mercoledì 20 luglio 2016

Pici all'Aglione: piccoli splendori della Val d'Orcia.

The long and winding road - Paul McCartney
L' estate è la stagione del pomodoro.
Da mangiare crudo, possibilmente.
Oppure in insalata, strofinato, in una pappa, ripieno a sorpresa, con briciole croccanti, abbracciato a pane e basilico in una deliziosa panzanella...
Il pomodoro offre pretesti golosi per non smettere mai di sognare un piatto di pasta fatta in casa, nonostante il caldo, nonostante la stanchezza.
Che poi, se ci si pensa davvero bene, è molto più faticoso immaginare di mettersi al lavoro che buttarcisi veramente.
Mica dovete fare pasta fresca per 30 persone.
Siete in due, soli a casa, i figli dai nonni al mare...di nuovo sposini!
"Allora andate a mangiare fuori" mi direte voi.
Troppo facile. Mangiare fuori...vi pare semplice.
Trovare un posto che sia onesto, simpatico, accogliente e sufficientemente romantico per godersi a pieno la serata.
Faccio mente locale e non ricordo un momento così da millenni.
Quindi, prima di rischiare la delusione e ancora peggio l'arrabbiatura, concedetevi il tempo (ne serve proprio poco) per preparare due pici, buttare del pomodoro maturo e dolce in un fondo ricco di aglio profumato e tirar fuori un piatto da signori.
Da mangiarsi in terrazza, al fresco, con sottofondo di refolo di vento ed accompagnamento di cicale.
Un calice di bollicine rosate va via come il pane.
E ditemi se non ve l'ho pensata proprio perfetta!
Il dopo cena lo lascio alla vostra fantasia.
Sui pici in questo blog trovate tutte le dritte per prepararli al meglio.
Per scoprirne i segreti vi consiglio di andare a leggere questo post, che è una celebrazione amorosa della pasta della mia terra.
C'è anche il tutorial per prepararli al meglio.
Mentre sull'aglione, è il condimento più semplice e comune per questo piatto.
Ovviamente "Aglione" non vuole significare la quantità di aglio, per altro importante, presente nel condimento, ma una vera e proprio a tipologia, tipica della zona di Cetona, praticamente impossibile da trovare altrove: una testa d'aglio grande con 3 spicchi grossi quanto le tradizionali teste d'aglio. Ecco l'aglione.
Qui sotto vi lascio la ricetta corredata da una carrellata di immagini della mia Val d'Orcia, la terra in cui i pici nascono tradizionalmente.
Ma non le solite Pienza e Montalcino che tutti ormai conoscono.
Sono immagini di piccoli luoghi incantevoli che vanno cercati perché non è facile capitarci a caso.

Ingredienti per 4 persone
Per i Pici 
300 gr di farina 00
150 gr di farina di semola rimacinata
3 generosi cucchiai d’olio extra vergine Trequanda DOP
1 pizzico di sale
acqua – qb –
Nota: La quantità di acqua è variabile dal tipo di farina che userete.
In genere per questa quantità di farina un bicchiere o poco meno è sufficiente, ma sta a voi osservare quanta ne incorpora il vostro impasto per essere morbido e malleabile.
La proporzione dell'uso delle 2 farine è sempre 2:1, ovvero due parti di 00 ed una di semola rimacinata che conferisce struttura all'impasto.
In questa maniera non avrete bisogno di uova e la pasta si tirerà con estrema facilità.

Per il condimento
450 di pomodori maturi san marzano
4 spicchi d’aglio
1 peperoncino
Olio extravergine Trequanda Dop
1 ciuffo di prezzemolo
sale q.b.
Pecorino toscano a piacere
  • Fate la fontana con le due farine miscelate. Versate l’olio al centro, il pizzico di sale e cominciate ad aggiungere lentamente l’acqua, incorporando la farina con le dita o con una forchetta. Quando la pasta comincerà a stare insieme, cominciate ad impastare con energia utilizzando il palmo delle mani vicino ai polsi. Se necessario, aggiungete acqua o farina. Impastate con energia per almeno 10 minuti. Dovrete ottenere una pasta liscia, vellutata e abbastanza morbida.  Fate riposare una mezz’ora avvolta nella pellicola.
  • Quando la pasta è pronta, tagliatene un pezzetto e fate una pallina, quindi sulla spianatoia stendetela con il matterello ad uno spessore di 1 cm. 
  • Con un tagliapasta o un coltello affilato, tagliate tante striscioline larghe c.ca 1 cm e coprite il resto della pasta con la pellicola affinché non si secchi.
  • Cominciate a "filare" i pici, rollando la pasta con il palmo delle mani e contemporaneamente stirandola verso l'esterno. Quando si tirano pici molto lunghi, la tecnica è quella di tirarli da un lato tenendo l'altra estremità con il palmo e piano piano allungandoli fino ad esaurire la pasta. Una volta filato il picio, fatelo rotolare nella farina di semola o di riso affinché non si appiccichi agli altri. Una pasta morbida e riposata si tira con estrema facilità. 

Alcune note per i vostri pici:
1. Ricordate che la pasta cresce nella cottura. Il picio non deve essere troppo grosso altrimenti vi troverete con una pasta grossolana. La dimensione corretta è più o meno quella del bucatino.
2. Il picio non deve essere perfetto: La sua bellezza deriva da bozze, schiacciature, diametro irregolare.  Insomma, si deve sentire la mano della donna che li ha tirati.

Per il sugo
  • In una larga padella versate 3 o 4 cucchiai di olio extravergine.
  • Pulite gli spicchi di aglio e schiacciateli quindi scaldate l’olio e fatelo profumare con l’aglio ed il peperoncino facendo bene attenzione che non si brucino.
  • Aggiungi i pomodori che avrete scottato in acqua bollente e pelato, nonché privati dei semi e ridotti a pezzetti e mescolate bene schiacciandoli affinché diventino cremosi. Fate cuocere una decina di minuti. Al termine della cottura, aggiustate di sale ed aggiungete piacere una manciata di prezzemolo tritato grossolanamente.
  • Fate cuocere i pici in abbondante acqua salata. Saranno pronti in meno di 5 minuti. Scolateli con cura e fateli insaporire mescolandoli delicatamente nella padella in cui avrete cotto il sugo.
  • Servite immediatamente accompagnando con pecorino toscano Dop a piacere ed un filo d'olio a crudo. 
La vista sulle colline dalla strada che da Siena porta ad Asciano, una delle più panoramiche della provincia.
Una delle strade più belle e mutevoli della mia provincia è la SS 438, quella che da Siena si dirige ad Asciano, il cuore delle Crete Senesi.
Una strada che offre scorci di una bellezza in grado di ammutolire in ogni periodo dell'anno, dalla primavera, quando le colline si trasformano in un morbido movimentato mare d'erba verde smeraldo, all'estate, quando l'erba si riempie di fiori violetti, papaveri e più avanti si trasforma in grano dorato. 
Il tutto è discontinuo, rotto da linee ordinate segnate dalle punte dei cipressi, casali orgogliosi, isole di creta bruciata dal sole.
Le Crete Senesi

Le Crete come le chiamiamo noi, sono morbide e armoniose, interrotte via via da spaccature nel terreno che manifestano la loro vera natura, aspra, selvaggia, e mostrano quel cuore di terra grigia e plastica da cui prendono il nome.
I Calanchi sono ben visibili intorno a Monte Oliveto Maggiore, come ferite aperte e mai rimarginate.
Sono uno dei luoghi più fotografati al mondo e non è difficile osservare nugoli di turisti armati di cavalletto, appostati ai margini della strada.
I Calanchi di Monte Oliveto Maggiore
Arrampicandosi oltre Monte Oliveto per c.ca un chilometro, si giunge nel borgo più piccolo del Comune di Asciano e del territorio delle Crete: Chiusure.
E' una piccola perla poco conosciuta abitata da un pugno di anime che hanno scelto questo luogo remoto come buen retiro.
Il centro storico è ovviamente minuscolo ma la sosta è obbligata, per ammirare una delle più belle viste sulle crete e calanchi e concedersi un ristoro alla Locanda Paradiso, un piccolo e storico locale in cui ci si imbatte per forza, una delle poche ed ultime oneste cucine toscane rimaste nella nostra provincia.
Chiusure festeggia uno dei suoi prodotti che la rendono famosa nella nostra provincia, intorno al 25 aprile, con la celebre Sagra del Carciofo.
Il piccolo borgo si riempie così di migliaia di persone che arrivano da ogni parte d'Italia per assaggiare questo delizioso ortaggio, che viene servito pastellato e fritto al momento in ogni angolo del paese. Fateci un pensierino.
Allontanandoci da Chiusure e proseguendo sulla Cassia (la vecchia Francigena), vi invito a scoprire un altro minuscolo borgo poco frequentato ma di una bellezza ancora integra e potente: Monticchiello.
La campagna che potrete ammirare arrivando sulla collina di Monticchiello, poco distante da Pienza, è quella che vedete qui sopra: l'armonia più perfetta.
Il borgo è arrampicato su un'altura circondata dal verde e la splendida Pieve dei Santi Leonardo e Cristoforo domina il cuore del paese, abitato da non più di 200 anime. Nel primo pomeriggio di un'estate assolata, noi eravamo gli unici visitatori in un silenzio confortante.
In estate Monticchiello da' vita al suo Teatro Povero , alla cui realizzazione partecipano tutti gli abitanti del paese, essi stessi gli attori nelle varie rappresentazioni.
Gli spettacoli si tengono nella piazza, sotto la luce delle stelle, in un'atmosfera incantata ed irreale.
I cipressi sono un simbolo della nostra terra.
Quelli secolari di Monticchiello sono fortunatamente ancora bellissimi.
Da tempo purtroppo, una malattia provocata da afidi parassiti, sta colpendo questi meravigliosi sempreverdi e le amministrazioni sono corse ai ripari abbattendo e sostituendo gli alberi ormai morti, con nuovi cipressi, quindi non è facile trovare alberi secolari tutt'ora integri.
Monticchiello sembra essere uno dei luoghi fortunati. Anche questo vale il viaggio.

lunedì 11 luglio 2016

Naked cake alla rosa e pistacchio: la dura vita del guardone

On the Beach - Chris Rea 

Domenica. 
Dopo due anni di diserzione forzata, scappo una giornata al mare per illudermi di essere in vacanza e tentare di togliermi di dosso questo pallore post mortem. 
So perfettamente che non sarà riposante, ma spero di perdermi nel rumore della risacca e delle cicale e trasformarmi nel clone del mio lettino.
Alle dieci siamo già sotto l'ombrellone e grazie al cielo, su di noi un ombrellone più grande: un centenario pino marittimo da cui filtrano come lame di luce, i raggi del sole. 
Respiro. Cedo alla branda. E' mattino ma sono talmente stanca che dormirei. 
Per decenza sfoglio svogliatamente una rivista femminile piena di graziosi consigli su come perdere chili alla vigilia delle ferie: tutte informazioni sagge, giuste e insopportabili.
Senza sentimento, lascio scorrere lo sguardo oltre la pagina, lì sotto dove campeggia il mio corpo da cetaceo spiaggiato e rassegnato e penso che per incoraggiare la lotta, a pranzo mi concederò un fritto misto di pesce.
Come volevasi prevedere, mi annoio dopo 5 minuti. 
Dopo dieci sono già quasi isterica e decido di spalmarmi accuratamente la protezione solare per evitare di tornare a casa fosforescente e propongo a mio marito una passeggiata sul bagnasciuga. 
Non ce la faccio già più a stare ferma e ci buttiamo fra la scia di carne umana non senza un certo disagio, perché il mio pallore è tale che rifletterò il bianco per chilometri come una boa d'emergenza al largo. 
Pochi metri e siamo al mercato. 
Pensavo di essere al mare: bancarelle di vestiti, costumi, scarpe, giocattoli, palloni gonfiabili, teli, cappelli, una parrucchiera nigeriana che per 20 euro ti stacca i capelli dalla cute promettendoti treccine impeccabili (ho dissuaso mia figlia prospettandole dolori inenarrabili già vissuti dalla sottoscritta in un passato ingenuo). 
Mi aspetto di trovare più avanti il banco del pesce fresco ma mi sbaglio: c'è solo quello della frutta esotica.
Dov'è finita la spiaggia della mia adolescenza? 
Facciamo lo slalom fra i banchi ben piantati sul bagnasciuga e riusciamo a scavalcare il delirio ma io sono già esausta e torno al punto di partenza questa volta via mare. 
Riecco la mia isola di pace: il mio fido lettino. 
Dalla mia postazione di controllo comincio il passatempo che amo di più: l'osservazione della fauna da spiaggia.  Ogni volta la solita domanda: cosa spingerà decine e decine di sciagurati masochisti a 'gnudarsi e lasciarsi cuocere lentamente sulla graticola come una fetta di rigatino?
Non ho ancora trovato la risposta ma adoro osservare fino a dove arriva il coraggio individuale quando si tratta di spiaggia: il lungo, il basso, il pacioccone, la tigre della malesia con costume in tema, la supermamma devastata con 4 bambini ipercinetici che hanno già scavato buche dove potranno sotterrare il disgraziato che dorme sull'asciugamano, la cui schiena ha già il colore dell'uranio impoverito (non so che colore abbia, ma rende l'idea), la coppietta arroventata che avrebbe bisogno di una doccia fredda, la nonna tostata (che è più nera del caffè nero)...e mentre sono lì che stilo la mia lista dei tipi da spiaggia, l'ombrellone accanto al nostro, che fino ad un attimo fa era libero, adesso viene occupato da una coppia imberbe. 
Lei, una giovanissima Goldie Hawn, biondissima, e come la Goldie, formato tascabile. 
Due occhi blu che le occupano metà del viso ed un corpo che ha visto ore ed ore di palestra (non credo a madre natura). 
Lui è il suo alter ego maschile, biondino, palestrato, mignon. 
Entrambi sfoggiano una discreta collezione di tatuaggi. Tanti direi. 
Lei in particolare li ha ovunque: braccia, spalle, caviglie (una croce nera gigantesca e orrenda), collo, polsi. 
Poi mi da' le spalle per stendere l'asciugamano e non posso fare a meno di notare un lato B di imbarazzante perfezione: non un avvallamento, una cicatrice, una fossetta, un cedimento...due natiche belle, armoniose, tonde e così sode da far invidia alla mela Melinda. 
Resto lì qualche istante quasi ipnotizzata perché non sono cose che si vedono tutti i giorni.
Mi ripiglio e cerco di darmi un contegno. 
Mi scaravento supina sul lettino e chiudo gli occhi. La bellezza, maschile o femminile che sia, fa sempre piacere. 
Un attimo prima di cedere alle lusinghe della brezza marina, realizzo e sorrido: grazie al Cielo, su quella bella tela non c'è neanche un tatuaggio!
La torta nuda, come la mela Melinda, è un dolce facile e buonissimo richiesto a gran voce dalla figlia che se l'è finito da sola. 
Non è nulla di spettacolare se non una semplice decorazione che lo rende romantico quanto basta da essere usato per una piccola festa o un compleanno. 
La rosa ed il pistacchio, ormai lo sappiamo, si amano di riconoscente amore. 
NAKED CAKE ALLA ROSA CON RIPIENO AL PISTACCHIO
Ingredienti per uno stampo da 18/20 cm
4 uova medie
g 100 di zucchero fine
g 80 di farina 00
g 50 di maizena
2 cucchiaini di acqua di rose
1 cucchiaio di sciroppo di rose
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di sale

Per il ripieno al pistacchio
100 g di pistacchi al naturale privati della pellicina
200 ml di panna fresca
150 ml di formaggio quark a temperatura ambiente
2 cucchiai di zucchero a velo setacciato

Per la bagna
3 cucchiai di sciroppo di rose
1 cucchiaio di maraschino
mezzo bicchiere d’acqua

Per la glassa alla rosa e rifinitura
150 g di zucchero a velo
2 cucchiaini di acqua di rose
1 cucchiaio di succo di limone
acqua qb
granella di pistacchio
qualche petalo di rosa edibile
zucchero semolato e albume

  • Preriscaldate il forno a 180°
  • Separate gli albumi dai tuorli. Con la frusta elettrica montate i tuorli in una larga ciotola con 40 g di zucchero fino ad ottenere un composto spumoso.
  • In un’altra ciotola montate gli albumi con l’acqua di rose e lo sciroppo, aggiungendo piano lo zucchero rimanente, fino ad ottenere una massa lucida e gonfia con picchi fermi. Adesso con una spatola, aggiungete gli albumi con delicatezza al composto di tuorli e mischiate dall’alto in basso per non smontare.
  • Setacciate le farine con il lievito ed il sale, ed aggiungete il tutto alla massa di uova facendo attenzione a non smontarla.
  • Foderate lo stampo a cerniera con carta da forno avendo cura di alzare il bordo dello stampo con la carta: sistemate una striscia di carta in maniera che questa superi il bordo di almeno 3 cm perché l’impasto crescerà molto in cottura. Fate cuocere per 30 minuti quindi fate la prova stecchino che dovrà uscire ben asciutto.
  • Lasciate la torta 5 minuti nel forno spento, quindi fate raffreddare almeno una decina di minuti prima di  toglierla dallo stampo. Successivamente lasciatela raffreddare completamente prima di tagliarla.
  • Nel frattempo preparate il ripieno. Riducete i pistacchi in polvere in un mixer a impulso.
  • Sbattete bene con una frusta il formaggio quark fino che non sia cremoso.
  • Montate la panna ben ferma con lo zucchero a velo quindi aggiungetela al formaggio.Versate la polvere di pistacchi, mescolate il tutto molto bene e tenete al fresco.
  • Preparate i petali di rose: sbattete un piccola quantità di albume e spennellate con delicatezza i petali di rosa. Cospargeteli con abbondante zucchero semolato e lasciate asciugare per almeno 30 minuti.
  • Tagliate il dolce in 3 strati.  Preparate la bagna miscelando lo sciroppo, il maraschino, l’acqua di rose e l’acqua in una ciotolina e spennellate con cura il primo strato. Ricopritelo con la metà del ripieno al pistacchio distribuendolo bene. Coprite con il secondo strato e procedete allo stesso modo. Ricoprite il tutto con l’ultimo strato.
  • Preparate la glassa, mischiando l’acqua di rose ed il limone. Se necessario aggiungete piccole quantità di acqua per ottenere una glassa fluida come miele.Versate la glassa sul dolce con decisione in maniera che copra tutta la superficie e coli lungo i lati.
  • Attendete che si solidifichi: ci vorranno 30/45 minuti. Completate la decorazione con i petali brinati, granella di pistacchio ed una o più rose a piacere.
  • Conservate in frigo fino al momento di servire.