mercoledì 8 marzo 2017

Caprese al limoncello: la donna che vorrei

Woman - John Lennon
Non credo di aver mai desiderato anche una sola volta nella vita di essere uomo.
Neanche quando capitava di giocare "all'immagina di vivere una giornata nei panni di un uomo".
Nulla, la cosa non mi entusiasmava granché.
Eppure da ragazzina sono stata un maschiaccio, una furia della natura.
Ad un carnevale ho pure indossato gli abiti di mio padre, mi sono disegnata i baffi ed ho nascosto i capelli nella coppola.
In ogni momento della mia vita, ho fortemente parteggiato per la parte femminile dell'universo e credo di averlo fatto fin dal momento in cui ho cominciato a capire certe dinamiche.
Tra gli 11 ed i 15 anni, nel periodo in cui i maschi hanno il cervello in pappa dominato dagli ormoni e le ragazze subisco trasformazioni precoci mutando da bimbe a donne, ho dovuto difendermi a suon di schiaffi dalla sfacciataggine dei bulli che quotidianamente allungavano le mani.
Non mi sono mai vergognata di reagire, a parole o nei fatti: ricordo anche di avere fatto piangere un compagno di classe di fronte a tutti, con uno schiaffone ben assestato a seguito di una "manomorta" neanche troppo morta.
La prima volta in cui ho sentito parlare di "Festa della donna" mi sono chiesta: "perché, ma la festa dell'uomo quand'è?", trovando la cosa alquanto fastidiosa e discriminatoria.
Da quel momento ho capito di avere una proto-femminista ben sistemata negli strati profondi della mia identità, che nei momenti meno opportuni fa capolino.
Ed oggi ritorno a pensare che ho una figlia, una ragazza che sarà presto una donna e che nell'arco della sua vita si troverà di fronte a situazioni nauseanti con cui dovrà confrontarsi, che la faranno piangere, arrabbiare, disilludere.
Allora vorrei lasciarmi andare ai sogni, ed immaginare un mondo in cui le donne possano trovare come prime alleate le donne stesse.
Che possano riuscire a fare squadra senza invidie, rivalità, menzogne perché sono brave, intelligenti, e generose geneticamente.
Che coltivino il proprio cervello con la stessa costanza con cui curano il proprio aspetto e non abbiano mai paura di mettersi in gioco anche nelle sfide più difficili, senza pensare di poter vincere esponendo la merce.
Che sappiano crescere figli in grado di diventare uomini che amano le donne come noi amiamo noi stesse.
Che non debba più leggere notizie di uomini deboli che distruggono l'oggetto del loro amore per l'umiliazione di un abbandono.
Ma soprattutto vorrei che ogni ragazza, ogni donna che sogna l'amore perfetto, abbia la fortuna di trovarlo, non prima di aver imparato ad amare se stessa.
E se l'amore non dovesse arrivare, che al suo fianco ci siano sempre amiche sincere ed affettuose.
Questa torta mi ha fatto innamorare al primo sguardo ed arriva dal blog di una amica speciale, una di quelle con cui quando cominci a parlare, rischi di perdere la nozione del tempo e veder volare due ore senza accorgertene.
Ridendo, scherzando, ciarlando di tutto.
Una di quelle donne di cui vorresti che il mondo fosse pieno perché sarebbe davvero migliore.
Grazie Anna per questa ricetta e per il tuo blog pieno di storie meravigliose.

Ingredienti per uno stampo da 26 cm
220 g di farina di mandorle
50 g di fecola
180 g di zucchero
140 g di burro fuso
mezza bustina di lievito per dolci
la buccia grattugiata finemente di 2 limoni biologici
5 uova medie
30 ml di limoncello
zucchero a velo per rifinire

  • Mescolate le farine, il lievito e la scorza di limone in una larga ciotola.
  • A parte montate i tuorli con lo zucchero fino ad avere un composto chiaro e spumoso. 
  • Fate sciogliere il burro, lasciatelo intiepidire leggermente poi aggiungetelo alla miscela di farine, seguito dalla massa di zucchero e tuorli. Per ultimo aggiungete il limoncello. Mescolate con un cucchiaio fino a gli ingredienti non saranno ben amalgamati.
  • Montate a neve ferma gli albumi. Versatene una cucchiaiata nel composto e mescolate per ammorbidire, quindi aggiungete in due tempi il resto degli albumi con estrema delicatezza per non smontare l'impasto. 
  • Versate il tutto in uno stampo foderato con carta da forno e fate cuocere a forno preriscaldato a 170° per 40/50 minuti. Fate la prova stecchino. L'impasto dovrà essere asciutto ma non cuocersi eccessivamente. 
  • Fate raffreddare una decina di minuti quindi sformate e lasciate raffreddare completamente su una gratella. Rifinite con abbondante zucchero a velo. 
  • Questa torta da' il suo meglio il giorno dopo ed i successivi. 
  • E' naturalmente gluten free 



7 commenti:

  1. Patrizia ti stimo! É il primo post interessante che leggo da questa mattina! E ribadisco é bellissimo essere donne! Buona giornata e un bacione bellezza

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    1. Cara Ambra, un abbraccione. Tu sei una ragazza che ha le idee molto chiare ed una di quelle donne che è bello incontrare sul proprio cammino.
      Buon anno della donna!

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  2. Ricetta di quelle alla mia portata e posta da leggere d'un fiato e da rileggere con calma. ..abbiamo, noi donne, ancora tanti diritti da conquistare; prima di tutti quello di fare sogni e progetti e soprattutto di realizzarli (o almeno di provarci...)

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    1. Esatto. Ed il dovere primario di volersi bene, di darsi il giusto valore, di essere capaci di stare da sole per scelta, il diritto di poter dire "no" a condizioni che ci mortificano, e "si" ai sogni che vogliamo inseguire.
      Buona giornata cara Claudette.

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  3. Bellissima la caprese e splendide le tue parole.
    Buona giornata

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  4. Carissima Patrizia, amica di mille sogni e mille parole, nemmeno io ho mai desiderato, nemmeno per un istante, essere uomo. Non potrei mai rinunciare alle nostra capacità di essere multitasking e ottimiste sempre e ovunque. Il dono dell'onnipresenza e a volte anche dell'onnipotenza sembrano averlo solo le donne. Essere ovunque almeno con le orecchie, gli occhi e con il pensiero, nello stesso momento, la capacità di considerare sempre tutto possibile, solo con la forza di volontà che abbiamo. Per non parlare di quello che saremmo in grado di fare per difendere o spingere verso tutti i traguardi i nostri uomini, siano essi figli o marito o compagni. Che senza di noi, checcè ne dicano, sarebbero persi.
    Durante la giornata della donna, questa volta, ho sorriso, pensando che un pò più di slancio quest'anno c'è stato e mi son tornati in mente i miei cortei, le mie discussioni di tanti anni fa, quando si cominciava a prendere respiro ed accettare le conseguenze delle inevitabili provocazioni. E le notti e i pomeriggi passati insieme, maschi ironici e donne incazzate e rivendicative, a discutere e a fissare nella propria mente buoni propositi per il futuro.
    Bello, bellissimo. E a me ogni giorno si, ma soprattutto ogni festa della donna, mi torna in mente quella sensazione di orgoglio che ancora mi porto dentro e che non mi fa mai desiderare di passare dall'altra parte, ma di continuare a camminarci a fianco, parlando e spiegando ancora.
    Bè ora si fa notte...
    Grazie per la citazione e diamo il via alla collaborazione che ci vedrà protagoniste delle future passerelle.
    un abbraccio amica mia
    Anna

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  5. un bel post...
    mi ha fatta riflettere sul fatto che, non solo non ho mai desiderato essere un uomo, ma ho sempre reputato le donne migliori. più capaci.

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