mercoledì 28 settembre 2011

Prova d'orchestra. Cake all'olio d'oliva e mandorle

Rach 3 - da "Shine"
A settembre tutto ricomincia: si ritorna a scuola, in palestra, al corso di ballo, alle partite a calcetto, alle cene con le amiche. A settembre si ritorna in orchestra. Quando, una vita fa, il mio sogno proibito era quello di entrare a far parte di una grande orchestra tipo i Berliner Philarmoniker (e quando si sogna, voi m'insegnate, bisogna farlo alla grande), essere convocata per far parte dell'orchestra del Conservatorio era già una soddisfazione stellare. I pomeriggi interi e le serate a provare, le sfuriate del direttore, i problemi tecnici, le ore a lavorare sull'intonazione, sui respiri, le prove di sezione...una vita bohemienne che faceva sognare ed esaltava noi ragazzi pieni di ambizioni. Avete presente "Saranno Famosi"? La vita di Conservatorio era un po' come in quei magici telefilm, con la differenza che noi non ci mettevamo a ballare sui tavoli in sala mensa, ma magari in piedi al pianoforte a cantare "Bella figlia dell'amor" nelle ore di pausa. Tutti quelli che amano la musica e sanno suonare uno strumento, potranno confermarvi quanto questo sia una gioia che ti riempie senza fine. Ma tutti quelli che sanno suonare uno strumento così come quelli che sanno cantare, potranno ripetere con me quanto meraviglioso ed emozionante ed unico sia suonare INSIEME. Insieme. Una parola che contiene un mondo. Fare musica insieme è un dono del cielo. E succede che suonando insieme, anche se si è sgarrupatelli, timidi, imbranati e magari neanche tanto talentuosi, la musica ci porta via e ci fa sentire grandissimi. Io so che molte di voi hanno studiato musica e sanno suonare. Quanto è più gratificante leggere uno spartito in due o tre o magari in 20, anziché da soli? Che emozione dà ascoltare una, due, molte note solitarie diventare un'armonia? Io sono una di quelle che ama infinitamente assistere a concerti di classica, ma se devo scegliere tra il grande solista virtuoso e l'orchestra sinfonica, io mi lancio sulla seconda di corsa, ad occhi chiusi. L'orchestra è un mondo misterioso e complesso, un animale con mille teste, mille cuori ed un unico respiro. Di fronte a spettacoli teatrali musicali, il mio sguardo è sempre là, nella buca. I minuti prima dell'esecuzione sono fonte di grande emozione: il rito dell'intonazione mi fa battere il cuore e mi ricorda momenti vissuti. Così ringrazio i miei genitori di avermi avvicinata alla musica e la fortuna di vivere qui per avere l'opportunità di far ancora parte di una piccola orchestra di strumenti a plettro che proprio quest'anno festeggia i suoi 90 anni di attività. Le dinamiche di un'orchestra amatoriale non sono quelle di una grande orchestra professionale, ma vi si avvicinano con la differenza che l'atmosfera è più rilassata, scherzosa, divertita, e durante la prova c'è sempre quello che smorza la tensione con la battuta o con la zingarata. Nella pausa ci si fa il caffè con la moka e si mangiano le patatine. Il poco tempo che passo in orchestra durante le 2 prove settimanali, è il più meraviglioso antistress che io possa trovare, assolutamente gratuito ma senza prezzo. 

Per lasciarvi ancora un  meraviglioso esempio di vita d'orchestra, vi invito a vedere un film assolutamente strepitoso e commovente - Le Concert - Il Concerto - di Radu Mihaileanu (Train de Vie) - e passerete due ore di grande godimento ed emozione pura. Chi di voi l'ha visto, mi vuol lasciare le sue impressioni?


Ecco un semplice cake strepitosamente soffice ma con un aroma delizioso, perfetto per la colazione ma anche per un dopo cena. Ho preso la ricetta dal libro "Torte e Biscotti" della Food Editore. 
Ingredienti per 6 persone
-         220 gr di farina 00
-         200 gr di zucchero
-         80 gr di mandorle spellate
-         2 uova
-         170 gr di yogurt greco
-         100 ml di olio extra vergine (usate un olio delicato come quello ligure o del lago di Garda)
-         ½ bustina di lievito per dolci
-         1 bicchierino di liquore all’anice.
Tostate 60 gr di mandorle su una placca da forno a 180 gr per 5/7 minuti. Fate raffreddare e frullatele grossolanamente. Tritate le mandorle rimaste e tenetele da parte.
Fate ridurre il liquore all’anice in un padellino a fuoco basso per 5 minuti. Setacciate la farina con il lievito, unite un pizzico di sale e le mandorle tostate.
Sbattete i tuorli con lo zucchero, aggiungete l’olio a filo, lo yogurt ed il liquore. Unite poi la farina ed amalgamate bene il tutto. Montate gli albumi a neve ferma quindi uniteli al composto mescolando delicatamente dall’alto al basso.
Rivestite uno stampo per plum cake con carta da forno quindi cospargete il fondo con metà delle mandorle tritate. Versatevi il composto e terminate con le mandorle rimanenti. Fate cuocere in forno al 180° per 40 minuti. Il giorno dopo è, se possibile, ancora più buona e la crosticina resta croccante. 



lunedì 26 settembre 2011

I misteri dell'abitacolo: torta integrale con riso e zucchine


Tanto pé cantà - N. Manfredi

Tornando a casa dal lavoro qualche giorno fa, mi sono ritrovata impigliata nella fila del rientro. Da sola, nel silenzio della mia macchina , cercavo di mettere in ordine i pensieri e trovare distrazione dalle mille telefonate ed e.mail ricevute nell'arco della giornata, quando la mia attenzione è stata catturata dalla macchina che mi precedeva. Nell’abitacolo della piccola utilitaria era seduta una coppia: lui alla guida e lei al suo fianco con lo sguardo fisso in avanti. Lui si agitava violentemente, dondolandosi in maniera vistosa a destra e sinistra ed ogni volta che pendeva a sinistra, si protraeva con slancio brutale verso la donna, urlando sulla sua faccia. Stava urlando ed anche se non potevo udirlo, era uno spettacolo così chiaro e mortificante che mi sono immediatamente sentita vicina a quella povera donna. Lei non muoveva muscolo, non girava la testa, anzi teneva le spalle dritte e non si infossava, e questo atteggiamento fiero doveva sicuramente far imbestialire ancora di più il tipo che, proseguendo lungo la coda, cominciava adesso a staccare le mani dal volante, sbattendocele sopra e gesticolando come una piovra che cerca di afferrare un branco di pesci in fuga. La cosa terribilmente ridicola era la gestualità eccessiva dell’uomo se confrontata alla completa impassibilità della donna. Lui non smetteva di ciondolare la testa e le spalle, di voltarsi verso la donna ed avvicinarsi a lei con veemenza. Lei, per tutta risposta, era l’immobilità fatta persona.
Ad un certo punto ho cominciato ad essere curiosa: mi chiedevo cosa potesse aver scatenato la furia dell’uomo, e soprattutto se fosse stata la donna la causa di tutto ciò o invece, se i due stessero discutendo di qualcuno colpevole di un grave danno nei confronti dell'uomo, magari qualcuno reo di essere amico della donna. Questo non lo saprò mai. La cosa che invece ho realizzato osservando i due, è che la nostra macchina è un luogo intimo e privato dove inconsapevolmente viviamo situazioni ed emozioni che abitualmente esprimeremmo solo nelle nostre case. Mi domando se è proprio la solitudine di quel piccolo abitacolo che ci libera e ci autorizza a comportaci come se nessuno stesse guardando o ascoltando. In più, la guida spesso alimenta stati di aggressività sconosciuti anche alla più mite delle persone. Posso dire di me, che in genere sono molto gentile con i pedoni, con le precedenze e con gli omini col cappello (devo contare fino a dieci però), che a volte ho delle esplosioni di rabbia inconsulta dove visualizzo me stessa come un'idra multitesta in semilibertà condizionata. Non so neanche da dove arrivino certi improperi, che fortunatamente restano lì, in quei 2 metri cubi di spazio e si ritorcono sulla mia coscienza. Nonostante tutto amo guidare, amo in genere i viaggi lunghi e la compagnia della radio. Sfuriate a parte, la mia macchina è il mio personale studio di registrazione, dove partecipo ad audizioni per X Factor o reality similari. Tanto, rimanga tra noi, nessuno mi sente! 
Vi lascio la ricetta di questa torta che in realtà assomiglia ad un timballo ma la sfoglia integrale è così leggera e deliziosa che non saprei bene come definirla. Ho trovato ispirazione su Sale e pepe di Settembre ma ho completamente stravolto il ripieno utilizzando ingredienti che amo molto. 
Anche voi potete personalizzarla liberamente ma utilizzate la formula per la sfoglia che è assolutamente perfetta e leggerissima.
Ingredienti per 6 persone

Per la pasta:
-         230 gr di farina 00
-         70 gr di farina integrale
-         45 gr di olio extra vergine d’oliva  (io ho usato quello di Sarteano DOP)
-         2 dl di acqua tiepida
-         1 pizzico di sale
Per il ripieno
-         300 gr di riso originario
-         500 gr di zucchine
-         150 gr di parmigiano grattugiato
-         250 gr di crescenza
-         una cipolla
-         un ciuffo di prezzemolo
-         olio extra vergine d’oliva
-         sale
Mischiate le due farine e mettetele a fontana su un piano di lavoro. Mettete nel centro un pizzico di sale, l’olio e l’acqua tiepida quindi lavorate energicamente a lungo gli ingredienti fino ad ottenere una palla elastica e compatta. Avvolgetela in un telo e fatela riposare almeno un’ora
Nel frattempo trifolate le zucchine in un filo d’olio e cipolla tritata, fino che non saranno dorate. Salate e insaporitele con prezzemolo tritato.

Lessate il riso in acqua salata per c.ca 10 minuti quindi scolatelo, conditelo con un filo d’olio e mescolatelo insieme ai due formaggi. Se volete un ripieno filante, aggiungete dei tocchetti di scamorza o fiordilatte strizzato affinché non rilasci siero e bagni la sfoglia. Aggiungete le zucchine e mettete da parte.
Tagliate la pasta in 4 parti e stendete 2 sfoglie sottilissime e rotonde. Con la prima sfoglia foderate una teglia a cerniera di 22/24 cm quindi spennellatela con olio. Sovrapponete la seconda sfoglia sempre tirata molto sottile. Riempite il guscio di pasta con il riso condito. Tirate le altre due sfoglie sottilissime e procedete come per le prime due, coprendo il ripieno con la prima sfoglia, spennellandola di olio e sovrapponendo l’ultima sfoglia. Con una rondella tagliate la pasta in eccesso e sigillate bene i bordi creando un cordoncino di pasta lungo tutta la circonferenza dello stampo.
Ponete in forno già caldo a 180° per 30 minuti. Quindi togliete dal forno, spennellate con l’olio e cospargete con poco sale grosso e passate in forno per altri 30 minuti, fino a che la pasta non sarà dorata e croccante. Servite la torta calda o appena tiepida. 
Questa volta ho scelto una canzone che all'ascolto mi riempie il cuore di felicità e malinconia: Tanto pé cantà - rigorosamente cantata dal meraviglioso Nino Manfredi. Questa canzone mi riporta all'infanzia, a certe atmosfere di convivio intorno a tavolate zeppe di cibo e di bambini urlanti in una casa della provincia di Roma, quando mia nonna Emma preparava 12 uova di sfoglia e fettuccine per un esercito di affamati. Ascolto l'incipit della canzone, mi sale un nodo alla gola e ci crediate o no, sento il profumo del sugo delle fettuccine, vedo nonna alla spianatoia e me piccola che le sto accanto, aspettando il momento in cui avvolgerà la grande sfoglia rotonda in un serpente lungo di pasta e taglierà con un coltello affilato fettuccine perfette e tutte uguali. Potere della musica e delle canzoni.