lunedì 27 febbraio 2017

Cake ai mirtilli e yogurt: una 15enne degli anni 80.

Eye in the sky - The Alan Parson Project
I ritmi di questo blog sono cadenzati da svariate ricorrenze tra cui il compleanno dell'asparagina che ormai è diventato un monito sul tempo che passa e se ne va.
Quell'esserino implume che faceva la sua apparizione su queste pagine festeggiando il suo nono compleanno con scarpette di pasta di zucchero, ne ha appena compiuti quindici.
Roba da far tremare le vene ai polsi.
E ricordarmi che io, 15 anni, li ho avuti ben 35 anni fa, nel lontano ed indimenticato 1982.
Per un attimo mi si è fermato il cuore.
Si tratta dei suoi 15 anni, mica della bomba atomica.
Passeranno, aumenteranno e non ci faremo più caso.
In realtà non è vero nulla.
Si tratta dei miei 15 anni.
Di quello che ne è rimasto nella mia memoria, ovvero, praticamente nulla.
Così, per proseguire nell'autolesionismo spicciolo, mi sono messa a ravanare su Google, per cercare di rimettere insieme qualche ricordo di ciò che il mondo era in quei miei giorni fuggevoli e spensierati, e quello che mi si è aperto è stato una sorta di vaso di Pandora di emozioni e nostalgie devastanti.
Esercizio pericolosissimo da fare in solitaria, ma da praticare con insistenza e dovizia di dettagli con i vostri amici più cari.
Il rischio "Grande Freddo" è in agguato dietro l'angolo, ma almeno vi accerterete di non essere in piena demenza senile. Non ancora.
Così, per il solo gusto di vantarmi di quanto speciale fosse quell'anno e di quanto sia stato un privilegio essere ragazza degli anni '80, comincerò con una frase: "Campioni del Mondo!"
Pochi giorni dopo la vittoria dell'Italia di Bearzot, Rossi e Pertini (vi risparmio la formazione che so comunque a memoria) sulla Germania nella finalissima dei Mondiali di Spagna, mia madre, mia sorella ed io raggiungevamo mio padre a Marbella dove avremmo passato i tre mesi successivi di un'estate meravigliosa. Non c'è stato istante in cui, ordinando un gelato o passeggiando sul lungomare di Puerto Banus, che qualcuno ci gridasse dietro "Viva Cabrini, Viva Rossi"...una roba da sentirsi padroni dell'universo.
Contemporaneamente Michael Jackson regalava al mondo il suo capolavoro indiscusso, l'album Thriller ed al cinema piangevamo con ET e ci innamoravamo di un replicante con il cuore pieno di rimpianto.
Gli smanettoni si finivano sul Commodore 64 mentre noi ci chiedevamo che fine avrebbero fatto i vinili di fronte a quel mini disco chiamato Compact Disc...anzi eravamo convinti che il vinile "will never die", ed in effetti ad oggi, avevamo ragione.
L'italia era tenuta in scacco da un mostro che nelle campagne fiorentine faceva strage di innocenti coppiette, e da un altro mostro tentacolare che invece, più a sud, faceva strage di una scorta, di un generale e della sua amata moglie.
Generazioni di ragazze romantiche piangevano la morte della Principessa più charmante della storia, la stupenda Grace Kelly, e noi ci chiedevamo se veramente la felicità stesse in un panino e un bicchiere di vino.
E per quanto mi riguarda? Ero persa nella piena adolescenza, nella mia musica, in problemi esistenziali quali "come eliminare i peli delle gambe" o "non innamorarmi ogni 2 ore del primo sconosciuto che vedevo passare". Ero felice ed infelicissima, piena di energia con punte di pigrizia titanica, avevo voglia di conquistare il mondo e terrorizzata di uscire di casa.
Insomma una ragazza normale.
Che tanto mi ricorda la quindicenne che oggi abita questa casa.
Ancora una volta soggiogata dalla semplicità delle ricette di Donna Hay con un cake super facile e delizioso, umido, e morbidissimo.
Non è la stagione dei mirtilli quindi i miei non avevano gran che sapore, ma mi riprometto di farlo tra agosto e settembre quando queste bacche saranno nel pieno del loro splendore.
La base del dolce però è perfetta per varianti creative con la frutta che preferite, possibilmente fresca.

Ingredienti per uno stampo da 22 x 8 cm
150 g di burro non salato, sciolto
180 g di zucchero semolato
2 uova
140 g di yogurt greco
1 cucchiaio di scorza grattugiata di limone non trattato
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
225 g di farina autolievitante, setacciata
125 g di mirtilli freschi + altri per servire
zucchero a velo per rifinire
  • Preriscaldate il forno a 160° 
  • Mettete il burro, lo zucchero, le uova e lo yogurt con gli aromi (vaniglia e scorza di limone) in una ciotola e mescolate per rendere il composto omogeneo
  • Aggiungete la farina e mescolate ancora fino a che tutti gli ingredienti formino un composto uniforme e morbido. 
  • Lavate, scolate e passate i mirtilli in un leggero strato di farina quindi incorporateli con delicatezza al composto quindi versate il tutto nello stampo che avrete foderato con carta da forno. 
  • Livellate la superficie con una spatola quindi fate cuocere per 1h/1h10. Fate la prova stecchino, che dovrà uscire pulito e asciutto. 
  • Fate raffreddare lo stampo su una gratella per 10 minuti, quindi aiutandovi con la carta da forno, sollevatelo e toglietelo dallo stampo, facendolo raffreddare completamente sulla gratella. 
  • Spolveratelo con zucchero a velo a piacere e servite con mirtilli freschi e se vi piace, yogurt fresco. Si conserva 3/4 giorni sotto una campana di vetro. Perfetto con te a colazione e nel pomeriggio. 

giovedì 23 febbraio 2017

Cookies di avena e cranberries e l'incapacità di controllarsi.

Vivere - E. Jannacci
Ci sono cose impossibili da controllare anche per l'uomo d'acciaio.
Gli starnuti, il singhiozzo, gli sbadigli. E che mi dite dei ruttini traditori?
Ed i sospiri, il sonno atavico, la fame nervosa. Per non entrare nel triviale.
Però la cosa più incontrollabile tra tutte, la più micidiale e potente resta il riso.
Non ci credete?
Nessuno di voi ricorda le crisi incontrollate di riso a tavola, da bambini, magari durante la cena quando il silenzio era segno di buona educazione e bastava uno sguardo del papà per radere al suolo una città?
Ebbene, c'era sempre quella strana serata in cui, casualmente alzavi gli occhi dal piatto di minestra e davanti a te vedevi tua sorella che succhiava dal cucchiaio con un'espressione comica ed improvvisamente lo sentivi.
Che ti saliva dai piedi, su per le gambette secche fino allo stomaco e piano piano si arrampicava dentro la gola, e tu che cercavi di mandarlo giù e non ci riuscivi, perché gli occhi avevano già le lacrime per la fatica di trattenerlo.
Così sbottavi a ridere senza ritegno, e tua sorella, come risvegliata da un letargo, via, più forte, dietro di te.
Non ricordate l'espressione sorpresa di mamma e papà che cercano di ripristinare l'ordine e voi che ridevate ancora più forte fino a singhiozzare? E quando finalmente, pensavate che fosse passata, bastava il suono di qualsiasi cosa, il tintinnio di un bicchiere, la bocca dall'incurvatura innaturale di tua sorella, uno sguardo di sbieco per ricominciare peggio di prima.
Da bambini è qualcosa di incredibile e bellissimo e a me accadeva nei momenti meno opportuni.
Come quella volta con mia sorella (serve sempre un complice, da soli non funziona), mentre servivamo messa.
E' bastata un'occhiata alla vecchietta sdentata che stava per prendere l'ostia, per avvertire il panico da risata farsi strada impetuosamente.
Il primo inutile tentativo è stato minacciare mia sorella con uno sguardo severo, ma quella già ghignava mimetizzandosi dietro il pulpito, proprio mentre io reggevo il piattino al parroco che somministrava l'ostia.
Poi, non ce l'ho fatta.
Dopo un secondo mi scendevano le lacrime e nel tentativo di restare composta, tremavo tutta, con la risata che mi rimbalzava da dentro a fuori come una pallina impazzita.
In prima fila mia madre ci osservava con lo sguardo di Carrie, che se avesse potuto, avrebbe incendiato l'altare.
Crescendo, si diventa più seri e noiosi.
Pensare che quei momenti erano come una scarica liberatoria che ci faceva sentire gagliardi e felici come non mai.
Quando accade, non vi trattenete.
Ridere fa bene, quasi quanto piangere.
Mamma come sarei curiosa di sentire le vostre storie di risate incontrollate, so che ne avete di bellissime.
Restando in tema di allegria, dei biscotti che sicuramente ve ne regaleranno parecchia, grazie alla loro bontà e facilità.
Tratti da quel pozzo infinito di bontà che è Baklava to Tatin di Bernard Laurence di cui potete leggere tutto su Starbooks 

Ingredienti per c.ca 12 biscottoni
100 g di zucchero semolato
125 g di brown sugar
125 g di burro non salato a temperatura ambiente
1 uovo medio
mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia
175 g di farina 00
175 g di fiocchi d'avena o crusca d'avena
1 pizzico di sale
100 g di cranberry disidratati o a scelta uvetta o la combinazione dei due

  • Miscelate gli zuccheri ed il burro in una ciotola da impastatrice e con il gancio a foglia impastate fino ad avere un composto cremoso.
  • Aggiungete la farina, il sale e l'avena e impastate fino a quando raggiungerà la consistenza sostenuta. A questo punto aggiungete i cranberry e versate su un piano di lavoro. Usate le mani per l'ultimo veloce impasto in modo che i frutti siano distribuiti omogeneamente. 
  • Mettete un foglio di carta da forno su una placca. Prendete un anello di acciaio di c.ca 8 cm di diametro e con una forchetta riempite l'anello con dei bocconi di impasto premendoli delicatamente per non schiacciarli: Lo spessore dei biscotti sarà di c.ca 2 cm ma cuocendo il disco si allarga leggermente ed appiattisce sui bordi. Eliminate l'anello e proseguite così distanziando di c.ca 3 cm un biscotto dall'altro, fino alla fine degli ingredienti. 
  • Non avrete bisogno di congelare i vostri biscotti prima di cuocerli. Mette in forno preriscaldato a 190° e cuocete dai 15 ai 20 minuti (dipende dalla grandezza dei vostri biscotti). 
  • Dovranno essere dorati ma non troppo e non preoccupatevi se vi sembreranno meno cotti al centro: questo darà loro maggiore morbidezza.
  • Fateli raffreddare una decina di minuti sulla placca e poi trasferiteli su una griglia per completo raffreddamento.
  • Conservateli in una scatola di latta per una settimana. 




martedì 21 febbraio 2017

Panini di farro e muesli per Starbooks

Era de maggio - Noa
Continua l'avventura della panificazione all'israeliana, con il libro Breaking Breads, la novità Starbooks di questo mese.
Per l'occasione ho provato dei piccoli Buns ricchi di frutta secca, semi e noci davvero sorprendenti per la morbidezza finale.
Se volete saperne di più e ve lo consiglio, basta leggere il post di oggi.
Buona giornata!

domenica 19 febbraio 2017

Il pollo di Apelle: pollo fritto 'gnorante per l'MTC #63

10 ragazze per me - L. Battisti 
Apollo era un figo della malora.
Anche quando dormiva poco o c'aveva l'influenza intestinale, era bello come il sole.
Le su' donne dicevano: l'è un Dio, e lui ci stava dentro alla grande visto che non se ne faceva sfuggire una dai 16 ai 70.
La su' mamma continua a ripetergli: Apollino mio, un giorno o l'altro 'ste donne ti fanno pelo e contropelo.
Ma lui niente, pareva c'avesse il foco addosso.
Questa sua irrequietezza aveva finito col procurargli una lista infinita di figliuoli che suo malgrado, doveva mantenere.
Grazie alla su' bellezza, l'osteria che gestiva a Lecchi in Chianti, era sempre fitta di gente e a lui toccava 'sta in cucina dalla mattina alla sera per controllare che il cuoco lavorasse per benino e i su' figlioli non facessero casino in giro per il locale.
Il problema è che la maggior parte dei clienti giornalieri erano donne, tutte a Lecchi per vede' l'Apollo, e lui non perdeva occasione per appartarsi di sopra, nella sua camera, per mostrare la famosa collezione di archi e frecce alla fortunata di turno.
Un giorno in cui Apollo era impegnato nell'ennesimo giro turistico delle sue stanze, i figli di sotto decisero di sfidarsi in una partita a calcetto all'ultimo sangue.
Il padre, che conosceva bene i su' polli e 'un era grullo, aveva strategicamente nascosto la palla, perché odiava gli schiamazzi dei figlioli quando giocavano.
Ma mentre il padre metteva a soqquadro ben più di una stanza in dolce compagnia, i figli setacciavano da capo a fondo la proprietà senza successo.
Il più tordo di tutti, Apelle, un cittone lungo e secco con i capelli giallo polenta, non volendo darsi per vinto, piombò in cucina e trovò il cuoco che stava preparando i polli per la frittura del giorno.
Gli disse che il 'su babbo lo stava cercando e lo fece uscì di corsa dalla cucina.
Chiamò i fratelli e chiese a tutti di aiutarlo a spellare i polli.
In un batter d'occhio tutti i polletti per il fritto furono gnudi e lui prese la pelle e ci fece una degna palla con cui cominciare la partita a calcetto.
Soltanto quando il cuoco cominciò a smoccolare come un turco con tutto il fiato che aveva in gola, Apollo scese esagitato a scoprire l'accaduto.
"C'hanno rubato la pelleeee" gridava il cuoco con le vene del collo che scoppiavano.
Apollo s'affacciò sull'aia e vide i figlioli che calciavano alla grande felici come pasque.
Con il manone alzato chiamò: "Apelleeeeeee".
Al cittone preso dal panico, vennero i capelli blu.
Sapeva benissimo che il padre, quando si arrabbiava poteva anche strangolare un pitone, e triste triste si avviò verso il suo destino.
"Apelle, è stata una tua idea?" chiese senza ulteriori dettagli.
Il poro citto non riusciva a spiccicare parola - "Oh babbo, scusaci ma noi si voleva giocà..."
"Lo sai che tutti vengono a mangiare qui perché il fritto l'è bono e croccante e la pelle 'un po' mancà. E adesso che gli diamo da mangiare?"
"Niamo babbo, e mettici un po' di rigatino no?"
Fu così che Da Apollo a Lecchi in Chianti, vicino a La Passera, nacque il Pollo 'gnorante di Apelle, e fu subito il piatto preferito.
Apollo invece, stufo di abità vicino a La Passera, cercò un casale in Val di Merse e si stabilì definitivamente nel ridente e vivace borgo di Orgia.
Chiedo venia, un po' sono imbarazzata, un po' mi viene da ridere.
Chi conosce questa parte di Toscana, sa che questi luoghi esistono, eccome, e anche se non ci abita l'Apollo, hanno nomi che fanno tanto ridere e stavolta sono usciti da questa tastiera in maniera autonoma, io non c'entro nulla.
Una storia di pollo fritto che aveva bisogno di un alibi e mi ci voleva Apelle.
La nostra Silvia, vincitrice dell'ultimo Mtc sui Macaron, ha lanciato uno strale diabolico.
Ci ha comprate col fritto. E che fritto.
Il pollo fritto piace a tutti e non dite di no.
A me l'idea è venuta da una preoccupazione: detesto la pelle di pollo e l'idea di doverla lasciare sotto una panatura deliziosa per poi doverla eliminare, mi ha spinta verso un escamotage che spero mi verrà perdonato: vestire il pollo di nuova pelle, e nasconderla sotto una panatura rustica, 'gnorante come può essere la granella di tarallo 'nzogna e pepe.
Comincio quindi con la parte creativa di questa sfida, con un pollo marinato in birra rossa ed arancia, successivamente avvolto in rigatino del Chianti e panato in briciole di tarallo sugna e pepe che ho riportato dall'ultimo viaggio a Napoli (e che ho conservato gelosamente appositamente per questa ricetta).
Senza troppe filosofie, passo subito alle ricette, che sono tante e spero di non annoiarvi.

Il pollo 'gnorante di Apelle
Ingredienti per 4 persone
1000 g di pollo tagliato in pezzi e privato della pelle
33 cc di Birra rossa
il succo di 1 arancia
1 arancia tagliata a pezzi
2 spicchi d'aglio
1 rametto di rosmarino
1 mazzetto di timo fresco
100 g di rigatino del Chianti tagliato sottile
5 taralli sugna e pepe ridotti in briciole non troppo fini
3 uova
farina qb
sale qb

  • Mettete il pollo tagliato a pezzi e privato della pelle, in una ciotola capiente. Copritelo con la birra, aggiungete il succo d'arancia, le fette di arancia, l'aglio privato della pelle, le erbe aromatiche. Coprite con una pellicola e fate marinare in frigo per 4 ore. 
  • Al momento della frittura, preparate la panatura. Sgocciolate il pollo dalla marinata ed avvolgete ogni pezzo con il rigatino coprendolo completamente 
  • Passate il pezzo di pollo nella farina, quindi nelle uova sbattute e leggermente salate, e per finire nelle briciole di tarallo. Mentre fate questa operazione fate scaldare l'olio a 170° in una padella di ferro dai bordi alti. L'olio dovrà riempirla almeno a metà.


  • Quando l'olio è a temperatura, inserite 2 o 3 pezzi massimo nella padella e fate friggere in olio profondo, per almeno 14/15 minuti, controllando che la temperatura si mantenga invariata. 
  • Controllate la doratura della panatura. Le briciole di tarallo sugna e pepe daranno al pollo un colore nocciola. Non abbiate fretta di cuocere i pezzi più grandi, in particolare le cosce, che sono quelle che hanno maggiore necessità di tempo per una cottura al cuore. 
  • Scolate con cura e fare asciugare su carta paglia o assorbente. Servire immediatamente ben caldo. 
Pollo al latticello di Silvia

Ingredienti per il latticello
250 g latte parzialmente scremato
250 g yogurt magro
10 ml succo di limone filtrato

  • In una ciotola versate lo yogurt e il latte e stemperateli. Spremete il limone, aggiungetelo al composto e lasciatelo a temperatura ambiente per 15 minuti circa. Versatelo sulla carne coprendo il tutto con la pellicola e mettete in frigo per tutta la notte.

Pollo fritto panato in farina 
Ingredienti per 4 persone

1 kg di pollo privato di pelle e tagliato in pezzi 
200 g di farina c.ca 
sale - pepe qb 
c.ca 1 litro di extravergine per friggere. 

    • Preparate un piatto fondo per appoggiare il pollo impanato, un piatto piano coperto da carta assorbente per appoggiare il pollo appena fritto e una placca da forno coperta anch’essa da carta assorbente per riporre il pollo fritto in forno e tenerlo al caldo.
    • Togliete il pollo dalla marinatura ed appoggiate i pezzi su una gratella appoggiata su un foglio di carta da forno in modo da poter raccogliere il latticello che sgocciola. Lasciate il pollo sgocciolare per almeno mezz'ora. 
    • Una volta pronto da friggere, preparare un piatto con la farina miscelata a sale e pepe ed accendete l'olio. Potete eventualmente infarinare il pollo mettendo la farina in un sacchetto di plastica ed agitarci i pezzi dentro, per poi eliminare la farina in eccesso. 
    • Quando l'olio e a 170°, cominicate a friggere in olio profondo e continuate ad infarinare il resto dei pezzi 

    • Friggete non più di 3 pezzi alla volta per mantenere la temperatura sotto controllo. Quando la farina sarà dorata, dopo c.ca 14/15 minuti (dipende dalla grandezza del pezzo di pollo) scolate i pezzi di pollo fateli asciugare su carta assorbente o carda paglia. 
    • Servite subito ben caldo. 

    Per accompagnare i miei polletti fritti ho preparato inoltre delle immancabili Chips di patate alla paprica dolce, una maionese di carote alla senape e aneto ed il Piccalilli dell'imprescindibile Martha Stewart 
    Per il Piccalilli di Marhta Stewart (da Martha's American Food)
    Ingredienti per 3 vasetti da 200 g 
    2 cetrioli
    150 g di cavolfiore tagliato a cimetti
    150 g di cavolo verza tagliato a fettine sottili
    1 cipolla rossa media
    1 peperoncino fresco privato dei semi e tagliato a rondelle
    250 g di aceto di sidro
    250 g di acqua 
    200 g di zucchero semolato 
    100 di sale grosso
    2 cucchiaini di senape in grani
    1 stecca di cannella
    1 cucchiaino e mezzo di curcuma
    1 chiodi di garofano
    1 cucchiaino di zenzero in polvere
    1 cucchiaino di coriandolo in grani
    1 manciata di semi di sedano (io di finocchio) 
    • Lavate bene le verdure, affettate i cetrioli con la buccia, affettate finemente la cipolla e mettete tute le verdure in una larga ciotola di vetro e mescolatele con il sale usando le mani per avvolgere bene le verdure. Copritele completamente con acqua fredda e coprite il tutto con una pellicola. Fate risposare tutta la notte in frigo.
    • Scolate le verdure e sciacquatele sotto acqua corrente un paio di volte. In una casseruola che possa contenere tutte le verdure, versate l'acqua, l'aceto, lo zucchero e tutte le spezie e portate a ebollizione sciogliendo lo zucchero. 
    • Versate le verdure e fate cuocere per 15 minuti sobbollendo appena. 
    • Passato questo tempo, versate il tutto in una ciotola di vetro e fate raffreddare completamente. 
    • Una volta fredde, mettete le verdure in barattoli di vetro e copritele con il loro liquido e chiudete. Si conservano in frigo per 10/15 giorni. 
    Maionese di carote alla senape e aneto

    Ingredienti per 3 persone
    2 carote medie
    150 ml di olio extravergine
    un pizzico di semi di cumino
    2 cucchiaini di senape in grani
    1 rametto di aneto fresco
    il succo di mezzo limone
    un pizzico di sale grosso
    • Sbucciate le carote e fatele cuocere al vapore tenendole al dente
    • Tagliatele a rondelle e mettetele in un bicchiere per mixer a immersione
    • Aggiungete tutti gli ingredienti e frullate fino ad ottenere una crema liscia e vellutata. Se necessario, aggiungete altro olio. 
    • Tenete al fresco fino al momento di servire. 
    Chips alla paprika dolce 

    Ingredienti per 3 persone
    700 g di patate
    olio extravergine per friggere
    paprica dolce in polvere
    sale 
    ghiaccio.
    • Sbucciate lavate ed affettate finemente le patate.
    • Sciacquatele sotto acqua corrente un paio di volte quindi mettetele in una ampia ciotola di vetro, copritele di acqua e ghiaccio e lasciatele riposare per 30 minuti.
    • Un volta pronti a friggere, scolatele bene, asciugatele con cura e fatele friggere in olio profondo a 180° fino a quando non saranno dorate e croccanti.
    • Scolatele con cura, salatele e cospargetele di paprika dolce. Servite subito. 

     Con queste ricette partecipo all'MTC 63 di Febbraio - Il pollo fritto di Silvia 


    giovedì 16 febbraio 2017

    Eliche con salsa di zucca e croccantini di parmigiano agli amaretti: un viaggio a Napoli e straordinarie coincidenze

    Dicitencello Vuje - R. Murolo
    Quante possibilità ci sono che due persone si trovino in casa lo stesso formato di pasta, abbiano un ricordo in comune e su una rivista a caso peschino quella unica ricetta che tra cento, infiamma la loro fantasia e golosità, e finiscano col realizzarla praticamente lo stesso giorno per dedicarla entrambe a quel ricordo comune?
    Se faccio un rapido calcolo...forse zero virgola?
    E quale faccia pensate abbia fatto la sottoscritta quando, avendo deciso di programmare la pubblicazione di questa ricetta per oggi, si trova di fronte un esatto clone della stessa pubblicata con 4 giorni di anticipo, con dentro praticamente le stesse emozioni ed entusiasmo?
    Il primo pensiero è stato: "è partito il post e non me ne sono accorta".
    Il secondo, "è incredibile, ho un ologramma nella web sfera!"
    Al terzo non ci sono arrivata perché ho cominciato a ridere come una scema ed ho mandato un messaggio alla diretta interessata, che come me è rimasta basita dopo aver visto l'immagine della stessa pasta, praticamente quasi con lo stesso styling.
    La personcina in questione è Alice del blog Panelibrienuvole e con lei, ben più di una volta mi è capitato di avere post programmati con la stessa ricetta o ricette realizzate con lo stessa ispirazione di base.
    Tante coincidenze e causalità che ti fanno capire come in questo ambiente, molte di noi si assomiglino, nel bene e nel male, legate da una fortissima passione in comune, che è in grado di smuovere "il cielo e l'altre stelle" come direbbe qualcuno parecchio più saggio di me.
    Questa passione è stata in grado di muovere oltre 70 cristofori destinazione Napoli, dove lo scorso 13/15 gennaio si è tenuto il terzo raduno MTC. 
    Ormai chi mi segue sa tutto della sfida di cucina più appassionante del web. Il Raduno invece è stata la conferma che una Community virtuale è fatta da persone vere, che amano lasciare la tastiera per guardarsi vis à vis, per abbracciarsi, per ridere e parlare fino allo sfinimento.
    Per mangiare finalmente insieme come se non ci fosse un domani.
    Così è stato nei tre giorni a Napoli, che per me sono stati ancora più speciali ed emozionanti, visto che festeggiavo un traguardo importante del mio calendario personale.
    Non dimenticherò mai nella vita, l'affetto, l'allegria, i nuovi abbracci, le risate e, naturalmente, Jean Polle, strepi...tante compagno di merende!
    Un piccolo puzzle di immagini rubate con il cellulare dei momenti più belli di questa tre giorni unica e irripetibile.
    Un week end organizzato alla perfezione dagli instancabili Fabio e Annalù, meravigliosi padroni di casa. Anche il maltempo alla fine si è scocciato e ci ha lasciato in pace.
    Abbiamo visto pure il blu del cielo napoletano, un azzurro che è il vero simbolo di questa straordinaria ed incredibile città.
    Così per ricordare quei giorni e ringraziare il Pastificio Gentile che con nostra grande sorpresa, ci ha fatto dono del proprio straordinario prodotto, ho preparato questa deliziosa pasta perché amo le Eliche fin da bambina, perché adoro la zucca, perché il contrasto evidente dolce e salato mi fa impazzire e perché è davvero facile e veloce.
    Non conoscevo la pasta Gentile ma l'ho trovata davvero di altissima qualità, un'eccellenza del territorio che la Campania deve tenersi stretta e valorizzare.
    Mi è piaciuta l'idea di sposare una pasta del sud con un condimento tradizionalmente nordico.
    Certi matrimoni funzionano benissimo.

    Ingredienti per 4 persone (da Sale e Pepe Febbraio 2017)
    320 g di Eliche pasta Gentile
    300 g di zucca gialla tipo Mantovana
    200 g di panna fresca
    40 g di parmigiano reggiano grattugiato
    2 amaretti secchi
    3 o 4 foglie di salvia
    20 g di burro
    nove moscata
    sale - pepe qb
    • Private la zucca della buccia e dei semi e tagliatela a dadini e mettetela in una casseruola con il burro, la salvia e 4 dl di acqua. Salate e portate a bollore e cuocendo per 15 minuti c.ca a fuoco moderato. Una volta morbida, frullate il composto con la sua acqua in un bicchiere da mixer a immersione per ottenere una crema vellutata e liscia.
    • Sbriciolate gli amaretti finemente e mescolateli al grana e poi versate il composto su un foglio di carta da forno posizionato su una placca, quindi fatelo cuocere in forno per 3/4 minuti a 220° in modo che si dori e formi una cialda. Togliete la carta dalla placca e fatela raffreddare su una griglia. La cialda morbida, diventerà croccante raffreddandosi. Mentre si raffredda tostate i pinoli in un padellino per qualche istante. 
    • Cuocete la pasta in abbondante acqua salata come da indicazioni sulla confezione quindi scolatela e saltatela nel tegame in cui avrete precedentemente versato la crema di zucca mescolata con la panna e fatta addensare. 
    • Mantecatela per qualche istante, quindi impiattate rifinendo con il croccantino all'amaretto, i pinoli ed una macinata di noce moscata. Servite immediatamente. 

    martedì 14 febbraio 2017

    Il Babka al cioccolato di Breaking Breads per Starbook di Febbraio

    Dance me to the end of love - L. Cohen
    Questo mese un libro che profuma di lievito.
    Era tanto che non si parlava di lievitati e questa volta lo facciamo andando lontano, verso oriente, con la tradizione di un cultura millenaria come quella Israeliana ed ebraica.
    Spero che vorrete seguirci perché il libro del mese promette meraviglie.
    Per la ricetta del Babka al cioccolato, dovrete leggere qui.
    Buon Starbook.

    giovedì 9 febbraio 2017

    Alligator Cake: la triste storia di un alligatore che divenne torta.

    Crocodile Rock - Elton John
    C'era una volta un alligatore, che galleggiava tranquillo nel suo metro e mezzo d'acqua.
    Pur oziando, come a tutti riesce bene fare quando si ha la panza piena, manteneva uno occhio vigile a pelo d'acqua, in attesa della prossima preda.
    La sponda del pantano era immobile, l'aria ferma.
    Degli alberi non il fruscio di una foglia, non il tramestio di erba secca.
    Calma piatta.
    Dal basso del suo stomaco ricolmo, un pensiero si faceva lentamente strada, una preoccupazione, un vago timore: "chi mangerò stasera? E se nessun assetato si avvicinerà al mio pantano, come arriverò a domani?"
    I suoi scrupoli erano ovviamente infondati visto che la panza accumulata avrebbe potuto sostentarlo per le prossime due settimane, ma ciò che il nostro alligatore non immaginava, è che da lì a poco, un'inconsapevole ex ragazza con manifesta sindrome da test di forno nuovo, avrebbe cambiato per sempre la sua vita.
    La ex ragazza infatti, nel tentativo di condividere con un nutrito gruppo di cuciniere ossessivo compulsive la sua ultima orfanella, una ricetta da lei testé sfornata, attivava involontariamente il tasto T9 del suo materializzatore molecolare di ultima generazione, richiamando dal suo sonno gastro vigile il povero alligatore.
    Nella confusione post prandiale, la bestia non realizzò di viaggiare alla velocità della luce attraverso tempo e spazio, via dal suo sicuro pantano del Mississippi fino all'altra parte del mondo, terra di iguane e non di alligatori, dal nome minaccioso di Singapore.
    Non si accorse neanche che la sua fine di lì a poco, sarebbe avvenuta sotto una densa glassa a specchio, imprigionato tra il voluttuoso aroma dell'arancia rossa e del caffé espresso, dentro una generosa fetta di torta al cioccolato!
    E questa è la storia della Alligator cake, il tormentone vizioso che ha minato le bacheche di Facebook negli ultimi dieci giorni.
    Potrete chiamarla pure come vi pare, ma per chi l'ha provata, lei è la sola e l'unica Alligator, prodotto di quella folle ex ragazza, che una ne fa e cento ne pensa e che di nome fa Alessandra.
    Di Alligator c'è ne una, come Alessandra, nessuna!

    Ingredienti per uno stampo da 20 cm
    175 g di burro morbido
    175 g di zucchero semolato
    175 g di uova (pesate con il guscio) a temperatura ambiente
    175 g di farina 00
    1 tazzina di caffè espresso (a temperatura ambiente)
    la scorza ed il succo di una arancia non trattata (a temperatura ambiente)
    70 g di cacao amaro
    1 cucchiaino colmo di lievito per dolci.

    Per la glassa a specchio di Elisa Baker 
    90 g di cioccolato fondente di qualità
    2 cucchiai di glucosio liquido
    30 g di burro
    2 cucchiai di acqua bollente

    • Accendete il forno a 180° a modalità statica
    • Montate bene con le fruste elettriche o con la planetaria, il burro morbido con lo zucchero, fino ad ottenere una massa spumosa e chiara. Pulite i bordi della ciotola con la spatola per staccare il burro e continuate a montare fino a che lo zucchero non sarà sciolto.
    • Uno alla volta, incorporate le uova e fate in modo che il precedente sia ben amalgamato prima di aggiungere il successivo.
    • Versate il caffè raffreddato, continuando a montare, quindi la scorza ed il succo di arancia. E' possibile che a questo punto il composto si "stracci" o si divida. Non vi preoccupate. 
    • Setacciate la farina con il cacao ed i lievito e miscelate bene, quindi aggiungeteli in 2 tempi, incorporando con una spatola. Mescolate bene fino a che le polveri non saranno ben amalgamate. 
    • Versate il composto nello stampo che avrete foderato con carta da forno (anche uno stampo a cerniera va benissimo), e fate cuocere. Nel mio forno la cottura ha richiesto 40 minuti. A 35 lo stecchino era ancora sporco di impasto liquido. Valutate con il vostro. Non la stracuocete. 
    • Fate raffreddare una decina di minuti quindi capovolgetela su una gratella e fatela raffreddaere completamente prima di glassare.
    • Per la glassa mettete la cioccolata tritata, il burro ed il glucosio (sostituibile con il miele, ma può caratterizzare il sapore finale), in una ciotola di acciaio e fate sciogliere il tutto a bagno maria. Mescolate bene quindi aggiungete 2 cucchiai di acqua bollente e mescolate ottenendo una glassa bella lucida e fluida. 
    • mettete un foglio di carta da forno sotto la griglia su cui è posizionato il dolce. Versate immediatamente la glassa facendola scendere al centro del dolce. Questa si allargherà colando sui lati e coprendo la superficie in maniera molto uniforme. Non dovrete usare la spatola, se non per rifinire i bordi, magari raccogliendo quella che scende sulla carta. 
    • Fate riposare in modo che la glassa si fermi quindi servite.
    NOTA: La prossima volta la taglierò e la farcirò con marmellata di arance amare perché l'aroma di arancia esaltato dal cioccolato, è inebriante ed sicuramente questo è un modo di valorizzare l'impasto. 
    Questo dolce è migliore il giorno dopo, perché esprime al massimo gli aromi contenuti. 



    lunedì 6 febbraio 2017

    Mini bundt all'anice e olio extravergine. La La Land, il cinema, la nostalgia e la consolazione.

    City of Stars - Ryan Gosling & Emma Stone 
    Nella serata più piovosa dell'ultima stagione, sono riuscita ad andare a vedere La La Land.
    L'ho fatto in un cinema piccolo, stretto, dentro una chiesa sconsacrata gremita di gente dalla prima all'ultima fila.
    Il mio primo pensiero è stato: "ma la gente non aveva smesso di andare al cinema?"
    Ed il secondo, immediatamente dopo: "ti prego, fai che sia bello perché chi resiste due ore con i ginocchi conficcati nello schienale di fronte!"
    Il disagio di sentire il respiro del vicino pomparmi nell'orecchio, è svanito all'oscurarsi delle luci ed all'apparire di una highway losangelina, innondata di sole e macchine ferme in un ingorgo.
    Da lì ad essere proiettati in una scena corale alla Saranno Famosi, con tanto di ballerini piroettanti su cofani di auto e camion, gambe slanciate su gard reil, complicità canterina tra autisti vocati allo stesso destino, sul tema gioioso e liberatorio di "Another Day of Sun", c'è voluto un istante.
    La magia del cinema mi aveva già incatenata, gli occhi spalancati e la bocca aperta in un sorriso ebete, serratosi soltanto ai titoli di coda, solo perché nella gola tremava una lacrima di commozione.
    Si fa male a dire perché qualcosa ti piace senza compromessi mentre è cordialmente detestata da qualcun altro.
    Se si ama il cinema, se, come me, si ama fortemente il genere musical, non si può restare indifferenti a questo film.
    Che prima di tutto è un tenero, appassionato e nostalgico omaggio a quel cinema che non c'è più ed alla consapevolezza che certe cose siano irripetibili.
    E proprio perché essendo tali, son care al nostro cuore.
    La storia d'amore tra Mia e Sebastian è simile a tante riviste mille volte: due giovani (una aspirante attrice ed un appassionato jazzista) animati da un sogno più grande di loro che si incontrano casualmente, si detestano al primo sguardo, si incrociano di nuovo e si amano senza limiti e probabilmente per sempre.
    Quindi nulla di nuovo sul fonte occidentale.
    Il geniale Damien Chazelle, già autore del bellissimo Whiplash (se non lo avete visto, fatelo!), decide di raccontare questa storia attraverso la musica, il ballo e le canzoni in formato Cinemascope.
    Il che, fin dall'inizio, ti sheckera dentro il continuo ricordo di vecchi film musicali su cui sei cresciuto (da Cantando sotto al pioggia a Un americano a Parigi), provocandoti un senso di pacifico turbamento e latente malinconia.
    La storia è pur sempre una storia d'amore, ma il messaggio che ti arriva è un altro: com'era meravigliosa la vita raccontata nei musical, e che gioia di vivere, e che peccato che il musical, quel musical non sia più.
    Se posso lasciarmi andare, La La Land non è un musical assoluto: ogni quadro, ogni performance, ogni scenografia utilizzata sono al servizio della nostalgia del regista, che fa un tuffo amorevole nel periodo d'oro del grande musical americano.
    La scelta dell'autore, di non utilizzare protagonisti che fossero cantanti o ballerini affermati, è ponderata ed ha lo scopo di dare a chi guarda, un'impressione di tenero impaccio e naturalezza, ma non di confronto, perché quel "musical" non si eguaglia.
    Ci sono i colori, i costumi, ci sono gli sfondi sognanti, la musica struggente.
    C'è tutto a voler ricordare com'era e come non è.
    In un momento di grande passione e disillusione, Seb, impersonato da uno scontroso e divertente Ryan Gosling, afferma che il Jazz puro, libero da condizionamenti e necessità, stia morendo.
    I grandi locali storici in cui il Jazz ha fatto la storia sono ormai fast food etnici, i cinema in cui si proiettano film della vecchia Hollywood, serrano i battenti.
    Un mondo incantato sta scomparendo.
    Questa verità scorre a fianco di una storia d'amore che incatena, che ci fa sognare e che traduce in stupende immagini tutto quello che il cinema vero dovrebbe fare: emozionarci, divertirci, consolarci.
    Lo sguardo di Mia, potente, espressivo e strenuamente aggrappato al sogno, ha le immense iridi turchesi di Emma Stone, e pare essere fatto per perdersi in quello disincantato di Seb.
    Non si riesce a staccarsi da lui, neanche in quel finale a sorpresa (che non vi svelerò) e che, nonostante tutto, mi ha visto uscire da quella sala, come solo il buon cinema ha il potere di fare, felice.
    E la nostalgia di sapori antichi e profumi lontani è tutta in queste tortine all'olio extravergine e anice, dalla fantasia di Martha Stewart nel suo libro cakes.
    Facili e veloci come ogni buon dolce che rispetti dovrebbe essere. E perfetti da portarsi al cinema e mangiare in silenzio, innamorati e sognanti guardando La La Land.

    Ingredienti per 4 mini bundt da 250 ml l'uno. 
    90 g di farina 00
    2 uova grandi intere + 1 tuorlo grande
    90 g di zucchero semolato
    un cucchiaino di scorza grattugiata di una arancia non trattata
    1 cucchiaino e mezzo di semi di anice tostati (e tritati)
    100 g di olio extravergine Riviera Ligure Dop
    1 pizzico di sale
    mezzo cucchiaino di lievito in polvere
    zucchero a velo per spolverare
    • Preriscaldate il forno a 170°. Imburrate ed infarinate quattro stampi monoporzione.
    • Tostate i semi di anice in un padellino fino a che non li sentirete sfrigolare, quindi fateli raffreddare e pestateli in un mortaio fino a renderli polvere. 
    • Montate le uova ed il tuorlo con lo zucchero, la scorza di arancia ed i semi di anice fino a che il composto non sarà bello gonfio. 
    • Aggiungete l'olio a filo mentre la massa continua a montare, senza interrompere, fino a che il composto non sarà omogeneo.
    • Miscela farina, lievito e sale ed aggiungili in 3 tempi alla massa montata
    • Versate il composto negli stampi riempiendoli fino a 2 /3 quindi cuoceteli per c.ca 20/30 minuti, e fate la prova stecchino per verificare la cottura. 
    • Mettete gli stampi su una griglia e fateli raffreddare per una decina di minuti prima di sformarli. 
    • Serviteli tiepidi per apprezzare in pieno il meraviglioso aroma di anice. 

    giovedì 2 febbraio 2017

    Tortelli di cavolo nero: i pulcini prendono il volo.

    Albachiara - V. Rossi
    Fra qualche giorno l'asparagina di casa partirà per il suo primo vero viaggio da sola.
    Da sola, senza genitori, verso una grande città a cui arriverà volando.
    Vivrà in una famiglia straniera e per qualche breve istante proverà l'emozione dell'autonomia e dell'immersione in una realtà diversa dalla sua, senza l'intervento rassicurante della sua famiglia.
    Il conto alla rovescia è cominciato 4 mesi fa, dal momento in cui l'abbiamo iscritta al progetto e non c'è stato giorno in cui non si sia parlato di questo viaggio, di Madrid, di come saranno quei giorni, eccetera eccetera.
    L'eccitazione ha avuto un crescendo così progressivo e incontrollato che ad una settimana dalla partenza si è ammalata: una sana e generosa influenza come da tradizione.
    Io ho tirato un sospiro di sollievo al pensiero che avrebbe potuto accadere qualche giorno più tardi, e l'ho lasciata dormire 4 giorni di seguito.
    Osservare il suo desiderio di partire misto a preoccupazione mi provoca una tenerezza infinita.
    Ricordo il mio primo viaggio da grandi con la scuola, in Germania, ed il divertimento con le amiche, le scoperte di luoghi incantevoli, la lingua complicata e l'imbarazzo nell'usarla.
    E se la memoria non m'inganna, il pensiero dei miei genitori non mi passò neanche per l'anticamera del cervello. Quindi a rigor di logica, sarà così anche per lei.
    Per Alice sarà tutto molto più semplice: oggi i nostri ragazzi sono già più smaliziati di noi nell'affrontare qualsiasi situazione, ma non posso impedirmi di provare un moto di protezione nei suoi confronti quando la vedo silenziosa persa nei suoi pensieri che so benissimo essere rivolti a questo viaggio.
    Io non riesco a non essere felice per lei, per quella che sarà una delle prime esperienze più belle della sua vita, di cui, ahimé, sentiremo parlare per i prossimi mesi.
    Il mio pulcino prende il volo. Che emozione.
    Ogni tanto bisogna tornare a matterello e spianatoia, altrimenti si perde l'abitudine e soprattutto l'opportunità di mangiare piatti di vera sostanza.
    Il mio amore per la pasta fresca non si spegne mai: questi tortelli li ho preparati per un compleanno doppio e sono stati grandemente apprezzati.
    Ma nel complesso la ricetta è semplice, ingredienti locali con un tocco di sud nei deliziosi ceci materani, valorizzati da un profumo di aglio, olio nuovo ed un Pecorino Toscano Dop stagionato al punto giusto.

    Ingredienti per 4 persone
    Per la sfoglia
    300 g di farina 0
    3 uova medie
    1 pizzico di sale

    Per il ripieno 
    350 g di cavolo nero mondato
    300 g di ricotta di pecora
    2 patate medie
    1 uovo grande
    1 porro
    80 g di pecorino toscano DOP fresco grattugiato + per rifinire
    sape - pepe nero macinato fresco qb
    olio extravergine qb

    Per la vellutata di ceci
    200 g di ceci secchi (io ho usato dei piccoli ceci Materani Gemme dei Sassi)
    2 foglie di alloro
    1 rametto di rosmarino
    1 spicchio d'aglio
    sale - pepe qb
    Olio extravergine Chianti Dop

    Scaglie di Pecorino Dop stagionato per rifinire.
    • La sera prima metti a mollo i ceci in acqua ed un pizzico di sale. 
    • Versa la farina su una spianatoia e fai la fontana. Al centro rompi le uova e metti un pizzico di sale. Con la forchetta sbattile leggermente e comincia ad incorporare piano piano la farina. Quando i liquidi diventeranno molto densi, potrai cominciare a lavorare con le mani, aiutandoti a raccogliere la farina con un tarocco, quindi iniziando ad impastare come anche spiegato in questo post . Lavora l'impasto non meno di 15 minuti, fino ad ottenere una palla liscia e setosa che farai riposare avvolta dalla pellicola per almeno 30 minuti. 
    • Metti a cuocere i ceci in abbondante acqua salata con le foglie di alloro. Fai cuocere fino a quando non saranno morbidi ma non sfatti (ci vorrà c.ca 1h30). Se preferisci potrai usare la pentola a pressione, che dimezzerà i tempi di cottura. 
    • Sbuccia le patate e falle lessare in acqua fredda fino a che non saranno morbide. Fai poi raffreddare. 
    • Prepara il ripieno. Pulisci il cavolo nero privando della costa centrale e parte del gambo se troppo coriaceo. Lavalo con cura quindi riducilo a julienne con un coltello molto affilato. Affetta finemente il porro e fallo passire in una larga padella con 4 cucchiai di extravergine per almeno 10 minuti, fino a che non sarà morbido. Aggiungi poca acqua se necessario.
    • Versa il cavolo nero a julienne nella padella, mescola con cura e fai cuocere a fiamma dolce per c.ca 15 minuti, aggiungendo dei mestolini di acqua calda via via che cuoce. Assaggia e verifica che sia cotto e non troppo al dente, quindi aggiusta di sale. Fai raffreddare. 
    • In una larga ciotola versa la ricotta, le patate schiacciate ripetutamente con uno schiacciapatate, il cavolo nero cotto, il pecorino toscano grattugiato finemente, l'uovo e mescola tutto molto bene per ottenere un composto omogeneo. Aggiusta di sale e pepe. 
    • Stendi la pasta ad uno spessore di c.ca 1,5 mm. Non deve essere troppo sottile ma sostenere bene il ripieno senza risultare grossolana. Ritaglia dei quadrati di c.ca 4 cm di lato e metti al centro una noce di composto. Chiudi il quadrato sovrapponendo due vertici opporti in modo da ricavare un triangolo. Salda bene i lati quindi, con la base del triangolo verso di te, ripiega verso di te la punta e chiudi il tortello tenendo fra pollice ed indice un angolo della base e facendo girare intorno all'indice l'altro angolo, che andrà a richiudersi sul primo. Otterrai così il tuo tortello. Prosegui fino a terminare gli ingredienti. Dovresti ottenere tra 6/7 tortelli a persona.  
    • Metti a bollire l'acqua per i tortelli.
    • Nel frattempo prepara la vellutata di ceci: in una casseruola fai profumare due cucchiai d'olio con uno spicchio d'aglio ed il rametto di rosmarino. Senza far troppo dorare l'aglio, aggiungi i ceci con un po' della loro acqua e mescolali in modo da avvolgerli bene nel suo profumo. Fai cuocere per 5/6 minuti. Una volta pronti, scolali (conservando l'acqua) e versali in un bicchiere da mixer a immersione. Aggiungi un mestolo della loro acqua e 2 generosi cucchiai di extravergine, un pizzico di sale e pepe, e frulla fino ad ottenere una crema. Controlla la densità e nel caso aggiungi un po' di acqua di cottura. La vellutata non deve essere liquida ma cremosa e soffice. Se la vuoi particolarmente setosa, passa il composto al setaccio o allo chinois. 
    • Versala calda sul fondo dei piatti di portata in uno strato non superiore al centimetro. Cuoci i tortelli in acqua bollente (ci vorranno dai 4/5 minuti), quindi scolali con cura. 
    • Disponili con grazia sulla vellutata e rifinisci con olio extravergine, pepe, e scaglie leggere di pecorino Toscano Dop stagionato. Servi immediatamente. 

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