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mercoledì 17 maggio 2023

Buffet Mini per appetiti Maxi: mini hamburger e frittate di pasta mignon

Ho sempre adorato il gioco della miniaturizzazione in ambito alimentare. 
Ridurre piatti iconici alla stregua di un boccone. 
La cosa non piace soltanto a me visto il successo che hanno ormai da una decina d'anni a questa parte i famosi "finger food", porzioni afferrabili con le dita, di cui non ci si stanca mai. 
Oggi non ho inventato nulla di nuovo ma ho soltanto giocato nella preparazione di un mini buffet di mini celebrity, dagli americanissimi hamburger, non più grossi di una polpetta e le intramontabili frittate di maccheroni napoletane formato gnomo. 
Un primo, un secondo rinforzato, da accompagnare con dei pickles o più semplicemente una giardiniera di verdure primaverili fatta al volo.
Vi sembrerà un po' laborioso, ma potrete preparare i buns per gli hamburger in anticipo e congelarli mentre per le frittate, verranno cotte in forno quindi anche qui vi basterà preparare gli stampi ed infilarle in forno poco prima dell'arrivo dei vostri ospiti. 
Se solo smettesse di piovere, si potrebbe anche fare una bella cena in terrazza. 

Ingredienti per 12  mono porzioni 

250 g di spaghetti 

3 uova medie sbattute 

125 g di prosciutto cotto a dadini o pancetta o salame napoletano 

3 cucchiai generosi di grana  + per rifinire 

120 g di provola classica o affumicata a piacere 

Olio extravergine 

Sale - pepe 

  • Rompete a metà gli spaghetti, cuoceteli e scolateli 2 minuti prima dell’orario indicato dalla confezione. Versateli in una ciotola mescolandoli con 2 cucchiai d’olio per non farli attaccare. 
  • Versate le uova, il prosciutto precedentemente rosolato in padella, i formaggi, una bella macinata di pepe e sale. Mescolate bene il tutto. 
  • Foderate una teglia per muffin con quadrati di carta forno. Con una pinza prelevate una quantità di spaghetti ed arrotolateli dentro alla cavità del muffin fino a riempirlo.  Cercate di aggiungere il condimento via via. 
  • Finite con una spolverata di parmigiano e fate cuocere in forno a 180° per 35 minuti o fino che la superficie sarà ben gratinata. Servite subito ben caldi. 

INGREDIENTI PER c.ca 24 panini mignon (Buns)

125 g di farina Manitoba

125 g di farina 0 macinata a pietra

130 g di latte

20 g di burro a temperatura ambiente

10 g di zucchero

5 g di strutto (sostituibile con burro)

5 g di sale

2 g di lievito di birra secco


Per la finitura

1 uovo

1 goccio di latte

i semi preferiti per decorare.

  • Nella ciotola della planetaria mettete le farine miscelate con il lievito e lo zucchero.
  • Con il gancio cominciate ad impastare a bassa velocità aggiungendo piano piano il latte. Impastate fino a che la farina abbia assorbito il liquido.
  • Aggiungete il burro e lo strutto poco alla volta ed impastate a media velocità per 10/15 minuti fino ad ottenere una palla liscia ed omogenea. Fate lievitare coperta con una pellicola in luogo tiepido per c.ca 2 ore due ore.
  • Quando l'impasto avrà raddoppiato il suo volume, sgonfiatelo, coprite una teglia con carta da forno e preparate i buns. 
  • Formate delle palline da 20 g di peso ciascuna, sistematele distanti  per la seconda lievitazione e coprite con un canovaccio. 
  • Dopo c.ca 45 min. sbattete l'uovo con il latte e spennellate bene i panetti. Cospargeteli dei semi preferiti e fateli cuocere in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti. Dovranno essere dorati sopra e pallidi sui lati in basso. Fateli raffreddare su una griglia quindi potrete congelarli senza difficoltà.

Ingredienti per c.ca 12 mini Burger

400 g di macinato magro 

Pomodori Piccadilly qb

Foglie di lattuga qb 

50 g di formaggio a fette tipo cheddar o gruyere o provola 

Qualche pickle a piacere 

Maionese o Ketchup

  • Formate le polpettine di carne che dovranno avere il diametro dei panini. Consiglio l’utilizzo di un coppapasta. Lo spessore non dovrà essere oltre 1cm 1/2
  • Fatele cuocere per 1 minuto c.ca per lato a fiamma vivace con un pizzico di sale. Quando girerete sul secondo lato, appoggiate un pezzetto di formaggio in modo che fonda mentre sotto cuoce. 
  • Contemporaneamente fate scaldare i panini tagliati a metà, su una padella antiaderente appoggiando il taglio sulla piastra. 
  • Componete i panini in questo ordine: un ciuffo di maionese sulla base del panino, lattuga, carne e formaggio, pomodoro, pickles, salsa a piacere e cappello del panino. Fermate con degli stuzzicadenti. 
  • Servite immediatamente con pickles a parte. 


venerdì 19 maggio 2017

Cestini croccanti con mousse alla bottarga e fragole: gioie e dolori del condomio

It's oh so quiet - Bjork 
Da mesi ormai, dormo pochissimo e di un sonno al limite della veglia.
Ho una stanchezza talmente calcificata che alle 14.00 del pomeriggio, puntualmente, comincio ad avere strane visioni, mi si ribaltano gli occhi nelle orbite ed ho piccole crisi di narcolessia, vale a dire mi addormento mentre scrivo o faccio qualsiasi altra cosa.
Ieri, dopo una mattinata stremante in macchina, sotto il primo caldo della stagione, una volta a casa mi sono concessa mezz'ora di pennica tra le due e le tre del pomeriggio.
Ho steso le gambe sul divano e mente appoggiavo la testa sul cuscino, ho provato una sensazione di tale immensa beatitudine che ho pensato mi avesse baciata la Madonna.
Peccato che qualche attimo dopo, il Diavolo in persona ha trovato il mio numero di telefono e mi ha chiamata.
Riposare il pomeriggio per me è impensabile, visto che il cellulare squilla in continuazione (e non posso spegnerlo, il mio lavoro non me lo consente).
Arrivo alla sera che ho un portamento da "non morta".
Dopo cena mi sdraio sul divano e spero in qualche bel film, di quelli da guardare in famiglia, forieri di bei sogni. E puntualmente mi addormento.
Normale, direte voi. Impossibile, dico io.
Nella vita non mi sono MAI addormentata davanti ad un bel film né generalmente davanti alla tele. Piuttosto me ne vado a letto, perché nonostante sia bello lasciarsi cullare dal blaterare ipnotico del tubo catodico, quando ti risvegli pensi che devi ancora fare tutto e prepararti per la notte.
Ma quando arriva il meraviglioso momento del letto (ahhhh benedetto chi l'ha inventato), e spengo la luce, la consapevolezza di vivere in un condominio si fa agghiacciante.
Immediatamente ricordo che ho dei vicini sordi forte, tanto che il volume del loro televisore raggiunge decibel da drive in.
Vicini sordi e nottambuli perché non vanno mai a letto prima della mezzanotte.
Ed il bello è che quando vanno a letto, manifestano la loro stanchezza lanciandosi in sbadigli che metterebbero in soggezione Shreck ed altri mostri della laguna.
Prima di dormire devono raccontarsi tutta la giornata e la sventura vuole che il capofamiglia abbia la voce di un pastore maremmano (il cane) a cui è scappato il gregge.
Bofonchia a tutto volume, risbadiglia, ribofonchia e poi, finalmente, decide di dormire.
Fino alle 5.45, quando si risveglia con un urlo/sbagliglio che fa vibrare la parete della camera da letto (ebbe si, è adiacente alla nostra), e ricomincia a bofonchiare con la moglie fino alle 7.00, quando, inutilmente, suona la mia sveglia.
Capirete come nonostante tutto, dormire non sia un atto automatico né scontato e che la stanchezza influisca anche sulla voglia di cucinare.
Oggi infatti, per la bellissima Giornata Nazionale delle Fragole, all'interno del Calendario del Cibo Italiano, avrei potuto preparare qualsiasi cosa.
Anzi, ero determinata a ripostare una crostata stupenda fatta agli albori del blog, e di cui sono andate perse le foto quando ho rifatto il layout.
E' la "Nera con fragole" che vi invito a provare, perché se la crostata al cioccolato di Knam vi ha fatto piangere di commozione, questa vi farà ululare di piacere. Garantito.
Ma non l'ho fatta, perché all'ultimo momento mi sono sentita tonica come un budino.
Zero voglia di accendere il forno, zero fantasia.
Per cui oggi vi beccate una NON RICETTA, nata dalla svogliatezza e dalla mancanza di fantasia, e da ingredienti che in genere ho sempre in frigo.
E se vi lamentate ancora che non è facile, vi mangio in un boccone come questi cestini:
Ingredienti per 4 persone

150 g di robiola di capra freschissima
50 ml di panna fresca
3 cucchiaini di bottarga di cefalo in polvere
150 g di fragole fresche
1 piccolo mazzetto di timo limonato
fiocchi di sale agli agrumi
pepe nero macinato fresco
Olio extravergine d'oliva Oliena Dop
1 cucchiaino di aceto balsamico

 2 confezioni di cestini croccanti in pasta di pane (comprati all'IKEA :D)
  • NOTA BENE: QUESTO FINGER VA FATTO E SERVITO, QUINDI PREPARATE MOUSSE E FRAGOLE IN ANTICIPO E RIEMPITE I CESTINI SOLO AL MOMENTO DI SERVIRE PER EVITARE CHE SI "SMOLLINO". 
  • Lavate le fragole sotto acqua corrente, senza togliere il picciolo, per evitare che si rovinino, quindi asciugatele. Eliminate il picciolo e scegliete le fragole dello stesso calibro, non troppo grandi. Tagliatele a fettine spesse 5 mm.  
  • Preparate una vinaigrette con 3 cucchiai di olio extravergine ed il cucchiaino di aceto balsamico. Sbattete bene con una forchetta. Mettete le fragole in una ciotola e versatevi sopra il condimento. Mescolatele bene con delicatezza in modo da condirle. Tenete da parte. 
  • Mettete la robiola in una ciotola e con un cucchiaio mescolatela in modo da renderla cremosa. Aggiungete la bottarga, le foglioline di timo limone, il pepe macinato, due cucchiai di olio extravergine e mescolate il tutto molto bene per renderlo omogeneo. Evitate di salare perché la bottarga lo è di per sé. Inoltre finirete il tutto con fiocchi di sale. 
  • Montate la panna ben ferma quindi incorporatela al composto di robiola. Con delicatezza mescolate l'insieme ed assaggiate. La panna tende ad addolcire il tutto quindi, se necessario aggiungete altra bottarga. Dovrete andare un po' a sentimento, assaggiando il tutto prima di finire il finger. 
  • Mettete la mousse in un sac a poche con bocchetta a stella, e riempite i cestini facendo strabordare la mousse di mezzo cm, decorate con una fettina di fragola ed un capo di timo limonato. Completate con una macinata di fiocchi di sale agli agrumi. 
  • Servite immediatamente, accompagnandolo come ho fatto io, con un Franciacorta Vigna Dorata Satèn a giusta temperatura. Al momento sto sviluppando dipendenza da questo meraviglioso Chardonnay in purezza prodotto a due passi dal Lago D'Iseo. Molto aromatico, con un ricordo di fiori d'arancio e pesca, ma fresco e minerale in bocca.  E' davvero perfetto per un aperitivo fra amici, ma adatto anche a tutto pasto su piatti leggeri e di non grande struttura. 



domenica 14 febbraio 2016

Declinazioni di Pain d'Epices su tema Miele per l'MTC #54

Sugar sugar - The Archies
Sono molto in imbarazzo nello scrivere questo post. Che sarà ovviamente lunghissimo.
La colpa è naturalmente tutta di Eleonora e Michael che hanno fatto combutta per complicare la vita ad una Community ingenua e di buona volontà, ancora sotto gli effetti dell'innamoramento per una ricetta ed un post che li ha visti vincere ad occhi chiusi, la sfida nr #53.
Non un piatto complesso, non una tecnica impegnativa, non un tema rigoroso. Niente di tutto questo.
Un ingrediente.
E che ingrediente.
Per la seconda sfida del 2016 si gioca con il Miele.
Scoprire l'argomento ed aver visto piombare il nulla sui neuroni è stato tutt'uno.
La realtà è che io amo moltissimo il miele. Fin da piccola.
E' uno di quegli alimenti che collego sempre ad un gesto d'amore, quello di mia madre che non lo ha mai fatto mancare nel latte caldo prima di dormire, o sbattuto con un cucchiaino di limone per farci passare il mal di gola, o sottoforma di caramella se voleva premiarci.
Ma era sempre e solo lui, puro, dorato e fluido.
Proprio come io continuo ad utilizzarlo oggi, collezionandolo dai vari paesi in cui mi capita di viaggiare: Grecia, Croazia, Turchia, senza farmi mancare quello italiano (in particolare quello Sardo) ed ovviamente Toscano (il comune di Montalcino vicino casa mia, dove si tiene anche una Settimana del Miele, è uno dei primi produttori in Italia).
Non manca mai sui formaggi stagionati, nelle vinaigrette e per glassare dei bocconcini di pollo quando mi sembrano un po' noiosi.
Ma inserirlo con premeditazione in una ricetta complessa, non ci ho mai proprio pensato.
Ho lasciato perdere per qualche giorno (e confesso di avere avuto anche la tentazione di passare il turno), poi click, ecco che mi sono ricordata di lui, il Pain d'Epices.
L'ho scoperto a 17 anni, durante il mio primo viaggio in Francia con la scuola e da allora è stato amore a primo assaggio.
Non ho mai provato a farlo in casa, avevo paura di non ritrovare l'aroma di quel ricordo.
Ho voluto documentarmi per l'occasione e vi rimando ad un bellissimo sito in lingua se vorrete saperne di più.
Pare che le origini del pan di spezie che conosciamo, arrivi dalla Cina, con il Mi Kong (letteralmente pan di miele), prodotto e consumato fin già dal X secolo, in farina di frumento, miele e piante aromatiche.
Si trovano citazioni al Mi Kong su testi cinesi del XII secolo, utilizzato come razioni di guerra per i Cavalieri di Gengis Khan, che lo diffusero presso gli arabi.
E' soltanto nel Medioevo, nel periodo delle Crociate, che la ricetta e le spezie utilizzate, arrivarono in occidente. Prima in Germania, dove si parlava di Lebkuchen, prodotto ad Ulm nel 1296 e più avanti nei monasteri del Sacro Romano Impero Germanico: a Monaco, Norimberga, Aquisgrana, Augusta.
Nel 1453 si parla del pan di spezie in un testo che racconta come i monaci cistercensi lo preparassero per le feste di Natale.
Gia nel 1571 il Pain D'Epices è riconosciuto ufficialmente da Enrico IV e nel XVII secolo diviene protagonista di vere e proprie sfide tra mastri "pain d'épicier" a Reims.
Nel XVI i forni che producevano il pan di spezie in Alsazia, erano così numerosi che dettero vita ad una vera e propria corporazione.
Successivamente per produrlo, bisogna essere iscritti al registro dei mestieri.
Un prodotto pieno di storia dunque, dove il miele è stato sempre indiscusso elemento fondamentale.
L'idea che si è accesa nella mia testolina, è stata quella di poter utilizzare questo pane declinandolo in due ricette, una dolce ed una salata, che potessero renderlo protagonista e comprimario.
Confesso che quella dolce è arrivata subito. La salata poco dopo.
L'idea era quella di rendere il pain d'Epices un morbido cubo su cui adagiare una mattonella di mousse di yogurt di pecora da servire con uno spicchio di fico caramellato.
L'acidità dello yogurt di pecora, che ho avuto modo di scoprire da pochissimo, mi è sembrata perfetta per bilanciare la dolcezza del fico e valorizzare il cubo di pan di spezie.
Ho cercato una ricetta estremamente semplice, che non contenesse zucchero e non avesse eccessiva predominanza di spezie.
Nella rete si trova veramente tutto ma molto di quello che ho letto non mi convinceva.
Fino a che non sono capitata sul blog di Marcotte, decisamente una garanzia, ed ho trovato la ricetta nella versione di Thierry Mulhaupt, perfetta al mio scopo. Niente zucchero, una miscela calibrata di spezie, semplicità estrema.
Vi consiglio di provarla, anche solo per avere un pan di spezie meraviglioso da servire con il te (ma anche da mettere in tavola con i vostri migliori formaggi).
Per il Pain d'Epices (2 pani da 450 g)
320 g di miele mille fiori (il mio prodotto da una cara amica che possiede diverse arnie)
55 g di uova
110 g di burro
130 g di latte intero a temperatura ambiente
270 g di farina 0
9 g di bicarbonato di sodio
6 g di cannella in polvere
1 g di chiodo di garofano in polvere
2 g di zenzero in polvere
1 g di cardamomo in polvere
Scaldate il forno a 165°C.
Fondete il burro e lasciate intiepidire.
Scaldate il miele in una casseruola a 50°. Se non avete il termometro da zucchero, potrete capire che ha raggiunto la giusta temperatura, quando la consistenza sarà scorrevole come quella dell'acqua.
Versate il miele nella ciotola della planetaria ed aggiungete le uova. Montate con la frusta il miele e le uova fino ad avere un composto spumoso.
Nel frattempo setacciate farina, spezie e bicarbonato e miscelateli.
Una volta pronto il miele e le uova, versare il burro intiepidito ed il latte a temperatura ambiente e continuate a montare. Quando il composto sarà omogeneo, togliete la frusta e sostituitela con il gancio a foglia ed incorporate la miscela di polveri impastando fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
Versate il composto in due stampi da cake 18x7 cm ed alti 6 cm, rivestiti di carta da forno.
Cuocete per c.ca 50 minuti a forno statico e fate la prova stecchino che dovrà uscire pulito ed asciutto.
Sformate e fate raffreddare su una gratella.
Se non volete utilizzarlo per questa ricetta, potete procedere all'uso di bucherellare il pane con uno stecchino ed irrorarlo con mezzo bicchiere di succo di arancia quando ancora caldissimo e nel suo stampo. Lasciare che assorba il liquido, quindi potrete sformarlo e rifinire il pane lucidandolo con confettura di arance amare.

Per il cubo di Pain d'épices
Non potrete utilizzare il pane subito. Dovrete farlo ben raffreddare, quindi avvolgerlo nella pellicola e farlo riposare tutta la notte.
Il giorno dopo potrete procedere.

Ingredienti per il cubo di Pain d'épices (per 4 cubetti)
Pain d'epices
sciroppo di fichi caramellati

Molto semplicemente, tagliate il pane a fettine sottili 3 mm con un coltello a lama liscia molto affilato.
Prendete un quadrato di acciaio di 6 cm di lato, appoggiatelo su un foglio di carta forno e sistemate le fettine del pane all'interno del quadrato, cercando di riempire la base senza sovrapporle ma aggiustandole con un coltello per farle aderire una all'altra.
Spennellate la base con lo sciroppo dei fichi caramellati e proseguite con un secondo strato.
Dovrete arrivare ad avere uno spessore di 3 cm con gli strati sovrapposti.
Adesso appoggiate un peso sull'ultimo strato. Io ho utilizzato un pestacarne. Premete con delicatezza e lasciate così per 15 minuti, nel frattempo accendete il forno a 100°.
Togliete il peso dallo stampo e passatelo in forno per 15 minuti.
Una volta tolto dal forno, fate raffreddare e mettetelo in congelatore coperto per c.ca 3 ore.
Adesso prepariamo la mousse di yogurt di pecora.
Con la quantità indicata ve ne verrà molta, ma quella che non utilizzerete, potrete sempre servirla con delle composte, della frutta rossa, il vostro miele preferito, o mangiarla semplicemente così, nature.
Per dolcificarlo ho scelto il mio amato miele di cardo.
Sicuramente uno dei miei preferiti, ha un colore ambrato chiaro, che tende ad impallidire durante la cristallizzazione.
Il suo aroma è molto caratteristico e con numerose sfumature che ricordano i fiori di campo ed al palato spesso richiama la cannella, un nulla di noce moscata e quando è giovane si nota un sentore di confetture di frutti rossi. E' uno dei mieli più complessi che va conosciuto e non è così facile da trovare (il mio arriva dalla Sardegna), ma certo è che la sua struttura è per veri appassionati.
Ho pensato che fosse perfetto per questa ricetta.

Ingredienti 
175 g di yogurt di pecora
125 g di panna fresca
2 cucchiaini di miele di cardo
5 g di gelatina (1 foglio)
Mettete la gelatina in acqua per farla ammorbidire.
Fate sciogliere il miele a bagno maria per renderlo fluido (anche direttamente il vasetto visto la quantità piccola di cui avrete bisogno), quindi versatelo nello yogurt e mescolate bene per incorporarlo.
Strizzate la gelatina e fatela sciogliere nel microonde (2 secondi a massima temperatura)
Versate la gelatina nello yogurt e mescolate bene.
Montate la panna a neve ferma.
Delicatamente incorporate la panna mescolando dall'alto in basso e versate la mousse in un contenitore rettangolare foderato con pellicola, che vi consenta di ottenere uno strato di mousse altro 1,5 cm. Chiudete il contenitore ermeticamente e fate riposare la mousse in frigo tutta la notte.

Montare il piatto:
Prima di assemblare il dolce, passate la mousse nel freezer per 1 ora.
Eliminate il quadrato d'acciaio e con un coltello molto affilato, dividete il quadrato a metà, e da ogni metà ricavate due cubi.
Togliete la mousse dal contenitore aiutandovi con la pellicola. Vi basterà sollevarla con delicatezza.
Bagnate il coltello ogni taglio che effettuerete e ricavate delle mattonelle della stessa dimensione dei cubi, che sistemerete con delicatezza sopra il pain d'épices.
Rifinite il dolce con uno spicchio di fico caramellato.
NB - In stagione si possono senza dubbio usare fichi freschi arrostiti in poco miele di cardo per qualche istante.
Sulla ricetta salata, sono rimasta alla dimensione boccone, per una preparazione semplice, che non richiede grandissimi tempi se non quello di riposo del paté per fissarne la forma.
Non è neanche un'idea originale considerando che sul paté ci siamo già divertiti anni fa, ma quando ho pensato all'utilizzo del miele su un piatto salato, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato il fegato.
Una frattaglia che amo molto e che ha un sapore metallico, leggermente amaro, ma che è splendido se accompagnato da toni dolci anche un po' fruttati. Qui ho usato il miele di corbezzolo, anche questo Sardo. Non è facile da trovare anche perché si produce solo in un periodo dell'anno, l'inverno che non è propriamente il periodo migliore per le api.
Così durante l'ultimo viaggio fatto, me ne sono portata qualche vasetto: un miele sicuramente inconfondibile perché ancora più del miele di castagno, la parte zuccherina passa in secondo piano, mettendo in evidenza il suo aroma primario, pungente, leggermente erbaceo e tostato, che ricorda in maniera curiosa, l'aroma del caffè appena macinato e che ben si fonde con l'aroma del whisky.
Mi è piaciuta l'idea di utilizzarlo con il fegato, perché non volevo un miele sfacciatamente dolce ed il carattere del corbezzolo mi divertiva abbinato al fegato. La parte dolce l'ho lasciata giocare al pain d'epices che stavolta  ho utilizzato come comprimario, tostato e croccante senza altri fronzoli.
E siccome questo post sta diventando una lagna, passo subito alla ricetta.

Per il paté di fegatini al Whisky ed al miele di corbezzolo (per 4 persone)
300 g di fegatini e cuori di pollo
un porro
1 foglia di alloro
1 bicchierino piccolo di whisky
1 cucchiaino generoso di miele di corbezzolo
80 g di burro
Olio extravergine d'oliva Riviera Ligure Dop
sale
pepe nero macinato fresco
timo fresco e miele di corbezzolo per rifinire
Lavate i fegatini ed i cuori di pollo, privateli delle parti nervose e lasciateli a bagno in una soluzione di acqua e aceto bianco per una mezz'oretta.
Sciacquateli bene, asciugateli e teneteli da parte.
Affettate sottilmente il porro utilizzando anche una parte del verde, quindi fatelo passire a fiamma dolcissima in una larga padella, aggiungendo dell'acqua se necessario. Fate cuocere per 10/12 minuti fino a che non sarà morbido.
Aggiungete i fegatini, la foglia di alloro, alzate la fiamma e fate rosolare mescolando continuamente fino a quando non avranno un bel colore ramato.
Aggiungete il whisky e fate sfumare, salate e pepate.
A questo punto glassate i fegatini con il miele di corbezzolo a fuoco medio, fino a che non saranno belli lucidi.
Trasferiti i fegatini ancora caldi con il loro fondo in un mixer e frullate a lungo fino ad ottenere un paté fine e vellutato.
Versatelo in una ciotola ed aggiungete il burro a dadini.
Mescolate bene con una spatolina fino a che il composto non sia perfettamente amalgamato. Assaggiate ed aggiustate di sale se necessario.
Trasferite il paté su un foglio di carta oleata e dategli una forma allungata quindi arrotolate la carta intorno all'impasto e fate in modo di sagomare una "salsiccia" di un paio di cm di diametro.
Stringete la carta agli estremi come se fosse un caramellone, quindi fate lo stesso con un foglio di alluminio stringendo bene.
Mettete in frigo tutta la notte.
Al momento di servire, affettate il pain d'epice in fette spesse un cm e tostatele bene.
Con un coppapasta rotondo di 4 cm di diametro, ricavate dei dischi.
Bagnate un coltello molto affilato e affettate il paté in dischi dallo spessore di un cm.
Sistemate il paté sul pain d'épices caldo e versate un filo di miele di corbezzolo sul paté, rifinendo con foglioline di timo fresco. Servite subito.

E con queste due proposte, lascio il mio contributo alla sfida #54 dell'MTchallenge sul Miele



mercoledì 10 giugno 2015

Financier con pomodorini secchi e scamorza alla faccia di Scipione.

Sotto questo sole - Baccini e Ladri di Biciclette

Gli ultimi colpi al forno prima della debacle. 
Non so voi ma io sono molto stanca. 
In più Scipione con la sua mannaia afosa mi ha dato una botta micidiale la scorsa settimana. 
Sembrava di essere in pieno luglio. Bello, me felice. 
Amo il caldo a parte le caldane che produco autonomamente e che mi fanno credere all'esistenza dell'autocombustione. Quelle le detesto.
Questi giorni bollenti mi hanno tanto ricordato l'eterna estate del 2003. 
Avete presente? Si, è impossibile dimenticarla. 
In quell'estate ho fatto due traslochi, il secondo del quale nella casa in cui vivo adesso, nuovissima e senza ancora l'allaccio dell'acqua calda. 
Cioè, a Settembre fummo i soli a prendere possesso dell'appartamento in un condominio di 4 famiglie per sfuggire alla vita di sfollati in una camera 4 metri per 4 con una bimba di 18 mesi ed una media di 33 gradi interni. 
L'avreste fatto anche voi. 
E meno male che il caldo ci volle bene fino a che la casa divenne abitabile a tutti gli effetti. 
In questo periodo avvicinarsi al forno è come per Dracula trovarsi al collo una collana d'aglio. 
Non ce la si può fare. 
Eppure questo mese sarà denso di post, almeno spero, prima di andare finalmente in stand by estivo. 
Soprattutto saranno robe da preparare con lui, l'amico dei nostri dolci e lievitati, il mio elettrodomestico del cuore. 
Intanto, per non annoiarvi, vi lascio degli antipastini/aperitivo che si fanno in un battibaleno e che potrete variare come più vi piace, da un'idea presa e liberamente interpretata dal libro Finger Food di Viviana Lapertosa. 
La preparazione dei financier di cui questi golosi antipasti hanno solo la forma, è esattamente identica a quella per realizzare dei muffin dolci o salati. 
La regola aurea è separare gli ingredienti secchi da quelli liquidi e mescolare il tutto pochissimo per non compromettere la texture finale che deve essere morbida e spugnosa.  
Sono perfetti per un aperitivo in terrazza, serviti tiepidi con uno Spritz o una bella birretta appena tolta dal frigo. 


Ingredienti per cca 20 financier
250 g di farina 0 macinata a pietra
8 g di lievito in polvere per preparazioni salate
150 g di uova sbattute leggermente
80 g di olio extravergine di oliva (io ho usato un Trevi Dop)
120 g di latte parzialmente scremato a temperatura ambiente
100 g di pomodorini secchi sottolio (La Gallinara)
120 g di scamorza di fiordilatte tagliata a dadini
1 cucchiaino di pesto di pomodorini secchi (facoltativo)
mezzo cucchiaino di origano secco
1 cucchiaino di sale
Mescolate gli ingredienti liquidi in una ciotola: le uova sbattute con il latte e l'olio.
Setacciate la farina in una ciotola con il lievito, aggiungete il sale, i pomodorini asciugati dal loro olio e tagliati a filetti, la scamorza a dadini, l'origano ben sbriciolato fra i palmi delle mani. Mescolate bene e fate una fontana.
Al centro versate il composto liquido e con un cucchiaio di legno incorporate la farina mescolando velocemente non più di 7/8 volte.
Non importa se vedrete grumi. Deve essere cos'.
Versate il composto riempiendo per 2/3 uno stampo di silicone per financier/minicake o dei pirottini da muffin, e fate cuocere in forno preriscaldato a 190° per c.ca 18 minuti.
Controllate con lo stecchino il grado di cottura. Devono essere dorati e asciutti.
Fate raffreddare 10 minuti quindi sformate e fate intiepidire su una gratella.
Servite tiepidi, ma anche caldi non sono niente male!

mercoledì 7 gennaio 2015

Avanti veloce: Maki di galette con grano saraceno ripieni di indivia e speck croccante.

Putesse essere allero - Pino Daniele 
Sarà che quando scavalchiamo la mezzanotte del 31 dicembre addentrandoci nel buio di un nuovo anno  io non mi sento mai troppo allegra.
Sarà che sono nata a gennaio e che insieme all'anno appena passato, se ne va subito anche un altro della mia vita.
Sarà che quando insieme ad un anno si spegne anche un grande artista le cui canzoni sono legate a doppio filo alla tua spensieratezza giovanile, prova tu a darti risposte consolanti agli inevitabili perché.
Sarà che sono un anno più vecchia.
Beh, saranno tutte queste cose ma non ce la faccio a scrivere un post edificante, pieno di buoni propositi, maturo, consolatorio, ironico, intelligente.
Anzi.
Avrei voglia di scrivere qualcosa di assolutamente sguaiato, balordo, maleducato, cinico, beffardo, cattivo, 'gnorante e ciuco.
Liberatorio insomma.
Ma puntualmente non lo farò perché di sguaiatezza ce n'è più che a sufficienza intorno a noi.
Riemergo mezza influenzata dai bagordi delle feste, con qualche centimetro di ricrescita bianca sui miei capelli e di ciccia sui miei fianchi e mentre mi guardo allo specchio cercando di riconoscermi (vi capita mai di guardarvi dritte negli occhi e trovarvi estranee?), provo a convincermi che basterà una tinta ed una dieta a rimettermi in forma.
Ci sono momenti, molto più frequenti ultimamente, in cui la memoria si prende gioco di me, lanciandomi random, immagini di me ragazza, di luoghi, voci, risate, musica.
Situazioni che mi sembra impossibile avere vissuto, ricordi abbandonati nella fretta di andare, chissà dove poi.
Come se la mia vita sia andata avanti veloce, governata da un telecomando impazzito nelle mani di un bambino capriccioso.
Invece sono ancora qui, davanti a questa tastiera, e mi sembra in realtà di non essere mai andata più lontana di così.
Certo che quando ho voglia di amareggiarmi, ci riesco bene.
La prima ricetta dell'anno è qualcosa di semplice travestito da ricetta figa. Perché non c'è più nulla di rustico di una galette al grano saraceno, quelle che usiamo per preparare le famose Galettes Bretonnes, crepes salate ripiene di prosciutto, formaggio e uovo all'occhio di bue che molti di voi avranno almeno una volta mangiato in Francia.
Con le galette di grano saraceno si possono fare moltissime preparazioni gustose e questa è un'idea che mi è venuta per l'ultimo numero di ThreeF dedicato ai finger food.
Potete sfogliarlo proprio qui accanto.
Provateci, sono deliziose e facili nonostante le diverse preparazioni.
PER 4 persone
Per le galette
20 g di burro salato fuso
1 uovo
150 g di farina di grano saraceno
2 cucchiai da minestra di farina 00
150 ml di latte
150 ml di acqua
1 pizzico di sale
1 noce di burro per la cottura
Per il ripieno
3 cespi di Indivia belga
1 porro
1 noce di burro
100 g di robiola di capra
4 fette di speck tagliato non troppo sottile
sale – pepe macinato fresco
Preparate la pastella per i Maki. Fate fondere il burro e tenetelo da parte.
Versate le due farine ed il sale in una ciotola, mischiatele con un cucchiaio quindi fate una fontana.
Sbattete l’uovo e versatelo nella fontana. Cominciate ad incorporare la farina mescolando ed aggiungendo il burro a filo.
Successivamente versate lentamente la miscela di latte ed acqua  e cominciate a mischiare con una frusta fino ad ottenere una crema fluida.
Fate riposare coperta per un’ora.
Intanto preparate il ripieno.
Lavate con cura l’indivia eliminando le foglie esterne e la base dura.
Affettatatela a rondelle sottili.
In una larga padella fate sciogliere il burro e cuocete il porro affettato sottilmente, facendolo passire a fiamma molto dolce per circa 5 minuti. Quando sarà morbido (se necessario aggiungete un cucchiaio d’acqua), aggiungete l’indivia e continuate la cottura a fiamma media.
Mescolate il porro e l’indivia e fate stufare per c.ca 8 minuti, salando alla fine della cottura.
Tenete da parte e fate raffreddare.
Versate la verdura in una ciotola ed aggiungete la robiola.
In una padella antiaderente molto calda, mettete le fette di speck e fatele rosolare su entrambi i lati fino a che non siano croccanti.
Toglietele dalla padella ed asciugatele fra due fogli di carta assorbente. Riducetele a grosse briciole e tenete dei pezzettini per decorare i Maki.
Aggiungete lo speck alle verdure e robiola e mescolate bene con un cucchiaio di legno.
Il ripieno è pronto.
Cuocete le galette.
In una padella antiaderente di c.ca 30 cm di diametro mettete una noce di burro e fatela sciogliere. Quando è ben calda, versate un mestolino di pastella e ruotate il fondo della padella per far spandere l’impasto su tutta la superficie.
La prima galette vi servirà ad aggiustare la temperatura, inoltre non dovrete aggiungere burro per le successive cotture.
Quando i bordi cominceranno a staccarsi ed a dorarsi, ed al centro compariranno dei piccoli buchi, con una spatola sottile girate la galette e proseguite la cottura. Vi serviranno da 1 a 2 minuti a lato.
Impilate le galette per tenerle calde via via che le fate.
Stendete le galette su un tagliere e spalmatele con il ripieno.
Arrotolatele su loro stesse e ricavate i Maki tagliando dei rotolini di c.ca 4 cm di altezza.
Con un pochino di ripieno rifinite il Maki ed guarnitelo con lo speck croccante.
Serviteli a temperatura ambiente. 

lunedì 25 giugno 2012

La tensione rotola dietro un pallone: Panzerotti ripieni di acciughe, bufala e briciole aromatiche

Mas que Nada - Jorge Benjor
Notti gollose! 
No, non sto dando i numeri e non ho problemi con le doppie. 
Scrivo questo post esattamente a 1 minuto e 30 del primo tempo di recupero di una estenuante Italia - Inghilterra, con mio marito sdraiato sul divano, i piedi che vivono di vita propria (secondo me cercano di correre dietro il pallone o tirare qualche pallonetto) e lo sguardo fisso sullo schermo. Premetto: mio marito non ama il calcio. Non guarda le partite durante l'anno, non segue il campionato e non gioca a calcetto. Insomma, baciata dalla fortuna! 
Ma entrambi, durante i mondiali o gli Europei, veniamo posseduti da una strana ansia calcistica e tutte le nostre energie positive vanno alla Nazionale. 
Quindi, mentre scrivo non so ancora come finirà e forse quando leggerete, tutta questa eccitazione sarà andata a farsi benedire. O forse, verrà rinnovata da una vittoria e rinvigorita fino a sperare ad un finale decisamente inaspettato. 
Quando ero ancora fidanzata, i mondiali e gli europei erano l'occasione perfetta per ritrovarsi con amici e amiche facendo il giro delle case a turno, per guardare le partire di fronte a dei buffet stratosferici di insalate di riso, tramezzini giganti, crostini, ciotole esagerate piene di patatine, pop corn e birra ghiacciata a completare il tutto. Allora non avevamo molta fantasia: bastava la quantità e un po' di junk food e la festa era garantita. Poi il resto lo faceva un tifo sfegatato e le urla di noi ragazze che ancora oggi fanno finta di aver capito cosa sia un fuori gioco. 
Adesso invece mi piacerebbe allestire un bel tavolo con cose sfiziose, piccoli finger food e cose fresche per alleggerire la tensione invece di appesantirla. Che ne dite di questi deliziosi panzerotti ripieni di acciughe freschissime, briciole aromatiche e ottima mozzarella di bufala? Il goal è assicurato! 
Alici, Acciughe, sardine, il vero gusto del mare nei nostri piatti senza dare fondo alle nostre finanze. l pesce azzurro è un pesce povero, ricco di benefiche proprietà e intensamente saporito. 
Dovremmo imparare ad usarlo e prepararlo spesso perché oltre ad essere sano e gustoso, è un valido aiuto per la crescita dei nostri bambini. Così, se all'aspetto di una acciuga sott'olio i vostri piccoli dovessero storcere il naso, con questi panzerotti manterrete il segreto e li vedrete mangiare con allegria e appetito fino all'ultima briciola. L'ispirazione mi è arrivata dai tradizionali Panzerotti pugliesi, che notoriamente si fanno fritti, ripieni di mozzarella e pomodoro o verdure, ma che così, cotti in forno, regalano una valida alternativa con pochi sensi di colpa. 
Troverete questa proposta su Donne sul Web, che dedicherà la settimana al Pesce Azzurro con stupende ricette.
PANZEROTTI CON RIPIENO DI ACCIUGHE FRESCHE, TRITO AROMATICO E BUFALA
Ingredienti per 4 persone:
2 rotoli di pasta per pizza confezionata (o potete preparare la vostra)
c.ca 200 gr di acciughe fresce, deliscate e aperte a libro
4/6 taralli pugliesi al finocchio
1 mozzarella di bufala di c.ca 250 gr
un mazzetto di prezzemolo
un rametto di origano fresco
1 spicchio d'aglio
Olio extra  vergine 
Poco sale
Eviscerate e deliscate le vostre acciughe aprendole a libro con delicatezza. Tritate i taralli in briciole grossolane e mescolateli con un trito ri prezzemolo, aglio e origano. Tagliate la bufala a tocchetti di media grandezza e strizzateli bene tra le mani cercando di eliminare quanto più possibile il siero. 
Stendete la pasta della pizza su un piano di lavoro infarinato e con un coppapasta si c.ca 12/15 cm di diametro, tagliate dei cerchi e stendeteli con le dita infarinate.  Panate le  acciughe con delicatezza nelle briciole aromatiche su ogni lato quindi prendete una piccola quantità di bufala e mettetela al centro dell'acciuga. Arrotolatela come un piccolo involtino e mettetela al centro del cerchio di pasta. Chiudete la pasta a mezzaluna e sigillatela bene con le dita.  Appoggiate il panzarotto su una teglia coperta di carta da forno e  continuate così fino a esaurimento degli ingredienti. Non salate le acciughe, sono già sapide naturalmente e la burrata con i taralli contribuiranno ad insaporire bene il ripieno
Mettete in forno a 200 ° per c.a 15 minuti, o fino a quando la superficie della pasta sia ben dorata.  Togliete dal forno e spennellate i panzarotti con olio extra vergine. Servite subito, ben caldi. 
Un aperitivo perfetto da servire con un bel bicchiere di rosato del Salento freschissimo. 
LA PARTITA E' FINITA: L'ITALIA E' IN SEMIFINALEEEEEEEEEEE!!!! 

lunedì 5 marzo 2012

The Help: Canapè con frittino di carciofi e tapenade di olive

Blowin' in the wind - Joan Baez
Marzo è un mese che amo molto. E' come se si emergesse dal Medio Evo delle nostre stagioni per affrontare un nuovo Rinascimento, quello che ci conduce luminoso verso la primavera e di conseguenza a sognare l'estate. E' anche il mese di nascita di mio padre quindi fondamentale nella la mia vita. 
Non ultimo è il mese delle donne. Capisco che sia anacronistico parlare di una "festa della donna" quando ormai quella ricorrenza altro non è che la festa dei fiorai e la dannazione dei poveri alberi di mimosa, eppure non riesco a restare indifferente perché in molti luoghi del mondo, quando si parla di donne si toccano ancora argomenti sanguinosi ed iniqui. 
A proposito di donne, qualche sera fa ho avuto la fortuna di vedere un film davvero splendido. Devo assolutamente parlarvene invitandovi ad andarlo a vedere, se ancora non lo avete fatto perché è uno di quei film dove si tocca l'arte e dove la bravura di tutte le interpreti regala due ore di pura emozione in grado di scuoterti dal profondo. Si tratta di "The Help" di Tate Taylor, un film corale, tutto al femminile, ambientato a Jackson, Mississippi nei primi anni sessanta, gli anni di Martin Luther King e di un sogno ancora lontano a venire. 
Una giovane appena laureata ritorna alla propria città e riesce a trovare lavoro al giornale locale. Dovrà rispondere alle lettere delle casalinghe che chiedono consigli di vario genere sull'economia domestica. Non avendo ovviamente nessuna esperienza come donna di casa, pensa di chiedere aiuto ad una cameriera di colore che lavora per una sua amica. Ma questa domanda di aiuto la spingerà a seguire le proprie emozioni, in particolare il senso di rabbia ed ingiustizia di fronte all'ipocrisia di un razzismo greve di cui è intrisa l'intera città, in particolare quello delle donne della buona borghesia i cui figli vengono cresciuti dall'amorevole e sincera dedizione delle cameriere di colore. Skeeter, la protagonista, decide di intervistare le cameriere per "raccontare" la vita dei signori bianchi attraverso gli occhi di queste fondamentali collaboratrici. E' una sfida molto pericolosa, contro la legge del paese che impedisce ai neri qualsiasi rapporto personale con i bianchi, anche la semplice conversazione di piacere. Attraverso i racconti clandestini di queste silenziose donne, a cui la dignità di essere umano è quasi negata, emerge una terribile realtà di soprusi e mortificazioni che valorizza contemporaneamente figure femminili meravigliose, intense, di grande intelligenza e orgoglio, in grado di strapparti sorrisi e lacrime al tempo stesso. Al termine del film la domanda resta: i drammi di ieri saranno stati superati? Questa tanto decantata uguaglianza razziale, non solo negli States, sarà stata raggiunta? La risposta purtroppo resta sospesa nel vento come nella celebre canzone di Joan Baez. 
Chi mi conosce, sa della mia grande passione per il cinema: questo film è splendidamente realizzato ed non può che alimentare questo amore a piene mani.  Spero che vorrete condividerlo con me presto. 
Ancora carciofi per l'annuncio di un primavera prematura ma comunque tanto attesa.
Canapè con frittini di carciofi, tapenade di olive e rose di prosciutto crudo.
Ingredienti per 4 persone:
4 carciofi toscani morelli.
150 gr di tapenade di olive
8 fette prosciutto di Parma 
8 fette di pancarrè senza crosta
olio extra  vergine per friggere
limone
sale nero in fiocchi - pepe 
Pulire i carciofi, tagliarli a fettine sottilissime e metterle in acqua acidula molto fredda con un limone. Ricavate dei dischi dal pancarrè con un coppa pasta e tostateli in forno o in un tostapane. 
Scolate ed asciugate bene i carciofi quindi friggeteli in olio extra vergine ben caldo. Scolateli quando saranno dorati e croccanti, quindi passateli su carta assorbente. 
Spalmate con un bello strato di tapenade i dischi di pane e posizionateci sopra i carciofi fritti. Salate con del sale nero ed una macinata di pepe. Completate i canapè con una rosellina di prosciutto crudo e servite immediatamente. 
MI RACCOMANDO: Non mancate l'appuntamento di mercoledì con un nuovo libro Starbooks. Una grandissima pubblicazione che vi entusiasmerà senza ogni dubbio! 


Con questa ricetta partecipo al contest Piccolo Ma Buono di Scamorze ai Fornelli