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venerdì 29 marzo 2024

Cheesecake di Ricotta e fragole

E anche la Pasqua è arrivata. 

Io sono in procinto di tornare in Molise per un fugace weekend festivo che verrà trascorso quasi per intero  intorno alla tavola. 

Spero solo che il tempo sia clemente per dimenticare gli ultimi giorni di questo marzo novembrino. 

La cosa bella di sciropparsi quasi mille chilometri è attraversare una moltitudine di paesaggi tra cui il mare, che costeggeremo per un buon tratto. 

Ho voglia di respirare un po' di salmastro e ascoltare la risacca. 

Vi auguro di trascorrere un breve momento di tranquillità in compagnia di  persone che vi fanno stare bene. 

Buona Pasqua amici. 

Una ricetta che aspetta di essere pubblicata da un po'.

Ho pensato di lasciarla per la Pasqua, come alternativa nostrale alle tante pastiere che graviteranno sulle tavole delle feste. 

Nel nostro meridione, la ricotta ha spesso sostituito burro e panna per la preparazione di dolci ed è nei conventi che sono nati i capolavori che hanno valorizzato questo semplice ingrediente. 

Per questa Pasqua, ho pensato di unire l’esotismo di un dolce oltreoceano ad un ingrediente più che italiano come la nostra celebrata ricotta per creare una torta perfetta per la festa, che contrariamente al dolce statunitense, mantiene una texture più leggera e cremosa e ci ricorda certe torte delle nostre nonne. 

Provatela perché è davvero straordinaria e per dare un tocco di festa in più, potrete decorarla con tante fragole e servirla con la composta a parte, per aggiungere freschezza e acidità. 


Per 8/10 persone (stampo da 22 cm di diametro) 

 

Per il guscio 

200 g di biscotti Digestive 

70 g di burro fuso intiepidito 


Per la crema di ricotta 


500 g di ricotta di pecora  freschissima

300 g di formaggio spalmabile (tipo quark o robiola)

280 g di zucchero semolato 

60 ml di succo di limone appena spremuto 

La scorza grattugiata del limone non trattata 

1 cucchiaino di estratto di vaniglia 

1 cucchiaio di maizena 

1 cucchiaio di acqua 

5 uova medie a temperatura ambiente 


Per la composta di fragole:

300 g di fragole
2 cucchiai di zucchero semolato 
Il succo di mezzo limone 

  • Pulite le fragole, privatele del picciolo e tagliatele a pezzetti. Mettetele in una casseruola con lo zucchero e il limone. Cuocete e fate sobbollire fino a che le fragole non saranno quasi spappolate (c.ca 6/8 minuti). Toglietele dalla fuoco e frullatele per ottenere una salsa densa. Fate raffreddare e conservate in frigo. 
  • Preriscaldate il forno a 150°C. Ungete leggermente una tortiera a cerniera rotonda da 22 cm e rivestire il fondo con carta da forno. Tenete da parte in frigo
  • Preparate il guscio di biscotti: frullate i biscotti fino ad ottenere una farina quindi versatevi il burro fuso e con un cucchiaio mescolate fino ad incorporare bene il burro ed ottenere un composto sabbioso ed umido. 
  • Versate metà del composto e distribuitelo uniformemente a coprire la base e schiacciatelo con un pesta carne per fissare bene, quindi con il retro di un cucchiaio, formate i bordi schiacciando il resto delle briciole sulle pareti. Non è importante che il livello sia perfetto. Una volta formato il guscio, mettete in frigo mentre preparate la crema di ricotta. 
  • Mettete il formaggio cremoso, la ricotta, lo zucchero, il succo di limone, la scorza di limone e la vaniglia nella ciotola di un robot da cucina o in una larga ciotola e frullate (con la frusta dell robot o con una frusta a mano) fino a ottenere una consistenza liscia. 
  • Mettete l'amido di mais e l'acqua in una piccola ciotola e mescolate fino a ottenere una consistenza liscia. Aggiungete il composto di amido di mais e le uova al ripieno, una alla volta e continuate a montare per 2 o 3 minuti per ottenere un composto vellutato.  
  • Versate il ripieno sulla base e battete lievemente la tortiera sul una base per eliminare eventuali bolle d'aria.
  • Infornate per 50 minuti - 1 ora o fino a quando risulta dorato chiaro e appena rappreso. Lasciate raffreddare nel forno chiuso per 50 minuti. Mettete poi in frigorifero per 1 ora o per tutta la notte. 
  • Sfornate dalla teglia e mettetela. Decoratela con panna semi montata e fragole e la composta di fragole.




  


giovedì 6 aprile 2023

Charlotte di Colomba con fragole: Buona Pasqua!

Ultimo rush prima della Pasqua. 
La mia sarà domestica, senza viaggi parentali ma con la mia famiglia intorno alla tavola di casa mia. 
A dirla tutta, la cosa che preferisco. 
Oddio, non è che non mi sarebbe piaciuto andare da qualche parte, ma considerando la ressa ed i prezzi, ed il mio livello di stanchezza, l'alternativa mi va benissimo.
Inoltre si prospetta una Pasqua freddina e forse anche piovosa. 
Per augurarvi una buona festa, ho preparato una ricetta che andrà bene per quando le feste saranno finite e vi ritroverete con una montagna di Colomba svolazzante tra un pensile e l'altro. 
Se proprio non ne potete più, questo è un modo carino per riproporla.
Intanto vi auguro dei giorni sereni e riposanti. Come più preferite. 
Buona Pasqua a tutti voi. 

La Colomba Pasquale è un dolce che si presta a numerose varianti di riciclo spesso molto semplici nella preparazione. 

La mia preferita è certamente il “pain perdu”, un escamotage tutto francese per utilizzare la brioche un po’ rafferma e trasformarla in una merenda deliziosa. 

Basta passare una fetta di colomba in una padella antiaderente con poco burro e farla tostare su entrambi i lati servendola con confettura o frutta fresca. 

Oppure il classico pudding all’inglese: basta preparare una crema con uova, zucchero e latte, versarla sugli avanzi di colomba in una pirofila aggiungendo frutta o pezzettini di cioccolata e passarla in forno fino a che la crema non sarà rappresa e la superficie dorata e via, il dessert è pronto da essere servito accompagnato a del gelato o panna. 

Questa ricetta invece si rifà alla tradizione dello zuccotto Toscano, dove il guscio di pan di Spagna diventa a base di colomba ed il ripieno un cuore di crema alla ricotta fresca di stagione che in primavera vive il suo trionfo. 

Fragole e cioccolata o anche la vostra fantasia fanno il resto. 

Facile, veloce e di grande effetto. 


Ingredienti per uno stampo da savarin di 24/26 cm di diametro

600 g c.ca di Colomba classica 

500 g di ricotta fresca

250 ml di panna fresca 

100 g di formaggio spalmabile tipo quark

50 g di zucchero a velo 

80 g di zucchero semolato fine 

600 g di fragole 

80 g di gocce di cioccolato 

8 g di gelatina in fogli 

La scorza grattugiata di un limone non trattato

La scorza grattugiata di un arancia non trattata 


Per il coulis di fragole

250 g di fragole 

2 cucchiai di zucchero

Il succo di 1 limone 


  • Foderate lo stampo a ciambella con pellicola trasparente ed affettate la colomba in fette regolari spesse mezzo cm quindi sistematele nello stampo in maniera da foderarlo completamente. Pressate con le dita verso le pareti per farle aderire. 
  • In una larga ciotola mettete la ricotta ben scolata ed il formaggio cremoso e con una spatola lavorateli fino ad ottenere una crema. Aggiungete lo zucchero semolato e la scorza degli agrumi e continuate a lavorare con energia. 
  • Mettete la gelatina a mollo in acqua fredda per 10 minuti. Nel frattempo scaldate la panna rimasta quasi a bollore quindi scolate la gelatina e strizzatela bene quindi versate la panna in una ciotola e fatevi sciogliere la gelatina. Aggiungete il composto alla crema di ricotta e mescolate bene.
  • Montate 200 ml di panna a neve ferma con lo zucchero a velo ed aggiungetela alla crema di ricotta mescolando delicatamente per incorporare. 
  • Per ultimo aggiungete le fragole ben lavate e tagliate a dadini insieme alle gocce di cioccolato e mescolate un’ultima volta. 
  • Versate il composto cremoso nello stampo pressando con una spatola quindi una volta raggiunti i bordi, chiudete tutto con fettine di colomba sulla superficie. Appoggiate un piatto piano o un vassoio con un peso sopra e mettete in frigo per almeno 2 ore o tutta la notte.
  • Preparate il coulis di fragole cuocendo le restanti fragole tagliate a pezzi, con il limone e zucchero. Quando le fragole saranno morbide, dopo c.ca 10 minuti di cottura, versatele in un bicchiere per mixer a immersione e frullatele. Potete passare il coulis ancora caldo al setaccio se preferite. Servite la Charlotte con la salsa di fragole fredda  
  • Si conserva in frigo massimo 3 giorni. Si può congelare. 





giovedì 1 aprile 2021

Pasca rumena: Buona Pasqua a tutti!

Ancora una ricetta tratta da quel meraviglioso libro che è Carpathia, di cui mi sono innamorata al primo sguardo. 
Ho voluto attendere il suo periodo perché questa torta di ricotta vestita con una brioche burrosa e fragrante, ha una sua storia molto bella. 
Le famiglie rumene la portano in chiesa insieme alle uova dipinte ed al Cozonac (un pane  brioche variegato alle noci e profumato di rum) la sera del Sabato Santo, così che il sacerdote possa benedirla durante la messa della Veglia Pasquale. 
La mattina di Pasqua le famiglie si recano in chiesa per prendere il cibo benedetto e festeggiare la gioia della risurrezione. 
Mi sono innamorata dell'intreccio, del cuore cremoso di ricotta nel quale si perdono dolci, uvetta e profumo di agrumi. 
Siete in tempo a prepararla e a servirla per le vostre feste perché oltre che ad essere buonissima, è di una bellezza senza limiti. 
Ringrazio l'autrice del libro, Irina Georgescu, che ce l'ha fatta scoprire. 
E lasciandovi con la ricetta di questo dolce festivo, colgo l'occasione per augurarvi oggi una serena Pasqua. 
Saremo nuovamente casalinghi e qualcuno di noi anche solitario, ma cerchiamo di concentrarci sui giorni che verranno e che certamente porteranno un'evoluzione positiva nelle nostre vite. 

Ingredienti per uno stampo a cerniera da 26 cm di diametro. 
Per la brioche 

300 g di farina W240/320
30 ml di latte a temperatura ambiente 
4 g di lievito di birra disidratato 
1 cucchiaio di zucchero semolato 
3 uova a temperatura ambiente 
150 g di burro a dadini, ammorbidito 

Per il ripieno 
200 g di ricotta fresca 
3 tuorli 
3 cucchiai di zucchero semolato 
100 g di uvetta sultanina ammollata in acqua tiepida (tenete da parte un cucchiaio per rifinire)
15 ml di Grand Marnier o Rum
1 cucchiaino di estratto di vaniglia 

Per rifinire 
1 tuorlo sbattuto con un cucchiaio di latte 
la scorza grattugiata di una arancia non trattata 
10 g di burro a fiocchetti

  • Per la pasta brioche, mettete la farina, il latte, il lievito e lo zucchero nella ciotola dell'impastatrice con il gancio. Mescolate per miscelare gli ingredienti quindi aggiungete le uova, una alla volta ed impastate a velocità media. 
  • Quando l'impasto comincia a staccarsi dalla ciotola, cominciate a versare i fiocchietti di burro, poco alla volta attendendo che la massa lo incorpori prima di aggiungerne altro. Aumentate leggermente la velocità e continuate ad aggiungere il burro impastando per almeno 15 minuti. 
  • Negli ultimi 5 minuti, aumentate la velocità e fate la prova del velo. L'impasto dovrebbe essere molto elastico e lucido. Se sentite che l'impasto si scalda, interrompete per 5 minuti e poi continuate. 
  • Una volta bel incordato, coprite la ciotola con pellicola e lasciate lievitare nel forno con la lucina accesa per c.ca 2 ore o comunque fino al raddoppio. 
  • Se sentite che l'impasto è molto morbido e difficile da lavorare, potete raffreddarlo per un paio d'ore o tutta la notte prima di proseguire. 
  • Dividete l'impasto in due parti uguali. Imburrate lo stampo e stendete una parte dell'impasto su una teglia coperta di carta da forno ottenendo un cerchio leggermente più largo della dimensione della base (che non dovrete utilizzare) e piazzate l'anello di metallo sull'impasto. Taglierete ciò che resta fuori dopo la cottura. 
  • Tagliate a metà la parte restante e arrotolatela in modo da ottenere due cordini lunghi almeno 85/90 cm. Arrotolate i cordini morbidamente formando una sorta di treccia a due capi. Non dovrete stringere troppo i giri per consentire all'impasto di lievitare con comodità. (v. foto)
  • Appoggiate la treccia lungo i bordi dell'anello creando una sorta di corona. 
  • Preparate il ripieno mescolando tutti gli ingredienti per ottenere una crema morbida, aggiungete l'uvetta scolata e strizzata ed incorporate bene, quindi versate il tutto al centro della corona. 
  • Lasciate lievitare ancora 45 min./1 ora cca
  • Accendete il forno a 190°. Spennellate la brioche con il tuorlo sbattuto con il latte e cospargete la crema con la scorza di arancia ed i fiocchi di burro. 
  • Cuocete per c.ca 25/30 minuti fino a che la brioche sia dorata ed il centro ancora leggermente tremolante. Se notate che l'impasto tende a scurire, copritelo con alluminio e proseguite la cottura. 
  • Servite con una manciatina di uvetta al centro. 


venerdì 26 marzo 2021

Crostata salata di primavera e la tristezza della moderazione.

Primavera - Marina Rei 

Ultimamente ho dovuto prendere una decisione che mi ha creato un moto di tristezza.
Piegata dalla quantità di spam, riversata sui commenti di qualsiasi post pubblicato in passato o recentemente, ho deciso di mettere la moderazione ed impedire quindi l'imbrattamento di questo spazio con questa pratica avvilente. 
I vostri commenti verranno pubblicati non prima di essere vagliati da me. 
In passato cancellavo quei pochi messaggi spam al momento della ricezione, ma si contavano sulla punta delle dita ed erano per lo più messaggi in lingua straniera creati ovviamente da macchine. 
Negli ultimi due mesi invece, sono stata investita da messaggi provenienti da account fake in cui si inveiva contro una persona in particolare, di cui si faceva nome e cognome, un tale avvocato, accusato di pratiche ignobili. Una sorta di gogna mediatica attraverso pagine ignare. 
Siccome questa cosa è andata avanti per settimane nonostante il mio alacre cancellare, aumentando esponenzialmente giorno dopo giorno, ho dovuto prendere questa decisione, che vivo come una mutilazione della mia e vostra libertà di comunicare senza "censura". 
Ho anche deciso di decidere se rendere pubblici o meno i commenti "anonimi" in cui chi scrive e mi conosce, non si palesi con un nome, perché dietro l'anonimato c'è una forma di vigliaccheria insopportabile che mi fa venire voglia di perdere il mio aplomb capricorniano e lanciarmi in invettive senza moderazione. 
Perché io adoro il confronto se costruttivo, perché non sono perfetta e se c'è una critica e questa viene fatta con educazione, l'accetto di buon grado e la considero fonte di crescita personale. 
Invece, l'anonimato nella rete, è solo una maniera ignobile di offendere e colpire a tradimento persone di cui si è invidiosi, facendosi forti di questa invisibilità che invece ci fa solo piccoli. 
Quindi "cari" anonimi lettori che venite qui per mortificare me ed i miei amici attraverso commenti sgradevoli ed inutili, non troverete pane per i vostri denti su queste pagine, ma solo uno sguardo pietoso sulla vostra  triste e futile  esistenza. 
Scusate amici per l'introduzione necessaria, ma in qualche modo bisogna pur difendersi.
Pensiamo a cose belle come la primavera e prepariamo una ricetta che più facile di così non ce n'è. 
A metà tra una Pasqualina ed una torta salata, la differenza la fa la freschezza degli ingredienti. 
Scegliete i migliori mi raccomando. 

Ingredienti per 6/8 persone 
Stampo da 24 cm diametro 

2 rotoli di pasta sfoglia rotonda 
300 g di ricotta di pecora freschissima
200 g di fave sgusciate 
200 g di bieta erbetta novella
50 g di parmigiano grattugiato 
2 uova medie + 1 tuorlo 
la scorza di un limone grattugiato 
sale - pepe qb 
1 cucchiaio di olio extravergine 
  • prepara il ripieno: fate scolare bene la ricotta su un setaccio e mettetela in una larga ciotola 
  • lavate accuratamente la bieta erbetta. Tenete da parte una manciata di quelle più tenere e belle ed il resto scottatela per 3 minuti in acqua bollente. Scolatela, strizzatela bene e sminuzzatela al coltello. 
  • Scolate le fave 1 minuti in acqua bollente e privatele della pellicina 
  • Versate favette, bietola nella ciotola con le uova, il parmigiano, la scorza di limone e l'olio. Mescolate bene quindi aggiustate di sale e pepe.
  • Coprite lo stampo con carta da forno quindi sistemate il primo rotolo di sfoglia con cura. Bucatelo con i rebbi di una forchetta. Versate il ripieno livellandolo con una spatola. Cospargete la superficie con le foglioline di bieta rimasta. 
  • Dal secondo rotolo, ricavate delle strisce larghe a vostro piacimento e disponetele sul ripieno in maniera creativa o creando una griglia come per una crostata. Spennellate il tutto con il tuorlo rimasto sbattuto con poca acqua. 
  • Fate cuocere a 180° per 35/40 minuti o comunque fino a che tutto non sia ben dorato. 
  • Servite calda o tiepida accompagnata da una bella insalata mista, favette sgusciate o crudité di stagione. 












venerdì 10 aprile 2020

Tsoureki: BUONA PASQUA!

Photograph - Ed Sheeran
E' qualche anno che non riesco a fare un post augurale di Pasqua.
Quest'anno non ho scuse.
Rinchiusi nelle nostre case, abbiamo ritrovato il tempo per fare qualsiasi cosa, dalle ristrutturazioni alla selezione scientifica di ciò che si può e non si può buttare.
Abbiamo ritrovato cose che pensavamo di non avere più ed altre che cercavamo da una vita.
Libri, lettere, gioielli, farine abbandonate nell'angolo di una dispensa, cornici, fotografie, disegni, articoli di giornale.
La follia dell'accumulo seriale inscatolato con ordine o in avaria dentro cassetti stipati all'inverosimile.
Il riordino ci ha fatto sentire più liberi ma spesso anche più malinconici.
Certe zone della nostra memoria sono state risvegliate da lunghi sonni involontari, riportando alla luce come eravamo.
La già personale predisposizione all'accartocciamento sotto il peso dei ricordi, ha prodotto nella sottoscritta un malessere simile alle vertigini, nel quale mi sto crogiolando da qualche giorno.
E nonostante non rimpianga nulla di quello che ho ritrovato di me dentro questa pulizia fisica ed emotiva, c'è una cosa che continua a farmi sentire defraudata: la perdita della gioventù.
Quella parte della nostra vita che tutti abbiamo vissuto come se non dovesse mai finire, come le falene accanto alla lampadina incuranti di quanto sia facile bruciare come cenere nell'ansia di vivere.
Ebbene adesso mi rendo conto di essere stata una giovane "vecchia" che non ha mai spinto sull'accelleratore delle esperienze, sempre timorosa di scottarsi e di avere tutto sotto controllo.
Questo "timore di vivere" è scomparso completamente soltanto dopo i 30 anni, lasciando spazio al desiderio di fare cose improbabili per una donna della mia età.
So benissimo che l'età è una questione mentale.
Provatelo a spiegare al mio corpo che come un mulo si blocca di fronte alla fatica, alle articolazioni che scricchiolano, ai dolori di ogni genere, al fiato corto.
L'età è solo una questione mentale. Posso dire una cosa? Balle!
Doveva essere un post augurale per l'imminente Pasqua.
Ma in questi giorni ho bisogno di sfoghi per liberare l'acido della detenzione coatta.
Quindi cari amici che ogni tanto passate di qua, vi voglio ancora bene perché mi ascoltate pazienti e non mi giudicate.
Vi auguro la migliore delle Pasque possibili, nonostante la solitudine e la lontananza dai vostri cari o dai desideri che avevate nel cassetto.
Concedetevi qualcosa di bello e di buono, nutrite la vostra anima prima del vostro stomaco e siate pazienti come necessariamente dobbiamo essere da qui a "speriamo presto".
Buona Pasqua di cuore.

TSOUREKI – Pane di Pasqua con cioccolato e mandorle – Grecia
La Pasqua è la festa tradizionale più importante in Grecia. La domenica di Pasqua falò vengono accesi per cuocere l’arrosto di agnello che è spesso un affare di Stato per la comunità. I festeggiamenti durano a lungo anche dopo la Pasqua, quando si continua a servire gli avanzi e nuovi piatti preparati per l’occasione (vi ricorda qualcosa?).
Il pane dolce intrecciato è importante quanto l’agnello ed in molte località, viene preparato aggiungendo un uovo dipinto di rosso racchiuso nell’intreccio.
Pur essendo un pane celebrativo della Pasqua Greca, è conosciuto in molte culture dei Balcani e pare che l’origine arrivi dalla Turchia, il cui nome Corek significa proprio “pane con lievito”.
Le usanze della Pasqua greca sono affascinanti: si comincia con il martedì precedente alla Pasqua preparando biscotti secchi. Il mercoledì è giorno di pulizie rigorose della casa e nel pomeriggio si celebra l’ ”efcheleon” in Chiesa. 
Il giovedì ci si avvicina alla festa, colorando le uova che poi verranno benedette e servite in tavola (o messe nei pani), mentre il Venerdì è giorno di lutto e penitenza: non si possono mangiare dolci per amore di Cristo ed è considerato grave peccato maneggiare chiodi, aghi, martelli che ricordano il calvario di Gesù.

Ingredienti per 2 pani
500 g di farina forte (w 320)
10 g di lievito di birra fresco
1 cucchiaino di miele
½ cucchiaino di sale fino
4 cucchiai di zucchero semolato superfine
2 cucchiai di scorza di arancia grattugiata
4 cucchiai abbondanti di acqua tiepida
5 cucchiai abbondanti di latte tiepido
2 uova sbattute
80 g di burro fuso e intiepidito + extra per spennellare
1 tuorlo d’uovo
mandorle a lamelle per rifinire

Per il ripieno
1 uovo sbattuto
50 g di mandorle spellate, tostate e tritate
175 g di cioccolato fondente tritato grossolanamente
  • Setacciate la farina nella ciotola dell’impastatrice, mescolatela con lo zucchero e formate la fontana. Fate sciogliere il lievito nell’acqua tiepida con un cucchiaino di miele e non appena sarà attivo, versatelo nella fontana, con il latte, le uova, la scorza di arancia. Impastate a bassa velocità con il gancio e quando l’impasto starà insieme aggiungete il sale e il burro intiepidito a filo. Aumentate la velocità a media e impastate per altri 10 minuti fino a che l’impasto non sarà bene incordato. Lasciatelo nella ciotola e coprite con la pellicola. Fate lievitare per 1 – 2 ore o fino al raddoppio.
  • Dividete l’impasto in due parti uguali. Stendete ogni parte in un rettangolo di 30x40 cm. Tagliate ogni rettangolo lungo la lunghezza, in 3 strisce larghe 10 cm. Spennellate ogni striscia con il tuorlo sbattuto e cospargetele con cioccolata e mandorle tostate in maniera uniforme
  • Arrotolate i rettangoli in 3 lunghi cordoncini che trasferirete su una placca coperta con carta da forno. Sistemateli vicini e sigillate le 3 cime e cominciate a realizzare una treccia con delicatezza, premendo le estremità finali tra loro per sigillare la treccia (potete far sparire l’estremità sotto la treccia per rendere il pane più armonioso). Fate la stessa cosa per il resto dell’impasto.
  • Lasciare lievitare nuovamente per c.ca 30 minuti. Sbattete l’uovo con un goccio l’acqua e spennellate con cura la superficie dei due pani. Cospargeteli di mandorle a lamelle e cuocete in forno per 190° per 20/25 minuti o fino a quando non siano ben dorati e gonfi.
  • Lasciate raffreddare su una gratella. Ottimo consumato tiepido. Si conserva per 2 o 3 giorni protetto dall’aria e si può congelare una volta cotto.

domenica 5 aprile 2020

Pinca Croata: il pane dolce della Pasqua

The tide is up - Blondie 
Sono certa che fra molti mesi, quando ripenserò a questo momento, probabilmente rimpiangerò quello che non sono riuscita a capire.
Quello che la vita, nella sua imprevedibile ed involontaria ironia, cerca ogni volta di insegnarci e che noi, distratti dall'inutile, ci ostiniamo di non vedere.
Lei va avanti. Sempre e comunque. Anche senza di noi.
Se ad un certo punto su questo meraviglioso pianeta non ci fosse più alcun essere umano, la vita pulserebbe grandiosa, con una forza che neanche possiamo immaginare.
E' paradossalmente la nostra presenza che riduce la sua potenza.
Quando devasta, consuma, brucia, avvelena, mortifica, sovrasta, uccide.
Chiusi nelle nostre case, macchine ferme, fabbriche serrate, un virus nato dagli eccessi dell'uomo, miete vittime a casaccio, ovunque nel mondo, ma ovunque nel mondo la natura prende i suoi spazi, respira, cresce e gioisce come mai negli ultimi due secoli.
Io mi sto adattando a questo ritmo senza obblighi, doveri, agenda e responsabilità, lavorativamente parlando.
Non vedo al momento alcun obiettivo se non quello di restare in salute e prendermi cura della mia famiglia.
E dopo, chi avrà di nuovo voglia e forza di correre dietro al ritmo forsennato che noi stessi ci imponiamo per la sopravvivenza?
Se tutto ricomincerà come prima, calpestando brutalmente il nostro pianeta, quanto dovremo aspettare prima che questo produca un'altra difesa micidiale nei confronti di quel virus letale che è l'umanità?
Preparato durante i giorni di Pasqua, richiede un po’ di tempo ma il risultato è un dolce, soffice e leggero pane, dal profumo inebriante.
In tempi antichi si pensa che venisse preparato per celebrare l’equinozio di primavera ma che con il Cristianesimo abbia assunto un significato diverso, legato alla risurrezione di Cristo. 
Da qui la sua forma tonda come la vita che continua e la croce al centro che simboleggia il sacrificio di Gesù.
Il sapore di questo buonissimo pane, ricorda alla lontana alcune preparazioni italiane del meridione, che prendono il nome di Pigna. 
Il profumo di agrumi, i canditi, l’aroma del Rum lo rendono un perfetto pane delle feste.
La tradizione vuole che si possa servire soltanto dopo averlo fatto benedire in Chiesa il giorno di Pasqua.

Per l’impasto
200 g di farina forte (w 320)
125 g di farina 00
5 g di lievito di birra fresco
85 g di zucchero
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di estratto di vaniglia naturale
1 cucchiaino di miele
32 g di burro fuso
32 g di strutto fuso
75 ml di latte tiepido
45 g di panna acida
1 uovo grande
20 ml di rum (o Grand Marnier)
20 g di uvetta sultanina
25 g di arancia candita tagliata a dadini
la scorza grattugiata di un’arancia non trattata
la scorza grattugiata di un limone non trattato.

Per la finitura
1 uovo sbattuto
zucchero semolato
  • Mettete l’uvetta nel Rum e fatela ammorbidire per c.ca 1 ora
  • Setacciate le farine nella ciotola dell’impastatrice, aggiungete lo zucchero e mescolate.
  • Sciogliete il lievito nel latte tiepido con un cucchiaino di miele ed attendete che sia attivo (formerà una schiumina in superficie)
  • Fate la fontana ed aggiungete il latte con il lievito, l’uovo, la panna acida, le scorze degli agrumi, la vaniglia. Aggiungete per ultimo i canditi e l’uvetta con il rum. Impastate con il gancio per almeno 10 minuti, aggiungendo il sale dopo qualche minuto, fino a quando le pareti della ciotola saranno pulite. Coprite con una pellicola e fate lievitare in luogo caldo (il forno con la lucina accesa sarà perfetto) per almeno un’ora o fino al raddoppio.
  • Sgonfiate quindi l’impasto e impastate nuovamente, questa volta aggiungendo a filo il burro e lo strutto sciolti ma intiepiditi. Lavorate l’impasto per almeno altri 5/8 minuti a velocità media.
  • Togliete dalla ciotola e date all’impasto la forma di una pagnotta che sistemerete su una teglia coperta da carta da forno. Lasciate lievitare per altri 45 minuti/1 ora. Con un paio di forbici affilate, tagliate una croce al centro del panetto quindi spennellate la superficie con l’uovo sbattuto e cospargetela di abbondante zucchero. Lasciate riposare mentre accenderete il forno a 180°.
  • Cuocete il pane per 30/35 minuti fino a che la superficie non sia bella dorata e caramellata. Togliete il pane dalla teglia e fatelo raffreddare su una griglia. Si conserva bene per 4/5 giorni coperto da pellicola. Si può congelare a fette e scaldare nel tostapane per la colazione.

mercoledì 1 aprile 2020

Hot Cross Buns: la vita in un acquario.

A sky full of stars - Coldplay
Primo Aprile. Fra esattamente 12 giorni sarà Pasqua.
Una Pasqua diversa da tutte, un po' come l'ultima Pasqua dell'umanità, dove ci accontenteremo di guardare i colori della primavera dalla finestra ed abbracceremo i nostri cari per telefono.
Sarà strano, un po' disturbante e forse anche un po' ansiogeno.
Per lo meno è questo il sentire che regna dentro di me in questo momento.
I giorni passati chiusi in casa sono ormai tanti e non si ha alcuna prospettiva di "riapertura", per lo meno prossima, così che in maniera paziente ed obbediente seguiamo le regole imposte per la nostra sicurezza.
Si parla del "prima" come qualcosa ormai lontanissimo ed è davvero inquietante.
Perché la verità è che nulla sarà più come prima e che il tempo di una serenità nella socialità è lungo a venire.
Senza una vera cura ed un vaccino, il virus continuerà a viaggiare bellamente da un luogo all'altro e  se la quarantena adesso è in grado di "contenere" la diffusione, una futura apertura non farà altro che riportare situazioni di crisi se non supportata da un medicinale ad hoc.
Questo tempo che possiamo vivere nella lentezza delle nostre case è certamente prezioso, ma l'animo umano ha anche bisogno di notizie positive per tenere botta.
Io comincio ad essere un po' stanca.
Nonostante riesca a riempire le mie giornate con la qualunque, ho bisogno del mio lavoro, di progetti, di pensieri verso il futuro.
Lo so che è sbagliatissimo perché in questo momento l'unico pensiero dovrebbe essere quello di apprezzare il presente ma lasciatemi arrotolare su me stessa, dentro un patetico sfogo, come un povero pesce dentro ad un acquario.
La ricetta di oggi è sicuramente conosciuta. Io non li avevo mai preparati e questo è sicuramente il momento adatto per provare.
Tradizionalmente preparati il Venerdì Santo (Good Friday), pare che questi dolci e soffici panini abbiano un’origine sassone e che venissero consumati durante la festa che celebrava la fine dell’inverno. 
La croce altro non era che la rappresentazione delle 4 fasi lunari.
Con il cattolicesimo sono diventati il simbolo stesso della Pasqua e la Croce il sacrificio di Gesù Cristo. Le leggende intorno a questi panini sono molteplici, la prima delle quali è la loro impossibilità di ammuffire se preparati nel giorno di Venerdì Santo, anche se è più probabile che gli stessi non abbiano neanche il tempo di raffreddare.
La più commovente resta comunque quella della madre vedova, che preparava i buns per il figlio marinaio come dono per il suo ritorno a casa per Pasqua. 
Dopo la morte del figlio in un naufragio, continuò a cucinare i panini appendendoli alla finestra come speranza per il suo ritorno. Fino al 2017 la casa di questa povera madre è stata sede di “The Widow’s Son”, un pub nell’East di Londra, in cui molti marinai della Royal Navy si ritrovavano per ricevere il loro Hot Cross Bun a Pasqua, come buon auspicio per i propri viaggi.

Voi preparateli e consumateli subito. Un consiglio è, una volta freddi, di congelare quelli che non mangerete. Una volta fuori da freezer, saranno come appena fatti. 

Ingredienti per 15 panini
300 m di latte intero + 2 cucchiai
50 g di burro
500 g di farina forte (w 320)
1 cucchiaino di sale
75 g di zucchero semolato
10 g di lievito di birra
1 uovo sbattuto
75 g di uvetta ammollata
50 g di canditi misti
la scorza di una arancia grattugiata
1 mela sbucciata e tagliata a dadini piccoli
1 cucchiaino di cannella

Per la croce
75 g di farina 00
acqua q.b.

Per la lucidatura
3 cucchiai di confettura di albicocche
  • Portate a bollore il latte. Fuori dal fuoco aggiungete il burro e fate sciogliere e intiepidire. Una volta raggiunta la temperatura di una mano, aggiungete il lievito e scioglietelo bene. Setacciate la farina nella ciotola dell’impastatrice, mescolatela con lo zucchero e fate la fontana. Aggiungete il lievito nel latte, l’uovo e cominciate ad impastare per ottenere un impasto appiccicoso. Trasferitelo su una spianatoia infarinata, aggiungete il sale ed impastate stirando e riavvolgendo l’impasto su se stesso per almeno 5/8 minuti. Mettete l’impasto nella ciotola della planetaria e fate lievitare per c.ca 1 ora o fino al raddoppio.
  • Una volta cresciuta, aggiungete nella ciotola l’uvetta, i canditi, la mela, la scorza di arancia e la cannella ed impastate per c.ca 3 minuti, fino a che tutta la frutta non sia distribuita omogeneamente. Ricoprite con la pellicola e fate lievitare un’altra ora.
  • Dividete l’impasto in 15 panetti da 75 g c.ca l’uno. Formate delle palline aiutandovi su un ripiano infarinato e sistematele su una placca coperta di carta da forno, lasciando c.ca 2 cm di spazio tra loro, in 5 file da 3 panetti l’una. Coprite con un canovaccio pulito e fate lievitare per altri 45 m.
  • Scaldate il forno a 220°. Mettete la farina in una ciotolina ed aggiungete poca acqua alla volta in modo da ottenere una pastella densa e appiccicosa (deve avere la consistenza del dentifricio) che metterete in un sac a poche con bocchetta piccola. Formate delle croci spremendo lungo ogni colonna verticale e poi lungo ogni fila orizzontale. Cuocete in forno per 20 minuti fino a che non saranno belli gonfi e dorati.
  • Fate raffreddare su una gratella. Intanto scaldate la marmellata e setacciatela quindi una volta intiepiditi, spennellatela ancora calda sui panetti per lucidarli. Lasciate raffreddare.
  • Si conservano per qualche giorno lontani dall’aria e si congelano meravigliosamente da cotti.



mercoledì 28 marzo 2018

La Pastiera è una cosa seria

Concerto per Clarinetto K622 - W.A.Mozart - Sabine Meyer
Credo di avere sempre desiderato preparare la Pastiera.
Fin dalla prima volta che l'ho assaggiata, già da grande (avrò avuto forse 20 anni o poco più) e come fosse ora ricordo che era una cena di Capodanno fra amici.
Capodanno direte voi? Esatto.
Fra i dolci della serata, campeggiava una strepitosa Pastiera, portata per l'occasione da un'ospite napoletana, una ragazza che all'epoca frequentava un amico del gruppo.
Disse che per festeggiare il suo arrivo a Siena, non poteva mancare un tesoro della sua città.
All'assaggio ebbi un'epifania: non capivo cosa fosse quel incredibile ripieno tra il cremoso ed il granuloso e quella sinfonia di profumi inebrianti, un nulla di fiori e di spezie.
Il tutto abbracciato da una frolla cedevole ma avvolgente e quell'aspetto modesto, umile.
Fu un fulmine a ciel sereno, qualcosa che fin da quel momento avrei voluto saper fare.
Ma allora, non ero ancora così fissata con il cibo.
Ero una golosa impunita con un palato curioso e capii immediatamente che questo era un dolce maestoso la cui preparazione esigeva il giusto impegno e rispetto.
Sono passati forse 30 anni da allora, ma ho sentito che era arrivato il momento.
Non c'è certo bisogno di un'ennesima ricetta di Pastiera in questo Mare Magnum chiamato rete, e forse in tutta Napoli non c'è una famiglia che la prepari uguale all'altra.
Così posso starci anche io senza aver paura di essere blasfema.
Consideratelo come un omaggio sincero ad una città che amo, l'abbraccio fraterno e riconoscente ad un'amica speciale che tanto mi è stata vicina negli ultimi mesi e che generosamente mi ha donato questa ricetta.
Perdonate gli errori, l'orgoglio e la vanità e apprezzate lo sforzo.
Questa è la mia prima Pastiera!
Approntandomi a preparare la Pastiera, mi sono sentita come ai tempi del Conservatorio.
Anzi, più esattamente come quando ho dovuto affrontare lo studio del "concerto dei concerti" per noi clarinettisti: il concerto di Mozart KV622 per clarinetto e orchestra.
Puoi studiare la tecnica mille volte, sapere i passaggi a memoria, leggere la partitura al contrario.
Se non ce l'hai dentro,  è inutile. Mozart è difficile più di ogni altra cosa.
Per me la Pastiera è come questo concerto.
Adesso sto studiando la tecnica.
Sono già a buon punto comunque: il primo tempo e l'adagio mi vengono alla grande.
L'allegro finale ancora mi fa patire, ma è lei che manca: la mozartitudine della Pastiera.
E quella ce l'hai solo se hai mangiato pastiera a pranzo, colazione e cena.
Se hai assaggiato quella dei nonni, degli zii, degli amici e dei dirimpettai.
Se hai litigato per gli ingredienti, se hai fatto gara con la suocera, se hai osato mangiarla calda senza il dovuto riposo.
Posso solo sperare di essere riuscita a raccontarne il mio amore eseguendola dignitosamente senza pretendere di essere Sabine Meyer!
La ricetta arriva dalla mia cara Pasqualina, il cui blog è un concentrato di capolavori della tradizione campana e partenopea.
Se ancora non la conoscete, vi siete persi qualcosa.
A sua volta Pasqualina, l'ha ricevuta da Marcella Minù Orsi, che ringrazio personalmente da questi spalti visto che non ho ancora avuto il piacere di conoscerla.
Posso quindi dire, che questo è un post scritto a sei mani appassionate.
Prima di passare alla ricetta, va fatta una premessa: la Pastiera è una cosa seria.
Non è una crostata, non è una torta ripiena, non è una torta di ricotta così come non è tante altre cose.
Se si decide di tentare di prepararla come si deve, con la speranza che assomigli minimamente al dolce della devozione Pasquale, bisogna giocare secondo le regole.
Non vale la sostituzione d'emergenza.
Non vale la riduzione strategica.
Non vale il "ma a me non piace questo". Ok, se non ti piace, non fare la Pastiera.
Fai altro e non venire a chiedere con cosa puoi sostituirlo.
Non starò a raccontarvi della simbologia di questo dolce perché potete trovarla ovunque (date una occhiata qua per il bellissimo articolo), ma una curiosità ve la dirò: le losanghe di pasta adagiate sul ripieno sono sette, non solo come il numero degli ingredienti utilizzati per preparare la Pastiera, ma esattamente come la "planimetria" di Neapolis, così come ancora oggi si presenta, ovvero con i tre Decumani ed i quattro Cardini che li attraversano in senso trasversale.
La Pastiera è in tutto e per tutto l'anima ed il corpo di Napoli.
 Veniamo dunque alla ricetta, con alcune note a margine:

  • la frolla della pastiera viene fatta da tradizione con lo strutto. Nessuno vi spara se la fate con il burro ma almeno sappiate che sono due cose diverse. Volendo si può utilizzare il 50% di entrambi) 
  • nella maggior parte delle ricette di frolla, la quantità delle uova è molto alta. Questo la rende difficilmente gestibile. Risulta talmente morbida che si spacca mentre la stendete o è difficile da maneggiare. Va comunque fatta riposare a lungo. Questa frolla è un buon compromesso. Resta molto elastica, si stende sottile e non cede assolutamente. E con il riposo dopo la cottura, prende la giusta cedevolezza senza diventare molle. 
  • Fate attenzione alla freschezza della ricotta. Non utilizzate quella industriale e non trascurate l'uso del setaccio. 
  • Il successo di una ottima pastiera è la cottura. Checché ne dica la maggior parte delle persone, la cottura deve essere dolce e lunga. Questo impedisce al ripieno di seccarsi, non la fa gonfiare eccessivamente (con il rischio che si spacchi) e la asciuga alla perfezione. Diffidate di chi vi dice che la cottura deve essere alta. La bontà necessità di lentezza e delicatezza. 
  • La Pastiera è alta. E' uno scrigno generoso che vuole vedere il ripieno. La tradizione prevede che il livello del ripieno arrivi praticamente al bordo della frolla, che non deve mai essere più bassa di almeno 3 dita. 
  • Potete certamente assaggiarla una volta fredda, ma darà il meglio di sé almeno dopo tre giorni, sviluppando l'armonia di aromi per cui è famosa. 
  • Lo zucchero a velo per rifinire è tendente all'eretico, ma ormai l'hanno adottato praticamente tutti. Nella tradizione, la pastiera si serve nuda, bella della sua modestia e ricca della sua bontà. 

Ingredienti per uno stampo da 26/28 cm a bordi alti o due piccoli da 18/20

Per la pasta frolla 
400 g di farina 00
160 g di strutto (o 200 g di burro di ottima qualità)
130 g di zucchero a velo
3 g di sale
la scorza grattugiata di un limone ed una arancia
55 g di uova intere + 18 g di albume

Per la crema di grano 
550 g di grano cotto
300 ml di latte intero
30 g di strutto (o di burro)
La scorza intera di un'arancia e di un limone non trattati
Mezzo cucchiaino di cannella in polvere

Per la crema di ricotta
300 g di ricotta di pecora (io ho utilizzato la totalità di ricotta di pecora molto fresca e dolcissima).
300 g di ricotta di mucca
450 g di zucchero semolato
150 g di canditi di arancia
4 uova intere e 2 tuorli medi
estratto di fiori d'arancio

  • Puoi preparare la Pastiera in due tempi così che il procedimento non ti risulti troppo lungo. La sera prima potrai cominciare preparando la frolla e la crema di grano, che deve essere perfettamente fredda prima di essere aggiunta al resto degli ingredienti. 
  • Per la frolla fai sabbiare farina e zucchero setacciati con il burro tagliato a dadini. Aggiungi il la scorza grattugiata, il sale e le uova leggermente sbattute. Lavora il tutto nella planetaria con il gancio a foglia fino a che non otterrai una palla compatta ed omogenea. Schiacciala leggermente e avvolgila nella pellicola. Falla riposare almeno un'ora o tutta la notte. 
  • Metti il grano scolato dal suo liquido, in una casseruola larga ed aggiungi il latte con le scorze intere (ottenute pelando la superficie della buccia senza prelevare la parte bianca),  la cannella ed il burro. Fai cuocere a fiamma dolcissima mescolando via via, fino a che non otterrai una crema ed il grano non avrà assorbito il latte. Non deve essere troppo asciutto. Si addenserà molto raffreddandosi. Togli dalla fiamma, fai raffreddare. Solo una volta freddo elimina le scorze. 
  • Prepara la crema di ricotta: prima falla scolare del siero in eccesso, poi passala ad un setaccio sottile in modo da renderla fine e cremosa. Io mi sono aiutata con un tarocco di plastica. Aggiungi lo zucchero e con una frusta a mano o elettrica, batti fino a che lo zucchero non si sia sciolto. 
  • Mescola crema di grano e crema di ricotta. 
  • A parte sbatti con la forchetta le uova (assolutamente non montare albumi o tuorli) ed aggiungile al composto, incorporando con una frusta e sbattendo a mano in modo che il tutto sia omogeneo e cremoso. Aggiungi l'estratto di fiori d'arancio con parsimonia. Parti da poche gocce ed assaggia. Il rischio "effetto saponetta" è dietro l'angolo. 
  • Aggiungi i canditi ridotti a dadini piccoli e mescola bene. 
  • Prepara gli stampi. Se hai lasciato la frolla in frigo la notte, tirala fuori almeno mezz'ora prima di utilizzarla. Stendi la frolla ad uno spessore di c.ca 3mm e fodera la teglia di alluminio imburrata. Non usare carta da forno. Puoi usare anche teglie usa e getta. 
  • Accendi il forno a 160°. 
  • Buca il fondo con i rebbi di una forchetta e versaci la crema fino a 5 mm dal bordo. 
  • Prepara le strisce con cui otterrai le losanghe. Ricordati: sono sette. Disponile con garbo sulla superficie facendo aderire i bordi alla circonferenza della torta. 
  • Fai cuocere una torta alla volta: a me sono servite due ore. Dopo la prima ora, ho aggiunto mezzo'ora di tempo alla volta osservando il colore della superficie. 
  • Quando la torta comincia a gonfiare, puoi aprire e chiudere lo sportello del forno per far uscire un po' di umidità. 
  • Il colore deve essere caramellato e non eccessivamente scuro. Fai la prova stecchino. Quando esce pulito anche se leggermente umido, è pronta. Attenzione a non farla asciugare eccessivamente. 
  • Una volta pronta, falla raffreddare completamente nello stampo. Non avere fretta di sformarla tanto la prova assaggio è consigliata almeno il giorno dopo (io non ho resistito, lo confesso). Per sformarla, capovolgila in un piatto e poi girala aiutandoti con un secondo piatto. A Napoli, non ci si fanno troppi scrupoli: si serve direttamente dallo stampo. 
  • Si conserva a lungo, nella credenza. Non è necessario tenerla in frigorifero (in caso, solo se pensate di consumarla dopo diversi giorni - in quel caso prima di servirla lasciala a temperatura ambiente almeno un'ora). 
  • Se siete arrivati fin qui, coraggiosi, tutti i miei auguri di una Pasqua Serena con chi volete voi!