giovedì 11 luglio 2019

VAMOS A LA PIADA: Piadina con melone, primo sale e mousse di finocchiona

Vamos a la playa
Dico.
Non ce la si può fare.
Un cristiano normale non può stare tutto il giorno davanti ad un computer che naturalmente sviluppa un discreto calore, lavorando in cucina perché unico spazio disponibile in casa, senza aria condizionata ed un'esposizione al sole dalle h. 12.00 alle 19.00, tapparelle abbassate per illudersi che possano sbarrare il passaggio dei raggi solari...Dio, guardandomi da fuori mi pare d'essere metà Quasimodo e metà Caronte, un Quasimonte insomma (bestia mitologica metà agente di viaggio, metà donna rincoglionita dai colpi di calore). 
Ci si mette anche la menopausa, quella poi, te la raccomando.
In certi momenti, emano più calore io della mia macchina quando apro la portiera alle quattro del pomeriggio.
Mi strapperei la pelle di dosso.
Ci sono giorni che mi dimentico anche di mangiare.
Non ce la si fa.
Ma chi ha fame con questo alito di drago che ti sfiora la noce del collo?
Per disperazione, ieri sera mi sono mangiata un melone gelato di frigo con il cucchiaio da minestra: una scena penosa, un cercopiteco era più aggraziato di me.
Arrivo alla sera distrutta pensando che un tempo, forse mille anni fa, amavo l'estate.
Adesso l'estate mi piace solo al tramonto.
E quando ricomincerò a dire che fa un freddo porco.
E' già, ultimamente riempiamo le nostre conversazioni parlando del tempo.
Dovremmo capirne la ragione, se dipende dal nostro interlocutore o dal fatto che non abbiamo più niente da dire. Il che sarebbe molto triste.
Così torno a parlare di cibo, di qualcosa che ci salva dalla depressione spinta per una fantasia uccisa dal solleone.
Oggi, nella Giornata Nazionale della Piada o Piadina celebrata dal Calendario del Cibo Italiano , troverete in rete decine di ricette di cui la protagonista è proprio lei, la meravigliosa Piadina, in un festival di farciture e interpretazioni estreme.
Questo grazie alla generosità di un'azienda artigianale della riviera romagnola, che dal piccolo chiosco lungo mare, è passata alla produzione su grandi numeri, mantenendo inalterata la logica del prodotto della tradizione, utilizzando grani locali e antichi, prodotti rigorosamente territoriali come il Sale di Cervia e innovando il prodotto con l'inserimento di ingredienti selezionati come l'olio extravergine che caratterizza alcune delle piade in commercio. Non ultimo, la presenza del lievito madre della casa, presente in tutte le piade dell'azienda.
Parlo di Fresco Piada, l'azienda che oggi partecipa con il Calendario, al Flash Mob dedicato ad uno degli street food più amati nel mondo.
Vi invito a visitare il suo sito, perché è il bellissimo racconto di come si possa ancora fare prodotti artigianali con strumenti avanzati, utilizzando materie prime d'eccellenza e del territorio, mantenendo la presenza dell'artigiano e la sua manualità, protagonista di tutto il processo produttivo, ottenendo un grande prodotto distribuito freschissimo e senza l'uso di conservanti.
La selezione delle piade Fresco Piada è davvero incredibile: io ho avuto l'imbarazzo della scelta ma per provarla ho cominciato con La Ritrovata con Lievito madre e Sale di Cervia, realizzata proprio come ancora si fa nei piccoli chioschi della riviera, con la presenza del lievito naturale che garantisce una morbidezza e fragranza della piada per lungo tempo.
Ovviamente considero questa mia proposta, una non ricetta, realizzabile in un attimo una volta reperiti gli ingredienti.
Assolutamente estiva, fresca ma appetitosa, per me che amo il melone e i salumi della mia terra, ho sostituito il solito prosciutto che ben si sposa al melone, con una mousse di finocchiona, per avere un elemento cremoso nel ripieno.
La mia è una semplice piadina con Melone, Primo Sale e Mousse di Finocchiona.
L'unica cosa che dovrete preparare è la mousse. Utilizzate la stessa quantità di ricotta freschissima privata del suo siero per lo stesso peso di finocchiona. Frullate il tutto.
Tagliate a fettine sottilissime il melone dopo averlo privato della buccia così come il primo sale.
Scaldate bene la piada come insegnano nel sito di Fresco Piada quindi farcite: mousse, primo sale a fettine, un filo d'olio e pepe nero e per finire il melone.
Servite subito e GNAM!

mercoledì 19 giugno 2019

Il Galatoboureko ed il sapore di Cipro

I have a dream - Abba 
Con l'arrivo di Giugno, si comincia a sognare il prossimo viaggio.
Pur non essendo un'amante del mare come vacanza, specialmente quando si hanno le ferie a ferragosto, sono però profondamente innamorata del mare come luogo dell'anima ed un piccolo sogno che spero di poter esaudire è visitare Cipro, grande isola che segna il confine tra Oriente ed Occidente e che fa sognare soltanto pronunciandone il nome.
Il libro Starbooks del mese di giugno è un omaggio a quest'isola, attraverso la sua cucina. Georgina Hayden ci racconta della sua infanzia osservando le mani della nonna materna cucinare piatti meravigliosi.
Io ho scelto di provare un Galatoboureko, o letteralmente "dolce di crema" in cui la pasta fillo arrotolata come piccoli sigari, richiude un cuore di crema profumata.
La ricetta dettagliata è sul post di oggi  che vi invito a leggere, perché è pura poesia.
Buona estate amici.



martedì 11 giugno 2019

Faraona bardata con patate novelle: lo ZEN e la maleducazione.

Coming around again - Carly Simon
La mattina di un sabato di giugno.
Sola, in agenzia.
So già che non passerà nessuno: qui tutti hanno già cominciato ad andare al mare quindi potrò lavorare nella totale tranquillità.
Metto la mia musica preferita in lieve sottofondo e predispongo l'animo ad uno zen rilassato e sorridente.
Sono le dieci ed una giovane coppia simpatica si affaccia alla porta: devono firmare delle carte per dei visti. Li faccio accomodare, ma ricontrollando i documenti, mi accorgo che c'è un piccolo errore e mi accingo a correggere.
In quello stesso istante arrivano una signora over 70 e quello che deve essere il figlio, un quarantenne col borsello che comincia a girare nervoso alle spalle dei ragazzi, con fare scocciato.
Io chiedo con gentilezza di cosa hanno bisogno e mi sento rispondere che devono solo lasciare la quota regalo per una lista di nozze.
Guardo i ragazzi di fronte a me chiedendo il loro permesso per servire velocemente queste persone e loro acconsentono sorridendo.
Il mio spirito zen comincia a subire dei contraccolpi.
Il quarantenne col borsello, con il tono di chi "finalmentehaicapitochedeviservireprimanoi" esordisce: "Ecco, bene, così si fa tutti prima", in un senese sguaiato.
Io guardo stranita i ragazzi, loro guardano me complici e tratteniamo a stento una risata (tutti prima chi?).
Mentre sto per stampare la ricevuta del pagamento, divento protagonista di un siparietto che lascia a bocca aperta i clienti seduti vicino a me:
" E dove lo farebbero questo viaggio di nozze?" - si lancia sguaiato il ragazzone vintage.
"Vanno in Giappone! Un tour davvero meraviglioso" - rispondo entusiasta per la scelta dei clienti.
L'entusiasmo dura il tempo di un attimo, spianato dalla risposta del tipo che con "Ma che c'è bisogno di andà in Giappone co' tutte le belle hose da vede' che abbiamo in Italia? Io mi domando e diho".
Evito di iperventilare, stendo le braccia lungo i fianchi, prendo un lungo respiro ripristinando il sorriso e rispondo serena: "Sa, il viaggio di nozze è un viaggio per la vita. A meno che non decida di sposarsi 6 o 7 volte, cosa che lei avrà la fortuna di non sperimentare, fare un grande viaggio una volta nella vita, è diritto sacrosanto di chi lo decide."
"Sarà, ma pe' me è una spesa inutile" e lancia un'occhiata tronfia alla madre che lo fissa silenziosa.
Mi verrebbe da ricordargli che se non ci ha fatto caso, si trova in una agenzia di viaggi, luogo in cui ci sono persone che lavorano per pagarsi la pagnotta e che viaggiare è ciò che da' il senso a questo lavoro, ma poi, stremata dalla maleducazione dell'ignorantone, lo saluto con "Contento lei, arrivederci e grazie".
Una volta spariti dalla mia visuale, i ragazzi del visto mi guardano e mi chiedono: "Vi fanno un vaccino per affrontare simili serpenti?"
Ridiamo tutti come matti ed il mio zen ritorna disteso dove lo avevo lasciato.
Gioie e dolori del lavoro al pubblico.
Lo sa bene chi come me incontra persone ogni giorno e non per piacere.
La maleducazione impera e la pazienza di quei pochi sopravvissuti al culto della gentilezza, è ormai talmente sfibrata da essere pronta per il macero. Amici gentili: resistete. Siamo una razza in estinzione.
Dopo quasi due mesi torno a pubblicare.
La voglia me l'ha data questa ricetta, che arriva da una bella collaborazione con la distribuzione SIMPLY ETRURIA che nella mia regione ha molti negozi.
Ho preparato la faraona per il numero Speciale Toscana del mese di giugno e gli amici della mia zona potranno leggerla lì, insieme ad un altro piatto molto speciale che pubblicherò a breve.
Per me è stata l'occasione di provare una carne che personalmente non avevo mai cucinato e che se gestita come si deve, dà grandi soddisfazioni.
Ecco qui la ricetta. Semplicissima.

Ingredienti per 4 persone
1 faraona toscana di c.ca 1,800
100 g di rigatino del chianti a fette sottili
1 lattina di birra rossa a temperatura ambiente
1 spicchio d'aglio
rametti di rosmarino, un mazzetto di salvia
1 carota,  costa di sedano, 1 piccola cipolla
Olio extravergine d'Oliva Chianti Classico Dop
Sale, pepe, qb
2 kg di patatine novelle ben lavate e con la buccia.

  • Pulite la faraona, private la pelle di eventuali residui di piume quindi riempite la cavità con rosmarino, salvia, uno spicchio d'aglio in camicia. Spennellate la pelle con olio extravergine e massaggiate tutto il volatile con sale a cui avrete aggiunto un trito finissimo di rosmarino, salvia e pepe. Una volta condita la pelle, bardate la faraona con le fettine di rigatino partendo dal petto ed arrotolandole poi sulle cosce. Legate le estremità delle cosce per non farle allargare in cotture, e fermate il rigatino con dello spago da cucina legato intorno al petto. Inserite un paio di rametti di rosmarino sotto lo spago.
  • Sistemate la faraona bardata in una teglia sufficientemente larga e cosparsa con abbondante olio extravergine. Pulite le carote, il sedano e la cipolla e tagliate il tutto a rondelle non troppo spesse e versatele nella teglia intorno alla faraona. 
  • Mettete in forno preriscaldato a 180° C statico, coperta con un foglio di allumino e date 20 minuti con il timer. Nel frattempo tagliate in due le patate novelle e sistematele in una pacca da forno oleata, che possa contenerle tutte su uno strato, sul lato del taglio, salando bene il tutto ed aggiungendo una manciata di foglie di salvia e rosmarino. Mette in forno con il pollo. 
  • Passati i primi 20 minuti, versate sulla faraona un bicchiere e mezzo di birra e salate leggermente gli odori. Proseguite la cottura senza il foglio di alluminio. Ogni 15 minuti bagnate la faraona con il fondo di cottura.
  • Girate le patate e proseguite la cottura girandole ogni 15 minuti in modo che si dorino su tutta la superficie. 
  • La durata della cottura della faraona dipende dal peso. In genere si parla di 1 h per chilo di peso ma la faraona ha carne piuttosto tenace quindi è possibile che dobbiate cuocerla più a lungo. Fate la prova cottura su una delle cosce (la parte più ostinata): bucatela con uno stuzzicadenti e se esce liquido trasparente, allora è cotta. Toglietela dalla teglia e mettetela sul piatto di portata coprendola con l'alluminio. 
  • Prendete le verdure del fondo di cottura con il liquido e frullatele con un mixer a immersione. Servite la salsa con la carne.
  • Sistemate le patate ormai dorate sul piatto di portata e servite tutto ben caldo. 


mercoledì 24 aprile 2019

Una torta salata vegetariana per i ponti di primavera: Easter egg and spring veg tart

Starry Night - Lianne La Havas 
Lo Starbooks non si ferma e dribbla tra feste e ponti di primavera.
Pare che non mi debba fermare neppure io perché continuerò a lavorare anche mentre voi, amici, starete partenza per un super ponte tra 25 aprile e 1 maggio.
Sono invidiosa, lo so!
In ogni caso, se il tempo smetterà di fare i capricci e vi darà occasione di preparare il vostro cestino per un bel pin nic magari al mare, fate un pensiero su questa meravigliosa tart vegetariana, davvero, davvero buonissima.
Invece, se resterete a casa come me, provatela lo stesso: vi sembrerà di essere in vacanza!
Una buona giornata amici. Per la ricetta non vi resta che leggere questo post. 


venerdì 12 aprile 2019

Guida di Siviglia da Azulejos a Tapas: huevos a la flamenca

Sevilla - Sevillana da Suite Espanola - Albeniz 
Sto aspettando di scrivere questo post da un secolo, esattamente dallo scorso Ottobre, dopo essere rientrata da un viaggio per lavoro in Andalusia ed essere tornata con la testa frastornata di meraviglia, come sempre mi succede quando rivedo quei luoghi.
Sarà che ormai la conosco bene; sarà che quella parte di Spagna mi riporta a momenti di pura felicità trascorsi da ragazzina in fiore con la mia famiglia.
Sarà per tutto quel sole, quella luce potente.
La bellezza di una terra piena di contraddizioni profonde a partire da quella costa ormai più simile ad un alverare che alla parola "mare" e quell'interno desertico, silenzioso ed essenziale, quasi estraniante di una rudezza che stringe il cuore.
Vi racconto i miei pensieri sparsi che vorrei spalmare su singoli post perché un viaggio di 8 giorni è già faticoso da dire, figuriamoci da scrivere.
Se deciderete di fare un long week end a Siviglia, scegliete tutto l'anno tranne l'estate.
Invece di optare per la solita Parigi, l'immarcescibile Londra, la old fashioned Praga...pensate al sud.
Siviglia è stupenda in autunno ed in inverno non fa neppure freddo.
Molti si dannano perché se non fanno tutto il giro della regione, credono che una sola città alla volta sia una perdita di tempo. Beata ignoranza.
L'Andalusia è la regione più grande di Spagna; le distanze tra una città e l'altra sono significative ed i collegamenti non sempre velocissimi, e per vederla come si deve ci vorrebbero almeno 10 giorni (e non gli 8 risicati che spesso noi agenti di viaggio dobbiamo adattare alle richieste dei più).
Siviglia in particolare, è una di quelle città in cui tornerei mille volte, perché le cose da vedere e fare sono talmente tante che un paio di notti bastano a malapena a rendersi conto di quanta meraviglia ci sia da scoprire.
Io ci sono arrivata in un pomeriggio di inizio Ottobre, con la bellezza di 31°C all'ombra.
Scendendo su Malaga, mi sono sciroppata un viaggio di oltre 2 ore per arrivarci, ma alle porte della città mi aspettava un tramonto talmente incredibile che tutta la stanchezza è svanita come il sole dietro le colline.
Vorrei cercare di raccontarvela seguendo un alfabeto lievemente zoppicante.
La mia Siviglia dall'Azulejos a las Tapas!
Ballatoi smaltati sui ponticelli di Plaza de Espana
A COME AZULEJOS: adoro questa parola!
Intanto si pronuncia "Asulehos" aspirando al H, cosa che a noi toscani riesce parecchio bene.
Così, incontrando un José o un Juan o ordinando del Jamon, non scivolerete su quella J (il cui nome è Jota) come se foste dei francesi imbarazzati, ma aspirerete ben bene e sarete rispettati dai locali.
Tornando ai nostri Azulejos, ne incontrerete tanti a Siviglia.
Piastrelle meravigliosamente decorate con motivi ornamentali di vario genere, che compaiono su facciate di edifici, porte, ballatoi, pareti e anche nella Plaza de Toros.
A Plaza de Espana ne verrete travolti ed avrete difficolta a scegliere il vostro preferito in quanto l'immensa piazza ne è interamente decorata.
Sono di origine araba, come molte delle meraviglie che contemplerete in questa città.
L'azzurro su bianco è il colore più utilizzato ma la policromia è sempre presente.
B COME BARRIO DE SANTA CRUZ: anche detto la "Juderia", ovvero il quartiere ebraico.
Un labirinto (e credetemi se lo chiamo così) di strade strette intervallate da piccole piazze, micro giardini nascosti da corti interne, Tapas bar, Boutique Hotel e negozietti che vi tenteranno ad ogni angolo.
Un luogo in cui vorrei perdermi ogni giorno.
Le strade strette sono una difesa contro il gran caldo estivo e non vi è casa che al suo ingresso non abbia una piccola corte con fontanella sempre spillante: il rumore stesso dell'acqua è qualcosa che ristora la mente e calma il cuore (quest'usanza è naturalmente araba).
Trascorrerci un'intera mattinata è inevitabile, ma tornarci, specialmente la sera, vi sembrerà necessario.
Santa Cruz ha il pregio di essere sede dei più importanti monumenti di Siviglia, dall'Alcazar de los Reyes (la dimora Reale), alla Giralda, che vedrete sbucare improvvisamente una volta lasciando il quartiere, all'Archivio de las Indias, luogo in cui si conservano i documenti di gran parte delle colonizzazioni spagnole in sud America.
Ma a mio avviso, i luoghi più romantici ed indimenticabili, sono l'incantevole Plaza Dona Elvira, circondata da alberi di arancio (che sono sparsi nei giardini di tutta la città) e panchine smaltate e l'Antico Ricon del Beso, un angolino su Calle Gloria, in cui troverete una targa perfetta da immortalare con un bacio.

C COME CATEDRAL: Vi basti sapere che la Cattedrale di Santa Maria di Siviglia è la terza più grande al mondo, dopo S. Pietro a Roma e St Paul a Londra.
Ma entrandovi, avrete realmente l'impressione che sia immensa.
Il senso di smarrimento è dietro l'angolo, quindi tenete botta, armatevi di una guida o di auricolari e state ben svegli perché di mano leste pronte ad alleggerirvi borse e zaini mentre voi cadete in deliquio come Santa Teresa, ce ne sono in abbondanza.
Contenete l'emozione, che vi garantisco ci sarà, e godetevi uno dei monumenti della cristianità più belli al mondo.
Si paga un ingresso che include anche l'accesso alla Giralda, la torre campanaria che, insieme al giardino degli aranci, è l'unica parte araba restante della grandissima moschea su cui oggi sorge la Cattedrale.
Al suo interno non perdete la Cappella Ovale ed il Monumento funebre a Cristoforo Colombo, i cui resti riposano nell' imponente sarcofago in bronzo sostenuto da 4 araldi che rappresentano le quattro corone di Spagna: Leon, Castiglia, Navarra e Aragona.
Sapevate che Cristoforo Colombo riposa qui?
D COME DOMANI: Che è quando dovrete cominciare a programmare un viaggio per venire in questa città!

E COME ESPOSIZIONE UNIVERSALE: Che c'azzecca con Siviglia, mi direte voi? Beh, se Siviglia è in parte la meravigliosa città che è oggi, è anche grazie a ben due EXPO, chiamiamoli così, che ne hanno arricchito e modificato l'architettura originaria.
La prima, del 1929, fu chiamata Esposizione Ibero-americana in quanto comprendeva quasi tutti i paesi dell'America Latina.  La seconda, più recente, solo nel 1992.
Gli incredibili "padiglioni" realizzati nella prima esposizione, sono in realtà edifici veri e propri rimasti a ricordare la grandezza del progetto e ad abbellire gran parte della Via Cristoforo Colon e il Paseo de Las Delicias.
Per riuscire a vederne la maggioranza, vi consiglio di prenotare un tour panoramico hop on-hop off in bus (a piedi è praticamente impossibile) e fermarvi tutto il tempo che volete ad ammirare i vostri preferiti.
La famosa Plaza de Espana, visitata ogni anno da migliaia di visitatori, è quello che durante questo evento, rappresentava la Spagna: un progetto ambizioso che oggi è divenuto il simbolo stesso di una città (un po' come la Torre Eiffel per Parigi).
Situato nel Parco di Maria Luisa, sarà il luogo in cui lascerete il cuore.
Il mio consiglio è di andarci di prima mattina, quando ancora non è invasa da orde di turisti orientali, o dopo le 18.00, nella luce dorata del tardo pomeriggio.
F COME FLAMENCO,  FICUS BENJAMIN E FERIA DE AVRIL: Parto dall'ultima, la Feria de Avril, che insieme alla Semana Santa è il momento in cui Siviglia mostra tutta la sua sevillanità.
Il popolo della città esce in costume tradizionale, il centro storico è costellato di migliaia di bancarelle che vendono tutto l'artigianato locale, abiti per il flamenco (los trajes de flamenca), cibo e cavalli, che sono simbolo di orgoglio locale.
Si apre la prima Corrida dell'anno e la musica, a suon di Sevillanas y Rumbas, si diffonde in ogni angolo della città.
Il miglior Flamenco si può godere nel quartiere di Triana. Diffidate dei Tablao acchiappaturisti.
Se potete, fatevi consigliare da un locale, ma in ogni caso i detentori della tradizione sono El Arenal e Los Gallos.
Ultima nota: i Ficus Benjamin. Le nostre simpatiche piante di appartamento qui hanno un'occupazione completamente diversa.
Il clima e la luce hanno dato vita a delle piante dalle dimensioni eccezionali, mastodontiche.
Se ci farete caso, potrete scoprire che l'incredibile chioma frondosa dell'albero sotto il quale è sistemato il tavolino su cui state consumando un caffè, è proprio lui, il vostro ficus che qui vive una seconda vita da supereroe.
G COME GIRALDA: Lei la torre più famosa di Siviglia, è croce e delizia di ogni visitatore.
A pianta quadrata, 104 metri per 34 rampe che vi consiglio di percorrere senza alcuna fretta, affacciandovi ad ogni finestra, è il realtà il Minareto della moschea che oggi vede al suo posto la Cattedrale.
Dalla cima la visione non è il massimo in quanto le aperture sono piccole e coperte da griglie, ma la cosa affascinante è osservare come questa cambia durante la vostra salita.
Non essendoci scale, è accessibile a tutti ma la presenza di turisti rende l'ascesa (e discesa) piuttosto impegnativa.
In ogni caso lo sforzo vale la pena.
Giardino degli aranci dalla Giralda. 
Balconi nascosti
Triana e Plaza de Toros dalla Giralda 
H COME HUEVOS A LA FLAMENCA: è la ricetta di oggi, piatto tipico di Siviglia e molto semplice da preparare: un soffritto di cipolla con cui insaporire dell'ottima salsa di pomodoro a cui potrete aggiungere le verdure preferite e di stagione, in particolare piselli, asparagi, peperoni, ecc, che poi verserete in un recipiente di coccio ed aggiungere delle uova freschissime.
La cottura delle uova avverrà in forno a 180° per c.ca 15 minuti, fino a che l'albume non sarà addensato (attenti a non cuocere il tuorlo).
Si serve nel coccio con tanto pane.
M COME MACARENA: La Vergine della Macarena è la più venerata nella città di Siviglia.
Protettrice dei Toreri, viene portata in processione nei giorni della Settimana Santa (ovvero proprio in questi giorni, tra la notte di giovedì e venerdì).
La celebre Chiesa della Macarena, si trova nel quartiere omonimo, fuori dai tradizionali tour turistici, quindi dovrete arrivarci in maniera autonoma, ma la visita vi darà molta soddisfazione in quanto oltre alla bellissima chiesa, potrete scoprire il cuore dell'antico quartiere, a Calle San Luis, con botteghine e ristoranti deliziosi e dare una occhiata al Parlamento di Andalusia, che si trova poco lontano.

O COME OPERA: Se come me amate l'opera, Siviglia è certamente è la città dove perdersi alla ricerca dei luoghi in cui "hanno vissuto" alcuni personaggi indimenticabili come Carmen, la sfortunata sigaraia, la Rosina del più celebre Barbiere e l'indiscusso amante di mille e più donne incarnato da Don Giovanni.
Esistono itinerari guidati, ma arrivarci da soli non è impossibile.
Il cosiddetto "Balcone di Rosina", dove Figaro consigliò al Conte di Almaviva di arrampicarsi per raggiungere la sua amata, si trova in Plaza Alfaro, proprio all'accesso di Santa Cruz.
Dovrete girare intorno all'edificio per osservarlo in tutta al sua bellezza, perchè viene parzialmente nascosto dalle piante del giardino.
il Balcone di Rosina


La Carmen invece (uno dei personaggi d'opera da me più amati), potrete incontrarla nei giardini di fronte alla Real Maestranza, la Plaza de Toros, proprio nel luogo che pone drammaticamente fine alla sua vita, ma la sua presenza potrà essere colta passando di fronte alla Real Fabrica de Tabaco dove lavorava, oggi Università di Siviglia o attraversando il Vicolo dell'Agua (Calle Agua) a Santa Cruz, dove trascorreva le sere ballando il flamenco.

P COME PLAZA DE TOROS: o Real Maestranza, è una delle più importanti di Andalusia e Spagna ma non la più antica (quella si trova a Ronda di cui vi parlerò in un altro post).
Ha una forma ovale ed è immensa, con oltre 14mila posti a sedere.
Ma in questi giorni, sotto Pasqua, non troverete un biglietto a pagarlo oro. I Sevillani non perdono questo momento per niente al mondo.
Non è necessario partecipare alla Corrida per apprezzare l'eleganza di questo edificio, le cui facciate sono dipinte in bianco e giallo oro, colori tradizionali di molti edifici sevillani.
All'interno vi consiglio di visitare il Museo della Real Maestranza, non fosse solo che per ammirare i costumi dei toreri e le immagini storiche in cui appaiono Reali e molti personaggi dell'epoca. E farvi una foto con Carmen (v. O come Opera).

R COME REAL FABRICA DE TABACO: Vedi O come opera

S COME SEMANA SANTA: Insieme alla Feria de Abril, il momento più importante della vita di Siviglia. Comincia esattamente la Domenica delle Palme e si chiude il giorno di Pasqua ed è un susseguirsi di processioni, eventi, folklore e meravigliosa devozione.
Se volete saperne di più, il sito Vivi Andalucia  è fonte di molte interessanti informazioni e potrete approfondire la vostra curiosità. Sappiate però che se decidete di visitare Siviglia in questo periodo, dovrete programmare con largo anticipo ed aspettarvi prezzi un po' più alti della norma.

T COME TAPAS: A Siviglia c'è un'incredibile scelta di ristorazione di qualità ma anche il più piccolo buchino che a voi sembrerà troppo buio o insignificante è in grado di riservare vere sorprese. Intanto sappiate che di base non si pranza, si "tapea", e non c'è orario né quantità.
Se dopo una camminata sarete accaldati (in pratica sempre), ed avete voglia di qualcosa di fresco, diciamo una cervezita (una birretta), potete stare tranquilli che con il costo della birra, per altro ridicolo, vi serviranno sempre un paio di tapas.
In genere dell'ottimo prosciutto Jamon Serrano, leggermente sudato perché a Siviglia i prosciutti stanno appesi al soffitto in qualsiasi momento dell'anno, anche a 40 gradi, oppure dell'Adobo (che altro non è che pesce panato e fritto senza spine) o un'infinità di altre alternative e varianti che dipendono dalla fantasia e gentilezza del gestore. Ma è tradizione, quindi potrete sempre mangiare spendendo cifre bassissime: i miei pranzi composti da una decina di tapas condivise con altri commensali, non hanno mai superato i 10 euro, birra inclusa. In ogni caso non perdetevi un assaggio delle acciughe fritte, i loro "boquerones", una roba che non dimenticherete facilmente.
E siccome avrete modo di scoprirne molte per conto vostro, vi lascio invece qualche dritta per alcuni dei bar e taverne più antichi della città, dove il solo fermarsi per un caffé vi faranno fare un tuffo nella storia, con interni così belli da innamorarsi: 1) El Rinconcillo (1670): qui dovete assaggiare la tapas più tipica di Siviglia, ceci e spinaci. 2) Bodeguita Casa Morales (1850): nel tempo ha apportato alcune innovazioni al menu tradizionale che comunque resta sempre presente.  3) La Teresas (1870): ricco di storia, ha il miglior Jamon Hiberico della città e si trova nel cuore di Santa Cruz. 4) El 3 de Oro (1917): per anni è stato il luogo di incontro di Toreri e calciatori. Bellissimi interni e decor e cucina mediterranea. Perfetto anche per la cena.
Jamon Serrano a Las Teresas
Boquerones e tapas felici

Ho dimenticato di parlarvi di lui, il Guadalquivir, il fiume che attraversa questa potente città e che vi servirà per orientarvi quando vi muoverete da un lato all'altro durante le vostre visite.
Un punto di riferimento utile è la famosa Torre de Oro, l'antica zecca e magazzino aureo della città.
Da qui per altro potrete prendere un battello per un mini crociera di un'ora che vi consentirà di osservare la città dal basso, seguendo le anse del fiume, esperienza che a me piace sempre, specialmente al tramonto quando si accendono le luci della sera.
Ovviamente questa è la "mia Siviglia", che offre molto molto di più.
Vi invito a dare un'occhiata Al sito ufficiale dell'Ente del Turismo Spagnolo e al sito di Vivi Andalucia - ricchi di informazioni e consigli su cosa fare, vedere e naturalmente a scrivermi se avrete bisogno di una mano.






mercoledì 27 marzo 2019

Salsa pestata alla frutta secca: la Tarator

I've got a crush on you - Sarah Vaughan
C'è un universo da imparare nell'ambito gastronomico.
Se poi ci si addentra nelle ricette della tradizione del mondo, allora si che ci si sente dei perfetti ignoranti.
E' quello che è successo a me quando sono incappata nella Tarator, una salsa presente in molte cucine del Medio Oriente, con utilizzi e preparazioni diverse a seconda della provenienza.
Quello che mi interessava di questa salsa, è che fosse a base di frutta secca, e Niki Segnit, autrice del libro Lateral Cooking, Starbooks di Marzo, me ne ha fatto scoprire l'uso e la preparazione.
Per saperne di più vi invito a leggere il post di oggi e magari, provarla alla prima occasione. 
Una salsa deliziosa, semplice e naturalmente vegana.
Una buona giornata a tutti, amici.

lunedì 25 marzo 2019

Torta di Santiago: il sogno di un viaggio.

On the way Home - Neil Young
Uno dei miei sogni da viaggiatrice, che probabilmente non riuscirò ad esaudire a meno che non mi prenda un anno sabbatico, è riuscire a fare il Camino de Santiago, nella sua direttrice francese, ovvero quella che dal Passo di Roncisvalle, scende per 800 km e 25 tappe, fino alla città del Santo.
Per un camminatore allenato, occorrono circa 33 giorni.
Capite bene come per una persona con famiglia e lavoro sia praticamente impossibile prendersi un mese di ferie. E che ferie.
Qui non è che uno si spaparanza al sole bevendo mojito e leggendo un libro.
Il Camino è un viaggio che vuole vederti in faccia ed è soprattutto un viaggio dentro se stessi (per me lo sono tutti i viaggio della mia vita, ma questo di più).
Confesso di avere già toccato alcune tappe di questa direttrice: Logrono, Pamplona, Burgos, Estrellas...molti anni fa, insieme all'orchestra in cui suonavo. Luoghi magici ma raggiunti con la comodità di un pullman.
Diverso è arrivarci con le tue gambe, sopportando il peso della tua casa dentro uno zaino.
Eppure, io sento questa esperienza che mi chiama da tanti anni, e forse un giorno abbandonerò la sensatezza, troverò qualche amica coraggiosa che voglia accompagnarmi e partirò verso quei luoghi.
Intanto oggi, un passetto per avvicinarmi a Santiago, l'ho fatto preparando questa straordinaria torta, la cui ricetta si trova sul libro Starbooks di Marzo: Lateral Cooking di Niki Segnit.
Vi invito a leggere il post pubblicato questa mattina per la ricetta, ma qualche notizia sulla sua antica storia desidero lasciarvela.
La sua preparazione risale al XVI secolo ed in Galizia si serve praticamente tutto l'anno, con una particolare attenzione al 25 luglio, durante i festeggiamenti per S. Giacomo.
La sua origine è legata proprio a quel Cammino ed ai suoi pellegrini, a cui viene offerta lungo tutto il percorso francese una volta entrati in territorio spagnolo.
Pare però che le origini siano ancora più antiche, facendole risalire al Medioevo, quando l'uso della mandorla, ingrediente prezioso e destinato alla nobiltà,  era base della "Tarta Real". Gli ingredienti di questo dolce, ritrovati in documenti del 1577, sono esattamente gli stessi di quella che oggi chiamiamo Torta di Santiago, per cui è facile che il suo utilizzo abbia raggiunto, nel tempo, fruitori più modesti ed umili.
La ricetta che conosciamo oggi, arriva da un testo del 1800, Cuaderno de Confiteria, di Luis Bartolomé de Leybar, che lui chiama Tarta de almendras e fino al XX secolo non comparirà su altri ricettari spagnoli, venendo così considerata una specialità regionale. 
La croce di Santiago, che si appone sulla torta a siglarne la destinazione o le origini, ha invece una nascita più recente. Fu apposta nel 1924 dal pasticciere José Mora e da allora è divenuta la "marca distintiva" di questa meravigliosa torta.
Alcune pasticcerie appongono anche il simbolo della capasanta, la famosa Coquille St Jaques o Conchiglia del Pellegrino, quella che i tanti camminatori del Camino portano sullo zaino o sul bastone.
Spero un giorno di riceverne una fettina, dalle mani di un galiziano come premio alla fine del mio viaggio.
Vi auguro una buona lettura amici.

martedì 19 febbraio 2019

Chocolate cookie brittle per Starbooks di Febbraio

Brown Sugar - The Rolling Stones
Nuova sfida, nuova ricetta.
Ma questo mese affrontiamo un libro che fa del test sulle ricette la propria ragione di essere.
Parlo di GENIUS DESSERT di Food 52, di cui potrete leggere tutto sul sito Starbooks.
Solo dolci questo mese, come si richiede al bagordo carnascialesco prima di addentrarci in Quaresima.
La ricetta di oggi è qualcosa di talmente facile e basico che avrete voglia di prepararla in due balletti.
Ha un unico grande problema: una volta assaggiata, dovrete richiedere la rimozione della memoria perché il rischio di tornare sul barattolo ogni 2 minuti, è altissimo.
Vi lascio quindi alla lettura e vi auguro una buona giornata.

martedì 12 febbraio 2019

Cake al lime e menta e cioccolato al latte: di ripensamenti e seconde chance.

Son of a preacher man - Dusty Springfield 
Non avrei mai immaginato che il mio precedente post avrebbe sollevato un'onda di affetto e vicinanza come non mi succedeva da un po'.
Solo per aver espresso perplessità sul continuare questo percorso che ultimamente mi sembra abbia perso un po' di significato.
Senza aver mai realmente pensato di interrompere questo "stream of consciousness", che altro questo blog non è.
Mi avete scritto, mi avete inviato messaggi in privato, qualcuno mi ha anche minacciata di eresia se avessi preso l'insana decisione.
L'intenzione non era certo questa.
Come al solito qui dentro finisco col pormi domande ad alta voce dandomi o aspettandomi delle risposte da voi e la sorpresa più grande è che quelle risposte spesso arrivano, e sono una cosa bella.
Alla fine, anche se dovesse esserci un unico lettore nell'etere, varrebbe la pena di continuare a scrivere. Che tanto a cucinare non si smette mai.
Di storie di raccontare ne abbiamo tante.
Uno si chiede: ma cosa può fregare a qualcuno delle tue storie?
Mah, me lo chiedo anche io, ma il bello di questo spazio è che uno può girare pagina e cercare altro. La bellezza della libertà della rete.
La storia di questo dolce è semplice: me ne sono innamorata sfogliando la rivista Olive di un secolo fa. Vista ed aver avuto voglia di farla è stato un attimo.
Il bello è arrivato dopo: quando la torta è stata pronta, non c'era più un briciolo di luce per fotografarla. Fatto sta che ho odiato le foto e ho messa da parte la ricetta.
Col senno di poi, ho pensato che la perfezione non è di questo mondo ed ho dato una possibilità alla pubblicazione, perché il dolce, porello, non aveva nessuna colpa.
Perché c'è da dire che adesso, dopo 8 anni di blog, l'unico modo per invitare un nuovo lettore ad arrivare fin qui, è un'immagine convincente.
Non ci credete? Eppure questa è la realtà dei blog oggi.
O sei bello, o nessuno ti si fila.
Chiedetelo a quella "granculo" di Cenerentola.
La cosa paradossale è che questo dolce è un cugino del precedente.
Me ne sono resa conto soltanto dopo che avevo finito di scrivere.
Ha la struttura di un quattro quarti (io ho ridotto lo zucchero però) e l'infusione di uno sciroppo di agrumi che inumidisce l'impasto denso e fondente. Per finire, una copertura di cioccolato.
Non è voluto, ovviamente. E' una pura casualità.
In ogni caso il dolce è delizioso, perfetto per il te delle cinque: vi consiglierei di usare un te aromatico, con intensa personalità, per giocarsela con gli aromi freschi e decisi del cake.

Ingredienti per uno stampo classico da 1 litro
250 g di zucchero
la scorza grattugiata di 5 lime + 1 per decorare (facoltativo)
10 g di foglie di menta
150 g di burro morbido
3 uova a temperatura ambiente
300 g di farina 00
200 ml di panna fresca a temperatura ambiente.
2 cucchiaini di lievito per dolci

Per lo sciroppo
100 ml di succo di lime (c.ca 5 lime)
100 g di zucchero
1 cucchiaio di rum

Per la copertura
85 g di ottimo cioccolato al latte (35% - 45% di burro di cacao min).
100 ml di panna
  • Scalda il forno a 180° e prepara lo stampo imburrandolo e foderandolo con carta da forno
  • In un cutter metti lo zucchero, le foglie di menta e la scorza di lime grattugiata e frulla il tutto fino a che le foglie di menta non saranno sminuzzate finemente (lo zuccherò si impregnerà dell'aroma del lime). 
  • Metti il burro morbido nella  ciotola dell'impastatrice con lo zucchero aromatizzato e batti fino a che non avrai un composto soffice gonfio e leggero (almeno 5 minuti)
  • Una volta montato il burro, aggiungi le uova,  che non devono assolutamente essere fredde. Una alla volta. Non aggiungere la successiva se la precedente non è stata perfettamente incorporata. 
  • Per ultimo aggiungi la farina perfettamente setacciata con il lievito, ed incorpora bene con una spatola. 
  • A questo punto incorpora la panna con delicatezza e quando il composto sarà perfettamente amalgamato, versalo nello stampo precedentemente preparato. 
  • Cuoci per 55/60 minuti facendo la prova stecchino.
  • Mentre il dolce cuoce puoi preparare lo sciroppo: metti lo zucchero e il succo di lime in un pentolino e porta a bollore. Lascia sobbollire fino a che lo zucchero non sia completamente disciolto, quindi togli dalla fiamma e lascia riposare. 
  • Una volta cotto il dolce, lascialo raffreddare 5 minuti, quindi, aiutandoti con la carta da forno, trasferiscilo su una gratella. Con uno stecchino da spiedini, bucalo su tutta la superficie e versa lo sciroppo lasciando che coli. Quando noterai con non cola più, sistema il dolce su un piatto e mettilo in congelatore per 20 minuti.
  • Mentre il dolce raffredda, prepara la glassa, mettendo il cioccolato tritato in una ciotola. Porta la panna a fremere, quindi versala sul cioccolato e lasciala così un minuto. Con un cucchiaio mescola poi per ottenere una crema fluida da poter versare con facilità. Attendi il tempo che il dolce sia pronto. 
  • Togli il dolce dal freezer e mettilo su una gratella sotto la quale avrai sistemato un piatto. Versa la glassa facendo il modo che copra tutta la superficie ed anche i bordi. Potrai eventualmente riutilizzare la glassa che è colata sul piatto e se ancora fluida, versarla di nuovo sul dolce a più riprese. 
  • Lascialo quindi raffreddare per almeno una decina di minuti prima di decorarlo con la scorza di lime, se ti piace. 
  • Si conserva morbido ed umido per 4/6 giorni se tenuto in una scatola o protetto dall'aria. 

martedì 5 febbraio 2019

Surprise cake: l'appassionata intesa tra arancia e cioccolato

Creep - Radiohead 
Tornare a scrivere su questo spazio dopo molto tempo, mi mette in uno stato di malinconia pervasa da sensi di colpa.
Ho come la percezione di avere abbandonato un figlio...neanche averlo lasciato andare per la sua strada, no: proprio averlo messo su una zattera ed averlo spinto alla deriva.
Sono sparita da un po' e quella che un tempo era una delle cose che più mi faceva sentire bene, "alive and kicking", negli ultimi mesi mi causa un continuo dibattito interno.
Ha ancora senso avere un blog?
Ha ancora senso cucinare e scrivere per nutrire uno spazio che nessuno ha più tempo di leggere?
La gente legge ancora i blog?
Ma soprattutto, che senso ha fare qualcosa solo per se stessi quando quella cosa nasce proprio per un senso di condivisione e confronto?
Se dovessi ascoltare le mie risposte, considerato che il tempo a mia disposizione è ridotto a lumicino, saprei già cosa fare, visto che per questa ragione ho smesso di seguire molti dei blog che amavo.
Credo che questo sarà un anno cruciale. La crisi dell'ottavo anno.
Questo senso di smarrimento e difficoltà nel decidere se fare un passo che assomiglia molto ad un'eutanasia, non è solo mio.
Parlando con molte amiche blogger della prima ora, quelle con cui ho instaurato un rapporto di profonda amicizia ed intesa, trovo la mia stessa domanda.
E' davvero arrivata la fine di un'avventura?
I blog di cucina sono ancora a servizio del racconto del cibo o Instagram ha definitivamente soppiantato questo ruolo, fagocitando il rapporto con il lettore attraverso momenti flash vuoti e veloci come purtroppo è la vita reale?
Credo di si.
Mi piacerebbe sapere se coloro che resistono strenuamente, lo fanno perché credono ad un ritorno della lentezza o perché non ce la fanno a decidere, proprio come me.
Non so se avrò delle risposte a queste domande, ma intanto mi mangio una fetta di torta.
Non è la solita quattro quarti.
E' una tortina facile facile che si trasforma in un dolce favoloso grazie alla presenza dello sciroppo d'arancia che è il senso vero di questo dolce.
Provatela, non omettete neanche una goccia dello sciroppo di arancia e godete di questa fusione perfetta. Ve ne innamorerete (PS - non è troppo dolce come si può pensare).
La ricetta è tratta dal libro Cioccolato di Linda Collister.

Ingredienti per uno stampo da 20 cm di diametro
175 g di burro a temperatura ambiente
175 g di zucchero semolato fine (tipo Zefiro)
le zeste grattugiate di due arance non trattate
3 uova grandi a temperatura ambiente, sbattute
175 g di farina 00 setacciata
1 cucchiaino e mezzo di lievito
2 cucchiai di succo di arancia spremuto fresco

Per lo sciroppo di arancia
100 ml di succo d'arancia spremuto fresco
1 o 2 cucchiai di liquore (tipo Grand Marnier - opzionale)
85 g di zucchero semolato

Per la glassa di cioccolato
150 g di cioccolato fondente tritato finemente
55 g di burro morbido tagliato a dadini
  • Montate il burro con la frusta nella ciotola della planetaria (o di un robot), fino a che non sia cremoso. Aggiungete lo zucchero nel quale avrete versato le zeste di arancia e le avrete mescolate bene (anche strofinandole con la punta delle dita nello zucchero per aromatizzarlo al massimo), e continuate a montare fino a che non otterrete una massa chiara, leggera e soffice (5/8 minuti). 
  • Aggiungete le uova, poco alla volta, montando bene dopo oggi aggiunta. Al termine, aggiungete la farina setacciata con il lievito, in tre tempi, mescolando bene con una spatola, ed all'ultimo inserimento aggiungete il succo di arancia ed incorporate bene. 
  • Versate il composto nello stampo a cerniera imburrato e foderato con carta da forno. Livellatelo bene con una spatola. 
  • Cuocete in forno preriscaldato a 180° per c.ca 35/40 minuti, facendo la prova stecchino. 
  • Mentre il dolce cuoce, preparate lo sciroppo di arancia mettendo il succo di arancia, il liquore (se deciderete di usarlo, togliete 2 cucchiai di succo dal totale ed aggiungete il liquore) e lo zucchero in una casseruola e portando il tutto a ebollizione. Fate bollire fino a che lo zucchero non si sarà sciolto ed il liquido avrà preso una consistenza "sciropposa". Tenete pronto. 
  • Una volta cotto il dolce, appoggiatelo su una gratella senza toglierlo dallo stampo e con uno stecchino da spiedino, bucate il dolce su tutta la superficie. Quindi con un cucchiaio versate lo sciroppo avendo cura di bagnarlo uniformemente utilizzandolo tutto. Lasciate raffreddare completamente senza sformarlo. 
  • Una volta freddo, potrete toglierlo dallo stampo ed appoggiarlo su una griglia dove lo glasserete. 
  • Preparate la glassa facendo sciogliere a bagno maria il cioccolato con il burro. Mescolate bene per ottenere una glassa lucida e setosa quindi quando avrà una consistenza spalmabile, coprite bene tutto il dolce aiutandovi con una spatola. Lasciate al fresco per farla solidificare (ci vorrà c.ca 1 ora - se la lasciate in terrazza, anche meno :D) 
  • Potrete preparare il dolce e congelarlo senza sciroppo, procedendo alla "bagna" e glassatura solo quando vorrete servirlo. 
  • E' incredibilmente buono, perfetto per un te o un fine cena se accompagnato con della panna o gelato. 

venerdì 25 gennaio 2019

Guancia brasata con puré affumicato. M'EAT!

Try a little tenderness - Otis Redding
Beh, l'inverno non avrà mica solo lati negativi.
Se c'è una cosa che amo di queste giornate rigide, è poter programmare una cena con un piatto dalla cottura eterna.
Niente di complicato: si schiaffa un pezzo di signora carne in una casseruola coperto da buon vino, verdure e un po' di brodo, e ce lo si dimentica in forno mentre si procede a fare qualsiasi cosa, meglio di tutto leggersi un buon libro o guardarsi un film vergognosamente romantico sdraiate sul divano.
Capirete che è pronta, quando la casa comincerà ad essere inondata da un profumo irresistibile e non riuscirete più a stare sedute sul divano.
Sulla lunga cottura ci sono tante cose da dire, segreti da svelare e trucchetti per ottenere piatti splendidi.
Oggi, per Mag About Food, il Magazine targato MTC, la rubrica M'EAT tratterà proprio il tema delle lunghe cotture e del "brasato". In questo articolo , non solo troverete la ricetta di questa favolosa guancia brasata su purè affumicato, ma un'altra decina di ricette succulente su cui poter sognare.
Allora evviva le lunghe cotture e lunga vita al BRASATO!