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mercoledì 15 aprile 2020

Tarte aux pommes: la mia personale macchina del tempo.

Paris Je t'aime d'amour - Patrick Bruel 
Nei giorni di isolamento, ripenso sempre più spesso ai viaggi che ho fatto nella mia vita.
Devo anche dire che se dovessi partire in questo momento, per una qualsiasi ragione, lo farei malvolentieri, perché la realtà vera è che la libertà non è nulla senza il senso di sentirsi al sicuro fisicamente.
Ed in questo momento di sicuro ci sono solo le nostre case.
Però i ricordi sono la nostra personale macchina del tempo, il nostro unico tappeto volante ed ogni tanto, nonostante il timore di rientrare da questo viaggio martoriata dalla malinconia, mi concedo di volare lontano.
Mi piace tanto farlo anche attraverso le foto di altri, attraverso lo sguardo di sconosciuti che però, nei luoghi dove anche io sono stata, riescono a raccontare le mie stesse emozioni.
Parigi resta uno dei posti dove tornerei sempre, dove non smetto di programmare mentalmente l'idea di andare, anche solo per 2 o 3 giorni.
E' sempre un posto capace di farmi emozionare, di trascinarmi indietro nel tempo, a quando ero una ragazzina di 17 anni e mi ritrovai lì per lo scambio con la scuola.
I ricordi di quelle giornate sono ancora talmente vivi nella mia testa da crearmi una sorta di contrazione al plesso solare al solo pensiero.
La gioia, lo stupore di tanta bellezza, l'eccitazione di parlare quella lingua che tanto ho amato, la sensazione di essere padrona del mio mondo, di essere viva ed immortale.
Il mio amore per Parigi è partito da lì e dopo ci sono tornata tante e tante volte che non so contare. Per lavoro, per passione, per amore, prima da sola e poi con i miei tesori.
Ad un certo punto della mia vita ho anche sognato di andarci a vivere.
Ogni tanto lo faccio ancora.
Così per non dimenticarmi che devo al più presto programmare un prossimo viaggio nella mia città del cuore, oggi ho preparato una torta che me la ricorda.
Così se non posso andare a Parigi, almeno verrà lei da me.
Dire che è una torta che si fa ad occhi chiusi è poco.
Tutto molto semplice, a meno che non abbiate l'ambizione di farvi la pasta sfoglia in casa ma magari rimandatela alla prossima volta.
Trovate una ottima base sfogliata di pasticceria e partite da lì.
Tutto il resto è semplicissimo ma la bontà è da colpo la cuore e quella composta, potreste finirvela a cucchiaiate.
La ricetta l'ho presa da un bellissimo sito francese che mi ha fatto innamorare: Les Yeux Grognons (come dire "gli occhi  scorbutici") di una giovane pasticciera francese bravissima e ottima fotografa. Ho avuto un coup de foudre per il suo lavoro ed ho in piano di provare molte delle sue ricette.
Fateci un giro. Vi piacerà.

Ingredienti per una tarte da 24/26 cm
Un disco di pasta sfoglia di ottima qualità
140 g di composta di mele alla vaniglia
3/4 mele Golden, Gala, Granny Smith grandi
30 g di burro fuso
un paio di cucchiai di zucchero di canna semolato
confettura di albicocche per lucidare

Per la composta di mele (2 vasi da 250 g) 
10 mele Golden (1kg5 )
100 g di zucchero
Il succo di mezzo limone
i semi di una bacca di vaniglia

  • Per prima cosa preparate la composta di mele che dovrà essere ben fredda prima dell'utilizzo. Sbucciate e private del torsolo le mele. Tagliatele a dadi non troppo grandi e mettetele in una casseruola capiente, con lo zucchero, la vaniglia ed il succo del limone. 
  • Fate cuocere a fiamma dolce per 20/30 minuti, mescolando periodicamente, fino a quando le mele saranno cotte cominceranno a disfarsi. Non avrete bisogno di aggiungere acqua perché le mele ne rilasceranno molta. 
  • Al termine della cottura potrete utilizzare la composta con le mele disfatte grossolanamente oppure come ho fatto io, frullandola con un mixer a immersione e riducendola in una purea fine. 
  • Mettete la composta in due vasi sterilizzati e conservatela in frigo per una settimana. Non è solo buona con questo dolce ma perfetta da servire a merenda ai vostri bambini. Assolutamente deliziosa. 
  • Quando la composta sarà ben fredda cominciate a preparare la tarte. Stendete la sfoglia su un foglio di carta forno quindi distribuite la composta con un cucchiaio fino ad 1 cm dal bordo. 
  • Sbucciate le mele, tagliatele a metà, eliminate il torsolo ed appoggiandole sul lato del taglio affettatele finemente (un paio di mm). Create la prima corona circolare come in foto, sistemando le fettine ben strette l'una all'altra. 
  • Proseguite con l'anello centrale che potrete realizzare nel senso inverso. Al centro sistemate delle fettine come più vi piace. 


  • Spennellate le mele con delicatezza, con il burro fuso e poi cospargete tutta la superficie con lo zucchero di canna. Se vi piace l'idea, potrete aggiungere allo zucchero un cucchiaino di cannella in polvere che ci sta sempre da Dio. 
  • Mettete in forno a 180° e cuocete per c.ca 30 minuti. Se vorrete caramellare le mele, passate gli ultimi 5 minuti la tarte sotto il grill. 
  • Una volta fuori dal forno, spennellate la superficie con la confettura di albicocche che avrete passato prima al setaccio e poi scaldata leggermente per renderla bella fluida. 
  • Servite ancora tiepida, se vi piace con una bella pallina di gelato alla vaniglia. E' perfetta se consumata in giornata. 




lunedì 4 novembre 2013

Croissant di Felder e i colori dell'autunno.

Sous le ciel de Paris - Y. Montand
E' cominciato anche Novembre.
E' entrato a gamba tesa che quasi non me ne sono accorta. 
Se non fosse perché stamattina il cielo era coperto. 
Domenica ero a far volare l'aquilone in un prato poco distante da casa mia. Sotto un sole che mi ricordava l'aprile più spensierato.
Solo che intorno i colori non coincidevano. Ed il suolo era croccante come un pacchetto di patatine. 
In questi giorni l'umore rispecchia la stagione: beccheggia verso l'alto e sprofonda veloce verso il basso. 
Ogni tanto mi vengono i magoni e mi domando poi per cosa, visto che dovrei considerarmi una persona fortunata. Così dò la colpa a Novembre ed alle giornate corte, alla luce che se ne va presto ed agli ormoni che si comportano come un branco di formiche a cui hanno appena distrutto la casa con una pedata. 
L'atmosfera di questi giorni è così malinconica che ti tira dentro. 
Non dico che sia brutta, piace a tutti ogni tanto crogiolarsi nella malinconia. 
Mi lascio prendere dai pensieri, faccio tutto al rallentatore, osservo ogni dettaglio...l'altro giorno sono stata 10 minuti ad osservare un mulinello di vento che in mezzo alla strada faceva danzare un minuscolo foglietto di carta. 
La scena era talmente bella che mi sono ritrovata persa dietro a questo foglio sospinto dal vento..sembrava che toccasse terra e dopo un attimo era ad altezza sguardo, che fluttuava delicatamente....poi rotolava sull'asfalto e ripartiva in volo in volute armoniose, felice di essere foglio. 
Non avrei mai smesso di incantarmi osservandolo. 
Mi sto lentamente trasformando in un bradipo.
Sono lenta, assente. 
Dovrei infilarmi in letargo, probabilmente quello è il mio destino. 
Ho fatto questa ricetta a Settembre, ma era caldo, troppo caldo. 
Quindi son certa che i croissant possano venire molto meglio. 
La ripeterò presto perché il risultato mi ha talmente tanto galvanizzata che è da fare e rifare, soprattutto perché si possono congelare e tirare fuori la sera prima quando si ha voglia di una colazione da re! 
Ho trovato la ricetta su un numero di Elle a Table francese ma so che la stessa ricetta è pubblicata sul libro "Patisserie, l'Ultime référence" .
In ogni caso, se cercate croissant super burrosi, sfogliati e friabili ma assolutamente equilibrati, questa è la ricetta che fa per voi.
Armatevi di pazienza perché ci vorranno diverse ore prima di osservare il risultato, ma ne vale la pena, come sempre quando si fanno le cose senza fretta! 
NOTA: non ho fatto foto delle pieghe per la ragione spiegata sopra: il caldo. Il burro si scioglieva alla velocità della luce ed ho rischiato di mandare a monte tutto il lavoro anche con le poche foto fatte! 
Spero che però la spiegazione sia chiara.

Ingredienti per c.ca 18/20 croissants
Per il pastello
350 di farina tipo 0 
150 di farina 00
60 g di zucchero a velo
10 g di latte in polvere (che io non ho messo perché non disponibile)
12 g di sale
100 g di burro morbido
25 g di lievito di birra fresco
230 ml di acqua fredda
Per la sfogliatura
250 g di burro molto freddo
1 uovo per la lucidatura
Miscelate le due farine con lo zucchero a velo, setacciatele e versatele nella ciotola della planetaria con il latte in polvere, il lievito sbriciolato ed il burro morbido. Cominciate ad impastare e lentamente aggiungete l'acqua a filo.
Fate lavorare il gancio per almeno 6 minuti a velocità media e vedrete formarsi un impasto liscio ed elastico che si staccherà con facilità dalle pareti lasciandole lucide. 
Togliete l'impasto dalla planetaria ed adagiatelo sulla spianatoia appiattendolo con le mani e dandogli una forma rettangolare non troppo grande. 
Avvolgete il tutto nella pellicola e mettete in frigo per almeno 2 ore.
Mezz'ora prima di tirare fuori l'impasto dal frigo, passate il panetto di burro nel congelatore per c.ca 10 minuti, quindi mettetelo tra due fogli di carta da cucina.
Battetelo con il matterello per ammorbidirlo e stendetelo in un rettangolo largo come il panetto di pasta, alto mezzo cm. 
Lasciandolo nella carta, rimettetelo in frigo per una 20na di minuti.
Stendete la pasta in un rettangolo doppio quello del burro (20 cm x 40 cm).
appoggiate il rettangolo di burro sulla prima metà della pasta, quindi piegate a metà la striscia coprendo con attenzione il burro, soprattutto sui bordi. 
Non deve uscire. Sigillate bene i bordi spingendo con la punta delle dita sulla pasta.
Girate la pasta di un quarto. Cominciate a stendere la pasta in una striscia rettangolare lunga più o meno come la precedente o un po' di più cercando di mantenere regolare la forma. 
Prendete un lembo del lato lungo e piegatelo coprendo due terzi della striscia.
Il lembo opposto dovrà essere piegato ed andare a toccare il primo lembo, senza che vengano lasciati spazi fra i due lembi.
A questo punto piegate nuovamente il rettangolo ottenuto a metà su se stesso, avvolgetelo nella pellicola e passatelo in frigo per 1 ora.
Passato il tempo di raffreddamento, riprendente il panetto e mettetelo di fronte a voi, con la costola della piega di lato (come se quardaste un libro) e cominciate a stendere nuovamente fino ad ottenere un rettangolo dallo spessore di 6 mm c.ca.
Fate una piega portando il primo lembo a due terzi della lunghezza ed il secondo lembo a coprire il primo. Questa è l'ultima piega e rimettete l'impasto avvolto in frigo per un'altra ora. 
Passato il tempo di raffreddamento, infarinate lievemente una spianatoia e stendete il panetto in un rettangolo grande dallo spessore non superiore ai 3/4 mm. 
Tagliate a metà la pasta ottenendo due rettangoli identici più o meno di 20 cm di altezza. 
Con un coltello affilato, tagliate da ogni rettangolo, dei triangoli isosceli con una base di 5/6 cm.
Partendo dalla base, avvolgeteli su se stessi, facendo terminare la punta del triangolo nella parte inferiore del vostro croissant, in modo che non si alzi durante la lievitazione e la cottura. 
Se vi piace, potrete invece tagliare dei rettangoli e realizzare dei pain au chocolat, avvolgendoli intorno ad un pezzetto di cioccolato fondente. 
Fate lievitare i croissant per almeno 2 ore. Devono raddoppiare la loro dimensione ed essere belli gonfi. Si gonfieranno poco in cottura.
Accendete il forno a 180°C. 
Spennellateli con un poco di uovo sbattuto (se vi ci piace aggiungete un goccio di latte), e fateli cuocere per 12/15 minuti in base al vostro forno, e comunque fino a che siano belli dorati. 
Si possono congelare con facilità senza farli lievitare. 
Avvolgeteli singolarmente in carta da cucina e metteteli in delle scatole ermetiche. Saranno più facili da togliere quando vi verrà la voglia! 



venerdì 11 maggio 2012

60 ore a Parigi: una fuga per amore.

NUAGES - DJANGO REINHARDT

Questo mese di maggio sta volando senza che me ne renda conto. Forse la ragione primaria è che sarò in viaggio tutti i week end del mese, a partire da quello scorso che purtroppo è già lontano. 
Mentre voi starete leggendo queste brevi righe io sarò in viaggio per la Baviera, dove sono stata invitata con l'orchestra in cui suono per un concerto e sarò di rientro domenica notte. 
Lo scorso week end invece, ero in fuga con marito e pargola a Parigi.
Il secondo post nella breve vita di questo blog è stato dedicato a Parigi. Questo dovrebbe dire tutto o almeno un po' dell'amore che nutro per questa città. 
La mia prima volta con lei è stata all'età di 17 anni, durante uno di quegli scambi interlinguistici che si fanno a scuola e da allora fu devozione totale. 
Ormai non saprei dire le volte che ci sono stata, decine per lavoro, molte di più per nostalgia. Fatto sta che ho contagiato un'intera famiglia, tra cui anche mia madre che non fa che ripetermi che deve tornarci prima o poi. 
Parigi è Parigi, è difficile da spiegare. 
E' la sua luce che si allunga all'infinito nei primi giorni d'estate; il senso di immenso e grande e perfetto che provi quando ti affacci per la prima volta da Trocadero ed oltre la poderosa torre di ferro, il tuo sguardo corre lungo gli Champs de Mars, giù fino a Les Invalides e ancora più avanti fino agli Champs Elysées senza riuscire a fermarsi. 
E' il fiume che si ripara sotto mille ponti ed il verde dei giardini aperti al mondo e curati come salotti. 
Parigi per me è un tavolino "à la terasse", la casualità di sedersi stremati dopo tanto camminare nella "brasserie più bella del mondo", quella che ti sceglie e ti chiama e ti dice "aspetta, siedi, mangia, guarda". 
Parigi è il profumo del pane che esce da una boulangerie gremita di gente, un trancio di pain de pays su cui spalmare del semplice burro o una terrine de campagne seduti nei giardini del Palais Royale, quando la luce della sera fa sembrare tutto rosa. 
Parigi ti confonde, ti incanta, ti incute soggezione facendoti credere di essere in una immensa città mentre, appena giri l'angolo, ti trovi in un paesino con le sue viuzze, dove tutti si conoscono e la gente gira in bicicletta e c'è ancora il fruttivendolo con le fragole più belle che abbia mai visto. 
Per non dimenticarsi di quanto si può amare questa città, bastano anche solo 60 ore insieme alle 2 persone più importanti della mia vita in un week end rubato all'insaputa di tutti, fregando anche il meteo che ostinatamente mette pioggia! 


Amo i tetti di Parigi. La metà del tempo la passo guardando in aria. Si scoprono cose incredibili con il naso tra le nuvole! 


Il mercatino dei fiori dietro Notre Dame ti ricorda che è finalmente primavera e che il tuo giardino vuole colori. Anche se la giornata è uggiosa ed il sole non vuole saperne di darci il benvenuto! 
Lei però si fa riconoscere nonostante si nasconda tra folti alberi. Nostra Signora di Parigi è il cuore gotico della città e per me un luogo di grande emozione. 
Per ammirarla devi alzare gli occhi al cielo. Non c'è segnale di devozione più grande. 
E se Quasimodo si nascondesse ancora qui tra questi archi acuti e tra le luci delle candele? 
A Parigi puoi ascoltare concerti stupendi in ogni angolo della città. La perfetta colonna sonora per un sogno a cielo aperto. 
Lungo la Senna ci sono spazi per gli innamorati....ma anche per chi ha voglia di mettersi in posa. 


Spesso il bianco e l'azzurro sono così accecanti da costringerti a strizzare gli occhi. Ma a Montmartre questi colori ti commuovono ed incantano.  
Ci si nasconde dalla Place du Tertre, dove la folla di turisti si accalca intorno agli artisti e dai caricaturisti che ti inseguono per poterti ritrarre. Quale luogo migliore di questo per un bicchiere di vino e qualche assaggio di delizie?
Se poi è una mattinata brumosa e un po' malinconica, il Jardin de Luxembourg è il posto adatto per una passeggiata scacciapensieri. Anche se non c'è nessuno........
....ma si può almeno sorridere seguendo con gli occhi l'unica barca italiana che ancora veleggia senza indugi..
A Parigi  è facile scacciare i cattivi pensieri....
...per dare spazio a quelli più buoni

Nessuna ricetta oggi, solo un piccolo spazio per sognare. 
Se siete in partenza per Parigi, o progettate di andarci, scrivetemi! Sarò felice di darvi consigli, suggerimenti e dritte golose sulla mia città del cuore. Un buon week end a tutte voi ed un gros bisou! 

NOTA MUSICALE: Ho inserito su questo post una colonna sonora perfetta a ricordarmi l'armosfera di Parigi. Un Django Reinhardt struggente, in uno swing lento che molte di voi avranno già sentito perché spesso usato in film o passaggi pubblicitari. Questo meraviglioso artista belga, naturalizzato francese, ha vissuto il pieno del suo successo e della sua incredibile produzione musicale negli anni '40, morendo nel pieno della sua notorietà a soli 43 anni. 
Il genere musicale per cui è conosciuto è il "Jazz manouche", genere tipicamente francese con sonorità legate alla presenza di strumenti particolari come il banjo, chitarre e violini usati nei gruppi tzigani. Un genere che fa il verso allo swing americano del dopoguerra, ma con uno stile decisamente più elegante e ricercato, con grande virtuosismo e con la ricerca di atmosfere fortemente caratterizzanti. La produzione di Reinhardt è impressionante e potrete ascoltare molti dei suoi pezzi su youtube, tra cui la celeberrima Swing Minor utilizzata qualche anno fa come colonna sonora del fil Chocolat. Buon ascolto. 




lunedì 7 maggio 2012

Il terrore corre sul taxi: Spaghetti al "mio" pesto

I'm scared - Duffy
In tanti anni di viaggi per piacere e per lavoro, non ricordo di essermi trovata mai davanti a situazioni complicate o spiacevoli sorprese, se non vogliamo considerare come tali l'aver perso il bagaglio enne volte, l'aver visto cancellare il proprio volo ed essere stata riprotetta su un aeroporto a 2 ore di distanza da quello previsto, l'aver dovuto attendere oltre 9 ore in un minuscolo terminal la partenza del volo bloccato per una tempesta di ghiaccio, ecc, ecc, ecc,
Beh, tutte queste situazioni fanno parte del vissuto di chi viaggia molto, ma anche di chi viaggia una tantum. Io mi riferisco a situazioni complicate o in cui vi siete spaventate un tot, incontrate nella destinazione prescelta. 
Non ricordo nulla che mi abbia davvero messa in difficoltà o fatta sentire in balia del pericolo come quella corsa in un taxi Parigino nel novembre di un anno fa. Finchè viaggio da sola non me ne importa nulla, ma mia figlia era con me e questo ovviamente cambia tutto.
Ho raccontato più volte che Parigi è la mia città del cuore e che con mio marito dobbiamo tornarci almeno una volta l'anno, foss'anche solo per 3 giorni rubati, così, per devozione! Stessa cosa abbiamo fatto un anno fa ed il week end appena trascorso.
"Uffa piove mamma, dai prendiamo un taxi, noooo, la metro noooo" - 
Mia figlia non ama la metropolitana. In compenso adora il taxi e dopo una giornata di cammino estenuante sotto la pioggia, l'idea di ritornare in Hotel in taxi non dispiace neanche a me. Chiamiamo il nostro taxi che ci raggiunge in un baleno. Saliamo di corsa, sotto la pioggia inclemente, e ci sistemiamo su questa Mercedes bianca, alla cui guida sta un franco-cinese. Mia figlia si mette in mezzo tra me e mio marito ed appoggia i piedi su quella specie di gradino che si rialza tra i sedili posteriori. Il tassista si gira di scatto e le intima con stizza di togliere i piedi da lì. Io invito immediatamente mia figlia a mettersi composta e lei in silenzio ubbidisce. Al che, improvvisamente ho un colpo di tosse violento e mentre cerco di farmelo passare frugando nella borsa in cerca di una qualche caramella, sento il cinesino mormorare qualcosa. Penso che si rivolga a me così alzo lo sguardo e sento che ripete come un mantra " Reste tranquille, reste tranquille, reste tranquille"....Ora, io il francese l'ho studiato ed amato per anni e lo capisco anche molto bene e questo "reste tranquille" non mi piace per nulla. Guardo mio marito con gli occhi più grandi di quelli che già sono al naturale  e senza dire nulla, gli faccio gesto di ascoltare. "Reste tranquille....pas d'agressivité dans la volture....".  Il cinesino continua il suo mantra ipnotico con voce atona e meccanica, ma stavolta aggiunge un elemento che, se un minuto prima mi faceva sentire lievemente inquieta, adesso mi fa entrare nel più totale panico. Comincio a scivolare sempre più in basso nel sedile e con il braccio cingo le spalle di mia figlia tirandola a me. Intanto prego il Signore che non mi faccia tossire perché se il tipo soffre di psicosi da malattia contagiosa, io sono finita! Guardo mio marito che adesso ha una faccia da "vendicatore della notte" e fissa tutti i punti chiave dell'auto pronto ad una fuga estrema. Io sono già lì che penso ai titoli dei giornali "famiglia italiana sterminata da taxi driver impazzito con la sindrome da Sars" e nell'abitacolo piomba il silenzio più assoluto. Sento solo il mio cuore battere come un martello pneumatico! 
"Vous savez messieurs, que le chauffeur de taxi est subjet au stress le plus total"! Il cinese non mormora. Il cinese adesso parla. E dopo un attimo di silenzio, mio marito risponde e parla pure francese, lui che il francese non l'ha mai neanche studiato! Ma lo parla e bofonchia e sbuffa come fanno tutti i francesi da che mondo è mondo e tiene il cinesino sul pezzo conversando allegramente di crisi, di tasse e pensioni e anche della pioggia,("il pluve, il pluve!!!" - già, proprio così) fino a che non arriviamo a destinazione. Alla fine, il nostro Taxi Driver in astinenza da Valium, ci guarda mortificato ripetendo "scusatemi, scusatemi", essendosi accordo chiaramente di aver tolto qualche anno di vita a quella stranita famiglia italiana. 
"Io avevo già un piano: con la sciarpa lo immobilizzo, gli do una golinata con il gomito e gli sbatacchio la testa sul volante. Lui per forza si ferma, tu prendi Alice e usciamo di corsa dalla macchina". Mio marito ed io ci guardiamo: io con qualche capello bianco in più, lui con gli occhi ancora spiritati. Penso che è bello avere un marito in grado di trasformarsi in un super-eroe alla bisogna e comincio a ridere come una pazza. Seguita a ruota da lui. Ridiamo per 10 minuti, ma forse stiamo piangendo, non ci capisco più niente. E Alice in silenzio fino ad allora, che in un fil di voce ci fa: "Basta taxi, eh mamma?"


E voi, mi raccontate qualche vostra disavventura viaggiante finita bene? Spero di non avervi terrorizzate, in genere i tassisti sono persone carine e disponibili quando gli gira bene, ma se potete, non tossite! 
"Maccherone, tu m'hai provocato e io te distruggo, me te magno!" Questa frase è la mia ispirazione, il mio mantra inespresso, e mentre dentro, ogni volta che la sento, rido come una bambina, al momento giusto mi ricorda che gli spaghetti, o "maccheroni" come frequentemente li chiamano al sud, sono la perfetta tela bianca su cui dipingere i nostri gusti ed azzardare gli abbinamenti di sapori più arditi. Evviva dunque gli spaghetti, il nostro simbolo, il nostro passaporto e direi anche il nostro alter ego. Italiani "mangiaspaghetti"? Si, e con orgoglio! 
Potrete trovare questa ricetta anche su "Donne sul Web" per tutta la settimana, con una stupenda collezione dedicata agli spaghetti in mille gusti diversi! 
Ingredienti per 4 persone:
360 gr di spaghetti Garofalo
2 uova 
un ciuffetto di origano fresco
un ciuffetto di basilico
un ciuffetto di maggiorana
2 cucchiai di mandorle sgusciate e tostate
12 olive di Kalamata
8 fiori di cappero di Pantelleria
un cucchiaio di Colatura di Alici di Cetara
4 cucchiai di Olio Extra vergine d'Oliva di Taggiasca 
Sale
Mettete a bollire abbondante acqua salata. Nel frattempo mettete le uova in un pentolino con acqua fredda, portate a ebollizione e fate cuocere 6 minuti. Una volta pronte, sgusciatele e mettetele in un bicchiere da mixer ad immersione insieme alle mandorle, alle erbe aromatiche, ai capperi, la colatura di alici, l'olio extra vergine ed un cucchiaio di acqua di cottura. Frullate bene il tutto, aggiustate di sale e mettete nella ciotola dove scolerete gli spaghetti. Fate cuocere la pasta e nel frattempo denocciolate le olive e tagliatele a striscioline larghe come un petalo. Scolate la pasta e conditela con il pesto d'uovo, aggiungete le olive e mescolate bene aggiungendo un po' d'acqua di cottura se necessario. Servite subito decorando con qualche rametto di origano fresco.  






Con questa ricetta partecipo al contest di Sississima "Te li fai DUSPAGHI"?





sabato 22 gennaio 2011

Nostalgia di Parigi: Tarte Tatin.

I love Paris - Ella Fitzgerald


Ah Parigi… 
Ognuno di noi ha un posto speciale nel cuore che gli provoca struggimento, eccitazione, sorpresa, nostalgia, desiderio, ispirazione. Posso dire di aver viaggiato tanto da oltre vent’anni ed ho la fortuna avere un lavoro che fa del viaggio la sua ragione di essere. Ma di tutti i posti che ho visto, toccato, amato e rimpianto, Parigi resta ferma, stabile e caparbia al primo posto. Lo so, lo so, è facile dire Parigi; battere la sua straordinaria quantità di meraviglie è praticamente impossibile ma non amo fare paragoni tra un luogo ed un altro perché in ognuno ho sempre trovato quel particolare che me lo ha reso indimenticabile e caro. 
Però non so, c’è una sorta di malìa in quella città, qualcosa che ti prende e ti crea dipendenza, un legame misterioso del quale devo, ancora oggi, capire la ragione. Fatto sta che io e mio marito almeno una volta l’anno, dobbiamo fare un viaggio di devozione a Parigi. L’ultimo lo scorso novembre, per il suo compleanno. 4 giorni di pioggia costante, sottile come lo spray di un profumo (anche la pioggia è chic a Parigi), quella che non senti, invisibile, ma che ti bagna da capo a piedi in pochi minuti. Eppure Paris era lì, sempre bellissima e un po’distaccata nella sua eleganza: neanche la pioggia è riuscita minimamente a scalfire la ns. gioia di esserci.
Il lato positivo della pioggia è che, nella ricerca di luoghi al coperto dove rifugiarsi, si finisce con lo scoprire posti speciali, piccoli bistrot, boulangerie, pasticcerie meravigliose. E le ore volano seduti ad un tavolino spalmando una baguette croccante con del burro salato o del patè de campagne…ah che nostalgia…
Così, per vincere il “mal parigino” ed avere un pretesto per mangiare qualcosa di assolutamente godurioso, ho deciso: oggi faccio la Tarte Tatin.