Poker Face - Lady Gaga
Il momento in cui apri lo sportello della dispensa e ti rendi conto che neanche fra un paio di anni riuscirai a smaltire la quantità di farine e varie amenità ivi stipate.
La maledizione dei miei pensili, con piani profondi in cui si perdono pacchi e scatole di cui ormai avevo dimenticato l'esistenza, con reperti antecedenti alla nascita di mia figlia.
Ma come si fa? Voi, piuttosto come fate?
Come si fa a resistere alla tentazione di comprare farine, spezie, frutta secca, cereali, legumi, semi di ogni genere e dimensione, "che tanto sono sotto vuoto e posso usarli questo inverno" e invece ve ne dimenticherete un attimo dopo averli sistemati nel carrello della spesa?
Credo che questa sia più una malattia che una reale necessità.
Niente è indispensabile anche se tutto è utile.
Ma non si può certo pensare di usare due chili di semola grano arso in un arco temporale breve. Bisogna essere malati no?
Allora a darvi una mano con poche e interessanti idee su come dare una smazzata alla vostra dispensa "secca", ci pensa Mag About Food, con la rubrica Avanzi Tutta, che questo mese vuole ripulire le vostre dispense da farfalline and co.
La cosa certa è che non ci riusciremo mai, ma almeno, ci abbiamo provato.
Nell'articolo di questo mese, troverete il mio POKER DI CANTUCCI: ben quattro, dico quattro versioni dei biscotti che piacciono davvero a tutti:
- Cantucci al Vin Santo con farina integrale, fichi e noci
- Cantucci Gluten free, con farina di mais e riso, albicocche, pinoli e lavanda
- Cantucci al doppio cioccolato, con farina di farro e nocciole tonda delle Langhe
- Cantucci con farina di cereali misti, cranberries, pistacchi e profumo di arancia.
E poi non dite che non vi voglio bene!
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martedì 24 luglio 2018
giovedì 17 maggio 2018
Avanzi Tutta: cucinare con le erbe selvatiche
Walking on broken glass - Annie Lennox
Le erbe spontanee sono un tema affascinante.
Saperle riconoscere ed usare è a mio avviso un grande patrimonio e chi ha avuto la possibilità di ricevere le giuste informazioni dalla propria madre o nonna o zia portandosi dietro questo bagaglio delizioso, è una persona fortunata.
Oggi, per la rubrica Avanzi Tutta! all'interno della rivista targata Mtchallenge "Mag About Food", potrete trovare un articolo tutto incentrato su queste erbe saporite e preziose, declinate in un intero e variegato menu.
La mia ricetta sono dei Canederli ortica e borragine cucinati al gratin.
Se volete saperne di più, vi invito a leggere l'articolo curato dalla grande Maria Pia Bruscia, e dove troverete informazioni preziose per entrare nel favoloso mondo delle erbe spontanee.
Buona lettura.
Le erbe spontanee sono un tema affascinante.
Saperle riconoscere ed usare è a mio avviso un grande patrimonio e chi ha avuto la possibilità di ricevere le giuste informazioni dalla propria madre o nonna o zia portandosi dietro questo bagaglio delizioso, è una persona fortunata.
Oggi, per la rubrica Avanzi Tutta! all'interno della rivista targata Mtchallenge "Mag About Food", potrete trovare un articolo tutto incentrato su queste erbe saporite e preziose, declinate in un intero e variegato menu.
La mia ricetta sono dei Canederli ortica e borragine cucinati al gratin.
Se volete saperne di più, vi invito a leggere l'articolo curato dalla grande Maria Pia Bruscia, e dove troverete informazioni preziose per entrare nel favoloso mondo delle erbe spontanee.
Buona lettura.
lunedì 27 marzo 2017
La mia Tourte de Blettes per il Club del 27
La mer - Charles Trenet
Per un breve istante della mia vita, ho rischiato di diventare cittadina francese.
O meglio, abitante della sfavillante Cote d'Azur.
Un secolo fa, quando avevo solo sei anni, mio padre dovette trascorrere 4 mesi a Cap d'Antibes dove la persona per cui ha lavorato tutta la sua vita, era in trattativa per l'acquisto di un centro ippico.
Da giugno a ottobre tutta la famiglia partì, armi e bagagli, per questa terra sconosciuta, neanche poi tanto lontana da Milano, dove allora vivevamo.
Mentre papà trascorreva le sue giornate in scuderia, mamma e le due bambine piccole passavano il tempo come potevano, per lo più cercando una sistemazione decente.
Purtroppo infatti, in pochi mesi di permanenza cambiammo casa tre volte.
Quello che la mia memoria riesce a portare alla luce sono le ultime due case, perché riuscirono a farsi ricordare.
Dalla seconda, dove forse rimanemmo poco più di una settimana, siamo praticamente scappati: ricordo che era una specie di open space ricavato da un garage, senza finestre ed infossato in un posto umido da cui, dopo la pioggia, uscivano centinaia di millepiedi neri.
Riuscivano ad entrare da qualsiasi anfratto e la casa ne era piena.
La notte avevo il terrore che mi entrassero in bocca e facevo sogni terribili.
L'incubo finì ben presto, quando trovammo la casa che ci ospitò fino alla fine di ottobre.
Era un villino molto bello, in stile art deco, circondato da un giardino rigoglioso che lo nascondeva alla strada provinciale che scorreva non lontano.
La meraviglia della proprietà era una piscina rettangolare in pietra, che mia sorella ed io osservavamo con bramosia non potendo utilizzarla: la bella stagione infatti era finita e l'acqua che ancora la riempiva, era ormai una melma verdastra coperta di foglie e insetti.
Nel tempo libero, in quei mesi strani e diversi, papà ci portava a fare il bagno alla spiaggia acciottolata di Juan Les Pins e proprio lì credo di avere imparato a nuotare; a fare i pic nic sulla montagna di Grasse, da cui si aprivano strapiombi da paura; a passeggiare lungo le animate strade di Antibes osservando gli elegantoni che entravano ed uscivano dal Casinò.
A fine settembre, mio padre fu informato che il suo datore di lavoro aveva comprato un centro ippico vicino Siena e che avremmo dovuto trasferirci lì a breve.
Dalla Francia alla Toscana senza passare dal via. Ed il resto è storia.
La ricetta di oggi è una torta Nizzarda, in ricordo di quel lontano momento della mia vita.
Con questo dolce molto speciale, festeggio il mio ingresso nel Club del 27, ovvero quel manipolo di coraggiosi (#onlythebraves) che il 27 di ogni mese, si diverte a riportare a nuova vita, tutte le ricette dei Temi del mese targati MTC ed ormai già trascorsi.
Un club di amici che vogliono cucinare insieme, condividere il piacere di parlare di cucina senza competizione o finalità diverse se non quella di cucinare per il semplice piacere di farlo.
Questo mese, Il club del 27 ha scelto il tema dei Timballi Torte e Pie da tutto il mondo perché è sicuramente un tema che si riallaccia alla Terrina della nostra sfida di marzo .
Oggi potrete leggere più di 70 ricette realizzate dai membri del club e farvi venire la voglia.
Vi invito a consultare QUESTA PAGINA e non ve ne pentirete
Ma veniamo senza ulteriore indugio alla TOURTE DEL BLETTES, la torta di bietole per dirla all'italiana.
Una torta dolce con dentro le bietole? So già che la metà di voi storceranno il naso.
Eppure che vogliate credermi o meno, questa è una delle torte più buone che abbia avuto la fortuna di scoprire e preparare negli ultimi tempi.
Che poi, diciamocela tutta, niente si inventa e nella tradizione mediterranea, sono tanti i collegamenti che possiamo trovare nelle cucine di paesi confinanti.
Se vi dico che in Toscana, per la precisione a Lucca si prepara la "Torta co' becchi"? Che altro non è che una crostata ripiena di un composto di bietole frutta secca e canditi assolutamente spettacolare?
Leggendo e confrontando le due ricette, le similitudini sono moltissime e mi piacerebbe sondare più a fondo per capire se c'è una motivazione specifica.
La ricetta della Tourte de Blettes che vi propongo oggi, è quella di Sandra Venturoli Vacchi , che ha la fortuna di poter trascorrere grand parte del suo tempo in Costa Azzurra.
Alla sua ricetta ho apportato delle lievi modifiche per quanto riguarda la preparazione dell'appareil, ovvero del ripieno. Non tanto del contenuto quanto della modalità.
Questo suggerimento mi è stato dato da un'amica francese che fa il mio stesso lavoro, e con la quale mi confronto quando ho bisogno di documentarmi sulla cucina del suo paese.
Ho inoltre ridotto le quantità avendo realizzato una torta di dimensioni molto inferiori, ovvero in uno stampo da 20 cm di diametro anziché 30.
Ingredienti per una tortiera da 20 cm di diametro
Per la frolla
250 g di farina 00
50 g di farina di mandorle (mia aggiunta)
100 g di burro freddo a dadini
50 g di zucchero
1 cucchiaio di olio d'oliva
1 uovo + 1 tuorlo
acqua fredda se necessario
1 pizzico di sale
1 tuorlo + 1 cucchiaio di latte per la lucidatura
Per il ripieno
150 g di foglie di bietola tagliate a julienne
3 mele non grandi (io ho usato le Steiman, croccanti e leggermente acidule)
40 g di uvetta passa nera
40 g di uvetta tipo Malaga
50 g di pinoli
1 uovo e 1 tuorlo sbattuti
75 g di zucchero di canna
1 cucchiaio di olio d'oliva
1 cucchiaio di grappa
1 bicchierino di Rhum
1 pizzico di sale
1 macinata di pepe 5/6 giri (io ho leggermente diminuito per motivi "di famiglia")
O meglio, abitante della sfavillante Cote d'Azur.
Un secolo fa, quando avevo solo sei anni, mio padre dovette trascorrere 4 mesi a Cap d'Antibes dove la persona per cui ha lavorato tutta la sua vita, era in trattativa per l'acquisto di un centro ippico.
Da giugno a ottobre tutta la famiglia partì, armi e bagagli, per questa terra sconosciuta, neanche poi tanto lontana da Milano, dove allora vivevamo.
Mentre papà trascorreva le sue giornate in scuderia, mamma e le due bambine piccole passavano il tempo come potevano, per lo più cercando una sistemazione decente.
Purtroppo infatti, in pochi mesi di permanenza cambiammo casa tre volte.
Quello che la mia memoria riesce a portare alla luce sono le ultime due case, perché riuscirono a farsi ricordare.
Dalla seconda, dove forse rimanemmo poco più di una settimana, siamo praticamente scappati: ricordo che era una specie di open space ricavato da un garage, senza finestre ed infossato in un posto umido da cui, dopo la pioggia, uscivano centinaia di millepiedi neri.
Riuscivano ad entrare da qualsiasi anfratto e la casa ne era piena.
La notte avevo il terrore che mi entrassero in bocca e facevo sogni terribili.
L'incubo finì ben presto, quando trovammo la casa che ci ospitò fino alla fine di ottobre.
Era un villino molto bello, in stile art deco, circondato da un giardino rigoglioso che lo nascondeva alla strada provinciale che scorreva non lontano.
La meraviglia della proprietà era una piscina rettangolare in pietra, che mia sorella ed io osservavamo con bramosia non potendo utilizzarla: la bella stagione infatti era finita e l'acqua che ancora la riempiva, era ormai una melma verdastra coperta di foglie e insetti.
Nel tempo libero, in quei mesi strani e diversi, papà ci portava a fare il bagno alla spiaggia acciottolata di Juan Les Pins e proprio lì credo di avere imparato a nuotare; a fare i pic nic sulla montagna di Grasse, da cui si aprivano strapiombi da paura; a passeggiare lungo le animate strade di Antibes osservando gli elegantoni che entravano ed uscivano dal Casinò.
A fine settembre, mio padre fu informato che il suo datore di lavoro aveva comprato un centro ippico vicino Siena e che avremmo dovuto trasferirci lì a breve.
Dalla Francia alla Toscana senza passare dal via. Ed il resto è storia.
La ricetta di oggi è una torta Nizzarda, in ricordo di quel lontano momento della mia vita.
Con questo dolce molto speciale, festeggio il mio ingresso nel Club del 27, ovvero quel manipolo di coraggiosi (#onlythebraves) che il 27 di ogni mese, si diverte a riportare a nuova vita, tutte le ricette dei Temi del mese targati MTC ed ormai già trascorsi.
Un club di amici che vogliono cucinare insieme, condividere il piacere di parlare di cucina senza competizione o finalità diverse se non quella di cucinare per il semplice piacere di farlo.
Questo mese, Il club del 27 ha scelto il tema dei Timballi Torte e Pie da tutto il mondo perché è sicuramente un tema che si riallaccia alla Terrina della nostra sfida di marzo .
Oggi potrete leggere più di 70 ricette realizzate dai membri del club e farvi venire la voglia.
Vi invito a consultare QUESTA PAGINA e non ve ne pentirete
Ma veniamo senza ulteriore indugio alla TOURTE DEL BLETTES, la torta di bietole per dirla all'italiana.
Una torta dolce con dentro le bietole? So già che la metà di voi storceranno il naso.
Eppure che vogliate credermi o meno, questa è una delle torte più buone che abbia avuto la fortuna di scoprire e preparare negli ultimi tempi.
Che poi, diciamocela tutta, niente si inventa e nella tradizione mediterranea, sono tanti i collegamenti che possiamo trovare nelle cucine di paesi confinanti.
Se vi dico che in Toscana, per la precisione a Lucca si prepara la "Torta co' becchi"? Che altro non è che una crostata ripiena di un composto di bietole frutta secca e canditi assolutamente spettacolare?
Leggendo e confrontando le due ricette, le similitudini sono moltissime e mi piacerebbe sondare più a fondo per capire se c'è una motivazione specifica.
La ricetta della Tourte de Blettes che vi propongo oggi, è quella di Sandra Venturoli Vacchi , che ha la fortuna di poter trascorrere grand parte del suo tempo in Costa Azzurra.
Alla sua ricetta ho apportato delle lievi modifiche per quanto riguarda la preparazione dell'appareil, ovvero del ripieno. Non tanto del contenuto quanto della modalità.
Questo suggerimento mi è stato dato da un'amica francese che fa il mio stesso lavoro, e con la quale mi confronto quando ho bisogno di documentarmi sulla cucina del suo paese.
Ho inoltre ridotto le quantità avendo realizzato una torta di dimensioni molto inferiori, ovvero in uno stampo da 20 cm di diametro anziché 30.
Ingredienti per una tortiera da 20 cm di diametro
Per la frolla
250 g di farina 00
50 g di farina di mandorle (mia aggiunta)
100 g di burro freddo a dadini
50 g di zucchero
1 cucchiaio di olio d'oliva
1 uovo + 1 tuorlo
acqua fredda se necessario
1 pizzico di sale
1 tuorlo + 1 cucchiaio di latte per la lucidatura
Per il ripieno
150 g di foglie di bietola tagliate a julienne
3 mele non grandi (io ho usato le Steiman, croccanti e leggermente acidule)
40 g di uvetta passa nera
40 g di uvetta tipo Malaga
50 g di pinoli
1 uovo e 1 tuorlo sbattuti
75 g di zucchero di canna
1 cucchiaio di olio d'oliva
1 cucchiaio di grappa
1 bicchierino di Rhum
1 pizzico di sale
1 macinata di pepe 5/6 giri (io ho leggermente diminuito per motivi "di famiglia")
- Mettete a mollo l'uvetta nel rhum con anche 2 o 3 cucchiai di acqua calda per almeno 30 minuti/1 ora
- Preparate la pasta: nella ciotola della planetaria versate le farine con il pizzico di sale ed il burro a dadini ed impastate a velocità media con la foglia fino ad ottenere un composto bricioloso.
- Mentre la foglia continua ad impastare, aggiungete lo zucchero e dopo qualche istante, le uova precedentemente sbattute. Se l'impasto risulta un po' asciutto, aggiungete a piccolissime quantità l'acqua fredda ed appena si forma la palla, interrompete.
- Coprite la frolla con la pellicola quindi fatela riposare in frigo il tempo che preparate il ripieno.
- In una ampia ciotola versate le uova sbattute con lo zucchero, l'olio extravergine, i pinoli, la grappa, il pizzico di sale ed il pepe, quindi scolate l'uvetta e strizzatela leggermente quindi unitela al composto e mischiate bene il tutto.
- Aggiungete all'"appareil" la bietola tagliata a julienne e 2 mele tagliate a fettine sottili. Mescolate con cura in modo che gli ingredienti si amalgamino.
- Stendete metà della pasta su una spianatoia infarina, allo spessore di 3/4 mm e rivestite lo stampo imburrato ed infarinato facendola sbordare. Bucherellate il fondo con una forchetta.
- Riempite lo stampo con il composto preparato.
- Sbucciate la terza mela e tagliatela in quarti. Ricavate delle fette con cui coprirete il ripieno (come si vede in foto).
- Stendete la rimanente frolla e coprite il ripieno facendo in modo che la pasta copra pure i bordi. A questo punto sigillate con cura i bordi e con una lama affilata eliminate l'eccesso. (per la decorazione del "coperchio" ho utilizzato un motivo floreale su un tappetino di silicone per cake design).
- Spennellate bene la torta con del tuorlo sbattuto con latte per lucidarla
- Praticate uno o più camini sul coperchio in modo che il vapore che si formerà in cottura, possa fuoriuscire senza rovinare il vostro lavoro. Potrete usare dell'alluminio o dei piccoli coppapasta in acciaio, come ho fatto io.
- Cuocete in forno a 180° per 1 ora o 1h15 a seconda del vostro forno e comunque fino a che la torta non sarà bella dorata.
- Una volta pronta, mettetela a raffreddare su una gratella. Il mio consiglio è di attendere che sia completamente fredda prima di sformarla per non rischiare che si rompa.
- E' assolutamente strepitosa a temperatura ambiente ed il giorno dopo ancora più buona. Il sapore delle bietole non è distinguibile e l'insieme è morbidamente aromatico. Perfetta per gli amanti delle torte di mele, dell'uvetta, dei sapori antichi e semplici.
Vi aspetto il 27 aprile per la prossima ricetta del Club del 27.
martedì 14 marzo 2017
Terrina di coniglio in porchetta: la verità, vi spiego, sulla terrina.
A Natural woman - A. Franklin
Mentre mi accingevo ad affrontare la nuova sfida Mtc, per l'esattezza la numero 64 capitanata da quell'incantevole dama d'altri tempi che è Giuliana, sono entrata in un giro di schiaffi senza precedenti.
Non che mi faccia scrupoli a perdere del tempo prezioso dietro ad elucubrazioni senza capo né coda. Il problema è che ultimamente capita piuttosto di frequente e comincio a preoccuparmi (molto di più le persone che mi girano intorno).
Noi donne affrontiamo il tempo che passa con lo stesso entusiasmo con cui si affronta la madre di tutte le rotture di coglioni.
Perdonatemi la rudezza, ma non trovo altre parafrasi con la stessa efficacia.
Andrebbe tutto benissimo, credetemi, perché siamo perfettamente in grado di fronteggiare quel mostro invisibile che ci accende il boiler interno ad intermittenza e nei momenti meno opportuni, che ci fa reagire come delle Erinni se troviamo la tavoletta del bagno alzata, che ci rimpicciolisce le ossa e ci fa piangere quando passa una canzone di Tenco (vabbé, lì piangevo anche prima).
Insomma, la menopausa ci fa una cippa.
Quello che non ci va proprio giù, è l'incontro del terzo tipo con lo specchio ogni mattina.
Per accorgersi che la slavina procede senza colpo ferire.
E poi non vi ricordavate di avere fatto a botte la sera prima, allora perché quegli occhi alla Tyson. In più devono anche avervi tirato per i capelli, e forte, perché sembra che ne manchino un po' lì, proprio vicino alla tempia.
E mentre siete lì che scrutate con attenzione la sconosciuta di fronte a voi, ecco che vi torna in mente lei.
La ragazza perfetta.
Quella che tutte noi abbiamo incontrato almeno una volta nella vita. A scuola, all'università, ad una festa. Fate voi, tanto sapete benissimo a chi mi riferisco.
A lei, bionda, capelli di seta, così meravigliosi che anche quando se li legava svogliatamente e dei ciuffi le sfuggivano ai lati del viso, sembrava che le avessero appena fatto un'acconciatura di alta moda.
Lei, che non ha mai avuto un brufolo, figuriamoci se sapeva cosa fosse la zona T.
Mentre tutte noi, dopo lungo restauro e make up, lampeggiavamo come semafori tra "frontenasomento" lucide come una fetta di lardo di Colonnata, lei non si truccava, perché la sua pelle era naturalmente rosea e turgida come una pesca.
Le bastava un tocco di burro cacao per spaccare cuori come un sicario professionista.
Per non parlare del resto.
Espressione distaccata, broncio leggero, sguardo perso verso l'infinito.
Corpo flessuoso, glabro, agile.
Quell'agilità che si manifestava in noi solo per saltare come anguille mentre ci strappavano i peli con la cera bollente.
La sua era una perfezione così sfacciata ed inarrivabile, che di fronte a lei non avevamo neanche il coraggio di invidiarla o detestarla. Semplicemente ci sentivamo brutte.
Ma poi, perché era sempre la migliore della scuola?
E figlia del notabile della città?
E fidanzata con il miglior partito in circolazione?
Esiste una banca del seme per generare principesse?
No, ditelo che siamo ancora in tempo a ritrovare un po' di autostima.
La terrina è la rivincita della bruttina.
Perché se nasci terrina e non torta da cake design, difficilmente un uomo ti guarderà alla prima.
Il suo sarà uno sguardo distratto, diretto verso altre attenzioni.
Per scoprire quale tesoro armonioso voi siate, dovrà scavare, andare in profondità, attendere che voi vi mostriate in tutta la vostra sorprendente unicità.
Quindi un uomo da terrina è un vero intenditore, quello che riconosce l'armonia sotto la scorza e che, fortunato lui, non si ritroverà con il piatto pieno di fondente di zucchero e il boccone ingolfato tra sterno ed esofago.
Avrete capito che la ricetta di questo mese è La Terrina di Giuliana, autrice straordinaria del blog La Gallina Vintage.
Per sapere proprio tutto su questa preparazione, vi consiglio di andare a leggere il suo illuminante post e gli approfondimenti sul sito MTC.
Una sfida che mi ha intrigato fin dalla prima lettura, non avendo mai preparato in vita mia questo piatto.
Ho immaginato che la difficoltà di questa ricetta corresse su due binari: il primo l'armonia dei sapori che compongono il ripieno e che è alla base di tutte le preparazioni in cucina; il secondo il risultato estetico, che in questo caso si può valutare solo a scatola chiusa, senza possibilità di modifiche in corsa, e che probabilmente è la parte più complessa.
Di base, bisogna avere in mente il "disegno" di ciò che si vuole ottenere, scegliendo ingredienti che diano anche un certo tipo di effetto finale, colori gradevoli, ordine nella stratificazione degli stessi e in primis, tanta pazienza.
Perché questa è una di quelle ricette in cui bisogna aspettare, aspettare, come quei corteggiatori risoluti ed appassionati.
Passiamo quindi alla ricetta della mia Terrina di Coniglio in porchetta con chutney di zucca e zucchine e carciofi glassati al miele e pinoli.
Per la Terrina - (800 ml di capacità)
500 g di coniglio disossato
200 g di macinato di maiale
1 salsiccia di cinta senese (100 g c.ca)
40 g di noci sgusciate
3 zucchine fiore piccole, lunghe e sottili
15 olive nere di Castelvetrano
1 uovo medio
100 g di porchetta cotta a legna in 6 fette sottili
500 ml di Vernaccia di S. Gimignano
1 spicchio d'aglio
un bouquet garni (timo, rosmarino, alloro) + 1 mazzetto di timo
sale, pepe nero macinato fresco
olio extravergine
Mentre mi accingevo ad affrontare la nuova sfida Mtc, per l'esattezza la numero 64 capitanata da quell'incantevole dama d'altri tempi che è Giuliana, sono entrata in un giro di schiaffi senza precedenti.
Non che mi faccia scrupoli a perdere del tempo prezioso dietro ad elucubrazioni senza capo né coda. Il problema è che ultimamente capita piuttosto di frequente e comincio a preoccuparmi (molto di più le persone che mi girano intorno).
Noi donne affrontiamo il tempo che passa con lo stesso entusiasmo con cui si affronta la madre di tutte le rotture di coglioni.
Perdonatemi la rudezza, ma non trovo altre parafrasi con la stessa efficacia.
Andrebbe tutto benissimo, credetemi, perché siamo perfettamente in grado di fronteggiare quel mostro invisibile che ci accende il boiler interno ad intermittenza e nei momenti meno opportuni, che ci fa reagire come delle Erinni se troviamo la tavoletta del bagno alzata, che ci rimpicciolisce le ossa e ci fa piangere quando passa una canzone di Tenco (vabbé, lì piangevo anche prima).
Insomma, la menopausa ci fa una cippa.
Quello che non ci va proprio giù, è l'incontro del terzo tipo con lo specchio ogni mattina.
Per accorgersi che la slavina procede senza colpo ferire.
E poi non vi ricordavate di avere fatto a botte la sera prima, allora perché quegli occhi alla Tyson. In più devono anche avervi tirato per i capelli, e forte, perché sembra che ne manchino un po' lì, proprio vicino alla tempia.
E mentre siete lì che scrutate con attenzione la sconosciuta di fronte a voi, ecco che vi torna in mente lei.
La ragazza perfetta.
Quella che tutte noi abbiamo incontrato almeno una volta nella vita. A scuola, all'università, ad una festa. Fate voi, tanto sapete benissimo a chi mi riferisco.
A lei, bionda, capelli di seta, così meravigliosi che anche quando se li legava svogliatamente e dei ciuffi le sfuggivano ai lati del viso, sembrava che le avessero appena fatto un'acconciatura di alta moda.
Lei, che non ha mai avuto un brufolo, figuriamoci se sapeva cosa fosse la zona T.
Mentre tutte noi, dopo lungo restauro e make up, lampeggiavamo come semafori tra "frontenasomento" lucide come una fetta di lardo di Colonnata, lei non si truccava, perché la sua pelle era naturalmente rosea e turgida come una pesca.
Le bastava un tocco di burro cacao per spaccare cuori come un sicario professionista.
Per non parlare del resto.
Espressione distaccata, broncio leggero, sguardo perso verso l'infinito.
Corpo flessuoso, glabro, agile.
Quell'agilità che si manifestava in noi solo per saltare come anguille mentre ci strappavano i peli con la cera bollente.
La sua era una perfezione così sfacciata ed inarrivabile, che di fronte a lei non avevamo neanche il coraggio di invidiarla o detestarla. Semplicemente ci sentivamo brutte.
Ma poi, perché era sempre la migliore della scuola?
E figlia del notabile della città?
E fidanzata con il miglior partito in circolazione?
Esiste una banca del seme per generare principesse?
No, ditelo che siamo ancora in tempo a ritrovare un po' di autostima.
La terrina è la rivincita della bruttina.
Perché se nasci terrina e non torta da cake design, difficilmente un uomo ti guarderà alla prima.
Il suo sarà uno sguardo distratto, diretto verso altre attenzioni.
Per scoprire quale tesoro armonioso voi siate, dovrà scavare, andare in profondità, attendere che voi vi mostriate in tutta la vostra sorprendente unicità.
Quindi un uomo da terrina è un vero intenditore, quello che riconosce l'armonia sotto la scorza e che, fortunato lui, non si ritroverà con il piatto pieno di fondente di zucchero e il boccone ingolfato tra sterno ed esofago.
Avrete capito che la ricetta di questo mese è La Terrina di Giuliana, autrice straordinaria del blog La Gallina Vintage.
Per sapere proprio tutto su questa preparazione, vi consiglio di andare a leggere il suo illuminante post e gli approfondimenti sul sito MTC.
Una sfida che mi ha intrigato fin dalla prima lettura, non avendo mai preparato in vita mia questo piatto.
Ho immaginato che la difficoltà di questa ricetta corresse su due binari: il primo l'armonia dei sapori che compongono il ripieno e che è alla base di tutte le preparazioni in cucina; il secondo il risultato estetico, che in questo caso si può valutare solo a scatola chiusa, senza possibilità di modifiche in corsa, e che probabilmente è la parte più complessa.
Di base, bisogna avere in mente il "disegno" di ciò che si vuole ottenere, scegliendo ingredienti che diano anche un certo tipo di effetto finale, colori gradevoli, ordine nella stratificazione degli stessi e in primis, tanta pazienza.
Perché questa è una di quelle ricette in cui bisogna aspettare, aspettare, come quei corteggiatori risoluti ed appassionati.
Passiamo quindi alla ricetta della mia Terrina di Coniglio in porchetta con chutney di zucca e zucchine e carciofi glassati al miele e pinoli.
Per la Terrina - (800 ml di capacità)
500 g di coniglio disossato
200 g di macinato di maiale
1 salsiccia di cinta senese (100 g c.ca)
40 g di noci sgusciate
3 zucchine fiore piccole, lunghe e sottili
15 olive nere di Castelvetrano
1 uovo medio
100 g di porchetta cotta a legna in 6 fette sottili
500 ml di Vernaccia di S. Gimignano
1 spicchio d'aglio
un bouquet garni (timo, rosmarino, alloro) + 1 mazzetto di timo
sale, pepe nero macinato fresco
olio extravergine
- Si parte dalla marinatura. Ho fatto marinare la sella di coniglio disossata nella Vernaccia di S. Gimignano, con il bouquet garni, l'aglio per tutta la notte. La mattina dopo ho tolto il coniglio dalla marinata e l'ho tamponato con carta assorbente. Ho ricavato dalla sella 4 filetti di coniglio lunghi come la terrina e larghi 2 cm, con uno spessore di 1 cm e teneteli da parte. Tritate il resto della polpa con il tritacarne a fori grossi. Io non avendolo, l'ho tritato al coltello mantenendo una grana piuttosto grossa (che è quella che volevo).
- In una larga ciotola mettete il macinato di maiale, la polpa di coniglio, le noci sgusciate e rotte grossolanamente, le foglioline di timo e l'uovo. Ho impastato bene e a lungo con le mani quindi ho salato e pepato.
- A questo punto dovranno essere farcite le olive. Se non le trovate snocciolate, dovrete farlo voi. Io l'ho fatto a mano con un po' di fatica perché non avevo l'attrezzo. Poi vanno riempite con una pallina di impasto così una volta sistemate fra gli strati, non verranno schiacciate e manterranno la forma rotonda. Tenetele da parte.
- Spennellate con un filo d'olio la terrina e posizionate le fette di porchetta facendo in modo che una parte sporga fuori dai bordi (come in foto).
- Cominciate fare il primo strato di carne. Sul primo strato sistemate al centro un filetto del coniglio (come in foto). Sui lati del filetto mettete una zucchinetta e le olive con il foro che guarda il lato corto della terrina.
- Proseguite con gli strati, alternando gli ingredienti e sistemandoli sui lati opposti allo strato precedente. Via via che riempite la terrina, schiacciate bene con le mani gli ingredienti in modo che l'impasto riempia ogni spazio della terrina.
- Una volta riempita la terrina, mettete l'ultima fetta di porchetta sulla superficie e richiudete il resto delle fette su questa in maniera aggraziata.
- Chiudete la terrina con il suo coperchio e fate cuocere a bagnomaria in forno preriscaldato a 180° per almeno 1h30 (essendo la mia terrina più piccola, a me è bastata 1h15).
- Una volta pronta, con estrema cautela eliminate il liquido di risulta che si sarà formato durante la cottura.
- A questo punto dovrete sistemare un peso sulla terrina. Se la vostra terrina possiede la base in ceramica specifica, potrete appoggiare oggetti pesanti su di questa (vanno bene sacchi di farina chiusi o scatole di zucchero ecc), altrimenti potrete coprire l'impasto con l'alluminio e su di questo i pesi. Controllate la terrina dopo una ventina di minuti, perché il liquido di risulta verrà rilasciato anche grazie al peso. Io ho dovuto scolare la mia in altri due tempi.
- Mantenete i pesi sulla terrina fino a quando non sarà intiepidita, dopo di che toglieteli e lasciatela raffreddare completamente e mettetela in frigo bene avvolta nella pellicola. Fatela riposare uno o due giorni per apprezzarne a pieno tutte le sfumature. Lasciatela a temperatura ambiente per un'ora prima di servirla.
Carciofi glassati al miele
Ingredienti per 4 persone
4 carciofi morelli
un mazzetto di menta fresca
1 spicchio d'aglio
2 cucchiai di pinoli tostati
la scorza grattugiata di un limone
1 cucchiaio di miele di cardo
olio extravergine
Sale - pepe qb
- Pulite i carciofi privandoli delle foglie dure ed eventuale fieno centrale. Tagliateli in 6 spicchi ciascuno e metteteli a bagno in acqua acidulata.
- Scottateli in acqua bollente salata per 3/4 minuti quindi scolateli e teneteli da parte.
- In una padella scaldate 3 cucchiai d'olio con lo spicchio d'aglio e la scorza grattugiata del limone. Versatevi i carciofi e proseguite la cottura per altri 5 minuti (dovranno restare croccanti). Aggiustate di sale e pepe quindi prima di terminare la cottura, alzate la fiamma, versate il miele, i pinoli e la menta e saltate bene il tutto.
- Servite rifinendo con un filo di olio extravergine.
Chutney di zucca e zucchine
Ingredienti per 4 persone
250 g di zucca gialla a polpa soda
250 g di zucchinette fiore
mezza cipolla rossa dolce
4 albicocche secche
1 cm di zenzero privato della buccia
1 cucchiaio di zucchero di canna
30 g di aceto di mele
1 cucchiaino di curcuma
mezzo cucchiaino di senape in polvere
Sale - Pepe - Olio extravergine qb
- Pulite la cipolla ed affettatela finemente. Fatela rosolare a fiamma dolce in poco olio in una padella larga a fondo spesso, mescolando spesso. Quando sarà morbida, aggiungete la zucca pulita tagliata a dadini e le zucchine anche queste tagliate a dadini e proseguite la cottura per 5/6 minuti.
- Mescolate bene ed aggiungete le spezie e le albicocche. Quando le verdure cominciano ad ammorbidirsi, versate l'aceto e lo zucchero facendo sfumare.
- Proseguite la cottura per altri 20 minuti circa.
- Potete versare il tutto ancora bollente in un vaso sterilizzato, tapparlo e capovolgerlo come si fa con le confetture, o servire tiepido ad accompagnare la vostra terrina.
- Il chutney da il proprio meglio con un riposo di qualche settimana.
Con questa proposta partecipo alla sfida #64 sulle terrine di Giuliana
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domenica 19 febbraio 2017
Il pollo di Apelle: pollo fritto 'gnorante per l'MTC #63
10 ragazze per me - L. Battisti
Apollo era un figo della malora.
Anche quando dormiva poco o c'aveva l'influenza intestinale, era bello come il sole.
Le su' donne dicevano: l'è un Dio, e lui ci stava dentro alla grande visto che non se ne faceva sfuggire una dai 16 ai 70.
La su' mamma continua a ripetergli: Apollino mio, un giorno o l'altro 'ste donne ti fanno pelo e contropelo.
Ma lui niente, pareva c'avesse il foco addosso.
Questa sua irrequietezza aveva finito col procurargli una lista infinita di figliuoli che suo malgrado, doveva mantenere.
Grazie alla su' bellezza, l'osteria che gestiva a Lecchi in Chianti, era sempre fitta di gente e a lui toccava 'sta in cucina dalla mattina alla sera per controllare che il cuoco lavorasse per benino e i su' figlioli non facessero casino in giro per il locale.
Il problema è che la maggior parte dei clienti giornalieri erano donne, tutte a Lecchi per vede' l'Apollo, e lui non perdeva occasione per appartarsi di sopra, nella sua camera, per mostrare la famosa collezione di archi e frecce alla fortunata di turno.
Un giorno in cui Apollo era impegnato nell'ennesimo giro turistico delle sue stanze, i figli di sotto decisero di sfidarsi in una partita a calcetto all'ultimo sangue.
Il padre, che conosceva bene i su' polli e 'un era grullo, aveva strategicamente nascosto la palla, perché odiava gli schiamazzi dei figlioli quando giocavano.
Ma mentre il padre metteva a soqquadro ben più di una stanza in dolce compagnia, i figli setacciavano da capo a fondo la proprietà senza successo.
Il più tordo di tutti, Apelle, un cittone lungo e secco con i capelli giallo polenta, non volendo darsi per vinto, piombò in cucina e trovò il cuoco che stava preparando i polli per la frittura del giorno.
Gli disse che il 'su babbo lo stava cercando e lo fece uscì di corsa dalla cucina.
Chiamò i fratelli e chiese a tutti di aiutarlo a spellare i polli.
In un batter d'occhio tutti i polletti per il fritto furono gnudi e lui prese la pelle e ci fece una degna palla con cui cominciare la partita a calcetto.
Soltanto quando il cuoco cominciò a smoccolare come un turco con tutto il fiato che aveva in gola, Apollo scese esagitato a scoprire l'accaduto.
"C'hanno rubato la pelleeee" gridava il cuoco con le vene del collo che scoppiavano.
Apollo s'affacciò sull'aia e vide i figlioli che calciavano alla grande felici come pasque.
Con il manone alzato chiamò: "Apelleeeeeee".
Al cittone preso dal panico, vennero i capelli blu.
Sapeva benissimo che il padre, quando si arrabbiava poteva anche strangolare un pitone, e triste triste si avviò verso il suo destino.
"Apelle, è stata una tua idea?" chiese senza ulteriori dettagli.
Il poro citto non riusciva a spiccicare parola - "Oh babbo, scusaci ma noi si voleva giocà..."
"Lo sai che tutti vengono a mangiare qui perché il fritto l'è bono e croccante e la pelle 'un po' mancà. E adesso che gli diamo da mangiare?"
"Niamo babbo, e mettici un po' di rigatino no?"
Fu così che Da Apollo a Lecchi in Chianti, vicino a La Passera, nacque il Pollo 'gnorante di Apelle, e fu subito il piatto preferito.
Apollo invece, stufo di abità vicino a La Passera, cercò un casale in Val di Merse e si stabilì definitivamente nel ridente e vivace borgo di Orgia.
Chiedo venia, un po' sono imbarazzata, un po' mi viene da ridere.
Chi conosce questa parte di Toscana, sa che questi luoghi esistono, eccome, e anche se non ci abita l'Apollo, hanno nomi che fanno tanto ridere e stavolta sono usciti da questa tastiera in maniera autonoma, io non c'entro nulla.
Una storia di pollo fritto che aveva bisogno di un alibi e mi ci voleva Apelle.
La nostra Silvia, vincitrice dell'ultimo Mtc sui Macaron, ha lanciato uno strale diabolico.
Ci ha comprate col fritto. E che fritto.
Il pollo fritto piace a tutti e non dite di no.
A me l'idea è venuta da una preoccupazione: detesto la pelle di pollo e l'idea di doverla lasciare sotto una panatura deliziosa per poi doverla eliminare, mi ha spinta verso un escamotage che spero mi verrà perdonato: vestire il pollo di nuova pelle, e nasconderla sotto una panatura rustica, 'gnorante come può essere la granella di tarallo 'nzogna e pepe.
Comincio quindi con la parte creativa di questa sfida, con un pollo marinato in birra rossa ed arancia, successivamente avvolto in rigatino del Chianti e panato in briciole di tarallo sugna e pepe che ho riportato dall'ultimo viaggio a Napoli (e che ho conservato gelosamente appositamente per questa ricetta).
Senza troppe filosofie, passo subito alle ricette, che sono tante e spero di non annoiarvi.
Il pollo 'gnorante di Apelle
Ingredienti per 4 persone
1000 g di pollo tagliato in pezzi e privato della pelle
33 cc di Birra rossa
il succo di 1 arancia
1 arancia tagliata a pezzi
2 spicchi d'aglio
1 rametto di rosmarino
1 mazzetto di timo fresco
100 g di rigatino del Chianti tagliato sottile
5 taralli sugna e pepe ridotti in briciole non troppo fini
3 uova
farina qb
sale qb
Apollo era un figo della malora.
Anche quando dormiva poco o c'aveva l'influenza intestinale, era bello come il sole.
Le su' donne dicevano: l'è un Dio, e lui ci stava dentro alla grande visto che non se ne faceva sfuggire una dai 16 ai 70.
La su' mamma continua a ripetergli: Apollino mio, un giorno o l'altro 'ste donne ti fanno pelo e contropelo.
Ma lui niente, pareva c'avesse il foco addosso.
Questa sua irrequietezza aveva finito col procurargli una lista infinita di figliuoli che suo malgrado, doveva mantenere.
Grazie alla su' bellezza, l'osteria che gestiva a Lecchi in Chianti, era sempre fitta di gente e a lui toccava 'sta in cucina dalla mattina alla sera per controllare che il cuoco lavorasse per benino e i su' figlioli non facessero casino in giro per il locale.
Il problema è che la maggior parte dei clienti giornalieri erano donne, tutte a Lecchi per vede' l'Apollo, e lui non perdeva occasione per appartarsi di sopra, nella sua camera, per mostrare la famosa collezione di archi e frecce alla fortunata di turno.
Un giorno in cui Apollo era impegnato nell'ennesimo giro turistico delle sue stanze, i figli di sotto decisero di sfidarsi in una partita a calcetto all'ultimo sangue.
Il padre, che conosceva bene i su' polli e 'un era grullo, aveva strategicamente nascosto la palla, perché odiava gli schiamazzi dei figlioli quando giocavano.
Ma mentre il padre metteva a soqquadro ben più di una stanza in dolce compagnia, i figli setacciavano da capo a fondo la proprietà senza successo.
Il più tordo di tutti, Apelle, un cittone lungo e secco con i capelli giallo polenta, non volendo darsi per vinto, piombò in cucina e trovò il cuoco che stava preparando i polli per la frittura del giorno.
Gli disse che il 'su babbo lo stava cercando e lo fece uscì di corsa dalla cucina.
Chiamò i fratelli e chiese a tutti di aiutarlo a spellare i polli.
In un batter d'occhio tutti i polletti per il fritto furono gnudi e lui prese la pelle e ci fece una degna palla con cui cominciare la partita a calcetto.
Soltanto quando il cuoco cominciò a smoccolare come un turco con tutto il fiato che aveva in gola, Apollo scese esagitato a scoprire l'accaduto.
"C'hanno rubato la pelleeee" gridava il cuoco con le vene del collo che scoppiavano.
Apollo s'affacciò sull'aia e vide i figlioli che calciavano alla grande felici come pasque.
Con il manone alzato chiamò: "Apelleeeeeee".
Al cittone preso dal panico, vennero i capelli blu.
Sapeva benissimo che il padre, quando si arrabbiava poteva anche strangolare un pitone, e triste triste si avviò verso il suo destino.
"Apelle, è stata una tua idea?" chiese senza ulteriori dettagli.
Il poro citto non riusciva a spiccicare parola - "Oh babbo, scusaci ma noi si voleva giocà..."
"Lo sai che tutti vengono a mangiare qui perché il fritto l'è bono e croccante e la pelle 'un po' mancà. E adesso che gli diamo da mangiare?"
"Niamo babbo, e mettici un po' di rigatino no?"
Fu così che Da Apollo a Lecchi in Chianti, vicino a La Passera, nacque il Pollo 'gnorante di Apelle, e fu subito il piatto preferito.
Apollo invece, stufo di abità vicino a La Passera, cercò un casale in Val di Merse e si stabilì definitivamente nel ridente e vivace borgo di Orgia.
Chiedo venia, un po' sono imbarazzata, un po' mi viene da ridere.
Chi conosce questa parte di Toscana, sa che questi luoghi esistono, eccome, e anche se non ci abita l'Apollo, hanno nomi che fanno tanto ridere e stavolta sono usciti da questa tastiera in maniera autonoma, io non c'entro nulla.
Una storia di pollo fritto che aveva bisogno di un alibi e mi ci voleva Apelle.
La nostra Silvia, vincitrice dell'ultimo Mtc sui Macaron, ha lanciato uno strale diabolico.
Ci ha comprate col fritto. E che fritto.
Il pollo fritto piace a tutti e non dite di no.
A me l'idea è venuta da una preoccupazione: detesto la pelle di pollo e l'idea di doverla lasciare sotto una panatura deliziosa per poi doverla eliminare, mi ha spinta verso un escamotage che spero mi verrà perdonato: vestire il pollo di nuova pelle, e nasconderla sotto una panatura rustica, 'gnorante come può essere la granella di tarallo 'nzogna e pepe.
Comincio quindi con la parte creativa di questa sfida, con un pollo marinato in birra rossa ed arancia, successivamente avvolto in rigatino del Chianti e panato in briciole di tarallo sugna e pepe che ho riportato dall'ultimo viaggio a Napoli (e che ho conservato gelosamente appositamente per questa ricetta).
Senza troppe filosofie, passo subito alle ricette, che sono tante e spero di non annoiarvi.
Il pollo 'gnorante di Apelle
Ingredienti per 4 persone
1000 g di pollo tagliato in pezzi e privato della pelle
33 cc di Birra rossa
il succo di 1 arancia
1 arancia tagliata a pezzi
2 spicchi d'aglio
1 rametto di rosmarino
1 mazzetto di timo fresco
100 g di rigatino del Chianti tagliato sottile
5 taralli sugna e pepe ridotti in briciole non troppo fini
3 uova
farina qb
sale qb
- Mettete il pollo tagliato a pezzi e privato della pelle, in una ciotola capiente. Copritelo con la birra, aggiungete il succo d'arancia, le fette di arancia, l'aglio privato della pelle, le erbe aromatiche. Coprite con una pellicola e fate marinare in frigo per 4 ore.
- Al momento della frittura, preparate la panatura. Sgocciolate il pollo dalla marinata ed avvolgete ogni pezzo con il rigatino coprendolo completamente
- Passate il pezzo di pollo nella farina, quindi nelle uova sbattute e leggermente salate, e per finire nelle briciole di tarallo. Mentre fate questa operazione fate scaldare l'olio a 170° in una padella di ferro dai bordi alti. L'olio dovrà riempirla almeno a metà.
- Quando l'olio è a temperatura, inserite 2 o 3 pezzi massimo nella padella e fate friggere in olio profondo, per almeno 14/15 minuti, controllando che la temperatura si mantenga invariata.
- Controllate la doratura della panatura. Le briciole di tarallo sugna e pepe daranno al pollo un colore nocciola. Non abbiate fretta di cuocere i pezzi più grandi, in particolare le cosce, che sono quelle che hanno maggiore necessità di tempo per una cottura al cuore.
- Scolate con cura e fare asciugare su carta paglia o assorbente. Servire immediatamente ben caldo.
Pollo al latticello di Silvia
Ingredienti per il latticello
250 g latte parzialmente scremato
250 g yogurt magro
10 ml succo di limone filtrato
- In una ciotola versate lo yogurt e il latte e stemperateli. Spremete il limone, aggiungetelo al composto e lasciatelo a temperatura ambiente per 15 minuti circa. Versatelo sulla carne coprendo il tutto con la pellicola e mettete in frigo per tutta la notte.
Pollo fritto panato in farina
Ingredienti per 4 persone
1 kg di pollo privato di pelle e tagliato in pezzi
200 g di farina c.ca
sale - pepe qb
c.ca 1 litro di extravergine per friggere.
- Preparate un piatto fondo per appoggiare il pollo impanato, un piatto piano coperto da carta assorbente per appoggiare il pollo appena fritto e una placca da forno coperta anch’essa da carta assorbente per riporre il pollo fritto in forno e tenerlo al caldo.
- Togliete il pollo dalla marinatura ed appoggiate i pezzi su una gratella appoggiata su un foglio di carta da forno in modo da poter raccogliere il latticello che sgocciola. Lasciate il pollo sgocciolare per almeno mezz'ora.
- Una volta pronto da friggere, preparare un piatto con la farina miscelata a sale e pepe ed accendete l'olio. Potete eventualmente infarinare il pollo mettendo la farina in un sacchetto di plastica ed agitarci i pezzi dentro, per poi eliminare la farina in eccesso.
- Quando l'olio e a 170°, cominicate a friggere in olio profondo e continuate ad infarinare il resto dei pezzi
- Friggete non più di 3 pezzi alla volta per mantenere la temperatura sotto controllo. Quando la farina sarà dorata, dopo c.ca 14/15 minuti (dipende dalla grandezza del pezzo di pollo) scolate i pezzi di pollo fateli asciugare su carta assorbente o carda paglia.
- Servite subito ben caldo.
Per accompagnare i miei polletti fritti ho preparato inoltre delle immancabili Chips di patate alla paprica dolce, una maionese di carote alla senape e aneto ed il Piccalilli dell'imprescindibile Martha Stewart
Per il Piccalilli di Marhta Stewart (da Martha's American Food)
Ingredienti per 3 vasetti da 200 g
2 cetrioli
150 g di cavolfiore tagliato a cimetti
150 g di cavolo verza tagliato a fettine sottili
1 cipolla rossa media
1 peperoncino fresco privato dei semi e tagliato a rondelle
250 g di aceto di sidro
250 g di acqua
200 g di zucchero semolato
100 di sale grosso
2 cucchiaini di senape in grani
1 stecca di cannella
1 cucchiaino e mezzo di curcuma
1 chiodi di garofano
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 cucchiaino di coriandolo in grani
1 manciata di semi di sedano (io di finocchio)
- Lavate bene le verdure, affettate i cetrioli con la buccia, affettate finemente la cipolla e mettete tute le verdure in una larga ciotola di vetro e mescolatele con il sale usando le mani per avvolgere bene le verdure. Copritele completamente con acqua fredda e coprite il tutto con una pellicola. Fate risposare tutta la notte in frigo.
- Scolate le verdure e sciacquatele sotto acqua corrente un paio di volte. In una casseruola che possa contenere tutte le verdure, versate l'acqua, l'aceto, lo zucchero e tutte le spezie e portate a ebollizione sciogliendo lo zucchero.
- Versate le verdure e fate cuocere per 15 minuti sobbollendo appena.
- Passato questo tempo, versate il tutto in una ciotola di vetro e fate raffreddare completamente.
- Una volta fredde, mettete le verdure in barattoli di vetro e copritele con il loro liquido e chiudete. Si conservano in frigo per 10/15 giorni.
Maionese di carote alla senape e aneto
Ingredienti per 3 persone
2 carote medie
150 ml di olio extravergine
un pizzico di semi di cumino
2 cucchiaini di senape in grani
1 rametto di aneto fresco
il succo di mezzo limone
un pizzico di sale grosso
- Sbucciate le carote e fatele cuocere al vapore tenendole al dente
- Tagliatele a rondelle e mettetele in un bicchiere per mixer a immersione
- Aggiungete tutti gli ingredienti e frullate fino ad ottenere una crema liscia e vellutata. Se necessario, aggiungete altro olio.
- Tenete al fresco fino al momento di servire.
Chips alla paprika dolce
Ingredienti per 3 persone
700 g di patate
olio extravergine per friggere
paprica dolce in polvere
sale
ghiaccio.
- Sbucciate lavate ed affettate finemente le patate.
- Sciacquatele sotto acqua corrente un paio di volte quindi mettetele in una ampia ciotola di vetro, copritele di acqua e ghiaccio e lasciatele riposare per 30 minuti.
- Un volta pronti a friggere, scolatele bene, asciugatele con cura e fatele friggere in olio profondo a 180° fino a quando non saranno dorate e croccanti.
- Scolatele con cura, salatele e cospargetele di paprika dolce. Servite subito.
Con queste ricette partecipo all'MTC 63 di Febbraio - Il pollo fritto di Silvia
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giovedì 3 novembre 2016
Vade DIETRO...LA LASAGNA! Il nuovo libro dell'Emmetichallenge
Mi sei scoppiato dentro al cuore - Mina
E sono cinque!
La collana Mtchallenge comincia ad avere fisicamente l'aspetto di una stella che va via via ingrandendosi come una Supernova, arricchendosi oggi del suo libro più "massiccio", ricco, filante e stratificato, come solo una lasagna preparata con amore riesce ad essere.
DIETRO LA LASAGNA è già in libreria, forte delle sue 166 pagine grondanti di ragù, salse, sfoglie delicate, ripieni fantasiosi, consigli preziosi e foto straordinarie.
Un libro che nasce dalla penna felice di Alessandra Gennaro, supportato dalla fantasia irresistibile di Mai Estevez nello styling e dalla maestria fotografica di Paolo Picciotto, inossidabili professionisti già parte del Magic Team dei precedenti titoli.
Le ricette arrivano direttamente dalla Community più scoppiettante del web, che non può che esultare per questo nuovo nato.
Oggi infatti, la festa su web imperverserà senza soluzione di continuità.
L'acquisto del libro, oltre ad arricchire la vostra biblioteca con straordinarie idee per i pranzi delle feste (ma non solo), vi vedrà partecipi nel sostenere Piazza dei Mestieri , Fondazione "adottata" da MTC per le sensibili finalità perseguite.
Come nella precedente edizione, la casa editrice è Gribaudo del gruppo Feltrinelli, ed è in vendita in tutte le librerie italiane e su Amazon.
Una piccola nota di orgoglio: il libro è già primo in classifica su Amazon!
Tanto per ricapitolare le puntante precedenti, ricordate che una stella senza le sue cinque punte, non è una stella.
Quindi insieme a DIETRO LA LASAGNA, non dovete trascurare le altre perle della collana:
La collana Mtchallenge comincia ad avere fisicamente l'aspetto di una stella che va via via ingrandendosi come una Supernova, arricchendosi oggi del suo libro più "massiccio", ricco, filante e stratificato, come solo una lasagna preparata con amore riesce ad essere.
DIETRO LA LASAGNA è già in libreria, forte delle sue 166 pagine grondanti di ragù, salse, sfoglie delicate, ripieni fantasiosi, consigli preziosi e foto straordinarie.
Un libro che nasce dalla penna felice di Alessandra Gennaro, supportato dalla fantasia irresistibile di Mai Estevez nello styling e dalla maestria fotografica di Paolo Picciotto, inossidabili professionisti già parte del Magic Team dei precedenti titoli.
Le ricette arrivano direttamente dalla Community più scoppiettante del web, che non può che esultare per questo nuovo nato.
Oggi infatti, la festa su web imperverserà senza soluzione di continuità.
L'acquisto del libro, oltre ad arricchire la vostra biblioteca con straordinarie idee per i pranzi delle feste (ma non solo), vi vedrà partecipi nel sostenere Piazza dei Mestieri , Fondazione "adottata" da MTC per le sensibili finalità perseguite.
Come nella precedente edizione, la casa editrice è Gribaudo del gruppo Feltrinelli, ed è in vendita in tutte le librerie italiane e su Amazon.
Una piccola nota di orgoglio: il libro è già primo in classifica su Amazon!
Tanto per ricapitolare le puntante precedenti, ricordate che una stella senza le sue cinque punte, non è una stella.
Quindi insieme a DIETRO LA LASAGNA, non dovete trascurare le altre perle della collana:
- L'ORA DEL PATE'
- INSALATA DA TIFFANY
- DOLCI REGALI
- TORTE SALATE
Vi aspettiamo in libreria.
E adesso via, tutti DIETRO ALLA LASAGNA!
martedì 27 marzo 2012
Tre bastano: Crepes con meringata di ricotta e ananas arrostito
If you like Pina Colada - R. Holmes
Non sono impazzita. 2 post consecutivi a base di crepes possono essere sufficienti. Ma come dice il proverbio, non c'è due senza 3 e quello che mancava alla mia rassegna di piatti crepposi, era una crepe dolce. Dopo avere imparato a memoria la ricetta di Giuseppina, che ho fatto perdutamente mia, ho cercato di preparare un dessert ispirata da quello assaggiato l'anno scorso a Lecce creato dallo chef Donato Episcopo. Avendo a disposizione della ricotta freschissima del mio omino di fiducia, ho pensato ad un ripieno voluttuoso ma leggero e per dare corpo e volume alla ricotta, ho preparato una meringa italiana. La meringa italiana ha il vantaggio di potere essere utilizzata per qualsiasi preparazione a freddo grazie alla pastorizzazione dell'albume attraverso la cottura a mezzo dello sciroppo di zucchero ad altissima temperatura. Per la preparazione della meringa italiana vi rimando a questo post.
Dopo avere setacciato con cura la ricotta, ho incorporato delicatamente la meringa ed il risultato...fantastico. Un composto lieve, dolce ma non stucchevole, cremosissimo e soprattutto misero in calorie. Ad accompagnare questo ripieno era necessario qualcosa di molto aromatico e fresco contemporaneamente. Mi sono innamorata dell'ananas arrostito di Ladurée, una preparazione banalmente semplice ma di grande effetto e soprattutto ricca di una tale intensità di sapori da lasciarti un sogno sulla lingua. L'ananas cotto al forno rilascia i suoi succhi che si fondono con il caramello all'arancia e rum, dando vita ad una salsa strepitosa che da sola è una meraviglia sul gelato, sulla macedonia ed oltre...Provatela, sono certa che ne sarete conquistate.
Ingredienti per la meringata di ricotta:
- 400 gr di ricotta freschissima
- 200 gr di zucchero semolato fine (tipo Zefiro)
- 100 gr di albumi (3 albumi c.ca)
- 100 ml di acqua
Preparate la meringa italiana come indicato qui.
Setacciate accuratamente la ricotta e mettetela in una ciotola capiente. Amalgamate la meringa aggiungendo un paio di cucchiaiate per ammorbidire la ricotta, quindi il resto della meringa. Valutate voi la quantità di meringa da aggiungere, se volete un composto più voluminoso e dolce potete utilizzarla tutta, altrimenti anche solo 2/3 del totale.
Preparate le vostre crepes come ci ha spiegato Giuseppina e come trovate anche qui. Riempite un sac a poche con bocchetta a stella e farcite le vostre crepes. Prima di richiudere la crepe, versare un cucchiaino di salsa d'ananas sulla meringata. Chiudetele a mezza luna quindi disponete i ventaglini di ananas a fianco della crepe ed irrorate con la salsa caramellata.
Ananas arrostito - Ricetta Ladurée (da "Dolce")
Per 8 persone
1 ananas
1 baccello di vaniglia
4 cucchiai d'acqua + 20 cl
125 gr di zucchero semolato
1 succo d'arancia
1 cucchiaio di rum
Sbuccia l'ananas, taglialo in 6 parti uguali nel senso della lunghezza ed elimina il cuore. Disponi in pezzi in una pirofila
Con un coltello taglia a metà nel senso della lunghezza il baccello di vaniglia e raschia l'interno per estrarne i semi. Versa i 4 cucchiai d'acqua in un pentolino, aggiungi i semi della vaniglia, e scalda sino a farla fremere. Togli dal fuoco e lascia in infusione per 15 minuti.
Preriscalda il forno a 160°. In una casseruola fai cuocere lo zucchero ed i 20 cl di acqua, mescola con una spatola di legno sino ad ottenere un caramello di una bella colorazione. Togli dal fuoco e aggiungi successivamente con attenzione, per evitare di bruciarti, l'acqua vanigliata filtrata, il succo dell'arancia ed il rum caldo. Questa miscela deve essere calda per evitare esplosioni con il caramello. Versa il liquido sui pezzi di ananas, inforna e lascia cuocere per c.ca 1h45. Bagna regolarmente l'ananas con il succo di cottura. Quando ha assunto un bel colore ambrato, togli dal forno e lascia raffreddare.
Taglia i pezzi di ananas arrostito di fettine di c.ca 5 mm e disponile con armonia a fianco della crepe, accompagnata dal suo succo deliziosamente aromatico.
Con questa ricetta partecipo per l'ennesima volta all'MTC di marzo sulle crepes di Giuseppina.
Ed anche al contest di Donatella "Trasformiamo la ricotta"
Dopo avere setacciato con cura la ricotta, ho incorporato delicatamente la meringa ed il risultato...fantastico. Un composto lieve, dolce ma non stucchevole, cremosissimo e soprattutto misero in calorie. Ad accompagnare questo ripieno era necessario qualcosa di molto aromatico e fresco contemporaneamente. Mi sono innamorata dell'ananas arrostito di Ladurée, una preparazione banalmente semplice ma di grande effetto e soprattutto ricca di una tale intensità di sapori da lasciarti un sogno sulla lingua. L'ananas cotto al forno rilascia i suoi succhi che si fondono con il caramello all'arancia e rum, dando vita ad una salsa strepitosa che da sola è una meraviglia sul gelato, sulla macedonia ed oltre...Provatela, sono certa che ne sarete conquistate.
Ingredienti per la meringata di ricotta:
- 400 gr di ricotta freschissima
- 200 gr di zucchero semolato fine (tipo Zefiro)
- 100 gr di albumi (3 albumi c.ca)
- 100 ml di acqua
Preparate la meringa italiana come indicato qui.
Setacciate accuratamente la ricotta e mettetela in una ciotola capiente. Amalgamate la meringa aggiungendo un paio di cucchiaiate per ammorbidire la ricotta, quindi il resto della meringa. Valutate voi la quantità di meringa da aggiungere, se volete un composto più voluminoso e dolce potete utilizzarla tutta, altrimenti anche solo 2/3 del totale.
Preparate le vostre crepes come ci ha spiegato Giuseppina e come trovate anche qui. Riempite un sac a poche con bocchetta a stella e farcite le vostre crepes. Prima di richiudere la crepe, versare un cucchiaino di salsa d'ananas sulla meringata. Chiudetele a mezza luna quindi disponete i ventaglini di ananas a fianco della crepe ed irrorate con la salsa caramellata.
Ananas arrostito - Ricetta Ladurée (da "Dolce")
Per 8 persone
1 ananas
1 baccello di vaniglia
4 cucchiai d'acqua + 20 cl
125 gr di zucchero semolato
1 succo d'arancia
1 cucchiaio di rum
Sbuccia l'ananas, taglialo in 6 parti uguali nel senso della lunghezza ed elimina il cuore. Disponi in pezzi in una pirofila
Con un coltello taglia a metà nel senso della lunghezza il baccello di vaniglia e raschia l'interno per estrarne i semi. Versa i 4 cucchiai d'acqua in un pentolino, aggiungi i semi della vaniglia, e scalda sino a farla fremere. Togli dal fuoco e lascia in infusione per 15 minuti.
Preriscalda il forno a 160°. In una casseruola fai cuocere lo zucchero ed i 20 cl di acqua, mescola con una spatola di legno sino ad ottenere un caramello di una bella colorazione. Togli dal fuoco e aggiungi successivamente con attenzione, per evitare di bruciarti, l'acqua vanigliata filtrata, il succo dell'arancia ed il rum caldo. Questa miscela deve essere calda per evitare esplosioni con il caramello. Versa il liquido sui pezzi di ananas, inforna e lascia cuocere per c.ca 1h45. Bagna regolarmente l'ananas con il succo di cottura. Quando ha assunto un bel colore ambrato, togli dal forno e lascia raffreddare.
Taglia i pezzi di ananas arrostito di fettine di c.ca 5 mm e disponile con armonia a fianco della crepe, accompagnata dal suo succo deliziosamente aromatico.
Con questa ricetta partecipo per l'ennesima volta all'MTC di marzo sulle crepes di Giuseppina.
Ed anche al contest di Donatella "Trasformiamo la ricotta"
sabato 24 marzo 2012
Riproviamoci: Crepes con indivia brasata, fonduta al Taleggio e pere caramellate
Bittersweet Simphony - The Verve
E dopo la cappellata con tocco da maestro sulla precedente ricetta, dove ho postato delle crepes con farina di ceci, convinta, pur avendo letto come si deve il regolamento ed avendo sostituito nel mio cervello bacato "qualsiasi farcitura" con "qualsiasi farina", ci riprovo un po' affannata ed anche un tantino floscia perché quelle crepes ripiene di fave mi piacevano un monte e l'ispirazione ormai è volata via come un piccione spaventato. La mia amica Cristina mi ha detto che questo è stress da Contest e credo che abbia toccato un nervo scoperto. Perchè qui non si tratta di un contest come tutti gli altri. Qui si parla di MTC, ovvero di un qualcosa che cresce di intensità e grandezza ogni mese che passa, attraverso ricette, invenzioni, trovate mirabolanti e post pieni di sensibilità ed intelligenza, il che, non so a voi, ma a me ogni volta mi precipita nel baratro dell'ansia da prestazione causando un black out che spesso si risolve in zona Cesarini (oltre che a farmi diventare idiota come nel caso delle crepes con farina di ceci!).
Così ci riproviamo, con un piatto unico vegetariano, questa volta rispettando alla lettera la ricetta di Giuseppina (scusami Giusy per la precedente!), semplice semplice e dai contrasti intensi. Intanto faccio la premessa che le crepes di Giuseppina sono assolutamente perfette.
Confesso che non sono mai stata una grande amante delle crepes, a parte le "galettes" con grano saraceno che ho mangiato spesso in Francia e che sono le mie favorite. La ragione sta proprio nel non avere trovato fin ora una ricetta convincente e questa, care amiche, è davvero da incorniciare. L'utilizzo del burro chiarificato, che in passato ho usato esclusivamente per friggere cotolette e sogliole alla mugnaia, con le crepes regala un'enorme soddisfazione. Risultano leggere, assolutamente asciutte e deliziosamente saporite se si ha l'accortezza di spennellare la padella senza esagerare.
Tenete in caldo. Preparate la vostra fonduta di Taleggio. Vi consiglio di anticipare l'operazione di tagliare il taleggio in dadini e lasciarlo a bagno nella panna e latte per almeno 30 min. Quindi mettetelo in un pentolino a fiamma moderata e fate sciogliere il tutto fino ad ottenere un composto cremoso. Potete aggiungere latte alla bisogna. Se vi piace, potete profumare con un pizzico di noce moscata. In una padella con bordi bassi mettete lo zucchero muscovado e fate sciogliere a fiamma bassa quindi aggiungete la pera con la buccia, tagliata a fettine sottili e fatela caramellare bene.
Assemblate le crepes mettendo l'indivia brasata a metà della base, quindi copritela con la fonduta di taleggio e chiudete la crepe. Sistemateci sopra le pere caramellate e cospargete il tutto con le nocciole tritate grossolanamente. Servite caldo. Bon Apetit!
Ecco il mi secondo contributo all'MTC di Marzo con le Crepes di Giuseppina
E dopo la cappellata con tocco da maestro sulla precedente ricetta, dove ho postato delle crepes con farina di ceci, convinta, pur avendo letto come si deve il regolamento ed avendo sostituito nel mio cervello bacato "qualsiasi farcitura" con "qualsiasi farina", ci riprovo un po' affannata ed anche un tantino floscia perché quelle crepes ripiene di fave mi piacevano un monte e l'ispirazione ormai è volata via come un piccione spaventato. La mia amica Cristina mi ha detto che questo è stress da Contest e credo che abbia toccato un nervo scoperto. Perchè qui non si tratta di un contest come tutti gli altri. Qui si parla di MTC, ovvero di un qualcosa che cresce di intensità e grandezza ogni mese che passa, attraverso ricette, invenzioni, trovate mirabolanti e post pieni di sensibilità ed intelligenza, il che, non so a voi, ma a me ogni volta mi precipita nel baratro dell'ansia da prestazione causando un black out che spesso si risolve in zona Cesarini (oltre che a farmi diventare idiota come nel caso delle crepes con farina di ceci!).
Così ci riproviamo, con un piatto unico vegetariano, questa volta rispettando alla lettera la ricetta di Giuseppina (scusami Giusy per la precedente!), semplice semplice e dai contrasti intensi. Intanto faccio la premessa che le crepes di Giuseppina sono assolutamente perfette.
Confesso che non sono mai stata una grande amante delle crepes, a parte le "galettes" con grano saraceno che ho mangiato spesso in Francia e che sono le mie favorite. La ragione sta proprio nel non avere trovato fin ora una ricetta convincente e questa, care amiche, è davvero da incorniciare. L'utilizzo del burro chiarificato, che in passato ho usato esclusivamente per friggere cotolette e sogliole alla mugnaia, con le crepes regala un'enorme soddisfazione. Risultano leggere, assolutamente asciutte e deliziosamente saporite se si ha l'accortezza di spennellare la padella senza esagerare.
Ritorniamo quindi a bomba sulla ricetta delle mie CREPES CON INDIVIA BRASATA, FONDUTA AL TALEGGIO, PERE CARAMELLATE CON ZUCCHERO MUSCOVADO E NOCCIOLE TOSTATE...titolo lungo, ma un po' di scena bisogna farla, o no?
Per le Crepes la perfetta ricetta di Giuseppina - PER 4 PERSONE
- 150 gr di farina 0
- 350 ml di latte
- 50 ml di acqua
- 2 uova medie
- 1/2 cucchiaino di sale
- 30 gr di burro chiarificato
Per la Farcitura
4 cespi di Indivia non troppo grandi
1 pera abate grande
300 gr di Taleggio
100 ml di panna
50 ml di latte
100 gr di zucchero muscovado
100 gr di nocciole spellate e tostate
un pizzico di sale
Sbattere le uova leggermente in una ampia ciotola ed aggiungere la farina setacciata intervallando la miscela di latte ed acqua. Mescolare tutto con una frusta per evitare la formazione di grumi e in ultimo aggiungere il sale. Mescolare ancora e fare riposare per almeno un'ora. Il composto dovrà risultare piuttosto liquido. Al momento dell'uso mescolate con cura quindi fate sciogliere il burro in un pentolino ed utilizzatelo per spennellare la padella in cui preparerete le vostre crepes. Per la quantità di composto per ogni crepe, io uso un mestolino che è perfetto per la mia padella antiaderente e che mi consente di preparare delle crepes di c.ca 15 cm di diametro. Cuocete le vostre crepes facendo attenzione alla colorazione che è anche segno di giusta cottura. Quando avrete delle chiazze dorate sul lato a contatto con la padella, e i bordi croccanti, è ora di girare la vostra crepe. Impilate le crepes una volta pronte. Si manterranno calde.
Per il ripieno, utilizzate una padella antiaderente per brasare l'indivia. Tagliate i cespi di indivia trasversalmente con uno spessore di mezzo cm e posizionateli sulla padella caldissima. Quando prenderanno colore, girateli, un pizzico di sale e terminate la cottura. In totale dovreste impiegarci 5/6 minuti. Tenete in caldo. Preparate la vostra fonduta di Taleggio. Vi consiglio di anticipare l'operazione di tagliare il taleggio in dadini e lasciarlo a bagno nella panna e latte per almeno 30 min. Quindi mettetelo in un pentolino a fiamma moderata e fate sciogliere il tutto fino ad ottenere un composto cremoso. Potete aggiungere latte alla bisogna. Se vi piace, potete profumare con un pizzico di noce moscata. In una padella con bordi bassi mettete lo zucchero muscovado e fate sciogliere a fiamma bassa quindi aggiungete la pera con la buccia, tagliata a fettine sottili e fatela caramellare bene.
Assemblate le crepes mettendo l'indivia brasata a metà della base, quindi copritela con la fonduta di taleggio e chiudete la crepe. Sistemateci sopra le pere caramellate e cospargete il tutto con le nocciole tritate grossolanamente. Servite caldo. Bon Apetit!
Ecco il mi secondo contributo all'MTC di Marzo con le Crepes di Giuseppina
venerdì 23 marzo 2012
Il mio primo incontro con la Puglia: Crepes di farina di ceci con purea di fave bianche e cime di rapa stufate
Amara Terra mia - D. Modugno
Alcune delle storie più affascinanti che ho ascoltato nella mia vita e che non smetterei mai di ascoltare, sono quelle raccontate dai nostri padri, quelle che risalgono alla loro infanzia e prima giovinezza.
In qualche momento mi trovo a sbuffare quando mia figlia mi chiede "Dai mamma raccontami quando eri piccina", perché credo di averle ripetuto le mie avventure fino allo sfinimento, però poi mi rendo conto che io provo lo stesso piacere quando mio padre o mio suocero si tuffano nelle profondità del passato per portare alla luce vicende che ricordano ancora con una freschezza ed una emozione tali da metterci tutti muti da una parte.
Le storie di mio suocero in particolare, mi colpiscono fortemente perché provengono da un vissuto che non riconosco e che arriva da una terra che ho imparato ad amare con sincero attaccamento. Mio suocero Francesco è pugliese e potrei dire che lo è fino alla punta dell'ultimo capello, nel suo spirito, nella veracità, nell'attaccamento alla sua terra lasciata da ragazzo, nel suo animo burlone e sempre pronto allo scherzo, cosa che ritrovo in molti pugliesi incontrati dopo di lui. Inoltre mio suocero è un vero melomane ed un grande appassionato di Puccini. Credo che sia l'unica persona che conosco a sapere a memoria le opere del Maestro. Come possono non adorarlo?
La mia prima volta in Puglia è stata proprio nella sua casa a Palo del Colle. Ero appena ventenne, fidanzata da poco e con imbarazzo potevo affermare a quei tempi di non essere mai scesa più giù di Napoli. Era un agosto tropicale: ho ancora negli occhi l'immagine del cartellone della temperatura che a mezzanotte, nel cuore di Bari segnava 33°. Appena arrivata mi ammalai per il gran caldo. Mi sembrava di essere su un'altro pianeta. La lingua incomprensibile mi provocava moti di riso irrefrenabile. Tutto il parentado pugliese che girava intorno a quella casa era irresistibilmente gioviale, scherzoso, avvolgente. Io non capivo niente ma ogni tanto, grazie ad un naturale orecchio per accenti e suoni, lanciavo là un "ciccosa ié 'ddò" (perdonate ma non ho idea di come si scriva) scatenando l'ilarità generale. E' laggiù che ho imparato a giocare a Tressette, che ho mangiato il mio primo panzerotto fritto sul tetto di casa appena scendeva il sole, che ho visto il primo riccio di mare, che ho assaggiato le pesche (precoche) più buone della mia vita, che ho fatto il mio primo bagno nello Ionio, che sono impazzita per la Burrata e che ho scoperto fave e cicoria. Fave e cicoria. Perdonatemi, ma nel mio cuore questo duo produce un'armonia celestiale. Non c'è piatto che nella sua estrema povertà e semplicità sappia produrre nel mio palato, una tale commozione e gratitudine. Ho imparato questa ricetta grazie a mia suocera, la quale l'ha imparata da suo marito. E per questa e molte altre cose, io gli sono grata.
Per la preparazione di queste crepes, sono partita da lì, dalla terra di Puglia e nonostante le crepes parlino francese, questa volta la erre si arrotonderà sui profumi del Sud. Non ho usato la cicoria perché non ne ho trovata di buona ma la mia idea era comunque quella di usare delle cime di rapa per un contrasto un po' più amarognolo e con l'idea di valorizzarle con un po' di piccante a fine cottura. Ecco che sono nate le mie CREPES DI FARINA DI CECI CON PUREA DI FAVE BIANCHE E CICORIA STUFATA
Ingredienti per 4 persone:
Per le Crepes
Ho usato la ricetta di Giuseppina, vincitrice dello scorso MTC con una variazione sulla tipologia di farina ma mantenendo le proporzioni da lei indicate, come segue:
- 100 gr di farina di ceci
- 50 gr di farina 0
- 350 ml di latte
- 50 ml di acqua
- 2 uova medie
- 1/2 cucchiaino di sale.
Ho preparato la pastella come lei spiega perfettamente qui la mattina ed ho cotto le crepes a pranzo. Avendo provato anche la ricetta originale per una seconda ricetta che posterò nei prossimi giorni, posso dire che la farina di ceci contribuisce ad ottenere una crepe più "croccante" ed il sapore è lievemente dolce, tipico di questo legume che io adoro. Ho cotto le crepes come indicato da Giuseppina, utilizzando del burro ghee o chiarificato, che perdonatemi, ma ho trovato ottimo nel mio negozio di fiducia. Onestamente ho preferito saltare questo passo per guadagnare tempo visto la lunga preparazione della farcitura.
Per quanto riguarda la farcitura, la preparazione del purea di fave bianche richiede del tempo, quindi potrete prepararlo in anticipo scaldandolo al momento di servire le crepes.
Questa è la ricetta che mi ha dato mia suocera:
Per 4 persone
PER LA PUREA
500 gr di fave bianche secche
Una piccola patata
Una piccola cipolla bianca
Uno spicchio d'aglio intero
Una costa di sedano
Un pomodoro maturo
Sale
PER LE CIME DI RAPA
500 gr di cime di rapa freschissime
uno spicchio d'aglio
Olio extra vergine d'oliva
Peperoncino piccante
Sale
Prima della cottura, le fave devono essere ammollate in acqua fredda per almeno una notte. Si può aggiungere un cucchiaino di sale o di bicarbonato.
Sciacquarle bene sotto acqua corrente e mettetele in una casseruola di ghisa o meglio, se la possedete, una pentola di coccio. Copritele con acqua fredda e sempre a freddo aggiungete gli odori: aglio, cipolla affettata grossolanamente, il sedano intero, il pomodoro a metà e la patata sbucciata a dadini. Regolate di sale e fate cuocere a fiamma alta fino a che non comincerà la bollitura, quindi abbassate la fiamma ed eliminata la schiuma via via che si forma. Mescolate con attenzione e se il liquido si riduce, aggiungete acqua calda o brodo vegetale mantenendo il tutto morbido. Quando vedrete che le fave cominciano a sfarsi, eliminate dalla casseruola, lo spicchio d'aglio, il pomodoro (eventualmente le bucce), ed il sedano. Con un cucchiaio di legno mescolate con vigore fino a ridurre il tutto in una purea morbida ed omogenea. Mettete da parte.
Fate cuocere le cime di rapa ben pulite, in abbondante acqua salata e toglietele ancora al dente (5/7 minuti).
Scolatele con attenzione e tenete da parte l'acqua di cottura.
Su una larga padella fate rosolare l'aglio in 3 cucchiai di olio d'oliva quindi buttateci le cime di rapa e fate insaporire. Aggiungete acqua di cottura in modo che non si asciughino troppo e coprite con un coperchio. Fate cuocere per 5 min. c.ca quindi spolverate con un po' di peperoncino e lasciate cuocere per un altro paio di minuti sempre coperte. Se ci fosse bisogno di liquido, aggiungetelo.
Assemblate adesso le crepes: spalmate senza avarizia la superficie delle crepes con la purea di fave e chiudetele a fazzoletto. Adagiate le cime di rapa calde sui due fazzoletti e servite su un letto di lattughini freschi.
Con questa ricetta partecipo all'MTC di marzo sulle Crepes
Ed alla raccolta sulla Puglia ospitata dalla Melagranata
In qualche momento mi trovo a sbuffare quando mia figlia mi chiede "Dai mamma raccontami quando eri piccina", perché credo di averle ripetuto le mie avventure fino allo sfinimento, però poi mi rendo conto che io provo lo stesso piacere quando mio padre o mio suocero si tuffano nelle profondità del passato per portare alla luce vicende che ricordano ancora con una freschezza ed una emozione tali da metterci tutti muti da una parte.
Le storie di mio suocero in particolare, mi colpiscono fortemente perché provengono da un vissuto che non riconosco e che arriva da una terra che ho imparato ad amare con sincero attaccamento. Mio suocero Francesco è pugliese e potrei dire che lo è fino alla punta dell'ultimo capello, nel suo spirito, nella veracità, nell'attaccamento alla sua terra lasciata da ragazzo, nel suo animo burlone e sempre pronto allo scherzo, cosa che ritrovo in molti pugliesi incontrati dopo di lui. Inoltre mio suocero è un vero melomane ed un grande appassionato di Puccini. Credo che sia l'unica persona che conosco a sapere a memoria le opere del Maestro. Come possono non adorarlo?
La mia prima volta in Puglia è stata proprio nella sua casa a Palo del Colle. Ero appena ventenne, fidanzata da poco e con imbarazzo potevo affermare a quei tempi di non essere mai scesa più giù di Napoli. Era un agosto tropicale: ho ancora negli occhi l'immagine del cartellone della temperatura che a mezzanotte, nel cuore di Bari segnava 33°. Appena arrivata mi ammalai per il gran caldo. Mi sembrava di essere su un'altro pianeta. La lingua incomprensibile mi provocava moti di riso irrefrenabile. Tutto il parentado pugliese che girava intorno a quella casa era irresistibilmente gioviale, scherzoso, avvolgente. Io non capivo niente ma ogni tanto, grazie ad un naturale orecchio per accenti e suoni, lanciavo là un "ciccosa ié 'ddò" (perdonate ma non ho idea di come si scriva) scatenando l'ilarità generale. E' laggiù che ho imparato a giocare a Tressette, che ho mangiato il mio primo panzerotto fritto sul tetto di casa appena scendeva il sole, che ho visto il primo riccio di mare, che ho assaggiato le pesche (precoche) più buone della mia vita, che ho fatto il mio primo bagno nello Ionio, che sono impazzita per la Burrata e che ho scoperto fave e cicoria. Fave e cicoria. Perdonatemi, ma nel mio cuore questo duo produce un'armonia celestiale. Non c'è piatto che nella sua estrema povertà e semplicità sappia produrre nel mio palato, una tale commozione e gratitudine. Ho imparato questa ricetta grazie a mia suocera, la quale l'ha imparata da suo marito. E per questa e molte altre cose, io gli sono grata.
Ingredienti per 4 persone:
Per le Crepes
Ho usato la ricetta di Giuseppina, vincitrice dello scorso MTC con una variazione sulla tipologia di farina ma mantenendo le proporzioni da lei indicate, come segue:
- 100 gr di farina di ceci
- 50 gr di farina 0
- 350 ml di latte
- 50 ml di acqua
- 2 uova medie
- 1/2 cucchiaino di sale.
Ho preparato la pastella come lei spiega perfettamente qui la mattina ed ho cotto le crepes a pranzo. Avendo provato anche la ricetta originale per una seconda ricetta che posterò nei prossimi giorni, posso dire che la farina di ceci contribuisce ad ottenere una crepe più "croccante" ed il sapore è lievemente dolce, tipico di questo legume che io adoro. Ho cotto le crepes come indicato da Giuseppina, utilizzando del burro ghee o chiarificato, che perdonatemi, ma ho trovato ottimo nel mio negozio di fiducia. Onestamente ho preferito saltare questo passo per guadagnare tempo visto la lunga preparazione della farcitura.
Per quanto riguarda la farcitura, la preparazione del purea di fave bianche richiede del tempo, quindi potrete prepararlo in anticipo scaldandolo al momento di servire le crepes.
Questa è la ricetta che mi ha dato mia suocera:
Per 4 persone
PER LA PUREA
500 gr di fave bianche secche
Una piccola patata
Una piccola cipolla bianca
Uno spicchio d'aglio intero
Una costa di sedano
Un pomodoro maturo
Sale
PER LE CIME DI RAPA
500 gr di cime di rapa freschissime
uno spicchio d'aglio
Olio extra vergine d'oliva
Peperoncino piccante
Sale
Sciacquarle bene sotto acqua corrente e mettetele in una casseruola di ghisa o meglio, se la possedete, una pentola di coccio. Copritele con acqua fredda e sempre a freddo aggiungete gli odori: aglio, cipolla affettata grossolanamente, il sedano intero, il pomodoro a metà e la patata sbucciata a dadini. Regolate di sale e fate cuocere a fiamma alta fino a che non comincerà la bollitura, quindi abbassate la fiamma ed eliminata la schiuma via via che si forma. Mescolate con attenzione e se il liquido si riduce, aggiungete acqua calda o brodo vegetale mantenendo il tutto morbido. Quando vedrete che le fave cominciano a sfarsi, eliminate dalla casseruola, lo spicchio d'aglio, il pomodoro (eventualmente le bucce), ed il sedano. Con un cucchiaio di legno mescolate con vigore fino a ridurre il tutto in una purea morbida ed omogenea. Mettete da parte.
Fate cuocere le cime di rapa ben pulite, in abbondante acqua salata e toglietele ancora al dente (5/7 minuti).
Scolatele con attenzione e tenete da parte l'acqua di cottura.
Su una larga padella fate rosolare l'aglio in 3 cucchiai di olio d'oliva quindi buttateci le cime di rapa e fate insaporire. Aggiungete acqua di cottura in modo che non si asciughino troppo e coprite con un coperchio. Fate cuocere per 5 min. c.ca quindi spolverate con un po' di peperoncino e lasciate cuocere per un altro paio di minuti sempre coperte. Se ci fosse bisogno di liquido, aggiungetelo.
Assemblate adesso le crepes: spalmate senza avarizia la superficie delle crepes con la purea di fave e chiudetele a fazzoletto. Adagiate le cime di rapa calde sui due fazzoletti e servite su un letto di lattughini freschi.
Con questa ricetta partecipo all'MTC di marzo sulle Crepes
Ed alla raccolta sulla Puglia ospitata dalla Melagranata
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