giovedì 23 giugno 2016

Gli Zuccherini Bolognesi: a cosa servono le sorelle?

You are my sister - Antony and the Johnsons
A cosa servono le sorelle, vi chiedere?
A litigarsi le Barbie, lo spazio sul sedile posteriore della macchina, le porzioni dei dolci o della pasta al forno, l'attenzione del papà o la coccola della mamma.
A dire "l'ho visto prima io" oppure "è mio non lo toccare" o ancora "me lo presti?".
Se poi da vostra sorella vi separano 11 mesi e 11 giorni di vita, ed avete avuto la sfortuna di nascere per prime, sarete per sempre la sorella maggiore, quella a cui vostra madre non smetterà di ripetere:" stai attenta alla sorellina, dalle la manina, non farla piangere...", finché vivrete.
Crescerete con la sensazione che quel pezzo del vostro sangue e della vostra carne, abbia sempre bisogno del vostro occhio vigile, anche quando avrà ormai smesso di succhiarsi il pollice ed indosserà minigonne mozzafiato.
Allora vi sentirete troppo grandi e vecchie e possessive (e protettive) ed avrete ancora voglia di menare schiaffi in sua difesa quando necessario, come facevate alle medie.
A cosa servono le sorelle?
Passano giorni in cui non vi sentite: vi chiedete che starà combinando quella testa matta e quando la chiamate al telefono, vi rendete conto di essere emozionate e vi esce quella vocina scema impastata di tenerezza.
Pensate che è sola nella sua casetta, magari legge un libro o è persa nei suoi pensieri malinconici o magari è infuriata come un diavolo della Tasmania e chissà con chi ce l'ha.
La vorreste sempre accanto a voi per tranquillizzarla e perché vi fa ridere come una deficiente con battute micidiali, e poi perché è mille volte più tosta di voi, affronta ogni giorno un mondo di uomini e lo fa con la grazia di una farfalla.

Le sorelle servono a ricordarci che non siamo sole, riavvolgono il nastro del passato insieme a noi ed hanno la capacità di farci rivivere certi momenti che pensavamo perduti.
Sono belle, sempre più belle di noi: hanno uno stile gagliardo, sanno abbinare i colori, scegliere le scarpe, acconciarsi i capelli come noi non sapremo mai e per questo le adoriamo e le invidiamo anche un po'.
Con le sorelle, non ci si vergogna di lasciarsi andare alle lacrime perché è un po' come piangere davanti ad uno specchio. Però è più bello quando si piange dal ridere.
Essere sorelle è una realtà strana, misteriosa e potente che travalica tempo e distanze.
A volte non ci si capisce, a volte basta uno sguardo. In ogni caso ci si riconosce, sempre.
Se una sorella non l'avete, mi dispiace tanto per voi.
Le sorelle servono anche a soddisfare le richieste strampalate di sorelle maggiori con hobby strani, tipo dover indossare un abito da sposa ormai smesso per posare tenendo una ciotola di biscotti ed attendere decine di scatti prima che la pazza dietro l'obiettivo si dia una calmata.
Mia sorella ha fatto questo per me: ha posato per queste foto rabbrividendo per il freddo e la scomodità dell'abito troppo grande e troppo lungo, fingendo di essere una sposa radiosa (mentre dentro mi malediceva). 
Sono passati due anni da queste foto. 
Lei è ancora single, naturalmente bellissima e sempre la mia sorellina.  
Nella stagione dei matrimoni, voglio condividere questa ricetta che preparai per un vecchio numero di A Tavola.
Nelle case Bolognesi in passato ma forse ancor oggi, in occasione di un matrimonio, si preparavano questi semplici biscotti di frolla profumata dalla forma evocativa dell'anello nuziale. 
Le quantità preparate erano immense e venivano serviti e donati agli ospiti in sacchettini di tela bianca o decorata alla stregua dei più noti confetti.
Le ricette in rete sono moltissime.
Quella che potrete sicuramente provare è quella delle Sorelle Simili realizzata dalla mia amica Cinzia 
La mia è simile ma più semplice nella lista ingredienti e comunque estremamente semplice e deliziosa.
Provateli: si preparano in un attimo, durano a lungo ed uno tira l'altro.

Ingredienti per 2 kg di zuccherini 
1 kg di farina 00
400 g di zucchero
400 g di burro
una bustina di lievito per dolci
4 uova
zucchero a velo per la finitura.
Versate la farina miscelata con lo zucchero ed i lievito su una spianatoia o nella ciotola della planetaria.
Fate un cratere al centro e versate le uova ed il burro ammorbidito a temperatura ambiente.
Cominciate ad impastare fino ad ottenere una palla omogenea e liscia (cercando di fare questa operazione velocemente per non scaldare troppo il burro).
Avvolgete l’impasto nella pellicola e lasciatela riposare per un’ora al fresco.
Riprendete l’impasto, tagliatene piccoli pezzi grossi come un uovo e stendeteli arrotolandoli sulla spianatoia fino ad ottenere dei cordoncini grossi come un mignolo.
Tagliateli della lunghezza di 8 cm c.ca e chiudete le due estremità su se stesse a formare un anello.
Posizionateli su una placca coperta di carta da forno e fate cuocere a 180°C per c.ca 12 minuti e comunque non appena cominciano a dorare.
Con una piccola spatola, toglieteli delicatamente dalla placca e fateli raffreddare su una griglia per dolci.
Una volta freddi spolverateli con generosità di zucchero a velo e serviteli dentro un cestino di vimini o confezionati nel tulle come da tradizione.
Sono perfetti con un bicchierino di Malvasia dei Colli Piacentini.




mercoledì 22 giugno 2016

Pollo con olive spagnole per lo Starbooks di giugno

Aquellas Pequenas cosas - Ketama
In concomitanza con l'arrivo dell'estate (speriamo), lo Starbooks si lascia intrigare dal fascino delle Tapas e dalla condivisione vivace e confusionaria delle tavole spagnole, sempre ricche di piattini, colori e fantasia.
Tapas Revolution di Omar Allibhoy è appunto una festa che percorre la penisola iberica attraverso il racconto delle sue tapas e dei piatti che chiamano una tavola animata e divertita, dai sapori schietti, intensi e dalle preparazioni non così impegnative come quella che vi presento oggi.
Se volete saperne di più, scoprite la ricetta in questo post nostalgico.
Vi aspetto y Buen Provecho!

venerdì 17 giugno 2016

La Pappa col pomodoro è una cosa seria: Giornata Nazionale della Pappa col Pomodoro

Titolo canzone
Che io ami questo piatto è ormai risaputo visto che la ricetta compare oggi per la seconda volta su questo blog.
La prima volta fu proprio qui, con un post nostalgico e pieno di ricordi.
Ma se celebriamo la Giornata Nazionale della Pappa col Pomodoro all'interno del Calendario del Cibo Italiano una ragione ci sarà.
Questa è un piatto emblematico e fortemente territoriale: giocando alle similitudini, potremmo dire che nelle vene di ogni buon toscano scorre Chianti e Pappa col Pomodoro.
Provo pena per chi non ha mai avuto la fortuna di assaggiare questo concentrato di sapori buoni, rassicuranti come l'abbraccio della mamma.
La pappa col pomodoro è un piatto essenziale, l'estrema semplicità del gusto, che però in questo caso non è direttamente proporzionale alla facilità della sua preparazione.
Si, perché una pappa col pomodoro degna di questo nome parte da una base difficilissima: trovare il pane giusto!
Come ho già raccontato nel mio precedente post, sbagliare il pane può portare alla più totale debacle, ritrovandosi nel piatto un composto colloso e viscido perfetto per scialbare i muri della vostra cucina.
Fondamentale quindi, cercare un pane casereccio, di farina di grano tenero, possibilmente cotto a legna, senza sale e con mollica dalla alveolatura ampia e leggera.
Mai indugiare su pani industriali, men che meno panini o baguette. Anatemaaaaa....
Pane Toscano DOP o pane di Altopascio sono le star indiscusse della nostra pappa.
Il secondo protagonista di questo piatto è il POMODORO.
Secondo non per importanza.
Pomodori maturi, dalla polpa ricca, possibilmente dolci, che parlino indiscutibilmente di sole e di estate.
Si, perché la nostra pappa è un piatto estivo, che gode del frutto più amato di questa stagione.
Nel mio caso, in omaggio ad un luogo che grazie al pomodoro è noto il tutto il mondo, ho voluto utilizzare dei pomodori a grappolo di Pachino IGP, che ho lasciato maturare bene in una cesta prima di utilizzare.
I pomodori di Pachino a grappolo hanno una polpa ricca, pelle sottile e un sapore dolce e poco acido che li rende perfetti per la preparazione di salse, sughi ed in questo caso della nostra pappa, ma che non si disdegnano in insalata (a breve i restanti finiranno in una fresca panzanella).
La cosa interessante, è che i pomodori di Pachino IGP possono essere reperiti durante tutto l'anno quindi anche in inverno potrete preparare questo piatto come si deve .
Per leggere la storia e tutte le curiosità sulla Pappa col pomodoro, vi invito a visitare la pagina ufficiale di AIFB di cui la cara Ambra Alberigi, autrice del blog Ad ogni pentola il suo coperchio è oggi perfetta ambasciatrice.
Lì troverete anche numerosi contributi di soci appassionati della nostra pappa.

Invece, nell'ambito di una festa globale nel web nata dalla bellissima collaborazione tra il Consorzio del Pomodoro di Pachino IGP e l'Associazione Italiana Food Blogger, nella sola giornata di oggi potrete leggere decine di ricette a base di pomodori di Pachino visitando la pagina A TUTTO PACHINO .
La ricetta più originale e creativa avrà l'opportunità di spedire il proprio autore in Sicilia, a scoprire la terra in cui nascono le delizie di Pachino.

Venendo alla ricetta, indico qui una versione leggermente rivista di quella precedente.
Nel tempo si apportano modifiche che nascono anche dal confronto con persone che questo piatto lo preparano ad occhi chiusi da secoli.
Io ho voluto riportare la ricetta di una "nonna" della Val D'Orcia, che per bagnare il pane non usa brodo di nessun genere, ma solo acqua calda. La massima semplicità, che valorizza il sapore degli ingredienti primari.
Io ho utilizzato l'acqua in cui ho scottato i pomodori per poi eliminare la pelle.
Ingredienti per 4 persone 
1 kg di pomodori a grappolo di Pachino IGP maturi 
L'acqua bollente qb
350 gr di pane casareccio raffermo e la sua crosta

1/2 cipolla fresca di Certaldo
1 spicchio d'aglio
2 foglie di alloro ed un mazzetto di basilico 
peperoncino se gradito
sale, pepe q.b.
Olio extra vergine d'oliva (io ho usato quello Olio Extravergine del Chianti Dop)


Tagliate il pane a cubetti. Metteteli ad abbrustolire in forno caldo per una decina di minuti (questo è un passaggio che non è indispensabile se il pane è di 3 o 4 giorni).

Preparate un trito con la cipolla e l'aglio e fate rosolare a fiamma dolcissima nell'olio per 5 minuti, aggiungendo dell'acqua se necessario (non devono bruciare ma solo cuocere).
Aggiungete quindi le foglie di alloro ed il basilico tritato grossolanamente quindi abbassate la fiamma e fate passire per una 15na di minuti sempre aiutandovi con poca quantità di acqua. 
Aggiungete i pomodori già pelati e privati di semi, quindi salate, pepate ed eventualmente aggiungete il peperoncino se gradito. 

Mescolare e lasciare insaporire per 5/6 minuti.  
Aggiungete il pane e mescolate bene. 
Coprite con l'acqua bollente e fate cuocere a fiamma dolce. 
A metà cottura rimestate energicamente con una frusta in modo da sbriciolare il pane ed avere un composto cremoso. 
Aggiungete via via l'acqua se notate che si asciuga durante la cottura. 
Il segreto di una pappa al pomodoro perfetta, è la formazione dei 7 veli. 
La pappa è pronta quando avrete "rotto" il velo che si forma in superficie prodotto dall'olio e dalle proteine del pane, almeno 7 volte.  
Questo significa che mentre la pappa cuoce, questa si raddensa e voi sarete costretti a mescolare affinché non si attacchi e bruci e sarà pronta in circa un'ora. 
Dotatevi di un coperchio perché durante la cottura a fuoco lento, la pappa tenderà a pippiare, producendo schizzi bollenti. Fate attenzione. 
Servite tiepida,  ovviamente irrorata con dell'ottimo olio extra vergine e qualche fogliolina di basilico fresco. 

Appena fatta è deliziosa. Il giorno dopo magnifica

domenica 12 giugno 2016

La Pizza: La Maschia e La Sbagliata per l'MTC #58

'A pizza - Aurelio Fierro 
Non so se questa partecipazione sarà legale ai fini della gara MTC perché è stata fatta a quattro mani.
In casa Andante, c'è un unico pizzaiolo e di certo non sono io.
Quelle poche volte che il pizzaiolo mi ha lasciato l'incombenza di impastare, ha sempre poi portato in fondo la fase due, ovvero cottura della pizza.
Quello che poi è avvenuto anche in questa situazione.
Perché, lo ammetto senza vergogna né paura di sbrodolarmi, la pizza che fa lui, difficilmente l'ho mangiata altrove.
Nelle serate tra amici, lui passa il tempo della cena in piedi, dietro al suo forno a stendere, farcire cuocere e servire la pizza a tutti, per la gioia di tutte quelle pance contente.
Che non perdono  occasione per auto invitarsi periodicamente.
All'annunciazione della nuova sfida MTC di questo mese, ho pensato che la mia personale gara non sarebbe stata con la Community del web, ma con lui, perché la soggezione per la sua bravura con questo immortale piatto è tanta.
Mi sono detta che non avrei potuto comunque partecipare senza il suo aiuto, perché pensare di fotografare le fasi di preparazione di una ricetta così complessa nonostante la sua apparente semplicità, è impossibile.
Tutta la parte relativa all'impasto e lievitazione è stata eseguita da me, mentre la parte finale, ovvero la stesa e la cottura, dalle mani del mio pizzaiolo preferito, che ha quindi anche fatto da modello alle immagini del tutorial.
Chiedo quindi venia ad Antonietta, magistrale Terzo Giudice di questa stupenda sfida ed alla nostra super capa Alessandra se i partecipanti di questa proposta sono nella realtà, due.
Antonietta ha donato alla Community ben tre ricette per preparare una pizza perfetta: la tradizionale napoletana con metodo diretto secondo il disciplinare originale; in teglia sempre con metodo diretto e per finire con lievito madre, che io non avendo, non ho potuto prendere in considerazione.
Vi invito a leggere il suo incredibile post per trovare tutte le preziose informazioni e non fallire nell'impresa.
Al momento mi sono limitata a realizzare la tradizionale pizza la piatto con metodo diretto, nei due gusti più amati dall'esimio pizzaiolo e dalla sottoscritta: La Maschia del Chianti e la Margherita Sbagliata.
La Maschia è una creazione personale dell'uomo di cui sopra, perfezionata nel tempo ed ormai diventata cavallo di battaglia delle sue performance.
La Margherita Sbagliata non è nulla di originale, ma a noi piace moltissimo ed in casa la chiamiamo affettuosamente "focaccia fresca".
Qui di seguito vi riporto la ricetta di Antonietta e le sue note lungo la spiegazione.
Ingredienti per 4 pizze al piatto "regular"
450 g di farina forte 
250 ml di acqua 
12 g di sale 
1 g di lievito di birra fresco 
1 cucchiaino di zucchero
Per prima cosa misurate l'acqua.
E' consigliabile usare acqua oligominerale naturale in bottiglia se la vs. acqua del rubinetto è ricca di cloro perché questo può inibire la lievitazione.
Versare l'acqua in un'ampia ciotola di vetro e prelevatene una piccola quantità che verserete in 2 ciotoline diverse: in una scioglierete il sale e nell'altra attiverete il lievito con lo zucchero.
Versate l'acqua con il lievito nella ciotola e cominciate ad aggiungete piccole quantità di farina che avrete precedentemente setacciato.
Quando avrete finito la farina, potrete aggiungere l'acqua con il sale disciolto.
Incorporate la farina nell'acqua con la mano continuando fino a raggiungere il cosidetto "punto di pasta", in cui vedrete formarsi una palla appiccicosa e informe.
Questa fase deve durare più o meno 10 minuti.
Adesso dovrete ribaltare l'impasto su una spianatoia ed impastare con energia per minimo 20 minuti (io ho usato un timer).
L'impastate stirando e avvolgendo l'impasto su se stesso, utilizzando i polsi e scaricando il peso del corpo sull'impasto. Il lungo impasto fatto con energia consentirà di ottenere un panetto non appiccicoso, elastico, morbido che produrrà una pizza soffice e asciutta.
Verso il 15 minuti di impasto, ho notato come il panetto sia diventato cedevole e liscio con la tendenza a prendere una forma tonda e compatta, segno di una buona incordatura.
A impasto avvenuto, posizionate la palla in una ciotola di vetro e coprite con pellicola.
Fate lievitare in luogo caldo (almeno 25°) per minimo 2 ore.
E' il momento dello staglio, o come dice il mio pizzaiolo, della "spuntatura"
Ho diviso il panetto grande in 4 parti uguali da qui, quatto piccoli panetti (attraverso la pirlatura), che ho riposto su un telo di lino ed ho lasciato lievitare per 6 ore.
Non infarinate il telo perché l'incordatura dei panetti non consentirà loro di attaccarsi.
La temperatura deve essere di almeno 25° C.
Nonostante abbia coperto i panetti con un telo di tessuto naturale, purtroppo si sono leggermente seccati in superficie.
La prossima volta li coprirò preventivamente con pellicola e poi tessuto.
Mentre portate il forno alla temperatura più alta insieme allo stampo che userete per la pizza (io ho usato il fornetto con pietra ollare che arriva fino a 300°C), procedete alla stesa dell'impasto.
Cospargete il piano di lavoro con semola e stendete i panetti con le mani allargandoli verso l'esterno, quindi proseguite sbattendo la pasta tra una mano all'altra e roteandola in modo che si allarghi ottenendo una forma rotonda con centro sottile e bordi leggermente più spessi.
A questo punto,  se avete un forno normale, prelevate la teglia calda ed inseritevi la pasta procedendo al condimento velocemente, per poi riporla immediatamente in forno.
Nel mio caso l'impasto è stato messo sulla pietra del fornetto e condito direttamente lì sopra.

Per la Maschia del Chianti
150 g di Porchetta del Chianti affettata a macchina
2 piccole patate farinose
200 g di mozzarella di bufala
80 g di Mozzarella fiordilatte
Olio extravergine del Chianti Classico Dop
Sale aromatico con erbe del Chianti (un misto fine di sale, pepe nero, salvia, rosmarino, timo e ginepro)
1 rametto di rosmarino fresco per rifinire.
Sbucciate e lessate le patate a lungo: dovranno essere molto tenere.
Schiacciatele con una forchetta e conditele con il sale aromatico ( il mio è stato un regalo del mitico Cecchini di Panzano) e abbondante olio extravergine del Chianti Classico Dop.
Mescolate con cura.
Sulla base di pizza distribuite il fiordilatte e cominciate la cottura.
A 3/4 della cottura, aggiungete le patate distribuendole uniformemente sulla mozzarella e proseguite la cottura.
Una volta pronta, rifinite con la porchetta e con la mozzarella di bufala stracciandola con le mani.
Un immancabile filo d'olio extravergine e rametti di rosmarino a profumare il tutto.
Servire immediatamente.
Per la Margherita Sbagliata 
150 g di Fiordilatte
70 g di passata di pomodoro (fatta in casa da mia suocera)
Olio extravergine
Basilico fresco
Per la Margherita Sbagliata è fondamentale che la salsa  che utilizzerete sia davvero buona. 
Un passata possibilmente fatta in casa da pomodori buoni, che immagino per molti sia un'utopia, ma se proprio volete provarla, cercate in commercio un prodotto che sia eccellente, perché questo cambierà la storia della vostra pizza. 
Sulla mozzarella, avranno maggiore fortuna gli amici da Roma in giù. Io ho cercato una buona mozzarella ma certamente nulla a che vedere con quelle che posso reperire quando scendo in Molise.
Distribuite tutta la mozzarella precedentemente ben strizzata e sbriciolata con le mani, sulla superficie della pizza e portate a cottura. 
Una volta pronta, versatevi sopra la passata di pomodoro appena salata, e rifinite il tutto con un filo d'olio extravergine e foglie di basilico fresco. 
Servite immediatamente. 
La domanda è: avrà vinto la sfida il mio impegno e la ricetta di Antonietta contro la bravura del pizzaiolo di casa?
La risposta, con tutta onestà è nì: questa è sicuramente una pizza buonissima, che lascerebbe a bocca aperta molte persone e che anche qualche ristorante potrebbe invidiare. 
Purtroppo la stanghetta da superare nel mio caso, è troppo alta ed in questo caso sono costretta ad ammettere che per ora vince lui! 

Con queste due proposte sono felicissima di partecipare alla sfida nr 58 dell'MTC sulla Pizza di Antonietta - La trappola golosa. 





giovedì 9 giugno 2016

Insalata di grano saraceno verdure grigliate e radicchio rosso: vogliamo stare fuori.

May Be - Janis Joplin
Fino a che non smetterà di piovere, continueremo imperterriti a cucinare ma già la voglia di stare dietro ai fornelli scarseggia, così come quella di abbandonarsi a pasti luculliani, sontuosi, a cui difficilmente rinunciamo nella brutta stagione (valore consolatorio?).
Insomma riparte la voglia di stare "fuori".
Di pensare a tutto quanto si possa fare all'aperto, nella luce meravigliosa del mese di giugno.
Che quest'anno, Maremma piovosa, è partito proprio male.
La mia terrazza, sede agognata di cene al lume di una candela, avvolti dall'incantevole profumo del gelsomino in fiore, è tutt'ora orfana di movimento.
I morbidi cuscini delle poltroncine da giardino, sono tutt'ora rinchiusi in cantina in attesa che il sole possa nuovamente baciarli.
I miei portacandele di vetro colorato, sostano sul tavolo di legno pieni di acqua piovana.
Un po' stufa lo sono, lo ammetto.
Ho voglia d'estate, che non è propriamente la voglia di  spiaggia o di mare o di caos viaggiante, ma è quella di cambiare pelle e di vivere fuori le 4 mura.
Con la leggerezza tipica degli abiti impalpabili che vi sfiorano il corpo in questa stagione, anche il cibo si avvicina a quel desiderio di levità.
Così ho scoperto il grano saraceno, tenuto prigioniero in dispensa da un po' senza idea di quale fine fargli fare.
Ho optato per una fine semplice, veloce, leggera ed indolore.
Soprattutto buona buona.
Di grano Saraceno sentiamo spesso parlare sotto forma di farina ed anche in questo blog potete trovare qualche ricetta tipo questa.
Ma il chicco, dalla caratteristica forma conica,  non l'avevo mai assaggiato prima e ne ero molto curiosa.
Poche parole per dire che non si tratta di un vero e proprio cereale in quanto non fa parte della famiglia delle Graminacee, ma come la quinoa è uno pseudo-cereale.
La maggiore zona di produzione in Italia è il Trentino e la Valtellina (da qui i celebri pizzoccheri).
Le sorprese che riserva questo alimento sono molte: grande fonte di sali minerali come ferro, zinco e selenio.
Ricco di antiossidanti come rutina (che rafforza i vasi capillari riducendo il rischio di emorragie ed aiutando la microcircolazione)  e tannini.
Inoltre come molti celiaci ed intolleranti sanno, è privo di glutine quindi amatissimo da coloro che soffrono di questi problemi.

Insalata di grano 
Saraceno, verdure grigliate e radicchio rosso
Ingredienti per 4 persone.
320 g di grano Saraceno
200 g di primo sale
1 zucchina tonda
1 melanzana lunga non troppo grande
1 cespo di radicchio rosso
1 cipolla rossa di Certaldo
10 pomodorini tipo Piccadilly
50 ml di olio extravergine + 3 cucchiai
un rametto di menta fresca
un ciuffetto di maggiorana
un ciuffetto di prezzemolo
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaino di aceto balsamico
il succo di mezzo limone
1 cucchiaino di miele
sale e pepe qb
Lavate e ragliate a julienne il radicchio rosso.
Affettate sottilmente la cipolla e mettete 3 cucchiai d'olio in una larga padella.
Fate passire con dolcezza la cipolla per una 10 di minuti, se necessario aggiungendo dell'acqua.
Aggiungete il radicchio e fatelo stufare per 7/8 minuti. Aggiustate di sale quindi tenete da parte.
Lavate e affettate la zucchina e la melanzana ad uno spessore di 3/4 mm e fateli grigliare su una bistecchiera molto calda fino a che non mostreranno le caratteristiche strisce abbrustolite su entrambi i lati. Una volta pronte, tenete da parte.
Fate una concassé con i pomodorini e conditeli con un filo d'olio e poco sale.
Fate una citronette con l'olio, il balsamico, il miele, lo spicchio d'aglio pulito e diviso a metà, e le erbe aromatiche. Aggiungete il sale e il pepe a piacere, e sbattete bene con un forchetta. Fate riposare nel tempo che cuocete il grano.
Mettete a bollire abbondante acqua salata e cuocete il grano saraceno per c.ca 15/20 minuti (seguite le indicazioni sulla confezione).
Scolate e passate immediatamente sotto abbondante acqua fredda.
Versate il grano in una larga ciotola.
Aggiungete il radicchio brasato, le verdure grigliate ridotte a striscioline, la concassé di pomodorini, i primo sale ridotto a dadini.
Condite con la citronette preparata, dopo avere eliminato l'aglio, aggiustate di sale se necessario, rifinite con foglioline di rosmarino e servite.

lunedì 6 giugno 2016

Torta al cioccolato dei "5 Minuti": il drammatico potere del riordino.

Bad Day - Daniel Powter 
Mai avuta la terribile esperienza di un week end da incubo, vissuto in casa vostra, in cui niente, assolutamente nulla è al proprio posto e dove un marito ipercinetico traffica senza sosta nella vostra cabina armadio, momentaneamente sfrattata di ogni abito, oggetto e accessorio che di conseguenza gravita sopra qualsiasi piano d'appoggio della camera da letto, letto ovviamente incluso, e dove l'insopportabile puzza della vernice antimuffa ha preso residenza ovunque compresi i vostri capelli?
E mentre suddetto marito bonifica l'oggetto del vostro incubo, voi realizzate con un moto di nausea, che a breve chi dovrà rimettere ogni cosa al suo posto sarete voi, con circa un migliaio di spostamenti, sollevamenti peso, piegamenti sulle ginocchia, il tutto in stato di apnea per non respirare la puzza di cui sopra.
Quando avete finito e la vostra percezione degli arti inferiori è identica a quella di un budino di semolino, l'unico gesto che riuscite a fare è scaraventarvi a donna morta sul divano ed è lì, nella più totale quiete, nella consapevolezza che potrete godervi le prossime brevi ore in rilassamento, che lei si presenta.
Lei: la maledetta, insopportabile voglia di una fetta di morbida, confortante, semplice torta al cioccolato, in grado di riempire quel senso di insofferenza da stanchezza atavica che neanche il più sdolcinato, appiccicoso film romantico è in grado di fare.
Allora si che si diventa irrequiete: perché nella dispensa ci sono solo biscotti secchi senza zucchero (ci illudiamo di essere a dieta), un barattolo ormai alla fine di crema al gianduia (proibita assolutamente), e poco altro.
Inutile frugare in frigo perché gli yogurt saranno anche buoni, ma che tristezza, le fragole le abbiamo finite e resta solo la panna, tutto il resto è noia.
Con la verve di un leone in gabbia, si comincia compulsivamente a cercare su web: tortechesifannodasole, tortefacilivelocissime, tortecolteletrasporto, tortesubito...
Niente.
Fermi Tutti: ma qui c'è una torta in 5 minuti.
Ok, si può fare!
E' solo grazie a lei che trascinate il vostro corpo insensibile in cucina.
Miracolosamente realizzate di avere tutti gli ingredienti, li pesate in un attimo e ecco che l'impasto è già pronto.
Non ci credo.
Speriamo almeno che sia buona.

NOTA: la foto non doveva essere proprio così.
Lo styling prevedeva 3 fette identiche, tagliate alla perfezione, ma dopo aver avvisato gli abitanti della casa di non toccare mentre preparavo il set, una fetta è misteriosamente sparita.
L'ho ritrovata nella bocca del marito, spiaggiato allegramente sul divano, che con sguardo innocente mi fa: ma lo potevi dire!

Ingredienti per uno stampo da 20 cm di diametro

180 g di zucchero di canna sottile
130 g di farina 00
20 g di maizena (in alternativa fecola di patate)
30 g di cacao amaro
40 g di cioccolato fondente al 50%
3 uova grandi a temperatura ambiente
240 ml di panna fresca
8 g di lievito in polvere
zucchero a velo per rifinire

Accendete il forno a 170°
Tritate grossolanamente il cioccolato e fatelo sciogliere a bagno maria facendo attenzione che l'acqua non tocchi il fondo della ciotola.
Una volta sciolto, toglietelo dalla pentola e lasciatelo intiepidire mentre proseguite la preparazione.
Mettete le uova nella planetaria con lo zucchero e montatele con la frusta ad alta velocità, fino a che non avranno triplicato il loro volume in un composto soffice, chiaro e leggero.
A quel punto senza togliere la frusta, aggiungete le polveri: farina, maizena, cacao e lievito il tutto ben setacciato. Accendete a bassa velocità ed impastate fino a che gli ingredienti non saranno omogenei (pochi secondi).
Aggiungete la panna continuando ad impastare e per ultimo il cioccolato.
Otterrete un composto vellutato e cremoso che verserete nello stampo precedentemente foderato con carta da forno.
Fate cuocere a 170° i primi 7/8 minuti quindi aumentate la temperatura a 180° e continuate per 30/35 minuti.
La torta si gonfierà ma si abbasserà con il raffreddamento.
L'impasto resta molto umido e fondente, la consistenza è leggera, soffice, avvolgente.
Non è eccessivamente dolce ed il giorno dopo potrebbe essere utilizzata per esser farcita con confetture o creme perché ha un ottima stabilità.
Solo che al giorno dopo non ci arriva!
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