venerdì 11 novembre 2011

Doveva andare così. Una pausa e 7 links project

Crash - The primitives
Mercoledì 9 novembre, mentre guidavo tutta felice per andare a fare una sorpresa con torta all'ufficio di mio marito per il suo compleanno, sono andata ad infilarmi sotto un camion. Macchina distrutta. Io illesa. Nessun graffio, niente di niente, solo un discreto colpo di frusta che se ne andrà con il tempo, ma io sono qui. Non sto a raccontare dinamiche e ragioni o torti. E' successo tutto velocemente e la paura è tutt'ora dentro di me così spessa che si potrebbe affettare e probabilmente si diluirà solo quando riuscirò a farmi un bel pianto, cosa che non sono riuscita a fare al momento dell'impatto talmente ero gelata dallo spavento. Ho vissuto tutto lucidamente, ricordo la frenata, l'impatto e il tempo che ho avuto per dire a me stessa che non lo avrei mai evitato e che non potevo credere che tutto quello stesse succedendo a me. I secondi sono sembrati minuti, i metri centimetri. Quello che mi resta dentro in questo momento è la terribile consapevolezza che non posso riavvolgere il nastro, che non posso tornare indietro e scegliere di fare quella strada panoramica così bella che un istante prima avrei voluto fare. E' andata così, poteva andare molto peggio. Non se se potete capire il mio stato d'animo. In questo momento la casa è il solo luogo dove voglio stare. Mi affatica l'idea di uscire anche solo per andare dal dottore. Mi angoscia l'idea di salire in macchina. Dovrei essere grata al mio angelo custode eppure il senso di sollievo non sconfigge il senso di impotenza da cui adesso sono pervasa. Avrò tutto il week end per leccarmi le ferite e cercare di riprendere un po' di buonumore. 
Questo momento mi da l'opportunità di ricevere con gioia il testimone del 7 Links Project da Giulietta di Alterkitchen. Si tratta di un gioco che ultimamente sta imperversando nella blogosfera e che per prima volta ho visto da Juls, restandone immediatamente folgorata. Mai avrei sperato che qualcuno mi coinvolgesse nella catena. Bisogna individuare tra i propri post, i 7 che rispondono a determinate caratteristiche imposte dal gioco e spiegarne la ragione. Il che offre l'opportunità di fare un viaggio a ritroso nella propria blog-storia e rispolverare memorie e piaceri. Dopo di che, si passa ad altri amici (che non sono ovviamente obbligati a partecipare se non lo desiderano) la palla della scelta, facendosi conoscere meglio a chi li segue. E così, cominciamo:

lunedì 7 novembre 2011

Barcellona e la malattia del viaggiatore: Arroz con leche

Barcelona - Freddy Mercury e Montserrat Caballé
La malattia del viaggiatore è semplicemente la dipendenza dalla prossima partenza. Tutto il suo mondo gira intorno al desiderio di partire. Il profumo dell'aeroporto lo manda in visibilio; la fila al check in gli procura un lieve fastidio perché lo tiene lontano dalla carta d'imbarco che gli è più cara di un biglietto d'amore. Una volta seduto in aereo, anche se la paura lo incolla al sedile, chiude gli occhi e sussurra: sto arrivando. Una volta in viaggio, segue il suo programma ma lascia spazio ai contrattempi, alle avventure, ai percorsi sbagliati che gli regalano qualcosa da raccontare. O semplicemente beve con gli occhi tutto ciò che è possibile, poi li chiude e cerca di sognare quei luoghi ancora per una volta. La malattia di questa viaggiatrice è un po' la stessa. Ha il bisogno di lasciarsi spesso tutto alle spalle, dimenticarsi del suo mondo per scoprirne uno nuovo e ritornare nel suo mondo amandolo di più. 
Barcellona mi ha accolto piovosa questa volta. Una pioggia ostinata, un vento caldo insopportabile. Ma il suo cuore mediterraneo era lì, come sempre, vitale e aperto sul mare e sulla libertà. Barcellona mi fa pensare alla libertà, alla gioia. Mi fa pensare che non c'è poi bisogno di correre sempre e comunque, ma si può camminare o sedersi a tapear e lasciare che tutto passi intorno a te tranne la bellezza. Barcellona è sfacciatamente bella e uomini che l'hanno molto amata, come Antoni Gaudi, le hanno regalato il siero dell'eterna giovinezza. Anche se attraversate il Barrio Gotico, perdendovi dietro le viuzze strette ed animate intorno alla Cattedrale, sentite vibrare la vita ed un senso della storia tutto proteso verso il divenire. Barcellona è una donna fiera e libera che gode del suo essere provocante. Barcellona è piena di musica e anche per questo io la amo. E' piena di buon cibo e di gente che ama ben mangiare e per questo è una gioia viverla. 
Ci sono più ristoranti stellati a Barcellona ed in Catalunia che in tutta la Spagna, quindi è veramente difficile sbagliare. E 3 giorni sono pochi per non sentirne la mancanza ma sufficienti per innamorarsi perdutamente. 
Non sto a farvi una guida della città perchè avrebbe poco senso. Quello che posso raccontarvi sono sensazioni forti e piene di energia che spero possano farvi venire voglia di partire ed andarla a scoprire, anche se penso che molti di voi lo avranno già fatto e rifatto come un peccato inconfessabile e come non smetto di fare io. Per celebrare una città così bella ho pensato di lasciarvi con una ricetta non propriamente catalana ma nazionale, il celebre Arroz con leche, il riso al latte, di una semplicità e velocità di preparazione estrema come estrema e semplice è la sua bontà.