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lunedì 28 febbraio 2022

Graffe Napoletane

Questa è una delle ricette che da giorni attende di essere postata. ⁠
Domani è martedì grasso poi entreremo ufficialmente in quaresima. ⁠
Direi che l'animo è in quaresima da tempo e con quello che sta accadendo negli ultimi giorni, del Carnevale, porello, non importa proprio a nessuno. ⁠
Un effetto immediato la questione Ucraina lo ha avuto: si è smesso di parlare di Covid. ⁠
La cosa potrebbe far sorridere se la notizia in prima pagina non fosse una delle più terribili dalle Torri Gemelle. ⁠
Spesso mi è capitato di pensare quanto l'essere nata a cavallo di due secoli, di cui uno che segna la fine di un millennio e l'altro l'inizio di una nuova era, fosse un dono speciale, un osservatorio di cambiamenti epocali, di mutamenti che rendessero la mia generazione un testimone speciale della storia. Pensavo. ⁠
Ma quando da piccola immaginavo il 2000 come la porta di ingresso al "futuro", tutto quello che riuscivo a visualizzare nella mia candida mente, era una civiltà evoluta, tecnologica ed intelligente. Guerre non contemplate. ⁠
Fantasie di bambina, purtroppo. ⁠
Questa è una ricetta d'autore. 
Arriva direttamente dalle cucine dello chef Peppe Guida ma chi me l'ha consegnata è stata lei, la mia cara amica Pasqualina , dispensatrice di molte ricette che sono in questo blog, tra cui una delle Pastiere più buon che io abbia mai mangiato (e preparato). 
Se cerco l'autenticità della tradizione campana, mi rivolgo a lei e so di non sbagliare. 
Per di più è una delle cuoche più brave che io conosca e questo la dice lunga dell'origine della mia affezione per lei. 
Avevo voglia da tempo di provare questa preparazione.  
Con la scusa del carnevale ed il desiderio di impellente di fritto, eccoci alla ragione di queste Graffe. 
Siete ancora in tempo a prepararle per domani. 
E a farle di nascosto in altri momenti. 

Ingredienti per 4 persone
300 g di patate 
500 g di farina W260
110 g di zucchero 
130 g di burro morbido
5 g di lievito disidratato 
25 g di latte 
2 uova grandi 
la scorza grattugiata di un limone

10 g di sale 

Zucchero semolato per rifinire 
Olio di semi di arachidi (o extravergine) per friggere (frittura in olio profondo)
  • Lessate le patate con la buccia. Una volta pronte, sbucciatele e schiacciatele calde.
  • Nella ciotola dell'impastatrice, versate la farina e fate la fontana. Al centro mettete le patate schiacciate con lo schiacciapatate, le uova, lo zucchero e la scorza grattugiata e cominciate ad impastare fino a che l'insieme non comincerà a stare insieme.  Aggiungete il sale e mescolate ancora. 
  • Aggiungete adesso il latte tiepido in cui avrete sciolto il lievito e continuate ad impastare fino a che la ciotola non risulterà pulita sulle pareti. Cominciate ad aggiungere il burro morbido a pezzetti senza aggiungere il pezzo successivo se il precedente non è stato ben incorporato. Al termine dovrete avere un impasto liscio,  elastico e lucido e tirandolo, dovrete riuscire ad ottenere il velo. 
  • Mettete l'impasto in una ciotola oleata e coprite con pellicola, facendolo lievitare fino al raddoppio in un luogo tiepido.  Ci vorranno c.ca 2h30 - 3h 
  • Quando l'impasto sarà pronto, sgonfiatelo e stendetelo su una spianatoia ad uno spessore di 2 cm c.ca e coppatela con un cerchio d'acciaio di 8 cm, bucandolo al centro con un altro cerchio di un paio di cm. 
  • Sistemate le ciambelle su teglie foderate con carta da forno. Copritele con pellicola e fate lievitare sino al raddoppio per un'altra ora. 
  • Scaldate l'olio in una padella di ferro a bordi alti. La temperatura deve essere di 170° in modo che le ciambelle si cuociano senza scurirsi troppo in fretta. Giratele quando saranno dorate su un lato, scolatele una volta pronte e fatele asciugare su carta assorbente. Passatele nello zucchero ancora calde. 
  • Fate in modo di friggere poche ciambelle alla volta, 3, massimo 4. Consumatele tiepide o a temperatura ambiente. Sono perfette il giorno di preparazione ma molto buone anche il giorno successivo. 



domenica 26 novembre 2017

Il Berlingozzo per la Giornata Nazionale dei Dolci con Olio Extravergine

La porti un bacione a Firenze - Narciso Parigi
Spesso dentro le ricette di un territorio, si annida il carattere della propria gente.
E il carattere toscano è spesso rustico, senza fronzoli al limite della ruvidezza, ma anche goliardico e schietto, senza bisogno di perdersi dietro a troppe parole.
Ma la propensione alla semplicità e all'essenziale non sono sinonimo di mancanza di bellezza.
Perché alla bellezza i toscani sono abituati da tutta la vita: la bellezza di una terra che ammalia il mondo intero; capolavori d'arte e architettura capaci di mandarti in confusione, preservati con amore e rispetto senza limiti.
Penso al destino che mi ha portato qui, nel cuore d'Italia: a volte vorrei scappare da questo paese e non tornare mai più, poi penso a ciò che dovrei lasciare ed il cuore mi si stringe.
Perché a questa bellezza si diventa dipendenti, prigionieri.
La ricetta di oggi è un dolce di origine Fiorentina che viene preparato durante il periodo di Carnevale.
La caratteristica di questo ciambellone dall'aspetto semplice e modesto, è la presenza  dell'extravergine e la forte aromatizzazione attraverso l'utilizzo di liquori ed zeste d'arancia.
Un dolce di casa che contiene 3 ingredienti toscani nell'anima: l'olio extravergine, il Vin Santo e l'aroma di anice.
Ingredienti riconoscibili singolarmente al palato ma estremamente armonizzati e alleggeriti nei toni dalla cottura.
Un dolce che deve essere accompagnato da un bicchierino di buon vino dolce, Vin Santo o un Passito di Montefalco o perché no, di Pantelleria.
Ma per i più piccini, inzuppato nel caffellatte la mattina, va certamente benone.
Per Carnevale, potrete decorarlo con confettini, monopariglia colorata o zucchero in granella per conferire un aspetto allegro e festoso.
In questa giornata, il Calendario del Cibo Italiano, celebra la Giornata Nazionale dei dolci con Olio Extravergine.
Una carrellata di buonissimi dolci in cui l'extravergine assume un vero ruolo di ingrediente fondamentale in grado di caratterizzare fortemente il risultato finale.
Per leggere tutte le bellissime ricette a lui dedicate, vi invito a leggere la pagina ufficiale della Giornata , dove troverete una carrellata di dolci regionali da riproporre immediatamente.
Ricetta tratta dal Grande Libro della vera Cucina Toscana di Paolo Petroni

Ingredienti per uno stampo da 24/26 cm di diametro
400 g di farina 00
200 g di zucchero
90 ml di olio extravergine (io ho usato olio da Gentile di Larino)
2 uova medie + 2 tuorli
200 ml di Vin Santo
50 ml di liquore all'anice (tipo Varnelli ma anche l'Ouzo se l'avete).
La scorza grattugiata di due arance non trattate
1 bustina di lievito in polvere
1 pizzico di sale
  • Montate le uova ed i tuorli con lo zucchero utilizzando le fruste elettriche o la planetaria. Fate montare per 5/6 minuti fino a che il composto non sarà gonfio e leggero. 
  • Mentre continuate a montare, versate a filo l'olio e fate incorporare. 
  • Miscelate i liquori (possibilmente a temperatura ambiente) e versateli nel composto insieme alle zeste d'arancia e continuate a montare per qualche istante. 
  • Setacciate la farina con il lievito, aggiungeteci il sale quindi incorporate poco alla volta al composto continuando a montare per qualche minuto. 
  • Quando il composto sarà liscio ed omogeneo, versatelo in uno stampo a ciambella imburrato ed infarinato e cuocete in forno a 170° per c.ca 35/40 minuti. 
  • Essendo un dolce preparato nel periodo di Carnevale, potete decorarlo con confettini colorati, monopariglia o zucchero in granella. Come più vi aggrada. 

giovedì 11 febbraio 2016

Giornata Nazionale delle Chiacchiere, Cenci, Sfrappe: i miei Cenci per il Calendario del Cibo Italiano

Starlight - Muse
Carnevale finito.
E allora perché si parla ancora di lui? E che cos'è tutta sta voglia di friggere?
Non mi biasimate per cortesia che la sottoscritta è a dieta!
E a parte un "bombolone party", quest'anno non ho fatto proprio nulla.
Quelle che vedete sono foto di archivio che sfrutto per onorare il Calendario del Cibo Italiano e la Giornata Nazionale delle Chiacchiere, Cenci e così via, che si celebra proprio oggi,  raccontata da Cristina Simonelli del blog Cucina Italiana e Dintorni .
Correte a leggere il post sulla pagina ufficiale AIFB  per godere anche dei numerosi contributi delle amiche sul tema irresistibile della giornata.
La mia ricetta è stata strappata con sguardo supplichevole, allo chef di un piccolo ristorante della provincia di Lucca dove anni fa ho avuto l'occasione di assaggiare i suoi cenci.
Fulminata.
Io che non ho mai il coraggio di proferire parola chiedendo ricette e segreti per non offendere gli interessati (nei ristoranti ovviamente), quella volta non ho resistito.
Un po' perché ero con mio marito che conosceva bene il patron ed ha, per così dire, intercesso per me, ed un po' perché erano davvero meravigliosamente buoni che non potevo pensare di andarmene senza sapere come rifarli.
Quindi, come già più volte ho confessato il piacere che mi da la condivisione di ricette vere e infallibili, lo faccio anche con questa.
Beccatevi i cenci di casa mia, strappati con sacrificio ed occhi supplichevoli solo per voi!
Ingredienti per un piccolo esercito 
1 kg di farina 00
6 uova intere
1 bustina di lievito per dolci
la buccia grattugiata di 1 limone (io ho usato quella di un'arancia)
2 cucchiaini di essenza di vaniglia 
1 bicchierino di grappa
1 bicchiere di vin santo
100 gr di burro morbido. 
250 gr zucchero a velo 
olio extravergine per friggere. 
Con un chilo di farina si fanno tantissimi cenci. 
Se dovete portarli ad una festa è ok, ma se li fate per i 4 gatti di casa vostra, magari dimezzate la quantità.
Si può usare la planetaria ma si può fare anche tutto a mano, come quando si impasta per le tagliatelle. 
Una bella fontana, mettete le uova, e tutti gli altri ingredienti (tranne lo zucchero a velo) e sbattete con una forchetta fino a quando piano piano la farina viene incorporata. 
Procedete poi ad impastare a lungo e con forza per almeno 10 minuti, per ottenere un impasto morbido, elastico e vellutato. 
Avvolgete la palla con la pellicola e fate riposare almeno 1 ora. 
Tirate la pasta con la macchina molto sottile (io al punto 7), e friggete in olio ben caldo (almeno 180°) preferibilmente extra vergine d'oliva. 
Cospargete i vostri cenci con abbondante zucchero a velo e servite caldi ma anche freddi (restano belli croccanti a lungo).


lunedì 8 febbraio 2016

Settimana Nazionale del Carnevale: La Schiacciata alla Fiorentina per il Calendario del Cibo Italiano

La vida es un carnaval - Celia Cruz live 
In Toscana il Carnevale è particolarmente sentito.
Esistono tradizioni secolari, come il ben noto Carnevale di Viareggio dagli imponenti carri allegorici, a cui molti cittadini lavorano nel proprio tempo libero per buona parte dell’anno.
A Torre del Lago invece si celebra il Carnevale Puccini che gira intorno alla figura di “Gambe di Merlo”, un personaggio realmente esistito, grande amico del compositore.
La Versilia vede poi Pietrasanta fra le cittadine che festeggiano questo periodo, ma il meno conosciuto e nonostante tutto molto affascinante è quello di Castiglion Fibocchi, Il Carnevale dei Figli di Bocco, nella provincia di Arezzo, in cui il piccolo e delizioso borgo medievale si riempie di maschere mute dai costumi incantevoli in sete, velluti e broccati, che nulla hanno da invidiare al Carnevale di Venezia.
Firenze invece ha celebrato il proprio Carnevale in maniera trionfale e maestosa sotto la Signoria di Lorenzo de Medici fino a tutto il Seicento, con spettacoli, danze, giostre e divertimento sfrenato sia in strada che sulle tavole della nobiltà, ma oggi, di tutta quella gloria, ci resta solo la figura di Stenterello, la maschera del Teatro Dell’Arte, inventata a fine ‘700 dall’attore fiorentino Lorenzo del Buono.
Anche l’Artusi ricorda Stenterello nei suoi scritti e lo cita come l’ultima maschera del teatro fiorentino e della Commedia dell’Arte antica. Insieme a Stenterello, personaggio semplicione, un po’ pauroso, dalle reazioni impulsive e spesso comiche, il Carnevale di Firenze conserva gelosamente un dolce che appare nelle pasticcerie cittadine poco dopo la fine delle festività natalizie: la Schiacchiata o Stiacciata Fiorentina.
E' di questo soffice e fragrante lievitato, pochissimo dolce e spesso farcito con creme, con cui desidero dare il mio contributo alla "Settimana Nazionale del Carnevale" per il Calendario del Cibo Italiano, la cui bravissima Ilaria Talimani, del blog Soffici  ambasciatrice per l'occasione, ci racconta tutto in maniera appassionata.
La schiacciata Fiorentina possiede un nome che trae spesso in inganno. 
In Toscana esistono due tipi di schiacciata: quella salata, morbida o croccante, all’olio extravergine (molto simile alla pizza bianca), che spesso viene farcita con cipolle o pomodori e durante la vendemmia si riempie di chicchi di uva rossa.

Oppure la schiacciata dolce, una sorta di pagnotta alta, ricca di aromi (spesso anice), che necessita lunghi tempi di lievitazione e viene consumata durante il periodo pasquale.
In questo caso, così come per la Schiacchiata alla Fiorentina, il nome arriva direttamente dall’azione di “schiacciare” ovvero rompere le uova, uno degli ingredienti predominanti di queste preparazioni.
La nostra Schiacciata originariamente era seguita dall’appellativo di “Unta”, in quanto ricca di strutto, che è proprio l’elemento che conferisce estrema morbidezza al risultato finale.
Gli aromi di base, ancora l’anice o l’arancia, che è restato quello preferito dagli appassionati di questa ricetta. 
Sulle quantità di strutto presente così come l’utilizzo di latte al posto dell’acqua per la preparazione del lievito, vi sono opinioni discordanti.
Certo è che se volete assaggiare la vera Schiacciata alla Fiorentina, non dovete confonderla con il normale ciambellone che è poi quello che molti preparano spacciandolo per l’originale.
La vera Stiacciata Unta richiede tempo, energia (il modo migliore per impastarla è a mano) e come sempre rispetto per la tradizione.
Che poi i più golosi decidano di farcirla con panna o crema al cioccolato, è una divagazione ben tollerata dai tradizionalisti.
Non dimenticate ovviamente, di decorare il dolce con l'immancabile giglio di Firenze: solo così potrete dire di avere preparato la Schiacciata perfetta.

SCHIACCIATA FIORENTINA
Ingredienti per 8/10 persone

500 g di farina 00
2 uova medie + 1 tuorlo
12 g di lievito di birra fresco
250 ml di acqua tiepida
un pizzico di sale
120 g di zucchero semolato
150 g di strutto a temperatura ambiente
la scorza grattugiata di 2 arance non trattate
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
zucchero a velo e cacao in polvere per rifinire

In una ciotola capiente versate l’acqua tiepida e scioglietevi il lievito con un cucchiaino di zucchero quindi attendete che si attivi formando le classiche bollicine in superficie (c.ca 10 minuti). 
A questo punto aggiungete mescolando ( e prelevandola dalla quantità complessiva), tanta farina bianca quanta te ne servirà ad ottenere una sorta di pastella non troppo soda, che metterete a lievitare in luogo caldo e riparato fino al raddoppio del volume.

In una ciotola più grande, versate la farina rimasta setacciata, insieme allo zucchero, il sale, le due uova ed il tuorlo, l’estratto di vaniglia e le zeste di arancia.

Quando la pastella lievitata sarà pronta (ci vorranno c.ca 35/40 minuti), versatela sul resto degli ingredienti e mescolate con energia dall’alto in basso utilizzando un cucchiaio di legno. 
Avraete ottenuto un composto morbido che farai riposare una decina di minuti.

Nel frattempo fate fondere lo strutto e quando l’impasto avrà riposato, cominciate a versare lo strutto a filo ed a lavorare l’impasto con la mano, usandola come un gancio, energicamente, dal basso in alto ed in circolo, per almeno una decina di minuti o più.
L’impasto sarà duttile e vellutato e scorrerà con facilità fra le dita, ma più il lavoro andrà avanti con energia, più comincerà ad incordarsi, restando attaccato fermamente alle dita.

Capirete che è pronto quando comincerà a staccarsi nettamente dalle punta delle dita, assomigliando a dei guanti bucati.

Rivestite con carta da forno una teglia quadrata con bordi alti 3 cm, di c.ca 23/25 cm di lato.
Versateci il composto livellandolo con una spatola e lascialo lievitare fino al raddoppio in luogo tiepido. Ci vorrà da un’ora ad un’ora e mezza. Se toccando l’impasto con un dito resterà l’impronta, allora sarà pronto da infornare.

Cuocete in forno pre-riscaldato a 200° per 15/20 minuti, senza farlo scurire troppo. La superficie dovrà diventare color nocciola.
Togliete con delicatezza dallo stampo e fate raffreddare completamente, quindi spolverate generosamente con zucchero a velo e con uno stencil di carta, riproducete il giglio fiorentino al centro del dolce utilizzando la polvere di cacao. Si conserva morbido se protetto dall'aria, per 3/4 giorni. 

lunedì 9 febbraio 2015

Il bombolone: una ricetta vietata ai minori.

Piece of my heart - Janis Joplin
Quando sento parlare di cibo afrodisiaco, mi viene da ridere.
Non è la risatina imbarazzata dettata dalla pruderie dell'argomento.
Rido perché come saggiamente ci hanno insegnato i Trettré negli lontani anni '80, " a me me pare 'na strunzata". 
Mi scuso per l'esordio brutale di questo post, però quando ce vo' ce vo'.
E basta col mito delle ostriche, aragoste, tartufi, caviale, peperoncini, spezie più o meno letali, cioccolata e via dicendo.
Le ostriche mi tolgono ogni velleità erotica. Immaginate di ingurgitare qualcosa ancora vivente: all'idea mi parte un brivido che mi scuote dalla testa ai piedi e credetemi, non è di piacere.
Aragoste, tartufi e caviale deprimono il mio portafoglio ancor prima del mio entusiasmo; il peperoncino mi scatena una tosse violenta togliendomi qualsiasi appetito, e se dovessi credere alle proprietà afrodisiache del cioccolato, ad oggi dovrei essere una specie di ninfomane viste le quantità imbarazzanti stipate nella mia dispensa.
Basta!
Non ne possiamo più di leggere articoli in cui ci viene propinato l'infallibile modo di riaccendere il desiderio servendo fragole, avocado e zafferano.
Basta con bocche vermiglie che azzannano fragole avviluppate da cioccolato fondente, ostriche versate impunemente da conchiglia a gargarozzo, cucchiaiate di miele come se piovesse....
Ma dico, Nove Settimane e 1/2 non ci ha insegnato niente?
Fateci caso: si avvicina S. Valentino e si moltiplicano insulsi articoli sui piatti giusti per una cena a due.
Tutti a base di robe assolutamente insapori, ma fighe eh...belle belle belle.
Basta con l'esotismo, con gli abbinamenti azzardati, con i piatti pretenziosi.
Allora, se deve essere guerra, che guerra sia.
Volete fare uscire di testa il vostro amato?
Volete sentire i palpiti del vostro cuore accelerare come una Ferrari, da 1 a 100 all'ora in 3 secondi?
Preparate questi bomboloni!
Non c'è nulla di più afrodisiaco dell'attesa.
Di immaginare il momento, di preparare qualcosa con calma, senza conoscere il significato della parola fretta.
Una ricetta perfetta, che potrete fare insieme se vi va, perché ogni fase di questo lievitato è un piacere oggettivo ed inebriante.
Fino a quando non darete il primo morso vorace e profondo a questa delizia, cercando di impedire alla crema di inondarvi faccia e vestiti e lo zucchero di sporcare dita, naso e guance.
Preparate questi bomboloni e potrete permettervi pure di indossare mutandoni di castità stile Bridget Jones, tanto non se ne accorgerà nessuno! Garantito al limone!
Prendetevela con lei!
Non è colpa mia ma certe fissazioni sono contagiose ed in questo caso, leggere la ricetta ed aver avuto voglia di ripeterla è stato tutt'uno.
Federica, la più Blonde delle bionde in circolazione, è una giovane blogger strepitosa che vi invito a leggere e seguire perché il suo angolino è pieno zeppo di stupende tentazioni.
In più è completamente pazza e mi fa ridere. Il che è garanzia di divertimento.
La ricetta è tratta dal libro Bread, Cake, Doughnut & Pudding di Justin Gellatly e posso dire senza paura di essere smentita, che è la migliore provata fino ad oggi. 
Ingredienti: per 20 krapfen (o più se farete pezzature più piccole).
Per l’impasto
500g di farina forte (io ho usato farina W330 per lunghe lievitazioni)
60g di zucchero
10g di sale fino
150g di acqua a temperatura ambiente
15g di lievito di birra fresco (io ne ho messi 10g) 
4 uova medie
scorza grattugiata di mezzo limone (io di un limone intero)
125g di burro morbido, a temperatura ambiente
Per la cottura
2 litri di olio di semi di girasole (io solo extravergine d'oliva)
Per la finitura
zucchero semolato
Per la crema pasticciera (usate la vostra ricetta del cuore - la mia è questa)  
500 ml di latte intero
4 tuorli grandi
40 g di amido di mais (maizena)
140 g di zucchero semolato
la scorza di un limone di Sorrento

Questa ricetta è fattibile anche a mano, ma dovrete lavorare l'impasto a lungo e con energia.
Io ho utilizzato la mia planetaria (thank's God for Kitchen Aid).
Il mio consiglio è di preparare prima la crema in modo che sia ben fredda quando dovrete farcire i vostri bomboloni. Fatela secondo il modo tradizionale e con la vs. ricetta preferita, avendo cura che non sia troppo fluida.
Adesso AI BOMBOLONI! 
Mettete tutti gli ingredienti dell’impasto, escluso il burro, nella ciotola dell’impastatrice.
Attaccate il gancio a foglia e fate andare per 8 minuti a media velocità o fino a che l’impasto si stacca dalle pareti della ciotola formando una palla. Ho notato che nel mio caso prima che si formasse la palla ci sono voluti c.ca 12 minuti, in quanto l'impasto era moooolto idratato. L'impasto comunque si aggancia fortemente alla foglia lasciando le pareti pulite e lucide. 
Spegnete l’impastatrice e fate riposare la pasta per un minuto.
Sostituite la foglia con il gancio a uncino e ricominciare a impastare a media velocità aggiungendo il burro a fiocchetti, poco alla volta fino a che è tutto incorporato. Vi ci vorranno c.ca 10 minuti. 
Una volta fatto questo passaggio alzate la velocità al massimo e fate andare per 5 minuti, fino a che l’impasto è lucido, liscio e molto elastico. Spegnete l'impastatrice e fate la prova del velo. Io sono riuscita a tirare la pasta per quasi 20 cm, ottenendo un velo magnifico e galvanizzante. 
Lasciate l’impasto nella ciotola, coprite con un panno umido (o pellicola) e fate lievitare fino al raddoppio (tra i 60 e gli 80 minuti). Io ho messo la ciotola nel forno con la lucina accesa. In un'ora era già bello gonfio.
Passato questo tempo sgonfiate l’impasto, trasferitelo in una larga ciotola possibilmente di plastica ed oleata, coprite nuovamente con il panno o con una pellicola, e mettete in frigo 12 ore o tutta la notte.
Il giorno dopo tirate fuori l’impasto dal frigo e dividetelo in 20 pezzi da 50g circa. 
Questo secondo la ricetta del libro. 
Personalmente quando rifarò i bomboloni (perché li rifarò e presto), dividerò la pasta in pezzi più piccoli, massimo 30 g (perché nell'ultima lievitazione e poi in frittura, crescono ancora). 
Formate delle palline lisce (procedendo con la pirlatura per averle belle rotonde) e leggermente schiacciate e disponetele su una o più placche ben infarinate, lasciando un po’ di spazio tra l’una e l’altra in modo che non vengano in contatto durante la lievitazione. Se dovessero toccarsi, purtroppo si salderanno l'una con l'altra perché la pasta è molto morbida e leggermente appiccicosa.
Coprite con la pellicola, lasciandola cadere morbida, e fate lievitare 4 ore o finché non raddoppiano. PRONTI ALLA FRITTURA
Quando i krapfen sono lievitati preparatevi per friggere: mettete l’olio nella friggitrice o in una pentola di ferro dai bordi alti, e portatelo a 180°C.
Disponete carta assorbente su un vassoio e versate un bel po' di zucchero semolato grosso in un largo piatto leggermente concavo. Un terzo piatto su cui avrete messo un foglio di allumio o carta oleata accoglierà i bomboloni finiti.  preparate un piatto con lo zucchero semolato e infine un vassoio (con poca carta assorbente) per accogliere i krapfen pronti.
Prendete delicatamente i bomboloni. Saranno molto morbidi e se necessario usate una paletta un poco infarinata. I miei, nonostante la farina messa sulla base delle teglie, si sono attaccati ed ho smadonnato non poco perché ho rovinato la forma a molti di loro. Infatti se notate sono un tantinello brutti. 
Con delicatezza calateli nell’olio, cuocete 2 minuti per lato ( ma anche meno se dovessero scurirsi velocemente) controllando costantemente la temperatura dell’olio per evitare che scuriscano troppo o che, in caso di temperatura troppo bassa, assorbano l’olio. 
Friggetene 3-4 alla volta, conforme la grandezza della vostra pentola. 
Non di più per gestirli al meglio e non compromettere la cottura. 
Man mano che i bomboloni sono pronti scolateli sulla carte assorbente, rotolateli nello zucchero semolato e metteteli sul vassoio finale.
Per farcirli fate prima un piccolo foro, con un coltello appuntito, sulla linea bianca.
Siate generose. Vedrete la pancia del vostro bombolone gonfiarsi con orgoglio. 
Con parte dell'impasto ho preparato anche delle ciambelline, stendendo la pasta allo spessore di 1 cm e tagliando la pasta con un coppapasta da 7 cm di diametro con un foro centrale. Ho lasciato lievitare per lo stesso tempo delle palline. 
A questo punto non devo dirvi altro. 
Cercate di mangiarli senza mugolare, se ci riuscite! 
E siate pronti ad agguati d'amore!


lunedì 4 febbraio 2013

Venezia, terra di acque!

Dolcenera - F. De André
Mi sono alzata alle 4.30. 
Ho smesso di dormire alle 3.30 con l'ansia di non sentire la sveglia suonare. 
Mi succede sempre così quando devo partire per accompagnare un gruppo. 
Questa volta è Venezia, al Carnevale. 
E' una settimana che monitorizzo il meteo e che dà ostinatamente pioggia. 
Decido di credergli per una volta e mi vesto come Totò e Peppino in partenza per Milano. Non sicura di essermi coperta abbastanza, infilo guanti e cappello in borsa.
Vado all'appuntamento con il bus. 
Alle 5.30 ricevo due telefonate e la mia lista di presenti si accorcia vertiginosamente causa influenza. 7 caduti in battaglia. 
Alla fine, il mio già sparuto gruppo, si è ridotto a 16 persone. 
Mia cognata Rosa mi ha detto: vengo con te così ti faccio compagnia. 
Mentre scrivo, penso che se non fosse venuta, probabilmente adesso ricorderei questa giornata come un vero disastro.
Siamo arrivati a Venezia ed una pioggia sottile era già lì ad aspettarci. 
Ma che sarà mai, ho anche l'ombrello. 
Lascio il gruppo allo stato brado in Piazza S. Marco e con Rosa ci avviamo il più lontano possibile da quel luogo, già super gremito di gente stipata sotto i portici. 
Il cappello viene accuratamente calato in testa, fa freddo!
Dobbiamo arrivare a Campo S. Polo. 
Decidiamo di usare una strategia geniale: andiamo a caso. 
Ho una guida di Venezia ma con una mano devo tenere l'ombrello e con l'altra sfogliare il libretto diventa impossibile, così cerco di ricordare l'ultima volta che sono stata a Venezia e la guida ci ha portato fin là. 
Prima di tutto dobbiamo arrivare al Rialto. 
Possibile che tutto il mondo sia a Venezia proprio oggi? 
Camminare lungo le calle larghe poco più di un metro incrociando in senso contrario masse di coreani con ombrelli da combattimento, è un delirio. 
Naturalmente, come nella migliore tradizione, ci perdiamo. 
Rosa scatta foto compulsivamente: la vicinanza con i coreani è stata letale. 
Però la capisco. Io mi guardo intorno e nonostante la pioggia incessante, non mi capacito di tanta bellezza. E' qualcosa di ipnotico ed emozionante. Mi aspetto da un momento all'altro, di incrociare Casanova a braccetto con l'ultima sua conquista. 
Tiro fuori la reflex e cerco di fare qualche scatto con l'ombrello a ciondoloni sulle spalle. Nella testa mi romba la canzone Dolcenera, 
"acqua che non si aspetta
altro che benedetta
acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale 
acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte"
e l'acqua è davvero sopra e sotto. Non smette anzi aumenta. 
Arriviamo in Campo San Polo estenuate. E' quasi l'ora di pranzo e se non troviamo un posto dove sederci all'asciutto, poi sarà troppo tardi, perché tutti avranno la nostra stessa necessità. 
Giriamo e continuiamo a perderci. Ci infiliamo in labirinti di straduzze in cui si più passare una alla volta, non c'è un anima in giro e neanche l'ombra di un osteria. Disorientate ci rendiamo conto di passare più volte dallo stesso posto. Ci guardiamo, le facce livide. Cominciamo a ridere convulsamente. 
OK. Adesso basta. Impegniamoci. 
Vedo un cartello: Rialto. Torniamo verso il ponte, magari è più facile trovare un buco. Ma siamo esigenti: vogliamo sederci, vogliamo avere il tempo di asciugarci, mangiare con calma, chiacchierare. E di fronte ci si para Ponte S. Polo ed il ristorante sul ponte. Entriamo. 
Non vedo più niente, gli occhiali sono appannati. Siamo bagnate come pulcini. Ci accompagnano al tavolo più lontano dall'ingresso (grazie a Dio). Ci spogliamo e finalmente siamo sedute tranquille. 
Sento un pizzico sulla natica destra. Mi alzo con un balzo e vedo sporgere da sotto la paglia della sedia, un frammento di vetro grosso come una moneta da un euro, con due punte rivolte verso l'alto. Cacchio mi sono tagliata! Porto la mano alla mela e con orrore sento uno sbrano nel pantalone lungo almeno 10 cm. Mi tocco e non ci credo: ho la chiappa al vento. Mi giro e faccio vedere la cosa a Rosa e vedo la sua faccia sbiancare. Nonostante tutto neanche un graffio: che culo! 
Tolgo il vetro dalla sedia, lo do alla cameriera che mi guarda mortificata e le mostro il danno. Spero di non dover fare lo show anche per il proprietario!
Sono tendente al furioso ma cerco di calmarmi. Ho la maglia lunga, il piumone lungo...posso tornare a casa senza dare spettacolo. Ma adoravo quei pantaloni... 
Rosa ed io ci attacchiamo al quartino di prosecco che ci hanno messo sul tavolo. Beviamo per scaldarci e per farmi passare la rabbia. 
Dopo dieci minuti ridiamo come sceme. Mangiamo, parliamo, guardiamo il pienone del ristorante, e ci sentiamo bene al calduccio. Non vogliamo pensare a come trascorreremo il tempo fino alle 17.00. Per adesso abbiamo vinto noi.







Nonostante i miei stivali preferiti siano ancora ad asciugare, sono sopravvissuta al freddo ed alla pioggia. 
Rientrata a casa ho avuto l'irresistibile voglia di preparare dei biscottini tradizionali che ho visto ovunque nelle vetrine delle pasticcerie veneziane. 
Ho letto che sono tipici del periodo carnevalesco ma non ho idea di che sapore abbiano per cui probabilmente questi miei non avranno nulla a che vedere con quelli originali. 
Però sono buoni e anche parecchio bellini. Ecco i miei Zaleti. 
Ingredienti per c.ca 30 biscotti:
200 gr di farina bianca 00
250 gr di farina di mais tipo fioretto
130 gr di uvetta sultanina
100 gr di zucchero
2 cucchiaini di lievito in polvere
120 gr di burro morbido
2 uova
la scorza grattugiata di un limone (io arancia)
mezzo bicchiere di grappa
Mettete l'uvetta in ammollo nella grappa per c.ca 30 minuti. 
Miscelate le farine e mescolatele con lo zucchero ed il lievito setacciato, quindi impastate il tutto in una ciotola capiente aggiungendo il burro ammorbidito, le uova leggermente sbattute, la scorza grattugiata dell'arancia e per ultimo l'uvetta ben strizzata. Aggiungete anche un paio di cucchiai di grappa. Otterrete un composto morbido.
Su una teglia foderata con carta da forno, con due cucchiai ho fatto delle quenelle di pasta e le ho posizionate a c.ca 2 cm di distanza l'una dall'altra. Ho fatto cuocere per c.ca 18 minuti in forno a 180° e fatto raffreddare su una gratella. 






lunedì 20 febbraio 2012

Vengo e porto du' cenci.

Soul food to go - Manhattan Transfer
Si sono visto più cenci in giro sul web in questo periodo che in un negozio di scampoli, ma che si deve fare, è Carnevale! 
Lo sarà ancora per poco e finalmente finiremo di darci mazzate al fegato con roba fritta e similia. Mi ero ripromessa di non farli quest'anno ma poi sabato sono stata a Lucca e mio marito mi ha portato a pranzo in un delizioso ristorante di pesce tutto da scoprire: Forino. Un ristorante a gestione completamente familiare, situato a pochi km dal centro città, a Capannori. Ambiente carino, rilassatamente elegante, atmosfera cordiale, personale sempre sorridente e, plus non indifferente, cucina a vista. Una festa! Ero così contenta e come sempre mi succede quando mangio qualcosa che mi piace tanto e fatta con cura, mastico ed inconsciamente canticchio mugolando. Alla carta dei dolci, decidiamo di chiudere in bellezza concedendoci anche quest'ultima golosità, lui una crème brulé (fatta in maniera magistrale, finalmente!) ed io un Piatto Forte, che a Lucca è la classica Zuppa Inglese. Non so cosa aspettarmi, ma nell'attesa arriva la capo-sala, carinissima, e ci porta un piattino di cenci ancora caldi di frittura, abbondantemente cosparsi di zucchero a velo. DE-LI-ZIO-SI! Croccantissimi, leggeri e sottili come piume, e con un aroma così intrigante da rendermi coraggiosamente sfacciata: è possibile avere la ricetta? La signora carina, che intuisco essere la figlia del proprietario mi dice: lo chiedo subito a mio padre. E lui me la da la ricetta. Anzi me la detta con il sorriso, mentre è lì che con la rotellina taglia i suoi cenci strepitosi. Come dicevo, non li avrei fatti quest'anno se non mi fossi imbattuta in questa ricetta che voglio condividere. Così quando mi chiama mia sorella per invitare mia figlia ad una festa di Carnevale e mi dice che se voglio posso portare qualcosa, io gorgheggio: Vengo e porto du' cenci! 
Ingredienti per Cenci per un piccolo esercito
1 kg di farina 00
6 uova intere
1 bustina di lievito per dolci
la buccia grattuggiata di 1 limone (io ho usato quella di un'arancia)
2 cucchiaini di essenza di vaniglia (NO VANILLINA)
1 bicchierino di grappa
1 bicchiere di vin santo
100 gr di burro morbido. 
250 gr zucchero a velo 
Con questa quantità ve ne vengono tanti, ma tanti eh! Dimezzandola avrete già una bella quantità per soddisfare un gruppo di bambini golosi o genitori indiavolati.
Per impastare il tutto io ho usato la planetaria ma si può fare tutto semplicemente a mano come quando si fa la pasta per le tagliatelle. Una bella fontana, mettete le uova, e tutti gli altri ingredienti (tranne lo zucchero a velo) e sbattete con una forchetta fino a quando piano piano la farina viene incorporata. Procedete poi ad impastare a lungo e con energia per almeno 10 minuti, fino a che otterrete un impasto morbido, elastico e vellutato. Avvolgete la palla con la pellicola e fate riposare almeno 1 oretta. Tirate la pasta con la macchina molto sottile (io al punto 7), e friggete in olio ben caldo (almeno 180°) preferibilmente extra vergine, ma se preferite usare l'olio di semi, potete farlo. Cospargete i vostri cenci con abbondante zucchero a velo e servite caldi ma anche freddi (restano belli croccanti a lungo).
Devo però a questo punto sottolineare una cosa molto importante. L'olio che ha il più alto "punto di fumo" ovvero punto di bruciatura in frittura, è l'olio extra vergine. Se l'olio evo in frittura è usato correttamente alla giusta temperatura, il fritto sarà sempre ottimo ed assolutamente non pesante come molti pensano. L'olio di semi o di arachide hanno una durata minima e già dopo 10/15 minuti di frittura cominciano a scurire e a colorare troppo la vostra bella frittura. Se potete per friggere usate sempre olio evo! 

lunedì 13 febbraio 2012

A carnevale ogni torta vale

La vida es un Carnaval - Celia Cruz
Dovete perdonarmi. La torta che vedete qui sopra ha esattamente un anno, qualche settimana dall'apertura del blog, quando ero in preda da un periodo di fissazione con la pasta di zucchero. Il primo esperimento fu la torta decorata per il compleanno di mia figlia che potete sbirciare qui. Mia figlia è nata a febbraio quindi molto spesso il suo compleanno cade in mezzo ai festeggiamenti del Carnevale, così dovendo partecipare ad una festa mascherata, decisi che dovevo preparare una torta a tema, e Carnevale fu. L'idea era carina ed estremamente semplice: qualche stella filante e coriandolo su un cuscino bianco, nulla più. Ma la torta alla fine era piena di difetti, con una pasta di zucchero troppo secca (si nota benissimo dalle crepe e dai bordi dentellati). Ma era molto buona ed ai bimbi piacque molto così, nonostante un secondo tentativo senza arte né parte, mi sentii molto orgogliosa. Da allora non ho più messo mano ad alcun esperimento di torta decorata ma confesso di avere una latente e insana passione per questo genere di preparazioni. Osservo con ammirazione queste coraggiose sculture che sfidano la forza di gravità con soluzioni uscite direttamente da un sogno tridimensionale e mi dico che bisogna essere artisti veri per realizzare tali incredibili meraviglie. Amo moltissimo la manipolazione di materiali duttili come la pasta di zucchero, vorrei solo avere più tempo e soprattutto uno spazio adatto per lavorare in tranquillità. Soprattutto perché sono in totale debito di tecnica e l'unico modo per imparare è provare provare e provare tanto. Non pubblicai la torta a suo tempo perché il Carnevale era passato e non mi sembrava il caso, e poi la trovavo decisamente bruttarella. A distanza di un anno queste immagini sono rispuntate fuori ed ho cambiato idea, perché penso che per essere il lavoro di una absolute beginner, non è poi terribile. Inoltre la torta nascosta sotto la coltre di fondente era davvero buona e voglio condividere con voi la ricetta essendo convinta che sia una base eccellente per molte torte decorate. 


Torta di cioccolato super dark per layers cake (10/12 persone)
Ingredienti
125 gr di cacao amaro (preferibilmente olandese)
500 ml di acqua bollente
375 gr di farina 00
2 cucchiaini di bicarbonato di sodio
1/2 cucchiaino di lievito (baking)
250 gr di burro ammorbidito
500 gr di zucchero semolato
4 uova grandi 
1 cucchiaino 1/2 di estratto di vaniglia naturale
Per il ripieno
300 ml di panna fresca
30 gr di zucchero a velo
1 cucchiaino d'estratto di vaniglia (a piacere)
In una ciotola stempera il cacao nell'acqua bollente e mescola fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Lascia raffreddare
Setaccia insieme la farina, il bicarbonato di sodio ed il lievito
Nella ciotola capiente di un mixer sbatti il burro con lo zucchero, le uova e l'estratto di vaniglia a velocità media per circa 5 minuti fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Riduci la velocità ed unisci la miscela di farina alternandola al composto di cacao, finendo con la farina. Non sbattere troppo.
Dividi equamente l'impasto fra 3 stampi di 22 cm ciascuno. Io ho utilizzato una stampo rettangolare di cm 30 di lunghezza ed con questa quantità ho realizzato solo 2 strati. Livella la superficie e cuoci per 25/30 minuti fino a che la prova stecchino al centro della torta non vi darà risultato positivo. Lascia raffreddare negli stampi posti su una griglia per 10 minuti poi sforma i dolci su una gratella e lascia raffreddare bene. 
Farcisci con la panna montata con lo zucchero a velo e la vaniglia quindi assembla il dolce. Questa torta è veramente buonissima. Resta soffice ed umida ma ha una struttura che può sostenere una copertura in pasta di zucchero senza cedimenti. La farcitura con la panna rende delicato il carattere del cacao olandese. In ogni caso potrete usare la farcitura che preferite. 


Con questa ricetta partecipo al Contest del Molino Chiavazza sui dolci del Carnevale