lunedì 27 febbraio 2017

Cake ai mirtilli e yogurt: una 15enne degli anni 80.

Eye in the sky - The Alan Parson Project
I ritmi di questo blog sono cadenzati da svariate ricorrenze tra cui il compleanno dell'asparagina che ormai è diventato un monito sul tempo che passa e se ne va.
Quell'esserino implume che faceva la sua apparizione su queste pagine festeggiando il suo nono compleanno con scarpette di pasta di zucchero, ne ha appena compiuti quindici.
Roba da far tremare le vene ai polsi.
E ricordarmi che io, 15 anni, li ho avuti ben 35 anni fa, nel lontano ed indimenticato 1982.
Per un attimo mi si è fermato il cuore.
Si tratta dei suoi 15 anni, mica della bomba atomica.
Passeranno, aumenteranno e non ci faremo più caso.
In realtà non è vero nulla.
Si tratta dei miei 15 anni.
Di quello che ne è rimasto nella mia memoria, ovvero, praticamente nulla.
Così, per proseguire nell'autolesionismo spicciolo, mi sono messa a ravanare su Google, per cercare di rimettere insieme qualche ricordo di ciò che il mondo era in quei miei giorni fuggevoli e spensierati, e quello che mi si è aperto è stato una sorta di vaso di Pandora di emozioni e nostalgie devastanti.
Esercizio pericolosissimo da fare in solitaria, ma da praticare con insistenza e dovizia di dettagli con i vostri amici più cari.
Il rischio "Grande Freddo" è in agguato dietro l'angolo, ma almeno vi accerterete di non essere in piena demenza senile. Non ancora.
Così, per il solo gusto di vantarmi di quanto speciale fosse quell'anno e di quanto sia stato un privilegio essere ragazza degli anni '80, comincerò con una frase: "Campioni del Mondo!"
Pochi giorni dopo la vittoria dell'Italia di Bearzot, Rossi e Pertini (vi risparmio la formazione che so comunque a memoria) sulla Germania nella finalissima dei Mondiali di Spagna, mia madre, mia sorella ed io raggiungevamo mio padre a Marbella dove avremmo passato i tre mesi successivi di un'estate meravigliosa. Non c'è stato istante in cui, ordinando un gelato o passeggiando sul lungomare di Puerto Banus, che qualcuno ci gridasse dietro "Viva Cabrini, Viva Rossi"...una roba da sentirsi padroni dell'universo.
Contemporaneamente Michael Jackson regalava al mondo il suo capolavoro indiscusso, l'album Thriller ed al cinema piangevamo con ET e ci innamoravamo di un replicante con il cuore pieno di rimpianto.
Gli smanettoni si finivano sul Commodore 64 mentre noi ci chiedevamo che fine avrebbero fatto i vinili di fronte a quel mini disco chiamato Compact Disc...anzi eravamo convinti che il vinile "will never die", ed in effetti ad oggi, avevamo ragione.
L'italia era tenuta in scacco da un mostro che nelle campagne fiorentine faceva strage di innocenti coppiette, e da un altro mostro tentacolare che invece, più a sud, faceva strade di una scorta, di un generale e della sua amata moglie.
Generazioni di ragazze romantiche piangevano la morte della Principessa più charmante della storia, la stupenda Grace Kelly, e noi ci chiedevamo se veramente la felicità stesse in un panino e un bicchiere di vino.
E per quanto mi riguarda? Ero persa nella piena adolescenza, nella mia musica, in problemi esistenziali quali "come eliminare i peli delle gambe" o "non innamorarmi ogni 2 ore del primo sconosciuto che vedevo passare". Ero felice ed infelicissima, piena di energia con punte di pigrizia titanica, avevo voglia di conquistare il mondo e terrorizzata di uscire di casa.
Insomma una ragazza normale.
Che tanto mi ricorda la quindicenne che oggi abita questa casa.
Ancora una volta soggiogata dalla semplicità delle ricette di Donna Hay con un cake super facile e delizioso, umido, e morbidissimo.
Non è la stagione dei mirtilli quindi i miei non avevano gran che sapore, ma mi riprometto di farlo tra agosto e settembre quando queste bacche saranno nel pieno del loro splendore.
La base del dolce però è perfetta per varianti creative con la frutta che preferite, possibilmente fresca.

Ingredienti per uno stampo da 22 x 8 cm
150 g di burro non salato, sciolto
180 g di zucchero semolato
2 uova
140 g di yogurt greco
1 cucchiaio di scorza grattugiata di limone non trattato
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
225 g di farina autolievitante, setacciata
125 g di mirtilli freschi + altri per servire
zucchero a velo per rifinire
  • Preriscaldate il forno a 160° 
  • Mettete il burro, lo zucchero, le uova e lo yogurt con gli aromi (vaniglia e scorza di limone) in una ciotola e mescolate per rendere il composto omogeneo
  • Aggiungete la farina e mescolate ancora fino a che tutti gli ingredienti formino un composto uniforme e morbido. 
  • Lavate, scolate e passate i mirtilli in un leggero strato di farina quindi incorporateli con delicatezza al composto quindi versate il tutto nello stampo che avrete foderato con carta da forno. 
  • Livellate la superficie con una spatola quindi fate cuocere per 1h/1h10. Fate la prova stecchino, che dovrà uscire pulito e asciutto. 
  • Fate raffreddare lo stampo su una gratella per 10 minuti, quindi aiutandovi con la carta da forno, sollevatelo e toglietelo dallo stampo, facendolo raffreddare completamente sulla gratella. 
  • Spolveratelo con zucchero a velo a piacere e servite con mirtilli freschi e se vi piace, yogurt fresco. Si conserva 3/4 giorni sotto una campana di vetro. Perfetto con te a colazione e nel pomeriggio. 

giovedì 23 febbraio 2017

Cookies di avena e cranberries e l'incapacità di controllarsi.

Vivere - E. Jannacci
Ci sono cose impossibili da controllare anche per l'uomo d'acciaio.
Gli starnuti, il singhiozzo, gli sbadigli. E che mi dite dei ruttini traditori?
Ed i sospiri, il sonno atavico, la fame nervosa. Per non entrare nel triviale.
Però la cosa più incontrollabile tra tutte, la più micidiale e potente resta il riso.
Non ci credete?
Nessuno di voi ricorda le crisi incontrollate di riso a tavola, da bambini, magari durante la cena quando il silenzio era segno di buona educazione e bastava uno sguardo del papà per radere al suolo una città?
Ebbene, c'era sempre quella strana serata in cui, casualmente alzavi gli occhi dal piatto di minestra e davanti a te vedevi tua sorella che succhiava dal cucchiaio con un'espressione comica ed improvvisamente lo sentivi.
Che ti saliva dai piedi, su per le gambette secche fino allo stomaco e piano piano si arrampicava dentro la gola, e tu che cercavi di mandarlo giù e non ci riuscivi, perché gli occhi avevano già le lacrime per la fatica di trattenerlo.
Così sbottavi a ridere senza ritegno, e tua sorella, come risvegliata da un letargo, via, più forte, dietro di te.
Non ricordate l'espressione sorpresa di mamma e papà che cercano di ripristinare l'ordine e voi che ridevate ancora più forte fino a singhiozzare? E quando finalmente, pensavate che fosse passata, bastava il suono di qualsiasi cosa, il tintinnio di un bicchiere, la bocca dall'incurvatura innaturale di tua sorella, uno sguardo di sbieco per ricominciare peggio di prima.
Da bambini è qualcosa di incredibile e bellissimo e a me accadeva nei momenti meno opportuni.
Come quella volta con mia sorella (serve sempre un complice, da soli non funziona), mentre servivamo messa.
E' bastata un'occhiata alla vecchietta sdentata che stava per prendere l'ostia, per avvertire il panico da risata farsi strada impetuosamente.
Il primo inutile tentativo è stato minacciare mia sorella con uno sguardo severo, ma quella già ghignava mimetizzandosi dietro il pulpito, proprio mentre io reggevo il piattino al parroco che somministrava l'ostia.
Poi, non ce l'ho fatta.
Dopo un secondo mi scendevano le lacrime e nel tentativo di restare composta, tremavo tutta, con la risata che mi rimbalzava da dentro a fuori come una pallina impazzita.
In prima fila mia madre ci osservava con lo sguardo di Carrie, che se avesse potuto, avrebbe incendiato l'altare.
Crescendo, si diventa più seri e noiosi.
Pensare che quei momenti erano come una scarica liberatoria che ci faceva sentire gagliardi e felici come non mai.
Quando accade, non vi trattenete.
Ridere fa bene, quasi quanto piangere.
Mamma come sarei curiosa di sentire le vostre storie di risate incontrollate, so che ne avete di bellissime.
Restando in tema di allegria, dei biscotti che sicuramente ve ne regaleranno parecchia, grazie alla loro bontà e facilità.
Tratti da quel pozzo infinito di bontà che è Baklava to Tatin di Bernard Laurence di cui potete leggere tutto su Starbooks 

Ingredienti per c.ca 12 biscottoni
100 g di zucchero semolato
125 g di brown sugar
125 g di burro non salato a temperatura ambiente
1 uovo medio
mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia
175 g di farina 00
175 g di fiocchi d'avena o crusca d'avena
1 pizzico di sale
100 g di cranberry disidratati o a scelta uvetta o la combinazione dei due

  • Miscelate gli zuccheri ed il burro in una ciotola da impastatrice e con il gancio a foglia impastate fino ad avere un composto cremoso.
  • Aggiungete la farina, il sale e l'avena e impastate fino a quando raggiungerà la consistenza sostenuta. A questo punto aggiungete i cranberry e versate su un piano di lavoro. Usate le mani per l'ultimo veloce impasto in modo che i frutti siano distribuiti omogeneamente. 
  • Mettete un foglio di carta da forno su una placca. Prendete un anello di acciaio di c.ca 8 cm di diametro e con una forchetta riempite l'anello con dei bocconi di impasto premendoli delicatamente per non schiacciarli: Lo spessore dei biscotti sarà di c.ca 2 cm ma cuocendo il disco si allarga leggermente ed appiattisce sui bordi. Eliminate l'anello e proseguite così distanziando di c.ca 3 cm un biscotto dall'altro, fino alla fine degli ingredienti. 
  • Non avrete bisogno di congelare i vostri biscotti prima di cuocerli. Mette in forno preriscaldato a 190° e cuocete dai 15 ai 20 minuti (dipende dalla grandezza dei vostri biscotti). 
  • Dovranno essere dorati ma non troppo e non preoccupatevi se vi sembreranno meno cotti al centro: questo darà loro maggiore morbidezza.
  • Fateli raffreddare una decina di minuti sulla placca e poi trasferiteli su una griglia per completo raffreddamento.
  • Conservateli in una scatola di latta per una settimana. 




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