lunedì 2 maggio 2016

Chianti Classico: 300 anni e non sentirli. Il Peposo dell'Impruneta

Country Roads - John Denver
Ogni tot non ben identificato, vengo colta da rigurgiti di orgoglio territoriale e non posso fare a meno di sbandierare al mondo (ehm...al mio modesto seguito) quanto possa considerarmi fortunata a vivere in questa parte d'Italia.
Trovo impossibile l'idea che non si possa amare la Toscana così come non resisto nel mettermi nei panni di quei turisti stranieri che arrivano per la prima volta nella mia provincia e finiscono col ripartire storditi da troppa bellezza.
Uno degli eventi più importanti dell'anno dalle mie parti, sono i 3 secoli di "nascita" del Chianti Classico.
300 anni tondi tondi che scoccheranno esattamente il prossimo 24 settembre ma che per tutto il territorio coinvolto, diventano pretesto per una festa lunga un anno.
La storia racconta che il 24 settembre del 1716, il Granduca Cosimo III De Medici volle definire in maniera ufficiale i confini dei territori vocati alla produzione viticola di alta qualità e fra quelli, individuò anche "Il Chianti" (nella zona che oggi conosciamo come Chianti Classico), definendo così il primo "Territorio di vino".
Per celebrare degnamente la ricorrenza, i soci del Consorzio Chianti Classico, hanno deciso di inoltrare richiesta all'Unesco affinché si riconosca questo territorio come Patrimonio dell'Umanità e personalmente non posso che sperare in un esito positivo.
Oggi si parla del "mio Chianti", quello che conosco e che vorrei ancora scoprire, quello che mi sorprende ogni volta e che non è mai lo stesso grazie ad una natura generosa e mutevole.
Lascerò parlare Lui attraverso le immagini se riesco.
Voi perdonate se potete, certi sbrodolamenti da innamorata.
"Chianti.
Tutti quanti pronunciando il mio nome si riferiscono a quel territorio compreso tra le province di Siena e Firenze, una terra cuscinetto tra due città che si sono a lungo combattute e che tutt'ora restano sospettose e schive l'una nei confronti dell'altra.
Eppure per essere precisi, dovrebbero sempre utilizzare l'aggettivo Classico ed allora si che potrebbero dirsi esperti e corretti.
- Vado nel Chianti -  Si, ma quale? Rufina o Colli Pisani? Colline Fiorentine o Colli Senesi? Colli aretini o Chianti Classico? Precisione ci vuole!
Mi viene la pelle d'oca ogni volta che sento qualcuno raccontare di "spettacolari tour nelle Valli del Chianti".
Ma quali valli e valli! Chiamate le cose con il proprio nome.
Il mio è Chianti Classico!
Sono una terra antica, dura e dispotica.
L'uomo mi ha domato sasso dopo sasso, piantando vigne là dove prima c'era il galestro, coprendo di olivi intere colline e addolcendo l'intricata macchia con cipressi e pini romani.
Quello che oggi il tuo occhio accarezza, è frutto del lavoro centenario di uomini che mi hanno amato tanto da rendermi così bella ed unica.
Il mio sangue è rosso come il vino che scorre dalle mie vigne.
Il mio cuore è verde come il mare dei boschi che da sempre solcano le mie colline.
Ho 300 anni e non li dimostro.
In realtà sono sempre stato qui, dove una volta arrivava il mare (solo 3 milioni di anni fa).
Se vuoi scavare, puoi trovare rocce marine, conchiglie e fossili che te lo raccontano.
Ma a chi arriva, non interessa poi molto sapere della mia lunga vita, piuttosto del mio presente, reso noto dal vino che ha preso il mio nome, dalla quiete romantica dei miei borghi, dal sogno di un "bien vivre" a cui molti si abbandonano.
I miei figli sono nove, ben 4 fiorentini e 5 senesi e si chiamano: S. Casciano e Tavarnelle in Val di Pesa, Greve, Barberino in Val d'Elsa, Castellina, Radda, Gaiole, Castelnuovo Berardenga e Poggibonsi.
Se deciderai di venire a scoprirmi, che tu sia a nord o a Sud, prendi la SS 222, che mi attraversa tutto e quando vorrai perderti, basterà voltare ad uno degli innumerevoli bivi che troverai lungo la strada.
Il mio cuore selvaggio è percorso da strade bianche e polverose che costeggiano vigneti, si tuffano in tunnel di alberi frondosi, salgono irte e scendono in picchiata in fondo alla vallata dove sempre attende silenzioso, un casale.
Potrei dire che non esiste altro luogo al mondo con una così altra concentrazione di Castelli e Fortezze in un territorio così circoscritto. Oltre 15 sulla sola 408, la vecchia Chiantigiana che conduce a Gaiole in Chianti, ma non sorprendetevi se viaggiando continuerete a scoprirne lungo la linea dell'orizzonte.
Il mio è un nobile pedigree: Conti, Marchesi, Principi hanno segnato la mia storia di vicende appassionate e battaglie sanguinarie.
 Dopo tanto viaggiare, non potrai far altro che cercare un posticino dove rinfrancarti con la mia cucina schietta e saporita ed avrai solo l'imbarazzo della scelta. Non ti dimenticare però, di accompagnare il tutto con buon bicchiere di Chianti, magari Riserva! 
Un grande piatto che rende onore al Chianti è sicuramente il Peposo, muscolo di manzo cotto per ore in abbondante vino rosso e strutturato, possibilmente di terra Chiantigiana. 
Gli odori che lo rendono amato da molti e che lo caratterizzano sono generoso pepe nero in grani ed aglio. 
Vi lascio con gran piacere la ricetta, invitandovi a venire nel Chianti Classico tutto l'anno, anche se ci siete già stati, perché c'è sempre un angolo incantevole da scoprire ed un piatto delizioso da provare. 
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
600 g di muscolo di manzo (la migliore parte è il reale, economico e perfetto per lunghe cotture)
½ litro di vino rosso, possibilmente di struttura, in questo caso rigorosamente Chianti Classico. 
1 bicchiere d’acqua
1 cucchiaio e mezzo di pepe nero in grani
5/6 spicchi d’aglio in camicia
un bouquet garni con salvia, rosmarino, timo e prezzemolo
Sale q.b.
Riducete il pezzo di carne in uno spezzatino grosso quindi sistematelo in un coccio di terracotta. 
Fate in modo che la carne non sia fredda di frigo; toglietela almeno un’ora prima affinché abbia un minimo di frollatura.
Disponete gli spicchi d’aglio sulla carne e cospargete il tutto con il pepe.
Aggiungete le erbe aromatiche che avrete legato con uno spago da cucina.
Versate il vino sulla carne che dovrebbe esserne quasi coperta.
Coprite il coccio con il suo coperchio e date inizio alla cottura utilizzando uno spargifiamma, a fuoco dolce.
La carne deve cuocere per lungo tempo, fino a 4 ore, e rimestata non troppo frequentemente.
A metà cottura, aggiungete il sale e se necessario, anche un po’ d’acqua affinché il liquido non si asciughi mai del tutto.
A fine cottura la carne sarà tenerissima, con la tendenza a sfaldarsi, ed avrà formato un sontuoso sughetto.
Servitela con del pane toscano abbrustolito ed un bel bicchiere di Chianti.



3 commenti:

  1. Ciao Pat! :)
    Che bella descrizione e che belle fotografie! Amo la Toscana, trovo che sia una delle più belle regioni d`Italia. Mi piace il clima, la cucina, i paesaggi.... oh, i paesaggi! ... Sia Firenze che Siena sono tra le più belle città al mondo, ma le località piccole della Toscana non sono affatto di meno!
    Sono vissuta per quasi tre anni in Toscana e ho imparato tante cose che osservo tuttora in cucina, per esempio il battuto, le spezie, il buon olio di oliva e tante altre. Mi divertiva sempre la parlantina tipica toscana con quella „h” gutturale, che non è affatto dura, ma molto morbida come modo di parlare. I toscani sono persone allegre e sanno fare festa.
    Certamente, avendo un vino come il Chianti, poi… :)))))
    Mi ricordo i campi di girasole in estate, le strade della Toscana con il terriccio rosso e le belle vigne. Mi ricordo gli ulivi, amo gli ulivi! Credo sia ricco colui che possiede degli ulivetti.
    Mi piace il mangiare povero dei toscani fatto di ingredienti sani e adoro quel modo di condire a termine cottura con un buon olio di oliva.
    Potrei continuare… il tuo post mi ha ricordato di tante cose belle che ho visto in passato. Ogni volta che riesco, torno sempre in Toscana a vedere qualche suo bel angolo, uno nuovo, mai visto, oppure uno che ho già visto, ma che ora mi si scopre in un’altra luce.
    Un grandissimo abbraccio e grazie di questo post bellissimo!
    Ulica :)

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  2. Per chi ci è cresciuto o ci vive sembra quasi scontato un paesaggio del genere. Da piccola credevo che tutte le campagne fossero così. In seguito ho capito quanto fossi fortunata a poter trascorrere le mie vacanze in mezzo a queste dolci colline. La bellezza dovrebbe essere un diritto, per tutti. E la bellezza/bontà di questo peposo, ne vogliamo parlare??? Da applausi! :-)))

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  3. Ho scoperto il peposo grazie ad un mio collega e,dopo averlo cucinato, l'ho fatto e rifatto parecchie volte....ora che ci penso, ancora non l' ho postato...
    Ricetta facilissima ma di una bontà strepitosa.
    Una Toscana come te non poteva non postare tal bontà.

    RispondiElimina

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