lunedì 29 agosto 2011

Cake con farina di riso agli agrumi e il destino di Cio Cio San

Madama Butterfly - Coro a bocca chiusa - G. Puccini
Mi sono resa conto solo adesso che in questi quasi 8 mesi di bloggitudine non ho mai parlato di una persona molto speciale nella mia vita. Si tratta della mia sorellina Alessandra, meglio detta "Jaia" da piccola o "Dinda" nel crescere, e adesso "Zia Luciana" da mia figlia, secondo un gioco scherzoso e un po' presa di giro che utilizza il suo secondo nome da lei non molto amato. Mia sorella ed io abbiamo 11 mesi di differenza. Appena sposata, mia madre si disperava perché non arrivavano bambini. Poi circa un paio di anni dopo sono nata seguita a ruota da lei: a quel punto mia madre sì che si disperava, con il timore che da quel momento in poi sarebbero arrivati bambini a ritrecine! In realtà poi si è fermata a due, con due figlie quasi coetanee (bastava che mia sorella nascesse il 31 dicembre invece che il 2 gennaio, ed oggi avremmo la stessa età!). Ma lei per me è sempre stata "la mia sorellina" e probabilmente sempre lo sarà. Non le ho mai palesemente detto quanto io di lei sia orgogliosa e quanto l'ammiri per le cose che fa. In particolare per non avere abbandonato una passione, quella del canto, con cui sta avendo grandi gioie, la prima delle quali è quella di essere entrata a far parte del coro del Festival Pucciniano di Torre del Lago dopo una dura selezione. Ha cominciato a studiare canto relativamente tardi e si è sacrificata tantissimo, tra momenti di sconforto che l'hanno quasi portata a smettere. Eppure da buon Capricorno testa dura, ce l'ha fatta ed io non posso che ammirarla fosse solo per questo. Sentirla cantare è sempre un momento di enorme emozione per me, che razionalmente non riesco a spiegarmi dove nasconda quel vocione uscendo da un corpicino minuto come il suo. Non è facile celare l'emozione. Le uniche lacrime che ho versato al mio matrimonio, sono state quando l' ho sentita cantare "The sound of music" al termine della messa.  
Ogni estate ho la fortuna di andare ad ascoltare almeno una rappresentazione della vasta produzione Pucciniana a Torre del Lago e grazie a lei, che mi racconta le magagne, le curiosità e i pettegolezzi che ruotano intorno alla messa in scena, mi godo come non mai lo spettacolo. Quest'anno in particolare, è stata rappresentata una nuova edizione della Madama Butterfly, con la presenza di costumi originali giapponesi e solisti provenienti dal Sol Levante, in una scenografia incantata fatta di cieli azzurri e fiori di ciliegio. Ho rubato una piccola foto di lei, che trovo bellissima, in un momento di relax dietro le quinte. 
Madama Butterfly è un'opera che molte di voi conosceranno, in particolare per la triste fine che fa la protagonista. In verità, tra le molte figure femminili della produzione Pucciniana, questa giapponesina è quella che forse amo meno proprio per il drammatico destino a cui si piega: quello di togliersi la vita per il disonore di essere stata abbandonata dall'uomo che ha amato e ritrovarsi sola e ragazza madre. Non è una cosa totalmente anacronistica? Ogni volta mi aspetto che cambi il finale, invece questa povera crista sarà costretta a fare harakiri per l'eternità. 

mercoledì 24 agosto 2011

Francis "Blue Eyes" e piccoli gattò estivi my way.

My Way - F. Sinatra 
Francis era un ragazzino secco secco e piuttosto minuto. Proprio bruttino in verità. Decisamente segaligno durante l'adolescenza ma non timido, questo no. Poteva assomigliare ad uno di quei nostri compagni di classe un po' insulsi, acneici e taciturni.  Ma avresti cambiato immediatamente idea osservandolo, perché quel ragazzino dai luminosi occhi di un blu surreale incastonati in un viso tutto pelle e ossa, era dannatamente forte, sostenuto dalla certezza che nella vita avrebbe fatto grandi cose. E fu così. Francis, per gli amici Frankie, aveva ricevuto dalla natura  un dono gigantesco e potente: la voce di un angelo. In famiglia tutti amavano la musica e lui crebbe nutrito di note, sognando all'ombra di un mito di allora come Bing Crosby, del quale conosceva a memoria tutte le canzoni. I parenti, gli amici e i conoscenti che sapevano il suo segreto, gli dicevano "Canta Frankie, canta", e lui cantava.  Ammutolendo, incantando, seducendo, e commuovendo chi aveva la fortuna di ascoltarlo. Con un simile tesoro nascosto ben bene tra le corde vocali, ma distribuito generosamente a chi gli voleva bene, Frankie prese la sua strada. Divenne un uomo affascinante e potente e la sua voce, che lui non smise mai di trattare come si tratta un gioiello o una donna che si ama, grata lo portò lontano. Con le sue canzoni, fece innamorare milioni di persone. Tutt'ora che non c'è più, la magia di quello strumento divino, è ancora viva e tangibile ed ognuno di noi potrà goderne per sempre. The Voice, così finì per chiamarlo il mondo intero, adesso canta per gli angeli.  
Parlo di lui, ma non c'è bisogno che lo chiami per nome. Se qualcuno mi chiedesse "Scegli solo 10 Cd da portare con te su un'isola deserta" - Dio, sarebbe così difficile, anzi allucinante a pensarci bene - insomma, di fronte ad una domanda così assoluta ed estrema, credo che insieme a Mozart, Mina, De André, Tchaicowski, I Queen, Piazzolla e pochi altri ancora, ci sarebbe il CD dei grandi successi di The Voice. Le sue canzoni raccontano di mondi romantici, soffusi, pieni delle luci delle grandi città americane, di abiti di chiffon e balli chick to chick. Ma anche di bicchieri di whiskey e sale fumose intorno ad un tavolo da gioco, di macchine veloci, di cocktail party e ville hollywoodiane. Insomma, tutto il sogno americano è sintetizzato nella sua voce e nelle sue canzoni. Nessuno meglio lui, ha dimostrato che la voce è uno strumento musicale vero e proprio. Ha saputo usarla in maniera totale raggiungendo vertici di difficoltà tecnica che solo i veri cantanti potranno ammettere, senza mostrare però il minimo sforzo o incertezza. I suoi fraseggi, i suoi respiri, i suoi salti di ottave sono rimasti nella mitologia della musica. Quando lo ascoltiamo, le sue note sono morbide, liquide come l'oro colato, la perfezione. Nessuno ad oggi è riuscito ad eguagliarne la bellezza. Frankie, I've got you under my skin!  
Spero che i puristi non me ne vogliano. Io adoro il gattò di patate. Lo so che è un piatto tipicamente autunno/invernale, ma a me piace tutto l'anno e non perdo occasione di prepararlo, specialmente quando ho ospiti o devo pensare ad un buffet. Mio marito e mia figlia ne vanno pazzi e nel mio congelatore ci sono sempre un paio di vaschette pronte ad essere messe in forno. Io seguo abbastanza fedelmente la ricetta tradizionale, con alcune piccole varianti, ed ecco qui che entra il Gattò my way versione estiva. Devo premettere che faccio questa ricetta ad occhio quindi la quantità degli ingredienti che elenco è puramente indicativa ed ognuno di voi potrà gestirli come meglio crede.
Ingredienti per 6 persone:
- 2 kg di patate
- 200 gr di mortadella di Bologna (al posto del salame)
- 400 gr di mozzarella
- 2 uova
- 200 gr di Parmigiano grattuggiato
- 120 gr di panna acida
- 80 gr di burro salato (più quello per imburrare)
- Un ciuffo di prezzemolo
- Una bella spolverata di noce moscata
- Sale e pepe q.b.
- Pan grattato q.b. 
Per la guarnizione:
- 200 gr di pomodorini datterini
- Origano secco
- 2 piccole mozzarelle fiordilatte
- Olio extra vergine d'oliva
- Un ciuffo di basilico fresco
- Sale grosso
Sbucciate, lavate e fate lessare in pentola a pressione le patate. Nel frattempo tagliate a striscioline sottili la mortadella, riducete a cubetti la mozzarella, grattugiate il parmigiano e sminuzzate il prezzemolo con la mezzaluna. Quando le patate saranno pronte, riducetele in purea con il passapatate e lavorate bene il composto con la frusta. Se preferite ,  per conferire una texture ancora più soffice al vostro gattò, usate il minipimer ad immersione e frullate le patate a cui avrete aggiunto il parmigiano, il burro e la panna acida. Di seguito, quando il composto sarà tiepido, aggiungete le uova, il prezzemolo, la mortadella e profumate ed insaporite il tutto con la noce moscata, il sale ed il pepe (se vi ci piace). Preparate 6 stampini monoporzione da muffin o creme caramel (meglio di metallo), imburrateli e cospargeteli di pan grattato. Con un cucchiaio prendete una quantità di composto di patata e riempite lo stampo fino a metà, facendo una piccola conca al centro in cui metterete una generosa quantità di mozzarella. Quindi coprite il tutto fino al bordo con altro composto e cospargete di pan grattato e fiocchietti di burro. Mette gli stampini su una teglia ed infornate a 180° per c.ca 40 minuti, fino a che non saranno ben gonfi e dorati in superficie. 
Mentre i gattò cuociono avrete ridotto i vostri pomodorini in dadini, conditi con olio, sale e origano profumato. Preparate un'emulsione con una decina di belle foglie di basilico e 2 o 3 cucchiai di olio evo, un pizzico di sale grosso frullati con il minipimer a immersione. Mettete le 2 mozzarelle a pezzetti dentro il bicchiere del minipimer e versate un goccio di olio evo e un pizzico di sale e frullate il tutto fino ad ottenere una crema non troppo liquida. Sfornate i vostri gattò, decorateli con i pomodorini, l'emulsione di basilico e serviteli con una quenelle di mozzarella a fianco.