Aquarius - Hair - G. Mac Dermot
Eh si ragazze, con i nostri capelli non si scherza.
Davanti ad un giudice potrei affermare senza temere di essere smentita, di essere una donna "a basso mantenimento" (ricordate Harry ti presento Sally e la famosa distinzione tra donne ad alto e basso mantenimento?). Dico questo perché non ho bisogno di molto per me stessa, non sono una fashion addicted, amo le scarpe ma visto che non sono un millepiedi, posso portarne solo un paio alla volta e allora a che mi servono 850 paia come qualcuna afferma di possedere? Non mi attraggono le gioiellerie (a parte Cartier a Parigi e Tiffany a N.Y., in sola visione premetto), non faccio uso estremo di estetista a parte periodiche deforestazioni, mi piace lo shopping ma dove c'è caos mi scatta il "lupo" e finisco con lo scappare a gambe levate e tornare a casa a mani vuote o con la solita maglia che mi sta piccola e che dovrò regalare. Non spendo patrimoni per creme, cosmetici e profumi; indulgo mortalmente nei negozi di casalinghi o nelle librerie ma qui dentro alzi la mano chi non ha la mia stessa malattia. Ebbene, non vado neanche troppo spesso dal parrucchiere, nonostante abbia trovato quello della vita (un po' come il marito o l'analista), che fortunatamente mi accontenta e dal quale entro senza provare il minimo panico. Cosa che ho smesso di provare solo da quando l'ho trovato, ovvero circa 3 anni. Si, perché non c'è stata al mondo persona più temeraria e sfigata della sottoscritta sull'argomento capelli, tagli e dintorni. Non riesco a capire se questo dipendesse da me o dal professionista che mi trovavo di fronte, ma la mia chioma ha passato dei momenti di puro medioevo. Credo di avere battuto tutti i saloni della provincia arrivando fino a Firenze. L'illusione era che un taglio o un colore avrebbero potuto cambiarmi la vita e farmi diventare una strafiga come sempre accade nei film. Troppo cinema, troppa televisione, me lo dico sempre!
Premetto che i miei capelli sono più stecchiti di quelli di Olivia di Braccio di Ferro. Nelle giornate umide si animano di vita propria e dallo spaghetto scotto prendono vigore onde insulse che risalgono dalle punte fino alla radice, trasformando la mia testa in quella della vagabonda che razzola nei bidoni della spazzatura. Nelle occasioni importanti, ho sempre sbagliato pettinatura. Sul capello lungo qualche bel movimento è perfetto: su, diamo volume, vedrai come stai bene. Peccato che dopo un paio d'ore, le belle onde sono già sedute quelle che prima sembravano cavalloni imbizzarriti, adesso assomigliano ad una calma piatta. A me Bridget Jones mi fa un baffo. Per illudermi di poter avere una testa come quella di Julia Roberts in Pretty Woman, ho anche ricorso più volte alla permanente. Anzi, negli anni '80 vi ero abbonata. Il problema è che il mio capello, pur essendo sottile e mortalmente liscio, è ostinatamente recettivo e quella che il parrucchiere ti propina come un leggerissimo sostegno, sulla mia testa si trasforma in un effetto "casco di motocicletta"! Ricordo ancora con orrore la permanente che feci a 20 anni e che mi è durata quasi un anno e mezzo. I capelli mi arrivavano sotto le spalle ma all'uscita dal salone erano talmente ricci che sembravo Marcella Bella dei giorni migliori! Credo di aver pianto per una settimana. Mia cognata conserva ancora delle foto con le quali spiritosa, periodicamente mi minaccia (come rovinarsi la reputazione in un lampo!). Dopo l'ultima permanente sulla quale sono ricaduta c.ca 3 anni fa (l'esperienza non insegna nulla) e che ha avuto il risultato di cui sopra, ho tagliato i capelli cortissimi e li ho lasciati ricrescere a oltranza, senza visitare un parrucchiere per più un anno. Sembravo una scopa di saggina ma ero troppo provata: astinenza forzata! Adesso ho fatto tesoro dell'esperienza e mi sono rassegnata al mio spaghettino scotto. Quando sono gentile con lui, non reagisce poi troppo male e mi da un aspetto decente. E voi? Recidive da colpi di testa?
mercoledì 12 ottobre 2011
lunedì 10 ottobre 2011
The cooking game: una giornata tra amiche
You've got a friend - James Taylor
Come in tutti gli aspetti della nostra esistenza, la casualità può regalare degli incontri che si trasformano in amicizie per la vita. Quello che è successo con Deborah, una cara amica di Seattle che è piombata nella mia agenzia un giorno di 12 anni fa cercando un partner per i suoi viaggi e con la quale è scattata immediatamente una scintilla di amore sincero. Nonostante si lavori insieme, il nostro rapporto professionale è sostenuto da un grande rispetto ed ammirazione reciproci ed da una moltitudine di gusti comuni che hanno trasformato questa conoscenza in una sorta di sorellanza. Le ore che trascorriamo insieme quando lei torna in Italia ed abbiamo occasione di vederci, sono un crescendo di risate, commozione, idee, sorprese, domande, aspirazioni e lanci siderali di sogni. Giusto al termine di un tour con un gruppo, nei giorni scorsi mi ha chiamato e mi ha detto che avrebbe voluto venire da me con una sua amica per trascorrere una giornata a cucinare insieme, cosa che ci siamo sempre dette da tempo, ma mai fatto fino ad oggi. E sia!
Tre donne in cucina più per giocare che per cucinare, perché ovviamente durante la preparazione le chiacchiere e le risate si sono sprecate. In primis mi è stato riconfermato ciò che sapevo da tempo, ovvero che la cucina italiana in US, quella propinata dai ristoranti che si dichiarano italiani, di italiano non ha assolutamente nulla. Il primo mito metropolitano che ho contribuito a far crollare nelle loro teste è quello per cui gli italiani sono "mangiatori di aglio e cipolla". La maggior parte delle ricette di primi piatti italiani in US, abbonda così tanto di aglio o cipolla che il resto dei sapori sono miseramente messi a tacere. Quando ho versato l'olio extravergine in una padella per insaporirlo con uno spicchio d'aglio, che ho tolto non appena l'olio ha cominciato a sfrigolare, mi hanno guardato basite. Ancora di più quando ho tirato fuori una bottiglia di salsa di pomodoro fatta in casa e gliel'ho fatta assaggiare a crudo. Non potevano credere che una passata di pomodoro fosse così intensamente saporita senza l'aggiunta di un pizzico di sale o olio o aromi vari. Vai a fargli capire che la salsa la insaporisci come vuoi, ma dopo! Oppure che se la lasci semplice semplice, con un pizzico di sale, un filo d'olio ed una foglia di basilico puoi raggiungere il paradiso. No, non è concepibile che in Italia ci siano ancora donne che trasformano 3 quintali di pomodori in salsa e polpa pronta. Una di quelle è mia suocera!
Tre donne in cucina più per giocare che per cucinare, perché ovviamente durante la preparazione le chiacchiere e le risate si sono sprecate. In primis mi è stato riconfermato ciò che sapevo da tempo, ovvero che la cucina italiana in US, quella propinata dai ristoranti che si dichiarano italiani, di italiano non ha assolutamente nulla. Il primo mito metropolitano che ho contribuito a far crollare nelle loro teste è quello per cui gli italiani sono "mangiatori di aglio e cipolla". La maggior parte delle ricette di primi piatti italiani in US, abbonda così tanto di aglio o cipolla che il resto dei sapori sono miseramente messi a tacere. Quando ho versato l'olio extravergine in una padella per insaporirlo con uno spicchio d'aglio, che ho tolto non appena l'olio ha cominciato a sfrigolare, mi hanno guardato basite. Ancora di più quando ho tirato fuori una bottiglia di salsa di pomodoro fatta in casa e gliel'ho fatta assaggiare a crudo. Non potevano credere che una passata di pomodoro fosse così intensamente saporita senza l'aggiunta di un pizzico di sale o olio o aromi vari. Vai a fargli capire che la salsa la insaporisci come vuoi, ma dopo! Oppure che se la lasci semplice semplice, con un pizzico di sale, un filo d'olio ed una foglia di basilico puoi raggiungere il paradiso. No, non è concepibile che in Italia ci siano ancora donne che trasformano 3 quintali di pomodori in salsa e polpa pronta. Una di quelle è mia suocera!
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