martedì 6 dicembre 2016

Riso libanese con lenticchie: Mujaddara. Ma la gente cucina ancora?

Please come home for Christmas - Bon Jovi
Ma la gente cucina ancora?
Voi, cari lettori silenziosi, cucinate ancora?
E per cucinare non intendo saper aprire con maestria una busta di minestrone surgelato, versarlo con grazia nella straordinaria pentola antiaderente fighissima, accendere il fuoco secondo istruzioni e cuocere quegli esatti 8 minuti che vi separano dalla ciotola fumante e dal cucchiaio.
Intendo cucinare.
Sedersi al tavolo e pensare a quale menu preparare per la cena della vostra famiglia o quella per gli amici che verranno a trovarvi; stilare una lista di ingredienti, andare a comprarli scegliendoli con cura, leggendo le etichette, non lasciandovi incantare dal richiamo delle sirene dal banco dei precotti, facendovi domande sulla provenienza di quel ceppo di insalata così croccante che vi fa l'occhiolino dal reparto verdure, su quel taglio di carne rosea già arrotolata nel suo bello spago, eccetera eccetera eccetera.
Beh, perché cucinare è anche e soprattutto questo.
E' anche ovviamente farsi uno spaghetto aglio e olio, buono, specialmente se è nuovo ed è Dop, ma è tutto quello che viene prima, perché alla fine cucinare è una cosa semplice se si hanno prodotti buoni, certificati, scelti con cura ogni tanto svicolando il super.
Oppure cucinare è un'azione anacronistica?
E' una storia vecchia e svuotata di morale, un mito acchiappacitrulli per arricchire i già troppo ricchi, una perdita di tempo e di denaro perché sappiamo bene quanto il tempo sia denaro.
Perché si parla così tanto di cibo, di cucina, di ricette se nessuno, diciamoci la verità, cucina più?
Fate come me. Giocate a "Cos'ha nel carrello".
Quando andate a fare la spesa al super, buttate l'occhio nel carrello del vicino, che non è detto sia sempre il più verde. Si imparano tante cose.
In particolare nel carrello delle mamme con bambini piccoli o in quello dei clienti un po' più in carne. Queste due categorie sono le più affezionate al precotto, surgelato e confezionato. Alla faccia della salute per la crescita. Alla faccia di tutte le blogger mamme che si prodigano in messaggi positivi e salutari.
I carrelli più oculati e corretti sono quelli degli anziani, dove c'è poco di tutto, ma esclusivamente prodotti che devono essere per forza trasformati da un'operazione culinaria. Che sono quelli più economici. Nei loro carrelli non troverete mai un'insalata in busta o un pollo a pezzi.
Sono anche quelli più tristi in verità perché mi è capitato spesso di vedere togliere dal mucchio una volta alla cassa, perché superato il budget di spesa.
Ma è proprio lì, nel supermercato che capisci che la gente non cucina più. Cioè lo fa sempre meno, disimparando, perdendo il senso ed il valore di questo gesto che non è soltanto nutrirsi come pensano in molti: da che mondo è mondo, si mangia per nutrirsi!
Quando sento questa frase mi viene una tristezza che rasenta la depressione. Un po' come dire che da che mondo è mondo si fa sesso per riprodursi.
Ok, non perdiamo di vista il concetto base: chi cucina ancora?
Ha senso farlo? Ha senso amare il cibo, preoccuparsi di ciò che mangiamo, dispiacersi della sparizione di prodotti e produttori, arrabbiarsi di fronte a chi cucina prendendo in giro il nostro palato e la nostra intelligenza, dare tutta questa importanza all'argomento?
La risposta sta tutta qui, proprio nel concetto che "si mangia solo per nutrirsi".
Che pare il preferito da chi il cibo lo ha portato in una fabbrica e te lo serve bello che pronto.
Un po' come essere tornati alla preistoria, solo che lì si correva per cacciare e si faticava a seminare.
Oggi basta un microonde.
Per chi come me ha ancora voglia di perdere tempo nutrendosi con la gioia di farlo bene, un piatto meraviglioso, semplice, profumato e sensuale come tante ricette che arrivano dal Medio Oriente e da un libro straordinario come Jerusalem di Yotam Ottolenghi.
Ci vuole poco, qualche spezia facile da reperire e un sano e curioso appetito.
Mi raccomando, non lesinate con quelle cipolle fritte: vi faranno uscire di testa!

Ingredienti per 4 persone
4 cipolle dorate affettate finemente
50 g di farina 00
200 g di lenticchie di Castelluccio
olio extravergine qb
1 cucchiaino di semi di cumino
1 cucchiaino di semi di coriandolo
1/2 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaino e mezzo di cannella
250 g di riso Basmati
Un cucchiaino di zucchero di canna
700ml di acqua calda.
Un ciuffetto di coriandolo fresco (a piacere).
  • Cuocete le lenticchie in abbondante acqua leggermente salata, e scolatele quando saranno ancora al dente (2 o 3 minuti meno della cottura prevista dalla confezione). Versatevi uno o due cucchiai di olio extravergine e tenete da parte.
  • Riscaldate 2 dita di olio extravergine in una padella di ferro quindi quando avrà raggiunto i 179/180°, friggetevi le cipolle affettate, che avrete prima passato velocemente nella farina. Friggete in più tempi in modo che le cipolle non siano troppo affollate nell'olio e possano divenire dorate e croccanti. Scolatele su carta assorbente e tenetele in caldo. Se avrete fritto alla giusta temperatura, manterranno la loro croccantezza per lungo tempo. 
  • In una larga padella tipo wok, versate 3 cucchiai di olio ed aggiungete il cumino ed il coriandolo che avrete prima schiacciato leggermente in un piccolo mortaio. Cuocete mescolando a fiamma media fino a che le spezie non emaneranno la loro fragranza. 
  • Aggiungete la cannella e la curcuma, mescolate e cuocete per altri 2 minuti.
  • Aggiungete adesso il riso e lo zucchero e mescolate bene fino a che il riso non sarà ben avvolto dalle spezie, quindi versate le lenticchie e l'acqua e portate a ebollizione. 
  • Abbassate la fiamma e lasciate sobbollire per c.a 15 minuti fino a che il riso non sarà tenero. 
  • Una volta pronto, spegnete, rimuovete il riso dal calore, coprite la padella con un telo pulito e coprite con un coperchio, lasciando riposare per 10 minuti. 
  • Versate il riso sul piatto di portata e sgranatelo con una forchetta aggiungendo metà della cipolla fritta. Mettete il resto della cipolla sulla cima del piatto, decorate con coriandolo fresco e servite immediatamente, magari accompagnato con una salsa allo yogurt. 



16 commenti:

  1. Si, continui a farmi paura... E la ricetta é quella che attendevo con ansia e che voglio replicare, omettendo il coriandolo fresco :)sei sempre un passo avanti a me, socia mia!

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    1. Come vedi, neanche io coriandolo fresco! :D
      Ti abbraccio cara Aurelia.

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  2. Di solito sono una lettrice tanto assidua quanto silenziosa, ma questa volta credo di non potermi esimere da un commento :) Perché questo post parla anche di me in tanti modi, e poi in fondo il bello di questi spazi virtuali è quello di scambiarsi le storie.
    Ho mangiato questo piatto per anni da studentessa universitaria, me lo regalava la mia vicina di casa siriana quando mi sentiva rientrare in casa. Bastava che facessi qualche passo sulle scale perché spalancasse la porta della sua casa sempre profumata di spezie e mi offrisse un piatto di questa meraviglia. Premetto che odio le lenticchie, ma con le mie coinquiline era una continua battaglia per accaparrarsi una cucchiaiata in più di questo riso.
    E forse basta questa storia per capire che il cibo non è solo nutrimento. Quanti ricordi ed emozioni ci sono in un piatto?
    Io ho 25 anni, e la mattina mi piace svegliarmi mezz'ora prima e preparare gli scones per colazione. Me l'hanno detto tante volte che sono pazza, qualche volta anche con aria di superiorità, ma io penso che continuerò così. :)
    Adesso la smetto di blaterare! Grazie per lo splendido post, e ho riso come una matta quando ho letto di "Cos'ha nel carrello?". Lo faccio anche io, provando a immaginare cosa cucineranno per cena gli altri avventori del supermercato (forse sono più pazza per questo che per il mio amore per la cucina).

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    1. Cara Rachele, che storia stupenda e che piacere leggere le tue parole e sapere che pur così giovane, hai un vero amore per il cibo. Non sentirti strana, non lo sei. Spero che questo manipolo di appassionati tenga duro nei confronti del nulla che avanza. Ti abbraccio forte e grazie per seguirmi. <3

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  3. Ma certo che vale la pena cucinare...come vale la pena sfogliare il libro senza nulla togliere all'e-book, fare una telefonata pur sapendo che scrivendo in chat le informazioni passano lo stesso, chiedere al passante dove è la strada che cerchiamo senza sminuire tutti i pregi del tom tom. Cucinare vale la pena perché vuol dire investire nel momento che stiamo vivendo che è l'unica certezza che abbiamo: risparmiare su quel momento in qualsiasii modo, sia di denaro che di tempo che di impegno come dono di amore o il piacere della bellezza vuol dire lasciare che la vita ti passi accanto in attesa di un altro momento che non sappiamo ne se passerà ne ce cosa porterà.

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    1. Come sempre le tue parole hanno quel sapore di saggezza e verità in grado di farmi sentire felice. E' vero: dedicando del tempo alle cose che amiamo non lasciamo che la vita scappi da noi.
      Ti stringo forte cara Marina.

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  4. Il gioco del "Cosa c'è nel carrello?" lo faccio spesso anche io. Mi soffermò a immaginare e cercare di capire se ci sarà qualcuno per cui cucinare, se lo si fa per se stessi, se si fa con amore o solo ammucchiando sapori (e precotti) a caso. Sarà una deviazione professionale, sarà che col cibo ho sempre avuto un rapporto difficile, sarà che è stata la curiosità in cucina, in qualche modo, a salvarmi, ma non mi risparmio mai. Trovo cucinare un atto d'amore, una dichiarazione d'amore a se stessi e alle persone per cui lo si fa e anche oggi, che lo faccio per lavoro, non riesco a risparmiarmi sul tempo da impiegare per preparare al meglio qualcosa che sia per i "clienti" che vengono al locale o che chiedono un servizio catering. E proprio in queste occasioni, spesso, attingo a Ottolenghi. Quel libro è una meraviglia e una magia ad ogni pagina sfogliata :)

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    1. Grazie Paola per il tuo commento. Tu meglio di altri puoi capire quello che provo. E mostri grande coraggio nel perseguire il tuo sogno.
      Ti ringrazio per essere passata. Un bacio grande.

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  5. Anch'io spesso quando sono alla cassa del supermercato osservo i carrelli altrui. Sono una mamma lavoratrice con pochissimo tempo per tutto, ma ai piatti pronti (che peraltro i miei figli non amano) preferisco un semplice piatto di pasta al pomodoro (con la conserva fatta in casa). In rete impazzano video di ogni genere, dove si cucinano torte mettendo tutti gli ingredienti nella ciotola, due giri di cucchiaio e tutto in forno con risultati miracolosi, quando a me mia mamma ha insegnato, anche per le torte fatte ad occhio, a montare uova e zucchero e poi ad uno ad uno unire gli altri ingredienti. E la cosa che mi stupisce maggiormente è il numero di followers per torte preparate con pasta sfoglia pronta, con quantità di zucchero da glicemia, fialette aromatizzate, passate di pomodoro già pronte appena scaldate. Non sono un'esperta di cucina ma vedere libri con questo tipo di cucina in testa alle classifiche di vendita mi lascia perplessa.

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    1. Cara Smile, tu tocchi un tasto che, mannaggia, non mi fare dire cose brutte, va! Purtroppo la blogosfera è un mondo con isole felici e foreste infernali. Sta a lettori sensibili e consapevoli come te saper districarsi e scegliere. La responsabilità di un bravo blogger è anche quella di "insegnare" il lettore a conoscere il buon e il cattivo, ma evidentemente è molto più facile il disimpegno. Come dire: non è importante cucinare ma mostrare piatti dal figo appeal. Tutto ciò che tu elenchi fa parte dell'universo della non cucina, di quella strada che va verso la perdita di radici, tradizione e senso del gusto. Ed è purtroppo, davvero molto triste.
      Grazie per il tuo intelligente commento. Un abbraccio.

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  6. Ricetta da provare me la segno io adoro il riso. Leggendo il tuo post sorrido. Ci penso spesso anche io e mi pongo lo stesso quesito, sopratutto se vado a fare la spesa, appunto, e sbircio nei carrelli altrui un pochino confusa....Quando racconto alle mie colleghe quello che magari ho preparato per cena alcune mi guardano allibite e mi chiedono come faccio ad aver voglia di perdere tanto tempo ai fornelli: Stasera crocchette vegetali pronte da scaldare e poi le patate al forno da mettere al micro... non è più comodo? Ed io alzo gli occhi al cielo. Sarà che sono cresciuta in una famiglia nella quale il cibo vero e la sua ritualità avevano un ruolo centrale e pregnante. Penso a mia nonna. Puoi entrare in casa sua a qualsiasi orario e troverai sempre qualcosa che a fuoco lento cuoce nella sua cucina. E' questa l'immagine che mi porto dietro dall'infanzia. Sarà che forse la superficialità, se così vogliamo chiamarla, è contagiosa. Un saluto caro e scusa per il lungo commento.

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    1. E' la stessa immagine che conservo io cara Mile e voglio tenerla ben stretta. Anche a me succede lo stesso parlando con molte persone. E mi succede molto di più quando invito amici a cena, servo pasta fresca ed un menù completo fatto con le mie mani. E la domanda più stralunata è: ma l'hai fatto tu? Domanda che a me fa anche un po' senso e da un certo punto di vista un po' mi offende, ma a cui ormai ho fatto l'abitudine.
      Resistiamo nella nostra passione Mile: forse non avremo ragione, ma facciamo una rivoluzione silenziosa :)
      Un forte abbraccio.

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  7. avevo fatto questa ricetta per lo starbooks di jerusalem ed era piaciuta tantissimo. meravigliosa!
    e condivido con te questo scoramento sul cucinare. anche se capisco.
    però non concordo su una cosa, almeno qui da noi: non è vero che i carrelli degli anziani siano i più sani. lo è quello di mia suocera, che appartiene davvero a un'altra generazione, a un altro mondo e abita in un piccolo centro del sud. non lo è quello di mia madre, che ha lavorato fuori casa tutta la vita e che quando ero ragazza comprava le patate già cotte in rosticceria. più che dalle generazioni dipende dalle abitudini di vita, dall'essere o non essere sempre fuori casa, e da quanti soldi si hanno.
    insomma, come sempre con i consumi, è complesso, e dipende tanto anche dalla consapevolezza delle persone.

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    1. Ovviamente Gaia, la mia non vuole essere una generalizzazione, che tanto detesto, ma un'osservazione di media, quello che mi capita di notare maggiormente. Potrei dirti che da noi, essendo Siena una città Universitaria, vedo tantissimi studenti armati di carrelli e pochi prodotti precotti, in particolare quelli degli studenti dal Sud, che cercano di ritrovare un minimo senso di casa. Ma la stragrande maggioranza degli anziani che non sono solo cittadini, ma parecchio dalla campagna, hanno carrelli decisamente essenziali e "sani". Ovvio che ci sono le eccezioni, così come fra le giovani madri e le coppie goderecce. Nella stragrande maggioranza dei casi però, nei carrelli c'è poca cucina e molta fretta. Le tue osservazioni, ovviamente, sono corrette.
      Un abbraccio mia cara.

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  8. Cara Patty anch'io spesso sbircio nei carrelli altrui e si vedono cose che la dicono lunga su quanto oggi,nonostante si parli ovunque (in tv,sul web,maree di riviste)di cucina chi pratica davvero quest'arte si conta davvero sulla punta delle dita...e non scherzo...anche persone che conosco,giovani e meno giovani prediligono la filosofia del precotto per(a loro dire)Mancanza di tempo...mia madre lavorava tutto il giorno eppure ha sempre cucinato,anche di notte preparava il pranzo per il giorno successivo...si tratta di volontà,di avere dentro l'amore per il cibo,dare importanza alla salute di se stessi e dei propri cari!!Io la penso così ma sono convinta che noi della blogsfera siamo delle mosche bianche in quanto la massa e' lontana anni luce (dal punto di vista culinario)dal nostro atteggiamento,e il discorso è generale:non c'è sud che tenga...si tratta di una cultura'anticucina e anticibo'diffusa ovunque!!
    Il piatto che proponi mi.piace tantissimo:adoro assaggiare nuovi piatti e scoprire nuovi sapori e questo mi attira e ispira tantissimo:)).
    Grazie mille per la condivisione e i miei migliori complimenti:))
    Un bacione:))
    Rosy

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  9. Adesso quando metterò le mani su una busta di insalata o su una di minestrone surgelato penserò a te, mannaggia che già mi sento in colpa.ho una figlia che ha mangiato pasta e verdure fino a ieri e oggi che le chiedo "vuoi i ravioli?" Mi risponde "no, hanno il verde"! l'asilo e la condivisione del pasto con i bambini più grandi ammazza le buone abitudini culinarie ;-)
    Cucinare in poco tempo, con questi presupposti non è molto semplice, però per gli altri membri della famiglia tento sempre di preparare qualcosa di "cucinato", io però a pranzo me ne vado alla tavola calda, così invece che sbocconcellare schifezze malsane tra una passata di spirapolvere e una lavatrice, mangio un sanissimo secondo con verdure cucinato da altri.
    Questo riso è una goduria, fai riprendere la bimba dall'otite, che poi vado a fare la spesa.

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