mercoledì 30 marzo 2011

L'attitudine del carciofo e l'agente di viaggio: caponatina di primavera.

Sono un’agente di viaggio
Potrei usare mille definizioni ma alla fine qui si ritorna. Ho un' agenzia di viaggio, vendo e organizzo viaggi ovvero: il nulla fatto sogno. Da quasi 20 anni faccio questo lavoro e mi sembra una vita perché il vantaggio di questa professione è che cambia ogni giorno ed un anno di lavoro ti sembran dieci tanto i giorni sono diversi  l’uno dall’altro. La mia fortuna principale è che da tempo non ho più il contatto con il pubblico, se non in sporadiche occasioni, ma mi dedico completamente alla “creazione” di viaggi per clienti stranieri che vengono in Italia. Lavoro dietro le quinte. Naturalmente è inutile dire che adoro farlo, soprattutto perché il mio campo è l’eno-gastronomia: i miei viaggi sono pieni di cose buone, di corsi di cucina, di cantine e frantoi, di ristoranti spettacolari, di castelli, masserie, hotel de charme e di luoghi indimenticabili del nostro paese. I miei clienti sono per lo più americani, ovvero bambini troppo cresciuti, pieni di curiosità ed entusiasmo, che quando arrivano in Italia trovano la Disneyland del gusto e diventano matti. E’ divertente, è faticoso, a volte è un incubo.


Questa settimana, mancando la mia collega al front office, ho spesso trascorso il mio tempo al banco con un ritorno alle origini ovvero “la guerra con il cliente”.
Perché non si pensi che il lavoro di chi vende viaggi sia una professione romantica e piena di avventure. Le avventure effettivamente ci sono, non mancan mai, ma sono quelle che ti fanno venire l’ulcera e ti amareggiano la vita.
La cosa più complicata di vendere il nulla è che devi essere molto bravo a farlo. 
E quando ti rendi conto che sei diventato bravo, devi organizzarti e dotarti di: una laurea in psicologia, geografia planetaria, meteorologia, storia dei trattati internazionali, ingegneria civile, medicina e malattie infettive, lingue orientali e nordiche, senza dimenticare un master in astrologia comparata con lettura della sfera di cristallo.
Una volta acquisite tutte queste competenze (e si acquisiscono, ve lo posso garantire), affrontare il cliente è ancora difficile.
Perché se ti viene un cinese in agenzia per acquistare un biglietto aereo e alla domanda “Con che compagnia vuole volare?” ti senti rispondere “ No compagnia, io volale solo!” – capisci che qualsiasi risorsa tu possa tirare fuori dalla manica, non servirebbe. 
Ma anche quando il cliente distinto, con prosopopea si siede di fronte a te ed annuncia serio che lui “vuole fare una vacanza balneare in Austria” e tu vorresti dirgli che forse si è sbagliato con l’Australia, che ancora in Austria il mare non ce l’han portato ma una soluzione potrebbe esserci allagando la Svizzera, capisci proprio in quel momento di essere un professionista con i controfiocchi perché non ti sei lanciato in una risata oscena davanti agli occhi del carciofo rivestito, ma lo hai difeso dall’umiliazione con un rispettoso silenzio.
Alla fine ti viene il dubbio se tutta questa educazione e rispetto del cliente ripaghi la maleducazione ed arroganza di molti individui che entrano in agenzia con la convinzione che tu stia lì per hobby, perché questo "è un lavoro da ragazzi e da stagiste e tanto io prenoto su internet"….
Mah, al diavolo i carciofi rivestiti e consoliamoci con una caponatina di primavera!
Appena aperto il frigorifero, la vide.
La caponatina! Sciavuròsa, colorita, abbondante, riempiva un piatto funnùto, una porzione per almeno quattro pirsone. Erano mesi che la cammarera Adelina non gliela faceva trovare. Il pane, nel sacco di plastica, era fresco, accattato nella matinata. Naturali, spontanee, gli acchianarono in bocca le note della marcia trionfale dell'Aida.

(La gita a Tindari - A. Camilleri - pag. 219)
Questo è il primo libro sul commissario Montalbano che ho letto ed è stato amore a prima lettura. Le avventure di Montalbano non sono semplici gialli ma vere e proprie immersioni in una cultura magnifica e ricca di contraddizioni come quella siciliana. Camilleri ha l'abilità di trascinarci in situazioni, colori, sapori e persino profumi con una potenza evocativa senza eguali, aiutata dal una scrittura sinuosa e musicale dove il dialetto è l'abbellimento e l'acciaccatura sopra lo spartito della narrazione. 
Con "La gita a Tindari" mi sono sentita un po' presa in causa, e siccome da buona agente di viaggio in genere organizzo le gite per le comitive preferibilmente in primavera ed in autunno, ho immaginato questo viaggio a Tindari nella primavera inoltrata. La ricetta che propongo, non è la tradizionale caponata estiva, con le melanzane, ma una più leggera caponata con i carciofi, di grande tradizione nel periodo invernale e primaverile. Sicuramente il commissario Montalbano l'avrebbe gradita in ugual misura. 
Ingredienti per 4 persone:
- 4 bei carciofi non "rivestiti" (siciliani se si trovano)
- 300 gr. di polpa di pomodoro
- 2 gambi di sedano
- olive verdi denocciolate (io ho usato le mie nere di Kalamata, splendide)
- capperi sotto sale
- 2 cucchiaiate di pinoli
- cipolla, sale, pepe q.b
- foglioline di basilico
- Olio extra vergine d'Oliva di Castelvetrano
Pulire i carciofi, ridurli a spicchi e metterli in una bacinella con acqua acidulata con 1 limone. 
In una padella scaldare 3 cucchiai d'olio, quindi mettere i carciofi, salare e pepare e lasciare cuocere per 8/10 min. Devono restare croccanti. Se necessario aggiungere un paio di cucchiai d'acqua. Al termine della cottura, mettere da parte. 
Pulite e tagliate il sedano a rondelle 
In una piccola casseruola fate imbiondire la cipolla tritata con un po' d'olio quindi aggiungete il sedano e la polpa di pomodoro e fate cuocere per una decina di minuti. Aggiungete successivamente le olive, i capperi dissalati e qualche fogliolina di basilico. Salate e pepate e fate cuocere per altri 10 minuti. 
Sistemate i carciofi su un piatto di portata e copriteli con la salsa che avrete preparato. Lasciate riposare almeno 2 ore prima o per l'intera notte. Prima di servire, decorate con foglioline di basilico ed i pinoli tostati. 

Con questa ricetta, partecipo con grande piacere alla sfida de l'Acqua 'Dorosa "Il delitto è servito"

lunedì 28 marzo 2011

Se fossi una ricetta? Crostata alle amarene

Tutta colpa di Juls.
Una pensa di sapere poco della vita e di come va il mondo considerando che spesso la realtà supera ogni più scatenata fantasia, ma di conoscere almeno qualcosa su se stessa, specialmente se ci convive da più di quarant’anni.
Poi basta un piccolo gioco che facevamo da ragazzine in classe, all’ora della ricreazione, il “Se fosse…”, ve lo ricordate? – per entrare in confusione e ritrovarsi a rimuginare ore e ore su quale ricetta potrebbe rappresentare al meglio ciò che siamo.  
Naturalmente, dopo lo sconforto iniziale, parte la fase sondaggio, e si chiede a marito e figlia che puntualmente rispondono elencando piatti a cui mai avrei pensato, il che fa aumentare in maniera esponenziale la sensazione di smarrimento, se non che entrambi dicono un dolce ed almeno in questo forse ci siamo. Si, perché se fossi una ricetta sarei la parte finale del menù e almeno quello l’ho sempre saputo.
Ma non mi ci vedo in un dolce con la panna come mi descrive mio marito (a dire il vero lui ha detto che sono un bignè alla panna, affermazione che mi ha intenerito non poco, e nonostante tutto non riesco a trovarmi d’accordo con lui). Anche con mia figlia, che mi vuole torta al cioccolato, non ho potuto essere d’accordo. 
Poi, quando ho smesso di pensarci, anzi quando mi sono dimenticata del Contest di Giulia, improvvisamente ho trovato la risposta.
Se fossi una ricetta sarei una crostata.
Sarei sicuramente un dolce di pastafrolla, e per essere dettagliati, sarei una Crostata di Amarene con marmellata fatta rigorosamente in casa (ed in questo caso cito la marmellata di Nonna Mela, la più buona marmellata di amarene dell’universo conosciuto).
La crostata è un dolce complesso mascherato da semplice torta per merenda o colazione. Fosse nient’altro che per la preparazione della frolla che da sola necessita anni di tentativi prima di ottenere il risultato perfetto.
La crostata ha un aspetto semplice, pulito, un design lineare, basico. 
La crostata è elegante con semplicità. 
E’ versatile, un dolce da bosco e da riviera: viene farcita in migliaia di modi diversi tanto da poter essere tranquillamente servita anche in occasioni importanti. 
La crostata è un dolce rassicurante, non nasconde nulla e quanto è fatta bene, è buona e basta.
Ma la cosa più entusiasmante di questo dolce è il sapore. La meravigliosa sensazione della frolla che si sbriciola sotto i denti sprigionando tutto l'avvolgente aroma del burro, lasciando poi spazio alla densità della confettura che crea l’armonia perfetta.
La crostata è un dolce sorridente.
La crostata diventa più buona con il passar del tempo, sempre che non venga finita un’ora dopo averla sfornata.
La crostata è del Capricorno ascendente Cancro, come me, e non si può negare. E’ Capricorno nella sua essenzialità, e un dolce materno e confortante come il Cancro, il mio ascendente.
La crostata di amarene è la mia crostata, ovvero sono io, una persona estremamente semplice nell’involucro ma complessa all’interno. Una persona senza troppi fronzoli, con un cuore friabile e decisamente sorridente. Per armonizzare la dolcezza della frolla, la marmellata di amarene è fondamentale: la punta amarognola ed agretta rappresenta la mia parte autoironica e a volte brontolona, un po’ maschiaccia.
Se fossi una ricetta, cara Juls, sarei una bella crostata di amarene.
Ingredienti per una crostata grande e qualche crostatina (questa è la ricetta per la frolla che ho acquisito al Cordon Bleu di Firenze) :
gr 440 di farina 00 (ho usato quella del Molino Chiavazza)
gr 250 di burro
gr 140 di zucchero
1 uovo e un tuorlo
un pizzico di sale
(scorza di limone grattugiata o vanillina a piacere – io non la metto)
In una grande ciotola versate la farina e lo zucchero e miscelateli con una mano. Mettete un pizzico di sale quindi tagliate il burro a cubetti e versatelo nella farina. Con la punta delle dita, molto velocemente, pizzicate il burro con la farina fino ad ottenere un composto bricioloso. Aggiungete le uova e mischiate con un cucchiaio, quindi rovesciate il composto su una spianatoia e lavorate il tutto molto velocemente fino ad ottenere una palla morbida e liscia (è fondamentale che questa operazione venga effettuata in pochi secondi per non sciogliere il burro e sviluppare glutine che renderebbe il composto troppo duro e non friabile dopo cotto).
Avvolgere la palla nella pellicola e lasciarla riposare almeno un’ora in frigorifero. 
Stendere quindi la pasta in una sfoglia di c.ca 4/5 mm e foderare uno stampo per crostata di 28 cm preventivamente imburrato e infarinato. Accendere il forno a 180°C.
Bucherellare il guscio di pasta con i rebbi di una forchetta e versare la marmellata che preferite. Cercate di rendere liquida la vs. marmellata con un paio di cucchiai di acqua tiepida in modo che possa essere distribuita uniformemente sulla pasta e durante la cottura non si asciughi troppo.
Decorate poi la vs. crostata con strisce di pasta a losanghe, oppure motivi ottenuti con dei tagliabiscotti o come la vs. fantasia vi suggerisca.
Cuocere per .ca 45 min, fino a quando la pasta non sarà lievemente dorata.


 Con questo post partecipo al Contest di Giulia "Se fossi una ricetta" realizzato in collaborazione con Macchine Alimentari .