le due "rose" di impasto agli estremi, che purtroppo nel mio caso non sono venute a causa dell'eccessiva morbidezza della massa. La prossima volta aggiungerò un paio di cucchiai di farina in più per renderla più sostenuta senza indurirla.
Vi consiglio spassionatamente di provarla, e per maggiori spiegazioni potrete sempre leggere il post di Manuela, estremamente chiaro ed esaustivo.
Ingredienti per uno stampo da plum cake 30x11 alto almeno 7 cm. 

10 g di lievito di birra fresco
200 ml di latte parzialmente scremato a temperatura ambiente
1 cucchiaino di miele
90 g di zucchero
90 g di burro morbido
2 uova piccole a temperatura ambiente
550 g di farina 00
1 cucchiaino raso di sale

Per il ripieno
50 g di burro morbido
60 g di cranberry essiccati
1 cucchiaino di spezie per Speculoos
40 g di brown sugar
Zucchero a velo a piacere per rifinire

  • Nella ciotola della planetaria o dell'impastatrice, fate sciogliere il lievito nel latte leggermente intiepidito e con il miele. Mescolate bene quindi versatevi cucchiaiate di farina presa dal totale e mescolate fino ad ottenere una pastella densa. Coprite questa pastella con uno strato di farina alto mezzo centimetro. Coprite con una pellicola e fate riposare il lievitino in un luogo tiepido, fino a che non vedrete formarsi in superificie, delle crepe da cui potrete vedere l'impasto sottostante. 
  • Versate le 2 uova nell'impasto insieme allo zucchero. Con il gancio cominicate ad impastare a velocità media aggiungendo la farina. Verificate che l'impasto non sia troppo molle. Nel caso potete aggiungere uno o due cucchiai di farina (la capacità di assorbimento dei liquidi, dipende dalla farina che utilizzerete). Per ultimo aggiungete il sale e continuate ad impastare fino a che l'impasto non sarà omogeneo. A questo punto cominciate ad introdurre il burro con la quantità di un cucchiaino alla volta, procedento al secondo quando il primo sarà assorbito. Continuate ad impastare per una decina di minuti, fino a che l'impasto non sarà ben incordato ed avrà lasciato la ciotola bella lucida. Date un minuto di giri a velocità alta e fate la prova del velo. 
  • Mettete la palla di impasto, che sarà bella lucida ed elastica senza essere appiccicosa, in una ciotola capiente imburrata e procedete alla seconda lievitazione (60/90 minuti c.ca). L'impasto dovrà raddoppiare.  


  • Quando l'impasto sarà pronto, dovrete stenderlo. Preparate una ampia spianatoia leggermente infarinata e rovesciatevi sopra l'impasto. Con il matterello stendetelo allo spessore di mezzo centimetro ottenendo una sfoglia rettangolare con il lato lungo di fronte a voi. 
  • In una ciotolina lavorate il burro a cui avrete aggiunto le spezie per Speculoos e con una spatola stendete la crema su tutta la superficie. Cospargete la sfoglia con lo zucchero e i cranberries che avrete fatto ammollare in acqua calda per 30 minuti, tenendone da parte una manciata. 
  • Con calma e se necessario aiutandovi con una spatola, arrotolate la sfoglia su se sul lungo il lato lungo, cercando di fare in modo che i bordi combacino. 
  • Con un coltello affilato tagliate un capo del rotolo lungo 3 cm e tenetelo da parte. E' una rosa di impasto che dovrete utilizzare per completare la treccia. 
  • Incidete il rotolo con il coltello affilato, dividendolo per tutta la lunghezza interrompendo il taglio a 3 cm dall'altro capo. 
  • Prendete questo capo, ruotatelo all'indietro e fatelo riemergere tra le due metà del rotolo. Portate la metà di destra sulla vostra sinistra e quella di sinistra a destra, in modo che il capo resti dritto come una rosa fra due lembi, e da qui proseguite attorcigliando i due lembi per formare la treccia. 
  • Quando arriverete in fondo, prendete il capo tagliato, sistematelo fra l'incrocio dei due lembi e fateli richiudere intorno alla rosa. 
  • La treccia adesso è pronta e deve essere trasferita nello stampo imburrato o foderato di carta da forno, con estrema delicatezza. 
  • Potrete cercare di aprire delicatamente i lembi delle "rose" per ottenere un elegante effetto in cottura. A me non è venuto perché l'impasto era molto morbido ed ho avuto difficoltà a maneggiarlo. 
  • Decorate la superficie con i restanti cranberry e mettete a lievitare coperta con pellicola per altri 60/75 minuti (io nel forno con la luce accesa).
  • Una volta terminata la terza lievitazione, spennellate la treccia con un filo di latte e mettetela in forno preriscaldato a 180° per 30/35 minuti, fino a che non sarà bella dorata e cotta. 
  • Sformatela delicatamente aiutandovi con la carta da forno e fate raffreddare su una gratella. Rifinite con un velo di zucchero. 
  • E' estremamente morbida e fragrante e si conserva bene se protetta dall'aria, per 4/5 giorni. Io la taglio a fette e la congelo. La mattina per colazione la metto nel tostapane ed ho brioche fresca e profumata da spalmare con marmellata di arance o anche con nulla. E' assolutamente perfetta così. 







giovedì 8 dicembre 2016

Una perfetta torta di mele: the Recipe-tionist!

Christmas Lights - Coldplay
Mi sono resa conto solo oggi che su questo blog ho ben 16, dico sedici, torte di mele.
Escludendo ovviamente focacce, biscotti, dolcetti ed altre varie amenità.
Controllando il mio archivio ho avuto quasi un mancamento: mioddio...non sarò ripetitiva?
Con l'espressione terrea di chi si rende conto di avere commesso chissà quale peccato, mi sono messa a rileggere le ricette per capire se la mia sia una mania o solo una coincidenza.
Ho deciso per la seconda.
Come si fa a non amare la mela nei dolci?
Come si fa a non lasciarsi incantare dalla semplice e modesta bellezza di questo frutto della vita, il cui profumo, specialmente da cotto, è in grado di inebriarci e trascinarci in un momento di perfezione assoluta come accolti e protetti tra le braccia di nostra madre?
Non si può.
Così continuerò a postare torte di mele, in una sorta di viaggio alla scoperta di quei sapori, che per uno strano caso del destino, abbiamo già dentro di noi e che ricerchiamo senza tregua.
Ognuno di noi ha la propria ricetta speciale, quella che sa di poter replicare senza rischio d'errore, quella che ha una storia, un ricordo o semplicemente, è solo maledettamente buona.
Questa volta la torta che ho preparato ha un significato diverso.
Arriva dal blog di una amica che è una delle persone più solari e positive che mi è capitato di incontrare: la Francy del blog Ricette e Vignette.
Francy è la protagonista di questo mese, del Contest "The Recipe-tionist", ideato da quel vulcano di idee e gioia di vivere che è la Flavia di Cucicuocidici.
Il mio rammarico è quello di non essere in grado di partecipare con maggiore frequenza a The Recipe-tionist, perché non si tratta di un classico contest, ma è un'opportunità intelligente e bellissima di rendere omaggio ai blog dei nostri amici, attraverso un viaggio a ritroso nella storia dei loro ricettari.
In poche parole, il vincitore del mese è il Re della festa, e chi ha voglia di festeggiare con lui, ha l'opportunità di saccheggiare il suo archivio e omaggiarlo interpretando una o più delle sue ricette.
Tutto questo nei termini che troverete nel blog di Flavia.
La cosa che trovo meravigliosa di questa idea, è che non è solo un modo sano e generoso di condividere in rete, ma piuttosto l'opportunità di scoprire in maniera più intima l'autore del blog, capirlo attraverso le sue ricette, andando a ritroso nella sua storia, osservando come cambia e cresce nel tempo, provando tenerezza per i suoi inizi ed orgoglio per la strada che ha fatto.
E' quello che è capitato a me, scorrendo le pagine del blog di Francy, sorprendendomi delle centinaia di bellissime ricette, alcune estremamente complesse e creative, altre fortemente legate alla sua terra ed alla sua città, Bologna, altre che raccontano il suo essere madre premurosa di bimbi golosi e scoppiettante caricaturista.
Sono caduta su questa Torta di mele, perché in realtà la Francy un po' me lo ricorda questo dolce: bella e buona in maniera semplice, senza sovrastrutture o strani orpelli, in un modo che piace proprio a tutti.
Riporto fedelmente la ricetta di Francy.
Ho usato una tortiera da 22 cm perché non avevo quella da 24.
E' risultata leggermente più alta così che ho dovuto allungare il tempo di cottura.
Inoltre ho applicato una aggiunta che anche la Francy consiglia, perché per me "mela chiama cannella" e non posso farne a meno.
Come finitura non ho cosparso zucchero semolato ma ho messo qualche confettino di zucchero per dare un aspetto più festoso. Il resto è inalterato.

Ingredienti per una tortiera da 24 cm di diametro (a cerniera)
200 g farina 00
50 g di farina di farro
50 g di farina integrale
5 mele golden medio piccole (io Pink Ladies)
3 uova a temperatura ambiente
120 g di zucchero
1/2 bicchiere di latte a temperatura ambiente
125 g di yogurt bianco a temperatura ambiente
50 g di burro fuso
1 bustina di lievito per dolci (io mezza)
1/2 limone
1 cucchiaino raso di cannella in polvere + per rifinire
1 pizzico di sale.

  • Accendete il forno a 180°
  • Sbucciate riducendole a pezzetti piccoli, 3 mele, che metterete in una ciotola con il succo del mezzo limone e 10 g di zucchero (dal totale)
  • Sbucciate la quarta mela e tagliatela a pezzi che cuocerete in una casseruola con un po' d'acqua, 10 g di zucchero (dal totale) e la cannella. Cuocete a fiamma dolce fino a che le mele non saranno morbide. Versate il tutto in un bicchiere da mixer a immersione e frullate fino a ridurre in purea che lascerete intiepidire.
  • Versate le uova nella ciotola della planetaria insieme allo zucchero e montatele fino ad ottenere un composto gonfio, chiaro e leggero. Continuando a montare, aggiungete il latte a filo e lo yogurt.
  • Una volta incorporati latte e yogurt, setacciate farine e lievito ed aggiungetele al composto con un pizzico di sale. Impastate con la foglia per incorporare bene e per ultimo aggiungete il burro fuso e intiepidito.
  • A questo punto versate con delicatezza le mele nell'impasto ed incorporatele piano con una spatola di silicone. Per ultimo aggiungete la mela frullata ed incorporate bene.
  • Versate l'impasto nella teglia che avrete foderato con carta da forno.
  • Sbucciate l'ultima mela e con un coltello affilato tagliatela a metà, privatela del torsolo ed appoggiate la parte del taglio su un tagliere e affettatela finemente. Fate così anche per l'altra metò.
  • Decorate la superficie della torta come più preferite. Io ho inserito le fettine in senso concentrico con le fette rivolte verso l'alto, simulando una sorta di rosa con petali che si schiudono. 
  • Cospargete con zucchero o zuccherini ed un velo di cannella. 
  • Fate cuocere per 40/50 minuti (fate la prova stecchino, perchè l'impasto è particolarmente umido e lo stecchino deve uscire pulito). 
  • Aspettate 10/15 minuti prima di togliere il cerchio dalla tortiera e fate raffreddare su una griglia. Servite a temperatura ambiente, accompagnata da un cucchiaino di confettura di albicocche.  

Care Flavia e Francesca, questo post è per voi, con un abbraccio forte e la gioia di avervi potuto conoscere personalmente.









martedì 6 dicembre 2016

Riso libanese con lenticchie: Mujaddara. Ma la gente cucina ancora?

Please come home for Christmas - Bon Jovi
Ma la gente cucina ancora?
Voi, cari lettori silenziosi, cucinate ancora?
E per cucinare non intendo saper aprire con maestria una busta di minestrone surgelato, versarlo con grazia nella straordinaria pentola antiaderente fighissima, accendere il fuoco secondo istruzioni e cuocere quegli esatti 8 minuti che vi separano dalla ciotola fumante e dal cucchiaio.
Intendo cucinare.
Sedersi al tavolo e pensare a quale menu preparare per la cena della vostra famiglia o quella per gli amici che verranno a trovarvi; stilare una lista di ingredienti, andare a comprarli scegliendoli con cura, leggendo le etichette, non lasciandovi incantare dal richiamo delle sirene dal banco dei precotti, facendovi domande sulla provenienza di quel ceppo di insalata così croccante che vi fa l'occhiolino dal reparto verdure, su quel taglio di carne rosea già arrotolata nel suo bello spago, eccetera eccetera eccetera.
Beh, perché cucinare è anche e soprattutto questo.
E' anche ovviamente farsi uno spaghetto aglio e olio, buono, specialmente se è nuovo ed è Dop, ma è tutto quello che viene prima, perché alla fine cucinare è una cosa semplice se si hanno prodotti buoni, certificati, scelti con cura ogni tanto svicolando il super.
Oppure cucinare è un'azione anacronistica?
E' una storia vecchia e svuotata di morale, un mito acchiappacitrulli per arricchire i già troppo ricchi, una perdita di tempo e di denaro perché sappiamo bene quanto il tempo sia denaro.
Perché si parla così tanto di cibo, di cucina, di ricette se nessuno, diciamoci la verità, cucina più?
Fate come me. Giocate a "Cos'ha nel carrello".
Quando andate a fare la spesa al super, buttate l'occhio nel carrello del vicino, che non è detto sia sempre il più verde. Si imparano tante cose.
In particolare nel carrello delle mamme con bambini piccoli o in quello dei clienti un po' più in carne. Queste due categorie sono le più affezionate al precotto, surgelato e confezionato. Alla faccia della salute per la crescita. Alla faccia di tutte le blogger mamme che si prodigano in messaggi positivi e salutari.
I carrelli più oculati e corretti sono quelli degli anziani, dove c'è poco di tutto, ma esclusivamente prodotti che devono essere per forza trasformati da un'operazione culinaria. Che sono quelli più economici. Nei loro carrelli non troverete mai un'insalata in busta o un pollo a pezzi.
Sono anche quelli più tristi in verità perché mi è capitato spesso di vedere togliere dal mucchio una volta alla cassa, perché superato il budget di spesa.
Ma è proprio lì, nel supermercato che capisci che la gente non cucina più. Cioè lo fa sempre meno, disimparando, perdendo il senso ed il valore di questo gesto che non è soltanto nutrirsi come pensano in molti: da che mondo è mondo, si mangia per nutrirsi!
Quando sento questa frase mi viene una tristezza che rasenta la depressione. Un po' come dire che da che mondo è mondo si fa sesso per riprodursi.
Ok, non perdiamo di vista il concetto base: chi cucina ancora?
Ha senso farlo? Ha senso amare il cibo, preoccuparsi di ciò che mangiamo, dispiacersi della sparizione di prodotti e produttori, arrabbiarsi di fronte a chi cucina prendendo in giro il nostro palato e la nostra intelligenza, dare tutta questa importanza all'argomento?
La risposta sta tutta qui, proprio nel concetto che "si mangia solo per nutrirsi".
Che pare il preferito da chi il cibo lo ha portato in una fabbrica e te lo serve bello che pronto.
Un po' come essere tornati alla preistoria, solo che lì si correva per cacciare e si faticava a seminare.
Oggi basta un microonde.
Per chi come me ha ancora voglia di perdere tempo nutrendosi con la gioia di farlo bene, un piatto meraviglioso, semplice, profumato e sensuale come tante ricette che arrivano dal Medio Oriente e da un libro straordinario come Jerusalem di Yotam Ottolenghi.
Ci vuole poco, qualche spezia facile da reperire e un sano e curioso appetito.
Mi raccomando, non lesinate con quelle cipolle fritte: vi faranno uscire di testa!

Ingredienti per 4 persone
4 cipolle dorate affettate finemente
50 g di farina 00
200 g di lenticchie di Castelluccio
olio extravergine qb
1 cucchiaino di semi di cumino
1 cucchiaino di semi di coriandolo
1/2 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaino e mezzo di cannella
250 g di riso Basmati
Un cucchiaino di zucchero di canna
700ml di acqua calda.
Un ciuffetto di coriandolo fresco (a piacere).
  • Cuocete le lenticchie in abbondante acqua leggermente salata, e scolatele quando saranno ancora al dente (2 o 3 minuti meno della cottura prevista dalla confezione). Versatevi uno o due cucchiai di olio extravergine e tenete da parte.
  • Riscaldate 2 dita di olio extravergine in una padella di ferro quindi quando avrà raggiunto i 179/180°, friggetevi le cipolle affettate, che avrete prima passato velocemente nella farina. Friggete in più tempi in modo che le cipolle non siano troppo affollate nell'olio e possano divenire dorate e croccanti. Scolatele su carta assorbente e tenetele in caldo. Se avrete fritto alla giusta temperatura, manterranno la loro croccantezza per lungo tempo. 
  • In una larga padella tipo wok, versate 3 cucchiai di olio ed aggiungete il cumino ed il coriandolo che avrete prima schiacciato leggermente in un piccolo mortaio. Cuocete mescolando a fiamma media fino a che le spezie non emaneranno la loro fragranza. 
  • Aggiungete la cannella e la curcuma, mescolate e cuocete per altri 2 minuti.
  • Aggiungete adesso il riso e lo zucchero e mescolate bene fino a che il riso non sarà ben avvolto dalle spezie, quindi versate le lenticchie e l'acqua e portate a ebollizione. 
  • Abbassate la fiamma e lasciate sobbollire per c.a 15 minuti fino a che il riso non sarà tenero. 
  • Una volta pronto, spegnete, rimuovete il riso dal calore, coprite la padella con un telo pulito e coprite con un coperchio, lasciando riposare per 10 minuti. 
  • Versate il riso sul piatto di portata e sgranatelo con una forchetta aggiungendo metà della cipolla fritta. Mettete il resto della cipolla sulla cima del piatto, decorate con coriandolo fresco e servite immediatamente, magari accompagnato con una salsa allo yogurt. 



domenica 4 dicembre 2016

Un Calendario dell'Avvento tutto da mangiare

Do you hear what I hear - Whitney Huston
Un mese intenso.
Un mese che volerà alla velocità della luce, tutti presi dai preparativi, qualunque essi siano.
Così a volte servono delle idee che possano accompagnare la settimana delle feste.
Io ho ripescato alcune ricette perfette per questo periodo, con le quali potrete stupire i vostri amici o coccolare i vostri cari.
Giorno dopo giorno, fino al grande momento, ecco qui di seguito i piatti da cui potrete trarre ispirazione.
E mi raccomando: fatemi sapere se ne proverete qualcuno.
Buon Mese dell'Avvento!


lunedì 28 novembre 2016

Vanilla Pound Cake di Donna Hay

Certe volte la dolcezza non basta.
Seduta al tavolo davanti al computer cercando di lavorare, lascio vagare lo sguardo distratto fuori dal finestrone.
Nebbia.
Intravedo a malapena le case di mattoni rossi che scompaiono in un "fade" giocato dalla natura e la prima cosa che mi passa per la testa è che in fondo, la nebbia non è poi così male.
Confonde tutto quanto, vestendolo di un fascino misterioso e antico.
Forse, se stringo bene gli occhi, riuscirò a vedere una donna velata che si sposta fluttuando tra gli alberi senza foglie...come in quella serie che guardavo da bambina e che terrorizzava le mie notti.
La nebbia è strana, non ha fretta. E' risoluta, si muove con calma.
Inghiotte il mondo trasformandolo in un nulla silenzioso e senza contorni.
Adesso che la osservo da casa, ne sono incantata, ma se mi trovassi in macchina, entrerei in pieno panico: guidare nella nebbia mi toglie il fiato in un claustrofobico senso di vertigine.
Distolgo lo sguardo e ritorno al mio pensiero: di quanta dolcezza ho bisogno per calmare il cuore?
Non ne ho idea, ma qualsiasi sia la quantità, sono certa che non basterà.
Allora mi alzo, raccolgo ciotole di vetro e acciaio, peso ogni singolo ingrediente e accendo il forno.
Ho tutto pronto qui davanti a me, in una lista di gesti che fra poco mi calmeranno.
Accendo la musica a volume lieve come un palpito.
Lascio che la testa segua la morbidezza del burro che si gonfia insieme allo zucchero, della farina che scende dal setaccio ricordando la nebbia, delle uova che abbracciano ogni cosa in un conforto cremoso.
Penso solo a questo, al profumo che fra poco risveglierà tutta la casa, alla fetta fragrante che mi donerà un poco di quella dolcezza tanto agognata, al mio cuore, un po' più calmo adesso.
Mi sono resa conto con sorpresa, di non avere praticamente nulla di Donna Hay sul mio blog.
Eppure adoro questa autrice australiana così elegante e fresca.
Avevo voglia di una torta semplice, un bel quattro quarti dalla consistenza umida e fondente ed ho trovato la torta giusta.
L'ho glassata con una copertura un po' inventata (quella originale era a base di zucchero a velo e cacao) per renderla meno anonima, ma potete credermi che anche senza glassa è sublime.
La prossima volta le darò un aroma di arancia e limone che in casa va per la maggiore e la lascerò così, semplicemente nuda.

Ingredienti per uno stampo da 20 cm di diametro
250 g di burro morbido
250 g di zucchero
4 uova a temperatura ambiente
250 g di farina 00 setacciata
60 ml di latte a temperatura ambiente
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Per la glassa
150 g di cioccolato fondente al 50%
70 ml di panna fresca
50 g di zucchero a velo
2 cucchiai di latte condensato
2 cucchiai di cacao amaro

  • Preriscaldate il forno a 160°
  • Mettete il burro, lo zucchero e la vaniglia in una ciotola e montate il tutto con la frusta elettrica per 8/10 minuti, fino a che non otterrete un composto molto pallido, gonfio e leggero
  • Aggiungete a questo punto le uova, una alla volta, senza procedere al successivo se il precedente non sarà ben incorporato.
  • Aggiungete la farina ben setacciata e mescolate bene per incorporare tutto alla perfezione. 
  • Per ultimo aggiungete il latte, facendo attenzione che non sia freddo di frigo ma alla alla stessa temperatura degli altri ingredienti. Mescolate bene quindi versate il tutto nello stampo che avrete rivestito con carta da forno. 
  • Fate cuocere per 55/60 minuti facendo la prova stecchino, che dovrà uscire ben asciutto. 
  • Adesso preparate la glassa ma fate in modo che il dolce sia completamente raffreddato prima di decorarlo.
  • Mettete la panna in una casseruola e portatela a fremere. 
  • Tritate il cioccolato quindi versatelo nella panna e lasciatelo lì un minuto, quindi con un cucchiaio mescolate fino a che non sarà ben sciolto ed avrete una crema lucida ed omogenea. 
  • Aggiungete il latte condensato, il cacao e lo zucchero a velo e mescolate ancora fino ad avere un composto cremoso ma sostenuto. 
  • Fate raffreddare in modo che non sia troppo fluido quando lo verserete sulla torta. 
  • Versate quindi tutta la glassa al centro della torta e con una spatola stendetela come più vi piace. 
  • Lasciate riposare in modo che si stabilizzi e servite. Conservatela coperta in modo che non perda la sua accattivante umidità. 





mercoledì 23 novembre 2016

Flapjacks: barrette ai fiocchi d'avena e golden syrup per lo Starbooks

Hit the road Jack - Ray Charles
Un altro omaggio a Delia Smith, dal suo insostituibile Delia's Cake.
La scoperta di barrette di avena golose, dal profumo caramellato del golden syrup, che faranno la felicità dei vostri bambini (e non solo).
In più sono bellissimi a vedersi e possono tranquillamente finire in una scatola di latta per i vostri piccoli doni natalizi.
Provateci e poi mi direte.
Tutte le dritte naturalmente su Starbooks proprio qui.

lunedì 21 novembre 2016

Settimana Nazionale dell'Olio Extravergine: Minestra di ceci alloro ed aglio di Vessalico

Green song - Elvis Costello e Anne Sofie von Otter
Oggi parlo di lui, il mio grande amore in cucina.
L'ingrediente a cui non potrei rinunciare, il vero principe della Dieta Mediterranea, l'oro della nostra tavola.
Parlo dell'olio extravergine nella Settimana Nazionale a lui dedicata all'interno del Calendario del Cibo Italiano. 
Sul sito dell'Associazione Italiana Food Blogger  si celebra oggi un simbolo del nostro paese, secondo produttore al mondo solo dopo la Spagna, del grasso vegetale più salutare e prezioso.
Vi invito a leggere l'articolo che ho scritto e che spero potrà chiarire le idee a chi di extravergine sa ancora poco o vuole scoprirne di più.
Per quanto mi riguarda, ho sempre avuto una passione per l'extravergine, pubblicamente ammessa nelle centinaia di ricette in cui l'ho raccontato in questo blog, nella sezione in cui lo celebro e dove ho spiegato spesso come sceglierlo, rispettarlo nella conservazione, utilizzarlo senza timore e capirlo nei suoi pregi e difetti.
L'Olio extravergine è ancora troppo poco conosciuto dal consumatore e merita la dignità che gli compete.
Ricordiamoci che non esiste l'olio ma gli oli extravergine, originati dalle centinaia di cultivar di cui la nostra penisola è ricca.
Impariamo a conoscere le DOP e le IGP partendo da quelle della vostra regione e piano piano andando alla scoperta delle altre, perché ognuno di questi oli ha caratteristiche ben diverse, peculiarità che lo rendono unico e lo trasformano in un vero e proprio ingrediente da utilizzare nelle vostre ricette, non solo come semplice condimento a crudo.

Vin invito anche a leggere il bell'articolo scritto da Lidia del blog The Spicy Note in cui racconta la vita di un'azienda olivicola ed il suo prodotto.
Il vi lascio con una ricetta semplice e veloce, di quelle che tanto piacciono a me per le serate invernali.
Per questa minestra ho voluto usare dell'Olio Extravegine Trevi Dop, particolarmente fruttato e non eccessivamente amaro o piccante come potrebbe essere un giovane olio toscano Chianti Dop o Trequanda Dop, abbinandolo ad un aglio splendido, che arriva da terre liguri, in particolare dalla Valle Arroscia.
Si tratta di un aglio gentile e ben digeribile grazie all'anima estremamente ridotta (causa principale dei disturbi), dall'aroma non aggressivo, prodotto in quantità limitata da pochi produttori di quell'area geografica. Va conservato bene al buio perché tende a seguire proprio ciclo vitale, germogliando con facilità.
Ingredienti per 4 persone
350 g di ceci secchi piccoli del Chianti
3 spicchi di aglio di Vessalico
2 foglie di Alloro
50 ml di passata di pomodori
Olio Extravergine Trevi Dop
Sale - Pepe nero al mulinello.

  • Mettete i ceci a bagno tutta la notte con un pizzico di sale grosso
  • Fateli cuocere in abbondante acqua salata con una foglia di alloro, fino a che non saranno morbidi ma ancora integri.
  • Scolateli ma conservate l'acqua di cottura e divideteli nello stesso peso in due ciotole.
  • Versate 3 cucchiai d'olio in una casseruola insieme all'aglio ed alla foglia di alloro. Fate profumare a fiamma dolce quindi aggiungete la prima metà di ceci. Mescolate bene quindi aggiungete il pomodoro e copriteli a filo con l'acqua di cottura rimasta, e fate cuocere una 20na di minuti.
  • In una bicchiere per mixer a immersione, versate i restanti ceci e versate un mestolo di acqua di cottura, 2 cucchiai di extravergine e frullate fino a ridurre ad una crema. Versate il tutto nella casseruola e proseguite la cottura per altri 10 minuti. 
  • Una volta pronto, servite con pane toscano abbruscato, irrorate di abbondante olio extravergine e completate con una generosa macinata di pepe nero. Servite subito. 

mercoledì 16 novembre 2016

Il Cesto delle Feste dello Starbooks

Wonderful Christmas Time - Paul McCartney
Già in mood natalizio, allo Starbooks non smettiamo di pensare a voi, che vi apprestate a fare la lista dei regali per le persone del vostro cuore.
I libri sono sempre una idea vincente, ma i libri di cucina lo sono di più, soprattutto quando sono affidabili, ben scritti, con immagini parlanti e ricette ispiratrici.
Per il mese di Novembre, allo Starbooks abbiamo pensato di farvi un bel regalo: ripescare quei libri da noi tanto amati, che consideriamo imprescindibili in una libreria di cucina che si rispetti.
Scoprite ogni giorno le scelte delle Starbookers: sono certa che al termine di questo mese, avrete voglia di fare un giro fra gli scaffali.
Buona giornata.


domenica 13 novembre 2016

TiramiNo' per l'Mtc #61: quant'è sexy l'eroe respinto.

If you leave me now - Chicago
Oggi farò finta di essere fra amiche, ad una di quelle cene in cui si parla proprio di tutto ed ovviamente anche di uomini e ci si lascia andare a confidenze ormolabili, la lingua ormai sciolta da una buona birra e dal calore della complicità.
Fomentandosi a vicenda, come sempre succede quando trovi punti di affinità elettive e ti convinci di non essere sola nelle tue stranezze.
Perché è davvero strana la mente delle ragazze (quando si toccano certi argomenti si è sempre ragazze).
Interpretare la propria icona sexy o quel film che ci ha fatto aumentare la temperatura ed infilarla dentro una ricetta, anzi dentro un dolce imprescindibile come il Tiramisù, è un impresa difficilissima (mannaggiatté Susy May).
Per lo meno per la sottoscritta, che: 1) ha per il cinema una vera e propria venerazione e l'imposizione di una scelta unica è simile ad una punizione corporale; 2) considera qualsiasi variazione alla perfezione naturale del Tiramisù, un'azione da punire con la reclusione ai lavori forzati.
Non ce la posso fare.
Così mi sono messa a pensare a cosa sia veramente in grado di farmi ribollire il sangue seduta sul divano davanti alla televisione o al cinema, perché se dovessi usare come metro la bellezza di certe star, non sarei onesta.
Voglio dire: certi occhi malandrini, certi deltoidi guizzanti, certi sorrisi da scoppio della valvola mitralica sono, si...carini, ma al massimo mi illanguidiscono l'occhio.
Purtroppo, maledetta ammé, quell'effetto tsumani del cuoio capelluto, che scende lungo la colonna vertebrale fino a farti rizzare il resto di ogni piumosa escrescenza in un brivido suadente, in grado di produrre un aumento della pressione sanguigna e temperatura corporea con relativo squagliamento della massa muscolare, deve passare prima da questo cervellaccio malato e poi se ne riparla.
A me le storie d'amore appassionate, senza sofferenza, non fanno sangue.
Anzi, più sono incasinate e difficili e con un lieto fine incerto, più mi esalto.
Trovo estremamente sexy le situazioni in cui il protagonista si innamora perdutamente della nostra eroina e convinto di andare a meta, riceve un imprevedibile e destabilizzante due di picche.
Poco conta se al termine della storia il nostro eroe conquisterà la sua dama: l'attimo del rifiuto scatenata sentimenti contrastanti, che vanno dall'incredulità all'odio per la donna in cui fino a quel momento ci eravamo immedesimate.
E mentre cerchiamo di tenere a bada la sindrome da crocerossina che emerge in noi, l'unica cosa che ci passa per la testa è: "Vieni qua che ti consolo io!"
Immagine presa da qui
DUEDIPICCHE REVENGE: Il "due di picche" più famoso della storia del cinema è senza dubbio quello che Rossella dà a Reth in una delle scene più bollenti (in tutti i sensi) di Via col Vento.
Sulla strada per Tara, in fuga da un'Atlanta in fiamme, Reth porta in salvo Rossella e Melania e in un momento di debolezza, l'incendio alle spalle, il nostro eroe dà fuoco a quella piattola di Rossella con bacio mozzafiato.
Che, non contenta di aver vissuto in quel frangente un'esperienza extra corporea, brutalizza il Reth confessandogli il suo amore indefesso per Ashely, altrimenti detto "lesso rifatto".
Per tutte le quasi 4 ore di tormentone, Rossella continuerà a negare il suo cuore (duepiccare) a Reth, pur sposandolo.
Solo quando, negli ultimi 30 secondi del film, capirà di avere sbagliato tutto, il nostro eroe smazzerà le carte e tirerà fuori il suo bel duedipicche revenge: "frankly my dear I don't give a damn".
Immagine presa da qui 
DUEDIPICCHE RICREDUTO: La storia d'amore più bella di sempre per noi inguaribili romantiche.
Dopo aver letto il libro ed aver sognato adoranti Mr Darcy che ci guarda con sufficienza, è arrivata la versione figa con Keira Knightly, un'Elizabeth Bennet bellissima, moderna e spregiudicata, che non se ne frega di mazzolare ben bene un Mr Darcy grondante di pioggia e di passione nel momento più "hot" di Orgoglio e Pregiudizio.
Un duedipicche tempestoso ma ragazzi, quanta grazia Sant'Antonio!
La nostra eroina, dopo questo no precipitoso, capirà di avere fatto un'enorme cacchiata e tornerà sui suoi passi.
E noi dietro, a fare la ola.
Foto presa qui
DUEDIPICCHE DI RIPICCA: Ma saremo strane noi ragazze?
Non ci basta un bel fusto con gli occhi azzurri che ci porta in giro per Manhattan, fa incidere da Tiffany il nostro nome su un anello delle patatine, ci viene a trovare in camera passando dalla scala anticendio, ci dice Ti amo in biblioteca....
No, dobbiamo per forza fare le splendide ed insistere nello sposare l'ambasciatore del Brasile (vabbé...è figo e ricco, che gli vuoi dire?).
Ma poi perché mi chiedo io...se dopo, per ammettere la cacchiata, ci tocca inseguire un gatto randagio sotto la madre di tutti i temporali.
Meno male che lui c'ha 'na pazienza di Giobbe!
Foto presa da qui
DUEDIPICCHE VIGLIACCO: Te l'avevo detto Gatsby di lasciare stare quella gattamorta della Daisy e guardarti intorno.
Vuoi che uno bello e ricco come te non trovi nessuna meravigliosa creatura in grado di competere con quella secca maledetta?
E poi è pure sposata, ma che vuole da te?
Va a finire che ti fa smontare baracca e burattini e poi ti tira una sòla epocale.
Da' retta, lasciala perdere. Secondo me porta pure sfiga.
Ah, dimenticavo: per un po' non usare la piscina se puoi, e vai a farti un viaggetto che è meglio.

Foto dal web. 
DUEDIPICCHE DISSOCIATO: Se si è l'attrice più famosa del mondo, qualche piccolo problema di vita privata è facile che possa presentarsi.
Specialmente se ci si innamora del proprietario di una minuscola libreria, con la propensione all'accartonamento emotivo, ma così carino, così carino che non ci pensiamo un minuto ad accettare il suo invito a casa.
E se dopo l'inevitabile innamoramento, finiamo con il vergognarci di lui perché siamo delle dissociate mentali, ripieghiamo sul duedipicche più insensato e subdolo che il cinema ricordi.
Ci penserà lui a darci una lezione coi fiocchi!
Grazie a Dio esistono ancora i bravi ragazzi.
Foto presa da qui
DUEDIPICCHE CONFUSO: Bridget, e con questo chiudo la carellata dei duedipicche più sexy del Cinema, è tutte noi.
E come nella migliore delle tradizioni, finisce col perdere la testa per il cattivo ragazzo, il playboy bugiardo ed irrecuperabile (calamita umana), snobbando colui che alla fine della storia, la porterà all'altare.
L'ingessato Mr Darcy, non ha la guascona irruenza del bel Daniel. Anzi, spesso ti verrebbe di dirgli: e datti una svegliata!
Eppure l'impenetrabile sguardo ferito dopo la memorabile scazzottata con il suo antagonista, quando Bridget lo scaccia furiosa, vale più di mille baci appassionati.
Povera Bridget...sei proprio confusa!
Il mio Tiramisù, che come avrete capito è il tema della sfida MTC #61, è un omaggio ai sexy destinatari di duedipicche.
La mia adorabile Susy May ha vinto la sfida sulle Tapas e da buon terzo giudice ha cercato una ricetta che potesse metterci in difficoltà.
Eppure mi era sembrato di non aver fatto niente di male!
Ci è riuscita benissimo.
Un tiramisù sexy...ecchevordì? Il Tiramisù è già sexy di natura!
Avendo già dichiarato in apertura il mio talebanesimo nei confronti di questo dolce immortale, ho cercato di proporre una versione che non fosse troppo eretica ma che potesse descrivere l'amarezza e la bruciante delusione di un duedipicche ad un eroe romantico.
E' uscito fuori il TiramiNO', un tiramisù a due strati, possibilmente da gustare insieme immergendo il cucchiaino fino in fondo.
Dove la differenza di consistenze ed i sapori decisi raccontano la genesi della cocente delusione.
Lo strato superiore è formato da una crema al mascarpone profumata di arancio, che ho voluto chiamare "Crema Grandi Speranze".
Soffice, vellutata, come la vera crema al mascarpone può essere, ma con in più un aroma di arancia che avvolge ed incoraggia, rendendoci fiduciosi.
Lo strato di biscotto è un savoiardo al cacao amaro sotto il quale si nascondono granelli di fave di cacao tostate e croccanti.
L'ultimo strato, quello inferiore, è una crema di mascarpone al cioccolato nero all'85% con aggiunta di polvere di peperoncino habanero chocolate, estremamente piccante, il cui profumo ricorda proprio la cioccolata fondente. Ne basta un nulla per ottenere lo scopo.
L'ho voluta chiamare "Crema Addio sogni di gloria"
Questo strato, grazie alla presenza della cioccolata, ha una consistenza più simile alla mousse, che era quello che volevo ottenere.
Un gioco delle consistenze che possa descrivere la maggiore resistenza al successo della dichiarazione, ovvero l'anticamera del no, con l'amaro regalato dalle fave di cacao e dal fondente nero, e il bruciore della delusione che arriva solo dopo, con il peperoncino vigliacco sul finale.
La bagna poteva essere solo e soltanto del caffé, amaro, con 2 cucchiaini di anice Varnelli, perché è un liquore che mi ha sempre fatto pensare ad una sensazione di "freddo" e distaccato, ed in questo caso ha il suo bel perché.
E adesso passiamo alla ricetta.

TiramiNO' di Patty - Ingredienti per 4/6 persone

Per la Crema Grandi Speranze
200 g di mascarpone a temperatura ambiente
2 tuorli medi (c.ca 70 g)
albumi pastorizzati (c.ca 70 g)
70 g di zucchero semolato
18 g di acqua
la scorza di un'arancia non trattata

Per la Crema Addio Sogni di Gloria
200 g di mascarpone a temperatura ambiente
150 g di cioccolato fondente al 85%
2 tuorli medi (c.ca 70 g)
albumi pastorizzati (c.ca 70 g)
70 g di zucchero semolato
18 g di acqua

Per i Savoiardi al cacao amaro (ricetta del Cucchiaio d'Argento )
3 uova medie
80 g di zucchero semolato
45 g di fecola di patate
25 g di farina 00
20 g di cacao amaro
la punta di un coltello di polvere di Habanero chocolate (siate molto oculati, ne basta davvero un grammo)
1 pizzico di sale
zucchero a velo qb.

Per la bagna e finitura
200 ml di caffé da moka
2 cucchiaini di Anice Varnelli
20 g di granella di fave di cacao tostate
cacao amaro qb

Cominciate con i Savoiardi, che possono essere preparati anche il giorno prima.
  • Preriscadate il forno a 200°. Foderate le placche con carta di forno e preparate un sac a poche usa e getta con bocchetta liscia da 1 cm. di diametro. 
  • Montate gli albumi in un recipiente d'acciaio con la frusta elettrica e quando arriveranno allo stadio di becchi morbidi, cominciate ad aggiungere lo zucchero a pioggia (a cui avrete unito il sale) e proseguite a montare fino a quando non avrete una massa lucida e ferma (assaggiate per essere certe che lo zucchero sia sciolto completamente). 
  • Sbattere i tuorli e versarli a filo negli albumi continuando a montare per incorporarli con cura. 
  • A questo punto aggiungere le farine ed il cacao che avrete setacciato un paio di volte preventivamente. Aggiungere un cucchiaio alla volta ed incorporare le polveri aiutandovi con una spatola di silicone, e mescolando dall'alto in basso per non smontare la massa. 
  • Trasferite l'impasto nel sac à poche e sulla placca formate dei bastoncini della lunghezza di 10 cm, distanti almeno 3 cm l'uno dall'alto (cresceranno). Spolverizzateli con zucchero a velo ed attendente 5 minuti fino a che lo zucchero sia ben assorbito e fate una seconda spolverata. 
  • Infornateli e cuocete per 10/11 minuti fino a che cominceranno a scurirsi. Fate attenzione perché dallo scurirsi a bruciare ci vuole un secondo. 
  • Sfornate e fateli raffreddare sulla placca, poi staccateli con delicatezza e conservateli in una scatola ermetica fino all'utilizzo.

Procedete con la Crema Grandi Speranze:
  • Confesso di avere sempre preparato il Tiramisù con uova fresche non pastorizzate. Stavolta ho provato a preparare la pate a bombe, una crema che prevede la pastorizzazione dei tuorli con l'utilizzo di uno sciroppo di zucchero bollente. Dovrete avere a disposizione un termometro da pasticceria. Se potete, usate la planetaria che vi consentirà di procedere nelle varie operazioni in maniera agile. Cominciate a montare i tuorli mentre preparate lo sciroppo portando zucchero ed acqua a 121°. Non appena raggiungerete la temperatura, continuando a montare, versate lo sciroppo a filo sui tuorli ed aumentate i giri della frusta al massimo, in modo che i tuorli si raffreddino velocemente e la crema prenda consistenza. 
  • Per quanto riguarda gli albumi, volendo utilizzare meno zucchero possibile, ho deciso di non preparare la meringa italiana per pastorizzarli, ed ho comprato degli albumi già pastorizzati. Montarli a neve ferma. 
  • In una ciotola di acciaio, mescolate bene il mascarpone in modo da renderlo cremoso, quindi aggiungete la scorza di arancia grattugiata. Aggiungete la pate a bombe mescolando con delicatezza e per ultimo aggiungete gli albumi, mescolando dall'alto in basso per non smontare il composto. Fate riposare in frigo mentre preparate il resto della crema. 
La Crema Addio Sogni di Gloria
  • Tritate la cioccolata e fatela sciogliere a bagnomaria. Aggiungete il peperoncino e mescolate bene. Fatela intiepidire mentre preparate il resto. 
  • Mescolate bene in mascarpone in una larga ciotola, in modo da renderlo cremoso. Aggiungete un cucchiaio della cioccolata fusa e mescolate velocemente con un cucchiaio in modo da incorporare bene, quindi procedete con un secondo cucchiaio di cioccolata e continuate a mescolare velocemente. Stessa cosa per la terza cucchiaiata. A questo punto potrete versare tutta la cioccolata e mescolate in modo da ottenere una massa omogenea e morbida. 
  • Pastorizzate i tuorli come indicato per la crema Grandi Speranze e montate gli albumi pastorizzati. 
  • Aggiungete la pate a bombe al mascarpone al cioccolato mescolando con delicatezza e per finire aggiungete gli albumi montati sempre mescolando con delicatezza cercando di non smontare il composto che risulterà lucido e sostenuto come una mousse. 
Assemblate le coppe
  • Preparate la moka ed aromatizzate il caffé con il Varnelli.
  • Bagnate un savoiardo nel caffé, spezzatelo e sistematelo in fondo alle coppe. Versate 2 dita Crema Addio sogni di gloria e sbattete sul palmo della mano il fondo della coppa in modo che la crema si assesti e si livelli. 
  • Cospargete la crema con granella di fave di cacao. 
  • Sistemate un nuovo strato di savoiardi imbevuti di caffé sulla crema al cioccolato.
  • Versate uno strato dello stesso livello di Crema Grandi Speranze e date un ultimo colpo sul fondo della coppa per livellare la crema. 
  • Lasciate le coppe in frigo per almeno un'ora e rifinite con la polvere di cacao prima di servire.
  • Se lascerete le coppe più a lungo in frigo, consiglio di togliere il dolce almeno mezz'ora prima affinché le creme riprendano la loro avvolgente morbidezza. 

Il peperoncino in foto non è Habanero Chocolate, che ho trovato solo in polvere.

Questa è la mia proposta per il Tiramisù dell'irresistibile Susy May per l'Mtc #61.


lunedì 7 novembre 2016

Strudel di verdure colorate: la mia "verza rossa passion"

Beautiful that way -Noa
Confesso una recente e smodata passione per la verza rossa.
Che per me l'autunno e l'inverno siano segnati dalla presenza costante e variegata di crucifere è ormai risaputo, ma da qualche anno ho scoperto lei, la meravigliosa, dolce e croccante verza rossa.
E la infilo ovunque.
Con mio grande stupore, ha finito per piacere anche alla famiglia, forse rassegnata dal mio ennesimo trip di stagione. Si finiscono per trascurare certi ingredienti, in particolare le verdure che tendono alla dolcezza (le carote, le barbabietole, la stessa verza rossa) ostinandosi a cucinarle sempre alla solita maniera, senza pensare che sono una grande risorsa per vivacizzare gli insiemi e dare un bel tocco di colore.
Originariamente avevo voglia di fare una torta salata, poi mi sono detta che questa è la perfetta stagione per gli strudel e l'idea di raccogliere un arcobaleno di verdure dentro un crosta sottile e croccante.
L'unica difficoltà di questo piatto, se c'è, è ottenere una sfoglia sottile, ma la pasta che lavorerete è incredibilmente elastica e potrete ricavare spessori decisamente inaspettati.
Non trascurate le briciole di pane di segale, opportunamente tostate, perché daranno una spinta rustica all'insieme.
Sui formaggi, potrete spaziare.
A me sarebbe piaciuto utilizzare dell'Emmentaler che è veramente buono con ogni tipo di verza, ma avevo a disposizione dell'ottimo provolone piccante a fettine e mi sono lanciata verso quella direzione.
Il risultato finale mi ha entusiasmata, mia figlia ha chiesto il bis ed amici di casa, ospiti imprevisti, hanno sterminato le ultime fette.
Per altre idee sull'utilizzo e preparazione della verza rossa potrete dare un occhiata qui:
- Mafalde con verza rossa e crema di zucca
- Cavolo rosso speziato con pere ed aglio

Ingredienti per 6/8 persone
Per la sfoglia
300 g di farina 0
1 uovo medio
120 ml di acqua tiepida
1 cucchiaino di paprica dolce
2 cucchiai di olio extravergine Castelvetrano Dop
un pizzico di sale
2 cucchiai di semi misti (sesamo bianco, nero, papavero, lino)

Per la farcia
600 g di verza rossa
500 g di zucchine
1 piccola mela verde
1 porro
200 g di fiordilatte
80 g di provolone piccante a fette
2 fette di pane di segale
olio extravergine Castelvetrano Dop
2 cucchiai di aceto di vino rosso
1 cucchiaino di paprica dolce
sale
  • Preparate la sfoglia versando la farina sulla spianatoia e formando la fontana. Al centro versate un cucchiaio d'olio extravergine, la paprica dolce, l'uovo ed il pizzico di sale. Con una forchetta sbattete il tutto e cominciate ad incorporare la farina versando via via l'acqua, fino a quando non starà insieme. A questo punto cominciate ad impastare con energia fino ad ottenere una palla liscia ed elastica. Avvolgete la pasta nella pellicola e fatela riposare nel tempo che preparerete il ripieno. 
  • Lavate ed affettate finemente la verza rossa. Versate due cucchiai di extravergine in una larga padella dove avrete messo il porro affettato finemente e fatelo passire con dolcezza fino a che non sarà morbido (aggiungete un po' d'acqua se necessario). Aggiungete la verza, mescolate con cura, alzate a fiamma media e salate. Aggiungete 2 cucchiate di aceto che farà brillare il rosso della verza e darà una spinta acidula all'insieme e mescolate bene. Fate cuocere coperta per una 15na di minuti, aggiungendo dell'acqua per stufarla. Dopo c.ca 10 minuti dall'inizio della cottura, aggiungete la mela sbucciata ridotta a dadini di c.ca 1 cm di lato e la paprica dolce e mescolate bene. A cottura ultimata, lasciate raffreddare.
  • Grigliate le zucchine su una bistecchiera cuocendole un minuto per lato e tenete da parte.
  • Adesso stendete la pasta che dovrà essere molto sottile. Fate questa operazione su un canovaccio leggermente infarinato ed una volta che avrete raggiunto i 2/3 mm di spessore, dovrete lavorare con le mani, alzando la sfoglia ed allargandola sui dorsi delle vostre mani. Fate attenzione che anche i bordi siano sottili perché al centro si allargherà con estrema facilità ed i bordi tenderanno a restare un po' più spessi. Cercate di ottenere una sfoglia rettangolare.
  • Una volta pronta, procedete alla farcitura: sulla base stendete la verza rossa, quindi sistemate le zucchine grigliate coprendo bene l'intera superficie. Adesso aggiungete i formaggi: il fiordilatte tagliato a fettine o se preferite, sbriciolato (se fosse particolarmente sieroso, strizzatelo bene prima di aggiungerlo), e le fettine di provolone piccante). 
  • Fate attenzione a lasciare un bordo di 3 dita su tutti i lati. 
  • Per ultimo va aggiunto il pane di segale: sbriciolatelo in un mixer con un pizzico di paprica dolce quindi tostatelo in una padella antiaderente con un filo d'olio. Quindi distribuitelo armoniosamente sulle verdure. 
  • Ripiegate verso l'interno i bordi dei lati corti e di quello lungo che possibilmente dovrà essere di fronte a voi, quindi aiutandovi con il canovaccio, arrotolate lo strudel verso il lato lungo non ripiegato. 
  • Fate in modo che la chiusura dello strudel resti al di sotto. Spennellate bene tutta la superficie con olio extravergine e cospargete con i semini in maniera uniforme.
  • Cuocete in forno preriscaldato a 200° per c.ca 35/45 minuti fino a che non avrà un bel colore dorato. Fate intiepidire appena e servite ancora caldo. 

giovedì 3 novembre 2016

Vade DIETRO...LA LASAGNA! Il nuovo libro dell'Emmetichallenge

Mi sei scoppiato dentro al cuore - Mina 
E sono cinque!
La collana Mtchallenge comincia ad avere fisicamente l'aspetto di una stella che va via via ingrandendosi come una Supernova, arricchendosi oggi del suo libro più "massiccio", ricco, filante e stratificato, come solo una lasagna preparata con amore riesce ad essere.
DIETRO LA LASAGNA è già in libreria, forte delle sue 166 pagine grondanti di ragù, salse, sfoglie delicate, ripieni fantasiosi, consigli preziosi e foto straordinarie.
Un libro che nasce dalla penna felice di Alessandra Gennaro, supportato dalla fantasia irresistibile di Mai Estevez nello styling e dalla maestria fotografica di Paolo Picciotto, inossidabili professionisti già parte del Magic Team dei precedenti titoli.
Le ricette arrivano direttamente dalla Community più scoppiettante del web, che non può che esultare per questo nuovo nato.
Oggi infatti, la festa su web imperverserà senza soluzione di continuità.
L'acquisto del libro, oltre ad arricchire la vostra biblioteca con straordinarie idee per i pranzi delle feste (ma non solo), vi vedrà partecipi nel sostenere Piazza dei Mestieri , Fondazione "adottata" da MTC per le sensibili finalità perseguite.
Come nella precedente edizione, la casa editrice è Gribaudo del gruppo Feltrinelli, ed è in vendita in tutte le librerie italiane e su Amazon.
Una piccola nota di orgoglio: il libro è già primo in classifica su Amazon!
Tanto per ricapitolare le puntante precedenti, ricordate che una stella senza le sue cinque punte, non è una stella.
Quindi insieme a DIETRO LA LASAGNA, non dovete trascurare le altre perle della collana:

  • L'ORA DEL PATE'
  • INSALATA DA TIFFANY
  • DOLCI REGALI
  • TORTE SALATE 
Vi aspettiamo in libreria. 
E adesso via, tutti DIETRO ALLA LASAGNA! 

martedì 1 novembre 2016

Il Pan co' Santi per la sua Giornata Nazionale.

The Autumn leaves - Eric Clapton
La notte più misteriosa e inquieta dell'anno, con il suo carico di zucche, caramelle, maschere e costumi spaventosi, si scioglie in un alba mistica.
L'alba di un giorno di festa, a ricordo di tutti i nostri Santi e di seguito, dei nostri cari ormai lontani dai nostri occhi ma non dal nostro cuore.
Il Pan co' Santi è senese.
Nella mia città, già dai primi di ottobre, compare sui banchi delle panetterie e pasticcerie il simbolo di questo periodo riflessivo e rispettoso.
Non "il pane dei Santi" come spesso mi è capitato di sentire.
Certo, lo è il pane di Tutti i Santi, visto che in questi giorni non c'è tavola a Siena, su cui a fine pasto non si serva questa pagnottella povera e modesta.
Ma i Santi, come dice il nome, stanno dentro.
E la regola vuole che siano tanti, generosi quel che basta a confondere l'idea di povertà, che di noci e uva passa se n'è messa via una bella scorta, l'olio è quello novo e il pepe è a spregio degli avari.
Il Pan co' Santi piace a tutti.
Chi lo incontra per la prima volta, lo guarda circospetto, lo assaggia un po' restio, perché, diciamocela tutta, non è che sia proprio una bellezza.
E se ha la fortuna di addentarlo fresco di forno, se ne innamora, perché le noci tostate nell'olio invitano ad un nuovo morso, l'uva passa ti corrompe con la sua dolcezza ed il profumo del pepe scalda il palato e lo pungola al desiderio di un sorso di Vin Santo.
Il Pan co' Santi non è un dolce, non è un pane, non è una torta: è un compromesso con quanto offriva la campagna all'inizio della stagione più cupa e difficile.
Un'invenzione commovente che invita alla sobrietà ed alla meditazione.
Con l'animo predisposto al ricordo, si mangia Pan co' Santi fino a Natale.
Per la Giornata Nazionale del Pan co' Santi, all'interno del Calendario del Cibo Italiano Aifb, non potevo che partecipare alla celebrazione di uno dei miei lievitati del cuore.
Lo preparo ogni anno e lo distribuisco ai miei cari che lo aspettano golosi.
Va consumato in breve tempo, massimo 3 giorni perché poi secca e non ha più il suo irresistibile appeal, anche se conosco chi lo ama secco inzuppato nel vino.
Quest'anno l'ho impastato a mano e sono rimasta sorpresa del risultato così ho deciso che in futuro non userò la planetaria perché ne vale assolutamente la pena.
Inoltre ho idratato l'impasto lievemente e ridotto la quantità di lievito, prolungando la lievitazione.
Risultato: un pane morbido e fragrante anche il secondo giorno.
Per scoprire di più sulla storia di questo lievitato, vi consiglio di andare a leggere il post ufficiale a cura di Erica Repaci autrice del blog Cibo e Altre Storie.
Io vi invito a provarlo e magari, se verrete a Siena nei prossimi giorni, a comprarlo perché sono certa che ne resterete affascinati.

Ingredienti per 6 panetti (potete provare dimezzando gli ingredienti la prima volta)
500 g di farina 00 

500 g di farina forte (330 w) o Manitoba
250 gr di uva sultanina (io abbondo a 300) 
400 gr di noci sgusciate
20 gr di lievito di birra
420 gr di acqua tiepida
250 gr di olio d'oliva extravergine (qualcuno utilizza metà olio e metà strutto)
10 cucchiai di zucchero
3 cucchiaini di pepe
3 cucchiaini di sale

1 cucchiaino di miele per attivare il lievito
1 tuorlo d'uovo per lucidare i panetti


  • In una larga padella antiaderente fate dorare le noci con un filo d'olio e lasciate raffreddare.
  • Mettete a mollo l'uvetta nell'acqua calda per almeno 40 minuti. 
  • Setacciate e mescolate le farine in un ciotola molto capiente, quindi aggiungete lo zucchero ed il pepe, le noci una volta fredde. Mescolate tutto con un cucchiaio di legno e ricavate un pozzetto al centro. Disponete il sale sui bordi in modo che sia l'ultimo ad entrare nell'impasto. 
  • Scolate e strizzate bene l'uvetta. 
  • Versate l'olio al centro quindi aggiungete il lievito già sciolto nell'acqua tiepida con un cucchiaino di miele. Cominciate ad incorporare farina con un cucchiaio poi, lentamente versate l'acqua e fate in modo di incorporare tutta la farina, facendo in modo che il sale non venga a contatto con il lievito. 
  • Una volta ottenuto un impasto grezzo e appiccicoso,  aggiungete l'uvetta ed impastate a lungo, almeno per 20/25 minuti in modo da incordare bene la massa. 
  • Passato questo tempo, fate una palla e sistematela in una ciotola ampia ed oleata. La pasta deve avere spazio per lievitare con tranquillità. 
  • Coprite con un canovaccio e lasciate lievitare da 6 ore a tutta la notte. 
  • Quando l'impasto avrà fatto la sua prima lievitazione, rovesciatelo su una spianatoia leggermente infarinata e ricavate 6 panottelle di c.ca 320 g ciascuna. Pirlate ogni pagnottella in modo da dare maggiore forza al glutine per la prossima lievitazione e sistemate i panetti su teglie coperte da carta da forno (in genere si riescono a mettere 3 panetti a teglia)
  • Incidete una croce profonda su ognuno dei vostri panetti, con animo grato. 
  • Dovranno lievitare da una a 2 ore in luogo tiepido (il forno con la lucina accesa è l'ideale). 
  • Prima di informare, lucidateli con un tuorlo d'uovo sbattuto con un cucchiaino d'acqua. 
  • Fateli cuocere in forno preriscaldato a 190° per c.ca 35 minuti. Dovranno essere belli dorati e suonare a vuoto se battuti sul fondo. 
  • Toglieteli immediatamente dalla teglia e fateli raffreddare su una griglia. Consumateli a temperatura ambiente e conservateli in buste di plastica ben chiuse. 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...