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venerdì 13 marzo 2015

Le mie Fiandre: Bruges e les veritables Fricadelles

Acqua azzurra, acqua chiara - L. Battisti
Ho così tanto desiderato e sognato di visitare le Fiandre, che all'improvviso mi sono ritrovata ad andarci due volte in un mese.
Vantaggi di fare questo lavoro.
Ma anche accettabili coincidenze perché per quanto mi riguarda, viaggiare non è mettere una x su una cartina e una volta fatta, "celo" e basta.
Il "celo/manca" non rientra nel mio modo di vedere il mondo.
La maggior parte delle volte, alla fine di un viaggio sono già lì a chiedermi quando potrò ritornare: non mi stanco mai di scoprire un posto.
Sappiamo benissimo che la prima volta siamo così voraci di vedere tutto, scoprire tutto, che alla fine ci resta una strana sensazione di incompletezza.
Perchè partiamo con l'idea che probabilmente lì non torneremo più.
Mai comportamento fu più sbagliato. Provate per una volta a partire senza pianificare al millimetro il vostro viaggio.
Lasciate aperta una porta di "libera esperienza", sentitevi avventurosi e confidate nel possibile ritorno.
Sarete meno affannati e tristi quando ve ne andrete.
Bruges, quanto l'ho sognata.
Non so perché avessi questa fissa. Forse a causa delle tante immagini viste e letture fatte sui grandi capolavori della terra fiamminga.
Fatto sta che l'atmosfera di questo luogo ha il potere di un sortilegio.
Considerata una delle città medievali meglio conservate in Europa è stata per me una sorpresa.
Io vivo in una città medievale per eccellenza quindi la mia idea di urbanistica del periodo è molto diversa da quello che ho trovato visitando le Fiandre.
Intanto Brugge, come la chiamano i suoi cittadini, è romantica senza ritorno.
Ogni angolo, scorcio, stradina, ponte, piazzetta invita all'abbraccio, al bacio rubato.
Di giorno è incantevole e complice. Di notte dolorosamente commovente e misteriosa.
Capita anche di avere fortuna.
Arrivare a destinazione dopo il più grosso temporale degli ultimi tempi e vedere lucciare tetti rossi contro un cielo ancora imbronciato, che a breve lascerà spazio al più sfrontato degli azzurri, non ha assolutamente valore.
Visitare Bruges è facile ma non troppo scontato.
Si pensa sempre a destinazioni ridondanti quando il Belgio invece, riserva piccole meraviglie custodi di enormi tesori.
Un breve volo su Bruxelles (e se ne trovano di molto economici, credetemi) e con una macchina a noleggio si possono visitare percorrendo pochissimi chilometri, Gant, Anversa, e ovviamente lei, la nostra Bruges.
Durante il mio primo viaggio, in compagnia della famiglia, abbiamo sperimentato tutto quanto è possibile fare in questa città, compreso il giro in carrozzella (è davvero romantico) e quello in battello lungo il canale.
Sarà pure turistico, ma ammirare la città da altezze e prospettive diverse racconta molto di un luogo.
Le carrozze sostano nel Markt, la grande piazza dell'antico mercato, su cui svetta la torre campanaria (il Belfort). Se pensate di esservi persi tra le stradine di Bruges, basterà alzare gli occhi al cielo e seguire la torre per tornare nel cuore della città. Un giro in carrozza di 45 minuti costa 50 euro, ma il cocchiere vi racconterà la storia della città (in un inglese decisamente pittoresco, ma non importa).
Bruges è turisticamente molto ben organizzata.
Moltissimi Hotel per tutte le tasche, deliziosi ristorantini, servizi per i viaggiatori. Sulle strade principali numerosi negozi di souvenir. Non ho notato cineserie che deturpano il suo carattere e questo me l'ha resa ancora più preziosa.
La cioccolata è ovunque. Impossibile cercare di restare indifferenti.
Intere vie sono costellate da laboratori artigianali, alcuni dei quali di altissimo livello. Entrate anche solo per osservare la perfezione di quelle praline: roba da perderci la testa.
Conosciamo tutti benissimo il fascino delle città costruite sull'acqua, una fra tutte Venezia, ma anche Amsterdam o Delft.
Bruges non ha nulla di meno, ed anche se il canale è uno solo, il fascino non è meno potente.
Ogni angolo da cui si può osservare l'acqua, ma anche semplicemente navigando ed abbassando la testa sotto i ponti, riserva scorci e sorprese che lasciano ammutoliti.



Uno dei luoghi più suggestivi e noti di questa città è senza dubbio il Minnewater detto anche il lago dell'amore, tappa obbligata per tutti i romantici del mondo, e luogo di pace per una comunità di cigni bianchi che pascolano indisturbati sulle sponde del fiume. Potrete avvicinarvi senza alcuna preoccupazione tanto loro non vi degneranno di uno sguardo.

Cosa vi fa venire in mente la parola Beghina?
E' brutto scoprire che certi termini che per noi hanno accezioni fortemente negative, in realtà hanno origini molto diverse.
A Bruges esiste un antichissimo beghinaggio, risalente al XIII secolo e monumento patrimonio dell'Umanità. Tutt'oggi ospita un piccolo gruppo di beghine, suore laiche che hanno dedicato la loro vita all'aiuto ed assistenza dei poveri e che spesso appartenevano a famiglie benestanti ed utilizzavano i loro beni a questo scopo.
Il beghinaggio di Bruges è un luogo di assoluta pace e silenzio e vale la tappa.
Oltre alla cioccolata, alla birra, alle patatine fritte, alle moules (cozze), le Fiandre e di conseguenza il Belgio, è noto per i pizzi e merletti.
Sia Bruges che Gant sono scuole di quest'arte ed io mi sento fortunata ad aver potuto osservare mani abili al lavoro presso il Kantcentrum, un centro museo che racconta la storia di questa attività tutta femminile, attraverso i secoli.
Colpo al cuore.
Ditemi che avete visto il film "Monument Men".
La storia ambientata durante la seconda guerra mondiale, racconta di un manipolo di eroi che salvano migliaia di opere d'arte dalle razzie ordinate da Hitler.
Gran parte del film è ambientato in Belgio e al centro della vicenda c'è una Madonna con bambino attribuita a Michelangelo.
Il film l'ho visto proprio prima di partire e come pensate che mi sia sentita una volta di fronte a lei, dal vivo?
Certi aspetti di Bruges la fanno sembrare una città quasi cristallizzata nel tempo, ma anche piena di poesia grazie ad una sorta di lentezza che si percepisce perdendosi lungo le sue stradine.
Dalla piazza gremita di gente ti capita di ritrovarti nella corte solitaria, silenziosa, in cui si alzano le note di un organetto suonato da un personaggio d'altri tempi.
Come si fa a trattenere la commozione?
Per finire, non mancano i mercatini. Spero che abbiate fortuna che è capitata a me, trovando un bellissimo mercato dell'antiquariato pieno di oggetti straordinari. Guardare ma non toccare!
Ancora qualche piccolo scatto che racconta la poesia di Bruges e poi vi lascio la ricetta delle Fricasselle, ma quelle vere eh!


LES FRICADELLES BRUXELLOISES
Questa è una ricetta molto antica e piuttosto difficile da trovare preparata nella maniera tradizionale.
Si tratta di polpettine di carne macinata cotta nella birra o nella gueuze (altra tradizionale bevanda fermentata). Oggi le Fricadelles sono conosciute come polpette che hanno l'aspetto di salsiccine vendute nei baracchini per strada insieme alle patatine fritte.
Quella che vi lascio è una ricetta fedele al piatto tradizionale.
Per 6 persone:
2 scalogni
1 spicchio d'aglio
strutto (2 cucchiai)
1 kg di macinato di maiale
300 g di mollica di pane fatta ammorbidire nel latte
10 cl di vino bianco secco
3 uova intere
qualche piccola cipollina (servirebbero le grelot ma noi possiamo usare le borretane)
1 bouquet garni
1 bicchiere di birra bionda
100 g di farina
la punta di un cucchiaino di noce moscata
sale e pepe qb
Pulire ed affettare gli scalogni.
Sbucciare lo spicchio d'aglio e tritarlo finemente.
Mettere il cucchiaio di strutto in una larga padella e fare imbiondire il tutto.
Una volta pronta la base di aglio e cipolla, incorporatela nella carne e mescolate bene con le mani. Aggiungete la mollica bagnata nel latte e ben strizzata quindi aggiungete la noce moscata ed aggiustate di sale e pepe.
Versare la carne in un largo piatto concavo e mescolate bene tutti gli ingredienti. Bagnare con il vino bianco ed impastare nuovamente.
Dividere i tuorli dagli albumi ed aggiungere i tuorli alla carne mescolando bene.
Montate a neve gli albumi ed incorporateli delicatamente all'impasto.
A questo punto ricavate dall'impasto delle polpettine grandi come una pallina da golf e passatele nella farina scuotendole per eliminare gli eccessi.
In una larga casseruola fate sciogliere lo strutto rimanente quindi mettete le fricadelle e le cipolline facendo cuocere a fiamma moderata, mescolando spesso affinché le polpette si rosolino su tutti i lati.
Aggiungere il bouquet garni alzare la temperatura e versare la birra facendo sfumare per qualche istante.
Abbassare la fiamma e coprire la casseruola facendo cuocere dolcemente ancora per 5/8 minuti.
Servire ben calde quando saranno cotte e dorate accompagnandole con prezzemolo fresco e patatine fritte!




venerdì 10 ottobre 2014

Vellutata di indivia per la Cucina dell'Extravergine

Here comes the rain again - Eurythmix
Dopo tanto tempo si torna a parlare di olio Extravergine.
E stavolta le notizie non sono delle migliori.
Purtroppo l'anno che sta per cominciare con la raccolta di novembre/dicembre, non ci prospetta niente di buono.
La terribile stagione invernale passata, ma ancor più una primavera piovosa e fredda, hanno mortificato l'intera produzione.
Gli alberi d'olivo hanno subito danni gravissimi in particolare nel periodo della fioritura, che comincia tra la fine di marzo ed aprile, quando le piante sono sottoposte a rischi enormi a causa del rischio gelo.
Quest'anno il gelo non c'è stato, ma la pioggia si: tanta, troppa, interminabile.
Le coltivazioni d'olivo ma anche i vigneti ci stanno ricordando un anno tremebondo attraverso un prodotto che sarà da dimenticare.
Vorrei non dirlo ma devo e credo che sia una cosa che molti di noi, che amiamo l'extravergine, conosciamo.
Con molta probabilità ci troveremo a dover condire i nostri piatti con olio straniero. E non parlo della grade distribuzione, delle multinazionali che ormai ci spacciano in tutta tranquillità olio Spagnolo, o Tunisino o Marocchino per extravergine rigorosamente tricolore.
Parlo anche dei Consorzi, dei Frantoi certificati, ecc.
Perché quest'anno le olive non ci sono.
E se ci sono, sono malate, malconce, di pessima qualità.
Mi piange il cuore ma è così, ovunque in Italia.
Forse si salva la Sicilia, dove il clima è stato più clemente, ma dalle notizie che arrivano, anche nella bella isola del sole, il danno è stato immenso.
Che fare quindi?
Non so, quello che mi viene da dire è, per quanto possibile, acquistare quanto rimasto delle DOP del 2014, perché l'olio di quest'anno è stato eccellente. E per nessuna nessuna ragione, fidarsi.
In primis si quelli che vogliono vendervi extravergine a 3 euro. Quello da sempre.
E dal vostro frantoio o consorzio di fiducia, capire che se una bottiglia quest'anno non vi costerà più 8/10 euro come normalmente avviene, la ragione è una sola.
Un anno triste quello che si prospetta per l'extravergine.
Meglio celebrare in bellezza un piatto con un olio eccellente, che arriva dalle colline Umbre, quelle di Trevi, città dell'Olio della primissima ora, che rappresenta uno dei luoghi più incantevoli della regione e che vi consiglio di visitare quando passerete in zona.
Parlo dell'Olio extravergine Trevi Dop dell'azienda Il Frantoio , un fruttato dolce, gradevolissimo e pieno di sentori di erba e oliva.
Questa dolcezza mi ha spinto ad abbinarlo ad un piatto di conforto, una cremosa di indivia, con quella sua nota amara, smorzata dalla freschezza della birra e dalla dolcezza della pera che ho voluto aggiungere a crudo (bel contrasto di sapore e consistenza).
Per poi chiudere il tutto con una nota acida data dalla robiola di capra da sciogliere voluttuosamente.
Provate e mi direte. 
Prima di lasciarvi alla ricetta vi invito a visitare le ricette preparate dalle mie amiche 
Fausta - Caffè col cioccolato
Stefania - Cardamomo & co
Teresa - Scatti golosi
Sabina - Cookn' book
Ingredienti per 4 persone
4 cespi di indivia o radicchio Belga
1 patata grande
1sedano rapa
1 piccola cipolla bianca
1 gamba di sedano
mezzo bicchiere di birra bionda Belga
2 pere Abate
80 g di robiola di capra
Olio extravergine di Trevi Dop
Sale- pepe nero macinato fresco
1 litro di brodo vegetale
In una larga casseruola, fate passire la cipolla affettata sottilmente con il sedano in due cucchiai di olio extravergine, aggiungendo un piccolo mestolo di brodo se necessario.
Quando gli aromi saranno morbidi, aggiungete la patata a dadini, il sedano rapa a pezzetti e l'indivia affettata sottilmente.
Fate insaporire quindi alzate la fiamma e sfumate con la birra.
Cominciate ad aggiungere il brodo coprendo appena le verdure e via via che viene assorbito aggiungete  altro brodo, fino a completare la cottura. Ci vorranno c.ca 25/30 minuti.
Con un mixer ad immersione riducete le verdure in purea e per rendere la crema più fluida, aggiungete brodo se necessario.
Una volta pronta, pulite le pere e riducetele a dadini piccoli. Mettete i dadini in una ciotola, conditeli con un pizzico di sale, olio extravergine e pepe e mescolate bene.
Versate la crema nelle ciotole e cospergetele con le pere condite, una piccola quenelle di robiola di capra ed un generoso filo di olio Extavergine di Trevi.
Macinate il pepe e servite subito.




giovedì 13 febbraio 2014

Rollé di tacchino alla birra e castagne e sto cercando di smettere.

What'd I say - Ray Charles
Beh, ogni tanto consentitemi di postare della carne. 
Ultimamente, a parte la tajine di cinta, la parte carnivora di questo blog langue miseramente.
La verità è che, come spesso sento affermare da accaniti fumatori, "sto cercando di smettere".
Poi capirete che vivendo in Toscana, il proposito si rivela impossibile, specialmente quando si è circondati da un marito appassionato di ciccia ed una figlia che non mangia carne se non è praticamente ancora viva.
Allora il tentativo di smettere si trasforma in una progressiva diminuzione dell'utilizzo, che comunque è una prassi da non sottovalutare.
La carne rossa in casa mia, è riservata ai momenti celebrativi ed alle domeniche di primavera, quando finalmente riusciamo ad utilizzare il nostro barbecue sul terrazzo e per l'occasione scateno il MBM (mad barbecue man di cui ho già parlato qui) che si delizia di preparare strabilianti bistecche di Chianina in maniera impeccabile.
Per il resto io amo la carne bianca, il pollo in pole position (e lo dimostrano la quantità di ricette sull'argomento che trovate in archivio), ma anche il tacchino che se valorizzato a dovere, riserva grandissime sorprese.
In questo caso ho voluto preparare un rollé ripieno di salsiccia e castagne, binomio fantastico e per insaporirlo a dovere mi sono aiutata con dell'eccellente birra.
Nella fattispecie ho avuto la fortuna di scoprire una birra olandese che mi ha grandemente sorpreso.
Sapete che amo la birra e che ne ho parlato spesso in questo blog.
Ho voluto sperimentare un abbinamento con la Bavaria 8.6 Gold, la novità della linea Bavaria. una birra dal colore ambrato e da una gradazione inferiore a quella delle altre birre della casa (siamo sui 6.5%di grado alcolico).
E' dolce al palato e le sue note ricordano il miele, l'arachide tostata ed un latente sentore di camomilla e rosa. Una birra molto femminile direi.
Secondo me perfetta per non emergere in maniera aggressiva sull'equilibrio del piatto. L'utilizzo della birra per la preparazione del rollé, dona morbidezza alla carne, ne preserva i succhi e le conferisce un carattere speciale rendendola particolarmente appetitosa.
La birra usata in cottura delle carni è comunque sempre vincente, come ho già avuto modo di raccontare qui.
Adesso però passerei alla ricetta.
Ingredienti per 6/8 persone
1200 g di fesa di tacchino in un solo pezzo
150 g di rigatino a fettine sottili
2 salsicce di cinta senese o le vostre preferite
300 g di macinato di maiale
80 g di castagne lesse o alla brace (si trovano con facilità anche al supermercato)
1 lattina di 50 cl di Bavaria 8.6 Gold
un ramo di rosmarino
qualche foglia di salvia
sale - pepe q.b.
olio extravergine d'oliva
Con un coltello affilato aprite a libro la fesa. Dovete ottenere un "rettangolo" di carne che non sarà sicuramente regolare in quanto spesso i pezzi di fesa hanno delle parti più sottili o disossate malamente. Siccome non è facilissimo da spiegare senza immagini, vi consiglio di guardare questo video in cui si chiarisce il principio del taglio anche se la carne utilizzata non è fesa ma arrosto.
La dinamica è la stessa solo il pezzo di fesa sarà più grande. E' fondamentale l'ausilio di un coltello ben affilato a lama lunga.
Una volta aperta la fesa, richiudetela arrotolandola su se stessa e mettetela in una ciotola o pirofila in grado di contenerla, versatevi i 2/3 della birra, 3 cucchiai di olio extravergine, la salvia ed il rosmarino.
Coprire con una pellicola e fate marinare non meno di 3 ore o tutta la notte.
Preparate il ripieno mischiando in una ciotola, il macinato di maiale con la salsiccia sbriciolata e le castagne spezzettate grossolanamente. Aggiustate di sale e di pepe.
Togliete la carne dalla marinata, sciacquatela ed asciugatela con cura. Buttate la marinata.
Srotolatela ed appiattitela per quanto possibile con un pestacarne.
Spalmatela all'interno con il ripieno stendendolo con un cucchiaio su tutta la superficie quindi arrotolate con cura la fesa cercando di portare all'interno anche eventuali pezzi di carne che escano sui lati.
Una volta arrotola, avvolgetela interamente con le fettine di rigatino e legatela accuratamente con spago alimentare in modo da ottenere un bel rotolo compatto.
Sistemate su una pirofila che possa accogliere il rotolo nella sua lunghezza, bagnatelo con la birra rimasta ed irroratelo con un filo d'olio extravergine.
Mettete in forno preriscaldato a 180° e cuocete per c.ca 1h15.
Considerate che più o meno ci vuole un'ora di cottura per ogni chilo di carne.
A metà cottura girate il rotolo e periodicamente bagnatelo con il suo fondo.
Per controllare la cottura, pungete la carne con uno stecchino e se la carne rilascia del succo trasparente, allora è pronta.
Fate raffreddare un pochino prima di affettarla. Prendete i succhi di cottura, filtrateli e serviteli caldi sulle fettine di rollé.
Servite con il contorno che preferite ed accompagnato da un bel bicchiere di birra Bavaria 8.6 Gold.






lunedì 27 maggio 2013

Carbonade Flamande....per un viaggio che profuma di malto e luppolo.

All around the world - Lisa Stanfield
Mi sono chiesta tante volte perché non vi parlassi dei viaggi che via via organizzo per i miei clienti. 
Dentro di me una vocina stizzita ed un tantino isterica ha continuato a ripetermi "ma che fai, pubblicità? E' il tuo blog di cucina, che c'azzecca con il tuo lavoro"? 
In effetti questo è il mio blog di cucina, ma il blog sono io ed alla fine io sono anche il mio lavoro, visto che in agenzia ci campo dalle 9.00 alle 19.00 tutti i giorni. 
Vale a dire i due terzi della mia vita. 
Così, ai ciufoli la vocina isterica, perché questa volta ho voglia di raccontarvi di un viaggio a mio avviso bellissimo, che ho lanciato per questa estate per i viaggiatori più fantasiosi: un Tour delle abbazie e birre trappiste in Belgio
E' da un po' che avevo voglia di spingere la destinazione perché sono certa che moltissime persone non la conoscano affatto. 
Ma se parlo di Fiandre o Vallonia a me vengono immediatamente alla mente le atmosfere di un quadro di Bruegel e sono certa che anche per qualcuno di voi è lo stesso.
L'amore per la cucina e per il cibo condiziona anche la mia impostazione professionale, per cui finisco ogni volta a cercare e valorizzare quelli che sono gli aspetti gastronomici nella cultura di un luogo, ed anche in questo caso ciò che mi ha spinto a studiare la destinazione è stata la mia passione per la birra. 
Nella mia scala di preferenze "birresche", il top va alle birre trappiste, in particolare a quelle rosse o a doppio malto, insomma: birre strutturate e cosiddette "da meditazione". 
Lo so, dopo rischio di non alzarmi dalla sedia, ma volete mettere il meraviglioso sapore tostato e lievemente alcolico, con fondo dolce e vellutato che ti lascia in bocca una Chimay o una Leffe? 
In ogni caso, il viaggio di cui vi parlerò oggi va bene per chi ama la birra e per chi la detesta, perché non solo di birra si tratta: meravigliosi borghi dimenticati, abbazie perfettamente conservate, canali romantici e strade con selciati antichi, formaggi magistrali e cioccolata da sogno.
Insomma, il Belgio riserva delle sorprese e con questo itinerario ne avrete molte.
Prima di passare al racconto ed alle immagini, sono molto emozionata e felice di informarvi che Babs condividerà sul suo post di oggi, il viaggio di cui sopra. 
Nella sua splendida rubrica sulla birra, troverete anche aria di viaggi e magari vi verrà  la voglia di partire. Andate a leggere cosa vi riserva il suo post saporitissimo. 

Un ringraziamento speciale va alla cara Donatella di Cucina Abitabile, che mi ha messo a disposizione le sue magnifiche foto, scattate proprio durante il suo ultimo viaggio in Belgio. Foto davvero suggestive, che mi hanno rubato il cuore. Grazie Donatella, ti abbraccio forte. 
Il tour delle birre Trappiste va fatto da soli, in macchina ed in completa libertà. Il nostro infatti è un tour fly and drive da condividere con amici o con il compagno della vostra vita. Non mancano ovviamente gli spazi per i bambini! 
Si arriva su Bruxelles con voli diretti dai principali aeroporti. Qui trascorrerete la vostra prima notte. Bruxelles è una capitale e come tutte le capitali merita del tempo per essere scoperta. 
Una visita dettagliata potrete concedervela alla fine del vostro viaggio, con la calma necessaria. 
Adesso invece si comincia. Via, alla scoperta della Vallonia.
La mattina del secondo giorno ritirerete la vostra auto prenotata e a disposizione per seguire come più vi piace l'itinerario consigliato. 
Il nostro itinerario si sviluppa nella regione della Vallonia, situata a sud del Belgio e considerata una delle regioni più verdi d'Europa. Il suo territorio è coperto per il 90% da foreste secolari come quella delle Ardenne. E' una regione che ha mantenuto integre le sue tradizioni e il patrimonio artistico e culturale è ricchissimo. 
La concentrazione di Abbazie sul territorio è altissima e va di pari passo con gli antichi birrifici gestiti dai monaci Trappisti. 
Le prossime 3 notti verranno trascorse con base a Dinant, piccolo gioiello incastonato fra i massicci della Mosa, uno dei luoghi più suggestivi di tutto il Belgio. 
Da lì, vi sposterete con facilità alla scoperta del territorio. 
Nel vostro terzo giorno di viaggio sarà tappa obbligata la visita alla famosa Abbazia di Notre Dame d'Orval, che riserva splendide sorprese, tra cui il giardino delle piante officinali, l'Antica farmacia ed il museo della celebre omonima birra trappista. Non potrete mancare una degustazione della birra e degli eccellenti formaggi prodotti dall'abbazia. 
Vi dice nulla il nome Goffredo di Buglione? Ebbene, il grande condottiero crociato era originario di Bouillon, delizioso borgo sormontato da un maestoso Castello risalente al 958 d.C. poco distante da Orval. In estate vi si tengono indimenticabili spettacoli di falconeria. Una sosta qui è ovviamente di rito.
Il viaggio prosegue onorando una delle più famose birre trappiste, che prende ovviamente il nome dal luogo in cui è prodotta, la Chimay
Nel quarto giorno raggiungerete l'Abbazia Notre Dame di Scourmont e qui avrete il piacere di effettuare una visita guidata a l'Espace Chimay ed agli esterni dell'Abbazia. Notre dame de Scourmont è tutt'ora abitata da c.ca trenta monaci benedettini.
La giornata include un pranzo in ristorante locale con degustazione guidata delle birre e dei formaggi Chimay. 
Namur è la capitale della Vallonia. Città tranquilla come il fiume che la attraversa, ha un centro storico piccolo e ben conservato, e si gira a piedi con estrema facilità. Da non perdere il panorama mozzafiato che si può ammirare dalla Cittadella. Il vostro quinto giorno potrà essere trascorso alla scoperta di questo delizioso borgo, per poi proseguire per Bruxelles dove riconsegnerete l'auto.
Bruxelles è una città multiculturale dai mille volti con un passato ricco di storia ed un presente al passo con i tempi. E' il cuore brulicante del Belgio ed un luogo dove è facile divertirsi grazie alla moltitudine di attrazioni. 
Non perdete assolutamente la tappa ad uno dei Café della maestosa Grand Place, per assaggiare la migliore cioccolata della vostra vita ma anche per pranzare a base di cozze e patate fritte, accompagnate ovviamente dalla vostra birra preferita. Questa è la vostra ultima notte in Belgio, quindi godetevela.
Se vi ho detto che pensare al Belgio mi fa venire in mente un quadro fiammingo, nulla può eguagliare questa immagine scattata da Donatella ricca di suggestione quanto e più di un dipinto
Rientrati dal vostro viaggio, potrete finalmente tentare di riprodurre uno dei piatti più celebrati della cucina fiamminga, la celebre Carbonade o Carbonnade Flamande
Un succulento ed importante piatto a base di manzo e cipolle cotti a fuoco lentissimo nella migliore birra belga. L'attesa ripagherà. 
E con il clima di questo maggio novembrino si presta alla grande!
Non dimenticate di accompagnarlo con croccanti patatine fritte o al forno.
Prima di passare alla ricetta, se volete scoprire di più su questo viaggio, potrete andare a dare un occhiata qui, o scrivermi qui e sarà mia grande gioia darvi tutte le informazioni del caso. 
Vi dico solo che è un viaggio bellissimo e a portata di tutte le tasche! 
Carbonade Flamande 
ingredienti per 4 persone
1 kg di spezzatino di manzo a pezzi non troppo piccoli (possibilmente spalla non troppo magra)
600 gr di cipolle bianche o gialle
1/2 litro di birra scura (io ho usato la Leffe 9, la più alcolica della gamma)
120 gr di burro chiarificato (migliore per rosolature come in questo caso)
farina 00
2 foglie di alloro
timo fresco 2 o 3 rametti
1 cucchiaio di zucchero di canna (io ho usato il Muscovado)
2 cucchiaini di senape forte
1 cucchiaino di misto spezie (noce moscata, cannella, chiodo di garofano, zenzero)
sape - pepe nero macinato fresco
Mettete la carne in una ciotola e versateci sopra un paio di cucchiaiate di farina. Coprite la ciotola con un piatto tenendo ben chiuso e shekerate bene con energia. I vostri pezzi di carne si infarineranno in maniera omogenea velocemente. Eliminate la farina in eccesso.
Un una casseruola antiaderente fatte fondere la metà del burro e in base alla larghezza della casseruola, rosolatevi la carne suddivisa in porzioni, per far si che i dadi di carne stiano tutto comodamente sulla base e si possano rosolare uniformemente. Fate questa operazione in due o tre tempi se necessario. Trasferite la carne rosolata in una ciotola e proseguite con il resto. Non eliminate i liquidi che verranno rilasciati dalla carne ma teneteli da parte. 
Se necessario, deglassate il fondo della casseruola con mezzo bicchiere di birra.
Pulite le cipolle e tagliatele a rondelle dallo spessore di 5 mm.

In una larga pentola dal fondo pesante (di ghisa sarebbe perfetto), sciogliere il restane burro chiarificato quindi una volta caldo, versatevi le cipolle e cuocete a fiamma media, rosolando le cipolle ma stando molto attenti a non bruciarle. Abbassate la fiamma, salate leggermente, aggiungete uno o due cucchiai d'acqua e proseguite la cottura coperta per c.ca 15 minuti. 
Passato questo tempo, aggiungere un cucchiaio raso di farina e mescolate bene con un cucchiaio. Aggiungete se necessario un goccio d'acqua.
Aggiungete la birra, la carne ed i suoi succhi, l'alloro, il timo, le spezie, sale e pepe. Alzate la fiamma e portate a bollore.
Dal momento del bollore, abbassare la fiamma al minimo, coprite con il coperchio e cuocete per almeno 3 ore. Mescolate ogni tanto ed aggiungete birra se necessario.
Nella versione tradizionale al momento dell'abbassamento della fiamma, si aggiungono delle fette di pane fresco spalmate di senape con il lato condito sullo stufato e si lasciano fino a fine cottura. Naturalmente il pane via via si frantuma contribuendo a creare un intingolo cremoso e golosissimo.
Mezz'ora prima della cottura va aggiunta la senape e lo zucchero.
Il muscovado con il suo tono aromatico, è perfetto per questa preparazione.
Prima di servire, eliminate l'alloro e servite con le patate e se vi piace, con crostini di pain d'épice tostati in padella con una noce di burro. E naturalmente con un buon bicchiere di birra!