giovedì 16 aprile 2015

72 ore in Irlanda: Connemara e Soda Bread

Il cielo d'Irlanda - F. Mannoia
Improvvisamente, quando ormai non ci speravo più, l'Irlanda è entrata nella mia vita.
Sono stata una bambina fantasiosa, un'adolescente sognante ed una ragazza innamorata delle fiabe e per molti anni (forse ancora adesso), ho avuto la certezza che la mia vita precedente mi avesse vista calpestare la terra irlandese.
Ridete pure, ma ho già parlato spesso in passato di come certe passioni abbiano dominato la mia vita e l'abbiano trascinata in direzioni inaspettate.
La passione per l'Irlanda è arrivata come un presentimento ai tempi del liceo ed è cresciuta nutrendosi di musica, letteratura, storia e più avanti dal desiderio di partire che è rimasto inevaso fino a qualche settimana fa. Sono stata talmente tanto coinvolta dai racconti di Yeats, dai romanzi della O'Brien e dalla musica dei Chieftains e U2 che qualche notte prima della maturità Bono Vox mi è apparso in sogno come la Madonna, dicendomi in perfetto inglese intervallato da gaelico, che sarebbe andato tutto bene.
Quando all'università mi iscrissi ad Erasmus, la destinazione fu Galway. Che poi non sia più partita è un'altra storia, ma già a quel tempo l'isola mi chiamava.
L'invito dell'Ente del Turismo Irlandese e della Cocktail è piombato come il più bel regalo un paio di settimane fa e fino alla partenza ho vissuto in una sorta di trance per l'emozione.
Quando in aeroporto, il giorno della partenza, ho visto che sul tabellone tutti i voli erano stati cancellati tranne quello per Dublino, l'ho preso come un segno indiscutibile che quello sarebbe stato il mio viaggio irlandese e sarebbe stato perfetto!
Il primo suono che ho riconosciuto svegliandomi senza ricordare dove fossi, è stato lo stridio dei gabbiani. Che mi ha immediatamente disorientato richiedendomi qualche istante per mettere insieme i pezzi. Quello che ricordo è stata l'immediata eccitazione della consapevolezza: sono qua, finalmente.
Alle spalle avevo solo il trasferimento da Dublino a Galway con la sosta al sito di Clonmacnoise, un sito monastico di struggente bellezza.
Arrivare all'imbrunire ha reso ancora più suggestiva la visita di questo luogo, silenzioso e denso di atmosfera: per secoli ha rappresentato un centro culturale e religioso molto importante. Nel Medioevo fu anche sede di una università ma con l'avvento di Cromwell nel XVII sec. fu devastato per suo ordine ed il suo declino fu definitivo.
Il pellegrinaggio di molti irlandesi in questo luogo magico è tutt'ora intenso. Qualcuno si impossessa segretamente di "zolle" della terra di Clonmacnoise per sistemarle intorno alla propria casa e chiamare la buona sorte, e non è difficile osservare la traccia di questi "passaggi" visitando il sito.
Galway è una cittadina colorata è allegra come d'altronde molti luoghi di questa isola, ed è l'accesso obbligato alla regione del Connemara ed alle isole Aran, che purtroppo non ho visitato stavolta.
Arrivare la sera della vittoria degli irlandesi contro la Scozia, nel torneo di Rugby 4 Nazioni, ha resto tutto più animato. Purtroppo il tempo per visitare Galway con la luce del sole non c'è stato, ma l'impressione è stata bella, di quelle che ti invitano a ritornare per scoprire di più.
La baia di Galway è però uno spettacolo che non va trascurato.
Chilometri di spiagge affacciate sull'oceano, sabbia e ciottoli dai colori cangianti, le nubi che si gettano nell'orizzonte e un cielo che sembra così vicino da poterlo toccare.
C'è sempre vento, ma il sabato mattina con sole o con la pioggia, decine di persone si riversano sul lungomare per correre e giocare con i propri bambini e cani.
Una tradizione vuole che se ti bagni i piedi nelle acque gelide della Baia, allunghi la tua vita di un giorno. Se ti tuffi, la tua vita si allungherà di tre giorni. E vi garantisco che c'è qualcuno che questa tradizione la prende in parola.
Sono tante le emozioni che ho provato e che ancora mi smuovono dentro al ricordo di questo viaggio, ma la giornata in Connemara è probabilmente quella che più porterò nel cuore.
Non so, forse perché è stato il primo vero giorno di viaggio, forse perché dopo una mattina brumosa e grigia, il sole ha messo da parte la timidezza e si è donato a noi in tutta la sua potenza, o forse per il racconto di un passato così sofferto e tragico di cui l'Isola porta ancora i segni e che così bene ci è stato raccontato dalla nostra guida Cecilia.
Fatto sta che senza vergogna, sento la gola che si stringe al pensiero della bellezza indomabile di questi luoghi.
Lasciando Galway si percorre la strada costiera R336 in direzione Maam Cross, addentrandoci nel Connemara national Park. Questa zona così particolare è lontana dall'immagine che ci si fa dell'Irlanda tutta verde e coperta di pascoli.
In realtà il Connemara e l'Irlanda dell'ovest sono stati i territori più colpiti dalla grave carestia delle patate che si abbatté sull'isola dal 1845 per 5 anni.
Adesso provate ad immaginare un paese che all'epoca contava c.ca 8 milioni di abitanti in grande aumento demografico, e che al termine di questa carestia, fra persone morte letteralmente di fame ed altre fuggite in America per non morire (cc.a 2 milioni), si ritrova con c.ca 2 milioni di sopravvissuti.
Le ragioni di questa tragedia furono molteplici, in primis l'occupazione inglese che sfruttava la produzione alimentare locale esportandola e lasciando agli irlandesi il minimo della sussistenza, tra cui ovviamente le patate, principale fonte di nutrimento.
Tutto questo territorio, per altro ingrato in quanto difficile da coltivare, è caratterizzato dalla presenza di estese "miniere" di torba, materiale organico preistorico che viene estratto e lasciato asciugare all'aria o in balle di plastica quindi utilizzato come combustibile. Quando il fungo della peronospora attaccò le coltivazioni, per questa gente non ci fu più nulla da fare.
Viaggiando si notano continui giacimenti di torba intervallati da laghetti, ruscelli e greggi di pecore a perdita d'occhio.
Immancabili, le "casette della carestia"(famine in inglese), che si possono incontrare in gran numero lungo la costa.
Spesso gli irlandesi che acquistano terreni in cui sorgono i ruderi di queste casette, costruiscono la propria dimora nelle vicinanze per mantenerne viva la memoria e per il rispetto di chi prima di loro, ha vissuto questa tragedia.
Lungo le strade tortuose del Connemara, i campi mostrano continue ferite nere a contrasto con improvvisi specchi d'acqua e colline brulle, aspre, selvagge.
Se si ha la fortuna di incontrare una giornata di sole, il colore e la bellezza di questi paesaggi di estrema rudezza è toccante ed unico.
Il nome Connemara deriva dal gaelico, e prende il nome da una tribù di nome Conne, unita alla parola Mara che in gaelico significa mare.
Per l'ora di pranzo, Lough Inagh ci ha accolto con questa luce e questi colori.
Potete bene immaginare la mia faccia e la sensazione di essere arrivata direttamente dentro un sogno.
Di fronte al laghetto si trova un lodge, Lodge Lough Inagh assolutamente delizioso, dove è possibile fermarsi per un light lunch, anche perché intorno non c'è assolutamente nulla per chilometri e la sosta vale davvero il viaggio.
Lasciando il lago in direzione Kylemore, si arriva in brevissimo tempo alla splendida Abbazia omonima. Questo stupendo monumento ha una storia molto romantica, come spesso hanno edifici dall'aspetto sognante. Mitchell Henry e la sua bellissima moglie Margaret trascorsero la luna di miele in un cottage a Kylemore vivendo giorni meravigliosi al punto che il marito decise di fare un regalo alla moglie tanto amata costruendogli il Castello di Kylemore ed i meravigliosi giardini.
Qui vissero anni stupendi, dando alla luce 9 bambini ma l'improvvisa morte della moglie tanto amata non fu mai superata da Mitchell, che decise di vendere il castello. Successivamente divenne un college per ragazze di buona famiglia ed oggi invece è un museo gestito oculatamente da monache.
Si percepisce un'atmosfera speciale e camminando fra i sentieri dell'enorme giardino, si ha come la sensazione che qui il tempo si sia irrimediabilmente fermato.
Le pecore di Aran, questo è il tipo autoctono che abbiamo incontrato mille e mille volte, non sono originarie delle Isole omonime come molti pensano, ma realmente irlandesi. Sull'isola di Aran veniva lavorata la lana dalle abili mani delle donne e successivamente venduta.
Quindi per comprare un capo con questo meraviglioso materiale, qualcora non possiate andare ad Aran, non avrete certo difficoltà a trovarlo girando per l'Isola.
Queste pecore sono molto particolari: zampe e muso nerissimi.
Da lontano sembrano quadrate, un po' come quelle dei cartoni animati, ed è stato divertente tentare di immortalarle dal bus o quando le abbiamo incontrate live, perché sono particolarmente sfuggenti e ritrose.
Altri animali che incontrerete durante il vostro pellegrinare in terra irlandese, sono le mucche ed i pony.
La tradizione vuole che se ne contate 13 (di pony - ma attenzione devono essere quelli irlandesi e non semplici cavalli) durante il giorno, sarete fortunati nei giorni a venire. Beh, io li ho contati tutti e 13!
Tornando a Galway da Kylemore,  si percorre la N59 fino a Leenaun costeggiando il grande fiordo di Killary e si prosegue sulla 336 fino al delizioso paese di Maum An Mam. Proprio lungo questa strada si incontra il famoso ponticello del film "A quiet man" che fu costruito appositamente per il set ma che non è mai stato "smontato" a memoria del grande film. Dal pullman purtroppo non sono riuscita a fotografarlo ma potrete farlo voi se ci andrete.
Credo di averi tediato abbastanza, ma tornerò a parlare di Irlanda molto presto, con la seconda puntata del mio viaggio ed un nuova ricetta. Vi lascio però un pane profumato di burro che si fa in un baleno e che è proprio tradizionale di questa terra.
Buonissimo mangiato il giorno stesso, a me è rimasto morbido per 3 giorni avvolto in un panno di lino.
Il Soda bread è un pane povero che si prepara in un attimo, non necessità di impasto e va fatto riposare 30 minuti prima di infornare.
L'agente lievitante è il bicarbonato di sodio che a contatto con il latticello (la parte sierosa che si separa dalla massa grassa quando viene prodotto il burro) ha una reazione chimica e provoca la lievitazione. 
Si trova praticamente in tutte le case irlandesi proprio per la facilità con cui si può preparare. 
L'impasto viene inciso profondamente con una croce per "fare uscire le fate", come dicono gli irlandesi. 
Ho trovato questa motivazione così deliziosa che ho voluto immediatamente prepararlo e se vi dico che si fa in un attimo, credetemi.
Perfetto tostato con ottimo burro e marmellata o con burro salato e salmone irlandese!
Da una ricetta di Paul Hollywood - Bread
250 g di farina 0 
250 g di farina integrale (io ho usato la mia farina Verna)
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
1 cucchiaino di sale
420 ml di latticello (si trova nei negozi bio ma si può fare anche in casa)
Setacciare entrambe le farine e metterle in una larga ciotola miscelandole.
Aggiungere il bicarbonato ed il sale e mescolare bene.
Fate un buco al centro ed aggiungete il latticello e mescolate con un cucchiaio di legno o con una mano per ottenere un impasto denso e appiccicoso.
Infarinate un piano di lavoro e buttateci sopra l'impasto. Rollatelo con delicatezza e richiudetelo su se stesso un paio di volte per far stare insieme il composto.
Con le mani a coppa fate ruotare l'impasto per ottenere una palla che metterete su una teglia coperta di carta da forno ben infarinata.
Con un coltello ben affilato fate delle profonde incisioni a croce per fare uscire le fate. 
Non vi preoccupate se vi sembrerà che le parti si separino. Si ricongiungeranno di nuovo con la cottura e lievitazione.
Lasciate riposare l'impasto 30 minuti mentre scaldate il forno a 200°.
Cuocete il pane al centro del forno per 30/40 minuti, fino a quando la crosta non sarà marrone dorato e marrone pallido sui tagli. 
Battete il pane nella parte inferiore e se suona a vuoto, vuol dire che è pronto. 
Fate raffreddare su una griglia e servitelo come più vi piace. 

29 commenti:

  1. Con tutto che io preferisco il sud del mondo, l'Irlanda è da sempre un mio pallino e queste foto strepitose non hanno fatto altro che aumentare la voglia di partire.
    Grandissima!
    (che macchina usi?)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio Perla ma parecchie foto sono state scattate dal bus e non sono proprio il massimo. Ho una reflex Canon 550D, quindi molto basic ed un obiettivo scrauso ad uso zoom. Però la luce di quei giorni era speciale e sarebbero venute foto belle anche al più negato dei fotografi. :) Cerca di programmare l'Irlanda perché sono certa che ci lasceresti il cuore.

      Elimina
  2. Sarà la mia meta per le vacanze quest' estate!! A me è rimasto il cuore in Scozia, vediamo se l' Irlanda saprà conquistarmi ma credo proprio di si!!
    E sicuramente il soda bread lo assaggerò!!
    Buona giornata!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grande Silviaaaa....allora spero che tu abbia più tempo di me per girarla un po' tutta, che è il mio sogno di sempre. Sai che se hai domande puoi scrivermi, vero? Ti invidierò parecchio!
      Baci grandi.

      Elimina
  3. Dimenticavo: di romanzi di autori irlandesi ne ho letti a valigie... :-)

    RispondiElimina
  4. dimenticavo quanto fossero belli questi posti, grazie per avermelo ricordato!!!Posso mangiare una fetta di questo buon pane con la marmellata???Baci sabry

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Te la offro molto volentieri. Un abbraccio cara Sabrina

      Elimina
  5. un gran bel reportage sembra l'irlanda dei miei sogni me la vedo proprio cosi, complimenti anche per la ricetta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio veramente di cuore Carmine. E ti auguro di poter andarci prima o poi.
      A presto,

      Elimina
  6. Siamo accomunate da un medesimo amore per questa terra, che bramo da tempo e che ancora non ho visitato. E dire che a 18 anni i miei mi regalarono una bicicletta per realizzare il sogno di un giro d'Irlanda su due ruote.. e invece la bici non c'è più, e l'Irlanda ancora la sogno, ora ancora di più.
    Sempre troppo poco tempo per andare fino a lì via terra/mare e troppo grande (ancora) l'ostacolo aereo.
    Ma almeno quest'anno, se tutto va bene, riesco a seguire le tue orme in un viaggio brassicolo in terra di Fiandra ... con bici a seguito ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se non ti fai passare la paura del volo, giuro che non ti parlo più! Sai quante cose meravigliose ti stai perdendo? Guarda, una soluzione c'è: due belle pinte di Guinnes prima di salire in cabina e sei la più felice del mondo! Garantito al limone! :D

      Elimina
  7. Sono stata in Irlanda e ho avuto la fortuna di girarla con un nostro amico londinese d'adozione, ma irlandese di nascita, che meraviglia, luoghi che ti rimangono nel cuore, paesaggi che non dimentichi anche a distanza di anni, posti in cui ti riprometti di tornare ... grazie per avermi fatto ricordare con il tuo post ho viaggiato anch'io ... il pane lo farò sicuramente! Un abbraccio Helga

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma grazie Helga per la tua visita. Sono certa che anche io porterò nel cuore queste immagini per lungo tempo, anzi per sempre. E' impossibile non restarne incantati.
      Sul pane puoi provarci davvero in qualsiasi momento. E' di una facilità disarmante. Un abbraccione.

      Elimina
  8. Il Soda Bread è una magia, forse proprio delle fate: si fa in un attimo e ti fa sentire una brava casalinga che mette in tavola un pane fresco anche senza lievito madre (o, per comuni mortali come me senza lievito di birra) o quando - come capita a me - il pane lo dimentico in ufficio.
    E se il latticello non c'è? prova a mescolare 2 parti di latte e 1 di yogurt naturale....
    Claudette

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Claudette, il latticello lo faccio sempre in casa ma io metto una parte di yogurt naturale ed una parte di latte scremato e devo dire che funziona benissimo la dove serve questo ingrediente.
      Un bacione grande.

      Elimina
  9. Splendido post, bellissimo reportage, ho avuto l'impressione di visitare i luoghi da te descritti senza averli mai visti con i miei occhi, grazie mille:)))luoghi da sogno, che evocano un'atmosfera da fiaba, stupendo....
    il soda bread è sicuramente da provare, mi ispira troppo e vedendo il tuo ottimo, perfetto risultato non posso esimermi..
    un bacione:)
    Rosy

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Rosy, sei sempre presente e gentilissima. Sono certa che se proverai questo pane, ti conquisterà per la sua semplicità e velocità di preparazione. Un forte abbraccio.

      Elimina
  10. Grazie ! mi hai fatto fare un viaggio bellissimo con le tue foto stupende.
    Buona giornata
    Mandi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Rosetta, aver ottenuto questo è la mia più grande gioia. Un abbraccio.

      Elimina
  11. l'Irlanda! sono anni che sogno di volare nella bellissima isola verde....
    seguendoti tra lo stridio dei gabbiani e il vento mi sono immersa in luoghi splendidi che hai meravigliosamente raccontato con immagini e parole
    e quel pane....delizioso!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Chiara, tieniti stretta questa voglia e lasciala uscire non appena avrai tempo e risorse. E' un viaggio indimenticabile. Ti mando un bacio.

      Elimina
  12. Splendide fotografie! Rappresentano molto bene l'atmosfera irish . Sento ancora la musica nell'aria e il profumo dell'oceano e tutto il verde smeraldo meraviglioso interrrotto solo dalle linee di muretti di pietra grigi!
    Adoro il tuo irish soda bread: non può mai mancare in una irish breakfast! :)
    Ciao Isabel

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah la musica cara Isabel, la senti ovunque ed in particolare nel vento sempre presente e impetuoso come il ruggito di un leone. Ho assaggiato il brown bread e devo dire che per mio gusto personale, supera il soda bread di una spanna. Un baciottone.

      Elimina
  13. L'Irlanda è meravigliosa ti entra nell' anima e te la rivolta completamente con i suoi paesaggi ti incanta e con la sua solitudine ti ammalia ma la musica è il colpo di grazia e sai quando te ne accorgi? quando la lasci brava Patrizia sei riuscita a riaccendermi dei ricordi di un periodo della mia vita MERAVIGLIOSI passati con la tua omonima grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Tommaso, conosco la mia omonima e posso immaginare che sia stato un viaggio veramente bellissimo. Grazie per essere passato, ti mando un abbraccio.

      Elimina
  14. insomma l'Irlanda "ti chiamava" da tempo e finalmente hai risposto al suo invito :). Pat, un bellissimo reportage che ho letto tutto d'un fiato ( e aspetto la seconda puntata!). Che tu sia innamorata di questa Terra lo si respira dalle tue parole, crampi allo stomaco compresi (per te "gola che si stringe", ma l'emozione è la stessa...). Era destino che dovessi coronare questo sogno, spero che presto tu possa ritornare lì dove, mi pare, ha lasciato il,cuore :) : p.s. adoro Frank McCourt, autore statunitense, ma irlandese fin nel midollo :))) Un baciotto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. LA seconda puntata arriverà presto, anche solo se dovessi scriverla per te. Grazie cara Fausta, ti abbraccio forte.

      Elimina
  15. Grazie Pat x aver condiviso questo splendido reportage :-)

    RispondiElimina

Ciao! Grazie per esserti fermato nel mio angolino. Se ti va, lascia un pensiero, un commento, una critica. Se potrò ti risponderò qui, altrimenti verrò sicuramente a trovarti. La tua opinione è importante.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...