mercoledì 14 settembre 2011

Primo giorno di scuola:W la pappa col pomodoro!

Viva la pappa col pomodoro - R. Pavone
La storia del passato
Ormai ce l’ha insegnato
Che un popolo affamato
Fa la rivoluzion
Ragion per cui affamati
Abbiamo combattuto
Perciò buon appetito
Facciamo colazion.
Viva la pappa pappa,
col pomopomopomopomodorooooo
Viva la pappa pappa
Che è un capopopopopopolavoro
Viva la pappa pappappà
Col pomopomodorrrrrrr

Non ci crederete, ma questa canzone qui l’ho riscritta a memoria. La ricordo perfettamente dai miei sei anni, quando guardavo Giannino Stoppani alla televisione, interpretato dalla incontenibile Rita Pavone. Che a quel tempo non mi sembrava tanto impossibile che una ragazza potesse essere anche un ragazzo come il suo Gian Burrasca, perché io ero praticamente la sua fotocopia, chiedetelo a mia madre che si strappava i capelli ogni volta che sparivo di casa. Una maschiaccia impunita con una fantasia delittuosa, per di più cresciuta allo stato brado in una tenuta di non so più quanti ettari, circondata da cavalli, fagiani, lepri e boschi pieni di ammiccanti tentazioni.
Ho amato Gian Burrasca alla follia proprio perché sentivo di assomigliargli. Le sue avventure erano per me territorio di confronto e quando non passavo le ore a leggere e mettere a memoria le sue peripezie, uscivo a sperimentarle per la disperazione dei miei genitori. Con me trascinavo mia sorella e le mie amichette più piccole che tutt’ora quando mi rivedono, non possono che ricordare le emozioni vissute insieme guadando il fiume o costruendo il rifugio “antibabbo” nei cespugli a ridosso del bosco.
Chi da bambino non ha letto Gian Burrasca ha perso un tesoro grande. Una meravigliosa guida rivoluzionaria contro gli adulti che castrano la fantasia e l’azione, un inno sfrontato alla libertà e alla gioia,  un mondo pieno di risate e punizioni impossibili. Quello che amavo di quel libro, erano anche le illustrazioni: un diario meticolosamente documentato dell’intenzione a delinquere e questo mi faceva sentire Giannino ancora più vicino, più vero, più mitico. 
Forse è proprio dal Gian Burrasca che ho preso l’abitudine a tenere un diario fin dai tempi della scuola. Lo portavo alla maestra per farglielo leggere, pieno di disegni e delle mie avventure e lei lo chiamò “ Il quaderno vivo”. Ne ho conservati diversi e mia figlia li sfoglia spesso con curiosità, facendomi infinite domande e probabilmente sentendo anche lei lo strano desiderio di scrivere (lo spero vivamente).
Oggi ricomincia la scuola e vivo l’emozione forte come quella del suo primo giorno, in prima elementare. Si equivale perché quest’anno con la quinta si chiude un cerchio e forse dietro l’emozione si cela un po’ di timore, di preoccupazione per quello che verrà poi.

So che molte di voi probabilmente erano troppo piccole per ricordarsi della serie che passava in tv ancora in bianco e nero, per la regia della Wertmuller. Ma forse avrete letto il libro e se non lo avete fatto, fatelo fare ai vostri bambini e magari dateci una sbirciatina. Il divertimento è assicurato e loro non lo dimenticheranno.
Piccolo quiz: lo sapete di chi sono le musiche di “Viva la Pappa col Pomodoro”? Vi do un aiutino: grande, meraviglioso compositore italiano di musica da film stra-noto... Provate a indovinare.
La ricetta della Pappa col pomodoro che vi lascio, arriva direttamente dalla delegazione pratese del Club del Fornello di Rivalta, di cui ho appena ricevuto in regalo un bellissimo libro. Avendo confrontato diverse versioni, questa mi piace particolarmente. Tutte voi conoscete questo piatto Toscano di tradizione contadina ed universalmente noto e sicuramente lo avrete preparato almeno una volta. Personalmente le raccomandazioni che faccio a chi si approccia a questa deliziosa zuppa per la prima volta, sono due: 1) utilizzate un pane possibilmente a lievitazione naturale e cotto a legna. Meraviglioso il risultato con pane di Altopascio, il mio pane toscano preferito in assoluto. Ma nulla toglie di usare pane pugliese o pane di Altamura, la cui consistenza, una volta cotti, è perfetta e non si trasforma in colla per manifesti. Non usate pane comune, pane all'olio o pani precotti da riscaldare. Il risultato è tristissimo. 2) Scegliete pomodori maturi tosti, non troppo acquosi. Io ho usato degli ottimi San Marzano che ho riportato dal Molise, profumatissimi e pieni di sapore.
Ecco gli ingredienti per 6 persone:
- 1 kg di pomodori maturi
- 1 litro di brodo. Molti secondo la tradizione usano dell'ottimo brodo di carne. Io ho usato un profumato brodo vegetale per alleggerire la ricetta. 
- 350 gr di pane casareccio raffermo privato della crosta
- 1 porro
- 1/2 cipolla
- 1 spicchio d'aglio
- 2 foglie di alloro ed un mazzetto di basilico 
- peperoncino se gradito
- sale, pepe q.b.
- olio extra vergine d'oliva (io ho usato quello di Sarteano, fruttato e delicato)
Private il pane della crosta e tagliatelo a cubetti. Metteteli ad abbrustolire in forno caldo per una decina di minuti. Nel frattempo fate un trito con il porro, la cipolla e l'aglio e fate rosolare nell'olio per qualche minuto. Aggiungete quindi le foglie di alloro ed il basilico tritato grossolanamente quindi abbassate la fiamma e fate passire per una 15na di minuti. 
Aggiungete i pomodori a pezzetti, a cui avrete precedentemente tolto la pelle ed i semi, quindi salare, pepare ed eventualmente aggiungere il peperoncino se gradito. Mescolare e lasciare insaporire per qualche minuto. Aggiungere il pane, rigirare il tutto, coprire con il brodo e far cuocere per c.ca 1 ora a fiamma dolce. A metà cottura rimestare energicamente con una frusta in modo da sbriciolare il pane ed avere un composto cremoso. Aggiungere il brodo se notate che si asciuga durante la cottura. 
Servire ovviamente irrorato con dell'ottimo olio extra vergine e qualche fogliolina di basilico fresco. Appena fatta è deliziosa. Il giorno dopo magnifica



lunedì 12 settembre 2011

10 Anni e un giorno: voi dove eravate?

New York state of mind - B. Joel
Soltanto Ieri sera, tornando a casa da una giornata piena sul Monte Amiata in un'estate ancora prepotentemente presente, mio marito ed io abbiamo realizzato che fosse l'11 settembre. Non so come succeda, ma nel week end ci dimentichiamo di date, orari, ricorrenze varie e lasciamo la mente allo stato brado per cercare di recuperare un po' di quella tranquillità a cui tutti aneliamo. 
Ci siamo guardati con l'espressione di chi non può credere che siano già passati 10 anni e per un momento siamo restati in silenzio. Eppure il ricordo di quel giorno è per entrambi fortissimo perché lo abbiamo vissuto, anche se indirettamente, da molto vicino. New York è una città che amiamo profondamente, dove abbiamo amici, ricordi bellissimi e dove torniamo il più spesso che possiamo. E' il luogo dove ci siamo incontrati dopo 3 mesi di lontananza quando, ancora fidanzati, lui studiava inglese in Canada ed io promuovevo vini italiani all'estero. E grazie ad un evento proprio a N.Y., ci siamo ritrovati lì, come dentro un film, emozionati e sperduti, lui con un mazzo di rose rosse nella hall di un Hotel troppo lussuoso, ed io al mio primo viaggio oltreoceano con una delegazione di caciaroni al seguito. E' il luogo del nostro viaggio di nozze: la data della foto scattata sulla terrazza panoramica delle torri gemelle porta 11/09/96. Quando realizzai la coincidenza, anni dopo, mi vennero i brividi. 
L'11 settembre di 10 anni fa, mio marito era in partenza per Toronto per un evento. La mattina stessa a Fiumicino per svariate coincidenze, diversi voli intercontinentali subirono dei ritardi. Mio marito, che sarebbe dovuto partire a mezzogiorno, alle 2 del pomeriggio era ancora in aeroporto in attesa di notizie del suo volo. Io, dal mio ufficio, con il pancione di 4 mesi, chiamavo il mio corrispondente in Canada per avvisare del ritardo e questa mia amica mi informò in lacrime che stava accadendo una tragedia, che un aereo era appena piombato su una delle Twin Tower e che non poteva credere ai suoi occhi. La notizia non era ancora rimbalzata in Italia, ma dopo circa mezz'ora ricevetti la telefonata di mio marito che stava per tornare a casa e che non sarebbe partito perché il volo era stato appena annullato. La sera stessa a casa, ricordo me stessa sul divano, inebetita davanti alla televisione che ripeteva senza soluzione di continuità, i video dell'impatto ed il crollo delle torri. 
Rientrando a casa ieri sera, la programmazione Sky ha omaggiato N.Y. con una rassegna dei più bei film la cui location è una N.Y. da coccolone, ancora spavalda, dolorosamente bella, incurante della morte come un ventenne che ha il vizio dell'immortalità: "Colazione da Tiffany; Harry ti presento Sally; Manhattan; NewYork NewYork.... Avete presente? Su ognuno di questi film ci sarebbe da parlare per ore, ma alla fine quello che ti resta dentro è la presenza di lei, questa città bella come una donna innamorata, che ha cominciato da subito a leccarsi le ferite ma che ha perso l'innocenza come purtroppo molti di noi dopo quel giorno. E voi, mi raccontate dove eravate e cosa facevate 10 anni fa? 
Avrei voluto postare un N.Y. cheese cake per un omaggio monografico, ma credo che una pie come questa possa essere comunque un degno rifermento. E' proprio la classica pie alla Nonna Papera, con il ripieno ricco di frutta, in questo caso mele Granny e more dolcissime a smorzare l'acidulo delle mele. Ho avuto serie difficoltà a fotografarla, ancora calda, per il profumo irresistibile. Ho usato la famosa tortiera per pie comprata a Londra, di cui potete vedere foto in basso: fantastica, la torta si stacca che è un piacere. Peccato che poi, nel trasferirla sulla gratella per farla raffreddare, mi è caduta è si è sfrantumata in mille pezzi scoprendo un cuore rosso sangue! La fetta che vedete, è uno dei pezzi più grandi rimasti. Non ho pianto, ma quasi. 
Ecco gli ingredienti per uno stampo da 26 cm. Il mio era più piccolo e mi è avanzata della pasta con cui farò delle crostatine. 
- 6 mele Granny Smith
- 200 gr di more
- 400 gr di farina
- 180 gr di burro
- 220 gr di zucchero
- 1 uovo
- acqua fredda q.b
- 50 gr di amaretti secchi
- il succo e la scorza di un limone non trattato
- latte
- un pizzico di sale
- burro e farina per lo stampo.
Impastate con la foglia dela vostra planetaria (altrimenti usate un mixer), la farina mischiata con lo 100 gr di zucchero ed un pizzico di sale, il burro freddo a pezzetti, fino ad avere un composto sbriciolato. Aggiungete l'uovo e la buccia di limone grattugiata e continuate ad impastare aggiungendo acqua gelata con un cucchiaio fino a che non ottenete una bella palla che avvolgerete con una pellicola e mettere in frigo per almeno mezz'ora. Nel frattempo sbucciate le mele e tagliatele a fettine, quindi bagnatele con il succo di limone per non farle annerire. Dividere la pasta e metà e stendetela su una spianatoia, foderando la vostra tortiera precedentemente imburrata e infarinata. Se non avete uno stampo da pie, usate uno a cerniera. Bucate la pasta con una forchetta e cospargete il fondo con gli amaretti sbriciolati.
Unite le more alle mele, mescolate delicatamente con un cucchiaio e mettete il tutto nel vostro guscio di pasta. Coprite con la metà restante di pasta stesa e bucatela con una forchetta o se gradite, con dei piccoli decori fatti con un tagliabiscotti. Pizzicate il bordo per sigillare bene la torta e spennellate la superficie con un po' di latte, cospargendo generosamente con lo zucchero restante. Cuocete nella parte bassa del forno per 40 min. a 180° e fornate quando la superficie sarà ben dorata. Lasciate intiepidire e servite magari con una pallina di gelato alla vaniglia. Un abbraccio.
Con questo post, partecipo con piacere alla sfida di Aboutfood "Riaccendiamo il forno"