venerdì 29 maggio 2020

Torta di carote all'italiana e gluten free: l'anima della festa.

Titolo
Attenzione, questo è un post altamente intriso di luoghi comuni!

Sono certa che ognuno di noi abbia pensato, almeno una volta nella vita, di andarsene da questo paese.
Personalmente ci ho pensato e tutt'ora ci penso quasi ogni giorno.
La rabbia, le aspettative deluse, gli ideali infranti, l'osservare il paese che amo diventato un barcone alla deriva, mi fa desiderare di scappare e ricominciare da zero altrove.
Complice di questa pazza idea, è anche il desiderio mai nascosto di vivere l'esperienza da expat praticamente ovunque nel mondo, possibilmente in un luogo dove burocrazia, corruzione, nepotismo e disconoscimento della meritocrazia non siano di casa.
Eppure, nonostante non abbia nessuno scrupolo ad affrontare una simile prova, so già che rimpiangerei ogni giorno il mio paese.
Mi mancherebbe tutto, perché quando si cresce nella bellezza, ed io posso affermare di averlo fatto, non ci si abitua a nient'altro.
Il lavoro che faccio mi fa incontrare ogni giorno persone innamorate dell'Italia a tal punto che sarebbero disposti a tutto pur di venire a vivere qui.
Alcuni ci riescono e non so come, non trovano neanche difficile restarci.
Ma forse la ragione è facile da capire.
L'Italia è una bella donna sconosciuta che arriva ad una festa dove tutti sono annoiati.
Lei è allegra, educata, una gran chiacchierona.
Balla da sola nella musica, si diverte da matti e piano piano tutti si buttano in pista, desiderando di conoscerla, parlare con lei, toccarla.
E' l'anima della festa e tutti sono affascinati dal suo stile, dalla sua vivace eleganza.
Ama il cibo, non lo spizzica ma lo gusta con gioia, ne parla, lo offre ai presenti come si offre qualcosa di prezioso.
Quando se ne va, la sala si svuota. Tutti ripensano a lei, ne parlano, la ricordano. Vogliono rivederla.
Tutti quanti vogliono essere come quella donna, o vogliono possederla.
Chi non ci riesce, ne parla male. Ma la rimpiange ogni giorno.
Così penso che forse resterò qui. Alla bellezza è difficile rinunciare.
La torta di oggi è un classico della cucina anglosassone e nordica rivista in chiave nostrale.
Niente glasse, niente burro, niente spezie ma i profumi della nostra terra.
La ricetta l'ho avuta da quella pasticciera formidabile che è la mia amica Pasqualina del blog Pasqualina in Cucina .
In questo blog ho già replicato alcune delle sue ricette, e posso dire che sono sempre una enorme soddisfazione per risultato e gradimento generale.
Questa in particolare, aspettava da tempo di essere pubblicata.
L'ho preparata praticamente ogni giorno durante la mia esperienza lavorativa in un laboratorio gastronomico nella mia città e spariva nel tempo di metterla al banco.
Siccome è una ricetta praticamente quasi gluten free, io l'ho sglutinata completamente sostituendo la farina 00 con farina di riso ed il risultato è praticamente identico.
Che poi sia assolutamente deliziosa, quella è un'altra storia.

Ingredienti per uno stampo da 24/26 cm di diametro
300 g di farina di mandorle (o mandorle spellate non tostate)
300 g di carote crude, tagliate in pezzi o grattugiate
300 g di zucchero semolato
4 uova intere a temperatura ambiente
80 g di farina di riso
80 g di olio di semi
16 g di lievito in polvere per dolci
la scorza di una arancia non trattata grattugiata
la scorza di un limone non trattato grattugiata
1 semi di un bacca di vaniglia (o estratto naturale di vaniglia)
un pizzico di sale
  • Se non avete la farina di mandorle, mettete in un mixer le mandorle con lo zucchero e frullatele con il programma pulse in modo da non surriscaldare la lama. Una volta ottenuta una farina piuttosto sottile, interrompete e mettete da parte in una ampia ciotola. 
  • Mettete le carote nel mixer e frullatele fino a che non avrete un composto fine ma non una purea. Versate il tutto nella ciotola con le mandorle e zucchero. 
  • Aggiungete al composto gli aromi e mescolate bene. Per ultimo aggiungete uova ed olio e date una bella mescolata. 
  • Setacciate la farina con il lievito direttamente sulla ciotola. Aggiungete un pizzico di sale ed incorporate bene il tutto.
  • Versate il composto nello stampo che avrete precedentemente imburrato e foderato con carta da forno e cuocete in forno preriscaldato a 190° per i primi 10 minuti. Abbassate quindi la temperatura a 180 e completate la cottura per altri 45/50 minuti. 
  • Quando la torta sarà gonfia e deorata, fate la prova stecchino che dovrà uscire asciutto. 
  • Capovolgete la torta su una griglia e lasciatela raffreddare. Servitela se vi piace, spolverata di zucchero a velo ed accompagnata da una pallina di gelato o una salsa di frutti rossi. 
Se cercate altre torte di carote su questo blog vi lascio qui i link



martedì 26 maggio 2020

Caramelle agli asparagi: una sfida nuda e cruda.

Naked - James Arthur
Che la programmazione televisiva sia un pianto antico tanto da essere stata ormai surclassata dalle piattaforme on line come Netflix e compagnia cantante, lo sappiamo da tempo.
Io riesco a guardarla solo se c'è qualche film decente o trasmissioni come Propaganda (meravigliosa).
Tutto il resto è zapping.
Durante la quarantena il mio compito era quello di selezionare il film della serata sulle piattaforme on line ma il dominio del telecomando è sempre stato di mio marito.
Il quale mi ha fatto scoprire alcuni programmi che sono diventati ragione di incubi notturni per la sottoscritta.
Quella peggiore in assoluto è "Nudi e Crudi" .
Io non ce la faccio, credetemi, non riesco a capire cosa possa spingere un essere umano ad affrontare una sfida in solitudine, nella natura selvaggia, nudo come un verme.
Nella maggior parte dei casi affronta il tutto con un compagno di sventura messo come lui, armato di bastone appuntito per catturare impossibili prede nell'acqua putrida di una palude o costruendosi un giaciglio su un terreno giustamente cosparso di formicai che durante la notte pasteggiano con le sue caviglie o con la ciccia  (quella poca rimasta) del fondoschiena.
Ogni santa volta che il telecomando incappa su una di quelle puntate, mio marito si paralizza ed ipnotizzato dalle immagini, non riesce proprio a passare oltre.
E' curioso di scoprire se i novelli Robinson Crusoe, verranno finalmente sbranati da pirana o finiranno risucchiati dalle sabbie mobili. Il che non mi dispiacerebbe almeno forse, la produzione deciderebbe di interrompere la trasmissione.
"Non riesco ad andare avanti, questa esperienza è più difficile di quanto credessi"!
Ma chi ti ha costretto, dico io, chi ti c'ha mandato?
Sul patimento dei poveri concorrenti ormai scarnificati dalla malnutrizione, non riesco a non farmi delle crasse risate.
Ma basterebbe molto meno per mettersi alla prova in questo mondo assurdo.
Qualche mese in cassa integrazione e vedi come lo spirito tira fuori le unghie.
E poi, se proprio vuoi recuperare un forma da silfide, basta seguire questa nuova dieta molto efficace: non mangi niente e quando stai per svenire butti giù un cubetto di formaggio.
Poi se ti arriva una colite, eccoti il peso ideale (cit)
Non c'è cifra che mi convincerebbe ad affrontare una sfida come quella di Nudi e Crudi, per molte ragioni, la prima della quale è il non desiderare condividere l'intimità dei miei genitali con parassiti tipo la Tunga Penetrans o similari.
Inoltre ho serie difficoltà ad entrare nell'acqua del mare quando non si vede bene il fondale....ma siamo pazzi? Ribadisco: perché?
Brrrr...rimuovo questi pensieri disgustosi e mi concentro su qualcosa che mi riappacifica con il mondo: queste caramelle di pasta ripiene di asparagi.
Un piatto semplice semplice, ma che grida la parola felicità!

Ingredienti per 4 persone 

Ingredienti per 4 persone
Per la sfoglia
400 g di farina 0
4 uova grandi
1 pizzico di sale

Per il ripieno 
500 g di asparagi puliti e tagliati a rondelle lasciando le punte integre
400 g di ricotta di pecora
1 uovo grande
una piccola cipolla rossa 
1 ciuffo  generoso di prezzemolo tritato finemente.
80 g di parmigiano grattugiato 
sale - pepe nero macinato fresco qb
olio extravergine qb

Per la finitura
200 g di burro di ottima qualità
qualche rametto di timo 
  • Versa la farina su una spianatoia e fai la fontana. Al centro rompi le uova e metti un pizzico di sale. Con la forchetta sbattile leggermente e comincia ad incorporare piano piano la farina. Cominciare a lavorare con le mani, aiutandoti a raccogliere la farina con un tarocco, quindi lavora l'impasto non meno di 15 minuti, fino ad ottenere una palla liscia e setosa  non troppo morbida, che farai riposare avvolta dalla pellicola per almeno 30 minuti. 
  • In una larga padella fai insaporire 3 cucchiai d’olio con la cipolla tritata finemente, quindi versa gli asparagi e fai cuocere una decina di minuti, aggiungendo dell’acqua se necessario, fino a che non saranno morbidi ma ancora al dente. Aggiusta di sale. 
  • Togli la metà degli asparagi e tienili da parte mentre metti il resto in un blender. Frulla gli asparagi per ottenere una crema granulosa. 
  •  Prepara il ripieno. In una larga ciotola versa la ricotta che avrai fatto scolare del siero, la crema di asparagi, il parmigiano,  il prezzemolo, l'uovo, un filo d’olio e mescola tutto molto bene per ottenere un composto omogeneo. Aggiusta di sale e pepe. 
  •  Stendi la pasta ad uno spessore di c.ca 1,5 mm (se usi la macchinetta, spessore 7).  Non deve essere troppo sottile ma sostenere bene il ripieno senza risultare grossolana. Versa il ripieno in un sac a poche e taglia la punta in modo da avere una apertura di c.ca 2 cm di diametro. Ritaglia dei quadrati di c.ca 5 cm di lato e metti al centro una noce di composto. 
  • Richiudi la pasta sul ripieno in modo da formare un rettangolo (foto 3) e ritaglia la pasta con una rotella. Successivamente per formare la caramella, potrai stringere i lembi laterali in modo da ottenere le pieghe di una caramella (foto 4), oppure arrotolare su se stessi i lembi come si fa quando si incarta una caramella, usando la massima delicatezza. Una volta pronte le caramelle, falle riposare su un canovaccio cosparso di farina di riso o semola. 
  • Fai bollire abbondante acqua salata in una casseruola e cuoci le caramelle per c.ca 5/6 minuti, ovvero fino a che non saliranno a galla e l'acqua non avrà ripreso a bollire. 
  • Mentre le caramelle cuociono, sciogli il burro in una larga padella, aggiungi gli asparagi rimasti e fai insaporire. Scola la pasta e mettila con delicatezza nella padella. Cerca di farla insaporire ruotandola in modo che la pasta sia avvolta dal burro e dagli asparagi. Impiatta e servi con del parmigiano grattugiato a piacere. 

lunedì 18 maggio 2020

Crème Caramel al limone: maledetta mania di controllo.

Under Pressure - The Queen 
Quando tutto questo sarà passato e mi guarderò indietro, penserò a questo anno come ad un canyon, una crepa nel tempo e nello spazio che ha inghiottito 365 giorni, un buco nero che ha risucchiato ogni progetto, idea, desiderio, prospettive, sogni di un intero pianeta.
Non credo che riuscirò a ricordare momenti speciali, se non il senso di sgomento e incredulità, la rassegnazione e la successiva immobilità.
Un'immobilità che perdura tutt'ora travestita da stanchezza, da svogliatezza e noia.
Ogni giorno, per lo meno per quanto mi riguarda, è uguale a se stesso.
L'attesa.
Siamo tutti in attesa, tutti noi senza un lavoro, senza l'impegno quotidiano.
Questa attesa del "miracolo" che non arriva, l'impazienza del ritorno alla "normalità", della nostra libertà di fare tutto quello amiamo fare abitualmente ha una sola unica conseguenza: mi impedisce di capire la fortuna che mi è piovuta addosso.
Da giorni sono molto nervosa e insofferente.
Eppure se solo riuscissi a calmarmi e capire che non ci posso fare niente, che tutto questo è fuori dal mio controllo....
Maledetta mania di avere tutto sotto controllo. E' una schiavitù.
La vita si diverte a dare delle belle lezioni ai maniaci del controllo.
Cara Patty, beccati questa!
Avere tutto sotto controllo è un mio problema anche in cucina. 
Prima di cominciare a fare qualcosa, ho già l'immagine del risultato chiara nella mia mente. 
Ho tutte le fasi belle chiare nella testa, mi sento gagliarda, sicura, vado come un treno. 
Poi c'è l'elemento imprevisto, l'incognita. E' una cosa normale no?
Ma se succede, avviene una mutazione. 
Da donna che cucina, ad Hulk in grado di devastare lo spazio intorno a sé. 
In questi momenti, noto un incredibile pulito e silenzio intorno a me. Chi circolava nei dintorni, improvvisamente sparisce...non me ne spiego la ragione. 

Per farmi perdonare l'umore balengo, vi lascio un crème caramel che adoro. Al profumo di limone. Il caramello poi, ve lo raccomando. Fresco, ha il sapore dell'estate. Irresistibile.

Ingredienti per uno stampo da 1 litro 
800 ml di latte intero biologico
1 limone non trattato
1 bacca di vaniglia
5 uova medie 
80 g di zucchero semolato

Per il Caramello al limone 
120 g di zucchero semolato
60 ml di succo di limone filtrato 

  • Preriscaldate il forno a 150°. 
  • Versate il latte in una casseruola e aggiungete la scorza del limone ed i semini della bacca di vaniglia. Portate il latte a sobbollire quindi toglietelo dal calore e lasciatelo riposare almeno 30 minuti. 
  • Nel frattempo preparare il caramello al limone, sciogliendo lo zucchero in una casseruola con fondo spesso con il limone ed un cucchiaio di acqua. Cercate di non mescolare per non far granire lo zucchero. Al limite date delle piccole scosse alla padella ogni tanto per far sciogliere lo zucchero uniformemente. 
  • Lasciate cuocere fino alla formazione di bolle, quando il colore comincerà a scurirsi e caramellare e sentirete il buon profumo caratteristico: ci vorranno dai 3 ai 5 minuti. 
  • Versate il caramello nello stampo e roteatelo in maniera che si distribuisca uniformemente sul fondo. Lasciate raffreddare. 
  • Per la crema, rompete le uova in una ciotola ed aggiungete i tuorli e lo zucchero mescolando bene con una frusta fino a che tutto sia omogeneo. Aggiungete il latte già intiepidito gradualmente e continuate a mescolare con la frusta. 
  • Preparate il recipiente a bordi alti per il bagno maria, scaldando l'acqua in un bollitore. Il recipiente dovrà essere in grado di contenere lo stampo del crème caramel completamente e avere un po' di spazio sui lati. Sistemate lo stampo al centro e riempite per 2/3 il recipiente con l'acqua bollente. 
  • Mettete in forno nella griglia centrale e cuocete per c.ca 1 ora. Fate la prova con una lama: se il centro sarà ancora morbido ma la lama uscirà pulita, sarà pronto. Spegnete il forno lasciate lo stampo lì fino a che il forno non sarà freddo. 
  • Una volta freddo, togliete dall'acqua, coprite con pellicola e passatelo in frigo almeno tutta la notte. 
  • Togliete dal frigo almeno 30 minuti prima di servire. Quando sarete pronti, ruotate un coltello intorno ai bordi dello stampo e capovolgete su un piatto di portata. 
  • Si conserva in frigo coperto per 4/5 giorni. 

venerdì 15 maggio 2020

I Biscotti nella Coppa e le storie di Anna.

Canzone di Anna - Fabi, Silvestri, Gazzé
La quarantena è finita ed io ho trovato i biscotti per la colazione che ho sempre cercato. 
Ho letto decinaia e decinaia di ricette sul web, per poi incappare in una di quelle preparazioni che appartengono alla storia delle nostre nonne e bisnonne, di quelle che io amo alla follia e di cui vorrei assolutamente far parte. 
E guarda un po', perché questo accada, basta solo preparare questi biscotti. 
Pensare che per trovarli c'è voluta la casualità, giunta direttamente dai racconti di quella magica amica dalla testa riccia e ribelle che è la mia Annina, ovvero Anna The Nice che spero conosciate già. 
Se così non fosse, me ne dispiace, ma siete sempre in tempo perché il suo blog è uno dei più belli, autentici e pieni di storie meravigliose, di quelle che fanno ridere e piangere allo stesso tempo. 
I biscotti nella coppa sono una di quelle. 
La coppa in Puglia, è la ciotola. 
Questi biscotti nascono in una ciotola, con pochi giri di mestolo e due cucchiaiate per dare la forma. 
Hanno un profumo di antico ricordano qualcosa di commovente, che ognuno di noi ha nella propria memoria, come l'odore del bucato, dell'erba tagliata e dell'arrosto della domenica. 
E si, l'ammoniaca. 
Ci vuole lei per dare a questi biscotti quella consistenza leggera e porosa che al contatto con il latte, ne assorbe mezza tazza diventando una meravigliosa spugna dolce e succosa. 
Non preoccupatevi dell'odore: se ne andrà velocemente com'è arrivato. 
L'unica raccomandazione è saper aspettare che i biscotti siano completamente freddi. 
Il giorno dopo poi, sono ancora meglio. 
A me piacciono anche così, asciutti, nature, buonissimi nella loro umile semplicità. 
Se volete conoscere Anna e vederla in azione in compagnia della sottoscritta, raggiungeteci oggi su Instagram, alle h. 16.00, direttamente sul profilo di Anna @annathenice, per una diretta a 4 mani, dove una toscana insegnerà a fare i pici ad una pugliese. 
Vi aspetto numerosi. 

Biscotti nella coppa - Ingredienti per c.ca 30 pezzi 
2 uova
125 ml di latte tiepido
100 di zucchero
100 gr di olio di semi 
10 gr di ammoniaca
scorza grattugiata di un limone biologico
470 gr di farina
200 gr di zucchero semolato per fa 'rotolare' i biscotti prima di cuocerli

  • In una ciotola sbattere le uova, aggiungere l'olio, il latte in cui avrete sciolto l'ammoniaca, la scorza grattugiata. Aggiungere lo zucchero e la farina poco per volta. Mescolare il tutto per far amalgamare bene tutti gli ingredienti.
  • In un piatto fondo versate lo zucchero. Io ho utilizzato dello zucchero Demerara semolato grosso. 
  • Fate delle quenelle di impasto con due cucchiai e versatela nel piatto fondo, facendola rotolare in modo da avvolgerla bene nello zucchero.  L'impasto è davvero morbido ma una volta avvolto dallo zucchero non sarà più appiccicoso quindi potrete modellarlo facilmente con le dita dandogli una forma ovale o allungata a vostro piacere. 
  • Sistemate i biscotti in una teglia coperta da carta da forno, distanziati di almeno 3 cm l'uno dall'altro perché cuocendo cresceranno molto. Cuocete a 170° in forno statico, per 20 minuti, o fino a quando non saranno belli dorati. Non devono scurire troppo però. 
  • Non appena saranno pronti, trasferiteli con una paletta, su una griglia a raffreddare. Dovranno essere freddi prima di essere assaggiati, altrimenti l'ammoniaca sarà ancora presente. 
  • Si conservano perfettamente e a lungo in una scatola ermetica. 

lunedì 11 maggio 2020

Hummus di piselli e Crackers allo Za'atar

Evergreen - Barbra Streisand
Allora, siete usciti?
Io si, lunedì scorso, subito di prima mattina, e sono rientrata a casa per l'ora di pranzo, distrutta.
Premetto che non ho fatto nulla.
Sono solo andata in ufficio per una riunione di un paio d'ore, seguita da una piccola spesa e poi subito a casa.
Ma per la maggior parte del tempo, ho provato un senso di disorientamento totale.
Anche al supermercato ogni tanto mi bloccavo fra gli scaffali pensando che ero lì per fare qualcosa ma non sapevo bene cosa.
E poi quella maledetta mascherina.
Ma come cavolo si fa ad indossarla continuativamente? A me dopo un po' viene l'ansia quindi comincio a respirare con l'affanno e sembro una sorta di gorilla in amore. Mi strapperei quella roba di dosso. Se penso che fra poco farà ancora più caldo e dovremo comunque andarcene in giro come degli Zorro con la maschera sbagliata...
Vi dico però una cosa che mi è successa. Non ho più voglia di uscire.
Voglio stare a casa mia, come le lumache.
L'eccezione posso farla per una passeggiata, tanto non ci si può allontanare più di 200 metri quindi ho l'alibi.
Sto praticando l'asocialità ed ho scoperto che mi piace.
Tanto le persone con cui voglio stare, le ho proprio qui, a portata di mano.
La cosa incredibile di essere usciti di casa ai primi di maggio dallo scorso febbraio, è  ritrovarsi alle porte dell'estate e poter ricominciare a cenare in terrazza, di fronte ad un gelsomino quasi in fiore e a tutte le mie rose e erbe aromatiche che la sera profumano più che mai.
Allora si possono anche fare dei piccoli aperitivi fra di noi, considerando che non ho nessuna voglia di uscire per stuzzicare qualcosa in un luogo deserto.
Stagione di pisellini novelli da trasformare un una crema golosa in cui intingere dei super croccanti crackers speziati.
Io ho usato la mia scorta di Za'atar autoprodotto. Potrete leggere di più su questo misto spezie in quest'altro post. Nel caso potrete sostituire lo za'atar con semi di sesamo bianchi e neri ed erbe aromatiche a vostro piacere.

Ingredienti per 4 persone 
Per i Crakers allo Za'atar 

230 g di farina 0
120 g di semola rimacinata
1 cucchiaio di miele di acacia
50 g di Za'atar
3 cucchiai di olio extravergine + per spennellare
Sale Maldon in fiocchi
200 ml di acqua
  • Miscela le farine con lo Za'atar e forma una fontana sulla spianatoia. Al centro versa il miele, un pizzico di sale, l'olio e l'acqua. Comincia ad incorporare la farina con una forchetta quindi comincia ad impastare con energia. Se necessario aggiungi un poco di acqua. La pasta non deve essere molle ma neanche durissima.  Lavorala almeno una decina di minuti quindi avvolgila in una pellicola e lasciala riposare una mezz'ora. 
  • Accendi il forno a 200° statico. 
  • Con un matterello stendi dividi l'impasto e stendilo in una sfoglia di 2 o 3 mm di spessore. massimo. Volendo puoi utilizzare senza problemi la macchina per tirare la pasta.
  • Con una rotella, taglia la pasta in rettangoli irregolari o losanghe e sistemale su delle teglie coperte da carta da forno. 
  • Spennella i crackers con olio extravergine e cospargili con fiocchi di sale Maldon. 
  • Fai cuocere per 15 minuti o fino a che i bordi non saranno dorati. 
  • Lasciali raffreddare su una gratella e conservali in una scatola ermetica. Restano molto croccanti a lungo. 
Per l'Hummus di piselli 

250 g di pisellini novelli
1 cucchiaino di Tahini chiara
Il succo di mezzo limone
Un pizzico di semi di cumino pestati
Qualche fogliolina di menta fresca
Olio extra vergine d'oliva Riviera di Ponente Dop
Un pizzico di sale e pepe
  • Sgrana i piselli e falli scottare in acqua bollente salata per c,ca 7/8 minuti.
  • Non appena saranno pronti, scolali  (non buttare l'acqua) e versali immediatamente in acqua ghiacciata.  Questo impedirà che i piselli perdano il loro colore verde brillante. 
  • In un bicchiere per mixer a immersione, versa i piselli, la Tahini, il succo di limone, la spezia e la menta, un pizzico di sale e pepe. 
  • Versa un paio di cucchiai di acqua di cottura e per ultimo l'olio che dovrà quasi arrivare all'altezza dei piselli. Frulla con minipimer per qualche secondo muovendo il mixer per emulsionare bene l'insieme. Assaggia e verifica che sia giusta di sale e pepe o se vuoi aggiungere una goccia di limone. Se l'impasto fosse troppo sodo, aggiungi dell'acqua o olio a piacere. 
  • Fai riposare in frigo un paio d'ore in modo che i sapori si amalgamino e servi a temperatura ambiente insieme ai crackers. 


martedì 5 maggio 2020

Brioche allo Yogurt: sfida alla forza di gravità

Physical - Olivia N. John
Ieri pomeriggio, di ritorno da una delle prime vere passeggiate "dell'isolamento", mi sono sentita ad un passo dalla dipartita.
Ben 45 minuti di camminata ad un ritmo poco meno che sostenuto, con tappe per scattare foto ad ogni piccola creatura della natura in pieno rigoglioso trionfo, ed al ritorno ero una donna morta.
Non posso credere alla mia pochezza, al declino inesorabile del corpo e della volontà.
Dopo essermi spogliata della tenuta sportiva, rinfrescata alla velocità della luce, franavo miseramente sul divano come una slavina sotto il sole di agosto.
Senza fiato e parole, con lo sguardo vitreo perso nel nulla, la mia attenzione è stata rapita da un fascio luminoso che attraversava obliquo il salotto.
Nella luce trasparente che scendeva verso il tappeto, ho scorto volteggiare un milione di pulviscoli che lenti entravano ed uscivano dal fascio luminoso.
Incantata, ho lasciato che il flusso dei pensieri fosse risucchiato indietro nel tempo, nel salotto della casa della mia adolescenza, là dove studiavo musica e guardavo la tele, leggevo e giocavo con mia sorella.
Come in un film, ho rivisto me stessa seduta su una delle sedie col cuscino di velluto verde, che osservo quel raggio di sole passare attraverso le persiane e scendere sulla moquette.
Eccomi che scruto il mondo microscopico danzare dentro la luce ed immagino che quel pulviscolo sia la polvere degli angeli o gli occhi delle mie nonne che mi osservano, oppure la chiave per la via ad un tesoro meraviglioso, basta solo seguire la traccia.
Sono stata una ragazzina troppo fantasiosa e certi giochi con la mente li avevo quasi dimenticati.
Se non che ieri, nella mia catalessi post attività fisica, ho incontrato nuovamente quel fascio di luce.
Quando la marea dei ricordi si è interrotta, tornata sul presente, la luce era ancora lì, con quel pulviscolo vivace e dorato.
Allora ho pensato che forse erano gli occhi di mio padre venuti a salutarmi.
Instagram è un contenitore infernale che ti rende schiavo attraverso milioni di foto di ogni sorta e qualità. Ma è anche un posto di grande ispirazione e bellezza se si sa come guardare.
La ricetta di oggi arriva proprio da lì, ovvero da una foto che ho incontrato e che mi ha stregato dal primo istante.
Si tratta di questa esuberante brioche realizzata da Melania, del blog Chicchi di Mela, che ha avuto la geniale idea di infilare della pasta brioche in uno stampo non propriamente "briochoso" (scusate la licenza).
Ora, Melania che è una fotografa straordinaria, ha raccontato questa fantastica brioche allo yogurt, attraverso degli scatti fenomenali ed io, incantata dalla bellezza ma anche da una sfida irresistibile alla forza di gravità, ho voluto provare prima di subito, visto che ancora le temperature consentono l'accensione del forno.
Così adesso vi lascio la ricetta, avvisandovi che è una delle brioche più soffici e deliziose mai provate. Una volta pronta, potrete tagliarla a fette e congelarla anche se si mantiene molto morbida per almeno 3 giorni, tenuta coperta dall'aria.
Ingredienti per uno stampo da Chiffon di 24 cm di diametro
350 g di farina W 400 (tipo Petra nr 1)
150 g di farina 0 W280
120 g di zucchero semolato
120 ml panna fresca a temperatura ambiente
50 ml latte
130 g di yogurt bianco
2 uova grandi a temperatura ambiente
la scorza grattugiata di arancia
1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
8 g di lievito di birra fresco
  • Setacciate le farine nella ciotola della planetaria, aggiungete lo zucchero ed il lievito sbriciolato, la scorza di arancia quindi con una frusta miscelate bene il tutto. Aggiungete il gancio alla planetaria ed a velocità 1 cominciate ad impastare aggiungendo un uovo alla volta. 
  • Aggiungete metà yogurt e dopo qualche minuto il resto. Quindi cominciate ad incorporare la panna miscelata con il latte e la vaniglia, a filo. Significa che dovrete aggiungere i liquidi lentamente, un poco alla volta, osservando che l'impasto lo assorba e le pareti restino pulite. A quel punto potrete procedere con un altro goccino.
  • L'impasto dovrà essere lavorato per almeno 10/15 minuti. Quando avrete terminato i liquidi, aumentate la velocità a 2 e continuate a lavorare controllando l'impasto. Dovrà diventare molto vellutato e lucido e sarà pronto soltanto quando facendo la prova del velo, riuscirete a tirare un lembo della massa per una decina di cm senza che questa si strappi. 
  • Una volta pronta, trasferite la vostra "palla" di impasto in una ciotola e tenete coperta e in luogo tiepido fino al raddoppio (c.ca 1h30). 
  • Su una spianatoia infarinata, rovesciate l'impasto lievitato e pesatelo. Il mio era esattamente 1060 g.  Dividetelo in 5 pezzi uguali (nel mio caso 212 g ciascuno). Pirlateli in belle palline tonde sigillate con cura sul fondo e sistemateli nello stampo che avrete imburrato bene e coperto con carta forno sui lati (v. foto).
  • Coprite la cima con pellicola trasparente appena appoggiata e fate lievitare per 2 ore in luogo tiepido. 
  • L'impasto raggiungerà il bordo del vostro stampo. Spennellatelo con latte e mettete in forno a 180° sulla griglia appoggiata alla prima tacca in basso. La brioche dovrà cuocere per c.ca 40 minuti. Controllate intorno ai 20/25 minuti perché la superficie sarà già bella dorata. Coprite con un foglio di alluminio e continuate a cuocere per il restante tempo. 
  • Quando sarà pronta, toglietela dal forno e mettetela all'aperto per una decina di minuti, quindi toglietela dallo stampo sollevandola dal centro, in modo che non si formi condensa. E proseguite il raffreddamento. Cercate di togliere anche la base non appena sarete in grado di gestire il calore della brioche. Purtroppo si forma velocemente la condensa che finisce coll'inumidire la base del lievitato. Io sono riuscita a toglierla dopo c.a 15 minuti con estrema cautela. 
  • Si può congelare a fette ed avere la propria brioche pronta per la colazione ogni mattina, passandola un attimo nel tostapane. Splendida da sola, è meravigliosa spalmata di marmellata o tutto quello che la vostra fantasia vi suggerisce (anche salmone e formaggi). 

venerdì 1 maggio 2020

Frittata soufflé e il pic nic mancato

If you want to sing out, sing out - Cat Stevens
Ho sempre amato i pic nic.
Ho un ricordo lontano delle mie prime scampagnate sul Ticino. Avevo forse 5 o 6 anni.
Quando vivevo a Milano, il Ticino era un po' il nostro mare.
Mi madre aveva una cesta di vimini color marrone bruciato, molto grande o almeno, a me sembrava così.
I piatti di plastica non esistevano, semmai di carta, ma lei portava quelli di ceramica che venivano fissati da laccetti di cuoio resistenti.
I bicchieri, quelli si, di plastica. E noi bambine avevamo i nostri bicchieri magici, ve li ricordate?
Erano tanti cerchi di plastica dura di diametro crescente, uno incastrato nell'altro.
Stavano comodamente dentro due coperchietti avvitabili e quando svitavi il sopra, capovolgevi l'altro ed usciva il bicchiere, componendosi come una sorta di cannocchiale alto 10 cm.
Quando bevevo, avevo sempre il terrore che il bicchiere si richiudesse ma questo, misteriosamente, non succedeva mai.
La cesta di vimini conteneva tutto il necessario per il pranzo e spesso su questo argomento mi sono confrontata con mio marito.
Lui ricorda benissimo i pic nic con la sua famiglia di quando era bambino, semplicemente perché c'era sempre un piatto preparato da sua madre (e confermo perché lo ricordo anche io, che sono arrivata molto dopo, perché mio marito mi ha sempre costretto e ripetere le routine della sua famiglia) che non poteva mancare, ovvero la micidiale lasagna al forno servita ancora caldissima.
Io invece non ricordo nulla di quello che preparava mia madre, perché il cibo era assolutamente l'ultima cosa che mi interessasse al momento, impegnata com'ero a mettermi nei guai.
Di certo però cerano pietanze da servire sui piatti e mangiare con la forchetta: della pasta condita in maniera semplice e certamente dei panini con l'immancabile frittata, adorata da mio padre.
Una bella macedonia come dolce. All'epoca mia madre non cucinava granché.
Il tutto veniva appoggiato su un tavolinetto pieghevole mentre noi mangiavamo sedute su un plaid e continuavamo a giocare senza troppe distrazioni.
Crescendo i più classici pic nic cadevano proprio il 1 Maggio, con amici e un'organizzazione scientifica per preparare i bracieri per la grigliata perfetta.
Nelle macchine entravano tavolate che avrebbero ospitato 4 famiglie, con tanto di sedie!
Ed il cibo che bastava per pranzo e cena.
Il primo maggio di quest'anno magari lo faremo in terrazza, ovviamente da soli.
Sempre che il tempo sia clemente!
Ecco la mia personale Piccola Guida per il Pic nic perfetto e “sostenibile”. 

Organizzare un pic nic è una cosa semplice purché si abbia la complicità del tempo meteorologico e negli ultimi anni il sole non è sempre così scontato.
Così se vogliamo organizzare una gita fuori porta, che sia al mare, in campagna o montagna, portando con noi cose buone a cornice di una giornata perfetta, dobbiamo seguire semplici brevi precauzioni. Con un occhio speciale alla natura che ci ospita.

1.     IL METEO: La base di tutto. Organizzatevi in anticipo ma date un’occhiata al meteo un paio di giorni prima, per passare al piano B in caso di capricci del tempo. Trovarsi sotto un temporale nel mezzo del nulla non è piacevolissimo. A questo proposito dotatevi di una bella tovaglia cerata che sarà la base della vostra tovaglia in tessuto, se il terreno è umido di piogge precedenti (ma che è comunque un aiuto anche in spiaggia o sui prati dei pascoli montani).
2.     COSA PORTARE? Tenere sempre a mente che un pic nic non è il festival dell’abbuffo. Potrete decidere di fare come le nostre nonne o mamme che si armavano di lasagne, parmigiane, panini con la cotoletta, peperonate – tutta roba leggerissima – e le tiravano fuori dalle borse avvolte dai canovacci per tenerle al caldo.  Oppure declinare il tutto in un vero e proprio “déjeneur sur l’herbe”, aggraziato, buono ma non eccessivo, con quel tanto di eleganza che non guasta mai, evitando di lasciare tracce del nostro passaggio alla partenza. Via libera allora a cestini di vimini con piatti in ceramica o plastica colorata riutilizzabili, bicchieri e calici di vetro, tovaglioli in tessuto. Una bella borsa di polibox per conservare il ghiaccio e qualche bibita la fresco, posate in metallo leggero.
3.     LA COMPAGNIA: portate con voi chi volete ma meno sarete e meglio sarà. Il rischio di degenerare in una curva da stadio è dietro l’angolo. Non invadete lo spazio con tavolini, sdraio, lettini pieghevoli: non siete in campeggio. La musica, le urla, i cellulari…lasciate tutto a casa che è meglio.
4.     IL MENU: un bel pic nic assomiglia più o meno ad un cocktail, con cibi da spiluccare, portare alla bocca con le mani. Al bando cibi pesanti, unti, laboriosi da servire, pieni di salse o intingoli. Si a panini, focaccine, torte salate, crudité e frutta già pronti e lavati, dolci da credenza in monoporzione o da affettare al momento senza difficoltà. Sono permessi formaggi e salumi da affettare sul posto, insalate da condire al momento ed eventuali paste o risi freddi per i più irriducibili.
5.     USA E GETTA? NO GRAZIE: il nostro pic nic perfetto deve essere sostenibile non una macchina per produzione di rifiuti e plastica. Evitate piatti e bicchieri usa e getta a favore di piatti che siano resistenti e riutilizzabili, rimettete in uso i vostri bei tovaglioli di stoffa che fanno anche allegria e non volano ovunque, ricordatevi di portare con voi dei sacchetti per la raccolta della carta in cui avrete avvolto il cibo e siate gentili con il luogo che vi ospita.
 FRITTATA SOUFFLE’ AL FORNO
 Ingredienti per 6 persone - per uno stampo dalla capacità di 1 litro. 

7 uova medie
4 zucchine con i loro fiori
50 g di prosciutto cotto a fette
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
4 cucchiai di latte
1 piccola cipolla affettata finemente
una manciata di basilico tritato
olio extravergine qb
sale – pepe qb
  • Grattugiate le zucchine grossolanamente, fatele saltare in una larga padella dove avrete rosolato la cipolla in poco olio. Cuocete due o tre minuti, salate e tenete da parte.
  • In una ciotola sbattete le uova con il latte, il parmigiano, il prosciutto tagliato a listarelle, tenendone da parte una manciata, il basilico. Aggiustate di sale e pepe e aggiungete le zucchine mescolando bene.
  • Versate il tutto nello stampo di ceramica imburrato e infarinato, sistemate i fiori di zucchina puliti sulla superfice e rifinite con il prosciutto rimasto. Cuocete in forno caldo a 180° per 45 minuti o fino a quando il tutto non sia ben gonfio e dorato. Trasportate la frittata nello stampo e servitela con una insalatina di misticanza o pomodori.

lunedì 27 aprile 2020

Brownies al cacao facilissimi e perfetti.

Piece of my heart - Janis Joplin
I brownies sono una ricetta a stelle e strisce tra quelle più conosciute ed amate.
Per avere un'idea della loro fama, basta fare un giro in rete: una selva immane di versioni con deviazioni creative al limite della sfacciataggine e ripieni della qualunque.
Confesso anche io di averne diverse interpretazioni su questo blog, ma da anni sto cercando la "mia" versione del cuore, che è quella che ho potuto assaggiare la mia prima volta in Nordamerica, comprata in una bakery sconosciuta di Toronto e assolutamente indimenticabile: brownies densi, con una superficie lucida e screpolata ed un cuore fondente ma consistente costellato da pezzettini di noci pecan.
Niente pezzi di cioccolato, niente glasse, niente di niente.
Non troppo dolci da essere stucchevoli ma con quella nota tostata di cacao che lasciava una bocca deliziosa, pronta per affrontare un'altra mattonella.
Ho cercato e provato a lungo ma credo finalmente di avere trovato quella ricetta, che adesso faccio mia e condivido con voi.
La cosa che ho apprezzato di più di questa ricetta, è la sua facilità di esecuzione, la quantità limitata di ingredienti, il fatto che sia calibrata per una teglia relativamente piccola così che anche una famiglia mignon possa apprezzarla senza che gli venga a noia.
Per ultimo, ma per me forse è la ragione primaria, il sapore ben bilanciato, la meravigliosa scioglievolezza (scusate la licenza poetica) e la grande fedeltà ai sapori che ricordavo.
Circa gli ingredienti, scegliete un cacao amaro di buona qualità, olandese o meno, il migliore che riuscite a trovare. Non usate cacao dolcificato: rovinereste il risultato finale.
L'amarezza del cacao bene si bilancia con la quantità di zucchero prevista, rendendo i brownies molto equilibrati.
La frutta secca (noci o pecan) se vi piace l'idea della croccantezza sotto i denti.
Non rovinate l'insieme con l'aggiunta di chips di cioccolata o avanzi di uovo di Pasqua.
Fateli come indicato, per una volta, e poi variateli come vi pare ma solo dopo che li avrete assaggiati così.
Accompagnateli con frutta fresca, fragole, lamponi, gelato.
Ma da soli sono già assolutamente perfetti!
Ingredienti per uno stampo da 20 x 20 cm 
145 g di burro
250 g di zucchero
80 g di cacao setacciato
2 uova grandi a temperatura ambiente
un pizzico di sale
1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
65 g di farina 00 setacciata
75 g di noci o pecan (opzionali)
  • Accendete il forno a 165°. Foderate lo stampo con carta da forno. 
  • Mettete burro, zucchero, sale e cacao in una ciotola per bagnomaria. Fate sciogliere senza che l'acqua tocchi il fondo della ciotola, fino a che il burro non sarà ben sciolto e l'insieme amalgamato. Mescolate via via che il burro si scioglie ed non otterrete un composto granuloso. Questo procedimento aiuta ad ottenere quella superficie arricciata e leggermente rugosa che per cui questo dolce è conosciuto. Con il calore lo zucchero migra verso la superficie dei brownies, durante la cottura in forno. Lo scioglimento di questi ingredienti può essere fatto anche al microonde ma dovete conoscere le tempistiche ed io preferisco il bagnomaria perché so' come gestirlo. 
  • Una volta sciolti gli ingredienti, togliete la ciotola dalla casseruola e lasciatela intiepidire fino a che l'insieme sarà appena tiepido. A questo punto aggiungete la vaniglia ed un uovo alla volta, mescolando bene il primo prima di passare al secondo. Con l'aggiunta delle uova, il composto granuloso prenderà un aspetto lucido come un pudding. 
  • A questo punto dovrete aggiungete la farina setacciata. Lavorate con una spatola mescolando bene fino a che l'insieme non sia perfettamente omogeneo. L'impasto sarà denso quindi dovrete lavorare con una certa energia perché il burro si emulsioni perfettamente con l'impasto ed aiuto ad ottenere una cottura perfetta e quell'effetto "chewy" che è la principale caratteristica di un brownie fatto come Dio comanda. 
  • Versate l'impasto in uno stampo quadrato di 20 cm di lato, foderato con carta da forno. Fate cuocere in forno nella parte centrale per 20/22 minuti massimo. Controllate la cottura a 20. I bordi saranno già fermi ed il centro morbido. Non cuoceteli troppo perché perderete il meglio. 
  • Fateli raffreddare su una gratella e tagliateli ormai freddi con un coltello molto affilato in 9 quadrati.  Saranno spessi 2 dita. 
  • Si conserva morbido e fondente per 3 giorni coperto da pellicola (ma non arriva alla fine del primo giorno). 

venerdì 24 aprile 2020

Donut Cake: gli incontri con le ricette.

Say you won't Let go - James Arthur
Gli incontri con le ricette, sono come gli incontri con le persone.
Alcune le vorresti ogni giorno sulla tua tavola.
Nei momenti di tristezza ne aneli il profumo rincuorante, e puoi sentirne il sapore sotto il palato con uno struggimento tale da inumidirti il ciglio.
Altre le dimentichi subito, per insipienza, piattezza o eccesso di tutto.
Magari tenti di riprovarci un paio di volte ma scopri che proprio non ti vanno giù.
Certe ricette ti si attaccano al cuore come uno sguardo amoroso, ritornano alla memoria come quella canzone che non smetti di cantare. Hai voglia di rifarle ancora e ancora.
Smetti di cercare quella perfetta perché sai che quella perfetta ce l'hai proprio tu, conservata fra le pagine di un quaderno stropicciato e unto, scritto fitto fitto.
Proprio come quella foto così speciale che ogni tanto accarezzi con lo sguardo.
Ricordi tutto di quella ricetta. Quando e chi e come.
Perché c'è una storia vera dietro ognuna di loro, proprio come per ogni persona che vuoi tenere stretta nella tua vita.
Le ricette che amiamo, quelle che continuiamo a fare e per cui ci ricorderanno i nostri ragazzi, sono il nostro DNA, impresse in noi come il colore dei nostri occhi, il suono della nostra voce.
E parlando di ricette, quella di oggi è già stata fatta, e rifatta, senza avere mai il tempo di fotografarla per condividerla con voi perché una volta messa in tavola, qualche avvoltoio in attesa planava implacabile sulla preda senza dargli scampo.
Ma dal momento che l'ho vista, sulla pagina FB della mia amica Eleonora, è stato un colpo di fulmine che evidentemente ha convinto anche mio marito e mia figlia. 
Eleonora è un'amica di blog da lungo corso. 
La sua vita è talmente incredibile che potrebbe tranquillamente stare in un libro e spero che un giorno lei vorrà raccontarla. 
Da poco è tornata in Europa dopo un periodo in India, e spero che non si allontanerà più così tanto, per poterla riabbracciare presto. 
L'ennesimo cambiamento di "casa" ha coinciso con l'apertura del suo nuovo blog STORIE DA MANGIARE, che vi invito a visitare perché è la sintesi più perfetta di tutto il mondo che è dentro Eleonora e che lei trasmette nei suoi piatti. 
Io la ringrazio per riuscire sempre ad emozionarmi con la sua scrittura ed umanità.

La ricetta è tratta da Midwest Bake, di Shauna Sever.  
Questo cake ricorda nel gusto e nella consistenza, i Donut americani e alla lontana anche quelle famose tortine degli anni '80, le Mister Day, vi dice niente? 
Io vi consiglio di provarla. E' meravigliosa per la colazione, poco dolce e morbida da non credere. 
Ah, il latticello potrete farlo usando 50% yogurt magro e 50% latte scremato. 

Ingredienti per uno 
stampo da plumcake di 23x12
350 g di farina
2 cucchiaini e mezzo di lievito per dolci
mezzo cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaino di sale
2 cucchiaini di noce moscata grattugiata al momento
200 g di burro a temperatura ambiente
175 g di zucchero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
3 uova grandi a temperatura ambiente
225 g di latticello ben sbattuto, a temperatura ambiente
e per finire:
120 g di zucchero a velo
30 g di burro fuso

  • Posizionate la griglia del forno sulla penultima tacca in basso e accendetelo facendo riscaldare a 170°. C Preparate e ungete uno stampo da plumcake e foderatelo con carta da forno, facendo in modo da creare una croce che copra tutti i lati e che sia abbastanza lunga da permettere di tirare il dolce fuori dallo stampo dopo la cottura.

  • In una ciotola, mescolate la farina, lievito, bicarbonato, sale e noce moscata. Che la noce moscata sia grattugiata al momento è importante per il risultato finale. 
In un’altra ciotola invece, lavorate il burro fino a ridurlo in crema, aggiungete lo zucchero e la vaniglia e lavorate il composto fino a che sia leggero e soffice. Adesso, aggiungete 4 cucchiai del composto di farina, incorporatelo e poi cominciate ad aggiungere le uova, una ad una.
  • Incorporate il resto della farina e il latticello in 5 aggiunte alternate, iniziando con la farina e finendo con la farina. L’impasto è molto sodo e si consiglia finire di incorporare gli ingredienti a mano.
  • Versate l’impasto nello stampo preparato e mettetelo in forno per c.ca 60 min. o comunque quando sarà ben dorato e un po’ crepato in superficie.
  • Toglietelo dal forno e fatelo raffreddare 15 minuti nello stampo su una gratella, poi, tiratelo fuori tirando dalla carta forno e poggiatelo sulla gratella. Fatelo raffreddare ancora 30 minuti.
  • Intanto, setacciate lo zucchero a velo su una teglia con i bordi e preparate il burro fuso. Quando il dolce sarà abbastanza raffreddato da poterlo maneggiare, togliete la carta forno e aiutandovi con l’avambraccio, giratelo, spennellate il fondo di burro e mettetelo dritto sullo zucchero a velo. Spennellate i due lati lunghi con il burro e rotolatelo nello zucchero in modo da farlo attaccare, ripetete la stessa cosa con i lati più corti. Rotolatelo ancora una volta nello zucchero e, facendo attenzione, trasferitelo su un piatto da portata.
  • Servite a temperatura ambiente e conservatelo coperto con una pellicola. Si mantiene morbido per giorni. 


martedì 21 aprile 2020

Polpette con fave e limone: il cibo ai tempi dell'ASMR

Il baccalà - Nino Ferrer
Che non si dica che in questo blog trovate solo dolci.
E' molto complicato riuscire a pubblicare ricette salate quando devi mettete a tavola una famiglia.
Ho smesso di fotografare qualsiasi cosa che debba essere servita immediatamente al termine degli scatti, molto molto tempo fa.
Se non avete un blog di cucina, non potete capire quanto tutto questo rasenti la follia.
Preparare un set, sempre che si abbia a disposizione una luce decente, in uno spazio decente (io fotografo generalmente in cucina), tirando fuori una quantità di ammennicoli tra props, accessori, tessuti, pannelli diffusori...un incubo ad occhi aperti.
Il tutto per poi mangiare qualcosa che ha perso la sua qualità dell'appena fatto e finendo col dover riscaldare ogni cosa. Passo.
Ho deciso che non l'avrei più fatto e così è stato.
Adesso fotografo solo cose che possono attendere, o essere preparate prima, oppure che possano essere mangiate da me quando sono sola in casa (ed in questo periodo non succede spesso :D ).
Io non mi faccio problemi di mangiare una pasta semicruda, o fredda, o gommosa.
Ma quando servo un piatto in tavola voglio che la gente sia felice e che ognuno sia concentrato sul suo piatto e sulla conversazione. Non certo sull'attesa.
Questa è anche una ragione abbastanza primaria per cui nei blog e nei social, i dolci la facciano da padrone.
E' la "praticità fotografica".
La seconda ragione è l'"effetto porno" o bramosia di gola, che non devo spiegare perché si spiega da solo, basti scrollare la home di Instagram e capirete.
Da pochissimo ho scoperto un fenomeno che mi ha quasi sconvolto: sono i video della gente che mangia.
I cosiddetti video ASMR food.
ASMR è un acronimo di Auronimous Sensory Meridian response, che altro non è quella sensazione di rilassatezza del cuoio capelluto che scende lungo la schiena in situazioni di grande serenità e piacere.
Pare che guardare gente che mangia in maniera entusiastica emettendo suoni e mugolii, provochi un immediato senso di benessere.
Questa teoria sta riscuotendo talmente tanto successo che sono nati decine di siti con video a hoc. Dalla spazzolatura di capelli lunghi, alla spazzolatura di piatti giganti colmi di spaghetti.
La cosa fondamentale è che chi mangia, deve riempirsi in maniera estrema la bocca ed emettere suoni di ogni genere, altrimenti non funziona (alla faccia delle buone maniere).
Ognuno ha i suoi gusti, ma a livello economico le aziende di food, in particolare Junk food, stanno gongolando.
Ho scoperto tutto questo incontrando casualmente una pagina su Instagram chiamata asmreating (quasi un milione di follower).
Non potevo credere che una persona potesse ingoiare in un colpo solo così tanto cibo, a volte senza neanche masticare.
Dopo un istante di visione, tra suono ed immagini, mi sono sentita male.
Ho avuto una nausea potentissima e ho appoggiato il telefono che non ho ripreso per un bel po'.
Posso affermare che sulla sottoscritta questa modalità di ricerca del benessere, non funziona.
Sarei curiosa di sapere se sono l'unica!
Queste polpette vi porteranno del reale benessere mangiandone una alla volta (anche se ho l'impressione che ve le ruberete dal piatto).
La ricetta è del grande Ottolenghi, direttamente dal mio libro feticcio Jerusalem, continua fonte di scoperte.
Volevo utilizzare le favette appena comprate in un piatto di carne e questa si è rivelata perfetta.
Ho apportato delle mie varianti, come al solito, vale a dire ho omesso la carne di agnello, prevista in parte nella miscela, ed ho aggiunto la cipolla caramellata, che conferisce un guizzo di dolcezza delizioso.
Non omettete il limone e non abbiate paura di far cuocere le polpette nel brodo.
Avrete una salsa magnifica che spazzolerete fino all'ultima goccia.

Ingredienti per 4 persone
350 g di fave fresche o congelate
4 rametti di timo
2 spicchi d'aglio
8 cipolline novelle affettate finemente
3 cucchiai di succo di limone
500 ml di brodo di pollo o vegetale
olio extra vergine d'oliva
sale e pepe nero macinato fresco

Per le polpette
450 g di carne di manzo macinata
1 cipolla grande affettata finemente
60 g di pangrattato
2 cucchiai di prezzemolo e menta tritati + extra per rifinire il piatto
2 spicchi d'aglio schiacciati
1 cucchiaio di spezie miste tipo "baharat" (pepe nero, coriandolo, cannella, chiodi di garofano, cumino, cardamomo e noce moscata)
2 cucchiai di capperi tritati
1 uovo grande sbattuto
1 cucchiaio di zucchero di canna
1 cucchiaio di aceto balsamico o melassa di melograno
sale - pepe qb
olio extravergine

  • In una larga padella dove poi cuocerete anche le polpette, versata 3 cucchiai di olio e la cipolla affettata e fate cuocere a fiamma dolce fino a che la cipolla non passisca e diventi traslucida e molto morbida. A questo punto aggiungete un pizzico di sale, lo zucchero e l'aceto e fate caramellare a fiamma vivace per uno o due minuti. Una volta pronta tenete da parte. 
  • Un una ampia ciotola mettete la carne, tutti gli ingredienti per le polpette tra cui le cipolle caramellate e mescolate bene con le mani per qualche minuto, aggiustando di sale e pepe se necessario (fate la prova cuocendo una pallina di composto ed assaggiandola.) Fate delle polpettine della grandezza di una pallina da ping pong.  
  • Nella padella versate 3 abbondanti cucchiaiate di olio, fate scaldare quindi rosolate bene le polpette a fiamma vivace, girandole via via su tutti i lati. Cuocete la quantità in due tempi in modo da avere lo spazio nella padella per movimentarle con facilità. Una volta pronte, adagiatele su della carta assorbente. 
  • Mentre le polpette cuociono, preparate le fave. Fate bollire dell'acqua in una casseruola e versatevi le fave più grandi (2 terzi della quantità totale), fatele sbollentare per 2 minuti quindi toglietele e fatele raffreddare sotto l'acqua fredda. Privatele della buccia che verrà via velocemente. 
  • Ripulite la padella in cui avete cotto le polpette quindi versate 3 bei cucchiai di olio, aggiungete gli spicchi d'aglio schiacciati, la cipollina tritata, il timo e fate cuocere a fiamma vivace per 5 minuti. Aggiungete il resto delle fave con la buccia, il limone e un mestolo di brodo. Le fave devono essere quasi coperte con il liquido. Fate cuocere con coperchio a fiamma dolce per una decina di minuti. 
  • A questo punto aggiungete le polpette e versate il rimanente brodo. Coprite e fate sobbollire per c.ca 25 minuti, mescolando di tanto in tanto. Aggiustate di sale e pepe se necessario. Potete lasciare le polpette coperte in attesa di essere servite. 
  • Proprio prima di servire, scaldate nuovamente le polpette, aggiungendo dell'acqua se necessario per ottenere una bella salsa, aggiungete le fave sbucciate, le erbe aromatiche ed un cucchiaio di limone e mescolate con delicatezza. Servite immediatamente. 


mercoledì 15 aprile 2020

Tarte aux pommes: la mia personale macchina del tempo.

Paris Je t'aime d'amour - Patrick Bruel 
Nei giorni di isolamento, ripenso sempre più spesso ai viaggi che ho fatto nella mia vita.
Devo anche dire che se dovessi partire in questo momento, per una qualsiasi ragione, lo farei malvolentieri, perché la realtà vera è che la libertà non è nulla senza il senso di sentirsi al sicuro fisicamente.
Ed in questo momento di sicuro ci sono solo le nostre case.
Però i ricordi sono la nostra personale macchina del tempo, il nostro unico tappeto volante ed ogni tanto, nonostante il timore di rientrare da questo viaggio martoriata dalla malinconia, mi concedo di volare lontano.
Mi piace tanto farlo anche attraverso le foto di altri, attraverso lo sguardo di sconosciuti che però, nei luoghi dove anche io sono stata, riescono a raccontare le mie stesse emozioni.
Parigi resta uno dei posti dove tornerei sempre, dove non smetto di programmare mentalmente l'idea di andare, anche solo per 2 o 3 giorni.
E' sempre un posto capace di farmi emozionare, di trascinarmi indietro nel tempo, a quando ero una ragazzina di 17 anni e mi ritrovai lì per lo scambio con la scuola.
I ricordi di quelle giornate sono ancora talmente vivi nella mia testa da crearmi una sorta di contrazione al plesso solare al solo pensiero.
La gioia, lo stupore di tanta bellezza, l'eccitazione di parlare quella lingua che tanto ho amato, la sensazione di essere padrona del mio mondo, di essere viva ed immortale.
Il mio amore per Parigi è partito da lì e dopo ci sono tornata tante e tante volte che non so contare. Per lavoro, per passione, per amore, prima da sola e poi con i miei tesori.
Ad un certo punto della mia vita ho anche sognato di andarci a vivere.
Ogni tanto lo faccio ancora.
Così per non dimenticarmi che devo al più presto programmare un prossimo viaggio nella mia città del cuore, oggi ho preparato una torta che me la ricorda.
Così se non posso andare a Parigi, almeno verrà lei da me.
Dire che è una torta che si fa ad occhi chiusi è poco.
Tutto molto semplice, a meno che non abbiate l'ambizione di farvi la pasta sfoglia in casa ma magari rimandatela alla prossima volta.
Trovate una ottima base sfogliata di pasticceria e partite da lì.
Tutto il resto è semplicissimo ma la bontà è da colpo la cuore e quella composta, potreste finirvela a cucchiaiate.
La ricetta l'ho presa da un bellissimo sito francese che mi ha fatto innamorare: Les Yeux Grognons (come dire "gli occhi  scorbutici") di una giovane pasticciera francese bravissima e ottima fotografa. Ho avuto un coup de foudre per il suo lavoro ed ho in piano di provare molte delle sue ricette.
Fateci un giro. Vi piacerà.

Ingredienti per una tarte da 24/26 cm
Un disco di pasta sfoglia di ottima qualità
140 g di composta di mele alla vaniglia
3/4 mele Golden, Gala, Granny Smith grandi
30 g di burro fuso
un paio di cucchiai di zucchero di canna semolato
confettura di albicocche per lucidare

Per la composta di mele (2 vasi da 250 g) 
10 mele Golden (1kg5 )
100 g di zucchero
Il succo di mezzo limone
i semi di una bacca di vaniglia

  • Per prima cosa preparate la composta di mele che dovrà essere ben fredda prima dell'utilizzo. Sbucciate e private del torsolo le mele. Tagliatele a dadi non troppo grandi e mettetele in una casseruola capiente, con lo zucchero, la vaniglia ed il succo del limone. 
  • Fate cuocere a fiamma dolce per 20/30 minuti, mescolando periodicamente, fino a quando le mele saranno cotte cominceranno a disfarsi. Non avrete bisogno di aggiungere acqua perché le mele ne rilasceranno molta. 
  • Al termine della cottura potrete utilizzare la composta con le mele disfatte grossolanamente oppure come ho fatto io, frullandola con un mixer a immersione e riducendola in una purea fine. 
  • Mettete la composta in due vasi sterilizzati e conservatela in frigo per una settimana. Non è solo buona con questo dolce ma perfetta da servire a merenda ai vostri bambini. Assolutamente deliziosa. 
  • Quando la composta sarà ben fredda cominciate a preparare la tarte. Stendete la sfoglia su un foglio di carta forno quindi distribuite la composta con un cucchiaio fino ad 1 cm dal bordo. 
  • Sbucciate le mele, tagliatele a metà, eliminate il torsolo ed appoggiandole sul lato del taglio affettatele finemente (un paio di mm). Create la prima corona circolare come in foto, sistemando le fettine ben strette l'una all'altra. 
  • Proseguite con l'anello centrale che potrete realizzare nel senso inverso. Al centro sistemate delle fettine come più vi piace. 


  • Spennellate le mele con delicatezza, con il burro fuso e poi cospargete tutta la superficie con lo zucchero di canna. Se vi piace l'idea, potrete aggiungere allo zucchero un cucchiaino di cannella in polvere che ci sta sempre da Dio. 
  • Mettete in forno a 180° e cuocete per c.ca 30 minuti. Se vorrete caramellare le mele, passate gli ultimi 5 minuti la tarte sotto il grill. 
  • Una volta fuori dal forno, spennellate la superficie con la confettura di albicocche che avrete passato prima al setaccio e poi scaldata leggermente per renderla bella fluida. 
  • Servite ancora tiepida, se vi piace con una bella pallina di gelato alla vaniglia. E' perfetta se consumata in giornata.