Secret Garden - Bruce Springsteen
Io vivo in Toscana in una delle più belle province d'Italia.
Sono ufficialmente una persona fortunata.
La mia casa è un appartamento di 69 mq all'interno di un complesso costruito con edilizia popolare. Terzo piano, vista bellissima e due grandi terrazzi che d'estate moltiplicano lo spazio abitabile e che per una famiglia di tre persone con ambizioni goderecce, sono di gran conforto.
Il mio "orto" è una fioriera larga un metro e lunga quasi tre in cui cresco erbe aromatiche di ogni genere con mia enorme soddisfazione, ma verdure neanche a parlarne.
Il mio orto.......dissolvenza, musica in sottofondo, cambio di scena.
Eccovi nel mio orto, quello che avrò da grande, quando i viaggi saranno un lontano ricordo e per lavoro farò la contadina.
Vi ci porto volentieri, seguitemi, perché questo orto esiste davvero, le foto lo testimoniano, ma come ogni amore impossibile che si rispetti, non sarà mai mio.
Siccome ho vissuto tutta la vita a Siena con una propensione sviscerata verso la Puglia, il mio orto è a sud, molto più a sud di qui.
Giusto al termine dell'incantata Valle d'Itria, alle porte di Fasano, dove tutto cresce come in un giardino dell'Eden.
La mia casa è di pietra bianca, con il tetto piatto e luccicante nel sole in estate. Grande, molto grande perché intorno a me non possono mancare familiari e amici in ogni periodo dell'anno.
Gli olivi incoronano la casa e la proteggono dagli sguardi dei curiosi. Gli olivi sono il simbolo della nostra casa e la fonte dell'olio meraviglioso che produciamo ogni anno, con olive raccolte a mano, anticipando i tempi affinché non cadano e rovinino definitivamente questo prezioso nettare con troppa acidità.
Gli alberi di frutta abbondano: precoche, albicocche, prugne, sontuosi fichi d'estate, melograni, mandorle, cachi e pere in inverno. Il Signore non è stato avaro con questa terra.
La casa è antica, lo so, ma la sua bellezza sta nel segno del tempo. Lasciamo che fiori e piante avvolgano la pace del giardino, aiutandoli soltanto a mantenere la grazia e la gentilezza di un "ordine" naturale. D'altronde loro erano lì prima di noi ed è giusto che restino i padroni del luogo.
Faccio la contadina.
Le preoccupazioni principali della mia vita adesso, sono se e quando pioverà; che la mosca non attacchi il mio oliveto; che animali selvatici non pasteggino sui miei fiori di zucca e con le mie carote; che l'estate non sia troppo arida come spesso qui succede.
Niente cellulare, niente computer, qualche dolore alla schiena e mani sempre sporche.
Un totale, completo, esaltante senso di libertà e comunione con la terra.
Il ritmo della mia vita segue le stagioni e le necessità dell'orto.
Ogni giorno c'è tanto da fare e a tavola si portano solo i prodotti che ci regala la terra, trasformati con amore in piatti semplici e completi. Il nostro olio, i nostri pomodori, le nostre zucchine, zucche e melanzane, i nostri cavolfiori, broccoli, fave e cicoria. Ogni stagione è una festa per il palato.
Non produciamo vino, non abbiamo animali. Ma le masserie intorno a noi possono rifornirci di ogni bene! E poi le mozzarelle e i fiordilatte qui sono tra i più buoni mai assaggiati!
D'estate trovo anche il tempo di godermi il meriggio ed il canto delle cicale oziando nella nostra piccola pozza o dondolando con un libro sull'amaca.
Se allungo un braccio, riesco persino a prendere un frutto dall'albero.
E' una vita faticosa e piena di insidie ma volete mettere?
Ho tutto quello che mi serve e la mia camera tiene fuori il mondo intero, custodendo solo notti amorose e serene.
Questo è il luogo dove vivrò quando sarò una contadina.
Nei periodi di raccolta sarò felice se vorrete venire. Tutto quello che prenderete, lo porterete via con voi!
PS - Tutte le foto appartengono a questo magico posto di cui forse un giorno vi svelerò il nome. Ho avuto la fortuna di visitarlo qualche tempo fa durante uno dei miei soliti peregrinare. E mi ha rubato il cuore per sempre.
Tornando alla realtà con un piede nella mia fantasia, tutto questo è per Sabina, la mia carissima amica di Cook n' book, che si è inventata un gioco stupendo e che per un momento mi ha fatto volare davvero lontana.
Vivendo idealmente in Puglia, non potevo che pensare ad una pasta fatta in casa, magari a dei cavatelli che preparo sempre volentieri grazie al passaggio di testimone di mia suocera Molisana. I cavatelli si fanno anche in Puglia, ma più grandi di quelli molisani ed in questo caso ho pensato di colorarli con una delle verdure di stagione del mio magnifico orto, cime di rapa, che spesso accompagnano gli strascinati ma anche i cavatelli stessi.
Questa volta, le cime di rapa le ho messe nei cavatelli ed ho pensato di condirli semplicemente con delle mazzancolle freschissime, appena saltate nella mia polpa pronta fatta in casa, il tutto morbidamente avvolto da una passatina di lenticchie che ben si sposa con la dolcezza dei crostacei. Un bel filo d'olio extravergine Terre d'Otranto ed il piatto è completo. Ci starebbe bene anche un po' di piccante per chi ama il genere, ma la mia propensione di gusto si dirige verso ingredienti che non coprano con la loro personalità tutto il resto. Quindi uso pochissimo il peperoncino.
Ecco la ricetta dei miei Cavatelli verdi su passatina di lenticchie e mazzancolle.
Per 4 persone:
Per i cavatelli:
200 gr di farina di semola rimacinata
100 gr di cime di rapa (le cimette e le foglie più tenere) peso da cotte.
un pizzico di sale
acqua q.b.
Per il condimento
12 mazzancolle fresche
100 gr di lenticchie di Castelluccio
1 carota piccola
1 cipolla piccola
1 un gambo di sedano piccolo
100 gr di polpa pronta (io ho usato la mia)
olio extra vergine
1 spicchio d'aglio
sale - pepe
Preparate le lenticchie. Fate un battuto di cipolla, carota e sedano, quindi lavate bene le lenticchie. Fate dorare il battuto in 3 cucchiai di oli extra vergine e versatevi le lenticchie e 2 cucchiai di polpa pronta. Mescolate bene per farle brillare quindi aggiungete acqua fino a coprirle. Salate e fate cuocere a fuoco medio per c.ca 45 min. Le lenticchie di Castelluccio sono piccole e tenere e cuociono velocemente. Controllate spesso l'acqua ed aggiungetela se dovesse assorbirsi. Le lenticchie devono restare brodose.
Preparate i cavatelli. Lessate le cime di rapa quindi mettete in un bicchiere da mixer a immersione con 3 cucchiai della loro acqua e frullate fino ad ottenere una purea molto liscia. Se necessario aggiungete acqua quanta.
Mettete la farina a fontana su una spianatoia. Al centro versate il purea di cime di rapa ed il pizzico di sale quindi cominciate ad incorporare la farina, aggiungendo acqua fino a quanta ne incorpora la farina. Impastate a lungo con energia, almeno per 10/15 minuti fino a che non otterrete una palla liscia. Copritela con una ciotola e lasciatela riposare per una ventina di minuti.
Per la preparazione dei cavatelli guardate qui.
In una larga padella antiaderente fate profumare l'olio con uno spicchio d'aglio e versatevi un bicchiere di polpa pronta. Fate insaporire bene e salate, quindi aggiungete le mazzancolle che avrete precedentemente sgusciato ed a cui avrete eliminato il filo intestinale. Fate saltare qualche istante quindi tenete da parte.
Cuocete i vostri cavatelli in acqua bollente salata e scolateli quando saranno saliti in superficie (assaggiate comunque per sentire la cottura).
Frullate le lenticchie con il mixer a immersione ed un po' della loro acqua, e versate la passatina a specchio sui piatti.
Scolate i cavatelli e fateli saltare nel condimento con le mazzancolle.
Disponete la pasta sulla passatina, decorate con le mazzancolle e servite irrorando con generosità con Olio extra vergine Terre d'Otranto.
Con questo post partecipo con grande piacere al contest di Sabina in collaborazione con il Club delle Cuoche "Voglia d'Orto - Maramao perché sei morto?"
lunedì 19 novembre 2012
venerdì 16 novembre 2012
Danubio e la riscossa del lievitato
We are the champions - Queen (live)
Lo so, lo so che non avrei dovuto postarlo, che sono fuori tempo massimo di quasi due anni e che l'MTC a lui dedicato si è concluso degnamente con la vittoria di Stefania, ma permettetemi di farlo.
Consentitemi di essere felice come una Pasqua, di gonfiare il petto come fanno i tacchini e ruotare la coda come fanno i pavoni: questo è il mio Danubio!
Io, l'Attila dei lievitati, il Terminator della panificazione, l'analfabeta del lievito madre, ho fatto il Danubio! Per la prima volta, e mi è venuto pure bello, rigoglioso e tanto.
Devo fare una premessa. Un po' ci rosicavo a vedere tutti questi bei lievitati sui vostri post, queste brioches rubiconde, questi pani generosi e fragranti. Ecchessono io, la figliola del "poro schifoso"? E che non posso incaponirmi e provarci fino alla nausea?
Il trip del lievitato naturalmente mi è partito sempre a causa dell'MTC e soprattutto a causa sua. Naturalmente il primo tentativo è stato flaccido, triste e soprattutto eterno. Col secondo ci ho preso gusto, ho cominciato a veder lampeggiare il mio inesistente "pollice marroncino".
Segretamente a casa ho fatto un pane di segale uscito decentemente ed incredula ma incoraggiata da questa serie positiva, per un giorno davvero speciale ho voluto provare a fare il Danubio.
Dentro di me c'è la certezza che tanta e tale espressione di morbidezza e bontà siano la prova provata che fare qualcosa con e per amore non può che riuscire bene, quindi per il compleanno di mio marito di amore ce ne ho messo proprio tanto e di attenzione a millanta.
Ho osservato l'impasto cambiare di consistenza e acquisire lucidità nella planetaria; ho atteso che la pasta fosse lavorata con cura fino a fare la prova "velo" e ho continuato a ripetermi "non ci credo" quando il velo c'era davvero! Ho lasciato lievitare il tutto cercando di dimenticarmene (perché credetemi, quando il lievitato non si sente considerato, si arrabbia e si gonfia! ), e giunta al momento di suddividere l'impasto in palline, mi sono innamorata di questa pasta morbida, docile, assolutamente malleabile. Nella seconda lievitazione, non riuscivo a non buttare un occhio nel forno, notando come quelle belle palloccole si stringessero come per dire "dobbiamo stare vicine vicine" e crescessero allegramente.
Quando alla fine ho tolto il Danubio dal forno ed un profumo dolce si è diffuso in tutta casa proprio all'arrivo degli ospiti, mi sono sentita una donna felice, serena, sicura di me. Ragazzi, che cosa può fare un lievitato!
La ricetta è naturalmente quella di Tery che ribadisco, è una ricetta spiegata meravigliosamente e lo dice una che, beh, avete capito no?
Io riporto solo la versione con impastatrice ma per l'impasto a mano potrete comunque consultare il suo sito.
Ingredienti per una tortiera da 28/30 cm di diametro
500 gr di farina (300 manitoba, 200 farina 00
150 gr di latte (si può arrivare fino a 170 in base a quanto ne assorbe la farina)
3 tuorli ed 1 uovo intero
1 cucchiaio di sale (8/10 gr)
10 gr di lievito di birra
40 gr di zucchero
1 cucchiaino di miele
80 gr di strutto
20 gr di burro
Sciogliere il lievito nel latte tiepido insieme ad un cucchiaino di miele ed aspettate una decina di minuti quando vedrete che comincia ad essere attivo, al quel punto aggiungete la farina ed iniziate ad impastare.
Unite l'uovo intero e 2 tuorli (uno tenetelo da parte), lo zucchero ed impastate fino ad assorbimento.
A questo punto aggiungete l'ultimo tuorlo con il sale e fate assimilare completamente all'impasto. Quando le uova saranno completamente amalgamate, unite lo strutto ed il burro a ciuffetti ed impastate fino a che non saranno incorporati ben bene. Per rendervi conto, vedrete che man mano l'impasto diventerà liscio, lucido e pulirà la ciotola.
Quando arriverete a questo punto, fate la prova del velo, cioè staccate un pezzetto di pasta e stendetelo finchè non riuscirete a vederne la trasparenza. Se si rompe prima, dovete continuare ad impastare.
Quando l'impasto sarà incordato, mettete a lievitare in luogo tiepido per almeno due ore, fino al raddoppio.
Trascorso questo tempo, sgonfiate l'impasto e fate un salsicciotto. Con un tagliapasta, ricavate tanti pezzetti di cca 30 gr l'uno che schiaccerete tra le mani a formare dei dischi. Al centro mettete il ripieno che preferite (io ho usato prosciutto cotto e scamorza dolce)
Chiudete i dischi sigillandoli sul fondo in modo da formare un paninetto. Nel sigillare, cercate di stendere la superficie della pasta in modo da non formare grinze ed avere un effetto liscio.
Formate tante palline, imburrate una teglia da 28/30 cm, meglio a cerniera e disponete i paninetti vicini ma non attaccati. Fate lievitare fino al raddoppio, c.ca 1 ora, in forno tiepido (basta la lucina accesa).
Spennellate con del latte o tuorlo sbattuto con un po' d'acqua per un effetto più colorito e procedete alla cottura in forno a 220° per 10/15 minuti.
Per la prima volta dopo tanto tempo, ho sgarrato al mio principio di non fotografare mai i piatti quando ho gente per pranzo, ma qui non potevo, è stato più forte di me, il moto d'orgoglio mi ha imposto di immortalare il successo.
Oltretutto ha avuto un successo senza precedenti perché in casa nessuno conosceva questo lievitato, e più di un ospite ha bissato più volte.
Ho deciso che il Danubio diventerà il mio lievitato d'ordinanza quando voglio stupire a tavola!
Chiudo questo post con un piccolo omaggio a Stefania Arabafelice, amica virtuale, compagna Starbookers d'eccezione e persona specialissima, per augurarle un fantastico blogcompleanno, ma per dirle anche che il suo blog è stato uno dei primi che ho scoperto sulla blogosfera e che ho sempre seguito per il suo modo intelligente ed ironico di vedere il mondo, di raccontare l'esperienza di una vita in un luogo complesso e anacronistico come l'Arabia e di sapersi sempre prendere mai troppo sul serio.
Cara Stefania, spero che prima o poi (molto prima che poi) potrò conoscerti dal vivo ed abbracciarti davvero. Nel frattempo lo faccio virtualmente e con grande affetto.
Augurissimi, Pat
Lo so, lo so che non avrei dovuto postarlo, che sono fuori tempo massimo di quasi due anni e che l'MTC a lui dedicato si è concluso degnamente con la vittoria di Stefania, ma permettetemi di farlo.
Consentitemi di essere felice come una Pasqua, di gonfiare il petto come fanno i tacchini e ruotare la coda come fanno i pavoni: questo è il mio Danubio!
Io, l'Attila dei lievitati, il Terminator della panificazione, l'analfabeta del lievito madre, ho fatto il Danubio! Per la prima volta, e mi è venuto pure bello, rigoglioso e tanto.
Devo fare una premessa. Un po' ci rosicavo a vedere tutti questi bei lievitati sui vostri post, queste brioches rubiconde, questi pani generosi e fragranti. Ecchessono io, la figliola del "poro schifoso"? E che non posso incaponirmi e provarci fino alla nausea?
Il trip del lievitato naturalmente mi è partito sempre a causa dell'MTC e soprattutto a causa sua. Naturalmente il primo tentativo è stato flaccido, triste e soprattutto eterno. Col secondo ci ho preso gusto, ho cominciato a veder lampeggiare il mio inesistente "pollice marroncino".
Segretamente a casa ho fatto un pane di segale uscito decentemente ed incredula ma incoraggiata da questa serie positiva, per un giorno davvero speciale ho voluto provare a fare il Danubio.
Dentro di me c'è la certezza che tanta e tale espressione di morbidezza e bontà siano la prova provata che fare qualcosa con e per amore non può che riuscire bene, quindi per il compleanno di mio marito di amore ce ne ho messo proprio tanto e di attenzione a millanta.
Ho osservato l'impasto cambiare di consistenza e acquisire lucidità nella planetaria; ho atteso che la pasta fosse lavorata con cura fino a fare la prova "velo" e ho continuato a ripetermi "non ci credo" quando il velo c'era davvero! Ho lasciato lievitare il tutto cercando di dimenticarmene (perché credetemi, quando il lievitato non si sente considerato, si arrabbia e si gonfia! ), e giunta al momento di suddividere l'impasto in palline, mi sono innamorata di questa pasta morbida, docile, assolutamente malleabile. Nella seconda lievitazione, non riuscivo a non buttare un occhio nel forno, notando come quelle belle palloccole si stringessero come per dire "dobbiamo stare vicine vicine" e crescessero allegramente.
Quando alla fine ho tolto il Danubio dal forno ed un profumo dolce si è diffuso in tutta casa proprio all'arrivo degli ospiti, mi sono sentita una donna felice, serena, sicura di me. Ragazzi, che cosa può fare un lievitato!
La ricetta è naturalmente quella di Tery che ribadisco, è una ricetta spiegata meravigliosamente e lo dice una che, beh, avete capito no?
Io riporto solo la versione con impastatrice ma per l'impasto a mano potrete comunque consultare il suo sito.
Ingredienti per una tortiera da 28/30 cm di diametro
500 gr di farina (300 manitoba, 200 farina 00
150 gr di latte (si può arrivare fino a 170 in base a quanto ne assorbe la farina)
3 tuorli ed 1 uovo intero
1 cucchiaio di sale (8/10 gr)
10 gr di lievito di birra
40 gr di zucchero
1 cucchiaino di miele
80 gr di strutto
20 gr di burro
Sciogliere il lievito nel latte tiepido insieme ad un cucchiaino di miele ed aspettate una decina di minuti quando vedrete che comincia ad essere attivo, al quel punto aggiungete la farina ed iniziate ad impastare.
Unite l'uovo intero e 2 tuorli (uno tenetelo da parte), lo zucchero ed impastate fino ad assorbimento.
A questo punto aggiungete l'ultimo tuorlo con il sale e fate assimilare completamente all'impasto. Quando le uova saranno completamente amalgamate, unite lo strutto ed il burro a ciuffetti ed impastate fino a che non saranno incorporati ben bene. Per rendervi conto, vedrete che man mano l'impasto diventerà liscio, lucido e pulirà la ciotola.
Quando arriverete a questo punto, fate la prova del velo, cioè staccate un pezzetto di pasta e stendetelo finchè non riuscirete a vederne la trasparenza. Se si rompe prima, dovete continuare ad impastare.
Quando l'impasto sarà incordato, mettete a lievitare in luogo tiepido per almeno due ore, fino al raddoppio.
Trascorso questo tempo, sgonfiate l'impasto e fate un salsicciotto. Con un tagliapasta, ricavate tanti pezzetti di cca 30 gr l'uno che schiaccerete tra le mani a formare dei dischi. Al centro mettete il ripieno che preferite (io ho usato prosciutto cotto e scamorza dolce)
Chiudete i dischi sigillandoli sul fondo in modo da formare un paninetto. Nel sigillare, cercate di stendere la superficie della pasta in modo da non formare grinze ed avere un effetto liscio.
Formate tante palline, imburrate una teglia da 28/30 cm, meglio a cerniera e disponete i paninetti vicini ma non attaccati. Fate lievitare fino al raddoppio, c.ca 1 ora, in forno tiepido (basta la lucina accesa).
Spennellate con del latte o tuorlo sbattuto con un po' d'acqua per un effetto più colorito e procedete alla cottura in forno a 220° per 10/15 minuti.
Per la prima volta dopo tanto tempo, ho sgarrato al mio principio di non fotografare mai i piatti quando ho gente per pranzo, ma qui non potevo, è stato più forte di me, il moto d'orgoglio mi ha imposto di immortalare il successo.
Oltretutto ha avuto un successo senza precedenti perché in casa nessuno conosceva questo lievitato, e più di un ospite ha bissato più volte.
Ho deciso che il Danubio diventerà il mio lievitato d'ordinanza quando voglio stupire a tavola!
Chiudo questo post con un piccolo omaggio a Stefania Arabafelice, amica virtuale, compagna Starbookers d'eccezione e persona specialissima, per augurarle un fantastico blogcompleanno, ma per dirle anche che il suo blog è stato uno dei primi che ho scoperto sulla blogosfera e che ho sempre seguito per il suo modo intelligente ed ironico di vedere il mondo, di raccontare l'esperienza di una vita in un luogo complesso e anacronistico come l'Arabia e di sapersi sempre prendere mai troppo sul serio.
Cara Stefania, spero che prima o poi (molto prima che poi) potrò conoscerti dal vivo ed abbracciarti davvero. Nel frattempo lo faccio virtualmente e con grande affetto.
Augurissimi, Pat
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