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lunedì 12 aprile 2021

Torta di grano saraceno e nocciole, naturalmente gluten free

Piove, guarda come piove, guarda come viene giù...
Ehm, scusate, è che scrivendo vicino ad una finestra che è quasi grande come una parete, non posso fare a meno di guardare fuori e le parole scappano da queste dita un po' come gli pare. 
Giorni di novembre ad aprile...ancora per un po' mi dicono dalla regia. 
Anche il cielo sa che non possiamo andarcene in giro come navigatori impazziti alla ricerca dell'isola misteriosa, quindi ci aiuta servendoci su un vassoio un tempo da lupi che ispira solo la ricerca del materasso perfetto su cui rotolarsi come una cotoletta. 
Vabbè. 
Non ho molto da raccontare quindi faccio melina, come i calciatori che aspettano il fischio del novantesimo. Si era capito no? 
In realtà, parlando della ricetta di oggi, qualcosa da dire ce l'ho. 
Questa è la classica torta trentina di grano saraceno e confettura di lamponi. 
Un dolce prettamente autunnale ovvero perfetto per questi giorni :D 
Per trovare la ricetta che mi convincesse, ho fatto il giro del web, dove ogni volta mi sembra di essere uno sciatore che fa lo slalom tra fantasiose proposte presentate da foto galattiche, ma che alla lettura mi lasciano tra lo sconcertato ed il dubbioso. Quindi passo oltre. 
Poi sono arrivata sul sito di Alice di Il dolce di Alice  e li mi sono fermata. 
La ricetta è ben spiegata e convincente nei bilanciamenti tra ingredienti. 
Inoltre lei propone alcune varianti sul finale ed io ho preso al volo quella con la mela grattugiata perché ho immaginato che il grano saraceno, essendo senza glutine (e la ricetta con pochi liquidi) potesse dare una consistenza un po' asciutta. 
Ed ho avuto ragione perché la texture finale ha quella bella umidità che piace a me. 
Ho solo diminuito un po' il lievito, perché non ne sopporto il sapore e la meringa aiuta la spinta lievitante quindi si può fare. 
Cosa importante da dire, è che questo dolce è naturalmente senza glutine. 

Ingredienti per una tortiera da 22 cm di diametro 
150 g di burro morbido 
3 tuorli grandi 
3 albumi grandi a temperatura ambiente 
150 g di farina di grando saraceno
150 g di farina di nocciole 
150 g di zucchero semolato 
mezza mela grattugiata 
1/2 cucchiaino di cannella 
300 g di confettura di lamponi 
1 pizzico di sale 
10 g di lievito in polvere . 

Zucchero a velo per rifinire 
  • Montate il burro morbido con 100 g di zucchero usando delle fruste elettriche fino ad avere un composto chiaro e leggero.
  • Aggiungete i tuorli, uno alla volta quindi procedete ad inserire le farine miscelate con il lievito setacciato, il sale e la cannella. Incorporatele in due o tre tempi, utilizzando una spatola di silicone in modo da avere una massa omogeneta e liscia. 
  • Aggiungete la mela grattugiata e mescolate bene. 
  • Accendete il forno a 170°. 
  • Montate gli albumi in una ciotola di acciaio con le fruste elettriche e quando cominceranno a schiumare, aggiungete i restanti 50 g di zucchero e continuate a montare fino ad ottenere una meringa ferma e bella lucida. Aggiungetene una cucchiaiata al composto e mescolate energicamente in modo da ammorbidirlo (il composto sarà piuttosto denso). Proseguite incorporando il resto della meringa con la spatola, mescolando con delicatezza dal basso verso l'alto. 
  • Versate il composto nello stampo foderato sulla base con carta da forno ed imburrando bene le pareti. Livellate l'impasto e fate cuocere per c.ca 40/45 minuti.
  • Controllate che la superficie non si scurisca. Nel caso, dopo 30 minuti, copritela con alluminio e proseguite la cottura. 
  • Fate la prova stecchino prima di sfornarla. 
  • Lasciate raffreddare nella teglia quindi prima di farcirla, consiglio di farla riposare tutta la notte o almeno 3 ore. Il taglio sarà più preciso senza sbriciolarsi. 
  • Tagliate la torta quindi versate la confettura al centro della torta. Stendetela con una spatola fino ad un paio di cm dal bordo. Appoggiate il disco superiore centrando bene e pressate con delicatezza in modo da spingere la confettura fino al bordo. 
  • Rifinite con abbondante zucchero a velo e servite con un ottimo te aromatico. 



mercoledì 29 gennaio 2020

Zucca arrostita e hummus per Starbooks

What the world need now Is Love - Jackie DeShannon
L'ultima ricetta di Starbooks di questo mese.
Un piatto semplicissimo e veloce da fare, perfetto per questa stagione.
Sono certa che molte di voi lo proveranno, seguendo i dovuti consigli.
Ma per avere tutte le informazioni, dovrete andare a leggere il post ufficiale sul Sito Starbooks.
Buona giornata

venerdì 26 ottobre 2018

Riso Biryani con gamberi e verdurine arcobaleno: che fatica fare la spesa.

Over the Rainbow - Eva Cassidy
La parte più divertente del cucinare, spesso è andare alla ricerca degli ingredienti.
Fare la spesa è un po' come una caccia al tesoro e la lista che ci portiamo dietro quando entriamo in un negozio della grande distribuzione, finisce con l'allungarsi deragliando verso prodotti di cui non abbiamo bisogno, presi solo dalla frenesia di provare.
Per quanto mi riguarda, andare a fare la spesa è quasi sempre fonte di angoscia.
Spesso sono sola, perdo intere mattinate tra spostarmi in macchina, girare come una pazza tra corridoi e scaffali che sembrano dotati di vita propria (ma perché ogni tanto gli cambiano posizione?) e finendo col dover trasportare con la "potenza dei bracci" tutti i pesi per i tre piani del palazzo in cui vivo, casse d'acqua incluse.
Insomma, capite ammé.
Più di una volta ho pensato a quanto mi piacerebbe vedermi recapitare a casa tutto il necessario per il menù settimanale senza muovere un dito, ed è anche per questa ragione che confesso di avere il congelatore stipato di roba non solo preparata da me, ma già surgelata e pronta da usare.
In particolare verdure e pesce, possibilmente al naturale perché più semplici da trasformare in qualcosa di buono.
In questi giorni mi sono trovata tra le mani il catalogo bofrost* ed ho messo in pratica il desiderio di fare la spesa seduta da casa.
Appena sposata, con mio marito ci divertivamo a farci recapitare a casa da questa azienda ogni tipo di ghiottoneria, dai dolci ai gelati, fino alle pizze, quindi conoscevo già la qualità dei loro prodotti. All'epoca (parlo di almeno 15 anni fa) era praticamente un servizio ancora a porta a porta.
Si sceglieva da catalogo e si lasciava l'ordine al corriere.
Alla consegna dei prodotti, potevi lasciare l'ordine successivo e così via.
Adesso, ho fatto l'ordine direttamente sul loro sito, scegliendo diversi preparati al naturale tra cui delle code di gamberoni ed un wokmix di verdure arcobaleno (taccole, germogli di fagiolo, carote arancioni, gialle e viola), ho indicato il giorno e l'ora della consegna e, tadaaaa....il corriere è arrivato puntuale ed io sono scesa in tuta e ciabatte a prendere il tutto.
Ma la vita, non potrebbe essere sempre così facile?
Dalla spesa consegnata direttamente a casa è nato questo piatto.
Un Riso Biryani con verdure colorate e code di gamberi.
La Biryani è una miscela di spezie indiana composta per lo più da cannella, chiodi di garofano, pepe nero e cardamomo, a cui va aggiunto del Garam Masala, semi di coriandolo e curcuma.
Io ho la fortuna di avere una miscela che arriva da Singapore grazie a quella gran maga delle Spezie di Alessandra, e l'ho voluta provare in questo piatto.
So però che non è difficile da trovare nei negozi di prodotti etnici.
La miscela di spezie viene spesso utilizzata con riso basmati e verdure (le più svariate a vostro piacimento), ma può essere arricchita anche da pesce, in particolare crostacei.
Reperita la spezia, la preparazione è decisamente facile e veloce e qui vi lascio la mia ricetta.
Liberamente interpretata.

Riso Biryani con gamberi e verdure arcobaleno 
Ingredienti per 4 persone
200 g di riso Basmati
600 g di Wokmix arcobaleno
500 g di code di Gamberoni
1 porro
3 cucchiaini di mix spezie Biryani
1 cm di zenzero fresco grattugiato
una manciata di prezzemolo tritato
olio extravergine qb
sale qb
  • Togli le code di gamberone dal freezer 1 ora prima di cominciare a cucinare e lasciale scongelare a temperatura ambiente. 
  • Fai bollire abbondante acqua salata in una casseruola e cuoci il riso Basmati secondo le indicazioni della confezione (in genere una decina di minuti). Scolalo accuratamente e lascialo raffreddare da parte. 
  • Affetta finemente il porro anche nella parte verde e mettilo in un wok con due cucchiai di olio extravergine e lo zenzero grattugiato finemente. Aggiungi il mix di spezie e fai passire il porro a fiamma dolce, magari aggiungendo un cucchiaio d'acqua se necessario. Quando il porro sarà passito, versa le verdure ancora surgelate e alza la fiamma facendole saltare per una decina di minuti. Aggiusta di sale. 
  • Toglie le verdure dal Wok. Priva metà dei gamberi della propria coda (l'altra metà ti servirà a decorare i piatti). Versa due cucchiai d'olio nel Wok e fallo scaldare poi fai saltare velocemente i crostacei. Quando saranno pronti, aggiungi le verdure ed il riso e salta il tutto insieme, rifinendo con il prezzemolo tritato. Assaggia ed aggiusta di sale se necessario. 
  • Servi caldissimo rifinendo con le code di gamberoni e peperoncino fresco se gradito. 




martedì 3 ottobre 2017

Fai buon viaggio. Quasi Falafel di cavolfiore e semi oleosi: veggie, vegan e pure gluten free!

Alone again - Gilbert O' Sullivan
Sei partito per un viaggio.
Hai preparato tutte le tue cose, ci hai salutate e sei andato via con la tua vita dentro un bagaglio a mano.
Siedo alla finestra ed attendo il tuo ritorno.
Guardo fuori l'orizzonte, cerco il tuo profilo ma sono gli alberi mossi dal vento.
Conto i giorni, uno dopo l'altro.
Dovrebbero essere alla rovescia perché stai per tornare ed invece i giorni passano, il numero cresce e va verso l'infinito. Tu non torni.
Nel silenzio della casa, mentre sbuccio una mela, sento la tua voce.
La sento forte, chiara, il tuo accento familiare, il tuo tono tra il brusco e il pacato.
Alzo la testa, mi hai  fatto uno scherzo, nel viaggio ti allontani.
La tua assenza è il vento freddo dell'inverno che si avvicina, il vuoto che lascia la fame quando è vera e crudele.
Sei partito e non tornerai, ora lo so.
Pensandoti, sfiorerò la tua foto con un bacio lieve.
Se starai guardando, allora capirai tutto l'amore che hai lasciato qui.
Fai buon viaggio papà.
Non è passato un mese, tutto è ancora così difficile per me.
Continuo a cucinare perché è un modo per distrarmi e le regole impongono ordine, che io non ho in questo momento, nella testa e nel cuore.
Ma in qualche modo questo buco nero dovrò pur riempirlo.
Ho scelto una ricetta casualmente vegana.
Casualmente perché in realtà volevo dare una degna fine a del cavolfiore, ortaggio assai umile e spesso noioso.
Ho preso ispirazione da Food Marabout nel numero autunnale di quest'anno, ma ho rimaneggiato la ricetta alla mia maniera e fidatevi, queste polpettine pseudo Falafel, sono favolose.
Semplici, gustose, e anche gluten free.
Non vi fate spaventare dal fritto. Una volta ogni tanto si può osare, via.
E non tralasciate di accompagnare il tutto con dell'ottimo hummus (ceci, cannellini, lenticchie, vedete voi quello che vi piace di più) fatto in casa.

Ingredienti per 2 persone

50 g di semi di zucca
35 g di semi di girasole
18 g di semi di sesamo
1 cucchiaio di semi di lino
350 g di cavolfiore ridotto a cimette
60 g di farina di ceci
1 spicchio d'aglio
la punta di un cucchiaino di semi di cumino
la punta di un cucchiaino di semi di coriandolo
un mazzetto di prezzemolo
1 cucchiaino colmo di Tahini chiara
1 cucchiaio di succo di limone
35 ml di acqua
80 ml di olio extravergine + quello per friggere
Sale - pepe qb

  • In una larga padella antiaderente ben riscaldata, fate tostare tutti i semi per un paio di minuti, smuovendola in continuazione in modo che siano tutti dorati uniformemente. 
  • Mettete in un mixer i semi, il cavolfiore, l'aglio, le spezie, la tahini, il prezzemolo, l'acqua, il limone e l'olio e frullate fino ad ottenere un impasto omogeneo e non troppo fine. 
  • Versate il composto in una ciotola. Aggiungete la farina di ceci e mescolate con cura. Se vi sembrasse troppo umido, aggiungetene ancora poca alla volta.
  • Aiutandovi con due cucchiai, formate delle quenelle che terrete da parte.
  • In una pentola di ferro a bordi alti, adatta alla frittura, versate 2 dita di olio extravergine e fate scaldare bene. Friggete 4/5 Falafel alla volta e girateli con delicatezza affinché siano dorati in maniera uniforme.
  • Scolate e fate asciugare su carta assorbente. 
  • Servite subito ben caldi, accompagnati con hummus ed un insalata di pomodori. 

giovedì 13 luglio 2017

Cecina o Farinata: un cibo da strada easy to go!

Hot stuff - Donna Summer 
Il Calendario del Cibo Italiano celebra oggi la Giornata Nazionale del cibo da strada.
Quello che per secoli è stata una modalità naturale con cui lavoratori e fasce sociali meno abbienti riuscivano a mettere qualcosa nello stomaco durante il giorno, negli ultimi anni è diventata una vera e propria moda.
Mi riferisco a quegli eventi in cui decine e decine di food truck o, per dirla all'italiana, trabiccoli del cibo, si riuniscono in piazze o lungo le strade in occasione di sagre, feste paesane, ecc.
Allora succede che anche l'abitante di Aosta potrà assaggiare un bel cuoppo fritto o un panino ca' meusa.
E però...ho un mio personale credo sul cibo da strada.
Confesso che poco sopporto tutta 'sta moda dei ritrovi programmati del "Cibo da Stada" come sopra ho descritto.
Nulla da dire sulla qualità delle preparazioni, alcune delle quali davvero buonissime, ma volete mettere spiluccare da un cuoppo mentre passeggi lungo Via Caracciolo o ti lasci innamorare dalla maestosità di Piazza Plebiscito? Tutto un altro sapore.
Ecco perché il più delle volte snobbo questi camioncini quando li vedo in giro, perché più che gola e nostalgia, mi creano un moto di tristezza.
E se questo sentire può essere scambiato per facile snobismo, non me ne vogliano quegli appassionati cuochi su quattro ruote che girano l'Italia diffondendo il verbo dei propri cartocci.
Perché io sarò sempre una delle prime, che una volta ad Ascoli, non rinuncerà ad un cono pieno di olive fritte e cremini o che a Roma si inginocchierà di fronte ad una sleppa di pizza bianca e che a Rimini pranzerà a suon di Piadina.
Per dirla in poche parole: voi non vi muovete, che vengo io!
Tanti anni fa, quando frequentavo una coppia di amici originari di Massa Carrara, mi ritrovai in mano una focaccia calda e fragrante ripiena di cecina.
Ricordo ancora la sensazione paradisiaca provata al primo morso e forse da allora risale il mio amore per la Cecina o Farinata come viene chiamata a nord della Toscana ed in Liguria.
In pratica aveva appena fatto un incontro ravvicinato con un Cinque e Cinque, forse più sofisticato visto che l'originale prevede l'uso di pane di tipo francese .
Il Cinque e Cinque è il nome con cui a Livorno ma anche nella provincia di Genova, viene chiamato il panino farcito con la farinata.
L'origine risale ai primi del Novecento, quando sia il pane che la farinata costavano entrambi cinque centesimi di lira e l'uso era quello di chiedere ai fornai "Dammi un Cinque e Cinque",
Fra tutti i diversi tipi di Cibo da strada che ho potuto assaggiare nel tempo, la Cecina o Farinata, resta, forse per la sua semplicità così basica, probabilmente la mia preferita, battendo per sino le Olive Ascolane, con cui potrei farmi del male serio.
Però, come me, di appassionati ce ne sono tanti, visto che l'amore per questo tipo di preparazione, valica i confini italiani fino alla Costa Azzurra, dove viene preparata accompagnata da cipolle passite e prende il nome di Socca, e se vogliamo, fino anche in Argentina, dove troviamo la Fainà.
La Cecina perfetta andrebbe preparata con il forno a legna, ed ovviamente quello che riusciamo ad ottenere in casa è giusto un mero tentativo di imitazione, visto che la temperatura con cui viene cotta è l'elemento più importante.
Il secondo segreto è la dimensione del testo e la quantità di impasto che verserete, perché se lo strato sarà troppo alto, otterrete una cecina molliccia ed umida, se troppo sottile sarà secca e fibrosa.
La quantità prevista da questa ricetta adottata da qui, che considero eccellente dopo averne provate millanta, è perfetta per un testo da 38 cm.
Diversamente non garantisco il risultato.

Ingredienti per un testo di 38 cm di diametro 
200 g di farina di ceci
500 g di acqua
150 g c.ca di olio extravergine d'oliva
5 g di sale
pepe nero macinato fresco qb
  • Versa l'acqua in una larga insalatiera e con una frusta da pasticceria mescola continuativamente mentre versi la farina a pioggia, in modo da non formare grumi. Aggiungi 80 g di olio c.ca, il sale e mescola fino ad ottenere una pastella liscia e omogenea
  • Lascia riposare almeno 3 ore 
  • Accendi il forno al massimo, 230 o meglio 250°
  • Versa il restante olio in un testo di ferro o meglio di rame stagnato e poni la teglia in forno per un minuto a scaldare. In questo modo, la cecina una volta cotta, si staccherà con maggiore facilità dalla base.
  • Versa la pastella nella teglia bollente e con un cucchiaio mescola un poco in modo da distribuire bene l'olio che verrà in superficie, quindi informa immediatamente nella parte alta del forno. 
  • Cuoci per 10/12 minuti
  • Dopo questo tempo, sposta la teglia ruotandola, nella parte bassa del forno e cuoci altri 2/3 minuti. La superficie dovrà essere bella dorata con bollature più scure ed un bordo scuro e croccante.  Valutate sempre il vostro forno e se necessario, proseguite o diminuite la cottura. 
  • Una volta pronta, spolveratela di una bella macinata di pepe nero fresco e servite ben calda. 



mercoledì 17 maggio 2017

Torta di arance e pistacchio per Starbooks

Lemon Tree - Fools Garden 
Questo è un dolce che vi lascerà a bocca chiusa per l'incredibile bontà e per i profumi che contiene.
Se amate le arance, se fate gli occhi dolci al pistacchio, se rifuggite grassi ma non rinunciate alla dolcezza, questa è la torta che fa per voi.
Prima che le buone arance non si trovino più, vi consiglio di provarla!
E la ricetta, ovviamente, la trovate solo qui! 
Buon mercoledì con Starbooks.

lunedì 10 aprile 2017

Crostata di riso con carciofi ricotta e pomodorini Pachino: ragione e insensatezza

Why - Annie Lennox
Sto pensando che la Pasqua si avvicina e che sarà senza dubbio, la più difficile della mia vita.
Voglio aggrapparmi al simbolo primario di questa celebrazione, ovvero la speranza della rinascita, e credere che, se questi ultimi mesi di difficoltà e paura sono giunti al proprio capolinea proprio in questo periodo, una ragione ci sarà.
Cercare ragioni nell'insensato è un esercizio al quale il genere umano tende ad indulgere ogni qualvolta non trova risposta.
Quindi il più spesso possibile.
E' un esercizio pericoloso, che va di pari passo con il "Se avessi...", altro genere di tortura alla quale riusciamo ad abbandonarci senza alcuna riserva.
Quando qualcosa di grande come una malattia incurabile od una perdita repentina si abbatte sulle nostre vite, nulla di ciò che conoscevamo sembra trovare una dimensione accettabile nella nostra quotidianità.
Facciamo tutto come prima, secondo il vecchio detto "the show must go on", ma è come se il nostro io fosse seduto in un angolo ed osservasse dall'esterno ogni azione di quello sconosciuto che ci assomiglia, senza per altro provare il minimo interesse per tutto quel movimento.
Si resta in disparte, prigionieri di una bolla nella quale non si riesce a fare nulla se non continuare a chiedere risposte ad una sola ed unica insulsa domanda: "perchè".
Il voler a tutti i costi trovare la risposta all'evidente mistero universale, ci rende più piccoli e fragili di quanto già non ci sentiamo, ed anche molto stupidi, visto che la risposta invece dovremmo averla già capita.
E' la vita Bellezza!
Che la si voglia accettare o meno, abbiamo ricevuto il pacchetto all inclusive nel momento esatto in cui la nostra testa è uscita dal più sicuro nido del ventre di nostra madre, ed abbiamo urlato il nostro buongiorno al mondo. Non si può mica scegliere.
Ciò che invece fa la differenza, è la nostra capacità di accettare la prova, di saltare oltre il cerchio di fuoco, di reagire al dolore senza che questo finisca con l'avilupparci tra le sue spire.
Non so come si faccia.
Al momento, sono ancora lì, seduta in quell'angolo che mi osservo da fuori.
Ricetta che ha trovato ispirazione da un vecchio numero di Sale e Pepe (settembre 2014), adeguatamente rivisitata per la stagione visto che di mangiare carciofi non mi stanco mai, e che avvicinandosi il tempo dei pic nic si rivela perfetta.
L'aggiunta dei pomodorini, in questo caso gli imprescindibili ciliegini di Pachino IGP, apre le porte all'estate, già in vista all'orizzonte.
Facilissima e veloce, ve la consiglio di cuore

Ingredienti per uno stampo da 10x26 

Per il guscio
250 g di riso Arborio
3 uova
40 g di parmigiano grattugiato
30 g di caciocavallo stagionato
2 cucchiaini di pesto
qualche fogliolina di menta
un pizzico di sale
Una macinata di pepe a piacere

Per il ripieno
250 g di ricotta di pecora freschissima
4 carciofi morelli o similari
1 grappolo di pomodori Pachino ciliegino IGP
1 spicchio d'aglio
un mazzetto di prezzemolo
sale - pepe qb

  • Cuocete il riso in abbondante acqua salata quindi scolatelo molto al dente e passatelo sotto l'acqua fredda per bloccare la cottura. Fatelo sgocciolare bene quindi versatelo in una ampia terrina.
  • Aggiungete le uova, i formaggi grattugiati, la menta tritata ed il pesto. Mischiate tutto molto bene con un cucchiaio quindi aggiustate di sale e pepe.
  • imburrate lo stampo con fondo amovibile e foderate la base con carta da forno bagnata e strizzata. Con un cucchiaio cominciate a stendere il riso schiacciandolo bene alle pareti in uno spessore di 1 cm mentre la base in uno spessore di 5 mm. 
  • Coprite adesso il tutto con un foglio di alluminio o carta forno e riempitelo di legumi secchi. Cuocete in bianco in forno preriscaldato a 180° per c.ca 20/25 minuti. Quindi togliete la carta e rimettete in forno per altri 15 minuti o comunque fino a che il riso non sia dorato sui bordi. 
  • Mentre il riso cuoce, preparate il ripieno: pulite i carciofi privandoli delle foglie dure esterne e della punta. Metteteli a bagno in acqua acidulata con il succo di limone nel tempo in cui pulirete tutti i carciofi. Scolateli e tagliateli a metà ricavando 4/5 spicchi da ogni metà. 
  • Scaldate 3 cucchiai di olio extravergine in una larga padella con lo spicchio d'aglio e fatevi cuocere i carciofi a fiamma media, per 10/12 minuti, fino a che saranno cotti ma ancora croccanti. Se necessario aggiungete piccole quantità di acqua durante la cottura. 
  • Ad un paio di minuti dalla fine cottura, aggiustate di sale ed aggiungete una manciata generosa di prezzemolo tritato e foglioline di menta. 
  • Sulla base del guscio di riso, versate adesso la ricotta che avrete fatto scolare, e distribuitela grossolanamente lungo la superficie. 
  • Aggiungete i carciofi riempiendo il guscio.
  • Lavate i pomodorini Pachino mantenendo il picciolo. Passateli nella stessa padella dei carciofi, in un filo d'olio caldo e copriteli con un coperchio per un paio di minuti in modo che la pelle si ammorbidisca o si apra. Salateli abbondantemente quindi disponeteli con grazia sulla crostata. 
  • Rifinite con un filo d'olio extravergine e foglioline di menta fresca. Servite subito.
  • E' deliziosa anche a temperatura ambiente. 

mercoledì 8 marzo 2017

Caprese al limoncello: la donna che vorrei

Woman - John Lennon
Non credo di aver mai desiderato anche una sola volta nella vita di essere uomo.
Neanche quando capitava di giocare "all'immagina di vivere una giornata nei panni di un uomo".
Nulla, la cosa non mi entusiasmava granché.
Eppure da ragazzina sono stata un maschiaccio, una furia della natura.
Ad un carnevale ho pure indossato gli abiti di mio padre, mi sono disegnata i baffi ed ho nascosto i capelli nella coppola.
In ogni momento della mia vita, ho fortemente parteggiato per la parte femminile dell'universo e credo di averlo fatto fin dal momento in cui ho cominciato a capire certe dinamiche.
Tra gli 11 ed i 15 anni, nel periodo in cui i maschi hanno il cervello in pappa dominato dagli ormoni e le ragazze subisco trasformazioni precoci mutando da bimbe a donne, ho dovuto difendermi a suon di schiaffi dalla sfacciataggine dei bulli che quotidianamente allungavano le mani.
Non mi sono mai vergognata di reagire, a parole o nei fatti: ricordo anche di avere fatto piangere un compagno di classe di fronte a tutti, con uno schiaffone ben assestato a seguito di una "manomorta" neanche troppo morta.
La prima volta in cui ho sentito parlare di "Festa della donna" mi sono chiesta: "perché, ma la festa dell'uomo quand'è?", trovando la cosa alquanto fastidiosa e discriminatoria.
Da quel momento ho capito di avere una proto-femminista ben sistemata negli strati profondi della mia identità, che nei momenti meno opportuni fa capolino.
Ed oggi ritorno a pensare che ho una figlia, una ragazza che sarà presto una donna e che nell'arco della sua vita si troverà di fronte a situazioni nauseanti con cui dovrà confrontarsi, che la faranno piangere, arrabbiare, disilludere.
Allora vorrei lasciarmi andare ai sogni, ed immaginare un mondo in cui le donne possano trovare come prime alleate le donne stesse.
Che possano riuscire a fare squadra senza invidie, rivalità, menzogne perché sono brave, intelligenti, e generose geneticamente.
Che coltivino il proprio cervello con la stessa costanza con cui curano il proprio aspetto e non abbiano mai paura di mettersi in gioco anche nelle sfide più difficili, senza pensare di poter vincere esponendo la merce.
Che sappiano crescere figli in grado di diventare uomini che amano le donne come noi amiamo noi stesse.
Che non debba più leggere notizie di uomini deboli che distruggono l'oggetto del loro amore per l'umiliazione di un abbandono.
Ma soprattutto vorrei che ogni ragazza, ogni donna che sogna l'amore perfetto, abbia la fortuna di trovarlo, non prima di aver imparato ad amare se stessa.
E se l'amore non dovesse arrivare, che al suo fianco ci siano sempre amiche sincere ed affettuose.
Questa torta mi ha fatto innamorare al primo sguardo ed arriva dal blog di una amica speciale, una di quelle con cui quando cominci a parlare, rischi di perdere la nozione del tempo e veder volare due ore senza accorgertene.
Ridendo, scherzando, ciarlando di tutto.
Una di quelle donne di cui vorresti che il mondo fosse pieno perché sarebbe davvero migliore.
Grazie Anna per questa ricetta e per il tuo blog pieno di storie meravigliose.

Ingredienti per uno stampo da 26 cm
220 g di farina di mandorle
50 g di fecola
180 g di zucchero
140 g di burro fuso
mezza bustina di lievito per dolci
la buccia grattugiata finemente di 2 limoni biologici
5 uova medie
30 ml di limoncello
zucchero a velo per rifinire

  • Mescolate le farine, il lievito e la scorza di limone in una larga ciotola.
  • A parte montate i tuorli con lo zucchero fino ad avere un composto chiaro e spumoso. 
  • Fate sciogliere il burro, lasciatelo intiepidire leggermente poi aggiungetelo alla miscela di farine, seguito dalla massa di zucchero e tuorli. Per ultimo aggiungete il limoncello. Mescolate con un cucchiaio fino a gli ingredienti non saranno ben amalgamati.
  • Montate a neve ferma gli albumi. Versatene una cucchiaiata nel composto e mescolate per ammorbidire, quindi aggiungete in due tempi il resto degli albumi con estrema delicatezza per non smontare l'impasto. 
  • Versate il tutto in uno stampo foderato con carta da forno e fate cuocere a forno preriscaldato a 170° per 40/50 minuti. Fate la prova stecchino. L'impasto dovrà essere asciutto ma non cuocersi eccessivamente. 
  • Fate raffreddare una decina di minuti quindi sformate e lasciate raffreddare completamente su una gratella. Rifinite con abbondante zucchero a velo. 
  • Questa torta da' il suo meglio il giorno dopo ed i successivi. 
  • E' naturalmente gluten free 



lunedì 6 marzo 2017

Verdure arrostite con miele e melassa di melograno: la sottile arte del procrastinare.

The Lazy song - Bruno Mars 
Quando si esce dal buio dell'inverno e la luce comincia a voler entrare prepotente nelle nostre case, una maggiore energia si impossessa di noi.
Non è retorico dire che la primavera porta rinascita perché effettivamente quello che si avverte dentro di noi, è il desiderio di allungarsi verso l'esterno come succede ai virgulti delle piante addormentate.
Si sente il bisogno di cambiare pelle, di togliersi di dosso la corazza che la brutta stagione costruisce intorno a noi; abbiamo voglia di guardarci maggiormente allo specchio, facciamo finta di ignorare la bilancia ma è soltanto un rimandare l'incontro necessario.
Facciamo mentalmente la lista delle cose indispensabili a cui dare inizio appena possibile, tipo la sana camminata di un'ora che dovrebbe illuderci di essere attivi o l'insalata scondita da mangiare prima di tutto così da calmare la fame atavica che la routine ci scatena addosso come un cane rabbioso.
Siamo piene di buoni propositi, di grandi obbiettivi, di ottimismo e buonumore.
Almeno, io faccio finta che sia così.
Perché quella camminata la posso fare anche domani che oggi piove; l'insalata non ce l'ho ma che mi faranno mai due uova al tegamino che sono così buone; la bilancia non è tarata correttamente, meglio lasciarla stare.
Come si fa!
Come si innesca una volontà addormentata ormai da troppo tempo?
Soltanto con il bacio del vero amore, come ogni saggia favola ci racconta.
Il bacio del vero amore che altro non è che la nostra autostima.
La cura per noi stessi, la premura di conservarsi in salute da adesso in poi, che la dolce ala della giovinezza ha ormai preso il volo.
Vorrei avere una fata madrina che me lo ricordi ogni giorno e mi insegni a volermi bene, ma quella che fino ad oggi mi è stata vicina mangia troppi dolci e non si stanca mai di cucinare.
Ho percorso a ritroso gli ultimi post di questo blog ed ho trovato solo dolci.
Dolci e fritto e la cosa non è per nulla consolante.
Per provare che in questa casa ogni tanto si mangiano anche delle verdure, oggi comincio la settimana con un piatto facilissimo e delizioso.
Semplici verdure arrostite con semi ed una nota dolce-acidula come piace a me, regalata dal miele e dalla melassa di melograno.
Che se non avete potete sostituire con della sapa, o ficotto o aceto balsamico ma quello vero.
Facili, veloci e bellissime da vedere, potrete utilizzare le verdure che preferite, anche dei carciofi o cavolfiore. Ma non omettete il finocchio perché al forno, a mio avviso, da il massimo.

Ingredienti per 4 persone
4 finocchi femmine non troppo grossi
4 carote
metà verza rossa
4 generosi cucchiai di olio extravergine
il succo di mezzo limone
1 cucchiaino di miele di cardo
2 cucchiaini di melassa di melograno
1 cucchiaio di semi di girasole
1 cucchiaio di semi di sesamo
sale q.b. - pepe q.b.
  • Mondate i finocchi privandoli delle ramificazioni e di eventuali foglie coriacee. Tagliateli a metà e ricavate da ogni metà delle fette spesse 3/4 mm cercando di fare in modo che restino intere. Mettetele in una larga ciotola. 
  • Pelate le carote, tagliatele a metà quindi in pezzi lunghi 3/4 cm tagliati in diagonale. Metteteli nella ciotola con i finocchi.
  • Pulite la verza rossa sotto l'acqua. Eliminate le foglie esterne più rovinate quindi tagliatela a metà e ricavate delle fette spesse mezzo centimetro. Tenete da parte
  • In una ciotolina versate l'olio, il limone la melassa, il miele e sbattete bene con una forchetta. 
  • Versate 2/3 della citronette nella ciotola e mescolate con delicatezza in modo che le verdure ne siano ben condite. 
  • Su una placca da forno foderata di carta, versate le verdure e disponetele su un unico strato. Aggiungete le fette di verza rossa e spennellatele con il resto della citronette. Aggiustate tutto con sale e pepe quindi cospargete le verdure con semi di sesamo e girasole. 
  • Fate cuocere in forno preriscaldato a 190° per 30/35 minuti fino a che non saranno ben caramellate. 



venerdì 30 settembre 2016

Pesto di foglie di carota: tutti possono cucinare!

Le Festin - Camille (Ratatouille) 
Avere un blog di cucina è divertente, a tempi alterni.
La voglia di cucinare è inversamente proporzionale all'aumento (o diminuzione) della temperatura esterna.
Succede a tutti che sparisca come il sole dietro alle nubi.
A volte la foschia dura per mesi, a volte il cielo è così sereno che staresti sempre davanti ai fornelli.
Avere un blog di cucina è anche una spada nel fianco.
Improvvisamente, dal momento in cui gli amici scoprono che cucini, finiscono gli inviti a cena (ma perchè?) ed aumentano gli autoinviti.
Tutti ti chiedono la ricetta di una torta o di una pasta, ma non quelle del blog perché sono troppo difficili "e riescono solo a te perché sei brava".
Vai a ripetere che è difficile pure fare un uovo al tegamino se non c'è la voglia e se si pretende di fare tutto in 5 minuti. Non ti ascoltano...la colpa è solo tua.
Ho cominciato a cucinare tardissimo ed ho imparato da sola perché mia madre non mi faceva fare nulla.
Ma mi piaceva, mi incuriosiva e ci perdevo tempo.
Leggevo, provavo e buttavo nella rumenta.
Mi arrabbiavo come un facocero ma quando la ricetta riusciva, mi si riempiva il cuore di orgoglio.
Non sono né un genio né uno chef: sono solo una capa tosta che ama cucinare.
Ecco perché adoro la meravigliosa frase dello chef Gousteau nel film di animazione Disney Ratatouille: "Tutti possono cucinare".
Tutti, davvero tutti.
Anche i frettolosi, gli inappetenti, gli snob, gli schizzinosi, i casinisti, quelli che dicono di non avere tempo o a cui non piace il cibo e gli amici che si autoinvitano!
Per rispondere a chi dice che in questo blog ci sono solo ricette difficili, ecco qualcosa di talmente banale da essere imbarazzante.
La fai in 5 minuti.
Ci vuole di più a lavare le foglie di carote che a fare il pesto. E ci puoi condire la pasta di oggi tanto nessuno capirà come l'hai fatto, dicendo solo "che buono"!
Quando comprerete le vostre carote, prendete quelle con le foglie.
Controllate che le foglie siano fresche, ancora belle turgide e verdi.
Tagliatele immediatamente, eliminate la parte dura dei gambi ed utilizzate solo le foglie più tenere.
Lavatele con cura, strizzatele nella centrifuga o in un canovaccio per asciugarle bene quindi procedete.
Il pesto si conserva bene in un vasetto coperto da uno strato d'olio, tenuto in frigo per c.ca una settimana, oppure potete suddividerlo in piccoli vasetti monoporzione e congelarli.
Io ci ho condito un bella scodella di trofie con patate e fagiolini alla maniera ligure ed è piaciuto moltissimo.

Ingredienti per un vasetto da 250 g

100 g di foglie di carote pulite ed asciutte
100 g di olio extravergine Chianti Dop
100 g di parmigiano grattugiato
20 g di pecorino toscano Dop stagionato grattugiato
30 g di semi di zucca
30 g di semi di girasole
6 g di sale grosso
Lavate ed asciugate le foglie di carote.
Versate l'olio in un bicchiere da mixer a immersione.
Aggiungete le foglie, i formaggi i semi ed il sale e frullate con il pulse, in modo da non scaldare né lama né pesto. Continuate fino ad ottenere una crema vellutata.
Versate nel vasetto ed utilizzate nel vostro modo preferito.


mercoledì 14 settembre 2016

Torta di carote a modo mio gluten free.

Photograph -Ed Sheeran
Con il primo giorno di scuola coincide il mio ritorno alla routine lavorativa ed alla sensazione che l'estate sia definitivamente finita.
Nonostante non possa dire di avere trascorso delle vere vacanze estive quest'anno, la possibilità di concedersi qualche minuto in più di sonno al mattino, mi da' quella sensazione di privilegio speciale che cambia il volto della giornata: sveglia alle 8.00 ma anche 8.30, giornate lunghe e serate con tempo a disposizione per leggere o guardare un bel film, leggera euforia procurata dalle endorfine animate dalla luce del giorno che sembra non finire mai.
Allo scoccare dell'apertura delle scuole, la sveglia si piazza inesorabilmente sulle 7.00.
Gli occhi si aprono con difficoltà, la postura è quella dello zombie con la reattività di un bradipo.
Figlia e marito si muovo silenziosi come fantasmi, consumano la colazione senza proferire verbo e alle 8,30 mi ritrovo sola con la voglia di ritornare a letto e dormire a oltranza.
Cosa che ovviamente è impossibile, perché il resto del mondo è già sveglio, in particolare il mio telefono, che comincia a squillare come se non avesse un domani.
L'ultima stagione lavorativa poi, è stata segnata da costanti contrattempi e disavventure dei miei poveri viaggiatori americani: cancellazioni di voli (problema rituale), ritardi dei mezzi pubblici (un classico), richieste cambi di programma in corso viaggio (capricci seriali), ricoveri al pronto soccorso locale (sfiga incombente).
L'ultimo, freschissimo, è stato proprio il ricovero di una gentile signora over 70, ad un pronto soccorso della mia regione avvenuto ieri durante un transfer.
La poverina si è sentita male ed il mio autista ha chiamato un'ambulanza che l'ha portata immediatamente all'ospedale, tranne poi dimenticarsi il nome del centro medico.
Dopo una veloce ricerca su internet, sono riuscita ad individuare il luogo e trovare un numero di telefono. Ho atteso circa 20 minuti per riuscire a parlare con il reparto in cui era stata ricoverata la signora e la conversazione che ne è seguita potrebbe essere registrata sugli annali degli incubi Kafkiani:
"Buongiorno, vorrei parlare con la signora americana Pincopallo appena arrivata al pronto soccorso con un'ambulanza"
"Lei è una parente"?
"No..guardi sono..."- "Non possiamo dare informazioni telefoniche"
"Mi scusi, telefono da Siena e non posso fisicamente venire da voi, se non prima di 3 ore. Ho solo bisogno di sapere se la signora sta bene e se passerà la notte in ospedale"
"Senta, chi mi dice che lei non sia una giornalista e la signora una famosa americana e domani mi esca una giornalata che parla dell'incompetenza degli ospedali italiani?"
"???...ehm, guardi, magari fossi una giornalista scandalistica....purtroppo sono solo la sfigatissima agente di viaggio che ha organizzato il soggiorno della signora e vorrei poterla aiutare a preservare un ricordo positivo della sua vacanza. "
" Eh, lo so, lo so, ma noi non possiamo dare informazioni. La signora passerà la notte qui e le ho già detto troppo".
Fine della conversazione.
Così, per stemperare il nervosismo provocato dall'assurdità di un sistema, ed evitare di farsi venire l'ulcera che non è il caso, una torta resta sempre una buona idea.
Proprio lei, una facilissima, semplice, modesta torta di carote.
Che pare essere il dolce che mi rappresenti.
Ve lo ricordate il gioco del "Se fosse"? Se fossi una ricetta sarei...molto tempo fa l'ho raccontato in questo post . Anche all'epoca mi vedevo come un dolce, ma una più rustica e tradizionale crostata di amarene.
Nei giorni scorsi mi è capitato di incappare in un divertente test dedicato ai  dolci per occasioni speciali dove mi si chiedeva invece "Che dolce sei"? Cinque brevi domande, alcune con alternative molto divertenti sulla scia del “se fossi un dolce sarei…”.
Il risultato individua il dolce che rispecchia la tua personalità o magari quella di una persona cara, così poi da realizzarlo proprio per una ricorrenza speciale.
Mumble mumble.
Ci ho pensato su prima di fare il test, per capire se il risultato avrebbe coinciso con l'idea che ho di me in quanto "dolce", ma non mi sarei certo aspettata questo: sono una torta di carote. 
Che a pensarci bene mi somiglia davvero: ingredienti semplici e naturali, un impasto morbido, non dolcissimo, che a cottura ultimata regala profumi intensi e speziati che sanno di casa e famiglia. Poche impalcature, magari una leggera farcitura nei momenti speciali. Il test mi ha sgamata in pieno!
Così mi è venuta voglia di preparare una nuova torta ad alta densità di carote, con tanta frutta secca e possibilmente senza glutine così da piacere veramente a tutti.
Ho modificato quasi radicalmente una ricetta trovata su un vecchio numero di Saveur, che al primo tentativo è fallita miseramente a causa di evidenti errori nella temperatura di cottura e nella dimensione dello stampo (che spesso viene sottovalutata ma che è foriera di terribili debacle).
Così ho rivisto le proporzioni degli ingredienti, il calore del forno (la ricetta indicava 210° per un tempo lunghissimo ma la torta finisce per bruciarsi), usando uno stampo di 20 cm anziché 18 ed il risultato è quello che vedete. Ah dimenticavo, la torta è de li zio sa!
Ingredienti per uno stampo a cerniera da 20 cm di diametro
380 g di carote al netto degli scarti
100 g di burro
120 g di zucchero muscovado
3 uova grandi a temperatura ambiente
80 g di mandorle tostate e pelate
20 g di armelline
70 g di nocciole tostate
80 g di fecola di patate
8 g di lievito per dolci
1 cucchiaino di cannella in polvere

Per la finitura con glassa di cream cheese
150 g di cream cheese a temperatura ambiente
50 g di burro morbido
80 g di zucchero a velo
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

  • Riscaldate il forno a 190°.
  • Pelate con cura le carote, lavatele ed asciugatele. Grattugiatele con una grattugia a fori piccoli
  • In un mixer a pulse, riducete la frutta secca precedentemente tostata, in farina.
  • Fate fondere il burro a fiamma bassissima e lasciatelo intiepidire 
  • Montate le uova con lo zucchero con la frusta elettrica a velocità media, fino a che il composto non avrà raddoppiato di volume e sarà chiaro, soffice e sostenuto. 
  • Cominciate ad aggiungere delle manciate di carote che strizzerete bene prima di versarle nella montata di uova. Amalgamate con un cucchiaio delicatamente per non smontare. 
  • Aggiungete adesso la farina di frutta secca e mescolate per amalgamare con cura. 
  • Aggiungete il burro fuso a filo e mescolate. 
  • In ultimo aggiungete le polveri setacciate: fecola, lievito e cannella. Mescolate bene ottenendo un composto piuttosto cremoso che verserete nello stampo precedentemente imburrato e coperto di carta da forno. 
  • Fate cuocere per c.ca 1 h10 minuti facendo la prova dello stecchino. Se dovesse uscire sporco di impasto, continuate la cottura per altri 5/10 minuti. L'impasto resterà comunque umido grazie alle carote. 
  • Fate raffreddare una decina di minuti quindi sformate e fate raffreddare completamente su una gratella 
  • Mentre la torta raffredda preparate la glassa di cream cheese: in una ciotola mescolate con una frusta la cream cheese fino a che non avrete un composto cremoso. Aggiungete il burro morbido e la vaniglia e mescolate fino ad amalgamare bene il tutto. Aggiungete lo zucchero setacciato e sbattete bene il composto fino a che lo zucchero non sia incorporate perfettamente quindi mettete in frigo per una mezz'oretta. 
  • A torta fredda, decorate la torta come preferite e servite. 
  • Con la glassa, dovrete consumare la torta in un paio di giorni conservandola in frigo. Senza glassa, si conserva bene per qualche giorno a temperatura ambiente, coperta con pellicola.
Su questo blog trovate un'altra interessante torta di carote limone e mandorle rigorosamente gluten free, ma se non avete tempo e volete comunque utilizzare ingredienti freschi, cameo vi da una mano con le basi per creare la vostra torta di carote del cuore. 


giovedì 9 giugno 2016

Insalata di grano saraceno verdure grigliate e radicchio rosso: vogliamo stare fuori.

May Be - Janis Joplin
Fino a che non smetterà di piovere, continueremo imperterriti a cucinare ma già la voglia di stare dietro ai fornelli scarseggia, così come quella di abbandonarsi a pasti luculliani, sontuosi, a cui difficilmente rinunciamo nella brutta stagione (valore consolatorio?).
Insomma riparte la voglia di stare "fuori".
Di pensare a tutto quanto si possa fare all'aperto, nella luce meravigliosa del mese di giugno.
Che quest'anno, Maremma piovosa, è partito proprio male.
La mia terrazza, sede agognata di cene al lume di una candela, avvolti dall'incantevole profumo del gelsomino in fiore, è tutt'ora orfana di movimento.
I morbidi cuscini delle poltroncine da giardino, sono tutt'ora rinchiusi in cantina in attesa che il sole possa nuovamente baciarli.
I miei portacandele di vetro colorato, sostano sul tavolo di legno pieni di acqua piovana.
Un po' stufa lo sono, lo ammetto.
Ho voglia d'estate, che non è propriamente la voglia di  spiaggia o di mare o di caos viaggiante, ma è quella di cambiare pelle e di vivere fuori le 4 mura.
Con la leggerezza tipica degli abiti impalpabili che vi sfiorano il corpo in questa stagione, anche il cibo si avvicina a quel desiderio di levità.
Così ho scoperto il grano saraceno, tenuto prigioniero in dispensa da un po' senza idea di quale fine fargli fare.
Ho optato per una fine semplice, veloce, leggera ed indolore.
Soprattutto buona buona.
Di grano Saraceno sentiamo spesso parlare sotto forma di farina ed anche in questo blog potete trovare qualche ricetta tipo questa.
Ma il chicco, dalla caratteristica forma conica,  non l'avevo mai assaggiato prima e ne ero molto curiosa.
Poche parole per dire che non si tratta di un vero e proprio cereale in quanto non fa parte della famiglia delle Graminacee, ma come la quinoa è uno pseudo-cereale.
La maggiore zona di produzione in Italia è il Trentino e la Valtellina (da qui i celebri pizzoccheri).
Le sorprese che riserva questo alimento sono molte: grande fonte di sali minerali come ferro, zinco e selenio.
Ricco di antiossidanti come rutina (che rafforza i vasi capillari riducendo il rischio di emorragie ed aiutando la microcircolazione)  e tannini.
Inoltre come molti celiaci ed intolleranti sanno, è privo di glutine quindi amatissimo da coloro che soffrono di questi problemi.

Insalata di grano 
Saraceno, verdure grigliate e radicchio rosso
Ingredienti per 4 persone.
320 g di grano Saraceno
200 g di primo sale
1 zucchina tonda
1 melanzana lunga non troppo grande
1 cespo di radicchio rosso
1 cipolla rossa di Certaldo
10 pomodorini tipo Piccadilly
50 ml di olio extravergine + 3 cucchiai
un rametto di menta fresca
un ciuffetto di maggiorana
un ciuffetto di prezzemolo
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaino di aceto balsamico
il succo di mezzo limone
1 cucchiaino di miele
sale e pepe qb
Lavate e ragliate a julienne il radicchio rosso.
Affettate sottilmente la cipolla e mettete 3 cucchiai d'olio in una larga padella.
Fate passire con dolcezza la cipolla per una 10 di minuti, se necessario aggiungendo dell'acqua.
Aggiungete il radicchio e fatelo stufare per 7/8 minuti. Aggiustate di sale quindi tenete da parte.
Lavate e affettate la zucchina e la melanzana ad uno spessore di 3/4 mm e fateli grigliare su una bistecchiera molto calda fino a che non mostreranno le caratteristiche strisce abbrustolite su entrambi i lati. Una volta pronte, tenete da parte.
Fate una concassé con i pomodorini e conditeli con un filo d'olio e poco sale.
Fate una citronette con l'olio, il balsamico, il miele, lo spicchio d'aglio pulito e diviso a metà, e le erbe aromatiche. Aggiungete il sale e il pepe a piacere, e sbattete bene con un forchetta. Fate riposare nel tempo che cuocete il grano.
Mettete a bollire abbondante acqua salata e cuocete il grano saraceno per c.ca 15/20 minuti (seguite le indicazioni sulla confezione).
Scolate e passate immediatamente sotto abbondante acqua fredda.
Versate il grano in una larga ciotola.
Aggiungete il radicchio brasato, le verdure grigliate ridotte a striscioline, la concassé di pomodorini, i primo sale ridotto a dadini.
Condite con la citronette preparata, dopo avere eliminato l'aglio, aggiustate di sale se necessario, rifinite con foglioline di rosmarino e servite.

lunedì 22 febbraio 2016

Torta di Mais al miele di agrumi gluten free: tolleranti, pazienti o solo stupidi?

Io non ho paura - Ezio Bosso 
Sono in un periodo di ricerca di essenzialità, ma anche di tranquillità zen.
Rifuggo il più possibile situazioni che possano provocarmi stress o nervosismo, ancora di più rabbia, che fa male alla salute.
In realtà bisognerebbe avere l'animo predisposto all'atteggiamento pacifico, tollerante, eppure c'è sempre qualcuno in grado di farti scattare "il lupo" (come lo chiamo io).
Così faccio esami di coscienza in continuazione, del tipo: ma mi arrabbio perché sono una pentola a pressione o è questo qui che si meriterebbe due cazzotti a ragione?
Con l'età si impara a tenere a bada l'impulsività ed a contare fino a mille, però ogni qualvolta cerco di calmare la reazione da nazi zitella insita nel mio subconscio di fronte ad atteggiamenti di evidente ingiustizia, ho la sensazione di fare un torto, non solo a me stessa ma all'intera comunità delle persone civili, educate e passive.
Qualche giorno fa mi sono ricordata con orrore che avrei dovuto iscrivere mia figlia al secondo anno di scuola e sono corsa ai ripari ovviamente all'ultimo minuto.
Corro alla posta per pagare il bollettino ed entro alle 12.20: in ampio anticipo sulla chiusura.
L'agenzia in cui mi reco abitualmente è minuscola, a pochi passi da casa, con due soli addetti che nella vita precedente erano dei bradipi o testuggini, vista l'agilità con cui servono i clienti.
Davanti a me un signore simpatico, di una certa età e visibilmente sordo visto il tono con cui parla.
L'addetta allo sportello urla ai presenti che essendo le 12.30 deve fare la chiusura della posta.
Il signore ed io ci guardiamo sgranando gli occhi ed io, per accertarmi chiedo se la posta sia chiusa in quanto ero convinta che l'orario prevedesse le 13.00.
Lui mi risponde ridendo che non mi sbaglio.
Poco dopo entra un'altra signora seguita a ruota da una quarta.
Tutto questo mi consola: la posta è aperta, ma l'addetta è lì che fa la chiusura: sigilla buste, chiude sacchi, chiude la cassa, timbra, spilla, sposta scatoloni, il tutto con una calma da fare invidia a Gandhi.
Sono passati 15 minuti ed io comincio a sentire gli artigli del lupo che mi graffiano lungo la schiena. Non avessi esperienza di lavoro al pubblico, potrei forse, anche tollerare, dico forse.
Ma siccome ho un'attività commerciale in cui il 90% delle volte, dopo giornate vuote, ti arriva il cliente un minuto prima di uscire, so benissimo come funziona.
E le chiusure si chiamano così perché si fanno quando l'ufficio è chiuso!
Insomma, la signora fa le sue cose quindi a 10 minuti dalla chiusura, comincia a servire il gentile signore che mi precede.
Lui deve prelevare dal postamat ma lei gli mette fretta urlando velocemente la procedura, e lui sbaglia due volte il pin. A quel punto cala il silenzio. Il poveruomo fruga nel portafoglio cercando un foglietto, lo trova e digita pronunciando ad alta voce il codice, che risulta essere corretto.
Lei si congratula in maniera sarcastica e lo manda via.
E' il mio turno. Le passo il bollettino senza dire una parola.
Inserisce il pezzo di carta nella macchina e questa si inceppa. Lei tira fuori il pezzo di carta tranciato in due.
Io sento che la metamorfosi sta definitivamente impossessandosi di me: avverto il labbro superiore assottigliarsi ed i canini sporgersi; le vene del collo grosse come cavi dell'alta tensione e gli occhi ormai sul ciglio delle orbite.
Lei non osa guardarmi.
Prende dei pezzetti di carta adesiva e ricompone il bollettino come fosse un puzzle. Lo reinserisce e termine l'operazione.
Io ho le corde vocali congelate: pago ed esco dal locale senza salutare.
Mi sento una perfetta cretina, un'inetta totale: per il resto della giornata sogno di essere un vendicatore solitario armato di fucile con ripetitore a pompa e martello chiodato.
Fare una torta è la migliore terapia calmante.
Fare una torta semplice, confortante, umile e profumata, è un atto yoga. Ti rimette in equilibrio con quelle parti di te che si sono smarrite dietro pensieri truci.
Ho comprato una farina di mais finissima, che desideravo provare da tempo.
La prima idea era quella di farci delle paste di Meliga, ma il lavoro diventava troppo lungo, così ho optato per una torta, che richiede neanche 10 minuti per farla e che dà parecchia parecchia soddisfazione poi.
Liberamente ispirata dalla torta di origine brasiliana Bolo de Fubà, mi è piaciuta subito per la presenza del miele (non mi è ancora passata la fissa per l'MTC #54 di questo mese) e ho voluto renderla completamente gluten free, aromatizzandola all'arancia.
Una delizia che migliora col tempo.

Ingredienti per uno stampo di 24 cm di diametro
200 g di farina di mais macinata fine tipo fioretto
100 g di farina di riso
100 g di fecola di patate
150 g zucchero semolato
250 ml di latte fresco intero a temperatura ambiente
150 g di burro morbido
3 uova grandi a temperatura ambiente
100 g di miele di agrumi
la scorza grattugiata di una arancia
12 g di lievito in polvere
Zucchero a velo per rifinire.
Al momento della preparazione del vostro dolce, il burro dovrà essere morbido.
La procedura è semplicissima: accendete il forno a 180°.
Nella ciotola della planetaria la farina di mais e lo zucchero e mischiateli con un cucchiaio.
Aggiungete il burro bello morbido, le uova ed il latte a temperatura ambiente, il miele e la scorza di arancia.
Azionate la frusta a media velocità ed impastate fino ad ottenere un composto omogeneo.
A parte setacciate la farina con il lievito quindi, togliete la frusta e sostituitela con il gancio a foglia, aggiungete la farina ed il lievito ed impastate a bassa velocità per 5 minuti.
Foderate con carta da forno uno stampo di 22/24 cm di diametro e versatevi il composto scuotendo lo stampo per livellarlo.
Fate cuocere la torta per 50/60 minuti. Fate la prova stecchino.
Se doveste notare che la superficie si scurisce dopo c.ca 30 minuti, coprite il dolce con un foglio di stagnola.
Fate la prova stecchino che dovrà uscire asciutto e pulito.
Fate raffreddare su una gratella per una decina di minuti, quindi sformate e fate raffreddare completamente.
Rifinite con zucchero a velo e servite.


giovedì 10 dicembre 2015

I RIcciarelli di Siena: è Natale, imparate a condividere le ricette di famiglia!

The Christmas song - Nat King Cole
Difficilmente ho ripostato una ricetta su questo blog, ma quella volta che l'ho fatto è stata per dei piatti della mia terra.
Che alla fine sono quelli a cui i miei lettori sono più affezionati.
Quindi, siccome siamo sotto Natale e Natale a Siena vuol dire Ricciarelli (anche se noi li mangiamo tutto l'anno perché sono una delle cose più buone del mondo), ecco che ripropongo un mio piccolo cavallo di battaglia, una ricetta avuta in dono da Filippo Saporito durante un suo corso di pasticceria tradizionale natalizia di qualche anno fa. Quel che si deve, si deve.
Li ho fatti e li faccio sempre, la maggior parte delle volte per regalarli ed ogni volta è una festa.
Contrariamente a molte persone che si tengono strette le proprie ricette di famiglia, che quando fai la mossa di chiedere: come la fai? ti rispondono con un laconico "mah, sai faccio tutto ad occhio" e chiudono lì qualsiasi possibilità di condivisione, io amo che mi venga chiesta la ricetta.
Lo adoro a tal punto che per piacere di condivisione, ho aperto un blog.
Così perdonate amiche mie il piccolo sfogo ed il monito di oggi:
- a voi, che nascondete i pizzini con le ricette della nonna scritte di straforo, che vi offrite sempre di portare quella torta stratosferica di cui tutti sono innamorati e che neanche sotto tortura rivelereste gli ingredienti;
- a voi che neanche a vostra figlia spieghereste come preparare quella ganache al cioccolato, così soffice e delicata;
- a voi, che le ricette le date, ma sbagliate perché sia mai che la vostra amica possa fare bella figura con una vostra proprietà;
- a voi, custodi e maestri indiscussi di un'arte antica, che vi rifiutate di insegnare a giovani appassionati perché potrebbero togliervi lo scettro;
- a voi, che sapete più di altri e lo sapete così bene che tutti vi ammirano, ma siete più chiusi di un' ostrica sappiate che:
NON SIETE ETERNI.
Un giorno non sarete più su questa terra e questo è un fatto inoppugnabile.
La vostra ganache, la vostra torta, i biscotti e quella pasta così difficile da preparare hanno il potere di farvi vivere per sempre e voi non lo sapete.
Voi rifiutate l'eternità rifiutando la condivisione.
Perché quella torta sarà sempre la vostra, così come quella ganache e quei biscotti porteranno il vostro nome.
Tenetevi le vostre ricette, stringete nel segreto i vostri piatti di famiglia.
Di certo, non siete eterni.
Ecco la ricetta che potete trovare anche qui in versione mignon, e che molte amiche hanno già sperimentato con successo.
Dimenticate i Ricciarelli che avete mangiato dalle scatole di cartone che abitualmente vi regalano a Natale. Un altro mondo, lontanissimo da questo.
La ricetta che vi propongo non ha alcun elemento lievitante.
In giro ho sentito parlare di bicarbonato d'ammonio, di baking, insomma, NO!
I ricciarelli sono dolci antichi in cui certamente non venivano usati questi ingredienti.
Quindi questa resta una delle ricette più facili e veloci da fare a patto che:
  • Usiate delle mandorle come Dio comanda. Se potete cercate le mandorle di Avola, al massimo vi concedo delle Pizzute pugliesi, ma la qualità della mandorla fa la differenza. Non usate mandorle vecchie che avete da un po' in dispensa. Purtroppo la mandorla ha la capacità di irrancidirsi velocemente. O le avete tenute sotto vuoto, o compratele fresche. 
  • La farina di mandorle non deve necessariamente essere finissima. Anzi, se la triterete un po' più grossolana, la consistenza dei vostri ricciarelli sarà migliore. 
  • NON USATE AROMI ARTIFICIALI: al bando quelle devastanti fialette con aroma di mandorla amara. Esistono le armelline (i noccioli di albicocca) o le mandorle amare (più difficili da trovare, ma ci sono). Al bando gli aromi artificiali please
  • Arancia e limone non trattati e di ottima qualità. Saranno loro a conferire quel meraviglioso profumo che si sprigiona nel tempo. 
  • Lo zucchero: cercate dello zucchero finissimo, tipo Zefiro. Siccome non si scioglie con la cottura, una semola grossa rischia di essere sentita sotto i denti e a me non piace per nulla.
  • Una aggiunta che secondo me è interessante perché in qualche ricciarello artigianale che ho assaggiato ne ho percepito l'aroma, è un cucchiaio di miele d'acacia nell'impasto. Non l'ho ancora provato ma credo che sia molto molto interessante. 
  • Non abbiate fretta. Potete far riposare l'impasto anche 3/4 giorni senza che ne risenta, anzi gli oli essenziali presenti negli agrumi e nelle mandorle, svilupperanno tutto il loro aroma.
  • Un occhio attento alla cottura perché è la parte più delicata e complessa. 
Ingredienti per c.ca 40/50 Ricciarelli classici
- 500 gr di farina di mandorle
- 500 gr di zucchero semolato tipo Zefiro
- 100 gr di albume a temperatura ambiente sbattuto.

- le zeste di un'arancia
- le zeste di un limone
- i semi di 2 bacche di vaniglia
- 300 gr. di zucchero a velo per la rifinitura

Mischiate la farina di mandorle con lo zucchero semolato e versate il tutto su una spianatoia. 
Fate la fontana. Al centro versate gli albumi leggermente sbattuti, le zeste dell'arancia e del limone, i semini di vaniglia e cominciate ad amalgamare con una forchetta in modo da incorporare il composto con gli albumi. Impastate poi per qualche minuto fino a che tutto non sarà ben amalgamato ed otterrete un panetto compatto ma leggermente appiccicoso. Non è un problema. 
Avvolgete il tutto nella pellicola e lasciate riposare in frigo il più possibile, anche un paio di giorni, in modo che gli aromi rilascino i loro oli essenziali e l'impasto si arricchisca di sfumature. 
Quando decidere di fare i vostri ricciarelli, cospargete la spianatoia di zucchero a velo e versate il resto dello zucchero in una larga ciotola. 
Tagliate il panetto in pezzetti che rotolerete abbondantemente nello zucchero fino ad ottenere dei serpentoni bianchi di c.ca cm 4 di diametro. Schiacciateli leggermente con il palmo della mano e con un taglia pasta ricavate delle losanghe lunghe al massimo 6 cm. Prendete il pezzetto di pasta di mandorle fra le mani e dategli una forma ovale come vedete in foto. 

Rotolate il ricciarello in abbondante zucchero a velo (almeno 2/3 mm di strato di zucchero su ogni pezzo). 
Posizionate i vostri ricciarelli su una teglia foderata con carta da forno, distanziati e cuocete in forno preriscaldato a 200° per 6/8 minuti (il mio forno ha richiesto 10 min). Eventualmente se avete paura che si brucino, abbassate a 190° ed allungate un po' i tempi. 
Monitorate con attenzione la cottura
Vedrete i ricciarelli gonfiarsi e formare le classiche crepe sullo zucchero. 
Ricordate: non devono colorirsi. 
Non appena si saranno formate le crepe, togliete dal forno e lasciate raffreddare bene prima di assaggiare e conservateli protetti dall'aria perché si seccano. 

lunedì 7 dicembre 2015

Roesti gigante: che la Forza sia con noi!

Imperial March - Star Wars - J. WIlliams
"Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana..."
Si, non me ne vergogno: sono una discepola della Forza!
Il 16 dicembre si presenta come una data epocale per l'uscita mondiale del settimo (VII) episodio della Saga di Star Wars: "Il risveglio della Forza".
Se qualcuno non sa di cosa stia parlando, è probabilmente vissuto su Alderaan o Tatooine tutta la vita, e senza televisione!
Guerre Stellari: il primo episodio (o dovrei chiamarlo Episodio IV), ha cambiato completamente la mia già maniacale percezione del cinema, trasformandola in un amore senza riserve.
Potrei dire che a 10 anni, età in cui sono stata segnata dalla Forza, si è suggestionabili e che certe cose all'epoca, non erano immaginabili neanche dalla mente più fervida.
Fatto sta che al termine del film, uscii da quel cinema in stato confusionale, con un'eccitazione ed un entusiasmo tali da non riuscire a smettere di parlarne per giorni.
Ancora oggi il primo episodio di Guerre Stellari è per me un vero e proprio feticcio.
Alcune cose che mi emozionarono allora, riescono tutt'ora a farmi provare le stesse sensazioni: il giovane Luke Skywalker che sogna il suo futuro osservando all'orizzonte il tramonto di due soli arroventati; la partita a scacchi con ologrammi a forma di mostriciattoli che si annientano sulla scacchiera; i droidi parlanti, intelligenti e dotati di humor; un bar pieno di strani personaggi alieni ed un'orchestrina che suona un motivetto irresistibile; una base stellare immensa e minacciosa; la principessa guerriera dall'acconciatura improbabile, l'avventuriero ribelle e gigione, uno scimmione con le spalle da cestista ed il muso da bracco ed un maestro dai poteri meravigliosi...ah dimenticavo la spada laser retrattile (che ho desiderato per ann...no, cioè, che desidero ancora).
Il tutto corollato da una colonna sonora indimenticabile e fra le più belle mai scritte.
Pur avendo amato anche i due episodi successivi, il primo resta per me un'icona, un qualcosa di irraggiungibile nella sua perfezione.
Lo sviluppo della saga ha corrisposto alla mia crescita di ragazzina e dei suoi gusti per gli uomini. Ovviamente per una pre-adolescente è impossibile non innamorarsi perdutamente di Luke Skywalker del primo episodio: bello, dal viso innocente, grandi occhi chiari e ciuffo ribelle...Se allora siete rimaste indifferenti, probabilmente avete qualcosa che non va.
Però con "l'Impero Colpisce ancora", uscito nel 1980 (avevo 13 anni), le cose cambiarono.
Con lo sviluppo della storia e l'amore nascente tra la principessa Leila e Ian Solo, tutte le mie attenzioni si trasferirono sull'avventuriero sarcastico e spaccone, ritrovandomi a sognare Harrison Ford ed il suo personaggio per molto, molto tempo.
Il suo congelamento nella grafite, al termine del secondo episodio, fu per me motivo di grave lutto.
Con il terzo episodio, ormai signorina, riuscivo a godermi il film senza grosse interferenze ormonali, con un occhio critico alla storia d'amore ed all'azione, felice dell'inevitabile lieto fine.
Una sensazione però mi è rimasta, non so voi: che Luke Skywalker fosse un eroe infelice.
Ma George Lucas non poteva inventarsi la presenza di una donna "forzuta" con cui accoppiarlo?
Si, sono supereccitata per l'uscita del sequel, soprattutto perché torneranno i vecchi personaggi, rivedremo la principessa Leila, Chewbecca, Ian Solo, tutti un po' acciaccatelli (ovviamente sono passati 30 anni), e forse anche Luke Skywalker, di cui in questo lungo periodo, si sono perse (in tutti i sensi), le tracce.
Per quanto io abbia amato la prima trilogia, confesso di aver detestato i 3 film Prequel.
Proprio non sono riuscita a mandarli giù: una sceneggiatura sciatta, personaggi inverosimili e senza spessore, effetti speciali fini a se stessi, recitazione fiacca....insomma, no!
Se cedo a maratone televisive per i primi 3 episodi (IV, V, VI) con grande gusto, mi rifiuto di guardare i prequel.
Spero che il nuovo episodio ritorni alle atmosfere inquiete delle origini.
Magari ne parleremo ancora. Ed in voi, la Forza scorre potente?

Nel frattempo un Roesti gigante che andrebbe benissimo per Jabba the Hutt, ma anche per il vostro contorno di Natale, in accompagnamento ad un ottimo arrosto o, in maggior quantità, per la vostra amica vegetariana. Buonissimo!
Ricetta per uno stampo da 18 cm di diametro
800 g di patate
1 porro
20 g di burro
3 o 4 rametti di timo
1 rametto di rosmarino
un mazzetto di erba cipollina
1 uovo
3 cucchiai di parmigiano grattugiato
sale
pepe nero macinato fresco
olio extravergine
Accendete il forno a 200°.
Pelate e grattugiate le patate con una grattugia fori larghi quindi mettete le patate grattugiata su un canovaccio pulito e avvolgetelo formando una palla. Strizzate forte in modo da eliminare maggior liquido possibile quindi tenete da parte.
Affettate finemente il porro e fatelo passire in una padella con olio extravergine a fuoco dolce, aggiungendo un po' d'acqua per non farlo colorire. Cuocete per c.ca 7 minuti e quando sarà morbido e quasi trasparente, aggiungete le foglioline di timo ed il rosmarino tritato finemente.
Lasciate raffreddare.
In una larga ciotola versate le patate, aggiungete il porro raffreddato, l'uovo, il parmigiano, il pepe macinato, il sale e l'erba cipollina tagliata con le forbici.
Mischiate prima con un cucchiaio, quindi usate le mani per fare in modo che l'intero composto sia ben omogeneo.
Imburrate una teglia a cerniera. Nel caso non l'aveste, imburrate e foderate di carta da forno una teglia normale, quindi versate con un cucchiaio il composto coprendo bene tutta la base e premendo leggermente con un cucchiaio (non dovete pressare le patate).
Mettete in forno e cuocete per c.ca 1 ora nella parte centrale.
Dopo questo periodo, togliete la teglia e cospargete fiocchetti di burro su tutta la superficie.
Rimettete in forno per altri 10/15 minuti, fino a che il roesti non abbia un bel colore dorato.
Servite caldo in accompagnamento al vostro piatto preferito.
Volendo si può congelare dopo averlo fatto raffreddare completamente. In questo caso, quando vorrete consumarlo, potrete toglierlo dal freezer e metterlo in forno a 180° ancora congelato per 15/20 minuti e sarà come appena fatto.