lunedì 18 febbraio 2013

Un Palio che non si corre ma che sorprende il palato: Il Palio dello Stufato alla Sangiovannese!


Nessuno mi può giudicare - C. Caselli

Quando immagini di conoscere praticamente tutto della tua tanto amata regione, ti rendi conto una volta di più di sbagliare
E' per questo che nella mia vita lascio ampio spazio agli imprevisti ed alle probabilità e difficilmente dico di no ad una novità quand'essa si prospetta: in ogni caso sarà sempre una scoperta. 
Partecipare come membro di giuria ad una kermesse gastronomica è stata una vera novità per me. 
Su invito del critico gastronomico, giornalista, scrittore nonché blogger Leonardo Romanelli, domenica 17 febbraio mi sono ritrovata con grande piacere al tavolo dei giurati del IV Palio dello Stufato alla Sangiovannese che si tiene ogni anno a San Giovanni Valdarno. 
Accanto a me avevo altri due blogger d'eccezione, Cristina di Isalata Mista e CorradoT, con cui ho trascorso delle ore veramente piacevoli. 
All'interno dei locali del Refettorio della Basilica di Santa Maria delle Grazie, in un ambiente suggestivo, abbiamo potuto assaggiare 6 diversi stufati preparati da cuochi amatoriali che sono soprattutto cittadini appassionati di San Giovanni. 
Intorno al noi, un centinaio di amanti della buona cucina, che hanno assistito alla competizione comodamente a tavola, gustandosi un intero menù di piatti della tradizione, su cui ovviamente trionfava il piatto simbolo di San Giovanni Valdarno.
Ma cos'ha di tanto speciale questo stufato per essere diventato protagonista di un vero e proprio Palio? 
Come in ogni antica storia che si rispetti, la verità si perde nel mito. 
La leggenda vuole che sia un piatto originato da mano maschile, nato nelle fucine presenti in questa zona ai primi del secolo scorso, dove erano gli uomini a prepararsi il pranzo e dove ovviamente non vi era tempo di stare troppo attenti a quello che succedeva sul fuoco. 
Lunga cottura a fuoco lento e sapiente dosatura di sapori. 
Si dice che uno di questi abili operai/cucinieri, sia poi stato arruolato in Libia e che sia tornato dalla guerra con un piccolo tesoro in spezie. Da quel momento cominciò ad utilizzare i profumi dell'Africa all'interno di questa pietanza durante le preparazioni negli Uffizi della Basilica. 
Il segreto di questo stufato risiede proprio nel "drogo", la miscela segreta di spezie di cui pochissimi detengono l'esatta combinazione. 
All'assaggio si possono riconoscere senza difficoltà noce moscata, cannella, chiodi di garofano, una discreta quantità di pepe nero, ma altro non saprei dire. 
So solo che il sapore di questo stufato è veramente speciale e quando è preparato con l'amore dei suoi cittadini, diventa assolutamente irresistibile. 
La città di San Giovanni Valdarno celebra l'unicità di questo piatto una volta all'anno, nel periodo di Carnevale, prima del periodo di digiuno richiesto dalla Quaresima. Tutto il paese è in festa. La splendida piazza principale, di fronte a Palazzo Pretorio, è gremita di bancarelle di gastronomia ed antiquariato mentre  in Piazza Masaccio, su cui sorge la Basilica di Santa Maria delle Grazie, gli sbandieratori in costumi medievali, rendono omaggio al Palio dando vista ad un suggestivo spettacolo che riempie il cielo dei colori delle bandiere rosse e celesti. 
La giornata ha reso giustizia alla festa.
Prima del Palio, che non si corre come avviene a Siena, ma si gusta seduti a tavola, si ha la possibilità di emozionarsi ammirando la bravura degli sbandieratori.
La competizione avviene tra 6 "stufatari" di cui non si conosce ovviamente l'identità fino al termine della gara. I partecipanti sono selezionati tra numerosi aspiranti "stufatari" della città ed i sei finalisti sono ovviamente fra i migliori cuochi amatoriali della città. 
Il Palio di quest'anno è stato vinto da Marco Rossi, il più giovane tra tutti i partecipanti. Il suo è stato il primo stufato ad arrivare in tavola ed è quello che personalmente, mi ha immediatamente conquistata. 
Per ribadire che lo stufato Sangiovannese è un piatto di mano maschile, una sola donna tra gli stufatari, la deliziosa Erminia di ben 90 anni. 
Ma come deve essere uno Stufato alla Sangiovannese per essere perfetto? 
Alla vista, il colore della carne deve essere intenso, scuro, non eccessivamente lucido e soprattutto non deve prevalere il rosso del pomodoro.
Il profumo è un altro elemento di grande caratterizzazione. Si deve percepire la presenza delle spezie ma non deve essere aggressiva così come si deve bilanciare con gli aromi del vino e del pomodoro. Non devono esserci aromi estranei o sgradevoli determinati dalla qualità della carne utilizzata. 
La consistenza è un altro elemento di giudizio importante: la carne dopo lunga cottura, deve essere morbida ma ancora compatta, non sfilacciata ma succosa. Lo stufato deve avere il suo intingolo ma non navigare nell'olio o nella salsa. Insomma non deve essere brodoso.
Per finire, tutti questi elementi si devono armoniosamente unire all'assaggio in un bilanciamento di sapori. Quello che ho potuto notare assaggiando i sei stufati, è che in alcuni casi, emergevano troppo le spezie, in particolare il pepe, o l'eccesso di condimento che lasciava la bocca eccessivamente grassa.
Qui sopra, il Presidente di Giuria Leonardo Romanelli, la mia amica Cristina di Insalata Mista e CorradoT, gentiluomo d'altri tempi. Ringrazio Cristina per la foto.



I valorosi partecipanti in attesa del verdetto
Il vincitore del Palio 2013, Marco Rossi, con la meritatissima Toque! 

Ringraziando doverosamente il Comune di San Giovanni Valdarno ed Sindaco Maurizio Viligiardi, nonché Leonardo Romanelli, per avermi invitata, termino questo post con la ricetta dello stufato come vuole la tradizione Sangiovannese

INGREDIENTI: Carne di vitello: muscolo di zampa , battuto o trito di cipolla, sedano, carote e prezzemolo; a parte, battuto fine fine di aglio e bucce di limone; sale, pepe, spezie e un po' di noce moscata; ossi della bestia, olio d'oliva, vino rosso, un po' di conserva.
PREPARAZIONE
Il segreto è difficile a spiegarsi perché dipende da una serie di cose importanti come: la quantità e tipo di carne, tipo di tegame (si consiglia di coccio o alluminio), mestolo (solo di legno) col quale deve essere ben girato il tutto, infine la mano che lo lavora. Comunque: mettere la carne nel tegame con l'olio e i due battuti. Mettetevi sale, pepe, comuni spezie e noce moscata. Girare il tutto col mestolo e mettere al fuoco.
A parte si è messo a bollire lentamente gli ossi con solo acqua. Rosolare bene finché l'olio in fondo al tegame non appaia trasparente.
A questo punto aggiungere vino rosso in quantità che ricopra la carne e farlo evaporare a fuoco vivace. Quando si è ritirato, assumendo un colore marrone, aggiungere un po' di conserva in quantità tale da non dare alla carne un aspetto troppo rosso. Si aggiunge il brodo degli ossi via via che la carne lo richiede. Un quarto d'ora prima della cottura si aggiunge un pizzico di noce moscata. Il tutto deve bollire lentamente per circa quattro ore.









venerdì 15 febbraio 2013

Sinserli o Laugenbrot? Un post telepatico.

Bread and Roses - Joan Baez
Come sboccia un'ispirazione?
Come decidete cosa cucinare e cosa pubblicare? 
A volte basta un flash.
Generalmente la scelta della ricetta che finisco col pubblicare è spesso frutto di una curiosità latente, che germina nella mia testa e che piano piano sale in sospensione ed esce dalle mie mani come prodotto finito. 
Una curiosità per lo più  originata da piatti che ho assaggiato, da prodotti che mi ispirano particolarmente o da libri o riviste che sfoglio sempre con grande piacere. 
Difficilmente resto fulminata da una fotografia che vedo su un altro blog al punto tale di voler immediatamente ripetere la ricetta. 
Mi spiego. Seguo moltissimi blog proprio per la loro capacità di farmi sognare attraverso le immagini, di accarezzare il mio senso estetico, di lasciarmi a bocca aperta semplicemente con uno scatto. 
Ma da lì a volermi mettere ai fornelli senza possibilità di replica, ce ne vuole.
Invece mi è bastato inciampare sul post di Rosa sui Sinserli per provare proprio il classico colpo di fulmine che non ti lascia scampo. 
Seguo questa magnifica blogger da sempre e credo che le sue siano tra le più belle foto del web, ma l'immagine di questi panini che praticamente zompano fuori dallo schermo, mi ha trasformata in un cartone animato con tanto di cuoricini sospesi dalle orbite e cuore pulsante in rilievo dal torace. 
Assolutamente perfetti. "Devo farli subito!" mi sono detta. 
Consapevole di stare parlando di un lievitato, e voi sapete i miei trascorsi.
Ma ormai non mi lascio più intimidire, ho preso fiducia e la ricetta di Rosa è così precisa nella spiegazione che è stato un piacere ripeterli.
Ovviamente i miei non zompano fuori dallo schermo, anzi sono decisamente comodi, da lì non li smuovi proprio. 
Però posso dirvi che sono una vera bontà e che si fanno in un battibaleno (così come in un battibaleno finiscono!).


Per la serie "siamo telepatiche", non finirò mai di stupirmi della moltitudine di coincidenze e somiglianze che mi capita di ritrovare in persone con cui si instaura quasi per magia un rapporto speciale. A parte che ho sempre pensato di essere "un po' strega" (in tutti i sensi), di avere delle percezioni al limite del radar da immersione (potrei sull'argomento raccontarvi episodi a millanta), per finire con frasi identiche uscite dalla bocca della sottoscritta e della sua dolce metà nello stesso istante in situazioni a dir poco impossibili. 
Un paio di giorni fa su FB vedo che la mia cara amica Alessandra di Menu Turistico, pubblica una foto dei Laugenbrot. Un'anticipazione delle sue interminabili goloserie. 
Non ci credo! Le scrivo immediatamente che li sto facendo anche io e che questa ispirazione in contemporanea è troppo divertente. Semplicemente un caso. Ma su un milione di ricette disponibili, proprio questa ci è piaciuta allo stesso momento. 
Allora decidiamo di pubblicare insieme ed oggi in rete troverete due diverse versioni della stessa ricetta, si perché ho scoperto investigando nel mare magnum della blogosfera, che i Sinserli (come sono chiamati nel Canton Ticino) o Pains de Sils (come invece li chiama la Svizzera francese), altro non sono che i Laugenbrot tedeschi, ovvero gli stessi panini che ha preparato Alessandra. 
La particolarità di questo pane, che è la stessa dei Pretzel, è il bagno in una soluzione bollente di acqua e bicarbonato di sodio prima del passaggio in forno
Pochi secondi, ma grazie a quello il pane acquista quella indimenticabile lucidità color ruggine e una crosticina dal sapore assolutamente inconfondibile. 
Rotondi o ovali, sono irresistibili per la loro morbidezza e perfetti se accompagnati a salumi lievemente affumicati, formaggi stagionati a pasta filante come un bel Gruyere o Emmental Svizzero, qualche sott'aceto ed una punta di senape. Sono ovviamente ottimi ancora tiepidi, ma il giorno dopo potrete passarli in forno qualche istante per ritrovare la stessa fragranza.
Personalmente, a me piacciono tostati, con un filo di burro salato e del prosciutto arrosto....
Ingredienti per c.ca 12 Sinserli (ricetta di Rosa's Yummy Yum)
360 ml di acqua tiepida
7 gr di lievito di birra disidratato
1 cucchiaio di zucchero semolato
624 gr di farina 00 (io 424 farina 00 + 200 gr di Manitoba)
2 cucchiaini di sale fino
57 gr di burro fuso e freddo
Olio vegetale per ungere la superficie di lavoro
Per il bagno di bicarbonato di sodio
2400 ml di acqua
200 gr di bicarbonato in polvere
Per la decorazione
Cristalli di sale grosso
Semi di sesano
Semi di papavero
Un tuorlo ed un po' d'acqua.
Un una ciotola sciogliete il lievito nell'acqua tiepida con lo zucchero. Fatelo riposare per una decina di minuti fino a che non comincerà a schiumare
Mettete le farine ed il sale nella ciotola della planetaria e miscelate con il gancio. A bassa velocità aggiungete lentamente il burro fuso quindi successivamente l'acqua con il lievito versata a filo.
A media velocità lavorate la pasta per almeno 5 minuti fino a che non sia morbida e si stacchi facilmente dalla ciotola lasciandola lucida.
Non aggiungete acqua a meno che non sia strettamente necessario. 
Ungete una grossa ciotola di plastica e metteteci l'impasto. Coprite con una pellicola e con un panno, e fate lievitare a temperatura ambiente (io ho messo la ciotola in forno con la lucina accesa). 
Fate lievitare per c.ca 1 ora.
Preriscaldate il forno a 220. Coprite due teglie con carta da forno ed ungete un terzo foglio con olio di semi.
Su una superficie oleata dividete la pasta in 12 pezzetti identici quindi date la forma di una pallina arrotondandola utilizzando questo metodo 
Sistemate le palline sulla carta oleata.
Portate ad ebollizione l'acqua con il bicarbonato. 
Mantenete l'ebollizione leggera quindi, uno alla volta immergete i panini per 30 secondi nell'acqua quindi con una schiumarola scolateli e sistemateli sei su ogni teglia. Mentre sono nell'acqua, fateli roteare in modo tutta la superficie venga a contatto con la soluzione. Questa fase garantisce il caratteristico sapore "alcalino" alla crosticina del pane e consente ai Sinserli di acquisire l'inconfondibile colore rugginoso. 
Preriscaldate il forno a 220°.
Sbattete il tuorlo d'uovo con un po' d'acqua
Spennellate con cura i panini quindi cospargeteli con il sale o i semi a scelta.
Una volta decorati, incideteli profondamente con una lama affilata. 
La cosa migliore sarebbe quella di utilizzare una lametta da barba ed effettuare un'incisione decisa. L'incisione fatta bene da un risultato estetico molto bello. 
Io non sono stata decisa e le mie incisioni erano piuttosto superficiali. Questo ha fatto si che i panini in cottura, sviluppassero ulteriori crepe sulla superficie. 
Fate cuocere per 12/15 minuti e comunque fino a quando i panini abbiano assunto il bel colore caratteristico. 
Fate raffreddare una decina di minuti prima di servire.