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martedì 8 febbraio 2022

Marmellata di arance: cicale o formiche?

Se qualcuno mi facesse questa domanda non saprei onestamente cosa rispondere. 
Guardando indietro la mia vita, posso quasi affermare di essere entrambe in una strana, disarmonica combinazione.
Sono stata cicala ogni volta che ho avuto la possibilità di partire, di viaggiare, anche solo per brevi periodi, per il piacere e la necessità di scoprire qualcosa di più di questo pazzo mondo (e quindi di me stessa).  
Il destino ha voluto accompagnarmi ad una persona che non si è mai posta limiti se non quelli della sopravvivenza al quotidiano, diventando un complice di follie itineranti fino a che un virus maligno ha messo i freni a fughe e scorribande. 
Sono formica in cucina, quando metto via vasetti, conserve, congelo alimenti da utilizzare nel tempo, stipo farine e spezie in dispensa, centellino gli ingredienti preferiti sperando che non finiscano mai.
A volte questo accantonare mi prende la mano e finisce che scopro alimenti scaduti che ahimé non riesco a riutilizzare e mi darei padellate in testa. 
Allora capisco che essere formica in questo ambito è rischioso e forse la misura sta sempre nel mezzo. 
Una cosa che so, che ho imparato, è che bisogna smettere di rimandare l'opportunità. 
Se si ha occasione di fare qualcosa che desideriamo, se ne si ha la possibilità, non si deve rimandare. 
Come diceva il buon vecchio Battiato "ne abbiamo avute di occasioni, perdendole, non rimpiangerle mai". 
Quest'anno grazie al dono di una conoscente, sono venuta in possesso di diversi chili di ottime arance biologiche, ancora un poco asprine, così che ho deciso di lasciarle maturare per poi farne della marmellata da tenere in dispensa per la mia colazione (da buona formica). 
Erano arance rosse, con una buccia sottile il che non mi avrebbe dato dei problemi sul fronte dell'"amaro" che rilascia in genere la parte bianca della zeste di agrumi. 
Ho cercato in rete e mi è venuta in aiuto la cara Anna Gentile con la ricetta che ha fatto lo scorso anno quindi considerando quanto io stimi questa meravigliosa donna, blogger ed amica, ho deciso che avrei seguito la sua ricetta. 
Che poi ho scoperto arrivare direttamente da un'altra incredibile persona e blogger eccezionale, la bravissima Giulia di Jul's Kitchen. 
Insomma, ho potuto tuffarmi sul morbido, se capite cosa voglio dire. 
Quello che mi sento di consigliarvi, quando vi accingerete a preparare la marmellata, lavorate sempre un chilo di arance alla volta. 
Controllerete bene la cottura ed il risultato sarà eccellente. 
Soprattutto, non abbiate fretta. Le cose buone richiedono calma e pazienza. 

PS - La brioche che vedete in foto, è quella con biga che trovate sul blog. 

Ingredienti per c.ca 8/10 vasetti da 200g 
1 kg di arance biologiche con buccia edibile
2 litri di acqua
il succo di 2 limoni 
1500 g di zucchero 

Termometro digitale per zucchero
Una garza di mussola non trattata 
  • La sera prima lavate accuratamente le arance, asciugatele, tagliatele a metà e spremetele, raccogliendo tutto il succo in una ciotola. Dalle mezze sfere delle arance, aiutandovi con uno spilucchino, esportate la parte delle pellicine che contengono il succo e mettetele nella garza, così come anche gli eventuali residui e noccioli che resteranno sul vostro spremiagrumi. Chiudete la garza a sacchetto con poco spago e tenete da parte. 
  • A questo punto tagliate in 4 parti ogni metà di scorza e con un coltello affilato, riducetela in fettine sottili, anche la parte bianca senza nessun problema. Mettete le scorzette che otterrete in una ciotola. 
  • Versate il succo d'arancia, le scorzette e 2 litri d'acqua in una pentola o caldaietta per confetture, aggiungete il sacchetto di garza nel liquido e lasciate riposare tutta la notte. 
  • Il giorno dopo, accendete la fiamma sotto la pentola a calore alto e portata ad ebollizione, quindi abbassate la fiamma (medio bassa) e fate sobbollire fino a che il liquido non si sia ridotto della sua metà. Ci vorranno un paio d'ore. 
  • Una volta ridotti i liquidi, prendete una ciotola su cui appoggerete un setaccio di metallo rotondo, togliete la garza dalla pentola e trasferitela sul setaccio, quindi con un cucchiaio di legno o un pesta carne, cercate di strizzarla per fare uscire tutto il liquido. Importante perché questo liquido contiene la pectina che servirà alla vostra marmellata per farla addensare. Buttate il contenuto della garza. 
  • Versate il liquido nella pentola, seguito dal succo dei due limoni e dallo zucchero, mescolare e riprendete la cottura a fiamma media
  • Quando il liquido ricomincerà a bollire munitevi di termometro e cominciate a monitorare la temperatura. La vostra marmellata dovrà arrivare a 105° affinché la pectina dia il via al processo di gelificazione. Se interromperete la cottura a 105° otterrete una marmellata morbida, a 108° una marmellata stile quella inglese. Oltre non è consigliabile perché raffreddando diventerebbe molto dura. Io ho optato per una via di mezzo, 106°, spalmabile ma ancora morbida. 
  • Appena sarà pronta, riempite i vasetti che avrete preventivamente sterilizzato, chiudeteli con tappi nuovi e ben funzionanti e capovolgete su un foglio di carta o canovaccio e lasciate raffreddare completamente prima di toccarli. 
  • Per apprezzare al pieno la marmellata, consiglio di conservare al buio in luogo fresco per almeno 2 settimane prima utilizzarla. 






venerdì 29 gennaio 2021

Ciambella soffice all'arancia e yogurt greco

E' la stagione degli agrumi.
Mi piacciono così tanto che cerco di farne scorpacciate e godermeli il più possibile prima che questo periodo così generoso passi e me le faccia sognare per il resto dell'anno. 
Forse si è capito che mi piacciono anche i dolci con gli agrumi e su questo blog ce ne sono davvero tanti. Ultimamente ho fatto anche una torta con delle arance intere frullate nell'impasto ed è assolutamente splendida, ma dovendola regalare non sono stata in grado di fotografarla e spero di poterla rifare prima che la stagione termini.
Questa ciambella è in realtà la versione "in purezza" di un cake che avete già trovato qui nel blog.
La forma è diversa ma la sostanza è quella, solo che ho aggiustato il tiro con lo zucchero ed intensificato l'aroma di arancia con le scorze. 

E' una di quelle torte che avrete voglia di fare e di rifare, semplicemente perché ci vogliono 5 minuti di orologio per impastarla ed esce sempre buonissima, soffice come una piuma ed umida come piace a noi. 
Si mantiene a lungo nella sua morbidezza, a patto che la copriate con dell'alluminio o pellicola se non disponete della classica campana da dolci. 
Piacerà a grandi e piccini proprio per la sua semplicità ed il suo sapore pulito e netto. 
Spero di avervi fatto voglia di provarla.
Una sola raccomandazione: usate lo yogurt greco. Se non lo avete in frigo, procuratevelo prima di usare l'alternativa di quello classico. Non otterrete lo stesso risultato. 

Ingredienti per uno stampo a ciambella da 22/24 cm di diametro. 

180 ml di olio di semi di girasole
60 ml di succo di arancia non trattata + la scorza grattugiata di 2 arance 
2 uova grandi
280 g di yogurt greco (è necessario uno yogurt denso, quello bianco classico non da' lo stesso risultato)
280 g di zucchero semolato fine
300 g di farina 00 setacciata
2 cucchiaini di lievito per dolci
mezzo cucchiaino di bicarbonato setacciato

  • Accendete il forno a 170° e imburrate e foderate lo stampo da cake con carta da forno. 
  • In una ciotola capiente versate l'olio, la scorza ed il succo di arancia, le uova, lo yogurt, la vaniglia e lo zucchero quindi con una frusta a mano mescolate con cura in modo da ottenere un composto cremoso ed omogeneo. Non vi preoccupate se le uova e lo yogurt saranno freddi di frigo. Non ci sono rischi che il composto crei problemi in cottura. 
  • Setaccia bene la farina con lievito e bicarbonato direttamente sulla ciotola, incorporandola sempre utilizzando la frusta così che non si formino grumi. Mescolate fino a che non otterrete un composto liscio e lucido. Non sarà tanto denso ma simile alla consistenza di una crema
  • Imburrate uno stampo a ciambella da 22/24 cm di diametro, in caso di uno stampo scanalato come questo rifinite con una spolverata di farina. Versatevi l'impasto e smuovetelo leggermente per livellare il tutto e mettetelo subito in forno per 55 minuti c.ca. Fate la prova dello stecchino che dovrebbe uscire pulito. 
  • Una volta tolto dal forno, lasciate raffreddare all'aperto per una decina di minuti, quindi capovolgetelo su una gratella e fatelo raffreddare completamente. 
  • Servite a temperatura ambiente. Si conserva morbido ed umido per giorni se coperto con pellicola o alluminio. 


martedì 15 maggio 2018

Pain brioche arancia e cioccolato con metodo Tangzhong

The Scientist - Coldplay 
Ebbene si, un altro lievitato e questa volta poche storie ma un po' di tecnica perché sono mesi che questa ricetta è ferma in archivio ed è giusto che venga alla luce.
La colpa è tutta di Sylvain Vernay e del suo incredibile blog.
Non so dire se mi piacciano di più le sue ricette o le sue foto o se sia solo la sua immensa abilità con la panificazione a lasciarmi incantata.
Fatto sta che quando ho visto questo pane, ne sono rimasta fulminata.
Per l'ennesima volta sotto i miei occhi, tornava questa parola: "Tangzhong".
Non sono preda da facili entusiasmi per l'esotismo forzato, ma sulle nuove tecniche si ed avevo letto di questo metodo giapponese che conferisce alla panificazione un'estrema morbidezza e conservabilità e mi ero ripromessa di provarlo.
La ricetta di Sylvain è stata la molla che mi ha spinto a mettermi al lavoro.
Ma partiamo dall'inizio.
Che cos'è il Tangzhong?
Gli anglosassoni hanno dato un nome che spiega immediatamente di cosa stiamo parlando: un "water roux".
O anche un "milk roux".
O, nel caso della ricetta di Sylvain, un originalissimo "orange roux".
La tecnica arriva dalla Cina e nonostante sia un procedimento di origine giapponese piuttosto antico, con il quale si possono realizzare pani morbidissimi e di estrema leggerezza, il successo del metodo è piuttosto recente.
Nel 2004 Yvonne Chen scrisse il libro "65°C - The bread doctor" in cui veniva svelato al mondo l'ingrediente magico per risultati straordinari.
Non solo il Tangzhong aveva la capacità di dare morbidezza, di allungare di giorni la conservazione dei lievitati e la loro fragranza, ma di dare una spinta alla lievitazione sia che si usasse lievito fresco che lievito naturale.
In parole povere il Tangzhong altro non è che uno starter dotato di elevati livelli di idratazione e della consistenza simile ad una gelatina. In soldoni, il rapporto tra farina ed acqua dovrà sempre essere di 1:5 (se la farina è 10, l'acqua dovrà essere 50, e così via).
Prepararlo è la cosa più semplice dell'universo mondo, a patto che usiate un termometro da cucina.
Sciogliete la farina nel liquido e cuocetelo su fiamma dolce mescolando sempre con una frusta fino a che non raggiunge la temperatura di 65°C.
A questo punto, togliete dal fuoco e fare raffreddare ed utilizzate secondo la ricetta. Potete conservare in frigo uno o al massimo due giorni (evitate di utilizzarlo se ha cambiato colore).
I liquidi abitualmente utilizzati sono acqua e latte, ma come vedete, la sperimentazione si spinge oltre ed in questa ricetta è stato utilizzato succo fresco d'arancia e nulla toglie che si possa utilizzare del caffé (magari diluito in acqua), del te ed altri liquidi possibilmente neutri e privi di zuccheri aggiunti.
Ovviamente la farina che utilizzerete per preparare il vostro Tangzhong sarà la stessa che utilizzerete per preparare il vostro lievitato.  Anche la farina integrale vi darà grande soddisfazione.
Nella regola base, la farina che serve per questo starter amidoso, dovrebbe costituire il 6% dell'intero ma vi sono preparazioni che ne utilizzano quantità inferiori.
Il mio consiglio è attenersi a quanto prevede la ricetta e se siete abili panificatori, potrete in futuro sperimentare.
Nella pratica, quando si scioglie la farina in acqua, gli amidi vengono riscaldati subendo un processo che ne modifica la struttura, mutandoli in gelatina che è in grado di trattenere l'umidità dell'acqua aumentando il proprio volume.
La struttura gelatinosa del roux sembra essere un toccasana per la maglia glutinica e la sua conseguente estensione in lievitazione.
Si otterrà quindi un pane leggero, di grande morbidezza (senza l'utilizzo di uova, grassi ecc) ed in grado di durare anche una settimana senza perdere le sue qualità (se adeguatamente conservato).
La ricetta arriva direttamente dal blog di Sylvain senza alcuna modifica.
E' estremamente semplice e veloce da fare. Sono certa che verrà voglia anche a voi.
Considerando il clima di questi ultimi giorni, potrete accendere ancora il forno senza grossi problemi.

Ingredienti per uno stampo da 20 x 10 x 8 cm 

Tangzhong all'arancia
25 g di farina forte per pane (220/330 W - 12/13% proteine)
125 g di succo d'arancia spremuto fresco

Per l' Impasto
220 g di farina per pane (la stessa usata per il Tangzhong)
60 g di semola rimacinata
60 g di zucchero
5 g di latte in polvere
5 g di lievito secco
4 g di sale
50 g di uova (1 uovo medio)
30 g di panna fresca
27 g di latte intero
95 g di Tangzhong
5 g di estratto di vaniglia
25 g di burro morbido
Scorza di arancia grattugiata
3 cucchiai di cacao amaro in polvere di ottima qualità
  • Prepara il Tangzhong all'arancia. In una casseruola a fondo spesso, sciogli la farina nel succo d'arancio. Scalda a fuoco medio mescolando continuamente fino a che non si ispessisce. Consiglio l'utilizzo di un termometro da pasticceria. Quando il Tangzhong raggiunge 65°C, spegni la fiamma e trasferiscilo in una ciotola. Copri con la pellicola e lascia raffreddare. 
  • Quando il Tangshong è freddo, procedi con l'impasto. Setaccia le farine nella ciotola della planetaria ed aggiungi tutti gli ingredienti tranne il cacao ed il burro. Inserisci il gancio ed impasta per 10 minuti, prima a bassa velocità e aumentandola via via fino a raggiungere velocità 4 (KA). 
  • Adesso comincia ad aggiungere il burro a fiocchetti, un fiocco alla volta impastando a media velocità, fino a che il burro non sarà terminato e non meno di 10 minuti, in modo da avere una pasta morbida ed elastica ma non appiccicosa. 
  • Dividi l'impasto in 2 parti di peso identico (devi prima pesare l'impasto totale). Metti una parte in una ciotola coperta, e l'altra nella ciotola della planetaria. 
  • Aggiungi il cacao sciolto in 2 cucchiai d'acqua. Impasta per un paio di minuti fino a che il cacao non sarà completamente ed uniformemente incorporato. 
  • Pesa la pasta al cacao e togli quella in eccesso: le due parti di impasto devono avere lo stesso peso.   
  • Trasferisci ogni palla di impasto in una ciotola e coprile con la pellicola. Fai lievitare nel forno con la lucina accesa per almeno 1 ora o fino a quando non saranno raddoppiate di volume.
  • Sgonfia i due impasti e dividi ogni impasto in 3 parti dello stesso peso (dovrai ottenere 3 palline all'arancia e 3 al cacao). 
  • Su una superficie infarinata, avvicina due palline di impasto diverso e stendetele fino ad ottenere una sorta di rettangolo della dimensione dello stampo (larghezza e lunghezza). 
  • Piega 1/3 del lato destro verso il centro quindi 1/3 del lato sinistro sempre verso il centro in modo che i due colori si sovrappongano. 
  • Adesso stendi nuovamente la pasta a formare un rettangolo della dimensione dello stampo quindi arrotolalo su se stesso per ottenere un cilindro. 
  • Sistema il tuo cilindro nello stampo che avrai imburrato e foderato con carta da forno, con la chiusura verso il basso. 
  • Ripeti l'operazione con il resto dell'impasto, per ottenere altri 2 cilindri che sistemerai con i colori alternati all'interno dello stampo. 
  • Lascia lievitare l'impasto in luogo tiepido fino a che la pasta non raggiunga i bordi dello stampo. 
  • Lucida la superficie con uovo sbattuto e cuoci in forno preriscaldato a 180° per 25/30 minuti, fino a che il pane non sarà bello gonfio, dorato e battendolo sulla base, non suoni a vuoto. 
  • Toglilo dal forno e aiutandoti con la carta, toglilo dallo stampo e fallo raffreddare su una gratella.
  • Una volta freddo, potrai spezzarlo con le mani, visualizzando la bellissima texture filosa come il cotone, oppure tagliarlo con un coltello ottenendo delle belle fette dal classico effetto marmorizzato. 
  • La consistenza è morbida, estremamente soffice e fragrante. Si mantiene morbidissimo anche il giorno dopo e si conserva a lungo se protetto da un sacchetto per alimenti. Ottimo ovviamente da tostare. 



lunedì 12 febbraio 2018

Cake arancia, vaniglia e cioccolato morbidissimo: un cake per tutte le stagioni!

Breakfast in America - Supertramp
La difficoltà di mantenere in vita un blog di cucina, non è tanto trovare delle ricette degne da realizzare e pubblicare.
Quella è la parte più semplice.
La difficoltà vera è riempire quel vuoto comunicativo in cui spesso precipito specialmente nei momenti di "riavvolgimento su me stessa".
Il problema di questo spazio, è che la cucina è solo un pretesto.
Un magnifico pretesto escogitato a scopo terapeutico, dove la parola ha più importanza di un dosaggio, il confronto prevale sulla procedura e lo sfogo liberatorio sulla lievitazione.
Mi capita spesso di tornare a leggere vecchi post, trascinata dalla curiosità di capire cosa vi abbia spinto ad andare a cercare quella ricetta piuttosto che un'altra.
Finisco con l'indugiare sul mio scritto, sull'emozione di quel momento.
Mi sorprendo a volte di tanta schiettezza; altre, provo quella stessa emozione. 
Spesso mi chiedo come abbia trovato l'ispirazione per scrivere quella pagina.
In quei casi, la frustrazione è dietro l'angolo.
Così comincio a pensare che la mia vita sia talmente priva di sorprese che le parole finiscono con l'essere sempre le stesse.
Forse la ragione è molto più semplice di quanto non voglia credere: è lunedì.
Un'altra settimana è passata, Sanremo, Dio piacendo, è finito, il Carnevale sta per andarsene e di S. Valentino non ce ne accorgeremo neanche.
Non avevo considerato tutte queste belle cose tutte insieme.
Allora, buon lunedì a tutti.
Sto per dirvi una cosa assoluta: questo dolce è MAGNIFICO!
Dopo aver provato decinaia e decinaia di ciambelloni, cake, tortine alla ricerca della morbidezza ed umidità perfetta, convinta ogni volta di averla trovata, sono incappata su lei, la mitica Donna Hay e mi sono innamorata.
La realtà è che stavo cercando un cake al limone come dico io: sofficissimo, profumato, dal dichiarato aroma di agrume ed umido al punto giusto. Magari anche senza burro.
Soprattutto, cercavo un dolce da poter fare a occhi chiusi, senza bisogno di montare, di sciogliere, di preoccuparmi della temperatura degli ingredienti...insomma, un dolce a prova di dummies, la cui ricetta ti resti in mente al primo colpo.
ED ECCOLA QUA!
Una ciotola, una frusta e semplici ingredienti per una base di dolce estremamente versatile, visto che io l'ho subito provata in 3 diverse varianti (personali).
Questa marmorizzata è la preferita di mia figlia.

Ingredienti per uno stampo da cake da 30 x 10,8 (o da ciambella 24/26 cm) 
180 ml di olio di semi di girasole o mais
60 ml di succo di arancia non trattata + la sua scorza grattugiata
2 uova grandi
1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
280 g di yogurt greco (è necessario uno yogurt denso, quello bianco classico non da' lo stesso risultato)
300 g di zucchero semolato fine
300 g di farina 00 setacciata
25 g di cacao amaro setacciato
50 ml di latte
2 cucchiaini di lievito per dolci
mezzo cucchiaino di bicarbonato setacciato
  • Accendi il forno a 170° e imburra e fodera lo stampo da cake con carta da forno. 
  • In una ciotola capiente versa l'olio, la scorza ed il succo di arancia, le uova, lo yogurt, la vaniglia e lo zucchero quindi con una frusta a mano mescola con cura in modo da ottenere un composto cremoso ed omogeneo. Non ti preoccupare se le uova e lo yogurt saranno freddi di frigo. Non ci sono rischi che il composto crei problemi in cottura. 
  • Adesso setaccia bene la farina con lievito e bicarbonato direttamente sulla ciotola, incorporandola sempre utilizzando la frusta così che non si formino grumi. Mescola fino a che non ottieni un composto liscio e lucido. Non sarà tanto denso ma simile alla consistenza di una crema.
  • Versa la metà del composto in una ciotola ed in questa versa il cacao setacciato ed il latte. Sempre con la frusta, mescola in modo da ottenere un bel composto scuro e lucido. Il latte è necessario perché il cacao assorbe molti liquidi ed il composto tende ad indurire con la sua aggiunta. Il latte ripristina i liquidi assorbiti riportando l'impasto alla consistenza originale. 
  • Utilizzando 1 cucchiaio grande per ogni ciotola, comincia a versare cucchiaiate di impasto chiaro alternandole a quello scuro, magari cercando di formare una sorta di scacchiera su due colonne. Formerai un primo strato e quando la base sarà ben coperta, con una bacchetta cinese o un coltello, fai dei ghirigori sugli impasti in modo da creare dei disegni dei due colori. 
  • Procedi quindi a terminare il resto dell'impasto con lo stesso procedimento senza dimenticare di fare i tuoi ghirigori. 
  • Prendi in mano lo stampo, smuovilo leggermente per livellare l'impasto e metti subito in forno per 55 minuti c.ca. Fai la prova dello stecchino che dovrebbe uscire pulito. 
  • Una volta tolto dal forno, lascia raffreddare all'aperto per una decina di minuti, quindi aiutandoti con la carta da forno, toglilo dallo stampo e fallo raffreddare completamente su una griglia, in modo che non si formi condensa. 
  • Servi a temperatura ambiente. Si conserva morbido ed umido per giorni se coperto con pellicola o alluminio. Perfetto per la colazione o il te ed assolutamente delizioso. 
VARIANTE AL LIMONE 
  • L'originale di Donna Hay prevede la scorza grattugiata e 60 ml di succo di un limone non trattato. Tutto il resto è identico (tranne la parte del cacao che ovviamente ometterete). La versione al limone è personalmente la mia preferita, ma mia figlia mi impone la versione marmorizzata, dato il suo amore per il cioccolato. In ogni caso questo cake è adorato da tutta la famiglia. Facile, veloce, riuscita perfetta. Non perdetevelo. 



mercoledì 17 maggio 2017

Torta di arance e pistacchio per Starbooks

Lemon Tree - Fools Garden 
Questo è un dolce che vi lascerà a bocca chiusa per l'incredibile bontà e per i profumi che contiene.
Se amate le arance, se fate gli occhi dolci al pistacchio, se rifuggite grassi ma non rinunciate alla dolcezza, questa è la torta che fa per voi.
Prima che le buone arance non si trovino più, vi consiglio di provarla!
E la ricetta, ovviamente, la trovate solo qui! 
Buon mercoledì con Starbooks.

giovedì 21 gennaio 2016

Insalata di arance finocchiella e spinaci novelli ai due pepi per la Giornata Nazionale dell'insalata di Arance e Finocchi

Fields of Gold - Sting
Ho dovuto correre ai ripari.
Dopo un inconsulto Dicembre fatto di totale sregolatezza nel mangiare (credo che un po' tutti ne siano stati vittime), ho cominciato gennaio con propositi di "alleggerimento" e da una decina di giorni sto seguendo un regime alimentare piuttosto rigido anche se completo, che con mio enorme piacere mi sta facendo sentire molto meglio.
La mia dieta di questo periodo è ricchissima di vegetali, molto pesce, poca carne e misurata, pasta ogni tanto e cereali e legumi in buona dose.
Zero zuccheri e latticini (e qui si soffre e parecchio).
Ma voglio essere brava e mantenere l'impegno una volta tanto, così i prossimi due mesi cercherò di non farmi distrarre dalle tentazioni.
Ovviamente ogni tanto mi capiterà di postare qualche dolcino perché ultimamente sto facendo il buon samaritano, distribuendo ai colleghi d'ufficio (la torta del mio compleanno se la son pappata loro!), ma principalmente vi proporrò ricettine sane e leggere.
Una delle quali è proprio questa stupenda insalata di finocchiella e arance Tarocco arrivate da un produttore siciliano, alla quale ho deciso di aggiungere delle foglioline di spinacini novelli, per dare un piccolo spunto tannico.
Condimento semplice: Olio extravergine Riva del Garda Dop, con una bella nota piccante, emulsionato con il succo delle arance, un pizzico di sale di Cervia in fiocchi, pepe nero macinato fresco e pepe rosa per finire con una sfumatura aromatica inattesa.
Ah, dimenticavo: io l'ho chiamata "ai due pepi", ma il pepe rosa in realtà non è un pepe ma una bacca aromatica chiamata anche "falso pepe", per la sua somiglianza al primo.
Facile e veloce, a me è piaciuta moltissimo.

Oggi è la Giornata Nazionale dell'Insalata di Finocchi e Arance per il Calendario del Cibo Italiano, inserita nella Settimana Nazionale degli Agrumi.
L'ambasciatrice di questa giornata è Raffaella Fenoglio del blog Tre Civette sul Comò.
Il suo bellissimo articolo racconta la storia di questo piatto e vi offre l'opportunità di leggere numerose versioni attraverso i contributi dei soci AIFB 
Che aspettate allora? A tutta vitamina C!
Ingredienti per 4 persone:

4 piccole finocchielle maschi
8 arance Tarocco di media dimensione + 1
100 g di Spinacini novelli (le foglie più piccole e tenere)
Olio Extravergine Riva del Garda Dop
Sale di Cervia in fiocchi qb
Pepe nero e pepe rosa qb

Pulite al vivo le arance soltanto nella parte esterna ed ai poli quindi tagliatele a fettine non più spesse di 5 mm.  Spremete una arancia e tenete il succo da parte.
Pulite i finocchi togliendo le estemità con le barbe e le parti più dure, ma  mantenendo il "globo" intero. Con un coltello affilato o una mandolina, affettate i finocchi sottilmente partendo dal "culetto" cercando di mantenere le fettine integre con tutti i cerchi concentrici.
Pulite bene gli spinaci eliminando i gambi.
Assemblate il piatto alternando arance a finocchi e completando con gli spinaci.
Condite con l'emulsione ottenuta dal succo di arancia, 3 cucchiai di olio extravergine.
Completate con il sale in fiocchi, una macinata di pepe nero e chicchi di pepe rosa a piacere.
Servite subito.


mercoledì 20 gennaio 2016

Cake di Clementine per la Settimana Nazionale degli Agrumi - Calendario del Cibo Italiano

Here comes the sun - The Beatles
Un dolce facile, di casa, che si vorrebbe sempre trovare sulla tavola della colazione o al pomeriggio, quando si affaccia quel certo languorino.
I cake sono sempre i benvenuti, in tutte le loro molteplici versioni.
Io non ho resistito quando l'ho visto la prima volta a casa sua, la persona con cui credo di avere il maggior numero di coincidenze vitali (alcune direi pure telepatiche) e quella che al momento mi procura più trauma da separazione.
Bando alle ciance, vista e fatta e a questo punto quale occasione migliore per condividerla con voi in occasione della Settimana degli Agrumi in corso proprio in questi giorni grazie al Calendario del Cibo Italiano di cui già vi ho parlato ampiamente nei giorni scorsi?
La nostra Ambasciatrice Aurelia del blog Profumi in Cucina racconta proprio tutto sulla storia ed utilizzo di questi frutti meravigliosi e sulla pagina ufficiale del Sito AIFB potrete trovare una lista incredibile di proposte tutte piene di vitamina C.
Vi invito a dare una occhiata prima di buttarvi sulla preparazione di questo facilissimo dolce.
Un raccomandazione quando vi accingerete a preparare questo dolce: tutti gli ingredienti devono possibilmente avere la stessa temperatura. Se ad esempio userete uova di frigo, al momento in cui le aggiungerete al composto a base di burro, vedrete che questo si indurirà creando un effetto "stracciatella", compromettendo la texture della torta.

Ingredienti per uno stampo da cake di 750 ml
250 g farina 00
250 g di burro ammorbidito
250 g di zucchero
4 uova medie intere a temperatura ambiente
un bicchierino di liquore Aurum
4 clementine intere
1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
1 bustina di lievito

Pelate gli spicchi di clementine al vivo.
Montate il burro con lo zucchero con le fruste elettriche fino a che non otterrete un composto bianco e soffice.
Continuando a montare, aggiungete un uovo alla volta, senza aggiungere il successivo prima che il precedente non sia stato perfettamente incorporato.
Unite poi gli aromi: il liquore, la vaniglia e per ultimo la farina setacciata con il lievito.
Mescolate bene quindi versate metà composto nello stampo foderato con carta da forno.
Disponete le clementine pelate su tutta la superficie, leggermente sovrapposti l'uno all'altro.
Completate versando il resto del composto e muovendo lo stampo per livellare bene.
Fate cuocere a 180° per c.ca 40/50 minuti, controllando con lo stecchino.
Se notate che la superficie tende a scurirsi, coprite con un foglio di alluminio.
Una volta pronto, fate raffreddare un attimo quindi toglietelo dallo stampo e fate raffreddare completamente su una gratella.
Decorate con glassa alle clementine se preferite, o servite nature, che è comunque strepitoso.
Si conserva a lungo protetto da una pellicola.


mercoledì 13 febbraio 2013

Yotam Ottolenghi: la voce intensa e gustosa di Jerusalem

Exodus Theme - Ernest Gold

Scrivo questo post con un'euforia difficile da spiegare. 
Il libro dello Starbooks di questo mese è di una bellezza non facilmente eguagliabile, ma forse tutto questo ha a che vedere con il fatto che  semplicemente io adoro Yotam Ottolenghi. Jerusalem! 
Uno dei più grandi rammarichi della mia vita di viaggiatrice è quello di non essere mai stata in Terra Santa. 
E' uno dei miei sogni praticamente da sempre. Pensare che organizzo abitualmente tour in Israele, sempre per altri e mai per me. Potete immaginare la frustrazione?
Ebbene, questo libro mi ha risucchiato nuovamente in un luogo che nella mia testa ha da tempo assunto una connotazione magica ed estremamente spirituale, riportandola ad una dimensione terrena, concreta, viva ed assolutamente golosa. 
Si parla di Gerusalemme. 
La domanda che si pongono gli autori, Yotam Ottolenghi e Sami Tamimi, è proprio se si possa parlare di una cucina di Gerusalemme. 
Considerando che in un'unica città che ha "solo" 4000 anni di vita convivono ben 3 religioni in tutte le loro sottoforme, una quindicina di culture diverse che hanno visto bene di tenersi strette le proprie tradizioni senza però disdegnare influenze esterne, potrete capire come sia difficile se non impossibile determinare l'origine e l'esatta appartenenza di un piatto. 
Che spesso è presente con nomi diversi su molte tavole di Gerusalemme. 
Il fascino della cucina di questa città arrampicata su colline circondate di sassi e olivi, è l'intensa anche se non totale commistione delle culture che la abitano. 
In tutte le case si serviranno pomodori e cetrioli in insalata, così come riso e verdure ripiene occupano spesso un posto d'onore sulle tavole della cena. 
I condimenti sono per tutti olio d'oliva, limone ed erbe aromatiche. Il cibo è talmente importante per questo popolo multirazziale, che anche semplicemente parlare di hummus e tahine potrebbe trascinare in discussioni di ore per determinare chi e dove si prepara il migliore della città. 
Gerusalemme è una città dove la cucina è intensamente stagionale. 
Si mangia e si cucina ciò che è disponibile al momento e soprattutto si valorizzano i prodotti locali in particolare la numerosa varietà di vegetali. 
Ottolenghi e Tamimi hanno raccolto in questo libro 3 generi di ricette: la prima, che rispetta fedelmente la tradizione senza interpretazioni personali o rivisitazioni; la seconda, che tratta ricette tradizionali ma con una certa "licenza poetica" da parte degli autori. 
La terza invece è la parte legata all'ispirazione che gli autori ricevono dai sapori e profumi di Gerusalemme e che hanno dato origine a piatti stupefacenti. 
Ogni ricetta è introdotta da una breve storia o un aneddoto che rendono il piatto ancora più irresistibile. 
Come sempre ricette ben spiegate, efficaci nella descrizione e per il momento, precise nel risultato. 
Lo so, lo so...lo ammetto: I love Jerusalem. 
Io sono partita da un ricetta molto semplice ma prima di lasciarvi alla spiegazione, ecco le altre favolose preparazioni delle mie amiche Starbooks: 
Quaglie brasate con albicocche secche e ribes a casa di La Apple Pie di Mary Pie
Ghraybeh a casa di Arabafelice
Falafel a casa di Ale Only Kitchen
Balilah a casa della Gaia Celiaca
Spice cookies a casa di Vissi d'Arte e di Cucina
I dolci di semolino inzuppati di sciroppo sono moltissimi in tutto il Medio Oriente ed in modi così diversi che è difficilissimo darne una singola definizione e così accurata da poter dare loro un nome preciso. Alcuni di questi dolci hanno il cocco come ingrediente base, altri yogurt. In alcuni casi lo sciroppo viene aromatizzato con il limone, in altri con essenze di fiori oppure con sciroppi al miele. 
In ogni caso la vellutata umidità di questi dolci ed il loro intenso aroma è tutto ciò che ci basta sapere. 
Cake al semolino, cocco e marmellata di arancia
Ingredienti per 2 cake da 500 gr
180 ml di olio di girasole
240 ml di succo d'arancia
160 gr di marmellata di arance fine o senza scorze (io la mia)
4 uova medie 
la scorza grattugiata di un'arancia
70 gr di zucchero semolato
70 gr di farina di cocco disidratato
90 gr di farina 00
180 gr di semolino
2 cucchiai di farina di mandorle
2 cucchiaini di lievito in polvere per dolci
yogurt greco a piacere per servire il dolce
Per lo sciroppo
200 gr di zucchero semolato
140 ml di acqua
1 cucchiaio di estratto naturale di fiori d'arancio ed una goccia per lo yogurt
Preriscaldate il forno a 180°.
In una larga ciotola mescolate l'olio con il succo d'arancia, la marmellata, le uova e la scorza d'arancia, fino a che la marmellata sia sciolta.
In un'altra ciotola mescolate tutti gli ingredienti secchi ed aggiungeteli a quelli umidi. Mescolate fino a che tutti gli ingredienti fino a che non siano ben combinati. Il composto deve essere liquido.
Imburrate e coprite con carta da forno due stampi per cake da 500 gr  e dividete l'impasto tra i due stampi. Cuocete tra i 45/60 minuti (fate la prova stecchino) e fino a che la superficie prenda il colore di un marrone aranciato. 
Verso il termine della cottura, preparate lo sciroppo. Mettete gli ingredienti in una casseruola e portate ad ebollizione. Togliete dal fuoco.
Appena i dolci escono dal forno, cominciate a spennellare lo sciroppo ancora caldo sui dolci. Usate un pennello di silicone. Dovrete ripetere questa operazione più volte attendendo ogni volta uno o due affinché lo sciroppo venga  assorbito completamente. Fate attenzione di terminare completamente lo sciroppo perché questo determina la riuscita del dolce.
Una volta che il dolce sia raffreddato un po', toglietelo dallo stampo aiutandovi con la carta da forno, e lasciate raffreddare completamente.
Servite con lo yogurt greco aromatizzato con una goccia di essenza di fiori d'arancio. 
Questo dolce si conserva perfettamente per almeno 5 giorni se avvolto con cura in una pellicola. La verità è che migliora con il tempo e rilascia la sua stupenda umidità molto lentamente. E' assolutamente perfetto con una tazza di te. 






domenica 1 gennaio 2012

Un Buon Anno a tutti ma con levità: orange chiffon cake


The way we were - B. Streisand
Ho chiuso gli occhi un solo istante ed un anno è volato via. Sparito, dissolto. Come diamine funziona? Com'è che basta girarsi un attimo ed abbiamo 5/10 anni in più? Eppure ieri avevo il pancione e sembravo lo Zeppelin in decollo e adesso mia figlia gioca con i trucchi e fra un attimo il volo lo prenderà lei. Ma chi ha inventato il tempo che passa? E perché porca miseria mi guardo allo specchio e la faccia mi frana come una slavina? Perché se tutto intorno muta, corre e spesso si deforma (compreso il mio corpo) lo spirito dei miei 25 anni è perfettamente intatto e non si decide a lasciare posto alla saggezza della maturità? 
Questa macchina non funziona a dovere! Mi succede sempre così allo scadere di quei malefici 12 rintocchi: una malinconia mista ad una odiosa tristezza mi salta addosso e mi resta appiccicata per un bel po', per raggiungere il suo apice ad un'altra data che cerco ogni anno di dimenticare, vale a dire quella del mio compleanno. Che ci sarà poi da festeggiare per essere invecchiati di un anno io proprio non me ne capacito! Tanto amo e desidero con gioia l'arrivo del Natale, quanto vorrei evitare i festeggiamenti per la fine dell'Anno e ancor di più quelli per l'inizio dell'incognita. E siccome puntualmente l'anno che se ne va, lascia poche cose di cui essere felici veramente, e questo avviene ogni anno, dovremmo ormai avere imparato che credere in un nuovo anno migliore sia da boccaloni!
Basta! Ormai anche questa giornata è passata. Io me ne sono stata in pigiama tutto il giorno ad oziare ampiamente come si confà ad un giorno di festa ed il gusto di questa giornata l'ho trovato provando il tanto desiderato stampo per la Chiffon cake, acquistato in un negozietto di articoli per la casa in Molise e pagandolo una stupidaggine (bellissimo alluminio meno di 8 euro). Queste sono soddisfazioni, lievi ma pur sempre soddisfazioni!
La Chiffon Cake è conosciuta come "il ciambellone americano". La sua peculiarità è quella di essere cotta in stampi molto alti con buco centrale, e lasciata raffreddare capovolta in quanto l'impasto è molto leggero e aerato e senza questa accortezza è destinato immancabilmente a sgonfiarsi. La preparazione è semplice e non deve spaventarvi. 
In molti siti ho letto che  la stessa ricetta può essere effettuata utilizzando uno stampa classico da ciambellone, ma non credo che questo possa essere effettivamente applicato. L'impasto è talmente gonfio all'origine e acquista almeno un'altro terzo del suo volume durante la cottura che senza uno stampo adeguato il risultato può essere un vero fallimento. L'aspetto positivo di questo dolce è che contiene pochissimi grassi (a parte i 6 tuorli d'uovo) e l'effetto visivo è spettacolare proprio per questa sua splendida elevazione e morbidezza. 
Potrete utilizzarlo per la colazione ma farete una gran bella figura servendolo dopo un pranzo accompagnato a morbide creme o una fonduta di cioccolato (in particolare con la chiffon all'arancia). All'assaggio la consistenza è leggerissima, spugnosamente morbida ed umida. Il profumo sprigionato molto intenso. Cosparso abbondantemente di zucchero a velo, può sostituire senza ambizioni di confronto, un dolce classico come il Pandoro e vi garantisco che il gusto vi lascerà stupiti. 
Eccovi la ricetta per uno stampo di 26 cm di base inferiore e 20 di base superiore. 
- 285 gr di farina 00
- 300 gr di zucchero fine tipo Zefiro
- 6 uova grandi (per il peso degli albumi, almeno 350 gr)
- 180 ml di succo di arancia
- 120 gr di olio di semi
- 1 bustina di lievito per dolci
- 8 gr di cremor tartaro
- un cucchiaio di essenza naturale di vaniglia
- la buccia grattuggiata di 2 arance non trattate
- un cucchiaio di Grand Marnier
- un pizzico di sale
La preparazione è molto semplice: fondamentale è montare gli albumi a neve fermissima perché saranno proprio loro a reggere la struttura del dolce.
Montate quindi gli albumi e il cremor tartaro con la planetaria, a lungo fino a che non abbiano triplicato il loro volume. Non usate il sale perché contrariamente alle credenze popolari, il sale inibisce la monta degli albumi. In alternativa potete usare un cucchiaino di succo di limone. 
In un'altra ciotola capiente mettete la farina setacciata con il lievito e lo zucchero ed un pizzico di sale, quindi l'olio, le uova, il succo d'arancia, la vaniglia, le scorze d'arancia ed il liquore ed impastate con le fruste elettriche fino ad avere un composto omogeneo e molto liscio. A questo punto arriva l'operazione più delicata, perché dovrete ovviamente aggiungere la massa degli albumi al composto, e dovrete farlo in 3 tempi, mescolando sempre dall'alto in basso per non smontare il tutto. Una volta ottenuto un impasto bello omogeneo e gonfio, versate il tutto nello stampo CHE NON AVRETE IMBURRATO (fondamentale) e mettete in forno già caldo a 160° per almeno 50 minuti. Posizionate la torta sulla parte inferiore del forno affinché si cuocia bene anche sul fondo vista l'altezza dello stampo. Senza togliere lo stampo dal forno, cuocete altri 10/15 minuti a 175/180°. E' importante che conosciate bene il vostro forno. Prima di togliere la torta, fate sempre la prova stecchino perché nel mio caso ho dovuto tenere la torta almeno una 15 di minuti in più e nonostante tutto se avessi proseguito la cottura per altri 5 minuti, non avrei sbagliato. 
Dopo i primi 20 minuti vi accorgerete che la torta è già cresciuta in maniera impressionante e continuerà a farlo elevandosi almeno 3/4 centimetri dal bordo dello stampo. 
A cottura, toglietela dal forno e capovolgetela, appoggiandola sul collo di una bottiglia come vedete in foto. Fatela raffreddare completamente.

Con un coltello sottile ed affilato tipo spilucchino, staccate con attenzione il dolce dallo stampo quindi capovolgetelo e fatelo scivolare fuori. Se la cottura è giusta, non avrete difficoltà. Adesso potrete decorarlo come più preferite. Io ho scelto la forma più semplice e tutta la famiglia ha gradito enormemente. Credo che questo diventerà uno dei miei dolci preferiti.
Un grande abbraccio a tutti voi a chiusura di questo 1 gennaio sonnacchioso. Auguri sinceri. Pat

  Con questa ricetta partecipo con piacere al contest di Kuki "Il tempo delle Arance"