giovedì 23 giugno 2016

Gli Zuccherini Bolognesi: a cosa servono le sorelle?

You are my sister - Antony and the Johnsons
A cosa servono le sorelle, vi chiedere?
A litigarsi le Barbie, lo spazio sul sedile posteriore della macchina, le porzioni dei dolci o della pasta al forno, l'attenzione del papà o la coccola della mamma.
A dire "l'ho visto prima io" oppure "è mio non lo toccare" o ancora "me lo presti?".
Se poi da vostra sorella vi separano 11 mesi e 11 giorni di vita, ed avete avuto la sfortuna di nascere per prime, sarete per sempre la sorella maggiore, quella a cui vostra madre non smetterà di ripetere:" stai attenta alla sorellina, dalle la manina, non farla piangere...", finché vivrete.
Crescerete con la sensazione che quel pezzo del vostro sangue e della vostra carne, abbia sempre bisogno del vostro occhio vigile, anche quando avrà ormai smesso di succhiarsi il pollice ed indosserà minigonne mozzafiato.
Allora vi sentirete troppo grandi e vecchie e possessive (e protettive) ed avrete ancora voglia di menare schiaffi in sua difesa quando necessario, come facevate alle medie.
A cosa servono le sorelle?
Passano giorni in cui non vi sentite: vi chiedete che starà combinando quella testa matta e quando la chiamate al telefono, vi rendete conto di essere emozionate e vi esce quella vocina scema impastata di tenerezza.
Pensate che è sola nella sua casetta, magari legge un libro o è persa nei suoi pensieri malinconici o magari è infuriata come un diavolo della Tasmania e chissà con chi ce l'ha.
La vorreste sempre accanto a voi per tranquillizzarla e perché vi fa ridere come una deficiente con battute micidiali, e poi perché è mille volte più tosta di voi, affronta ogni giorno un mondo di uomini e lo fa con la grazia di una farfalla.

Le sorelle servono a ricordarci che non siamo sole, riavvolgono il nastro del passato insieme a noi ed hanno la capacità di farci rivivere certi momenti che pensavamo perduti.
Sono belle, sempre più belle di noi: hanno uno stile gagliardo, sanno abbinare i colori, scegliere le scarpe, acconciarsi i capelli come noi non sapremo mai e per questo le adoriamo e le invidiamo anche un po'.
Con le sorelle, non ci si vergogna di lasciarsi andare alle lacrime perché è un po' come piangere davanti ad uno specchio. Però è più bello quando si piange dal ridere.
Essere sorelle è una realtà strana, misteriosa e potente che travalica tempo e distanze.
A volte non ci si capisce, a volte basta uno sguardo. In ogni caso ci si riconosce, sempre.
Se una sorella non l'avete, mi dispiace tanto per voi.
Le sorelle servono anche a soddisfare le richieste strampalate di sorelle maggiori con hobby strani, tipo dover indossare un abito da sposa ormai smesso per posare tenendo una ciotola di biscotti ed attendere decine di scatti prima che la pazza dietro l'obiettivo si dia una calmata.
Mia sorella ha fatto questo per me: ha posato per queste foto rabbrividendo per il freddo e la scomodità dell'abito troppo grande e troppo lungo, fingendo di essere una sposa radiosa (mentre dentro mi malediceva). 
Sono passati due anni da queste foto. 
Lei è ancora single, naturalmente bellissima e sempre la mia sorellina.  
Nella stagione dei matrimoni, voglio condividere questa ricetta che preparai per un vecchio numero di A Tavola.
Nelle case Bolognesi in passato ma forse ancor oggi, in occasione di un matrimonio, si preparavano questi semplici biscotti di frolla profumata dalla forma evocativa dell'anello nuziale. 
Le quantità preparate erano immense e venivano serviti e donati agli ospiti in sacchettini di tela bianca o decorata alla stregua dei più noti confetti.
Le ricette in rete sono moltissime.
Quella che potrete sicuramente provare è quella delle Sorelle Simili realizzata dalla mia amica Cinzia 
La mia è simile ma più semplice nella lista ingredienti e comunque estremamente semplice e deliziosa.
Provateli: si preparano in un attimo, durano a lungo ed uno tira l'altro.

Ingredienti per 2 kg di zuccherini 
1 kg di farina 00
400 g di zucchero
400 g di burro
una bustina di lievito per dolci
4 uova
zucchero a velo per la finitura.
Versate la farina miscelata con lo zucchero ed i lievito su una spianatoia o nella ciotola della planetaria.
Fate un cratere al centro e versate le uova ed il burro ammorbidito a temperatura ambiente.
Cominciate ad impastare fino ad ottenere una palla omogenea e liscia (cercando di fare questa operazione velocemente per non scaldare troppo il burro).
Avvolgete l’impasto nella pellicola e lasciatela riposare per un’ora al fresco.
Riprendete l’impasto, tagliatene piccoli pezzi grossi come un uovo e stendeteli arrotolandoli sulla spianatoia fino ad ottenere dei cordoncini grossi come un mignolo.
Tagliateli della lunghezza di 8 cm c.ca e chiudete le due estremità su se stesse a formare un anello.
Posizionateli su una placca coperta di carta da forno e fate cuocere a 180°C per c.ca 12 minuti e comunque non appena cominciano a dorare.
Con una piccola spatola, toglieteli delicatamente dalla placca e fateli raffreddare su una griglia per dolci.
Una volta freddi spolverateli con generosità di zucchero a velo e serviteli dentro un cestino di vimini o confezionati nel tulle come da tradizione.
Sono perfetti con un bicchierino di Malvasia dei Colli Piacentini.




mercoledì 22 giugno 2016

Pollo con olive spagnole per lo Starbooks di giugno

Aquellas Pequenas cosas - Ketama
In concomitanza con l'arrivo dell'estate (speriamo), lo Starbooks si lascia intrigare dal fascino delle Tapas e dalla condivisione vivace e confusionaria delle tavole spagnole, sempre ricche di piattini, colori e fantasia.
Tapas Revolution di Omar Allibhoy è appunto una festa che percorre la penisola iberica attraverso il racconto delle sue tapas e dei piatti che chiamano una tavola animata e divertita, dai sapori schietti, intensi e dalle preparazioni non così impegnative come quella che vi presento oggi.
Se volete saperne di più, scoprite la ricetta in questo post nostalgico.
Vi aspetto y Buen Provecho!
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