venerdì 31 luglio 2020

Orecchiette di grano arso con salsa di peperone alici e burrata: cosa farai da grande?

Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band - The Beatles 
Oggi vi chiedo di tornare indietro con la memoria.
Ricordare la risposta o le risposte che vi è capitato di dare a quella famigerata, detestabile, odiosa domanda che tutti abbiamo avuto modo si sentirci rivolgere da bambini: Cosa farai da Grande?
E non parlo di quando avevate 15/16 anni, quando non sapevamo neanche che cosa avremmo fatto un minuto dopo. 
Ma proprio da piccoli piccoli,  a 5/6 anni, quando il mondo era un universo di realtà meravigliose e tutto, nella nostra testa e nel nostro cuore era possibile. 
E' un esercizio di memoria complicato, ma soprattutto è un tornare alle origini delle nostre propensioni, di quei sogni impossibili che però nascondevano una parte sincera del nostro essere piccole persone in grado di pensare in grande. 
E dopo aver ricordato quel sogno, vorrei che mi diceste quando lontani siete adesso da lui, o se invece qualcosa di ciò che fate e siete, gli assomiglia almeno un po'.
Vorrei farvi ritornare bambini per un momento, così concluderei questo gioco lasciandovi la possibilità di confessare senza pudore ciò che invece vorreste fare oggi. E per essere più generosa possibile, potete scegliere tutto, qualsiasi cosa (non mi dite per favore "vorrei un lavoro" o "vorrei vincere quel concorso" o "vorrei essere ricca e bella"). Volate alto con il vostro desiderio più segreto, anche quello a cui non avevate mai pensato ma, toh, eccolo qui. 
Comincio io. Da piccola volevo fare la pittrice o la disegnatrice di fumetti o vestiti (a 6 anni non sapevo neanche cosa fosse una stilista). Questo desiderio è durato sino ai 15/16 anni. 
Oggi sono un agente di viaggi che cucina. Probabilmente disegno con la fantasia. 
Se potessi avere una seconda vita, sarei un'artista di musical. Una roba alla Corus Line, ballare e cantare su un palcoscenico con un grande cast. Non necessariamente la stella, ma una del gruppo. 
Adesso tocca a voi! 
Continua la collaborazione con l'azienda Iasa di Cetara, di cui vi ho parlato in questo post. 
Oggi ho voluto valorizzare le meravigliose acciughe sotto sale e la salsa piccante all'interno di una salsa di peperoni molto golosa. 
Il peperone è, insieme alla melanzana, un inno all'estate. 
Io l'ho scoperto da poco nel senso che mi è sempre stato un po' indigesto ma privandolo della buccia, diventa tutto più semplice. Arrostendolo in forno, non solo si facilita l'operazione di "sbucciatura", ma si conferisce un aroma di leggera affumicatura che meravigliosamente si sposa con il gusto delle orecchiette di grano arso. Il grano arso ha un sapore tostato molto particolare ma di grande suggestione e se riuscite a trovarle in commercio, vi consiglio di provare. 
La presenza della burrata, dolce ed avvolgente, ben si sposa con il carattere deciso del peperone e della salsa piccante che conferisce una spinta sensoriale molto interessante. 
Le acciughe invece, sono l'elemento di sapidità che lega tutti gli elementi in un connubio armonico. 
Ho pensato a questa ricetta come un inno alla cucina Pugliese, una delle mie preferite di sempre con la speranza di poter tornare in quella terra nelle prossime vacanze. 

Ingredienti per 4 persone 
360 g di orecchiette di grano arso 
2 peperoni 
50 g di alici sotto sale Iasa 
2 cucchiaini di salsa piccante Iasa 
50 ml di olio extravergine 
200 g di burrata 
Basilico 
sale e pepe qb 
  • Arrostire i peperoni in forno a 220° per 30/40 minuti su tutti i lati. Quando saranno bruciacchiati sulla pelle, toglierli e metterli in un sacchetto di plastica per 10/15 minuti. La pelle verrà via velocemente e ricaverete dei filetti per la salsa. Tenere da parte. 
  • Mettete a cuocere le orecchiette secondo le indicazioni sulla confezione, in abbondante acqua bollente salata.
  • Nel frattempo preparate la salsa: mettete i filetti di peperone in un bicchiere per mixer a immersione con 50 g del cuore di burrata, 1 cucchiaio di salsa piccante, l'olio extravergine, una manciata di basilico e frullate. Se la salsa dovessere essere troppo densa, aggiungete piccoli cucchiai di acqua di cottura per dare fluidità.
  • Scolate la pasta e mettetela in una ciotola. Aggiungete la salsa e mescolate bene. Impiattate e rifinite con i filetti di acciuga che avrete deliscato e desalato, e una cucchiaiata di burrata sulla pasta. Rifinite con ottimo extravergine e foglioline di basilico. Servite immediatamente.  

martedì 28 luglio 2020

Wannabe Tiramisù al cioccolato con pesche caramellate ed amaretti

Don't Rain on my Parade - B. Streisand 
Fra poco più di una settimana andrò in ferie e le sto attendendo come un assetato nel deserto.
Più che la necessità di riposare, visto che non sto lavorando e che le prospettive di una ripartenza del settore turistico si allontanano come il paesaggio dal finestrino di un treno in corsa, sento il bisogno di allontanarmi da qui, con l'illusione che tutto intorno a me sia normale.
Non un viaggio come quelli che abitualmente sogno, ma un ritorno a luoghi conosciuti nel sud del nostro paese, che ho voglia di rivedere insieme alla famiglia.
Ma l'umore generale non è quello che di sempre.
Ho paura del settembre che arriverà e di un inverno che sarà duro e pieno di incognite.
Continuo a sentire che buona parte della positività che mi ha sempre accompagnato nella vita, specialmente sul fronte lavorativo, si sta sciogliendo come un cono gelato sotto il sole.
Mi faccio una quantità di domane senza risposta ed ho sviluppato la propensione al timore ed all'insicurezza.
La realtà vera è che nonostante io abbia sempre amato le sfide, adesso sono stanca.
In quasi 30 anni di questa professione, ne ho dovute affrontare troppe e se all'inizio, l'energia e l'entusiasmo, non ché il fatalismo che mi ha sempre accompagnata, mi aiutavano a superare le difficoltà, adesso è come se non avessi voglia di rialzarmi.
Un'altra prova che non voglia di domare per dimostrare la mia forza.
Spero solo che i pochi giorni di vacanza, portino belle notizie o almeno degli spiragli da cui intravedere una speranza. Ne avrei davvero bisogno.
Una ricetta completamente estiva, senza cottura (a parte la pastorizzazione delle uova) e velocità di esecuzione. Stagione di pesche succose da abbinare ad una crema di mascarpone al cioccolato, per un "wannabe Tiramisù" davvero delizioso.

Ingredienti per 4 persone
350 g di mascarpone a temperatura ambiente
250 ml di panna fresco
115 g di zucchero
150 g di cioccolato fondente tritato finemente
6 tuorli
24 amaretti + 4 per rifinire
6 pesche grandi
80 g di zucchero
  • Preparate la crema di mascarpone pastorizzata. In un pentolino a fondo spesso versate lo zucchero e 35 ml di acqua e fate bollire per 4/5 minuti sino a che non si formeranno delle bolle grandi e trasparenti al centro.
  • Mentre si forma lo sciroppo di zucchero, mettete i tuorli in una ciotola e con una frusta elettrica iniziate a montarli. Quando lo sciroppo sarà pronto, versatelo lentamente a filo sulle uova mentre continuerete a montare ad alta velocità. Dovrete continuare a montare sino a che i tuorli non avranno raddoppiato di volume, saranno chiari, spumosi e lucidi, c.ca 10 minuti. La cosa migliore sarebbe usare un’impastatrice con gancio a frusta.
  • Sciogliete il cioccolato a bagnomaria quindi versatelo a filo nel composto di uova ed incorporatelo. Con una spatola aggiungete il mascarpone e per ultimo la panna montata a neve ferma. Incorporate tutto con una spatola con delicatezza.
  • In una larga padella, fate sciogliere lo zucchero fino ad ottenere un caramello biondo quindi aggiungete le pesche sbucciatate e tagliate a dadini. Fatele caramellare saltandole per qualche minuto fino a che non saranno dorate. Tenetele da parte con il loro succo. Formate i bicchierini mettendo la crema in un sac a poche. Il primo strato di c.ca 1 cm sarà di crema, poi pesche, 2 amaretti sbriciolati, crema in uno strato di 3 cm, pesche, amaretti e strato finale di crema. Rifinite con le pesche, scaglie di cioccolato e gli ultimi amaretti sbriciolati. Mettete in frigo per almeno 3 ore o tutta la notte.


mercoledì 22 luglio 2020

Tortine Paradiso variegate con More e Mirtilli

People - Barbra Streisand 
Lo so, non è proprio il periodo adatto per accendere il forno, ma certi fruttini meravigliosi si trovano solo adesso, e la voglia di infilarli in un dolce era irresistibile.
Così invece della solita torta, ho pensato a delle mono porzioni, che sono davvero deliziose.
Si presterebbero benissimo per un te con le amiche, magari bello ghiacciato al fresco di un giardino, se si ha la fortuna di possederlo.
In ogni caso, abbiate occhio di surgelare un po' di questi frutti per l'inverno, perché vi torneranno utili per mille preparazioni.
Oggi sono di corsa.
Mi aspetta una giornata di preparazioni per una cena importante ed a partire dalla spesa, sono già in ansia.
Presto vi farò vedere che cosa ho preparato, ma in genere su cene che richiedono un certo impegno, vado abbastanza sul tradizionale, confidando nei miei cavalli di battaglia.
E voi come vi comportante in questo caso?
Cercate di stupire con effetti speciali, o ricorrete alle vecchie, care ricette che vi fanno sentire padroni della vostra cucina?
Una buonissima giornata amici.
Ingredienti 
Per 6/8 tortine da stampo muffin classico o 3 tortine diametro 10 cm

100 g di burro morbidissimo 
100 g di zucchero 
100 g di farina 00
2 uova medie a temperatura ambiente 
1 cucchiaino di lievito per dolci 
la scorza grattugiata di mezzo limone non trattato 
50 g di more freschi 
50 g di mirtilli freschi 
Burro per gli stampi
Zucchero a velo per rifinire 

Composta di more e mirtilli
100 g di frutti misti
2 cucchiai di zucchero semolato
il succo di mezzo limone
  • Preriscaldate il forno a 180°. Montate il burro con lo zucchero con una frusta elettrica fino ad ottenere un composto pallido e soffice. Sbattete bene le uova quindi aggiungetene una cucchiaiata alla volta al composto di burro, senza aggiungere la successiva se la prima non sarà stata ben incorporata. Continuate così montando fino al termine delle uova. 
  • A questo punto aggiungete la scorza di limone, la farina setacciata con il lievito ed incorporate bene con una spatola,
  • Imburrate e spolverate di farina gli stampi quindi versate metà del composto in ognuno. Distribuite la metà delle le more ed i mirtilli sull’impasto  quindi ricoprite con il resto del composto e distribuite il resto dei fruttini. Fate in modo che gli stampi siano riempiti per 2/3 della loro capienza perché cresceranno in cottura. 
  • Infornate per 20/25 minuti (per gli stampi piccoli) e per c.ca 30 minuti per quelli più grandi e fate la prova stecchino per la cottura: dovrà uscire pulito. 
  • Fate raffreddare le tortine negli stampi quindi sformate e servite cospargendo con zucchero a velo. Potrete accompagnare con composta di mirtilli e more e panna fresca montata. 
  • Si conservano per 3/4 giorni sotto una campana. 
Per la composta
  • Mettete i frutti in una piccola casseruola insieme a zucchero e limone. Fate cuocere a fiamma media mescolando via via in modo che i frutti si cuociano fino a disfarsi, c.ca 10 minuti. Quando il composto sarà denso e sciropposo, spegnete e filtrate attraverso un colino. Fate raffreddare e servite insieme alle tortine 

venerdì 17 luglio 2020

Insalata di patate novelle alla Mediterranea

Onda su onda - P. Conte 
Sono capitata a Cetara molti anni fa, fresca sposina che accompagnava il marito in una missione di lavoro.
Era il 28 giugno.
Come faccio a ricordarmelo? Perché il giorno dopo avrebbe avuto luogo la celebrazione dell'Apostolo S. Pietro ed il paese era già in festa.
Cetara è l'ultimo borgo sulla Costiera Amalfitana prima di giungere a Vietri sul Mare.
Il borgo come lo ricordo (ci sono tornata poi in inverno e mi ha sempre fatta sognare), piccolo, aperto direttamente sul mare e abbarbicato alle colline circostanti che si trasformano in un monte alle sue spalle, è ancora autentico e lontano dai fasti turistici di un'Amalfi o Positano, quindi assolutamente incantevole.
Arrivarci durante una festa così importante che coinvolge tutto il paese, mi ha lasciato un ricordo splendido nel cuore, grande come l'emozione dei fuochi d'artificio sul mare a chiusura della processione del Santo, portato su una barca.
Cetara è anche il posto dove ho mangiato i miei primi spaghetti con la colatura di alici, prodotto per cui è famosa nel mondo: uno dei piatti più straordinari che uno possa immaginare, considerando che è realizzato con praticamente 3 ingredienti.
Ma non c'è solo colatura a Cetara: uno dei prodotti principe è il tonno, che ancora viene lavorato a artigianalmente spesso da mani femminili, e le acciughe ovviamente, messe sotto sale con antica maestria e dalla cui acqua di vegetazione si ottiene il celebre condimento.
La ricetta di oggi nasce dalla collaborazione con un'eccellenza di Cetara, l'azienda IASA che dal 1969 lavora il tonno ed è la prima in Italia a conservarlo in filetti interi nel vetro.
Per me è stato un'enorme sorpresa scoprire la qualità del prodotto di questa piccola azienda familiare che non potrete trovare nella grande distribuzione, ma che volendo potrete provare ordinando direttamente dal loro sito.
Dimenticatevi qualsiasi "tonno che si taglia con un grissino".
La qualità del tonno sott'olio non è data dalla sua "morbidezza" se così vogliamo chiamarla. Nella maggior parte dei casi aprendo un scatoletta o un vasetto, il prodotto si sbriciola a toccarlo.
Per la prima volta ho assaggiato un filetto di tonno consistente, dal gusto intenso, non eccessivamente sapido, favoloso per essere utilizzato in tantissime preparazioni.
Anche se confesso che io lo mangerei al naturale senza pensarci su troppo.
Per questa prima ricetta, perché ne arriveranno altre, ho usato un Tonno bianco sott'olio e patate novelle con un condimento a base di colatura che conferisce una spinta di salinità marina davvero interessante. Semplice semplice.

Ingredienti per 4 persone
1500 g di patate novelle con la buccia
200 g di Tonno Bianco Iasa
due cucchiai di fiori di cappero sottaceto
50 g di Olive Taggiasche sott'olio
Un mazzetto di prezzemolo tritato grossolanamente
1 cucchiaino di colatura di Alici Iasa
il succo di mezzo limone
30 ml di Olio extravergine d'Oliva Colline Salernitante Dop
Sale in fiocchi qb
  • Lavate accuratamente le patate scegliendo fra le più piccole. Mettetele in abbondante acqua fredda e portatela a ebollizione. Cuocete sino a quando le patate non saranno morbide ma la buccia ancora integra (ci vorranno c.ca 25 minuti).  Scolatele, raffreddatele sotto acqua fredda e pelatele con le mani velocemente e lasciatele raffreddare. 
  • Nel frattempo preparate una citronette con l'olio extravergine, il limone, la colatura sbattendo bene gli ingredienti.
  • Condite le patate con la citronette ed aggiungete il prezzemolo mescolando bene. Salate con i fiocchi di sale. 
  • Versate il tutto nella ciotola di portata e disponete con grazia i filetti di tonno bianco privati del loro liquido di conservazione, le olive taggiasche ed i fiori di cappero sott'aceto. Servite a temperatura ambiente. 

lunedì 6 luglio 2020

Galette di amaretti alle pesche e cioccolato: il mio primo video

You're the best thing - Style Council 
Oggi una intro breve breve per presentarvi una novità. 
Niente di che, sia chiaro, ma nel periodo della quarantena ho speso parte del mio tempo libero a sperimentare l'idea di realizzare piccoli video delle mie ricette. 
Lavoro ingrato perché non ne so assolutamente nulla: a parte qualche video live girato sui social mentre vado in giro, qualcosa di simile, con organizzazione, luci, musica e montaggio tutto fatto in casa, era per me qualcosa di inimmaginabile. 
Ci ho provato e ve lo lascio qui. E' la procedura per fare la ricetta di questa deliziosa galette di stagione. 
Se avrò più tempo in futuro, magari ci riproverò. Voi ditemi se vi è piaciuto. Ma anche se vi ha fatto schifo, che dalle critiche si impara sempre. 
Una buona giornata a tutti amici. 



Ingredienti per 6 persone 
200 g di farina 00
60 g di zucchero semolato superfine
50 g di amaretti ridotti in polvere. 
un pizzico di sale
125 g d di burro tagliato a pezzetti
2 tuorli leggermente battuti
100 g di cioccolata al 70% tritata grossolanamente
5 pesche Nettarine a giusta maturazione, con la buccia. 
1 o 2 cucchiai di zucchero demerara per rifinire
Poco latte per spennellare. 
  • Per prima cosa fare la pasta. Con una frusta o una forchetta, miscelate la farina, lo zucchero, la farina di amaretti ed il sale nella ciotola di un mixer. Trasferite nel mixer ed aggiungete il burro e con il pulse frullate per ottenere una consistenza briciolosa. Aggiungete i tuorli, poco alla volta pulsando dopo ogni aggiunta per ottenere un'impasto rustico. Potrete fare l’intera operazione a mano. 
  • Versatelo su una spianatoia, impastate brevemente e date la forma di un disco. Coprite con pellicola e fate raffreddare per 30 minuti.
  • Nel frattempo preriscaldate il forno al 180° e mettete una teglia all'interno a scaldare.
  • Stendete l'impasto fra due fogli di carta da forno in un cerchio di c.ca 32 cm di diametro. Con cautela togliete il foglio superiore. Utilizzando una ciotola o un coperchio come guida, segnate (facendo attenzione a non tagliare) una circonferenza di c.ca 22 cm di diametro nel centro dell'impasto.
  • Cospargete la cioccolata all'interno del cerchio piccolo. Affettate le pesche e sistematele con grazia sulla cioccolata. Piegate i lembi della frolla verso l'interno, plissettando e premendo delicatamente per ottenere un bel bordo via via che lavorate.
  • Spennellate con il latte e cospargete l'impasto e la frutta con lo zucchero demerara. Velocemente fate scivolare la galette con il foglio di carta da forno sulla teglia calda e cuocete per 30 minuti fino a che non sia dorata e croccante sotto.
  • Servite ancora calda magari accompagnata con una pallina di gelato alla vaniglia. 

venerdì 3 luglio 2020

La focaccia alta come piace a me

That's the way (I like it) - KC & the Sunshine Band
Fa decisamente caldo.
Siamo entrati in quel periodo in cui il solo pensiero di accendere il forno, scatena moti di panico inconsulto tanto che si preferirebbe morire di fame prima di un gesto simile.
Nel mio caso, i pasti quotidiani sono composti per lo più da friselle con pomodoro o insalate della dimensione di una balla di fieno con l'illusione di rinfrescare il corpo ma con la diretta conseguenza di gioiose coliti spastiche.
Eppure, non c'è mai una volta, dico mai, che al pronunciare la parola "focaccia", non svanisca ogni velleità di dieta o timore di temperature infernali.
La focaccia è come una formula magica: calma gli animi tristi e rallegra la tavola.
Non c'è cosa che la batta...a parte una pizza fatta come si deve.
Durante la quarantena ho vinto l'ancestrale soggezione nei confronti della pizza, praticando e sperimentando con molta frequenza fino a trovare la mia ricetta del cuore tanto che mio marito, il pizzaiolo di casa, ha ceduto spontaneamente il bastone del comando (ma nella testa mi gira un certo sospetto di opportunismo), alla sottoscritta, dicendo che come faccio la pizza io, lui mai.
Mah, crediamoci per quieto vivere, anche se effettivamente la pizza viene proprio buona.
La pratica negli ultimi tempi ha virato verso la focaccia.
In casa la preferenza va verso una focaccia bassa, tipo pizza bianca, o quello che da noi chiamiamo affettuosamente "ciaccino".
La mia preferita però, resta quella alta, tipo focaccia toscana unta all'inverosimile, croccante sull'esterno e soffice, alveolata e panosa all'interno.
Nella mia testa, la focaccia deve potersi farcire, ecco.
Deve potersi aprire in due con il coltello senza portarsi via una mano, riempirsi di ogni bontà e contare con gli occhi adoranti, tutte le bolle che si formano nell'impasto in un tripudio golosa felicità.
Questa ricetta è il risultato di diversi anni di sperimentazione, cominciati  dalla focaccia alla genovese di Alessandra e conclusisi con l'improvvisazione a braccio soprattutto relativamente alla maturazione e idratazione.

Ingredienti per una teglia di 32 x 40 cm
600 g di farina 0 (almeno 12% proteine - io uso Petra per Pizze e Focacce).
450 ml di acqua a temperatura ambiente
12 g di sale
2 g di lievito di birra disidratato
3 cucchiai di olio extravergine

Per la salamoia
30 ml di olio extravergine
50 ml acqua
sale in fiocchi qb

  • Mettete la farina in una larga ciotola con il lievito. Mescolate con una frusta. Aggiungete l'acqua e con una spatola mescolate incorporando l'acqua e lavorandola dal basso in alto. Aggiungete il sale quando l'acqua sarà stata assorbita quindi per finire l'olio. Non dovrete lavorare l'impasto  con la spatola per più di qualche minuto fino a che non sarà abbastanza omogeneo. Se necessario aggiungete poca acqua per pulire l'eventuale farina rimasta sulle pareti. A questo punto coprite la ciotola e fate riposare per 30 minuti.
  • Trascorso questo tempo, fate il primo ciclo di pieghe, inumidendovi la mano e sollevando un lembo dal bordo verso il centro dell'impasto. Fate cosi continuando a piegare dal bordo verso il centro completando due giri dell'impasto.  Ricoprite nuovamente e fate riposare per altri 20 minuti. 
  • Sistemate una spianatoia dove potrete lavorare l'impasto. Spolveratela con poca farina. Procedete effettuando un primo giro di pieghe dell'impasto come fatto in precedenza, quindi rovesciate la pasta sulla spianatoia, che a questo punto sarà bella elastica e più sostenuta. Allargatela con delicatezza dando una forma rettangolare e procedete con un giro di pieghe a tre ed uno a due, ovvero piegate il lato corto inferiore verso la metà del rettangolo, quindi girate l'impasto portando il lato superiore verso di voi e richiudete questo lembo sull'altro come un portafoglio. Terminate con la piega a due ovvero girate l'impasto di 90° e piegate il lato corto richiudendolo sul bordo estremo superiore e sigillando bene. 
  • Ripulite la ciotola di eventuali residui di impasto e versate un po' d'olio ungendo bene la ciotola. Sistemate il vostro impasto e sigillate la ciotola con la pellicola. Sistematela in frigo per 24/36 ore. 
  • Quando deciderete di procedere alla cottura, togliete l'impasto dalla ciotola che a questo punto sarà bello pieno di bolle, procedete effettuando di nuovo la serie di pieghe a 3 + 2 e sistemate l'impasto sulla teglia già oleata, comprendolo con la pellicola, e lasciandolo tornare alla temperatura ambiente (1h30-2 h a seconda della temperatura della casa). 
  • Passato questo tempo l'impasto si sarà allargato sulla teglia. Con delicatezza, cercando di non schiacciare l'impasto, stendetelo sull'intera superficie della teglia e lasciatelo riposare altri 30 minuti. Accendete il forno a 230°
  • Preparate la salamoia sbattendo bene l'acqua con l'olio. Con i polpastrelli inumiditi o oleati, precedete a fare i "buchi" sulla focaccia che raccoglieranno poi la salamoia. Aggiungete i fiocchi di sale. 
  • Fate cuocere i primi 15 minuti nella parte bassa del forno, seconda tacca dal basso. 
  • Passato questo tempo, ruotate la teglia e alzatela al centro del forno proseguendo la cottura per altri 10 minuti c.ca fino a che non sia ben dorata e croccante. 
  • Togliete dal forno e togliete immediatamente la focaccia dalla teglia sistemandola su una griglia. Si steccherà perfettamente. 

  • Servitela calda o a temperatura ambiente e farcitela come più vi piace. Potrete congelarla una volta a temperatura ambiente e sarà come appena fatta una volta scongelata. 







lunedì 29 giugno 2020

Graham Crackers: le Gallette del Sig. Graham

Brown Sugar - The Rolling Stones 
Il Sig. Sylvester Graham era un ometto dal fisico gracile e cagionevole.
Soffriva di esaurimento nervoso forse dovuto anche alla sua professione: non deve essere stato facile essere un ministro evangelico nell'America puritana dei primi '800.
I suoi problemi intestinali e di digestione così come la sua costituzione fragile, lo convinsero, a ragione, che un'alimentazione ricca di fibre e priva di carne, alcol e grassi era in grado di curare molti malanni e soprattutto proteggere le persone dal peccato causato dal desiderio sessuale (non per nulla era un fervente puritano).
Quella era anche l'epoca in cui l'industrializzazione avanzava strenuamente nel Nuovo Mondo e una delle innovazioni furono i grandi forni che producevano pane con le prime farine raffinate.
Il pane fatto in casa cominciò ad essere preparato sempre meno visto il vantaggio di acquistarlo già pronto, ma il Sig. Graham intensificò la sua battaglia contro la l'uso di queste farine, diventando il primo sostenitore dell'uso della farina integrale (immaginate come doveva essere quella dell'epoca).
Nel 1829, con l'auspicio di poter convincere sempre più persone dei benefici derivanti dalla farina integrale, preparò i suoi primi crackers, il cui ingrediente principale era proprio una farina macinata grossolanamente, non setacciata quindi contenente dalla crusca al germe di grano, tirata in gallette piuttosto sottili, senza la presenza di grassi e probabilmente con poca melassa per tenere insieme l'impasto.
Mi verrebbe da dire "'na ciofeca" ma mi tratterrò.
Con suo grande stupore, la sua filosofia cominciò ad avere un certo seguito e molti forni locali copiarono la ricetta che via via si modificò nel tempo mantenendo però inalterato l'uso della farina integrale, che prese proprio il nome Graham wholemeal.
Soltanto nel  1898 un gruppo di forni indipendenti creò la National Biscuit Company, che conosciamo tutti come Nabisco iniziando la produzione a livello industriale.
La ricetta fu rimaneggiata con aggiunta di grassi (burro o shortening come lo chiamano gli americani, che potrebbe anche essere una miscela di oli diversi), miele e brown sugar (zucchero addizionato con melassa), e li chiamarono Sugar Honey Graham's. Il resto è storia.
Alla fine degli anni '20, invece nascevano i famosi S'more, inventati da un gruppo di girl Scout: due cracker nel quale rinchiudere a panino un marshmallow abbrustolito ed un quadratino di cioccolata.
Il tutto da mangiare in un boccone intorno ad un falò.
Voi potrete preparare questi crackers in casa vostra, ed utilizzarli anche come base di molti dolci estivi come i cheesecake o provare a realizzare degli S'more con i vostri bambini!
In ogni caso, sono davvero irresistibili
In rete ci sono moltissime ricette per cui volendo potrete sperimentare più versioni.
Io ho utilizzato quella di Alice Medrich, autrice di numerosi libri e giornalista acclamata, nonché colonna portante di Food 52, sito autorevole di cucina americana e non solo.
Mi è piaciuta perché sia zuccheri che grassi sono estremamente controllati, inoltre la lavorazione non prevede il montaggio del burro con lo zucchero, ma una sabbiatura veloce con lama che evita di "bruciare" il burro.
Per finire, viene rispettata la forma originale dei crackers, esattamente quadrata.

Ingredienti per c.ca 40/45 crackers

225 g di farina integrale con anche il germe di grano
55 g di farina di avena
50 g di brown sugar
3 o 4 cucchiai di zucchero semolato per rifinire
1/2 cucchiaino di sale
1/2 cucchiaino di lievito in polvere
la punta di un cucchiaino di bicarbonato
85 g di burro freddo tagliato a dadini
65 g di miele
3 cucchiai di latte
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia o cannella in polvere
  • In una ciotola miscelate le farine con le polveri lievitanti, il brown sugar ed il sale. Usate una frusta a mano. Versate poi il tutto nella ciotola di un mixer con lama, aggiungete i cubetti di burro e frullate con pulse fino ad ottenere un composto granuloso sottile. 
  • In una coppetta versate il latte con il miele le la vaniglia fino a che il miele non si sia sciolto. Versate i liquidi nel mixer e azionate il pulse fino a quando non si formerà una palla 
  • Dividete l'impasto in due e formate due panetti quadrati di c.ca 15 cm di lato. Avvolgeteli singolarmente nella pellicola e fateli riprendere in frigo per c.ca 20/30 minuti. Potrete prepararli anche il giorno prima e lasciarli in frigo fino all'utilizzo. L'importante è che togliate i panetti almeno  ora prima di usarli altrimenti non riuscirete a stenderli. 
  • Accendete il forno a 175° e posizionate due griglie, una nella guida immediatamente sopra il centro e la seconda nella guida immediatamente sotto il centro. 
  • Stendete il primo panetto tra due fogli di carta da forno fino ad uno spessore di 3/4 mm ed una lunghezza di lato di c.ca 20/30 cm (dipende dallo spessore in cui stenderete l'impasto - non devono essere sottilissimi). Cerca di stendere l'impasto tutto allo stesso spessore evitando come la peste che i bordi siano più sottili del centro. Mentre stendi l'impasto giralo un paio di volte per stendere eventuali pieghe profonde che si formano a causa della carta. Stendi la carta e passa il matterello. 
  • Togliete il foglio superiore. Con una forchetta bucate in maniera uniforme l'intera superficie della pasta come vedi in foto quindi cospargete con lo zucchero semolato. Ripetete il tutto con il secondo panetto.
  • Trasferite i fogli sui due teglie da 30/40 e con un coltello affilato rifilate i bordi ed incidete l'impasto a scacchiera, a rettangoli o rombi come più preferisci (potete usare una rotella da pizza).  Lasciate l'impasto del bordo rifilato sulla carta in modo che protegga i bordi dei quadrati dal cuocersi troppo - li eliminerete solo dopo la cottura e saranno comunque buoni da mangiare.
  • Cuocete per 20/25 minuti fino a che non saranno ben dorati con bordi di un bruno più intenso. A metà cottura, cambiate posizione alle teglie, quella in alto andrà in basso con il retro girato sul davanti, e viceversa. 
  • Una volta pronti, mettete le teglie su delle griglie a raffreddare. Rompete i Crackers lungo le linee di incisione e lasciateli raffreddare completamente prima di metterli in una scatola. 
  • Controllate la croccantezza. Se notate che non sono sufficientemente crunchy, perché magari li avete cotti meno del previsto (ogni forno ha la sua tempistica). riscaldate nuovamente il forno a 160° e lasciateli dentro per altri 15 minuti in modo che tutta l'umidità si asciughi. Lasciate raffreddare e controllate. Saranno finalmente super croccanti. 

    martedì 23 giugno 2020

    Mini Moelleux variegati ai mirtilli e limone: ciò che definisce una donna.

    (You make me feel like) A Natural Woman - A. Franklin
    "Come sei invecchiata, eri così bella".
    Sono pochissimo presente su FB, giusto il tempo per postare una nuova ricetta o rispondere ai messaggi. 
    Non scrollo neanche la Home perché spesso e volentieri mi viene il nervoso leggendo certe considerazioni random. ⁠
    Ma ieri mi è capitato sotto gli occhi un post di Heather Parisi in cui rispondeva su IG ad una donna intervenuta con quel commento infelice. 
    Una risposta esemplare ed elegantemente pacata, ma nella mia testa di protofemminista perennemente incacchiata è scattato qualcosa. ⁠
    Immediata, una risata scoppiata in gola pensando alla  giovane "Commentatrice Con ⁠Convinzione di Eternità", perché è certo: lei non invecchierà, non le cadranno le tette né le si ingrosserà il culo (scusate se ho detto ingrosserà) nei secoli dei secoli. ⁠
    Poi dal riso, sono scivolata nella tristezza. ⁠
    Ho letto alcuni dei commenti in risposta al post, tutti elogiando l'indubbia classe della risposta, l'autenticità del suo bellissimo aspetto, la condanna alla chirurgia plastica, l'accettazione signorile del tempo che passa, l'arroganza della commentatrice...ecc. ecc 
    Nessuno però ha messo il punto sulla questione. 
    Ho 53 anni, pochi meno della Sig.ra Parisi. 
    Non sono un personaggio pubblico né ho la fortuna di potermi concedere molti benefit per mantenere il mio corpo ed il mio volto alla ricerca dell'eterna gioventù. E allora? ⁠
    Eppure anche io amo sentirmi dire che sono bella dalla persona della mia vita, specialmente dopo una giornata che mi stravolge, struccata e sfatta dalla fatica. Quello è il momento il cui certe rassicurazioni fanno bene.
    Ma mai, neppure una volta nella mia vita, ho creduto che a definirmi fossero bellezza o età. 
    Un commento che dice molto di quanto ancora la vita di una donna arranchi faticosamente verso l'essere realmente vista come un individuo pieno di sfaccettature e qualità a qualsiasi età. ⁠
    La convinzione della nostra CCCE, prototipo di donna che andrebbe rimandato alla fabbrica per revisione del sistema centrale, è ancora quella di molte altre donne, che si sentono tali soltanto grazie al loro aspetto. 
    Non investono in nient'altro e la crudeltà della loro convinzione genera commenti come quello ricevuto da una donna per altro splendida, come Heather Parisi.
    Ciò che ci definisce donne in quanto esseri umani è lontano anni luce dall'essere bellezza, colore della pelle, età, religione e vale per ogni individuo. 
    Inutile combattere grandi battaglie di eguaglianza quando dobbiamo ancora superare la sindrome di Barbie. 
    Stagione di piccoli frutti che ho voluto mettere in un dolce tipico della tradizione francese.
    Il moelleux altro non è che il "morbido" dove morbido sta per umido, soffice, insomma qualcosa di stupendo da immaginare.
    La texture di questo dolce è densa ma fondente ed umida ed il sapore dei mirtilli è meraviglioso insieme al limone.
    Potrete usare uno stampo tradizionale oppure 3 stampi piccoli da plumcake che risultano deliziosi a vedere.
    Si mantengono morbidi ed umidi per 3 o 4 giorni se accuratamente protetti dall'aria.

    Ingredienti per 3 stampi da 12 x 5 cm 
    170 g di zucchero
    3 uova medie temperatura ambiente
    160 g di farina 00
    2 cucchiaini di lievito in polvere
    150 g di burro
    la scorza di un limone non trattato

    Per la variegatura 
    200 g di mirtilli freschi
    2 cucchiai di zucchero
    il succo di un limone

    Per la glassa (facoltativo)
    125 g di zucchero a velo
    2 cucchiaini di composta di mirtilli
    1 cucchiaino di limone 

    • Per prima cosa preparate la composta di mirtilli che dovrà essere fredda quando la aggiungerete all'impasto. In un padellino mettete i mirtilli con lo zucchero ed il limone e fate cuocere a fiamma vivace mescolando via via, sino a che i mirtilli non cominceranno a disfarsi e formare una salsa densa e profumata. Usate un setaccio per passare la salsa e lasciatela raffreddare in una ciotolina. Può essere fatta anche il giorno prima. 
    • Fate fondere il burro a fuoco dolce o nel microonde. Lasciatelo intiepidire. 
    • Montante lo zucchero con le uova sino ad ottenere un composto bianco e gonfio. Aggiungete la farina ed il lievito setacciati, a poco a poco, incorporando con delicatezza con una spatola.
    • Aggiungete a filo il burro e le zeste di limone ed incorporate sempre con la spatola fino ad ottenere una massa lucida e gonfia. 
    • Imburrate gli stampi e foderateli con carta da forno quindi riempiteli per metà. Con un cucchiaino distribuite in ogni stampo un po' della composta quindi coprite con il resto dell'impasto. Tenete da parte un paio di cucchiai di composta se volete glassare. 
    • Sulla superficie aggiungete altra composta ed al termine con uno stecchino lungo infilato completamente nell'impasto, formate dei ghirigori lungo tutto lo stampo. 
    • Infornate in forno preriscaldato a 180° e cuocete per c.ca 30 minuti. Fate la prova stecchino che dovrà uscire pulito.
    • Una volta cotti, fateli raffreddare su una gratella. Dopo c.ca 10 minuti, aiutatevi con la carta e togliete i cake dagli stampi in modo che non si formi condensa. 
    • Se vi piace l'idea di glassarli una volta freddi, preparate la glassa al mirtillo mettendo 2 cucchiaini di composta ed uno di succo di limone nello zucchero a velo e mescolate bene con un cucchiaino. Se vedete che è troppo densa aggiungete del limone o acqua. Dovrà essere sufficientemente morbida da poter essere distribuita senza spatola. Decorate con mirtilli e lasciate indurire.  


    martedì 9 giugno 2020

    Cheesecake all'italiana con doppio cioccolato e fragole: la mia prima Cheesecake

    Living New York -  R.E.M.
    Cerco di ricordare il mio primo tete a tete con un vero cheesecake degno di questo nome e torno indietro di oltre vent'anni.
    Il mio lavoro mi ha portato spesso in giro per il mondo per fiere e workshop in cui potevo incontrare i miei clienti e nuovi operatori ed il Nord America era ed è tutt'ora il nostro mercato di riferimento. 
    A NY sono quindi andata spesso e prima o poi dovrò decidermi a scriverci un post considerando l'indecente quantità di foto che ho archiviato nel tempo. 
    Uno dei miei primi workshop nella Grande Mela patrocinato da Enit, era stato organizzato a fine Novembre, poco prima che venissero accese le luci del grande albero su Rockfeller Center. 
    L'ufficio Enit di allora, si affacciava sulla pista di ghiaccio più famosa del mondo, e l'aperitivo di benvenuto pre workshop per gli ospiti italiani, era un evento assolutamente irreale, visto che si veniva risucchiati direttamente in un film, protagoniste le facce emozionate di noi perfetti provinciali, il naso appiccicato ai vetri delle finestre del salone, per ammirare quello spettacolo offerto dalla città. 
    I cocktail erano fantastici, ma si usciva dal party senza aver mangiato, un po' brilli e affamati. 
    Io fui presa in ostaggio da alcuni miei clienti che non vedevo da tempo e con cui avevo una bellissima amicizia. L'intenzione era quella di portarmi a cena a sorpresa, e scoprii che avevano già prenotato un tavolo. 
    Lo Stage Deli a NY (vi anticipo che non esiste più), sulla Settima, a due passi dalla Carnegie Hall, era il posto degli after hour per gli artisti che cercavano di riempirsi lo stomaco al termine di un Musical o una Piece a teatro. 
    Un posto mitico, in pieno stile Fifties, costellato di foto in bianco e nero delle celebrità passate da quelle parti. Per una appassionata di Musical e cinema come la sottoscritta, il Paradiso! 
    Se avete visto la Serie "The Marvelous Mrs Maisel" è quel ristorante dove la protagonista e la sua manager si trovano a pranzo molto spesso. 
    Per farla breve, mi ritrovai allo Stage con i miei tre amici desiderosi di farmi assaggiare uno dei pastrami più buoni della città. 
    Mi raccontarono la storia di quel posto, aperto alla fine degli anni '30 da una famiglia Russa e divenuto un luogo di culto grazie anche alla sua posizione nel crocevia dei teatri. 
    Scelsero il menù per me con una selezione stupenda di pastrami e pickles (i loro sottaceti), le patatine fritte più buone mai assaggiate (a pezzi grossi e con la buccia),  il Mamma Mia sandwich, diventato un panino cult in America, ma creato dai proprietari dello Stage Deli per celebrare il famoso omonimo Musical (un panino a tre piani con Tacchino, manzo sotto sale a fettine sottilissime, e Emmental Svizzero e pane di segale della casa). 
    Alla mia domanda "ma hanno anche la NY Cheesecake?" mi sentii rispondere: si, a patto che tu riesca a finirla da sola! Figuriamoci se mi tiravo indietro. 
    La fetta arrivò su un piattino con 4 forchette. 
    Di fronte a quella sleppa di torta bianca alta 20 cm che sfidava la forza di gravità e da cui colava come lava l'immancabile salsa di fragole, fissai con sguardo compassionevole i miei clienti e dissi: vi prego, aiutatemi! 
    Quella è stata la mia prima vera NY Cheesecake e me la sogno ancora. 
    Niente America in questa torta! 
    Questo è il risultato della necessità di smaltire della ricotta e cioccolata quindi  la torta è completamente inventata, un esperimento direi riuscito perché il sapore è delizioso, la torta molto cremosa e soprattutto no è crollata miseramente (la mia prima paura).
    Non ho usato i digestive, ma anche qui ho finito fuori dei biscotti con cioccolata tipo Gocciole o Nascondini, e potrei decisamente affermare che questa torta è stata un degno svuota frigo/dispensa prima dell'arrivo del gran caldo. 

    Ingredienti per uno stampo da 22 cm di diametri
    300 g di ricotta fresca 
    320 g di yogurt greco 
    200 ml di panna fresca 
    4 uova fresche medie. 
    1 cucchiaino di essenza di vaniglia. 
    300 g di cioccolato bianco tritato
    200 g di cioccolato al latte tritato 
    180 g di biscotti tipo gocciole 
    100 g di burro fuso

    Per la finitura - Composta di fragole e meringhette 
    250g di fragole fresche
    2 cucchiai di zucchero semolato
    mezzo limone
    Fragole fresche a piacere e meringhe 
    • Scaldare il forno a 170°. Imburrare leggermente la base e i lati di una teglia tonda a cerniera da 22 cm e rivestirla di carta da forno.
    • Mettere i biscotti nel mixer e ridurli in polvere poi versarli in una ciotola. Unire il burro fuso. Mescolare bene con un cucchiaio e versare il tutto nella teglia, schiacciando bene con il dorso di un cucchiaio. La base deve essere omogenea e alla medesima altezza. Riporre in frigorifero.
    • Fate sciogliere il cioccolato bianco e quello al latte a bagnomaria, mescolando di tanto in tanto, stando attenti che la ciotola non entri in contatto con l’acqua. Quando il cioccolato è sciolto, metterlo da parte e lasciarlo raffreddare leggermente.
    • Scolate la ricotta del proprio siero su un setaccio quindi lavorarla in un frullatore con gancio a foglia, velocità sostenuta. Aggiungete lo yogurt e la panna ed amalgamate bene quindi per ultime le uova leggermente sbattute e la vaniglia.  
    • A filo, incorporate il cioccolato fuso tiepido mescolando a velocità media. 
    • Versare il tutto sulla base ormai fredda. 
    • Avvolgete lo stampo in alluminio affinché eventuale burro non coli dalla base una volta riscaldata. 
    • Cuocere per circa un’ora o fino a che il centro della cheesecake, una volta mosso, oscilli lievemente. Spegnere il forno ma, lasciare la torta dentro ancora per un’ora con la porta aperta da un mestolo di legno. 
    • Toglierla dal forno e lasciatela raffreddare completamente quindi mettetela in frigo coperta da pellicola, per tutta la notte. 
    • Una volta pronti a servire, toglietela dal frigo almeno 1 ora prima. 
    • Per la composta di fragole, lavate bene la frutta e tagliatela a pezzi. In un padellino con lo zucchero ed il limone, cuocete fino a che non sia quasi disfatta. Trasferite tutto in un bicchiere per mixer a immersione e frullate il tutto sino ad avere una salsa non troppo fluida. 
    • Fatela raffreddare ed accompagnate la cheesecake con salsa di fragole, fragole fresche e meringhette. 

    giovedì 4 giugno 2020

    Torta alla banana o Moelleux à la banane: l'esame degli esami.

    L'unico frutto dell'amor
    Sono giorni cruciali quelli che segnano il conto alla rovescia con l'esame più "mitologico" della nostra vita: l'esame di Maturità.
    Nulla raggiungerà l'emozione provata per questo evento che la maggior parte di noi ha la fortuna di vivere.
    Non la laurea, non un esame di specializzazione professionale.
    Possiamo parlare di qualsiasi cosa, ma l'Esame di Maturità è diverso da tutto.
    Forse perché siamo in quel momento della nostra vita in cui tutto comincia, in cui i sogni sono in numero talmente superiore alle delusioni che non ci fa paura niente.
    Siamo carichi come proiettili e lanciati come frecce verso il futuro.
    Ma lui, l'Esame, è un "bobo nero" nascosto dentro l'armadio che smuove le più recondite paure.
    E' il muro da sfondare per raggiungere finalmente "la libertà".
    Lo sapevo già che sarebbe andata così.
    Una maturanda in casa, che sembra vivere su un altro pianeta, priva di qualsiasi emozione nei confronti della "prova suprema", ha fatto si che dentro un mamma dai superpoteri di "scassaminchia" in piena attività, si ripresentasse l'ansia da esame.
    Quell'ansia che lei non mostra lontanamente (è positivo? non lo è? morirò prima di saperlo), e che invece io ho a pacchi, ben condensata come quelle spugne disidratate grandi come un cubetto di ghiaccio che a contatto con l'acqua diventano accappatoi!
    Eh già. Voi direte: stai calma: andrà tutto bene.
    Sono invecchiata di un paio d'anni con il suo esame di Terza Media.
    Secondo voi come ne uscirò da questo?
    Ho talmente tanto tempo libero che forse è la causa della mia ansia da Maturità della figliolanza.
    Se fossi a testa bassa con il mio solito volume di lavoro, non ci penserei lontanamente.
    Allora cerco di tenermi impegnata e l'antistress casca sempre sul fare dolci - insana abitudine - ma che ci volete fare, sono una donna fragile.
    Mi sono innamorata di questa torta vista sul blog di Giulia - Juls Kitchen - ormai luogo feticcio dove mi reco per sognare un po' sulle sue bellissime foto e storie di cucina.
    C'è da fare una premessa: se non vi piacciono le banane, cambiate ricetta.
    Se vi piacciono, fiondatevi di corsa, perché è un dolce semplice ma raffinato nella texture e negli aromi che si sposano meravigliosamente con il profumo della banana.
    Ingredienti per uno stampo da 20 cm di diametro 
    3 banane mature
    150 g di burro
    125 g di yogurt bianco intero
    2 uova a temperatura ambiente
    200 g di zucchero
    1 cucchiaino di estratto di vaniglia
    1/2 cucchiaino di cannella in polvere
    1 pizzico di sale
    220 g di farina 0
    10 g di baking (lievito per dolci)

    • Prima di cominciare fate in modo che tutti gli ingredienti abbiano la stessa temperatura. 
    • Preriscaldate il forno a 180°. 
    • In un padellino fate sciogliere il burro a fiamma dolce quindi fate tenete da parte fino a che non sia completamente intiepidito. 
    • Schiacciate le banane nella ciotola in cui inserirete tutti gli altri ingredienti, con l'aiuto di una forchetta in modo da ottenere una crema liscia. 
    • Incorporate nella sequenza, senza avere fretta, lo yogurt, le uova, lo zucchero, la vaniglia, la cannella, il sale. Usate una frusta per mescolare gli ingredienti di volta in volta
    • Aggiungete un poco per volta la farina con il lievito setacciati, mescolando con cura per non formare grumi. 
    • Per ultimo inserite il burro, che dovrà essere alla temperatura degli altri ingredienti. Questo è molto importante perché se il burro sarà ancora caldo, precipiterà al fondo della torta formano uno strato compatto e rovinando il vostro lavoro. Incorporatelo a filo con cura. 
    • Versate il composto che sarà piuttosto morbido, nella teglia foderata con carta da forno, possibilmente a cerniera. 
    • Cuocete per 45/50 minuti facendo la prova stecchino. Dovrà uscire asciutto ma non dovrete cuocere troppo la torta se vorrete una consistenza umida e soffice. 
    • Lasciatela raffreddare e poi servitela cospargendola di zucchero a velo. 



    lunedì 1 giugno 2020

    Seppie e Calamari in guazzetto con Cous Cous: Benvenuto Giugno!

    Dance me to the end of love - Leonard Cohen
    Benvenuto Giugno!
    Mi pare davvero impossibile che sia già arrivato.
    Se dovessi scegliere un mese che non vorrei veder finire mai, è proprio questo.
    Giugno è l'allegria di scoprire che è finalmente venerdì.
    E' il giorno prima di partire, l'aperitivo che apre il banchetto nuziale, l'ouverture della mia opera preferita.
    Giugno è un vestito che non ho mai messo, ma che mi piace così tanto che vorrei indossarlo solo per una occasione speciale, e quell'occasione capita proprio quando decido che l'indosserò.
    E' il ricordo di una strada di campagna, percorsa a ritroso per tornare a casa mentre il sole del tardo pomeriggio cala dipingendo alberi, colline, vallate di grano maturo con il suo oro liquido.
    E' una passeggiata sulla spiaggia poco prima di scoprire di portare nel ventre la vita.
    Sono le cene nell'aria tiepida della sera, su una terrazza costellata di candele e gelsomino.
    E' la fine della scuola ed i giorni lunghi di libri letti a pancia in giù sull'erba del giardino.
    Giugno è l'attesa del tramonto seduta sulle scale di casa; è mio padre che torna dall'orto con cesti di insalata e le prime fragole; le finestre aperte all'imbrunire da cui entrano le lucciole.
    E' il canto delle rane che gracidano nell'erba umida, le mie Espadrillas rosse, il costume sotto i vestiti per il primo viaggio al mare.
    E' la sensazione che tutto possa succedere e la certezza che succederà e sarà bellissimo.
    E' l'urgenza di vivere, i miei 15 anni, la capacità intonsa di sognare e la bellezza di quello strano sconosciuto dolore intrappolato tra sterno e diaframma.
    Giugno è il rullare di tamburi in lontananza, il grido dei bimbi che giocano in cortile, un'allegria senza ragione, la mia prima milonga all'aperto.
    Non Marzo non Aprile, né Maggio sono i mesi in cui esplode la vita.
    E' Giugno soltanto quel tempo in cui dovremmo essere grati per tanta bellezza.
    E' sempre più difficile per me concentrarmi sullo scrivere senza indulgere in ricordi e nostalgia. 
    Una malattia, quella dell'età di mezzo, da cui non si guarisce.
    Rasento il patetico, lo so, ma certe emozioni a volte mi travolgono e non so come tenerle a bada.
    Mi arrendo e lascio che questo flusso di coscienza esca indisturbato dalle mie dita a scapito vostro.
    Per dare benvenuto a Giugno, un piatto che sa di estate, qualcosa che si più mangiare anche tiepida ed è sempre buonissima.
    Protagoniste seppie e calamari su una montagna di cous cous.
    Facile da fare e ancor più buono da mangiare.

    Ingredienti per 4 persone 
    ·       1 mazzetto di prezzemolo fresco tritato
    ·       2 spicchi di aglio
    ·       30 g di olio extravergine di oliva
    ·       6 filetti di acciuga sott'olio
    ·       8 seppie pulite (c.ca 600 g)
    ·       500 g di calamari puliti
    ·       150 g di pane raffermo ammollato e strizzato
    ·       1 uovo
    ·       600 g di polpa di pomodoro
    ·       300 g di Cous Cous
    ·       1 bicchiere di vino bianco
    ·       50 g di olive nere denocciolate
    ·       20 g di capperi sotto sale, dissalati
    ·       Olio extravergine qb
    ·       Sale, pepe qb

    • Lavate bene le seppie, privatele della pellicina che hanno sul corpo e separate i tentacoli. Tritate grossolanamente i tentacoli. In una larga casseruola (la stessa in cui cuocerete il guazzetto)  fate imbiondire uno spicchio d’aglio con 3 cucchiai di olio quindi cuocetevi i tentacoli delle seppie a fiamma vivace, mescolando continuamente per 3 o 4 minuti, aggiustate di sale e alzate la fiamma, quindi sfumate con mezzo bicchiere di vino. Fate tirare e spegnete.
    • Raccogliete i tentacoli lasciando i succhi nella casseruola e metteteli in una larga ciotola. Aggiungete il pane ammollato e ben strizzato, 4 filetti di acciuga sminuzzati, la metà dei capperi, il prezzemolo, 1 uovo ed aggiustate di sale e pepe. Mescolate bene con le mani in modo che il composto sia ben omogeneo quindi farcitevi le seppie, che dovranno essere riempite solo per 2/3 (durante la cottura si riducono e se sono troppo piene si rompono). Chiudete l’estremità con uno stuzzicadenti.
    • Lavate i calamari che saranno stati privati della sacca di nero, quindi separate i tentacoli e tagliateli ad anello o a striscioline se preferite, e tenete da parte.
    • Nella casseruola fate scaldare altri 3 cucchiai di olio, uno spicchio d’aglio ed i filetti di acciuga rimasti. Fateli sciogliere nell’olio quindi aggiungete le seppie ripiene. Alzate la fiamma a fuoco medio e fatele insaporire su entrambi i lati per una decina di minuti. Aggiungete i calamari, alzate la fiamma e cuocete per un paio di minuti, sfumando con il vino. Salate e pepate quindi aggiungete le olive, i capperi ed il pomodoro. Assaggiate ed aggiustate di sale e mescolate bene. Abbassate la fiamma e coprite. Fate cuocere una ventina di minuti.
    • Nel frattempo preparate il cous cous seguendo le indicazioni della confezione. Non appena pronto, sgranatelo con una forchetta e versatelo su un piatto di portata.
    • Una volta pronte le seppie e i calamari, adagiateli sul cous cous con metà del loro sughetto. Rifinite con del prezzemolo fresco o foglioline di basilico.  Il resto potrete servirlo in una ciotola a disposizione dei commensali.

    venerdì 29 maggio 2020

    Torta di carote all'italiana e gluten free: l'anima della festa.

    Miss you - The Rollin' Stones 
    Attenzione, questo è un post altamente intriso di luoghi comuni!

    Sono certa che ognuno di noi abbia pensato, almeno una volta nella vita, di andarsene da questo paese.
    Personalmente ci ho pensato e tutt'ora ci penso quasi ogni giorno.
    La rabbia, le aspettative deluse, gli ideali infranti, l'osservare il paese che amo diventato un barcone alla deriva, mi fa desiderare di scappare e ricominciare da zero altrove.
    Complice di questa pazza idea, è anche il desiderio mai nascosto di vivere l'esperienza da expat praticamente ovunque nel mondo, possibilmente in un luogo dove burocrazia, corruzione, nepotismo e disconoscimento della meritocrazia non siano di casa.
    Eppure, nonostante non abbia nessuno scrupolo ad affrontare una simile prova, so già che rimpiangerei ogni giorno il mio paese.
    Mi mancherebbe tutto, perché quando si cresce nella bellezza, ed io posso affermare di averlo fatto, non ci si abitua a nient'altro.
    Il lavoro che faccio mi fa incontrare ogni giorno persone innamorate dell'Italia a tal punto che sarebbero disposti a tutto pur di venire a vivere qui.
    Alcuni ci riescono e non so come, non trovano neanche difficile restarci.
    Ma forse la ragione è facile da capire.
    L'Italia è una bella donna sconosciuta che arriva ad una festa dove tutti sono annoiati.
    Lei è allegra, educata, una gran chiacchierona.
    Balla da sola nella musica, si diverte da matti e piano piano tutti si buttano in pista, desiderando di conoscerla, parlare con lei, toccarla.
    E' l'anima della festa e tutti sono affascinati dal suo stile, dalla sua vivace eleganza.
    Ama il cibo, non lo spizzica ma lo gusta con gioia, ne parla, lo offre ai presenti come si offre qualcosa di prezioso.
    Quando se ne va, la sala si svuota. Tutti ripensano a lei, ne parlano, la ricordano. Vogliono rivederla.
    Tutti quanti vogliono essere come quella donna, o vogliono possederla.
    Chi non ci riesce, ne parla male. Ma la rimpiange ogni giorno.
    Così penso che forse resterò qui. Alla bellezza è difficile rinunciare.
    La torta di oggi è un classico della cucina anglosassone e nordica rivista in chiave nostrale.
    Niente glasse, niente burro, niente spezie ma i profumi della nostra terra.
    La ricetta l'ho avuta da quella pasticciera formidabile che è la mia amica Pasqualina del blog Pasqualina in Cucina .
    In questo blog ho già replicato alcune delle sue ricette, e posso dire che sono sempre una enorme soddisfazione per risultato e gradimento generale.
    Questa in particolare, aspettava da tempo di essere pubblicata.
    L'ho preparata praticamente ogni giorno durante la mia esperienza lavorativa in un laboratorio gastronomico nella mia città e spariva nel tempo di metterla al banco.
    Siccome è una ricetta praticamente quasi gluten free, io l'ho sglutinata completamente sostituendo la farina 00 con farina di riso ed il risultato è praticamente identico.
    Che poi sia assolutamente deliziosa, quella è un'altra storia.

    Ingredienti per uno stampo da 24/26 cm di diametro
    300 g di farina di mandorle (o mandorle spellate non tostate)
    300 g di carote crude, tagliate in pezzi o grattugiate
    300 g di zucchero semolato
    4 uova intere a temperatura ambiente
    80 g di farina di riso
    30 g di olio di semi
    16 g di lievito in polvere per dolci
    la scorza di una arancia non trattata grattugiata
    la scorza di un limone non trattato grattugiata
    1 semi di un bacca di vaniglia (o estratto naturale di vaniglia)
    un pizzico di sale
    • Se non avete la farina di mandorle, mettete in un mixer le mandorle con lo zucchero e frullatele con il programma pulse in modo da non surriscaldare la lama. Una volta ottenuta una farina piuttosto sottile, interrompete e mettete da parte in una ampia ciotola. 
    • Mettete le carote nel mixer e frullatele fino a che non avrete un composto fine ma non una purea. Versate il tutto nella ciotola con le mandorle e zucchero. 
    • Aggiungete al composto gli aromi e mescolate bene. Per ultimo aggiungete uova ed olio e date una bella mescolata. 
    • Setacciate la farina con il lievito direttamente sulla ciotola. Aggiungete un pizzico di sale ed incorporate bene il tutto.
    • Versate il composto nello stampo che avrete precedentemente imburrato e foderato con carta da forno e cuocete in forno preriscaldato a 190° per i primi 10 minuti. Abbassate quindi la temperatura a 180 e completate la cottura per altri 45/50 minuti. 
    • Quando la torta sarà gonfia e deorata, fate la prova stecchino che dovrà uscire asciutto. 
    • Capovolgete la torta su una griglia e lasciatela raffreddare. Servitela se vi piace, spolverata di zucchero a velo ed accompagnata da una pallina di gelato o una salsa di frutti rossi. 
    Se cercate altre torte di carote su questo blog vi lascio qui i link