lunedì 5 febbraio 2018

Polpette alla poverella: ricordi di ricchezza e povertà.

La casa - S. Endrigo
Chissà che faccia farebbe la mia nonna materna Gina, se oggi fosse ancora qui e la invitassi in un ristorante per mangiare "la cucina povera".
Mi guarderebbe con quei suoi occhi color di brace e forse, anzi di certo, mi direbbe: "ti te si tut matt" nel suo dialetto lacustre stretto.
Perché di povertà i nostri nonni, ne hanno avuta a pacchi.
Dopo la guerra, se avevi del terreno e lavoravi la campagna, potevi considerarti fortunato.
I miei nonni materni, di cui spesso ho parlato in questo blog, il retaggio di povertà se lo sono portati dietro per tutta la vita, in maniera quasi orgogliosa.
Il primo esempio era quel bagno fuori casa.
"Non si poteva fare pipì, perché non c'era il vasino lì".
Il vasino noi ce l'avevamo sotto il letto, casomai ti scappasse durante la notte, ma prima di andare a dormire, dovevamo costeggiare l'orto al buio, girare intorno alla casa, verso la valle, accompagnati dal suono del ruscello e fronteggiare quel bugigattolo che chiamavamo "bagno".
E che ogni volta ci terrorizzava.
Aveva la dimensione di una cabina telefonica e non conteneva null'altro che un wc con la catena (che prelevava l'acqua della valle - unica concessione alla modernità).
In compenso era abitato da qualsiasi insetto della campagna, in preferenza ragni grossi come tarantole, millepiedi e formiche, che condividevano quello spazio in una lotta estenuante per la sopravvivenza.
Quei pochi istanti trascorsi nel bugigattolo, erano un continuo scrutare gli angoli alti, il pavimento e soprattutto, parlare a voce stentorea con mia sorella che faceva la vedetta fuori e che avrebbe poi dovuto prendere il mio posto all'interno. Seguiva la cronaca dettagliata degli ospiti e della loro vivacità: "il ragno in alto dorme, ha appena mangiato; il millepiedi di ieri non c'è più però attenta alle formiche volanti". E via andare, ogni giorno la stessa storia.
Ne riparliamo tutt'oggi, con un misto di panico e nostalgia e finiamo col riderne di gusto.
Per lavarsi poi, usavamo i catini di zinco della nonna e siccome al lago andavamo soprattutto l'estate, ci lavavamo all'aperto, con l'acqua lasciata scaldare al sole.
Per noi bambine e poi ragazze, questo è sempre stato un aspetto che rendeva le vacanze sul Garda, il più grande elemento di autenticità e avventura.
La reticenza dei nonni nel voler arrendersi alla modernità, era commovente.
Il primo vero bagno, completo di tutti i sanitari, è arrivato quando ormai il nonno non c'era già più e forse nonna non ha avuto neanche molte opportunità di usarlo.
Ma la casa al lago aveva perso quell'unico elemento che la rendeva diversa da tutte e noi, la nostra personale sfida quotidiana.
Parlando di cucina povera, la mia nonna Gina ne sapeva fin troppo.
Ho già raccontato dei suoi involtini di verza imbattibili, della sua abilità nel preparare uno spiedo formidabile quando ormai la carne non era più un ingrediente proibito, la polenta cotta nel gigantesco paiolo di rame appeso sul fuoco del camino.
Trascinata da questo fiume di nostalgia, ho preparato queste polpette "alla poverella".
Il nome me lo sono inventato di sana pianta.
L'ispirazione però mi è arrivata da una strepitosa ricotta di pecora del Caseificio Il Fiorino, un caseificio pluripremiato situato nel cuore della Maremma grossetana, a Roccalbenga.
Ho ricevuto un bellissimo box con una selezione dei loro prodotti di punta, con l'invito a realizzare dei piatti in cui poterli valorizzare.
In un primo momento, l'intenzione era quella di utilizzare la ricotta in una ricetta dolce: la Fior di ricotta, di latte di pecora, ha infatti un gusto dolce, pieno, quasi pannoso e sarebbe stato facile farla finire in un bel guscio di frolla o in un dolce al cucchiaio.
Ma poi ho cambiato direzione.
Ho pensato a mia nonna che non buttava via nulla ed ho giocato con la tradizione toscana che ama la ricotta in molti suoi piatti.
Ci ho messo dentro un po' del sud che ho fatto mio attraverso mio marito, un po' della mia terra, ed un po' di lei, di questa nonna burbera e severa che spesso torna nei miei pensieri.
Venendo alle polpette, il carattere è dato dalla presenza significativa del Pecorino Toscana Dop Stagionato, a latte crudo, sempre Il Fiorino, medaglia di bronzo al World Cheese Award 2017.
Avevo bisogno di dare una spinta di sapore a delle polpettine che, grazie anche alla presenza del pomodoro, hanno una nota dolce di base.
Il pecorino invece, grazie alla sua intensa sapidità ed alle significative note erbacee, conferisce pienezza all'insieme e lo armonizza.
E veniamo alla ricetta.

Ingredienti per 4 persone 
300 g di ricotta di pecora freschissima - io ho utilizzato quella del Caseificio Il Fiorino
200 g di spinaci (il peso da cotti)
150 g di pane Toscano Dop raffermo, ammollato e ben strizzato
60 g di Pecorino Toscano Dop stagionato - per me quello a latte crudo del Caseificio Il Fiorino
Olio extravergine d'oliva Chianti Dop
1 cucchiaio di farina setacciata
1 uovo grande
1 nulla di noce moscata
1 piccola cipolla
Sale - pepe nero macinato fresco

Per la salsa
300 g di passata di pomodoro (la mia è fatta in casa)
1 spicchio d'aglio
olio extravergine qb
Sale qb
  • Mettete la ricotta su un setaccio appoggiato sopra una ciotola. Lasciatela così per almeno un'ora o più, in modo che perda il siero in eccesso. 
  • Preparate gli spinaci: lavateli abbondantemente quindi lessateli nell'acqua che tratterranno su di se, ma cercate di mantenerli al dente. Una volta cotti, strizzateli bene quindi versate 2 cucchiai d'olio su una larga padella, affettate finemente la cipolla e fatela passire a fiamma dolce, aggiungendo poca acqua se necessario. Quando la cipolla sarà trasparente, aggiungete gli spinaci ed insaporiteli per qualche minuto, aggiustando di sale. Fateli raffreddare quindi tritateli al coltello.
  • In un'ampia ciotola versate gli ingredienti: la ricotta, il pane ben strizzato e sbriciolato con cura, gli spinaci tritati, il pecorino grattuggiato, la farina, pepe, sale e noce moscata, un filo di extravergine e mescolate tutto con cura in modo da ottenere un composto omogeneo e sostenuto. Se l'impasto vi dovesse sembrare troppo morbido, potete aggiungere un paio di cucchiai di pan grattato. 
  • Con il composto formate delle polepette grandi come una pallina da ping pong e tenetele da parte. 
  • In una larga padella che possa contenere tutte le polpette, preparate la salsa: versate un paio di cucchiai di extravergine ed uno spicchio d'aglio schiacciato e fate profumare l'olio a temperatura dolce in modo da non bruciare l'aglio. Quando l'olio sarà ben caldo, aggiungete la passata e mescolatela facendola cuocere c.ca 5 minuti. Aggiustate di sale. 
  • A questo punto aggiungete le polpette delicatamente e coprite con un coperchio sostenuto da un cucchiaio di legno. Fate cuocere una decina di minuti a fuoco medio, senza toccarle ma insaporendole via via con il pomodoro. Durante la cottura smuovete la padella facendola ruotare sul fuoco in modo che le polpette rotolino, usando una certa delicatezza. 
  • Servite immediatamente, con il proprio sughetto, con un filo d'olio ed una bella spolverata di pecorino. Non fate mancare il pane. 
  • In alternativa, possono essere cotte al forno a 180° per 15/20 minuti, nella loro salsa già spolverate di pecorino. 

13 commenti:

  1. Sempre bellissimi e toccanti i tuoi ricordi, insieme alle ricette, alle foto, all'atmopsfera che sai creare con la tua competenza ma soprattutto con la tua passione.
    Grazie e un grande abbraccio di buona settimana!!!

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    1. Grazie mille Annamari, sei molto cara! Un forte abbraccio

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  2. Oh mamma mia che fame!:))) Non so se adoro di più le tue ricette dolci o quelle salate, ma una cosa la so: le nonne sono dentro di noi, e credo che di noi siano orgogliose. (Che bella la tua famiglia fatta di Nord e di Sud. A me il Sud mi manca, ma lo cerco sempre nelle mie vacanze).

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    1. Grazie Isabella, è vero, queste nonne sono proprio sotto la nostra pelle. La fortuna di chi ha potuto averle vicino per una buona parte di cammino nella vita, è quanto hanno ricevuto da loro in maniera silenziosa. Un fortissimo abbraccio.

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  3. ogni volta che ti leggo affiorano ricordi, i miei un po' più lontani ahimè. Quell'orto al buio lo percorrevo fino in fondo, sotto le stelle, con lo stomaco chiuso dalla paura e l'orecchio teso ad ascoltare ogni fruscio, ogni stormire di foglie, cercando di non pestare quei lumaconi rosso scuro senza guscio che uscivano sempre e solo di notte...Un casotto di legno, vicino alla fossa del letame e alla rete dell'orto confinante. Non aveva nemmeno il water, in quegli anni la fogna non era ancora stata nemmeno pensata in quel paesino perduto fra i campi e le vigne friulane. A mia nonna Lucia, la nonna paterna, mancavano solo i galloni di caporal maggiore ma sapevo che anche se mi spediva da sola ad affrontare le mie paure rimaneva in attesa dietro la porta di casa, in allerta. Non era capace di esternare i sentimenti, indurita dalla vita, dalla fatica e dal peso di una grande famiglia, ma ogni volta lo leggevo nei suoi occhi il suo amore, e in quei piatti semplici che fanno parte del nostro vivere quotidiano e che ci porteremo sempre appresso. Le tue polpette ne sono un bellissimo esempio. Grazie Patty, per regalarci sempre la tua anima bella

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    1. Oh Giuliana, quando vorrei essere vicina a te ed ascoltare i tuoi racconti. Ogni volta mi apri un pezzettino della tua vita e vedo tante cose che ci avvicinano nonostante siamo cresciute in due generazioni diverse. Ma i tuoi racconti mi toccano ogni volta, anche nella brevità di un commento. Ti stringo e ti mando un bacio gigante.

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  4. Cara Patty le polpette speciali, come i tuoi racconti in cui mi vedo.. mi ci ritrovo.. non era lago ma il bagno fuori che mi terrorizzava l'aveva anche la mia nonna materna in un piccolo paesino della Calabria e d'estate ero terrorizzata dalle lucertole che non erano quelle che aveva la mia nonna nel Lazio ma più grosse più verdi.. più spaventose! Sono felice e fiera di avere quei ricordi ... un bacio

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    1. Cara Laura, sono andata a ripescare il tuo commento che era finito nello spam. Mi dispiace.
      Sono felice che certi racconti risveglino memorie lontane. Io trovo che questi siano ricordi da custodire preziosamente.
      Un fortissimo abbraccio, Pat

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    2. Sono straconvinta di questo anche io!
      Abbraccio a te

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  5. Cara Patty, avevo lasciato un commento per ringraziarti dei racconti che ci regali ed in cui mi rivedo. Ma è scomparso.
    Polpette eccellenti!
    un abbraccio

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  6. Ciao Patty, fatte queste polpette ieri sera: poverella o no, sono squisite! Ottimi i prodotti Il Fiorino, la mia Coop qualche volta li ha in promozione. Arianna

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    1. Ma che gioia sapere che ti sono piaciute. Effettivamente il Caseificio Il Fiorino è un fiore all'occhiello della Toscana gastronomica. Ti ringrazio per avermelo fatto sapere e riporterò il tuo entusiasmo anche al Caseificio. Bacione gigante.

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  7. Le abbiamo mangiate stasera, le ho fatte al forno. Il pane non era toscano, ma era buono lo stesso per me, perché è quello che fa mio padre per tutta la famiglia. Sono venute buonissime, piaciute tanto anche alle figlie, sempre critiche nei confronti dell'opzione vegetariana :)
    Grazie.

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